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Macroeconomia/Introduzione

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Gli economisti convergono tutti sull'importanza di tre situazioni, sebbene vi siano differenze anche notevoli sul modo in cui gli economisti dovrebbero raggiungere i risultati che si sono proposti. Ad ogni modo gli obiettivi macroeconomici principali sono:

  • Crescita economica
  • Piena occupazione
  • Stabilità dei prezzi

Crescita economica

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La crescita economica viene misurata dagli economisti attraverso un indicatore detto "PIL" (acronimo di Prodotto Interno Lordo). Tale indicatore misura la crescita economica del sistema preso in considerazione, e può essere visto sotto due profili che sono complementari, ma che portano allo stesso risultato. Può essere visto come l'insieme di tutti i consumi e degli investimenti, oppure come la somma di tutti i redditi più i profitti.

Regole di calcolo del PIL

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Sommare beni non omogenei
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Per sommare beni non omogenei dobbiamo tener conto del valore finale di ogni categoria di beni presi in considerazione. Ad esempio, ipotizziamo che nel nostro sistema economico vi siano soltanto arance e banane, e ipotizziamo che il prezzo finale delle arance sia di 1,00 € mentre quello delle banane sia di 1,50 €; ipotizziamo infine che nel nostro sistema economico si producano 10 arance e 5 banane. In questo caso il pil verrebbe calcolato in questo modo:

Apporto delle arance al PIL: (10 x 1,00) = 10 € Apporto delle banane al PIL: (5 x 1,5) = 7,5 € PIL = 10 + 7,5 = 17,5

La vendita (e quindi l'acquisto, a seconda di come si consideri il PIL) di beni usati non viene calcolata nella determinazione del PIL, in quanto la vendita di un bene usato non produce nuova ricchezza, ma non è altro che un trasferimento di ricchezza da un soggetto ad un altro.

Beni intermedi e valore aggiunto
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Un'altra importante regola di cui tener conto nel calcolo del PIL è quella che stabilisce che il PIL può essere calcolato come somma dei beni e servizi finali, o come somma del valore aggiunto di tutti i beni e servizi intermedi. Tale differenza si capisce bene attraverso un esempio: ipotizziamo che un pacco di sigarette costi 5,00 €, e che nel nostro sistema economico se ne vendano 10, allora se calcoliamo il PIL come somma del valore dei beni e servizi finali avremo:

Apporto delle sigarette al PIL: (5 x 10) = 50,00 €

A questa cifra si sarebbe potuti arrivare anche calcolando il valore aggiunto di ogni produttore della catena che porta al prodotto finito, cioè avremmo potuto calcolare il valore aggiunto del produttore di tabacco, che vende il suo tabacco al prezzo ipotetico di 1,00 €. Poi avremmo potuto calcolare il valore aggiunto del distributore di tabacco, che vende il tabacco acquistato alle case produttrici di sigarette ad 1,80€ (con valore aggiunto di 0,80 €), avremmo potuto calcolare poi il valore aggiunto delle case produttrici di sigarette che vendono il tabacco acquistato (dopo averlo lavorato) ai rivenditori al prezzo ipotetico di 3,80 € (con valore aggiunto di 2,00 €); infine avremmo potuto calcolare il valore aggiunto del rivenditore di sigarette, che vende le sigarette al prezzo finale di 5,00 € (con valore aggiunto di 1,20 €). Sommando tutti i valori aggiunti evidenziati in grassetto avremo:

Apporto delle sigarette al PIL: (1,00 + 0,80 + 2,00 + 1,20) * 10= 50,00 €

Siamo arrivati allo stesso risultato, utilizzando però i due approcci diversi inizialmente evidenziati.

Servizi abitativi
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I servizi abitativi vengono computati nel PIL anche per quei soggetti che vivono in una casa di proprietà. In questo caso, anche se non vi è un passaggio tangibile di denaro (dall'affittuario all'inquilino) viene calcolato un canone medio, in base alla dimensione dell'abitazione considerata.

PIL reale e PIL nominale

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Un'altra importante considerazione va fatta sul PIL reale. Il PIL nominale risente dell'effetto dell'inflazione, e quindi rende meno attendibili le informazioni che l'indice fornisce sull'effettiva crescita di una società. Ad esempio, ipotizziamo nuovamente il nostro sistema economico in cui si producono 10 arance al prezzo di 1,00 € e 5 banane al prezzo di 1,50 €. Come avevamo già visto:

Apporto delle arance al PIL: (10 x 1,00) = 10 € Apporto delle banane al PIL: (5 x 1,5) = 7,5 € PIL = 10 + 7,5 = 17,5

ipotizziamo adesso che l'anno successivo (n+1) la produzione rimanga invariata (10 arance e 5 banane) ma che i prezzi aumentino di 0,50 € sia per le arance che per le banane; avremo così:

Apporto delle arance al PIL: (10 x 1,50) = 15,00 € Apporto delle banane al PIL: (5 x 2,00) = 10,00 € PIL = 15,00 + 10,00 = 25,00

Vediamo come il PIL nominale sia aumentato di 7,5 € senza che vi sia stata una crescita effettiva (reale). Per questo motivo gli economisti ritengono sia più attendibile l'indice del PIL reale, che consiste nel calcolo del PIL prendendo in considerazione un anno base (che può essere cambiato dopo un intervallo di anni, ad esempio 5, oppure può essere cambiato a catena, utilizzando come anno base ogni anno successivo, ad esempio, per l'anno n+1 si utilizzerà l'anno n; per l'anno n+2 si utilizzerà l'anno n+1 e così via).

Avremo dunque:

PIL nominale = p x q

PIL nominale = p(base) x q

dove p è il prezzo di un bene all'anno n, p(base) è il prezzo di un bene all'anno base e q è la quantità del bene.

PIL nominale= PIL reale x [p/p(base)]

il rapporto [p/p(base)] è detto deflatore del PIL, ed è utile per calcolare sinteticamente il PIL reale:

PIL reale = PIL nominale x deflatore del PIL

PIL visto come spesa

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Y = C + I + G + NX

dove Y = spesa (o reddito, a seconda del punto di vista, ma in questa sede consideriamo la Y solamente come spesa) C = consumi I = investimenti G = spesa pubblica NX = esportazioni nette (E - M)

Piena occupazione

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L'occupazione di un Paese è misurata dal tasso di disoccupazione. Tale tasso, e la mancanza di occupazione da cui deriva, sono molto importanti ai fini economici in quanto spiegano, per diversi motivi, l'andamento economico di una società. Un tasso di disoccupazione troppo alto, infatti, evidenzia il fatto che il sistema produttivo di un Paese non è adeguato, in quanto molte persone che vorrebbero lavorare, non possono farlo, e dunque non possono contribuire ad un aumento della crescita economica (PIL). Inoltre la disoccupazione può avere forti effetti sociali. Infine può dar vita ad una flessione dei consumi ed innescare un meccanismo che porta il ciclo economico verso la recessione.

Misurare il tasso di disoccupazione

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Le statistiche dividono i soggetti in età lavorativa in tre macro-classi; possiamo avere soggetti:

  • Occupati
  • Disoccupati
  • Non appartenenti alla forza lavoro

L'appartenenza ad una di queste tre categorie può dipendere da criteri differenti (ad esempio i non appartenenti alla forza lavoro sono coloro che non vogliono un'occupazione, ma anche coloro che pur volendola hanno smesso di cercarla).

Per calcolare il tasso di disoccupazione, dunque, procediamo nel modo seguente:

Forza lavoro = [numero occupati + numero disoccupati]

Tasso di disoccupazione = [Numero disoccupati / Forza lavoro ] x 100

Stabilità dei prezzi

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Un'inflazione troppo accentuata può portare anch'essa a recessioni economiche e a problemi sociali forti, è per questo che i macroeconomisti propongono soluzioni per monitorarla e correggerla. In alcune occasioni, l'inflazione ha toccato livelli record, con tassi di inflazione a tre o anche a quattro zeri.

L'indice maggiormente utilizzato per determinare l'inflazione è l'IPC (Indice dei prezzi al consumo), che si trova anche con l'acronimo CPI (dall'inglese).

Calcolo dell'IPC

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Per calcolare l'Indice dei Prezzi al Consumo si tiene conto della variazione dei prezzi dei beni rispetto ad un anno base (periodicamente aggiornato).

IPC = {[( Q(a) x P(a) ) +( Q(b) x P(b) )] / [( Q(a) x P(a)base ) + ( Q(b) x P(b)base )]}

14:55, 11 lug 2011 (CEST)