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Mahsa Amini
[modifica | modifica sorgente]Mahsa Amini, conosciuta anche come Zina o Jîna Emînî fu una ragazza iraniana arrestata e uccisa dalla polizia per l'uso inappropriato del velo. La sua morte portò all'inizio di numerose proteste contro il governo iraniano.[1]

Biografia
[modifica | modifica sorgente]Mahsa Amini nacque il 21 Settembre 1999 a Saqqez nella provincia di Kurdistan, nella parte nordovest dell'Iran. Il suo nome curdo, usato dalla sua famiglia, era Jina e significava "vita". Mahsa Amini frequentò la scuola secondaria Hajiab e nel 2015 il liceo Taleghani per diplomarsi. Poco prima di morire fu ammessa all'università in Urmia per studiare biologia e diventare dottoressa.
Prima di iniziare l'università andò a Teheran per visitare i suoi parenti e suo fratello e il 13 settembre 2022 venne arrestata all'ingresso dell'autostrada Haqqani dalla polizia iraniana. Al momento dell'arresto la polizia informò il fratello che era con la ragazza che sarebbe stata portata al centro di detenzione e rilasciata un'ora dopo. Amini venne picchiata dalla polizia e quando arrivò alla stazione di polizia svenne. Due ore dopo l'arresto la ragazza venne portata all'ospedale di Kasra. La polizia dichiarò che Amini ebbe un attacco di cuore e un attacco cerebrale. Masha Amini rimase in coma per due giorni per poi morire, ma clinica in cui era stata curata dichiarò che al suo arrivo era già morta cerebralmente. Il 17 settembre il capo della polizia iraniana dichiarò che i motivi dell'arresto di Mahsa Amini erano l'uso inappropriato del velo e i pantaloni attillati. La ragazza riportò numerosi lividi e ferite e le donne detenute con lei dichiararono che era stata brutalmente picchiata per aver resistito agli insulti dei poliziotti che l'avevano arrestata.

Attivismo
[modifica | modifica sorgente]Mahsa Amini fu arrestata dalla polizia morale il 13 settembre 2022 per aver violato la legge obbligatoria sull'hijab (il tradizionale velo islamico) indossandolo in un modo scorretto.
Secondo i racconti dei testimoni, Mahsa Amini fu picchiata duramente dalla polizia morale, questo fu però negato dalle autorità iraniane. In seguito al suo svenimento, fu ricoverata in ospedale, ma morì tre giorni dopo l'arresto.[2]
A Saqquez, nella città in cui viveva Amini, le proteste si fecero sempre più frequenti, fino ad espandersi in molte altre città in Iran. La risposta del governo non tardò ad arrivare: fu vietato l'accesso ad internet per evitare che i video e le immagini delle proteste circolassero online, le città si riempirono di gas lacrimogeni e si arrivò persino all'uso delle armi da fuoco.
Due settimane dopo il funerale, furono uccisi quaranta civili e molti rimasero feriti nel "massacro di Zahedan" conosciuto anche come "venerdì sanguinoso". L'hashtag di Mahsa Amini raggiunse 52 milioni di tweet e all'inizio di dicembre 2022, una vaga dichiarazione fatta dal ministro della giustizia dichiarò che la legge sull'hijab era in fase di revisione e che la polizia morale avrebbe potuto scogliersi. Successivamente la notizia sarebbe stata però rivalutata come una tattica "diversiva" adottata dal regime.
Intorno al 20 settembre in sedici delle trentuno province iraniane vennero trasmessi i video di protesta contro lo Stato iraniano, e sui social venne diffuso che tre persone furono uccise durante una protesta nel Kurdistan. Nel febbraio del 2024, lo Stato aveva arrestato decine di migliaia di manifestanti.
Il simbolo di protesta fu "Donne, Vita, Libertà" che riflette l'idea secondo la quale "i diritti delle donne sono il centro della vita e della libertà". Lo slogan su ampiamente usato nel 2006 nel Movimento di Liberazione Curda[3]. L'origine dello slogan è connessa al nome di Mahsa Amini in Curdo: Jina. Lo slogan non ha come obbiettivo quello di ricevere delle riforme, ma punta piuttosto ad un cambiamento radicale nel governo. Le proteste in seguito alla morte di Mahsa Amini si unirono a quelle precedenti, perciò il loro scopo non fu soltanto l'abolizione della legge riguardante l'hijab, ma anche la fine della polizia morale, del regime teocratico, del Leader Supremo e di porre fine alle violazioni dei diritti umani da parte della polizia morale dell'Iran.
Note
[modifica | modifica sorgente]- ↑ Mahsa Amini, su abilitychannel.tv, Ability Channel, 1/11/2022.
- ↑ Morte di Mahsa Amini, su treccani.it.
- ↑ Movimento di Liberazione Curda, su mondopoli.it.