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Utente:Xinstalker/sandbox3

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Il carattere cinese dào. Il carattere 道 significa "via", ma anche "percorso". A partire dalla Dinastia Zhou orientale (770-256 a.C.) ha iniziato a significare la "via corretta" o la "via naturale". Ma anche "mostrare la via" quindi "insegnare", "metodo da seguire" e infine "dottrina". Nei Lúnyǔ ( 論語) di Confucio si dice che uno Stato "ha il 道 se è ben governato" o anche che il "re dedica sé stesso al 道". Da notare che il carattere 道 si compone di 首 ( qiú "testa" quindi "principale") + una variante del carattere 止 ( zhǐ nel significato arcaico di "piede") combinata con 行 ( xíng, "percorrere"): quindi "incedere sul percorso principale".
Il carattere cinese dào con il suo ordine di scrittura.

Con il termine di coniatura occidentale Daoismo (oppure Taoismo)[1] si indicano più aspetti della cultura filosofica e filosofico-religiosa cinese difficilmente definibili e omologabili:

« Definire il Daoismo non è un compito facile, perché durante tutta la sua storia questo sistema filosofico e religioso ha assunto aspetti profondamente diversi »
(Farzeen Baldrian)

Origini del pensiero filosofico e religioso indicato come "Daoismo"

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Le dottrine filosofiche, mistiche e religiose del cosidetto "Daoismo" sorgono nel Periodo dei regni combattenti (453-221 a.C.) e sono inserite nelle Cento scuole di pensiero.

I catalogatori della dinastia Han (漢朝, 206 a.C.-220 d.C.) ebbero non poco imbarazzo nel tentare di organizzare una così disorganica produzione letteraria. Diversamente dai "classici" confuciani questi testi furono per loro difficilmente classificabili. Secondo Farzeen Baldrian tale difficoltà emerge in modo evidente sia nello Shǐjì (史記, Documenti storici) opera del daoista Sīmǎ Qiān (司馬遷, 145-90 a.C.), sia nel Qián Hàn shū (前漢書, Primo Libro degli Han).

Così nello Shǐjì alcuni autori considerati appartenenti ad altre scuole, vengono invece indicati come ispirati dalle sentenze 'daoiste' di Huángdì (黃帝) e di Lǎozǐ (老子): è il caso Hán Fēizǐ (韓非子), il principale pensatore del Legalismo (法家, Fǎjiā) e successivamente indicato come un oppositore del Daoismo. Allo stesso modo opera lo Yìwén zhì (藝文志). Il Guǎnzǐ (管子), ordinariamente considerato un testo di scuola Fǎjiā, contiene alcuni capitoli daoisti e come daoista viene descritto dallo Yìwén zhì.

E' evidente, dunque, che gli autori ritenuti fondanti il "Daoismo" non si consideravano tali e l'attribuzione, spesso contraddittoria di questo o di quell'autore a questa o a quella scuola del pensiero filosofico e religioso cinese appartiene ad una scelta operata da studiosi risalenti ad un'epoca decisamente successiva ovvero al periodo della dinastia Han.

Come ricorda Stephen R. Bokenkamp i cinesi non avevano un termine per indicare le proprie religioni fino all'arrivo del Buddhismo nei primi secoli della nostra Era quando opposero al Fójiào (佛教, gli insegnamenti del Buddha) il Dàojiào (道教, gli insegnamenti del Dao). Allo stesso modo, ricorda Farzeen Baldrian, gli studiosi classificatori del periodo Han indicarono, in modo "mal definito", come Dàojiā (道家, scuola daoista) autori ed opere a loro precedenti.

Mario Sabattini e Paolo Santangelo così concludono:

« Le concezioni che emergono dalle opere taoiste non presentano un carattere univoco; quasi certamente esse abbracciano tendenze diverse che sono andate via via stratificandosi in un corpus di testi, cui solo in epoca successiva si è voluto attribuire la natura di un complesso dottrinario omogeneo. »
(Mario Sabattini e Paolo Santangelo. Storia della Cina. Bari, Laterza, 2000, pag.131-2)
  1. « The English word Daoism, with its nominalizing suffix, has no counterpart in the Chinese language. The term has been used in Western writings on China to refer to a wide range of phenomena. First, scholars employ the term Daoism to designate early philosophical texts classified as representing daojia (schools of the Dao) in early Chinese bibliographic works. Some of these, such as the Dao de jing (The classic of the way and its power), also known as the Laozi after its supposed author, propounded methods of governance based on mystical gnosis, inaction on the part of the ruler, and a metaphysics centered on the concept of the Dao. Others, such as the eponymous Zhuangzi, emphasized mystical union with the Dao and equanimity in the face of death and other natural processes. Second, given the staunch antipathy toward Confucian methods of social organization common to texts classified daojia, the term Daoism has been employed in modern scholarship to mark a wide range of anti-Confucian, utopian, and escapist strains of thought. For instance, eremitic withdrawal from government service, a practice with deep roots in the Confucian tradition, was until recently routinely portrayed as “Daoism. ”Third, and even more loosely, Daoism has been used in works on China to express a sort of free-flowing effortlessness informing individual endeavors, especially the arts of calligraphy, painting, music, and the like. Fourth, Daoism has been used to refer to any Chinese religious practice that is not identifiably Confucian or Buddhist. Fifth, and more strictly, the term Daoism is used by scholars to translate the Chinese term daojiao (literally, “teachings of the Dao”), the closest analogue for our term Daoism. The Chinese, like the Japanese, had no formal name for their native religion until the arrival of Buddhism. The term daojiao was thus fairly widely adopted to distinguish Daoist religious practice from fojiao, “the teachings of the Buddha,” or Buddhism. »
    (Stephen R. Bokenkamp)