Confessione di fede di Westminster/19

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[modifica] 19. LA LEGGE DI DIO

1. Dio diede ad Adamo una legge contenuta in un patto d'opere, per la quale Egli vincolò lui e tutta la sua discendenza, ad un'obbedienza personale, intera, rigorosa e perpetua, con una promessa di vita se vi avessero adempiuto, ed una minaccia di morte se l'avessero violata. Contemporaneamente fu data ad Adamo la forza e la capacità di adempier­vi (361).

  • (361) Ge. 1:26,27; 2:17; Ro. 2:14,15; 10:5; 5:12,19; Ga. 3:10,12; Ec. 7:29; Gb. 28:28.

2. Questa legge, dopo la sua caduta, continua a rappresenta­re una regola per­fetta di giustizia e, come tale, fu data da Dio sul monte Sinai nei dieci coman­damenti, e scritta su due tavole (362). I primi quattro comandamenti contengono il nostro dovere verso Dio, e gli altri sei il nostro dovere verso l'uo­mo (363).

  • (362) Gm. 2:25; 2:8,10‑12; Ro. 13:8,9; De. 15:3; 10:4; Es. 24:1.
  • (363) Mt. 22:37‑40.

3. Oltre a questa legge, chiamata generalmente la legge morale, piacque a Dio di dare al popolo di Israele, come ad una chiesa minorenne, delle leggi cerimo­niali che contenevano diverse ordinanze con significato tipologico. Queste ordinanze riguardavano in parte il culto, ed in esse era prefigurato Cristo con i suoi attributi, le sue qualità, le sue azioni, le sue sofferenze, i suoi bene­fici (364). Inoltre esse davano istruzioni intorno ai doveri morali (365). Tutte queste leggi cerimoniali sono state abrogate sotto il Nuovo Testamen­to (366).

  • (364) Eb. 9; 10:1; Gl. 4:1‑3; Col. 2:17.
  • (365) 1 Co. 5:7; 2 Co. 6:17; Gd. 23.
  • (366) Cl. 2:14,16,17; Da. 9:27; Ef. 2:15,16.

4. Al popolo di Israele, come società civile, Egli diede pure diverse leggi giu­diziarie che non sono più in vigore da quando gli ebrei cessarono di essere una nazione. Nessuno è più ora tenuto alla loro osservanza, benché i loro principi generali di giustizia siano ancora validi in campo mora­le (367).

  • (367) Es. 21, 22:1‑29; Ge. 49:10; 1 Pi. 2:13,14; Mt. 5:17,38,39; 1 Co. 9:8‑10.

5. La legge morale è vincolante per tutti, giustificati o no (368), e non soltanto in considerazione del suo contenuto, ma anche per rispetto all'autorità di Dio creatore che l'ha data (369). Cristo, nell'Evangelo, non annulla in nessun modo questa legge, anzi, rafforza notevolmente il nostro obbligo di osservar­la (370).

  • (368) Ro. 13:8,9,10; Ef. 6:2; 1 Gv. 2:3,4,7,8.
  • (369) Gm. 2:10,11.
  • (370) Mt. 5:17‑19; Gm. 2:8; Ro. 3:31.

6. I veri credenti non sono sotto la legge intesa come un patto basato sulle opere, per essere da essa giustificati o condannati (371). Tuttavia essa è loro molto utile come agli altri, perché come regola di vita li informa della volontà di Dio e del loro dovere, guidandoli ed impegnandoli a camminare conformemen­te ad essa (372).

Inoltre essa rivela le contaminazioni peccaminose della loro natura, cuore e vita (373), in modo che essi, usandola per illuminare la loro coscienza, possano giungere ad una maggiore convinzione e ad un maggiore odio del peccato (374), ad una maggiore umiliazione per averlo commesso e ad una consapevole­zza maggiore del loro bisogno di Cristo e della perfezione della sua obbedien­za (375). Inoltre la legge è utile ai rigenerati per contenere la propria natura corro­tta in quanto essa vieta il peccato (376). Le minacce della legge servono a mostrare ciò che i peccati meritano e le afflizioni che essi causano in questa vita anche a chi è stato liberato dalla maledizione e dal rigore della legge (377).

Allo stesso modo le promesse della legge mostrano ai credenti che Dio approva l'obbedienza, e quali benedizioni possano attendersi quando l'osser­vano (378). Non ricevono queste benedizioni per aver osservato la legge come un patto basato sulle opere (379). Se un uomo fa il bene e si ritira dal male soltanto perché la legge incoraggia il bene e scoraggia il male, ciò non vuol dire che egli sia sotto la legge e non sotto la gra­zia (380).

  • (371) Ro. 6:14; Gl. 2:16; 3:13; 44,5; At. 13:39; Ro. 8:1.
  • (372) R­o. 7:12,22,25; Sl. 119:4‑61 Co. 7:19; Gl. 5:14‑23.
  • (373) 7Ro. 7:7; 3:20.
  • (374) G­m. 1:23‑25; Ro. 7:9,14,24.
  • (375) Gl. 3:24; Ro. 7:24,25; 7:3,4.
  • (376) Gm. 2:11; Sl. 119:101,104,128.
  • (37­7) Ed. 9:13,14; Sl. 89:30‑34.
  • (378) Le. 26:1‑14; 2 Co. 6:16; Ef. 6:2,3; Sl. 37:11; Mt. 5:5; Sl. 19:11.
  • (379) Gl. 2:16; Lu. 17:10.
  • (380)­ Ro. 6:12,14; 1 Pi. 3:8‑12; S. 34:12‑16; Eb. 12:28,29.

7. I suddetti modi di usare la legge non sono contrari alla grazia del­l'Evangelo, ma s'accordano perfettamente con essa (381). Infatti lo spirito di Cristo sottomette la volontà dell'uomo e la rende capace di fare liberame­nte e con gioia ciò che la volontà di Dio, rivelata nella legge, esi­ge (382).

  • (381) Gl. 3:21.
  • (382) Ez. 36:27; Eb. 7:10; Ge. 31:33.

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