Utente:Elisabettau95/Sandbox
LATINO
TEORIA DELLA FLESSIONE
La prima declinazione e le sue particolarità. Delle cinque declinazioni latine, la prima declinazione comprende i nomi maschili e femminili (nessun neutro), dove al genitivo singolare terminano in -ae.
Di seguito si descriverà come si declinano i nomi della prima declinazione con il termine femminile rosa, -ae, f., «la rosa».
Caso Singolare Plurale Nominativo rosă rosae Genitivo rosae rosārum Dativo rosae rosis Accusativo rosăm rosās Vocativo rosă rosae Ablativo rosā rosīs Alcune osservazioni:
rosa con quantità breve, può essere sia nominativo, sia vocativo singolare; mentre con quantità lunga può essere ablativo singolare; rosae può essere genitivo o dativo singolare, nominativo o vocativo plurale; rosis è uguale sia per il dativo, sia per l'ablativo plurale.
PARTICOLARITA' DEL CASO
Nel dativo e nell'ablativo plurale, si evita confusione di desinenza con i nomi corrispondenti della seconda declinazione (anche essi uscenti in -is nel dativo e nell'ablativo plurale) ai quali sono uniti in locuzioni, alcuni nomi della prima declinazione prendono la desinenza in -ābus anziché in -is. Esempio di locuzioni: filiis et filiabus, ai figli e alle figlie, dai figli e dalle figlie; mulis et mulabus, ai muli e alle mule, dai muli e dalle mule; deis et deabus, agli dei e alle dee, dagli dei e dalle dee; asinis et asinabus, agli asini e alle asine, dagli asini e dalle asine; equis et equabus ai cavalli e alle cavalle, dai cavalli e dalle cavalle; libertis et libertabus, ai liberti e alle liberte, dai liberti e dalle liberte. Il termine familia, -ae, f. ("famiglia") -in ambito giuridico- presenta il genitivo singolare in -ās davanti ai termini pater, patris, m. ("padre"), mater, -tris, f. ("madre"), filius, -ii, m e filia, -ae, f. (i primi due termini sono della terza declinazione). Alcuni nomi presentano ancora il caso locativo che presentava uscita in -ai, poi contratta in -ae (desinenza identica a parecchie altre terminazioni, ma da non confondere con esse), ad esempio Romae ("a Roma"). Alcuni nomi nel genitivo plurale hanno la terminazione in -um, oltre che in -arum. Essi sono i composti di -gena («originario di»), -cola («abitante») e alcuni nomi derivanti dal greco: amphora, -ae, f., «anfora» drachma, -ae, f., «dracma» Troiugena, -ae, m., «originario di Troia» Graiugena, -ae, m., «originario della Grecia» gen. plur. amphorarum/amphorum gen. plur. caelicolarum/caelicolum gen. plur. drachmarum/drachmum gen. plur. Troiugenarum/Troiugenum gen. plur. Graiugenarum/Graiugenum
Alcuni nomi propri terminano in -ās al nominativo singolare. Es.: Pausanias, -ae, m. ("Pausania").
La seconda declinazione e le sue particolarità.
La seconda declinazione della lingua latina comprende sostantivi per lo più maschili e neutri caratterizzati dall'uscita in –i del genitivo singolare.
La seconda declinazione può essere riassunta in tre gruppi fondamentali, a seconda della terminazione del nominativo singolare: sostantivi maschili e femminili in –us, sostantivi maschili in –er o –ir e sostantivi neutri in –um.
Comprende sostantivi di genere maschile o femminile caratterizzati dall'uscita in –us del nominativo singolare. Tali sostantivi si caratterizzano per l'uscita in –e del vocativo singolare, unici sostantivi ad avere il vocativo differente dal nominativo – se non per alcune eccezioni –.
Qui è mostrata la flessione del sostantivo amicus, –i («l'amico»).
Caso Singolare Plurale Nominativo amīcus amīcī Genitivo amīcī amīcōrum Dativo amīcō amīcīs Accusativo amīcŭm amīcōs Vocativo amīcĕ amīcī Ablativo amīcō amīcīs
Nomi maschili in –er e –ir
Comprende, sostantivi maschili terminanti in –er, forma derivata dall'evoluzione della terminazione –erus in –ers ed infine nell'attuale –er. In questo gruppo rientrano anche i sostantivi in –ir, ovvero vir, viri, i suoi derivati e levir, leviri («il cognato»). Il vocativo dei sostantivi del gruppo è uguale al nominativo.
I sostantivi di questo gruppo possono perdere la e della terminazione in –er, avendo così il genitivo singolare in –ri (ad esempio magister, –tri) oppure possono conservare la e (come in puer, –eri). I sostantivi in –ir conservano sempre la i.
Particolarità del sostantivo -I sostantivi terminanti in -ĭus e in -ĭum possono terminare in -ī al genitivo singolare. -I nomi propri in -ĭus e alcuni sostantivi, hanno il vocativo singolare uscente in -i, anziché in -ie. -Alcuni sostantivi, tra cui vir, m., «l'uomo» e i suoi composti possono terminare in -um al genitivo plurale. -Il sostantivo deus, –i presenta una flessione particolare, nella quale convivono più forme di diversa epoca.
La terza declinazione e le sue particolarità
Nella lingua latina la terza declinazione è quella che contiene il maggior numero di sostantivi, appartenenti sia al genere maschile, sia al femminile, sia al neutro. Sono declinati seguendo questo modello gli aggettivi della seconda classe. Questa declinazione contiene nomi sia dal tema consonantico (gli unici della lingua latina), sia dotati della vocale tematica -i-, ma accomunati tra loro dalla desinenza -is del genitivo singolare.
I tre gruppi
Avendo temi molto eterogenei tra di loro, è necessario dividere i sostantivi della terza declinazione in gruppi, in modo da poterli classificare in maniera migliore a seconda delle uscite del genitivo plurale, ablativo singolare, dei casi retti (nominativo, accusativo e vocativo) del neutro plurale e dell'accusativo maschile e femminile singolare. Una prima distinzione invalsa nella didattica è quella fra sostantivi parisillabi e sostantivi imparisillabi: i sostantivi parisillabi sono quei sostantivi che hanno lo stesso numero di sillabe al nominativo singolare e al genitivo singolare (es. collis, collis o mare, maris); i sostantivi imparisillabi sono quei sostantivi che hanno al genitivo singolare una o più sillabe in più rispetto al nominativo singolare (es. orator, oratoris; os, ossis; iecur, iecinoris). Anche se non basata su criteri scientifici (in linguistica non esiste il concetto di "parisillabo/imparisillabo", e la variazione del numero delle sillabe è dovuta ad altri motivi), questa distinzione è molto comoda per la memorizzazione dei nomi di terza declinazione che, dunque, si possono classificare in tre gruppi:
1º gruppo: è composto da sostantivi imparisillabi maschili, femminili e neutri, con una sola consonante prima dell'uscita del genitivo singolare. Le desinenze tipiche del 1º gruppo sono: –e all'ablativo singolare. –em all'accusativo singolare maschile e femminile. –um al genitivo plurale. –a nei casi retti del neutro plurale. 2º gruppo: è composto da sostantivi parisillabi e da sostantivi imparisillabi con due consonanti davanti alla terminazione del genitivo singolare. Desinenze caratteristiche del 2º gruppo sono: –e all'ablativo singolare. –em all'accusativo singolare maschile e femminile. –ium al genitivo plurale. –a nei casi retti del neutro plurale. 3º gruppo: è composto da pochi nomi parisillabi, per lo più femminili e da sostantivi tutti neutri, che al nominativo singolare escono in –al, –ar o –e. Desinenze tipiche del gruppo sono: –i all'ablativo singolare. -im all'accusativo singolare maschile e femminile –ium al genitivo plurale. –ia nei casi diretti del plurale.
Particolarità della declinazione
Alcuni nomi parisillabi maschili e femminili con nominativo in -is hanno accusativo singolare in -im e ablativo in -i. Secondo alcune grammatiche questi sostantivi fanno parte di una classe a sé. Si possono inserire in questa classe i sostantivi:
Amussis, is: il traguardo Buris, is: la bure Neapolis, is: Napoli Ravis, is: la raucedine Sitis, is: la sete Tiberis, is: il Tevere Tussis, is: la tosse Vis: la forza (presenta genitivo e dativo singolari assenti sostituiti dai sinonimi roboris e robori e tema plurale in vir-) Inoltre appartengono a questa categoria anche i nomi di città e fiume uscenti, al nominativo, in is. I sostantivi febris (la febbre), puppis (la poppa), turris (la torre), messis (la messe), navis (la nave), classis (la flotta) e securis (la scure) hanno la doppia uscita all'accusativo (-em, -im) e all'ablativo singolare (-e, -i); i nomi ignis (il fuoco), avis (l'uccello), civis (il cittadino), e orbis (il mondo) hanno la doppia uscita solo all'ablativo singolare. Hanno la doppia uscita all'ablativo singolare anche i sostantivi venter (il ventre) e imber (la pioggia).
AGGETTIVI DI PRIMA CLASSE
Gli aggettivi di I classe, in latino, si declinano seguendo il modello dei sostantivi della Prima declinazione latina, per il femminile, e della Seconda declinazione latina, per maschile e neutro. Questi aggettivi sono sempre a 3 uscite e si possono dividere in tre gruppi:
Il primo si declina come bonus, a, um il secondo come miser, misera, miserum il terzo come piger, pigra, pigrum.
AGGETTIVI DI SECONDA CLASSE
Gli aggettivi latini che appartengono alla seconda classe si declinano seguendo la terza declinazione e, più in particolare, utilizzando genitivo plurale in -ium, ablativo in -i e nominativo, accusativo, vocativo neutro plurale in -ia.
Gradi dell'aggettivo
IL COMPARATIVO DI MAGGIORANZA In latino si forma in maniera diversa rispetto all’italiano: in italiano si premette l’avverbio più e l’aggettivo resta inalterato, in latino l’aggettivo si modifica. Il comparativo di maggioranza si forma aggiungendo alla radice dell’aggettivo il suffisso - ior (gen. -ioris) per il maschile e femmnile ) - ius (gen. -ioris), per il neutro .
COMPARATIVO DI UGUAGLIANZA E DI MINORANZA Il comparativo di uguaglianza e di quello di minoranza in latino ed in italiano si formano allo stesso modo.
Comparativo di uguaglianza:
italiano tanto …quanto (oppure così …come ; al pari di ) latino tam … quam (oppure ita… ut ; aeque ac ).
SECONDO TERMINE DI PARAGONE Dopo un comparativo di maggioranza per esprimere il secondo termine di paragone il latino usa due modi: quam e il caso del primo termine ablativo semplice
IL SUPERLATIVO Mentre in italiano si hanno due forme diverse per il superlativo assoluto e relativo , in latino si ha un’ unica forma . Il superlativo latino si forma aggiungendo alla radice dell’aggettivo il suffisso -issimus, issima, issimum.
PRONOMI
Come in italiano, anche in latino i pronomi sono quegli elementi della frase che vengono impiegati in sostituzione del nome (pro nomen, "al posto del nome"),richiamano il nome.
Pronomi Personali
I pronomi personali si possono rafforzare con alcune particelle enclitiche. Ego (plur. nos): pronome personale di prima persona anaforico[1] e riflessivo ("io, noi"); Tu (plur. vos): pronome personale di seconda persona anaforico e riflessivo ("tu, voi"); Is, ea, id: pronome personale di terza persona anaforico ("egli / lui, ella / lei, ciò").
IL VERBO In latino il verbo è quella parte variabile del discorso che indica l'azione senza la quale non è possibile formare una frase. In latino, si distinguono quattro coniugazioni, due diatesi, tre modi, cinque forme verbali nominali e sei tempi.
Il modo
Indicativo: come il corrispondente italiano, è il modo della certezza. In esso si distinguono sei tempi: -Presente; -Congiuntivo; -Imperativo.
Tempi
I modi finiti hanno i seguenti tempi:
-Tempi che si formano dal tema del presente (chiamati anche sistema dell'infectum): Presente: indica azioni contemporanee a chi parla. Imperfetto: corrisponde al tempo italiano e indica azioni che si svolgevano nel passato. Il congiuntivo imperfetto equivale anche al condizionale presente italiano. Futuro semplice: indica azioni che si svolgeranno. -Tempi che si formano dal tema del perfetto (detti anche sistema del perfectum): Perfetto: indica un'azione già svolta e corrisponde al passato remoto, al passato prossimo e al trapassato remoto indicativi, al passato congiuntivo. Piuccheperfetto: è il trapassato prossimo, passato condizionale o trapassato congiuntivo latino. Futuro secondo: è il tempo che indica l'anteriorità temporale di un evento rispetto ad un momento del futuro e in italiano viene espresso dal futuro anteriore.
Il paradigma
In latino, ogni verbo ha un proprio paradigma.Esso è solitamente composto da cinque voci che indicano:
-La prima persona singolare del presente indicativo attivo; -La seconda persona singolare del presente indicativo attivo; -La prima persona singolare del perfetto indicativo attivo; -Il supino attivo del verbo; -L'infinito presente attivo. Nei lemmi dei verbi che si trovano su di un dizionario latino, i verbi sono ordinati secondo la prima persona singolare del presente indicativo attivo e subito segue l'intero paradigma. Dalla prima voce si risale al tema del presente, utile per formare i tempi semplici, dalla seconda e dalla quinta voce si risale alla coniugazione, dalla terza si trova il tema del perfetto, che serve a formare i tempi composti e dalla quarta il tema del supino, indispensabile per i tempi composti passivi.
Le quattro coniugazioni
Le coniugazioni si distinguono, esclusivamente nei tempi derivati dal tema del presente, in base alla vocale tematica e sono: -tema in a, ad esempio laud-are; -tema in ē, ad esempio mon-ēre; -tema senza vocale tematica, con l'aggiunta: -di una ĕ, ad esempio leg-ĕre -di una ĭ, come cap-ĭo (infinito cap-ĕre per analogia: sono i cosiddetti verbi in -io di terza); -tema in ī, ad esempio aud-īre. Tutti i verbi regolari rientrano in una di queste coniugazioni.
COMPLEMENTI IN LATINO
I complementi in latino sono espressi mediante i 6 casi (nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo e ablativo) e l'uso, in alcuni casi, di preposizioni con l'accusativo e l'ablativo.
Il complemento oggetto
Il complemento oggetto è chi subisce direttamente l'azione espressa da un verbo attivo; viene espresso in accusativo. ES. «Dum ambulat, Darius Marium et Fabiam videt.» Se nelle frasi infinitive, che vogliono, come abbiamo visto, il soggetto in accusativo, è presente un complemento oggetto, è preferibile volgere la frase al passivo qualora si possa ingenerare confusione tra gli accusativi del soggetto e dell'oggetto, e se la frase è attiva è meglio porre prima il soggetto e poi l'oggetto.
Complemento predicativo del soggetto.
Il nome del predicato e il complemento predicativo del soggetto, in latino, si rendono con il caso nominativo. Questa costruzione è chiamata doppio nominativo. Es. «Claudia puella est. »
Complemento predicativo dell'oggetto.
Il complemento predicativo dell'oggetto, in latino, si rende con il caso accusativo. Questa costruzione è chiamata doppio accusativo. es. «Comitii Aemilium consulem creaverunt.»
Il complemento di vocazione Il complemento di vocazione esprime l'invocazione a qualcosa o qualcuno, di solito espressa in un inciso. Il suo caso è appunto il vocativo, che può essere preceduto da o oppure oh. Es. «O Claudia, redde mihi cordem!»
I complementi indiretti
-Il complemento di specificazione Il complemento di specificazione esprime un possesso o una precisazione riguardo al nome a cui di riferisce; va espresso in genitivo. -Il complemento di termine Il complemento di termine, che esprime ciò a cui è destinata o a cui si rivolge l'azione, va in dativo. -Il complemento di mezzo o strumento Il complemento di mezzo esprime lo strumento, il mezzo attraverso cui viene compiuta l'azione; ha due forme. Se si riferisce a oggetti inanimati, va in ablativo semplice, cioè senza preposizioni, residuo questo del caso indoeuropeo chiamato strumentale. -Il complemento di modo o maniera Il complemento di modo esprime la maniera con cui è compiuta l'azione. Per esso va usato il costrutto cum + ablativo. Se però è presente un aggettivo, o esso si pone prima del cum oppure quest'ultimo viene omesso lasciando il complemento in ablativo semplice. -I complementi di argomento Il complemento di argomento è utilizzato quando si vuole indicare l'oggetto di cui si parla o si scrive e in italiano risponde alle domande: di quale argomento? intorno a quale argomento? In latino il complemento di argomento si trova espresso con de + ablativo. -I complementi di compagnia e unione Il complemento di compagnia è usato con le persone e gli animali, quello di unione con ciò che è inanimato. In ambedue i casi il costrutto usato è cum + ablativo; possono essere usate le locuzioni prepositive simul cum e una cum, cioè insieme con. -I complementi di argomento Il complemento di argomento è utilizzato quando si vuole indicare l'oggetto di cui si parla o si scrive e in italiano risponde alle domande: di quale argomento? intorno a quale argomento? In latino il complemento di argomento si trova espresso con de + ablativo. -I complementi di agente e causa efficiente Il complemento di agente e quello di causa efficiente sono usati nelle frasi passive e rappresentano quello che sarebbe il soggetto se la frase fosse attiva (mentre il soggetto in quella passiva è l'oggetto di quella attiva). Il complemento d'agente è usato con persone e animali e usa il costrutto a/ab (o abs) + ablativo (a è usato con parole inizianti per consonante, ab e abs con quelle che cominciano per vocale). Il complemento di causa efficiente è usato invece per ciò che è inanimato e va in ablativo semplice. Il complemento di causa esprime il motivo dell'azione; in latino può essere espresso in vari modi a seconda delle circostanze. -I complementi di luogo Il complemento di luogo indica lo spazio dell'azione, e come per l'italiano si divide in quattro tipi. -Lo stato in luogo Il complemento di stato in luogo indica il luogo, reale o figurato, dove si svolge l'azione, rispondendo cioè alla domanda Ubi?. Si esprime con in + ablativo. -Il moto a luogo Il complemento di moto a luogo indica verso dove si svolge l'azione, rispondendo cioè alla domanda Quo?. Va espresso con l'accusativo preceduto da in se si indica un'entrata, da ad se si indica un avvicinamento. -Il moto da luogo Il complemento di moto da luogo indica da dove si svolge l'azione, rispondendo cioè alla domanda Unde?. Si esprime con l'ablativo preceduto da a/ab se c'è un allontanamento, e/ex se c'è un'uscita, de se il moto avviene dall'alto verso il basso (a ed e si usano con parole che iniziano per consonante, ab ed ex con quelle per vocale). -Il moto per luogo Il complemento di moto per luogo indica per dove si svolge l'azione, rispondendo cioè alla domanda Qua?. Si esprime con per + accusativo, anche con i nomi di città e piccola isola, e con domus e rus. Questo costrutto è di solito usato anche per il moto in luogo circoscritto. -I complementi di tempo Il complemento di tempo esprime il tempo dell'azione, e si distingue in determinato e continuato. -Il tempo determinato Esprime il momento dell'azione, e si rende con l'ablativo semplice. -Il tempo continuato Indica che l'azione ha una certa durata. Si esprime con l'accusativo semplice o preceduto dalla preposizione per.
AVVERBI L'avverbio (dal latino ad verbum, "vicino al verbo", calco del greco epìrrhema,[1] επίρρημα ) è una parte del discorso invariabile con funzione di "modificatore semantico". Viene usato per modificare o determinare il significato di altre categorie grammaticali (tipicamente gli aggettivi ma anche altri avverbi) o persino un'intera frase.[2][1] Per la grammatica tradizionale (come attesta l'etimologia), l'avverbio era il modificatore del verbo.
LE PRINCIPALI SUBORDINATE
La temporale all'indicativo Le temporali introdotte da cum più l'indicativo[modifica | modifica sorgente] Un primo modo per esprimere un rapporto di tempo, è quello di utilizzare il cum temporale, con significato di «quando», «allorché», «nel tempo in cui» e può essere seguito da tutti i modi dell'indicativo. Può essere inoltre seguito o preceduto da locuzioni e/o avverbi, quali: nunc, tum, eo tempore.
La proposizione infinitiva La proposizione infinitiva può essere tradotta in italiano con una proposizione soggettiva o con una proposizione oggettiva. Questo tipo di proposizione non utilizza congiunzioni. L'infinitiva presenta sempre: -Soggetto in accusativo -Verbo all'infinito Il tempo dell'infinito è determinato a seconda del rapporto proposizione subordinata/proposizione principale (temporalità relativa), secondo una peculiare consecutio temporum
Proposizione relativa
Una proposizione relativa è una proposizione subordinata alla principale (o reggente); essa, in generale, è introdotta da pronomi relativi (il quale, la quale, i quali, le quali, cui, che, chi). Anche dove può fungere da pronome relativo. La proposizione relativa ha una funzione simile a quella degli aggettivi: può infatti avere valore di attributo o apposizione.
GERUNDIO
Il gerundio è una forma nominale del verbo o sostantivo verbale e corrisponde alla declinazione dell'infinito. L'ablativo, se è semplice, corrisponde esattamente al gerundio italiano; se è accompagnato da preposizione, ha la funzione del complemento indicato dalla preposizione stessa. Il gerundio dei verbi transitivi può avere un complemento oggetto; in tal caso si verifica quanto segue: -in luogo del gerundio si usa l'aggettivo corrispondente, il gerundivo (= laudandus, a, um), e lo si concorda in genere e numero con il suo complemento oggetto; -il complemento oggetto viene attratto nel caso del gerundio.
GERUNDIVO
La costruzione del gerundivo al posto del gerundio è: -obbligatoria con il dativo, con l'accusativo preceduto da ad e con l'ablativo preceduto da preposizione; -preferibile con il genitivo e con l'ablativo semplice; tuttavia in questi due casi si può mantenere il gerundio seguito dal suo complemento oggetto regolarmente in accusativo. Il gerundivo può essere usato anche: -come aggettivo indicante necessità (puer laudandus = un fanciullo da lodare); -come complemento predicativo dell'oggetto o del soggetto dopo verbi che indicano dare, affidare, concedere, mandare, etc., quali do, trado, curo, mitto, praebeo, suscipio, rogo, etc.