Storia della filosofia/Filosofia in età greco-romana

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Con la caduta dell'Egitto dei Tolomei sotto il controllo di Roma termina l'Ellenismo e anche la filosofia greca si avvia verso la sua ultima fase. I filosofi riscoprono le teorie dei loro predecessori e dalla ripresa del pensiero platonico, unito alla lettura di Aristotele, si sviluppa il neoplatonismo, la principale corrente filosofica di questi secoli, che avrà notevole influenza anche sul nascente pensiero cristiano.

Contesto storico[modifica]

L'ascesa di un impero[modifica]

Un passaggio importante si ebbe nel 23 a.C., quando Augusto, dopo avere sconfitto il rivale Antonio, istituì il principato e segnò il passaggio definitivo dalla repubblica all'impero. Con i suoi successori, gli imperatori della dinastia Giulio-Claudia (14-68 d.C.), si impose la successione al trono per via dinastica e sotto il regno di Caligola (37-41 d.C.) il principato si trasformò in una monarchia divina sul modello orientale. Il principio della successione dinastica sarebbe poi stato sostituito nel II secolo d.C. dal principato adottivo. Nel III secolo Settimio Severo, fondatore della dinastia dei Severi, mosse guerra contro i Britanni, mentre il suo successore, il figlio Caracalla, con la Constitutio Antoniniana (212 d.C.) riconobbe la piena cittadinanza romana a tutti gli uomini liberi delle province. Seguirono anni convulsi, durante i quali Roma dovette fare fronte alle minacce provenienti dai popoli all'esterno dell'impero.

L'impero romano nel 117 d.C., all'epoca della sua massima estensione, durante il regno di Traiano

Le riforme di Diocleziano[modifica]

Nel 293 Diocleziano (284-305) attuò una riforma amministrativa che portò all'istituzione della tetrarchia. Nel 286 assunse come collega Massimiano, con cui condivise la carica di Augusto, e i due adottarono come loro successori (Cesari) i prefetti del pretorio Galerio e Costanzo Cloro. L'impero fu diviso in due parti: l'Oriente, con capitale Nicomedia, andò a Diocleziano; l'Italia e l'Africa, con capitale Milano, andarono a Massimiano; Spagna, Gallia e Britannia andarono a Costanzo; Illirico, Macedonia e Grecia a Galerio. La suddivisione dell'impero terminò con l'avvento al potere di Costantino (312), che sconfisse i rivali e si impose come totius orbis imperator (324).

Costantino[modifica]

In questi primi secoli avvenne però un altro evento destinato ad avere conseguenze dirompenti sulla storia dell'Europa: la nascita e la diffusione del cristianesimo. I cristiani furono inizialmente perseguitati dai romani, fino al 313, quando Costantino con l'editto di Milano concesse la libertà di culto. Da quel momento il cristianesimo divenne una componente sempre più importante dell'impero romano. Costantino perfezionò la riforma amministrativa voluta da Diocleziano, accentrò sempre più il potere e cambiò nome alla città di Bisanzio, che divenne Costantinopoli, capitale cristiana dell'Oriente (contrapposta alla Roma pagana).

Gli ultimi anni dell'impero[modifica]

Nei suoi ultimi secoli l'impero dovette subire le pressioni dei popoli esterni sui suoi confini (i cosiddetti barbari), soprattutto da parte dei Visigoti e degli Ostrogoti. Nel 379 fu eletto augusto d'Oriente Teodosio, che nel 391 trasformò il cristianesimo in religione di stato, proibendo i culti pagani, e nel 394 riunì sotto il suo controllo tutto l'impero, dopo la morte dei rivali. A lui si deve la definitiva divisione dell'impero: da una parte l'impero romano d'Occidente, che Teodosio lasciò in eredità al figlio Onorio, e dall'altra l'impero romano d'Oriente che andò ad Arcadio.

L'impero romano alla morte di Teodosio (cliccare sull'immagine per ingrandirla)

I due imperi ebbero una storia differente. L'Occidente, con capitale Ravenna, venne via via indebolito dalle invasioni barbariche. Nel 476 il generale Odoacre depose l'imperatore Romolo Augustolo, all'epoca ancora adolescente, provocando la caduta dell'impero romano d'Occidente. L'impero d'Oriente, invece, sarebbe sopravvissuto per quasi un millennio, fino al 1453. La fine della filosofia greca viene posta nel 529, quando l'imperatore Giustiniano fece chiudere l'Accademia platonica di Atene e costrinse il suo ultimo scolarca, Damascio, a fuggire in Persia alla corte di Cosroe I.

L'ultima fase della filosofia greca[modifica]

Tra il I secolo a.C. e il VI secolo d.C., la filosofia greca sembra conoscere una fase di involuzione, con il ritorno a certe idee e riflessioni del passato. In età imperiale viene riscoperto l'aristotelismo, soprattutto a opera di Alessandro di Afrodisia, e si ha la rinascita di correnti come lo scetticismo, lo stoicismo il pitagorismo (si parla infatti di neoaristotelismo, neoscetticismo, neostoicismo e neopitagonismo). A questo periodo risalgono anche le ultime testimonianze dell'epicureismo, mentre dalla ripresa del pensiero di Platone muoveranno le mosse il medioplatonismo e soprattutto il neoplatonismo, che rappresenta la corrente più significativa di questo periodo. Parallelamente, nasce e si diffonde una filosofia cristiana, sorta dal confronto tra il pensiero greco e i fondamenti della nuova religione.[1] Quest'ultima, che nei primi secoli è rimasta ai margini della filosofia, acquisirà sempre maggiore importanza, fino a diventare religione di stato dell'impero romanzo.

Secondo Giovanni Reale,[2]

« le filosofie del primo ellenismo sono grandi fedi laiche nell'uomo e nella sua possibilità di raggiungere, da solo, il fine supremo, che per il Greco era sostanzialmente l'«eudaimonia», [...] la felicità. Per contro, nell'età imperiale, queste convinzioni lentamente si sfaldano e dal magma eclettico prodotto dal mescolarsi delle idee delle varie scuole [...] riemergono a poco a poco proprio quelle concezioni legate alla platonica «seconda navigazione», penetrano in vario modo in quasi tutte le scuole e diventano, infine, il minimo comun denominatore fra di esse. »

Note[modifica]

  1. Giovanni Reale, Storia della filosofia antica, vol. 4, Milano, Vita e Pensiero, 1987, p. XVII.
  2. Giovanni Reale, Storia della filosofia antica, vol. 4, Milano, Vita e Pensiero, 1987, p. XVIII.