Grammatica contestuale/La frase

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La frase e i suoi elementi[modifica]

Quali sono gli elementi indispensabili per costruire una frase? Non basta mettere delle parole "insieme" per comporre una frase.

Risulta perciò evidente che non sono frasi le seguenti successioni di parole: dico sette cani che lepri ricorrono le zampino gatta la va tanto lascia lo ladro ci al che

Per comporre una frase che abbia senso compiuto o almeno verosimile, o che comunque "significhi qualcosa", anche a livello fantasioso e immaginario, è necessario combinare le parole in una determinata relazione, in un determinato ordine fra di loro, in modo che ne risulti un senso da un lato stilisticamente accettabile e dall'altro semanticamente e logicamente comprensibile.

Affinché si verifichi questa data condizione, è necessario che in una frase trovino posto almeno due elementi indispensabili:

  1. il soggetto, detto brevemente GN1 ossia gruppo nominale uno.
  2. il verbo, detto anche gruppo verbale o predicato verbale.

Per definire questi due elementi indispensabili di una proposizione consideriamo le seguenti frasi:

  1. Luigi e Maddalena hanno letto su una rivista una poesia interessante.
  2. I poeti, che strane creature, ogni volta che parlano è una truffa.

Le parole sottolineate sono, per ordine di successione, soggetto e predicato verbale.

  • Il soggetto, quindi, è l'elemento che esprime la persona, il concetto, la cosa messa in risalto, esso è quella parola qualsivoglia che indica il "protagonista" della frase: sia uomo, essere animato, cosa, concetto o altro.
  • Il predicato è un'espressione verbale, nella prima frase è costituito dall'espressione hanno letto, nella seconda frase da parlano.

Approfondimento

La seconda frase, presa da Francesco de Gregori, Le storie di ieri; contiene anche un anacoluto esso consiste nella trasformazione di ogni volta che i poeti parlano è una truffa in quando i poeti parlano, i poeti sono strane creature. Possiamo schematizzare l'anacoluto come segue: I poeti parlano - dicono parole / i poeti sono "strane creature" - le parole (di proprietà, di invenzione) dei poeti sono una truffa. Si tratta di una frase complessa.

Per la "grammatica" in sé e per sé sono corrette ambedue le seguenti frasi:

  1. l'uomo paziente mangia la cicoria.
  2. l'agnello feroce mangia il lupo.

Nel primo caso siamo nella "normalità", mentre per la seconda frase: siamo sul piano dell'irreale, dell'incredibile. Sono i piani del realismo e dell'assurdo, dell'eccezionale e del quotidiano. Quindi nelle definizioni, ma anche ordinariamente in qualsiasi sede, non dobbiamo mai confondere involontariamente e senza un motivo valido il "senso" con lo "stile".

La parola: valore e funzione[modifica]

È paradossalmente arduo dare una definizione di quel che chiamiamo parola. Si potrebbe dire che è "quell'insieme di suoni legati fra loro dal senso complessivo e dalla funzione che hanno nel contesto del discorso". Per esempio, la parola mela è costituita dalla sequenza dei fonemi (lettere dell'alfabeto come si pronunciano): m - e - la.

Questi suoni, pronunciati in questo ordine, indicano quel particolare frutto così chiamato: ne sono, insomma, il significante. Il fonema è l'unità minima fonetica, cioè ogni singolo suono di una lingua, indicato con determinate lettere (grafemi, dal greco gràpho ossia scrivo, traccio segni).

  • Nota: Ogni lingua alfabetica ha dei fonemi e dei grafemi particolari.

Ogni parola si divide in morfemi come: lup-o, gatt–o che sono le unità grammaticali minime. Le parole sono classificate a seconda del numero di morfemi che le compongono:

N° morfemi Tipo
Un morfema Monomorfemica
Due morfemi Polimorfemica
Tre morfemi concatenati Polimorfemica
Quattro morfemi concantenati Polimorfemica

Più precisamente una parola si divide in diverse parti, ad esempio nella parola prendiamo, monema di nove grafemi (o lettere) o fonemi (o suoni):

  • prend: monema radice, lessema (ossia, parte significante) o anche detto morfema lessicale.
  • iamo: monema grammaticale (desinenza o terminazione, in certi casi), ossia indicatore della forma della parola: maschile, femminile, singolare, plurale; in questo caso, persona del verbo.

Quindi per le parole, o monemi, soggette a variabilità nella parte finale, si riconoscono più parti:

  • centrale: indica significato.
  • finali: indicano il genere, il numero, in certe lingue il caso, o, per i verbi, il numero e la persona.

Questi sono morfemi e mutano la forma (ossia il significante), non la sostanza (ossia il significato). I morfemi anteposti, ossia situati all'inizio del monema, prima del lessema, sono dei prefissi, ossia particelle messe prima del tema, ad esempio con-catenare, per-correre.

Il morfema lessicale comune, ossia il lessema, portatore del "significato base", rappresenta la parte, il nucleo, della parola che resta dopo aver tolto prefissi e suffissi, ed è la radice della parola (talora coincide con il tema, in casi particolari).

I morfemi aggiunti alla radice si dicono suffissi con termine generico, la parola corr-ent-e ad esempio è costituita da radice + tema, più specificamente morfema lessicale (quindi lessema) + morfema vocale grammaticale.

I morfemi suffissi contribuiscono, come si diceva prima, a differenziare le categorie grammaticali: numero, tempo, persona, modo, genere.

Se il suffisso si unisce direttamente alla radice, la parola può dirsi primitiva. Se si unisce alla radice dopo un altro suffisso, la parola si dice derivata.

L'articolo[modifica]

Vi sono parole che hanno un senso compiuto e altre che servono solo per indicare una funzione, ossia i rapporti fra le varie parole (o monemi), come dei semplici cartellini segnaletici che suggeriscono al lettore un certo modo per interpretare le parole che seguono. Prendiamo l'articolo (meglio detto determinante grammaticale) il: si tratta di una parola senza un senso preciso, serve solo ad indicare e determinare la parola che segue. Quando dico il giardino, la parola il serve per farci intendere che il giardino da essa indicato non è un qualunque giardino, ma uno certo, determinato, distinto da altri; è infatti diverso dire il giardino del sultano da ho visto un bel giardino.

In questa ultima frase si vuole indicare in modo indeterminato e vago un giardino, perciò si usa il determinante un (articolo indeterminativo). Queste parole determinanti, non propriamente significanti, e cioè gli articoli (o determinanti grammaticali) servono per indirizzare genericamente il senso di un'altra parola, restringendo o allargando il campo semantico e logico di un termine.

Consideriamo ora la seguente frase:

Frase l'automobile di Anna Maria è nuova.
Analisi La parola di indica un rapporto di appartenenza, in particolare l'appartenenza dell'automobile, che è di Anna Maria. Questa paroa indica una funzione: "Anna Maria" è in funzione di "automobile".

Le preposizioni[modifica]

Le preposizioni sono anche dette funzionali (o indicatori di funzione), perché collegano, mettono in relazione, indicandone appunto la "funzione", GN con un verbo o GN con GP o GN, GP e frasi tra loro (ossia la congiunzione, che vedremo in seguito).

Si è già osservato che ad un gruppo preposizionale (espansione, complemento, che abbrevieremo con GP) corrisponde, fatta la dovuta trasformazione, a una frase subordinata. Ricordiamo per l'ennesima volta che le frasi subordinate sono introdotte da congiunzioni subordinanti, quindi, sono anch'esse indicatori di funzione, ad esempio:

Frase Non riuscii a scrivere la poesia per mancanza d'ispirazione.
Analisi proposizione principale espansione causale
Frase Non riuscii a scrivere la poesia perché mi mancava l'ispirazione.
Analisi proposizione principale frase espansione causale subordinata

Nel primo caso si ha una frase semplice, nel secondo una frase complessa (Fs + X). L'unione tra Fs e X è resa possibile dal funzionale (o congiunzione subordinativa).

Al contrario delle congiunzioni subordinative, le congiunzioni coordinative uniscono frasi semplici tra loro, formando frasi composte.

Ad esempio:

  • Luigi parla + Luigi cammina = Luigi parla e cammina: trattasi di frase composta con schema Fs + Fs + Fs.

Per tornare al tema di questo paragrafo, chiameremo gruppo preposizionale quell'insieme di parole, collegate dal senso e concordanti fra loro, che siano rette da una preposizione, una sorta di complemento indiretto. Tale gruppo preposizionale risulta formato da: preposizione + GN, e rappresenta una espansione, poiché amplia e arricchisce la presenza semantica di un monema (nome, verbo, aggettivo-modificante) nella frase. Vediamo ora un esempio:

Frase Un uomo corre per la strada.
Analisi GN, o soggetto. Verbo, o verbale. GP, costituito da preposizione + determinante + nominale. In questo caso per la strada ha la funzione di complemento di moto per luogo.

A proposito di questo esempio inseriamo una parte invariabile del discorso che non vedremo in dettagli, si tratta degli avverbi, essi possono avere la stessa funzione del GP, ad esempio nella frase Il treno correva a gran velocità, il GP a gran velocità può essere sostituito dall'avverbio velocemente.

Nominali[modifica]

Esistono altre parole, poi, che hanno un senso autonomo, come: albero, cielo, strada. Questi monemi indicano un oggetto reale, una persona o un'idea astratta, un concetto. Si tratta di nomi e sostantivi, che chiameremo nominali. Essi possono essere sostituiti dai pronomi, che a loro volta sono dei nominali, ad esempio:

  • Catullo vide Clodia e la salutò.: Clodia è sostantivo poiché indica una persona, la è un pronome che vuol dire a lei e sostituisce il sostantivo Clodia, per evitare una ripetizione cacofona.

Le parti del discorso[modifica]

Classificando le parole in base al loro valore e alla loro funzione si è giunti a considerare le cosiddette parti del discorso, che, per accennarle soltanto, sono le seguenti:

  • articolo
  • nome
  • pronome
  • aggettivo
  • verbo

Queste sono parti variabili, in quanto al lessema (tema + radice) possiamo aggiungere dei morfemi (prefissi e suffissi) determinando genere, numero, tempo e modo, come ad una "torre" di computer possiamo aggiungere periferiche accessori per ottenere sofisticati "effetti". Le parti variabili sono suscettibili, quindi, di modificazioni. In tal caso si parla di flessione per aggettivi, nomi, pronomi, e articoli; mentre per i verbi si parla di coniugazione.

Al contrario, le seguenti sono parti invariabili perché non sono modificabili con aggiunte di prefissi e suffissi:

  • avverbio
  • preposizione
  • congiunzione
  • interiezione

Esse possono, al massimo, agglutinarsi o fondersi, con un'altra parola ad esempio:

  • "di" + "il" = del: determinante + funzione grammaticale.

Di seguito una tabella che presenta le principali parti del discorso, associandole alla funzione che svolgono all'interno di un periodo, ricordiamo che i funzionali collegano, mettono in relazione; mentre i modificanti modificano, precisano il senso di un nominale o di un verbale.

Parte del discorso Tipo
Nome nominale
Verbo verbale
Articolo determinante
Aggettivo modificante
Avverbio modificante
Preposizione funzionale
Congiunzione funzionale
Pronome (relativo) funzionale

I sintagmi[modifica]

In una frase possiamo chiamare sintagma (dal greco syntàgma, composizione) i gruppi di parole collegate dal senso e disposte secondo le regole della sintassi, che trovano nel verbo il loro nucleo logico, sintattico e semantico centrale. Sono, quindi sintagmi le seguenti due categorie:

  • gruppo nominale (che abbrevieremo in GN): ogni agglomerato di parole formato dall'articolo (o determinante) + nome, dall'articolo + aggettivo + nome, oppure dall'articolo + nome + aggettivo, o dal solo nome.
  • gruppo verbale (che abbrevieremo con GV): ogni gruppo di parole formato dal verbo + articolo + nome, dal verbo + gruppo nominale o preposizionale oppure infine dal solo verbo.
Sintagma Analisi
Il pioppo determinante + nome
Il verde pioppo determinante + modificante + nome
Il pioppo verde determinante + nome + modificante. Il modificante verde in questo caso è lessicale, poiché modifica proprio in senso lessicale, apportando una direzione precisa al significato del nome.

Analizziamo ora questa frase, come esempio finale:

Frase I contadini abbattono un pioppo
Analisi Lo schema logico di questa frase è: GN + GV, trattasi quindi di frase semplice. I contadini è un GN1 (determinante + nome), abbattono un pioppo è GV (verbo o verbale + determinante + nome), un pioppo è GN2 (determinante + nome) ossia il secondo gruppo nominale, trattasi anche di complemento.

Il soggetto[modifica]

Del soggetto, si è già detto che è quella parola qualsivoglia che indica il "protagonista" della frase: sia uomo, essere animato, cosa, concetto o altro. Prendiamo come esempio questa frase:

Frase ...un cane salta un fosso
Analisi Lo schema logico della frase è: GN1+GV. Un cane è soggetto. Il significato della parola cane è il "protagonista" della frase, che fa da "teatro contestuale".

se dicessimo: un fosso salta un cane..., questa frase suonerebbe strana ed assurda, ma non in un contesto diverso: in una fiaba, ad esempio, sarebbe "possibile".

In latino, o in greco si può mettere il GN2 (complemento oggetto) prima del verbo, ciò perché i casi permettevano di conservare il senso complessivo e lo dirigevano logicamente nella frase.

In latino posso dire: Lupus hominem est/hominem lupus est/est hominem lupus., poiché sarà sempre il lupo a nutrirsi, in questo tipo di indicazione. Essa è una frase semplice costituita quindi da GN + GV. Est, in latino, vale anche "divora, mangia", non solo "è, esiste...". Era l’accusativo hominem che diceva ai latini quale dei due significati dare al verbo, in questo caso.

Molto spesso diciamo che il soggetto compie l'azione, questa non è una affermazione corretta. Se dico: L'uomo è mangiato dal lupocomprendo che "l'uomo" non compie, anzi, è "vittima" dell'altrui azione.

Se dico:

  1. Don Abbondio è vile.
    • Don Abbondio "compie" il significato del GN.
  2. Don Abbondio fu minacciato.
    • Don Abbondio non è "attore" del senso dell'azione, lo è solo "grammaticalmente".

Egli è il protagonista, la "parola" (nome proprio, qui), messa in rilievo, proposta dall'attenzione dell'ascoltatore/lettore o meglio ricevente (ossia il destinatario del messaggio).

Quindi diremo che il GN 1 (soggetto, secondo la tradizione tassonomica grammaticale) è quella parola che viene messa in risalto, in evidenza, quale protagonista della frase (teatro contestuale), e che concorda con il verbo. Ciò vale nei casi in cui il soggetto sia espresso, ossia quando la frase non sia imperniata su un verbo, o un'espressione, impersonale (ad esempio: piove, è giusto fare così) oppure quando il soggetto non sia sottinteso.

A volte in un enunciato può essere posto un GN il cui nome è legato al verbo nel numero e nella persona. Tale nome, se si tratta di un nome, perché può essere un monema appartenente ad altre categorie, un aggettivo, un verbo, un avverbio, un articolo e così via, è il soggetto del verbo. Esso costituisce un sintagma che chiamiamo gruppo nominale 1 (GN1).

Di solito, nella lingua italiana, mettiamo questo gruppo prima del verbo, ossia rendiamo una parola protagonista della frase e la leghiamo al verbo. In taluni casi, come nell'anacoluto (dal greco anakolouthòs = senza collegamento), accade che il GN2 (detto comunemente complemento oggetto) precede il GN1 (soggetto), che però riafferma la sua natura di protagonista riagganciandosi con un pronome (nominale sostitutivo) al GN2.

Ad esempio:

Frase "Coloro che tramontano, io li amo con tutto il mio amore: perché passano all'altra riva..." (F. Nietzsche, Also sprach Zarathustra, Adelphi a.c. G. Colli, pag. 244)
Analisi Coloro che tramontano è un GN2, io li è un pronome (nominale sostitutivo). Questa frase merita un'analisi più approfondita che affronteremo di seguito.

In questa frase il GN1 (soggetto) è il pronome personale "io". Un pronome sostituisce un nome, ed è quindi un nominale sostitutivo.

La frase è una trasformazione della frase complessa: Sono Zarathustra ed amo... coloro che tramontano...con tutto il mio amore...perché passano all'altra riva (perché passano all'altra riva è una frase subordinata quindi un'espansione di tipo causale).

Il pronome relativo (indicatore di funzione) "che" collega due frasi subordinandone una:

  1. quelli tramontano
  2. quelli passano all'altra riva
  3. Zarathustra ama
  4. Io sono Zarathustra
  • Io amo quelli - amo quelli che passano - all'altra riva.
  • Amo quelli che tramontano-Perché passano all’altra riva.

"Perché" è congiunzione e indica una funzione causale, esso è un indicatore di funzione e come tutte le congiunzioni subordinative, introduce una subordinata (l'espansione frase corrisponde ad una espansione "complemento", ma contiene un verbo in più).

Le espansioni complemento sono introdotte da funzionali preposizioni e sono gruppi preposizionali (che di seguito abbrevieremo in GP). Le espansioni frase sono introdotte da congiunzioni subordinative.

Le altre congiunzioni - quelle coordinative - servono a collegare tra loro frasi semplici (indipendenti, primarie, principali) o frasi\espansione (subordinate).

Il verbo[modifica]

Il verbo è quella parte del discorso che indica l'azione compiuta dal soggetto (anche se più avanti vedremo che a volte il soggetto subisce l'azione) e viene anche detto verbale (o predicato verbale).

Oltre che dal predicato verbale, il soggetto (la parola in primo piano), "protagonista contestuale" può essere accompagnato dal predicato nominale, in questo caso gli si attribuisce una qualità, uno stato particolare d'essere e di esistere. Per comprendere la differenza tra predicato verbale e nominale esaminiamo la seguente frase:

  • L'Italia è una repubblica: il verbo (VR) essere appare unito ad un nome, chiamiamo l'espressione è una repubblica predicato nominale. Ê (3a pers. sing. indicativo presente, voce del verbo essere) in questa frase qui è copula, ossia "unione, legame", senza un suo proprio e preciso significato o valore semantico (come i verbi, detti appunto servili, potere, dovere, volere, solere). Una repubblica è il nome del predicato.

Un caso identico sarebbe se dicessimo:

  • L'Italia è bella.: È, copula; bella, nome del predicato; È bella, predicato nominale che è più corretto chiamare modificante nominale.

Se invece dico l'Italia è in crisi uso il verbo "essere" con il significato di trovarsi, essere situato: l'Italia si trova in una seria crisi economica. Quindi il verbo essere può ricoprire la funzione di copula e reggere un predicato nominale, oppure verbo, con il senso di "esistere, trovarsi, esser situato", e di conseguenza unirsi ad un GP (gruppo preposizionale o complemento).

Tra le cose che abbiamo sorvolato riguardanti il verbo, sono di nota le seguenti: il verbo essere e avere si dicono ausiliari, mentre i verbi servili e fraseologici sono modalità perché precisano un rapporto logico fra GN1/GN2 e modificante nominale (anche detto nome del predicato) o fra GN1/GN2 e verbale.

Di seguito un esempio di coniugazione di un verbo della prima coniugazione:

Persona Forme personali
Io cant-o
Tu cant-i
Egli/Ella cant-a
Noi cant-iamo
Voi cant-ate
Essi cant-ano

L'aggettivo[modifica]

Gli aggettivi sono monemi che si aggiungono ai nominali (nomi) per precisarne il senso. Essi sono determinanti lessicali, o lessemi modificanti in quanto apportano una modifica, una precisazione ad un nominale. Ad esempio, il cielo può essere: coperto, nuvoloso, celeste, arancione, azzurro, lontano ecc... Gli aggettivi sono anche delle espansioni come i complementi, perché dirigono, fanno espandere in una direzione il senso d'un nominale. Ad esempio, un cane può essere: bello, feroce, mansueto, di tipo belga, di Mario, da guardia, ecc...

Esaminiamo le frasi:

  1. un grande albero fu abbattuto: GN + GV.
  2. un frondoso albero fu abbattuto: GN + GV.

Grande e frondoso sono espansioni, ovvero subordinati o dipendenti concettualmente di "un albero", che è il centro del GN, infatti possiamo eliminare questi due aggettivi o attributi, che sono determinanti o modificanti lessicali. Gli articoli sono determinanti grammaticali poiché accompagnano il nominale collocandolo grammaticalmente, senza modificare il significato, senza "turbare" la struttura della frase.

Ecco un esempio della declinazione dell'aggettivo buono/a:

Singolare Plurale
Maschile buon-o buon-i
Femminile buon-a buon-e

Le congiunzioni[modifica]

Le congiunzioni (o funzionali) coordinanti uniscono anche, oltre a frasi, gruppi nominali e preposizionali.

Ad esempio:

  • Ho incontrato Carlo e suo fratello
  • Non ho visto né tuo padre, né tua madre.

In questa tabella presentiamo le congiunzioni coordinanti o coordinative principali:

Congiunzioni coordinanti Esempi
Copulative e, anche, pure, né, neanche, neppure, nemmeno.
Disgiuntive o, oppure, ovvero.
Avversative ma, però, anzi, invece, pure, peraltro, tuttavia.
Dimostrative o dichiarative cioè, infatti, difatti.
Conclusive dunque, pertanto, perciò, quindi, sicché.
Correlative e...e; sia...sia; tanto...quanto; così...come.

Nota: occorre ricordare che queste congiunzioni uniscono solo frasi o proposizioni principali, quando uniscono delle frasi.

Osserviamo ora quest'altra frase: non uscimmo di casa per la pioggia, il gruppo preposizionale per la pioggia è un "subordinato", una espansione che "arricchisce" il senso della enunciato-base, (noi) non uscimmo; "di casa" è complemento di moto da luogo, espansione del verbo. Al posto dell'espansione per la pioggia possiamo immaginare una frase intera, che sarà anch'essa in un rapporto di subordinazione rispetto all'enunciato base (o centrale).

In questo caso avremo una espansione formata non da un semplice avverbio o aggettivo o GP (gruppo preposizionale), ma da una frase vera e propria, che chiameremo porposizione subordinata (espansione frase). La frase da cui dipende si chiamerà proposizione principale o reggente, o in qualunque altro modo equisemantico.

La frase:

  • non uscimmo di casa per la pioggia: gruppo preposizionale + complemento di causa.

Diventa:

  • non uscimmo di casa perché pioveva: espansione frase causale del GP (complemento) per la pioggia.
Frase Mario si alzò nonostante la febbre
Analisi Lo schema logico della frase è: GN+GV+GP. Il GP nonostante la febbre può essere sostituito con una frase subordinata, previa l'aggiunta d'un verbo: Mario si alzò, sebbene avesse la febbre, che è frase complessa (o periodo) composta da Mario si alzò (proposizione principale, frase semplice) e sebbene avesse la febbre (proposizione subordinata alla principale, concessiva).
  • Nota: le frasi o proposizione subordinate sono introdotte da parole "invariabili", senza indicare morfematici di genere, numero, tempo, modo e persona, che chiamiamo congiunzioni subordinative (o indicatori di funzione subordinata), in quanto subordinano una frase, indicano un suo rapporto di dipendenza da un'altra.

Le principali congiunzioni subordinative sono riepilogate nella seguente tabella:

Congiunzioni subordinative Esempi
Finali affinché, acciocché, che, perché, per.
Consecutive tanto da, talmente da, tanto che, cosicché, sicché.
Causali perché, giacché, che, siccome.
Temporali quando, che, allorquando, finché, mentre, allorché, dacché.
Concessive sebbene, nonostante, benché, quantunque, allorché.
Dichiarative che, di.
Interrogative e Dubitative che, se, perché, quando, come.
Modali come, siccome, quasi, comunque.
Eccettuativa fuorché.
Comparativa come, siccome, piuttosto che, più che, tanto che.

Tipologia di frase[modifica]

Possiamo dividere ogni enunciato (periodo e discorso fra due punti) in parti corrispondenti ciascuna ad un gruppo verbale accompagnato da sintagmi (o gruppi) nominali e preposizionali subordinati (ossia dipendenti) e comunque legati ad esso, chiamiamo frase ognuna di queste parti. Le frasi in genere sono separate da breve pause segnate dalle virgole e sono unite da congiunzioni coordinanti che sono indicatori di funzione coordinata.

Ad esempio se unisco tra loro di notte dormo e sogno esse sono due frasi semplici coordinate e perciò costituiscono una frase composta. Potrei aggiungere la frase subordinante perché amo riposarmi pensando alla frase di notte dormo e sogno (trattasi in questo caso di proposizione reggente o principale come si preferisce nominarla).

In questo caso, perché è un "indicatore di funzione", introduce una subordinata che arricchisce il "senso" della principale (di notte dormo) coordinata con l'altra frase semplice (anch'essa "principale", ma aggiunta) e sogno.

Approfondimento

Sono molto usate nel linguaggio parlato le frasi a schema minoritario, ossia a schema abbreviato, perché s'intuiscono gli elementi sottintesi già precedentemente pronunciati o facilmente ricostruibili. Esempi di frasi a schema minoritario sono:
  • Enunciati derivanti da trasformazioni esclamative: pronto!, al diavolo!, povero me!, che derivano da frasi come io sono pronto, e così via.
  • enunciati usati nelle risposte, ove si sottintendono gli elementi intuibili: Dove vai?, a scuola!.
  • I titoli, i cartelli pubblicitari, le insegne: più facile, sarà difficile, così bianco che più bianco non si può, chi vespa mangia le mele.
  • Enunciati emessi in momenti di fretta o di concitazione: quella sciagurata!!, un serpente!... e così via.

La frase semplice (che abbrevieremo in futuro con Fs) può essere rappresentata con la formula: Fs = GN + GV.

Il GN (sigla con cui abbrevieremo il soggetto) è un insieme di parole che si appoggiano alla "parola centro", a quella che indica il "protagonista" della frase, il soggetto, mentre il GV (sigla con cui abbrevieremo i vari complementi) è un insieme di parole che dipendono dal verbo.

Per esempio:

Frase Il cappotto di Antonio è molto bello.
Analisi GN + GP (espansione) + V + modificante nominale

La frase complessa è invece costituita da un enunciato principale e da uno dipendente (o subordinato), che rappresenteremo con una X. Ripetiamo che la "formula" della frase complessa è Fs + X.

Ricaviamone una frase complessa:

Frase Il portiere si lanciò sull'avversario per fermarlo.
Analisi Si tratta di una frase complessa (Fs + X): "il portiere" (GN), "si lanciò sull'avversario" (GV). GN + GV costituiscono la nostra frase semplice. X è rappresentata da "per fermarlo" (espansione finale implicita): "per" (indicatore di funzione), fermare (verbale), lo (quello, GN).
Frase Oggi non esco perché piove.
Analisi Si tratta di una frase complessa (X + Fs): "io" (GN), "oggi non esco" (GV, principale negativa), "perché piove" (X, subordinata causale esplicita).
  • Nota: la subordinata può anche trovarsi prima della principale: "quando piove, mi sento triste".

Talora la frase espansione subordinata si trova inserita fra GN e GV, ad esempio:

Frase l'attore, per essere più chiaro, ripeté la battuta...
Analisi Si tratta di una frase complessa (che abbrevieremo con Fc)= GN + X + GV.

Riassumendo, abbiamo tre tipi fondamentali di frase:

  1. frase semplice: è detta anche indipendente, perché ha senso compiuto.
    • GN + GV = Luigi legge
  2. frase composta: è formata da più frasi semplici fra loro coordinate.
    • GN + GV + FUNZ. + GN + GV = Luigi scrive e legge.
  3. frase complessa: è formata da una proposizione principale (Fs) e da una espansione frase (proposizione subordinata).
    • GN + GV + X = Mara legge il giornale mentre Luigi dipinge.
    • X + GN + GV= Mentre Luigi dipinge, Mara legge il giornale.
    • GN + X + GV = Mara, mentre Luigi dipinge,legge il giornale.

I tipi più frequenti di subordinate (frase espansione) sono i seguenti: soggettiva, finale, causale, concessiva, temporale, iinerrogativa, consecutiva, condizionale, comparativa, relativa.

In genere la frase espansione subordinata prende il nome dalla congiunzione indicatore di funzione (funzionale) che la introduce.

Frase complessa[modifica]

Essendo la frase complessa una struttura abbanstanza difficile da comprendere, la esamineremo in maniera più chiara in questo paragrafo. Si veda la frase d'esempio e le sue possibili varianti:

Frase Paul giovane di Liverpool, e John, suo concittadino, cantano.
Analisi "Cantante" e "appartenente" possono anche essere considerati participi sostantivati.
Proposizioni Tipo
  • leggo, affinché (io)impari
  • leggo per imparare
frase espansione finale
  • leggo perché imparo
  • leggo giacché imparo
  • leggo siccome imparo
frase espansione causale
  • leggo quando imparo
  • leggo finché impari
frase espansione temporale
  • leggo tanto così da imparare
  • leggo in modo tale che impari
frase espansione consecutiva
  • leggo se imparo
  • leggo a patto che impari
frase espansione condizionale

Chiamando X la frase espansione condizionale possiamo scrivere la seguente formula: frase complessa = GN + GV + X.

  • Nota: la frase espansione può essere implicita se ha il verbo all’infinito, al participio o al gerundio, esplicita se ha invece il verbo all’indicativo, al congiuntivo o al condizionale.

Frase attiva e frase passiva[modifica]

Il soggetto, nella frase attiva, spesso indica chi "compie" un'azione come, ad esempio, Luigi legge, ma non sempre come nei seguenti casi:

  • Luigi prese il raffreddore
  • Matteo non partì

Luigi e Matteo, più che agire in senso proprio, subiscono, vivono uno stato o un evento dinamico e non compiono una azione consapevole.

Nella frase passiva, il soggetto finisce col subire l'azione ad esempio: Catullo fu abbandonato da Lesbia., ma nella frase Euridice fu rimpianta da Orfeo..., il piano grammaticale dice come "Euridice" subisca, mentre il senso ci fa intendere come Orfeo agisca spinto dalla costrizione e dal dolore.