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Utente:Ambrat/Sandbox

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Tomba di Mahsa Amini

Mahsa Amini, conosciuta anche come Zina o Jîna Emînî (1999-2022) fu una ragazza iraniana, arrestata il 13 settembre 2022 dalla polizia religiosa in Iran a causa della mancata osservanza della legge sull'obbligo del velo.

Mahsa Amini fu arrestata dalla polizia morale il 13 settembre 2022 per aver violato la legge obbligatoria sull'hijab (il tradizionale velo islamico) indossandolo in un modo scorretto.

Secondo i racconti dei testimoni, Mahsa Amini fu picchiata duramente dalla polizia morale, questo fu però negato dalle autorità iraniane. In seguito al suo svenimento, fu ricoverata in ospedale, ma morì tre giorni dopo l'arresto.[1]

A Saqquez, nella città in cui viveva Amini, le proteste si fecero sempre più frequenti, fino ad espandersi in molte altre città in Iran. La risposta del governo non tardò ad arrivare: fu vietato l'accesso ad internet per evitare che i video e le immagini delle proteste circolassero online, le città si riempirono di gas lacrimogeni e si arrivò persino all'uso delle armi da fuoco.

Due settimane dopo il funerale, furono uccisi quaranta civili e molti rimasero feriti nel "massacro di Zahedan" conosciuto anche come "venerdì sanguinoso". L'hashtag di Mahsa Amini raggiunse 52 milioni di tweet e all'inizio di dicembre 2022, una vaga dichiarazione fatta dal ministro della giustizia dichiarò che la legge sull'hijab era in fase di revisione e che la polizia morale avrebbe potuto scogliersi. Successivamente la notizia sarebbe stata però rivalutata come una tattica "diversiva" adottata dal regime.

Intorno al 20 settembre in sedici delle trentuno province iraniane vennero trasmessi i video di protesta contro lo Stato iraniano, e sui social venne diffuso che tre persone furono uccise durante una protesta nel Kurdistan. Nel febbraio del 2024, lo Stato aveva arrestato decine di migliaia di manifestanti.

Il simbolo di protesta fu "Donne, Vita, Libertà" che riflette l'idea secondo la quale "i diritti delle donne sono il centro della vita e della libertà". Lo slogan su ampiamente usato nel 2006 nel Movimento di Liberazione Curda[2]. L'origine dello slogan è connessa al nome di Mahsa Amini in Curdo: Jina. Lo slogan non ha come obbiettivo quello di ricevere delle riforme, ma punta piuttosto ad un cambiamento radicale nel governo. Le proteste in seguito alla morte di Mahsa Amini si unirono a quelle precedenti, perciò il loro scopo non fu soltanto l'abolizione della legge riguardante l'hijab, ma anche la fine della polizia morale, del regime teocratico, del Leader Supremo e di porre fine alle violazioni dei diritti umani da parte della polizia morale dell'Iran.

  1. Morte di Mahsa Amini, su treccani.it.
  2. Movimento di Liberazione Curda, su mondopoli.it.