Teoria dei segnali/Segnali

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Al giorno d' oggi un gran numero di applicazioni, in particolare nel settore tecnologico, richiedono il trattamento di segnali, generalmente elettrici, che seguono l' andamento della grandezza fisica analizzata.

Il campo medico, lo studio dei fenomeni sismici e la meccanica sono chiari esempi di reparti che trattano l 'informazione interessata in un' informazione elettrica; analizziamo ad esempio un possibile schema a blocchi (tecnicamente detto catena di acquisizione), molto generale, di una registrazione audio di un cronista:

Il suono di una persona viene trasmesso sotto forma di onde di pressione acustiche le quali vengono avvertite dalla membrana del trasduttore, che nel nostro caso sara' un microfono, facendola vibrare proprio in funzione delle onde "sentite". Questo movimento meccanico viene riprodotto sotto forma di grandezza elettrica analogica; a questo punto ci si pone il dubbio se elaborare la grandezza analogica o digitalizzarla: Indubbiamente la grandezza analogica ci consentirebbe la massima qualita' sonora, tuttavia gli algoritmi di elaborazione analogici risulterebbero estremamente complessi e, inoltre, il segnale analogico e per sua natura molto esposto agli errori. Questo processo di conversione da segnale analogico a segnale digitale spetta al convertitore A/D (Analogico/Diig)tale) mediante particolari circuiti detti di Sample Hold; ma questo non e materia di nostra competenza! Dopo l'elaborazione numerica il segnale è pronto; va tuttavia convertito nuovamente in analogico per esser correttamente riprodotto dagli attuatori, che nel nostro caso sono casse acustiche.


In generale possiamo caretterizzare i segnali in:

  • Tempo
  • Ampiezza

Secondo questa caratterizzazione i segnali vengono divisi in Segnali a tempo continuo e Segnali a tempo discreto

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