Analisi numerica/Il problema dell'approssimazione
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Molti problemi matematici possono essere scritti nella seguente forma
dove d è l'insieme dei dati, x è la soluzione e F rappresenta il legame tra dati e la soluzione, i quali, a seconda del problema, potranno essere numeri reali, vettori, funzioni o altri oggetti matematici ancora. Ad esempio, nel problema dell'integrazione numerica, d è costituito dalla funzione integranda f e dall'intervallo di integrazione (a,b), x è il valore dell'integrale, mentre F è la relazione
.
Il problema viene detto diretto se F e d sono noti e x è incognito, inverso se F e x sono noti e d è incognito, di identificazione se d e d sono noti e xF è incognita.
Risolvere numericamente il problema significa costruire una successione di problemi approssimati Fn(xn,dn) tali per cui
quando n tende all'infinito. Si vuole cioè costruire una successione di problemi approssimati la cui soluzione esatta converga, in una norma opportuna, alla soluzione del problema originario. Ovviamente, affinché ciò avvenga, è necessario che
e che Fn approssimi F sempre meglio al tendere di v all'infinito. Più precisamente, si richiede che, se d è un dato ammissibile anche per il problema approssimato, sia verificata la seguente condizione, detta condizione di consistenza:
.
Un metodo che verifica questa proprietà è detto consistente. Se poi vale Fn(x,d) = 0 per ogni n, il metodo viene detto fortemente consistente. Per quanto detto, è evidente che gli unici metodi interessanti dal punto di vista applicativo sono quelli consistenti. Tuttavia, la consistenza da sola non garantisce nulla sulla convergenza della soluzione approssimata a quella esatta. Diremo quindi che un metodo è convergente se
,
dove
è una norma opportuna.
