Una storia dell'ebraismo/Appendice 3
Lo Shabbat
[modifica | modifica sorgente]| Per approfondire, vedi Shabbat, Shabbat (diz.), Shabbat (en), Sabbath, Shabbat speciali e Preghiere e benedizioni ebraiche. |
Una delle istituzioni più importanti della vita ebraica nel corso dei secoli, lo Shabbat (o Sabbath שַׁבָּת) e la settimana di sette giorni, sono apparsi in quasi ogni Capitolo di questo wikilibro. Per offrire un quadro mirato di un aspetto dell'ebraismo antico nel suo sviluppo storico, questa Appendice raccoglie tali discussioni in un unico ritratto. Simili ritratti avrebbero potuto essere offerti per altri aspetti importanti della tradizione – l'uso delle Scritture, ad esempio, o la preghiera, o la vita familiare e la struttura della comunità – ma questo caso servirà da modello anche per gli altri.
Testimonianze bibliche
[modifica | modifica sorgente]Gli autori moderni hanno collegato la settimana di sette giorni ad alcune caratteristiche dell'antico calendario babilonese, ma questi collegamenti non sono convincenti. In un secondo momento, gli astrologi svilupparono un ciclo di sette giorni corrispondente ai sette "pianeti" (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove e Saturno, in quest'ordine), e tale ciclo è ancora rintracciabile nei nomi che alcune lingue europee moderne usano per i giorni della settimana. Ma il Sabbath israelita, lo Shabbat, non può essere collegato a nessuno di questi sviluppi, e la Bibbia dà semplicemente per scontato il ciclo di sette giorni.
La Bibbia in effetti fornisce due spiegazioni per la settimana di sette giorni, ma solo una può essere definita storica: si tratta del nesso stabilito nel secondo Decalogo tra l'obbligo dell'Israelita di permettere ai suoi servi e animali di riposare e la possibilità per lui stesso di riposare grazie alla liberazione della nazione dalla schiavitù in Egitto da parte di Dio (Deuteronomio 5:15). Se lasciare riposare gli altri per gratitudine verso Dio era un dovere religioso, come avrebbero potuto non riposare anche gli Israeliti stessi?
L'altra spiegazione non è minimamente storica: si tratta del nesso tra il riposo di Dio dopo sei giorni di lavoro nella creazione del mondo e l'obbligo anche per l'Israelita di riconoscere la potenza creativa di Dio riposandosi ogni settimo giorno. L'idea che Dio abbia creato il mondo in sei giorni e poi si sia "riposato"[1] compare non solo nel celebre capitolo iniziale della Bibbia, ma anche nella prima versione del Decalogo (Esodo 20:8) e altrove nelle Scritture (Esodo 31:17); naturalmente, sembra più plausibile che la storia di una creazione in sei giorni sia nata per spiegare la settimana di sette giorni piuttosto che il contrario, ma per ora questa deve rimanere una congettura.
La Torah presenta lo Shabbat come un riflesso della natura stessa del cosmo. Quando la manna cadde nel deserto, cadde solo sei giorni alla settimana, con una doppia porzione ogni sesto giorno in modo che gli uomini potessero mangiare il settimo.[2] Quando fu costruito il santuario del deserto, esso stesso immagine dell'universo, le istruzioni a Mosè sottolinearono che nessun lavoro doveva essere svolto durante lo Shabbat.[3] La natura settimale del tempo si rifletteva anche su scala più ampia: ogni settimo anno la terra doveva rimanere a maggese e non si dovevano svolgere lavori agricoli.[4] Forse a causa del suo significato cosmico, la violazione dello Shabbat era considerata un crimine capitale – letteralmente per gli individui e figurativamente per la nazione. Mentre il popolo vagava nel deserto, un uomo che aveva violato lo Shabbat fu portato da Mosè e, su diretta istruzione di Dio, fu lapidato a morte,[5] e il non aver lasciato riposare la terra fu una delle cause dell'esilio.[6] Allo stesso tempo, lo Shabbat divenne uno dei principali simboli dell'alleanza di Dio con Israele.[7]
Ci sono poche indicazioni sul modo in cui veniva osservato lo Shabbat. La Torah sottolinea ripetutamente la necessità di evitare lavori in quel giorno, ma in generale non specifica quali atti costituiscano lavoro proibito.[8] L'elenco delle festività annuali in Levitico 23 inizia con un promemoria per osservare lo Shabbat settimanale, ma ancora una volta senza alcuna istruzione su come ciò dovesse essere fatto. Un sacrificio pubblico speciale ogni Shabbat è prescritto in Numeri 28:9-10, ma la Torah non fornisce alcun accenno al ruolo dello Shabbat nella vita dei privati. I libri successivi delle Scritture non cambiano di molto questo quadro. Isaia 66:23 indica che Shabbat e noviluni erano un momento per comparire al cospetto di Dio in adorazione, e 2 Re 4:23 suggerisce che quegli stessi giorni fossero occasioni per visitare santi "uomini di Dio", cioè profeti. Isaia 56:4-6 indica l'osservanza dello Shabbat come un modo sicuro per rafforzare il legame di alleanza degli individui con Dio.
D'altra parte, i libri profetici sono anche pieni di ira verso il popolo per aver cercato di ignorare il riposo dello Shabbat o di trovare un modo per ridurne i disagi. Geremia 17:21-27 implora il popolo di smettere di portare pesi durante lo Shabbat. Amos 8:5 rimprovera l'impazienza del popolo che lo Shabbat finisca, così da poter riprendere le sue pratiche commerciali disoneste. Ezechiele 20 descrive lo Shabbat come un segno del desiderio di Dio di santificare Israele, ma poi denuncia il popolo per il suo ripetuto disprezzo per questo dono. Neemia, nelle sue memorie, riferisce di aver piazzato truppe alle porte di Gerusalemme per impedire ai mercanti di portare le loro merci in città durante lo Shabbat, e di aver poi dovuto scacciarli per impedire loro di accamparsi fuori dalle porte della città prima della fine dello Shabbat.[9]
Testimonianze successive (pre-rabbiniche)
[modifica | modifica sorgente]Mentre la ribellione dei Maccabei contro Antioco IV prendeva piede, le forze del re si resero presto conto che gli ebrei pii non avrebbero alzato le armi di Shabbat, nemmeno per legittima difesa. Fu Mattatia, padre di Giuda il Maccabeo e anziano capo della rivolta, a dichiarare che anche gli ebrei più pii dovevano essere disposti a difendersi nel giorno sacro, altrimenti la loro stessa pietà sarebbe diventata la loro condanna a morte.[10] Questo atteggiamento divenne in seguito normativo nel diritto rabbinico, ma è difficile sapere se incontrò resistenza al tempo dei Maccabei. Flavio Giuseppe riferisce che un ebreo babilonese di nome Asineo scelse di difendersi di Shabbat piuttosto che lasciare che i suoi nemici lo catturassero troppo facilmente, ma riferisce che questa decisione fu una scelta personale di Asineo, come se nessun altro ebreo fosse mai giunto alla stessa conclusione.[11] Il pesher di Qumran ad Abacuc riferisce che il sacerdote malvagio attaccò la comunità del deserto mentre stavano celebrando il Giorno dell'Espiazione, ma quello è anche un giorno di digiuno in cui le persone sono deboli, quindi il sacerdote potrebbe non essersi preoccupato che i suoi nemici avrebbero cercato di difendersi.
Gli scrittori greci dell'epoca affermano ripetutamente che l'osservanza dello Shabbat ebraico facilitasse la conquista di Gerusalemme da parte di eserciti stranieri e offrono esempi storici specifici di tali conquiste.[12] In generale, l'inattività ebraica durante lo Shabbat catturò l'attenzione degli autori greci e romani. Alcuni greci ammiravano questa caratteristica come segno della propensione filosofica degli ebrei,[13] ma la maggior parte degli scrittori, inclusi quasi tutti i romani, condannava la pigrizia degli ebrei, così come la vedevano, e trovava conferma nella loro visione generale dell'ebraismo come barbaro e oscuro.[14]
Questi stessi autori fanno frequente riferimento, spesso ostili, a particolari usanze ebraiche legate allo Shabbat. Il filosofo Seneca derise le lampade ebraiche dello Shabbat: la fuliggine era fastidiosa, e sicuramente Dio non aveva bisogno della luce (Epistola 95). Il poeta Persio cita l'uso ebraico del vino durante lo Shabbat (Satira 5.183), e Plutarco apparentemente pensava che gli ebrei si ubriacassero abitualmente in quel giorno (Questioni conviviali 4.6.2). D'altra parte, alcuni autori parlano dello Shabbat come di un digiuno: lo stesso imperatore Augusto, lamentandosi di essere troppo impegnato per fermarsi a mangiare, una volta si paragonò, nella sua fame, a un ebreo che osservava lo Shabbat.[15] È difficile capire cosa pensare di ciò. Si trattava semplicemente di un errore, di una disinformazione che i nonebrei trasmettevano abitualmente? È forse derivata dall'osservazione che gli ebrei, o almeno molti ebrei, non cucinavano di Shabbat (si veda oltre in questa Appendice), o da una generalizzazione eccessiva del Giorno dell'Espiazione, quando gli ebrei digiunavano davvero, e che la Torah stessa definisce "Sabbat dei Shabbat"?[16] È anche possibile che molti ebrei a Roma digiunassero di Shabbat, una pratica che si estinse con il diffondersi di insegnamenti rabbinici contrari a tale usanza? Diversi studiosi recenti hanno preferito l'una o l'altra di queste spiegazioni, ma in tale materia (come in tante altre) la certezza è impossibile.
Tornando alle fonti ebraiche, Filone e Flavio Giuseppe trattano lo Shabbat dai rispettivi punti di vista consuetudinari. Filone parla poco delle attività specifiche proibite durante lo Shabbat,[17] ma si dilunga sulle proprietà mistiche del numero sette;[18] sottolinea inoltre che lo Shabbat offre anche alle persone comuni l'opportunità di dedicarsi a una rilassata contemplazione filosofica, un'opportunità (sottinteso) che nessun altro sistema religioso-culturale può eguagliare.[19] Nel Decalogo e altrove,[20] scrive, la Torah afferma che lo Shabbat appartiene a Dio perché la beatitudine dello Shabbat è l'approccio più vicino all'esperienza di Dio stesso che sia disponibile in questo mondo.[21]
Flavio Giuseppe, da parte sua, menziona che gli ebrei osservano lo Shabbat in riconoscimento del fatto che Dio ha creato il mondo in sei giorni,[22] e include in diversi punti l'informazione che Gerusalemme fu catturata perché i suoi abitanti non volevano combattere di Shabbat.[23] È incoerente sulla questione della guerra difensiva di Shabbat, a volte insinuando che sia consentita, altrove che sia sbagliata.[24] Nel Contro Apione Flavio Giuseppe difende l'osservanza dello Shabbat dai suoi critici e confuta i resoconti greci ostili sulla pratica;[25] fornisce anche un lungo elenco di promulgazioni e interventi romani che riconoscevano il diritto degli ebrei a osservare lo Shabbat e li proteggevano dalle interferenze di altri (per lo più greci).[26]
Nei Rotoli del Mar Morto un'intera sezione del Documento di Damasco contiene regole per l'osservanza dello Shabbat,[27] e una raccolta separata di inni mistici assegna ogni poesia a uno degli Shabbat dell'anno.[28]
Testimonianze rabbiniche
[modifica | modifica sorgente]In linea con il loro approccio generale alla vita religiosa ebraica, i primi rabbini si impegnarono a uniformare l'osservanza dello Shabbat ebraico sotto due aspetti importanti. Svilupparono un insieme standard di cerimonie per celebrare il giorno sacro e cercarono di dare una certa coerenza al concetto fondamentale del lavoro proibito durante lo Shabbat.
Nonostante l'assenza di informazioni scritturali riguardanti il divieto di lavorare di Shabbat, la Mishnah fornisce un elenco succinto di tali attività:
Esaminando questo elenco, si scopre che le attività elencate non sono un insieme casuale, ma forniscono una ripartizione dettagliata delle attività fondamentali della vita civile: preparare il pane e vestirsi, scrivere (!) e costruire un riparo. L'ultimo elemento suggerisce che la suddivisione dello spazio in molteplici "domini" privati, ovvero l'idea di proprietà personale, sia analogamente un elemento fondamentale della vita civile. Ogni bambino italiano impara alle elementari che "cibo, vestiario e riparo" sono i bisogni umani fondamentali; è sorprendente che l'elenco rabbinico aggiunga la scrittura, in altre parole la Torah, a questo insieme.
L'elenco effettua anche un'analisi dettagliata della natura dell'azione umana, prendendo obiettivi generali ("cibo") e scomponendoli nei passaggi irriducibili che comportano. Questa raccolta di dettagli equivale quindi a un'indagine sistematica sulla natura dell'azione significativa; implica anche una definizione astratta del lavoro proibito: un'azione è proibita se la sua esecuzione produce un risultato concreto e significativo. Le discussioni rabbiniche su questo argomento si estendono per oltre 100 pagine.
Per quanto riguarda la cerimonia, i rabbini ordinarono che ogni Shabbat dovesse iniziare e concludersi con una serie di benedizioni[29] recitate su un calice di vino, preferibilmente in concomitanza con un pasto. La serie iniziale è chiamata Qiddush o "santificazione"; dichiarando la santità del giorno di Shabbat, questa benedizione collega lo Shabbat sia alla creazione del mondo che alla fuga dall'Egitto, confermando così entrambe le giustificazioni bibliche per questa antica pratica. La serie finale, chiamata Havdala o "separazione", combina il vino con spezie profumate e una fiamma ardente e afferma che Dio ha stabilito le distinzioni fondamentali che danno forma al mondo: santo/profano, luce/tenebre, Israele/le nazioni, Shabbat/settimana lavorativa. L'uso del vino in questi rituali è degno di nota perché non ha alcuna radice biblica: la Torah ordina che ogni sacrificio sia accompagnato da una libagione di vino sull'altare, e sa che i nazirei potrebbero astenersi dal vino nella loro ricerca della santità,[30] ma non suggerisce mai che le persone debbano consumare regolarmente vino in relazione a un'osservanza religiosa. Tuttavia, molte importanti cerimonie ebraiche, oltre a quelle appena menzionate,[31] finirono per essere contrassegnate dalla benedizione cerimoniale di un calice di vino. Questa usanza ha presumibilmente origine prerabbinica, ma il suo sviluppo più antico non è più rintracciabile.
I rabbini attribuirono grande importanza anche allo Shabbat come giorno di gioia e nutrimento spirituale. Ordinarono che i pasti dello Shabbat fossero più abbondanti e più elaborati rispetto ai normali pasti feriali. Svilupparono una liturgia standard per il culto sinagogale, basata sui normali servizi feriali ma più elaborata. Regolarizzarono la lettura pubblica della Torah, completando a Babilonia l'intero Pentateuco ogni anno.[32] In un'audace dichiarazione, affermarono che la corretta osservanza dello Shabbat offre un'anticipazione delle gioie del mondo a venire.[33]
Circa 100 anni fa, il famoso scrittore sionista Ahad Ha-am (Asher Ginzberg, 1856–1927) scrisse che lo Shabbat ha preservato gli ebrei più di quanto gli ebrei non lo abbiano osservato.
Note
[modifica | modifica sorgente]| Per approfondire, vedi Serie delle interpretazioni, Serie misticismo ebraico, Serie maimonidea, Serie dei sentimenti e Serie letteratura moderna. |
- ↑ La parola che normalmente viene tradotta come “riposo” (sh-b-t) in realtà significa “cessare”: dopo sei giorni di attività creativa, Dio cessò di operare.
- ↑ Esodo 16:6,22-30. Poiché la rivelazione al Sinai non era ancora avvenuta, questo fu il primo incontro del popolo con il fenomeno del riposo sabbatico.
- ↑ Esodo 31:12-17;35:2-3.
- ↑ Esodo 23:10-13; Levitico 25:2-7.
- ↑ Numeri 15:32-36.
- ↑ Levitico 26:34-35. Questo punto è ripetuto, quasi per dare un'enfasi riassuntiva, nell'ultimo capitolo della Bibbia; cfr. 2 Cronache 36:21.
- ↑ Esodo 31:12-17 combina tutti questi temi: patto con Dio, creazione in sei giorni, violazione punibile con la morte.
- ↑ Ci sono alcuni dettagli. Accendere il fuoco è proibito in Esodo 35:3. Un racconto in Numeri 15 racconta di un uomo messo a morte per aver "raccolto legna" di Shabbat, ma il termine tradotto con "raccogliere legna" è altrimenti molto raro e il suo significato è quindi poco chiaro. Interpreti rabbinici successivi cercarono di identificare i lavori proibiti con le attività necessarie per costruire il santuario nel deserto; si veda più avanti.
- ↑ Neemia 13:14-23.
- ↑ 1 Maccabei 2:40-41. Il Libro dei Giubilei pre-Maccabeo proibisce infatti ogni guerra di Shabbat (50:12).
- ↑ Antichità 18.323.
- ↑ Cfr. Plutarco, Sulla superstizione 8. Lo storico Cassio Dione elenca tre distinte occasioni in cui l'osservanza del Sabbath ebraico permise la presa di Gerusalemme. Anche Flavio Giuseppe riporta episodi simili; si veda oltre.
- ↑ Filone ha tentato di sottolineare questa connessione: cfr. De specialibus legibus 2.60-61.
- ↑ Il defunto scrittore romano Rutilio Numanziano parlava di "ogni settimo giorno condannato a una vergognosa inattività" (De reditu suo 1.391).
- ↑ Svetonio, Augustus 76.
- ↑ Levitico 16:31;23:32.
- ↑ Menziona il divieto di accendere fuochi (Esodo 35:3): cfr. De specialibus legibus 2.65.
- ↑ De opificio mundi 13–14; De Abrahamo 28–30; De decalogo 102–103.
- ↑ De specialibus legibus 2.60–61; De vita Mosis 2.216.
- ↑ Cfr. Esodo 20:10.
- ↑ De cherubim 86–87. Analogamente, i maestri rabbinici successivi sostennero che lo Shabbat è il modo più vicino in questo mondo alla gioia dell'altro; vedi più avanti.
- ↑ Antichità 1.33.
- ↑ Quindi, Pompeo riuscì a conquistare Gerusalemme nel 63 AEV (Guerra 1.146) e Tolomeo I diversi secoli prima (Antichità 12.4). Quest'ultimo caso è ambiguo, perché Tolomeo non vi entrò da conquistatore, ma pacificamente e con l'inganno, come se desiderasse offrire sacrifici nel Tempio.
- ↑ Cfr. Vita 161 (mai consentita) con Antichità 14.63 (consentita quando attaccata).
- ↑ Contro Apione, 1.209–2.27.
- ↑ Antichità 14.185–264. Queste citazioni trattano molti argomenti, tra cui sporadicamente lo Shabbat. Cfr. anche Antichità 16.162–173.
- ↑ CD 10.15–11.18.
- ↑ Il cosiddetto Cantico del Sacrificio dello Shabbat. Non è noto se questi inni venissero effettivamente recitati durante i servizi del Sabato del gruppo.
- ↑ Cfr. il Capitolo 8 sul significato della berakha o benedizione.
- ↑ Cfr. Numeri 6.
- ↑ Anche il matrimonio e la circoncisione dei bambini maschi.
- ↑ L'usanza nelle sinagoghe palestinesi era di leggere meno ogni settimana e di completare la Torah in tre anni o poco più. Alla fine prevalse l'usanza babilonese.
- ↑ Genesis Rabba 17:5, 44.17; B. Berachot 57b.
