Utente:Xinstalker/sandbox41

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Bibliografia utilizzata[modifica]

Fonti seconde[modifica]

Sullo gnosticismo[modifica]

  • Ugo Bianchi (a cura di), Le origini dello gnosticismo. Colloquio di Messina. 13-18 aprile 1966. Leiden, Brill, 1967, 1970.
  • Ugo Bianchi, L'uomo gnostico di fronte al divino e al mondo. in "Crisi rotture e cambiamenti" (a cura di Julien Ries) TAS, vol.4. Milano, Jaca Book, 1995, pp. 143-162
  • Ioan P. Couliano, I miti dei dualismi occidentali. Milano, Jaca Book, 1989.
  • Nathaniel Deutsch, L'immaginazione gnostica. Roma, Arkeios, 2001.
  • Wouter J. Hanegraaff (a cura di), Dictionary of Gnosis & Western Esotericism, Leiden, Brill, 2006.
  • Hans Jonas, Lo gnosticismo. Torino, SEI, 1991
  • Julien Ries, Gli gnostici. Storia e dottrina. Volume IX/1 Opera omnia. Milano, Jaca Book, 2010.
  • Kurt Rudolph. La gnosi. Natura e storia di una religione tardoantica. Brescia, Paideia Editrice, 2000

Sul manicheismo[modifica]

Sui Mandei[modifica]

  • Ethel Stefana Drower, The Mandaeans of Iraq and Iran: Their Cults, Customs, Magic, Legends, and Folklore, Oxford, Clarendon Press, 1937.
  • Edmondo Lupieri, I mandei. Gli ultimi gnostici. Brescia, Paideia, 1993.
  • Jorunn Jacobsen Buckley, The Mandaeans: Ancient Texts and Modern People, London and New York, 2002.

Miscellanea[modifica]

  • Eric M. Meyers (curatore insieme a: William G. Dever, Carol L. Meyers, James D . Muhly, Dennis Pardee, James A. Sauer), The Oxford Encyclopedia of Archaeology in the Near East (5 voll.). Oxford, Oxford University Press, 1977.
  • The Coptic Encyclopedia (8 voll.) (a cura di Aziz S. Atiya). NY, MacMillan, 1991.

Fonti prime[modifica]

Letteratura in lingua copta[modifica]

Per inciso wikipedia non dispone dei caratteri corretti per la traslitterazione dal copto e nemmeno dei caratteri del copto. Quindi mi arrangio con quello che c'è...

  • Traduzione integrale in lingua inglese con testo originale a fronte: The Coptic Gnostic Library — A Complete Edition of the Nag Hammadi Codices (5 voll.). NY/Oxford, Oxford University Press, 1997:
    • Codice I (in passato indicato anche come "Codice Jung" in quanto proprietà dell'Istituto Jung di Zurigo)
    1. Preghiera dell'apostolo Paolo: consiste di 2 pagine considerate il risguardo anteriore di questo codice. Testo originariamente redatto in greco antico (contiene ancora 28 termini di quella lingua) è conservato solo nel testimone in lingua copta, segnatamente in dialetto subachmimico. Siccome la Lettera "apocrifa" di Giacomo era indicata come pagina 1 si è inizialmente ritenuto che tale testo concludesse il Codice I. Indagini successive condotte da Stephen Emmel nel 1976 evidenziarono come lo scriba autore del Trattato tripartito avesse aggiunto questo testo dopo la sua conclusione. Il titolo, seguito da una breve benedizione, è in lingua greca. In parte distrutto ("Preghiera di Pa[olo] Apostolo") si colloca alla fine del testo. Questo testo è generalmente attribuito alla scuola valentiniana in quanto intende il Cristo come immagine del Dio psichico (cfr. A 26-31). Il testo non offre alcuna indicazione per la datazione della sua origine, ma se l'attribuzione alla scuola di Valentino dovesse risultare corretta, può essere datato tra la metà del II secolo e la metà del III. Gli studiosi osservano che il testo in questione conserva una sorprendente somiglianza con le preghiere contenute nel Corpus Hermeticum (cfr. 1.31-32; 5.10-11; 13,16-20), come alle invocazioni rinvenute nei testi magici di provenienza cristiana (cfr. Prima Stele di Seth, 118.30-119.1; VII, 5). Il testo è debitore anche dello stile dei Salmi e delle lettere paoline.
    2. Lettera "apocrifa" di Giacomo (o Epistola "apocrifa" di Giacomo): pp. 1-16. Trattasi di un'opera pseudonima, originariamente scritta in greco e poi tradotta dal greco in copto, segnatamente in dialetto subachmimico . il testo non ha titolo, ma sostiene di essere una lettera scritta dall'apostolo Giacomo, il fratello del Signore, indirizzata a un certo Cerinto (il nome risulta tuttavia illeggibile, quindi il dato è presunto dalle uniche lettere rimaste: [...]thos). La lettera intende introdurre a degli insegnamenti segreti, da qui il termine greco apokryphos ("scrittura segreta") da cui il titolo assegnatogli. Tale apokryphos, redatto secondo l'autore inizialmente in lingua ebraica, è destinato solo a pochi eletti, tra questi solo gli apostoli Pietro e Giacomo, riservando tuttavia la salvezza a tutti coloro che ne recepiscono l'insegnamento. In questo trattato/epistola, Gesù appare ai discepoli 550 giorni dopo la risurrezione, quindi si apparta con i soli Pietro e Giacomo per impartirgli degli insegnamenti segreti fino a quel momento accennati per mezzo delle sole "parabole". Dopo questo insegnamento "segreto", il Cristo sale alla destra del Padre, con Pietro e Giacomo che tentano senza successo di seguirlo. La lettera riprende con gli apostoli eletti, Giacomo e Pietro, che spiegano che il Signore aveva inteso comunicargli questo insegnamento segreto non perché venisse diffuso anche agli altri discepoli, ma per le generazioni future. Questa novità irrita gli altri discepoli che vengono per questo inviati da Giacomo a predicare uno separato dall'altro. Forse lo scopo di questa continuazione è quello di spiegare la ragione per cui questi insegnamenti segreti non appartenevano alla tradizione apostolica e perché, forse, non erano conservati nella letteratura canonica. I discorsi di Gesù in questo materiale sembrano essere più antichi della stessa lettera, forse appartenenti a una tradizione orale e comunque più antichi del loro estensore. L'esortazione ad accogliere il martirio testimonierebbe che appartengono comunque a prima del 314 d.C. Sembra evidente che coloro a cui fa riferimento questa lettera appartengano a una comunità che si distingue dalla grande chiesa cristiana, sembra anche che questa comunità non conoscesse le dottrine della seconda venuta di Cristo e della resurrezione dei corpi alla fine dei tempi, quindi la loro speranza consisteva nell'ascendere in spirito, o in anima, al Regno dei cieli che sentivano immanente in loro stessi. La somiglianza con i "discorsi di addio" del Vangelo di Giovanni, nonché una tradizione dei "detti di Gesù" ancora non codificati, ha fatto attribuire il testo a prima della metà del II secolo.
    3. Vangelo di Verità: pp. 16-43. È un trattato di predicazione, in lingua copta, segnatamente nel dialetto subachmimico, senza titolo che gli è stato successivamente assegnato, come è tradizione per i testi antichi, in base alle prime due parole: ⲠⲈⲨⲀⲄⲄⲈⲖⲒⲞⲚ ⲚⲦⲘⲈ (copto, traslitterazione: p-euanghelion n-tmêe; corrispondente al greco antico: τό εὐαγγέλιον τῆς ἀλήθειας, "Vangelo di Verità")[1]. Va tenuto presente che esso non corrisponde in alcun modo a un "vangelo", anche se non accolto nel canone, in quanto non tratta in alcun modo della vita di Gesù, né dei suoi insegnamenti, né dei suoi incontri o discorsi dopo la sua risurrezione. L'attribuzione degli studiosi è alla scuola valentiniana, potrebbe, addirittura, essere stato composto a Roma dallo stesso Valentino tra il 140 e il 160[2] con un originale in greco antico databile al 150, conservando, peraltro, alcune affinità con il Trattato tripartito.
    4. Trattato sulla resurrezione (anche Lettera a Regino dal nome del destinatario del testo): pp. 43-50.
    5. Trattato tripartito o Trattato sulle tre nature: indicato così in quanto privo di titolo, tratta dei mondi superiori, della creazione e dell'uomo: pp. 51-140.

Note

  1. Già attestato con questo titolo in Adversus haereses di Ireneo, cfr. III, 11, 9: Veritatis Evangelium.
  2. Cfr. Moraldi, VG, 120.

Appunti: ὀμίχλη -> ϩⲗⲁⲥⲧⲛ / 'αἰθάλη

Letteratura in lingua mandaica[modifica]

  • Ginzā ("Tesoro") diviso in yamina (di destra; GR o GY; il più vasto) e smala (di sinistra; GL; più piccolo) detto anche Sidra rba ("Grande libro"). Contiene testi cosmogonici, teologici e rituali. GR contiene 18 testi, GL contiene le parti più antiche, oltre quelle anche i testi sulla morte di Adamo e il destino delle anime dopo la morte. Unica edizione completa in Julius Heinrich Petermann, Thesaurus sive Liber Magnu, vulgo „Liber Adami“ appellatus opus Mandaeorum summi ponderis. Tom.I: Textum continens, Tom. II: Lectiones codd. additamenta et corrigenda continens, Leipzig 1867. Unica traduzione completa in lingua occidentale (tedesco) in Mark Lidzbarski, Ginzā. Der Schatz oder Das große Buch der Mandäer, Vandenhoeck & Ruprecht, Göttingen und J.C. Hinrichs'sche Buchhandlung, Leipzig 1925.
  • Raccolta di testi liturgici detta Qulasta ("Inni di lode", poi "Raccolta degli scritti", manoscritto più antico databile al 1579), in aggiunta Sidra d nišmata ("Libro delle anime", contiene le liturgie per il masbuta), in aggiunta inni per il masiqta tra cui Asut Malkia ("Saluto ai Re"), più altre preghiere e inni. Li troviamo in inglese in Ethel Stefana Drower, Mandaeans. Liturgy and Ritual. The Canonical Prayerbook of the Mandaeans, Leiden, Brill, 1959; in tedesco (ma parziale): Mark Lidzbarski, Mandäische Liturgien, Mitgeteilt, übersetzt und erklärt. Berlin 1920.
  • Drašia d-Iahia ("Libro di Giovanni; anche Drašia d-Malkia, "Libro del Re"; JB) si trova in tedesco in Mark Lidzbarski, Das Johannesbuch der Mandäer, Einleitung, Übersetzung, Kommentar. Alfred Töpelmann, Gießen 1915. I capitolo 18-34 contengono il vero e proprio "Libro di Giovanni", mentre i capitoli 34-35 contengono la "Storia di Miriai". Le altre parti del libro raccolgono il "Libro del Re" e altro materiale, anche antico, aggiunto nel corso dei secoli.
  • Haran Gauaita ("Harran interiore"). Il testo originale con la traduzione in lingua inglese si trova in The Haran Gawaita, and The Baptism of Hibil-Ziwa di Ethel Stefana Drower, edito in Città del Vaticano, 1953. Rappresenta la storia tradizionale dei Mandei.

I mandei[modifica]

Alfabeto mandeo (abaga; ࡀࡁࡀࡂࡀ)[modifica]

Abatur.jpg

Wikipedia non ha i caratteri per la trascrizione del mandaico, 24 lettere, 22 normali, 23 doppia, 24 è sempre . multiplo simbolico di 6. coincidenza con le ore del giorno. Le vocali ci sono non sono segni grafici secondari, sono considerate lettere. Mito: furono scritte sull'abito di Mara d Rabutha (lett. Signore (Mara, cfr. accadico: Marū) della Grandezza (Rabutha):

Occorre scaricare il font "Noto Sans Mandaic". La lingua è di tipo aramaico orientale, ma con delle distinzioni per influssi persiani.

simbolico, magico, sacro

Da Drower (1937) pp. 240 e sgg.

  • = A -> il più alto, la massima Perfezione, Luce, l'inizio e la fine di Tutto. (cfr. Melka d Anhura (Re della Luce, un uthra): esclamò "nessuno è più potente di me!" Ma vide sulle acque le 24 lettere come un ponte su di esse, domandandosi chi le avesse create; «io non l'ho compiuto, ci deve qualcuno più potente di me», le lettere sono autogenerate)
  • ࡁࡀ = (BA) = Ab: "Grande Padre".
  • ࡂࡀ = (GA) Guairill Ishiliha: "Gabriele il Messaggero"; oppure: Gimra anat Gmira : "Perfezione tu sei Perfetta".
  • ࡃࡀ = (DA): Dirka: "Via", "Sentiero", "Norma religiosa" (cfr. anche A Mandaic Dictionary, p.109).
  • ࡄࡀ = (HA): Hiia rbia: "Grande Vita" (Hiia=Vita; cfr. haya in ebraico, hayaat in arabo; rbia=Grande).


(IT)
« Nel nome (B preposizione col significato di "in/nel", šumaihun da šumai-šuma col significato di "con/pertinente al nome") della Grande Vita ( d, 23a lettera dell'alfabeto mandaico, rende in questo caso il genitivo; hiia rbia: hiia, "vita", rba: "grande", "immenso"), quando io (ana), l'apostolo (šliha) della Luce (nhura), il re (malka) recatosi fuori dalla (mn) Luce (nhura), ho portato quaggiù (variante asgit; lka: "quaggiù"), comunione (laupa) e splendore (ziua), »

(MYZ)
« Bšumaihun d-hiia rbia kd ana šliha d-nhura, malka d-mn nhura asgit lka atit laupa uziua »
(Apostolo della Vita (Šliha d hiia), in Ginza yamina, LXIV-LXV)