Utente:Camelia.boban/Attiviste
PCTO attiviste
[modifica | modifica sorgente]Masih Alinejad
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Masih Alinejad (1976-vivente) è una giornalista, scrittrice e attivista iraniano-americana per i diritti delle donne[1].
Biografia
[modifica | modifica sorgente]Nata l'11 settembre 1976 a Qomi Kola (in Iran), Masih Alinejad è nota per la sua opposizione alle leggi sull'obbligo del velo in Iran e per aver fondato il movimento "My Stealthy Freedom", che incoraggia le donne iraniane a condividere immagini senza hijab come forma di protesta.
Alinejad ha iniziato la sua carriera giornalistica in Iran, lavorando per diverse testate, tra cui Hambastegi e Etemad. Nel 2009 ha lasciato il paese e si è trasferita nel Regno Unito, dove ha continuato a denunciare le violazioni dei diritti umani in Iran. Successivamente, si è stabilita negli Stati Uniti, dove lavora come produttrice e presentatrice per "Voice of America Persian News Network".
Attivismo
[modifica | modifica sorgente]Nel 2014 ha lanciato "My Stealthy Freedom", un'iniziativa che ha rapidamente guadagnato popolarità e ha portato alla creazione di campagne come White Wednesdays, in cui le donne iraniane indossano abiti bianchi per protestare contro l'obbligo del velo. Il suo attivismo ha attirato l'attenzione internazionale e ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Geneva Summit for Human Rights and Democracy Women's Rights Award nel 2015, l'Omid Journalism Award della Mehdi Semsar Foundation e un "Highly Commended" AIB Media Excellence Award. Nel 2023 la rivista Time l'ha nominata tra le donne dell'anno, assieme a Cate Blanchett e Angela Bassett[2]
Nel 2018 Alinejad ha pubblicato l'autobiografia The Wind in My Hair, in cui racconta la sua esperienza di crescita in Iran e la sua lotta per la libertà. A causa del suo attivismo - secondo le autorità statunitensi - è stata oggetto di minacce e tentativi di rapimento da parte del governo iraniano. Il suo impegno per i diritti delle donne continua a influenzare il dibattito globale sulla libertà personale e sull'uguaglianza di genere.
Pakhshan Azizi
[modifica | modifica sorgente]Pakhshan Azizi (1984-vivente) è un'ttivista per i diritti umani curdo-iraniana attualmente riconosciuta come prigioniera politica in Iran.
Biografia
[modifica | modifica sorgente]Nata il 7 agosto 1984 a Mahabad (Iran), ha studiato assistenza sociale presso l'Università Allameh Tabataba'i di Teheran[3]. Durante i suoi anni universitari, ha partecipato a proteste contro le esecuzioni politiche in Kurdistan, venendo arrestata nel novembre 2009. Dopo quattro mesi di detenzione, è stata rilasciata su cauzione e si è trasferita nella regione del Kurdistan iracheno[3].
Attivismo
[modifica | modifica sorgente]Nel 2015, Azizi ha iniziato a lavorare nel nord-est della Siria come assistente sociale e operatrice umanitaria, sostenendo i rifugiati e le vittime dello Stato Islamico. Il 4 agosto 2023, è stata arrestata a casa dei suoi genitori a Teheran dal Ministero dell'Intelligence iraniano[3]. Durante la detenzione, ha subito torture e privazioni, tra cui la negazione di avvalersi di un legale e di ricevere le visite dei familiari. Nel febbraio 2024, è stata formalmente accusata di insurrezione armata e, nel luglio dello stesso anno, condannata a morte dal Tribunale Rivoluzionario Islamico[3].
La sua condanna ha suscitato reazioni internazionali, e diverse organizzazioni per i diritti umani si sono mobilitate, chiedendo la sua liberazione. Nel gennaio 2025, Azizi e altre prigioniere politiche sono state messe in isolamento, venendo loro impedito di comunicare con le famiglie e gli avvocati[3]. La sua vicenda continua a essere oggetto di attenzione da parte di attivisti e gruppi per i diritti umani in tutto il mondo.
Angela Davis
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Angela Yvonne Davis (1944-vivente) è un'attivista politica marxista e femminista, filosofa, accademica e autrice statunitense.
Biografia
[modifica | modifica sorgente]Nata il 26 gennaio 1944, Davis è nota per il suo impegno nel movimento marxista, femminista e per l'abolizione delle prigioni. È stata docente emerita di Studi Femministi e Storia della Coscienza presso l'Università della California, Santa Cruz[4].
Davis ha militato a lungo nel Partito Comunista degli Stati Uniti (CPUSA) e ha contribuito alla fondazione dei Committees of Correspondence for Democracy and Socialism (CCDS). Ha partecipato a movimenti come Occupy e la campagna Boycott, Divestment and Sanctions. Durante la sua carriera accademica, ha studiato presso la Brandeis University e l'Università di Francoforte, dove ha approfondito il pensiero di Herbert Marcuse[4]. Dopo il ritorno negli Stati Uniti, ha insegnato filosofia all'Università della California, Los Angeles, ma è stata licenziata a causa della sua affiliazione al CPUSA.
Attivismo
[modifica | modifica sorgente]Nel 1970, Davis è stata coinvolta in un caso giudiziario legato a un'azione armata in un tribunale della California, che ha portato alla morte di quattro persone. Accusata di cospirazione e altri reati, è stata incarcerata per oltre un anno prima di essere assolta nel 1972[4]. Negli anni '80, è stata candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti per il CPUSA. Nel 1997, ha co-fondato la Critical Resistance, un'organizzazione attiva per l'abolizione del complesso industriale carcerario.
Davis ha scritto numerosi libri influenti, tra cui Women, Race and Class (1981) e Are Prisons Obsolete? (2003), nei quali analizza le intersezioni tra genere, razza e classe sociale[4]. La sua opera continua a influenzare il pensiero critico e i movimenti per la giustizia sociale in tutto il mondo.
Helen Keller
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Helen Adams Keller (1880–1968) è stata una scrittrice, attivista e insegnante statunitense, sostenitrice dei diritti delle persone con disabilità negli Stati Uniti.
Biografia
[modifica | modifica sorgente]Nata il 27 giugno 1880 a Tuscumbia (in Alabama), perse la vista e l'udito a 19 mesi a causa di una malattia[5]. Grazie all'insegnante Anne Sullivan, imparò a comunicare e divenne la prima persona sordocieca a conseguire una laurea negli Stati Uniti, presso il Radcliffe College di Harvard.
Attivismo
[modifica | modifica sorgente]Keller scrisse 14 libri e numerosi saggi e discorsi su temi che spaziavano dai diritti delle persone con disabilità alla giustizia sociale. Fece parte del Partito Socialista d'America e fu co-fondatrice dell'American Civil Liberties Union (ACLU). La sua autobiografia, The Story of My Life (1903), racconta la sua educazione e il rapporto con Sullivan ed è stata adattata in opere teatrali e cinematografiche, tra cui The Miracle Worker.
Oltre al suo impegno per i diritti delle persone con disabilità, Keller sostenne il suffragio femminile, i diritti dei lavoratori e la pace mondiale. La sua casa natale, Ivy Green, è oggi un museo e ospita l'annuale "Helen Keller Day". Morta il 1° giugno 1968, la sua eredità continua a ispirare movimenti per l'inclusione e l'accessibilità.
Fanny Lewald
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Fanny Lewald (1811–1889) è stata una scrittrice, saggista e attivista tedesca per i diritti delle donne.
Biografia
[modifica | modifica sorgente]Nata il 21 marzo a Königsberg (nella Prussia orientale), in una famiglia borghese di origine ebraica, fu inizialmente educata per diventare una moglie e madre secondo le convenzioni dell'epoca. Era destinata a sposare un giovane teologo all'età di diciassette anni e, in vista del matrimonio, abbracciò il cristianesimo. Tuttavia, il suo futuro sposo morì prima che le nozze potessero essere celebrate[6].
Nel 1854 sposò Adolf Stahr, scrittore e storico dell'arte, con cui condivise molte delle sue battaglie culturali e sociali. Dopo la morte del marito nel 1876, si trasferì a Dresda, dove continuò a dedicarsi alla scrittura fino alla sua morte nel 1889.
Attività
[modifica | modifica sorgente]Lewald sviluppò una forte passione per la letteratura e la scrittura, che la portarono a diventare una delle voci più influenti del movimento per l'emancipazione femminile in Germania. Nel 1841 pubblicò il suo primo romanzo, Der Stellvertreter, e successivamente si trasferì a Berlino, dove continuò a scrivere e a sostenere la causa delle donne. I suoi romanzi e saggi spesso affrontavano temi legati all'educazione femminile e criticavano i matrimoni di convenienza. Tra le sue opere più significative vi sono Osterbriefe für die Frauen (1863) e Für und wider die Frauen (1870), in cui difendeva apertamente i diritti delle donne[7].
Vida Mohavedi
[modifica | modifica sorgente]Vida Mohavedi (1985-vivente) è un'attivista iraniana per i diritti umani, manifestante e attivista per i diritti delle donne .
Biografia
[modifica | modifica sorgente]Nata nel 1985 a Teheran, Movahed è nota per aver dato inizio al movimento Girls of Enghelab contro l'obbligo del velo in Iran[8].
Attivismo
[modifica | modifica sorgente]Il 27 dicembre 2017, Movahedi ha protestato pubblicamente rimuovendo il suo hijab e sventolandolo su un bastone lungo la Enghelab Street, un gesto che ha ispirato molte altre donne a fare lo stesso[9].
Dopo il suo primo arresto, è stata rilasciata il 27 gennaio 2018, ma ha continuato a manifestare contro le restrizioni imposte alle donne. Il 29 ottobre 2018, ha inscenato una seconda protesta, questa volta salendo sulla cupola turchese di Enghelab Square con dei palloncini, venendo nuovamente arrestata e condannata a un anno di prigione per "incitamento alla corruzione e alla prostituzione" attraverso la rimozione del velo1.
Il suo gesto ha avuto un impatto significativo sul movimento per i diritti delle donne in Iran, contribuendo a una crescente opposizione alle leggi sull'abbigliamento obbligatorio. La sua protesta è stata interpretata da alcuni come parte del movimento "White Wednesdays", iniziato da Masih Alinejad, mentre altri hanno visto il suo atto come una manifestazione spontanea di resistenza.
Emmeline Pankhurst
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Emmeline Pankhurst (1858–1928) è stata un'attivista politica britannica, leader del movimento suffragista che ha contribuito a ottenere il diritto di voto per le donne nel Regno Unito[10].
Biografia
[modifica | modifica sorgente]Nata il 15 luglio 1858 a Manchester in una famiglia politicamente attiva, Pankhurst si interessò al suffragio femminile fin da giovane. Dopo il matrimonio con Richard Pankhurst, avvocato e sostenitore dei diritti delle donne, si dedicò alla lotta per l'emancipazione femminile. La WSPU, con il motto "Deeds, not words" ("Fatti, non parole"), divenne nota per le sue azioni dirette, tra cui la distruzione di proprietà e scontri con la polizia.
Attivismo
[modifica | modifica sorgente]Fondatrice della Women's Social and Political Union (WSPU) nel 1903, Pankhurst ha adottato tattiche militanti per attirare l'attenzione sulla causa, tra cui proteste, scioperi della fame e atti di disobbedienza civile.
Durante la Prima guerra mondiale, Pankhurst sospese le attività della WSPU per sostenere lo sforzo bellico britannico. Dopo il conflitto, il suffragio femminile fu gradualmente concesso, e nel 1918 le donne sopra i 30 anni ottennero il diritto di voto. Negli ultimi anni della sua vita, Pankhurst si avvicinò al Partito Conservatore e continuò a sostenere i diritti delle donne.
La sua eredità è riconosciuta come fondamentale per il progresso dei diritti civili e politici delle donne. Nel 1999, Time l'ha inclusa tra le 100 personalità più influenti del XX secolo, affermando che "ha plasmato un'idea di oggetti per il nostro tempo" e "ha scosso la società in un nuovo modello da cui non si poteva tornare indietro"[11].
Hadis Najafi
[modifica | modifica sorgente]Attivismo
[modifica | modifica sorgente]Nel settembre 2022, l'Iran fu scosso da un'ondata di proteste popolari dopo la morte di Mahsa Amini, una giovane donna arrestata dalla "polizia morale" per non aver indossato correttamente l'hijab. Hadis Najafi decise di unirsi alle proteste nella sua città, Karaj, manifestando per la libertà e i diritti delle donne.
La sera del 21 settembre 2022, Hadis Najafi partecipò a una manifestazione a Karaj. Secondo diverse fonti, fu colpita da sei proiettili sparati dalle forze di sicurezza[12]. Le autorità iraniane fornirono versioni contrastanti dell'accaduto, minimizzando la causa della morte e attribuendola a "oggetti contundenti" o negando il coinvolgimento delle forze dell'ordine. La sorella e altri familiari invece testimoniarono che Hadis fu colpita da sei proiettili. Il suo funerale si svolse il 22 settembre, e le immagini e i video condivisi sui social media mostrarono una massiva presenza di persone che le rendevano omaggio.
Hadis Najafi venne ricordata come una delle vittime più emblematiche della repressione delle proteste in Iran. La sua immagine e il gesto di legarsi i capelli[13], diventarono iconici nella lotta delle donne iraniane per la libertà di scelta, contro l'obbligo del velo e per i diritti civili. La sua storia venne spesso menzionata accanto a quella di Mahsa Amini come parte di un movimento più ampio per il cambiamento sociale in Iran.
Note
[modifica | modifica sorgente]- ↑ Cheryl Morris, Masih Alinejad, New Internationalist, 1 novembre 2007
- ↑ Greg Evans, Cate Blanchett, Angela Bassett Among Time's 2023 Women Of The Year, Deadline, 2 marzo 2023
- ↑ 3,0 3,1 3,2 3,3 3,4 (FA) پدر پخشان عزیزی، مددکار اجتماعی محکوم به اعدام: دخترم تنها به انسانهای آسیبدیده کمک میکرد, BBC Persian, 11 gennaio 2025
- ↑ 4,0 4,1 4,2 4,3 (EN) Directory: Angela Y Davis, UC Santa Cruz, 17 agosto 2024
- ↑ Helen Keller, BBC Activists
- ↑ Frank Eyck, Reviewed Work: A Year of Revolutions: Fanny Lewald's Recollections of 1848 by Hanna Ballin Lewis, Central European History, volume 32, pp. 337–338, 1999, ISSN 0008-9389
- ↑ Fanny Lewald, Encyclopædia Britannica, volume 16, p. 519
- ↑ Giuseppe Gaetano, Iran, si tolse il velo in piazza: la ragazza-simbolo condannata a un anno di carcere, Corriere della Sera, 18 agosto 2018
- ↑ Sophie Tavernese, IRAN: La protesta contro il velo, il coraggio delle donne di Teheran, 8 marzo 2018, East Journal
- ↑ Emmeline Pankhurst, BBC Activists
- ↑ Marina Warner, The Agitator, Time, 14 giugno 1999
- ↑ Uccisa Hadith Najafi, simbolo delle proteste in Iran, ANSA, 26 settembre 2022
- ↑ Chiara Pizzimenti, Iran, Hadis Najafi, uccisa con sei proiettili mentre manifestava per Mahsa Amini, Vanity Fair, 26 settembre 2022
Bibliografia
[modifica | modifica sorgente]- Activists, BBC
- Meet Today's Activists, Encyclopædia Britannica