Claude Monet ad Argenteuil/La prima mostra

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Il 15 aprile del 1874 aprono i battenti della prima mostra, la Società Anonima Cooperativa degli Artisti, riuscendo a battere il Salon aprendo prima, al N°35 del Boulevard des Capucines, nei saloni rivestiti di lana bruno-rossastra che Nadar aveva appena lasciato.

Il pubblico affluì nonostante il pagamento di un franco per l'entrata, medesimo prezzo praticato al Salon Ufficiale; il catalogo costava cinquanta centesimi.

A parte un nucleo di fedeli sostenitori, le persone parteciparono soprattutto per divertimento. La stampa ufficiale per evitare qualsiasi tipo di pubblicità, a un movimento considerato sovversivo per l'ordine morale, evitò qualsiasi commento. Gli altri giornali, nel complesso, si mostrarono più favorevoli ad una mostra indipendente che alla pittura propostagli. Ad eccezione dei pastelli, nessuno dei cinque quadri di Monet viene dimenticato dalla critica. Si costata dalle notizie su Impressione, sole nascente [N. Cat.263], Papaveri ad Argenteuil [N. Cat.274], Navi che escono dal porto di Le Havre [N. Cat.296] e Boulevard des Capucines [N. Cat.293]. Quest'ultima ottenne il primo posto delle citazioni, otto con precisione di cui una in un giornale inglese, con il rassicurante La prima colazione [N. Cat.132] che Monet volle esporre per vendicarsi del rifiuto subito al Salon del 1870.

In questa occasione divenne famosa la critica apparsa sul giornale satirico "Charivari" il 25 aprile del 1874 di Lovis Leroy, intitolato "Espressione degl'impressionisti", una conversazione immaginaria tra due visitatori della mostra: "Ah, era stata una giornata faticosa quando, in compagnia del pittore paesaggista Joseph Vincet, mi avventurai […] alla prima esposizione sul Boulevard des Capucines. Egli vi si era recato senza alcun sospetto. Credeva che vi avrebbe trovato dipinti belli e brutti, probabilmente più brutti che belli, ma certo non quegli insulti all'arte, ai maestri del passato e alla forma. Già, forma e maestri! Sono andati in pensione, mio povero amico! Vi abbiamo provveduto noi! […]. A Monet è stato riservato di assestar loro l'ultimo colpo. 'Ah, eccolo qua!' gli sfuggi davanti al quadro numero 98.'Inconfondibile, il prediletto di papà Vincet! Ma cosa rappresenta? Dia un po’ un'occhiata al catalogo'.'Impressione, sole nascente' dissi io.'Impressione lo sapevo; sono così impressionato che deve trattarsi proprio di un'impressione […]. Che libertà! Che levità di mano! La tappezzeria grezza è più rifinita di questa marina!'".

Il titolo della tela di Monet, che era stato inserito nel catalogo della mostra da Renoir, sarebbe stato adoperato per definire la pittura del gruppo.

Impressione, sole nascente [N. Cat.263]

Impressione, sole nascente [N. Cat.263] fu dipinto nel 1873 da una finestra d'albergo durante il soggiorno a Le Havre.

Dalla foschia grigio-azzurra, appena tinta d'arancio, s'intravede gli impianti del porto di Le Havre. La luce del sole nascente, che appare come una sfera arancione dalla linea dell'orizzonte, si riflette sulle acque portando sul freddo paesaggio il tepore mattutino. Gli unici testimoni di questo momento sono due barche scure ripresi in controluce sul mare.

L'immagine si presenta piatta e il senso di profondità viene suggerito dalla diagonale delle piccole imbarcazioni rese con poche pennellate di colore. Davanti allo spettacolo della natura e ai suo cambiamenti, l'artista non considera più il particolare ma la sensazione dell'insieme. In alcuni punti il colore è applicato con strati così sottili da lasciar intravedere la trama della tela, l'unico colore pastoso che si presenta è il rosso-arancio del sole.

I lavori esposti ottennero una critica acerba per la tematica quotidiana, per non dire banale, paragonata ai soggetti storici cosi lontani dal quotidiano della pittura ufficiale, ma era soprattutto la tecnica e dal formato molto ridotto a destare sconcerto. Le critiche più frequenti battevano sulla mancanza di profondità, sull'esecuzione degli oggetti e alla rinuncia all'uso del chiaro scuro, per modellare le forme, più che per le tonalità inconsuete, luminose e intense.

In questi quadri il procedimento di lavorazione e la trama della tela rimanevano visibili, tanto da spostare l'attenzione dello spettatore dal soggetto all'esecuzione. I pittori mettevano in primo piano lo studio del colore tanto da annullare la resa chiaro-scurale delle forme. Come emerge dai dipinti d'Argenteuil la tavolozza si schiarì notevolmente e la prospettiva si trasformò. Non venivano più utilizzati artifici prospettici ma semplicemente venivano ridotte le dimensioni dei corpi in lontananza e la linea dell'orizzonte si alzò ribaltando i piani.

Lo stile impressionista caratterizzò, sostanzialmente, l'intero gruppo dal 1873 al 1875 arrivando a un temporaneo avvicinamento. Accanto a Monet, a Argenteuil, si trovano per un certo periodo Renoir, Sisley e Manet. Argenteuil segna quindi il periodo di massima espressione dell'impressionismo, ma le mete degli artisti rimanevano profondamente distinte.

Se Monet, Sisley, Pissarro si erano dedicati alla pittura di paesaggio, Degas e Renoir, più portati dai medesimi principi, erano attratti dalla figura umana. Si possono distinguere nella nuova corrente artistica, due tendenze: i pittori paesaggisti-coloristi, tra cui Monet, e il gruppo che faceva a capo a Degas. Fu comunque al movimento nel suo insieme che il Salon dichiarò guerra.

Il bilancio della prima mostra Impressionista fu scoraggiante, nel dicembre dello stesso anno ogni partecipante venne a sapere di dover versare all'associazione ancora 184 franchi. Questa notizia non entusiasmò Monet dato che le entrate del 1874 erano abbondantemente inferiori all'anno precedente. L'impegno per trovare nuovi acquirenti si fece pressante. Jean-Baptiste Faure, il creatore all'Opéra di Parigi, divenne un acquirente insieme al commerciante Ernest Hoschedé, quest'ultimo acquistò Impressione, sole nascente [N. Cat.263] a 800 franchi.

Monet nel gennaio 1874, quando fervevano i preparativi per la mostra, non esitò a lasciare Argenteuil per Le Hevre. Verso la fine dell'inverno si assentò ancora per andare ad Amsterdam, in questo secondo soggiorno in Olanda, confermato da una dozzina di tele non datate, è collocato da alcuni biografi nel 1872 ma da altri, per motivi stilistici, nel 1874.

Dall'esame dei quadri di Amsterdam si nota un grande varietà di effetti e di motivi. Partendo dalla stazione centrale, dove si ipotizza sia stato il suo alloggio, percorre un raggio di 1500 metri delle escursioni tra i canali di Amsterdam. Due quadri con effetto neve ritraggono il paesaggio non lontano dal suo alloggio, uno a ovest della stazione [N. Cat.301] l'altro a sud, all'estremità del Geldersekade [N. Cat.300]. Altre vedute delle vecchie case del quartiere vengono ritratte da Monet, su una di queste si distingue la folcloristica Schreijerstoren, la torre dalla quale una volta le donne venivano a salutare in lacrime la partenza dei loro uomini. Infine, nel corso dei suoi spostamenti lo conducono più a est del solito, salva dall'oblio Il mulino del Onbekende Gracht [N. Cat.302], destinato ai picconi dei demolitori.

Il mulino del Onbekende Gracht [N. Cat.302] è reso con grosse pennellate di colore mantenendo una resa storica precisa, i personaggi che s'intravedono sull'altra sponda, dalla parte del mulino, sono rappresentati come macchie di colore. Il fiume crea la linea diagonale che permette la resa prospettica degli edifici, scomparendo sul lato destro. Il cielo sembra realizzato con una tinta omogenea di fondo con delle macchie orizzontali di colore più chiaro e con l'azzurro. L'acqua invece con la frammentazione dei riflessi per il movimento naturale delle onde, mantenendo l'identificazione degli elementi. Il mulino è circondato da edifici tipici dei Paesi Bassi.

Il secondo viaggio, nei Paesi Bassi lontano dai compagni, costituisce per Monet un periodo di studio e di riflessione nel corso del quale il suo stile si consolida e si arricchisce. Tuttavia, Monet non rinuncia mai a nuove esperienze e nuove ricerche che lo caratterizzeranno per tutta la vita.

A causa della diffidenza della signora Aubry, per il ritardo nei pagamenti dell'affitto, Monet si trova a dover cercare una nuova sistemazione, anche per la necessità di trovare un posto più grande per i quadri, fa decidere il trasloco per il 1° ottobre nella "casa rosa con le persiane verdi" nella quale Cézanne e Chocquet saranno invitati a pranzo nel febbraio del 1876.

Il ponte stradale, Argentuil [N. Cat.312]

Dopo una breve eclisse su Argenteuil, Monet riprende a ritrarre i sui paesaggi che tanto aveva amato. Uno dei soggetti preferiti rimangono i ponti e le barche, riprendendo lo studio e l'amore che lo porta a ritrarre gli effetti cromatici che l'acqua esalta. Il ponte stradale, Argentuil [N. Cat.312], del 1874, ne è un esempio. Questo dipinto ritrae la passeggiata con in mezzo agli alberi la trattoria di campagna che occupa l'antica casa del passatore, sulla destra il ponte in pietra e le barche a vela sulla Senna. Una particolarità di questo dipinto è l'albero di un'imbarcazione, che entra in primo piano nel campo visivo del quadro, senza far vedere la barca. Questo dipinto mostra la casualità del momento della rappresentazione, che gli impressionisti hanno fatto una propria caratteristica.

A mano a mano nei paesaggi di Monet va scomparendo quella modernità che Zola esaltò nel 1868. Monet limita, fino ad eliminare, i pennacchi delle fabbriche e i simboli dell'industrializzazione quando arriva al punto d'intaccare la natura che lo circonda.

È incredibile pensare che in futuro acuisti una casa a Giverny, dove passavano sopra al giardino e alle ninfee quattro treni al giorno.

Manet approfittando dell'ospitalità concessagli dal cugino De Jouy a Gennevilliers si recava fino alla Senna dove incontrava Monet. In questo periodo sia Manet che Renoir si recavano spesso a casa di Monet.

Qui Manet dipinse La famiglia Monet in giardino, a quanto pare non piaceva che Renoir, trovando il tema di suo gradimento, avesse abbozzato la tela dal titolo Madame Monet e suo figlio. In questa occasione, in un momento di esasperazione Manet, sussurrò all'orecchio di Monet: "Quel ragazzo non ha alcun talento! Voi che siete suo amico, ditegli dunque di rinunciare alla pittura!". La frase, riportata dapprima a Vollard, e poi a Marc Elder, non fa onore né alla discrezione di Monet né alla perspicacia di Manet.

Questo non toglie che l'estate del 1874 fu straordinaria, durante la quale Manet, Renoir e Monet, si ritrovarono tutti insieme sotto il cielo dell'Il de France nello stesso giardino fiorito e davanti alla Senna scintillante di pagliuzze d'argento. Un momento storico grazie al convergere del genio dei tre artisti, l'impressionismo raggiunse il suo apogeo.

Monet dopo la partenza dei suoi amici farà il possibile per rimanere da solo in tranquillità. Caillebotte iniziò a comprare quadri del maestro intorno al 1876 e solo dopo anni che Monet si trasferì da Argenteuil iniziò a dipingere a Petit-Gennevilliers. Per questo risulta impossibile il racconto del discepolo che lavora sotto l'ala del maestro.

Il treno nella neve o Treno sotto la neve [N. Cat.356]

Tra la fine del 1874 e l'inizio del 1875 si svolge un'importante campagna d'inverno, durante la quale Monet non si allontana da Argenteuil Effetti di neve, riflessi solari [N. Cat.362] e Il treno nella neve o Treno sotto la neve [N. Cat.356] fanno parte dei dipinti di questo periodo. Il treno nella neve è la tela più conosciuta del gruppo, è caratterizzata dal classico taglio diagonale che in questo caso è tracciato dalle rotaie. Il cielo grigio fumo si fonde con il fumo scuro della motrice del treno, i fari, accesi per la poca visibilità, danno l'impressione di occhi che osservano il tragitto che percorre il treno. Sulla destra, del dipinto, vi è una staccionata che delimita l'isola pedonale, per i passeggeri, e le abitazioni limitrofe, delimitate anche da un filare d'alberi innevati. I passeggeri che stanno salendo sono definiti con veloci tocchi di pennello, fondendoli con l'atmosfera ovattata del paesaggio invernale.

Gli scaricatori di carbone [N. Cat.364]

Un altro dipinto che viene realizzato in questo periodo è Gli scaricatori di carbone [N. Cat.364], che contrariamente a quanto è stato scritto non fu dipinto ad Argenteuil, ma al ponte carrabile di Asnières sulla riva destra della Senna, quella di Parigi. Monet poté osservare dal treno per Argenteuil, i portatori che caricavano le fabbriche del gas di Clichy, di carbone. Un giorno vi ritorna per fissare sulla tela l'allucinante movimento dei trasportatori. Monet con questo dipinto riesce ad esprimere il degrado e la disperazione della macchinizzazione del lavoro degli operai, che camminano su delle passerelle tra le imbarcazioni cariche di carbone e la fabbrica sulla sponda del fiume. Il dipinto ha la linea dell'orizzonte molto alta e il poco cielo visibile è coperto da un'arcata del ponte carrabile, con sopra carrozze e personaggi che lo percorrono. Nel dipinto Monet adotta una tavolozza scura per aumentare la sensazione d'abbandono all'industrializzazione, i personaggi sono resi con veloci pennellate di colore scuro, rendendo solo la sagoma del corpo. Le imbarcazioni cariche di carbone hanno delle rifiniture di colore chiaro che le fanno emergere da dipinto.

Passeggiata, donna con ombrello [N. Cat.381]
Donna con ombrello [N. Cat.382]

In questo periodo Camille e Jaen posano per vari dipinti tra cui Passeggiata, donna con ombrello [N. Cat.381], il cui tema verrà riproposto più volte, e La Giapponese [N. Cat.387], che sarà ultimata l'anno successivo.

L'Europa venne a contatto con la cultura e l'arte giapponese solo nella metà dell'Ottocento, quando il Giappone apre le frontiere al commercio internazionale. Nel 1862 venne aperta a Parigi, in rue de Rivoli, La Porte Chinoise, dove si poteva acquistare stampe ed oggettistica dell'artigianato artistico giapponese. Vi si recavano pittori dell'avanguardia come Monet, Manet, Degas, Whistler o Fantin-Latour, ma anche i letterati divennero loro clienti come Baudelaire, Zola o i fratelli Edmond e Jules de Ganciurt i quali, oltre che introdurre nei loro romanzi tematiche orientaleggianti, contribuirono, con monografie e testi su artisti giapponesi, ad approfondire la cultura orientale.

Anche l'Esposizione Universale del 1867 aveva offerto un'ottima opportunità di contatto con la cultura orientale. Gli artisti iniziarono a collezionare xilografie, oggetti ornamentali, kimono, ventagli, ceramiche e paraventi decorati. Il rapporto di Monet con il Giappone culminò con la creazione di un giardino alla giapponese a Giverny e con una collezione di stampe giapponesi. Monet racconta la scoperta e l'acquisto delle prime stampe giapponesi nel 1852 a sedici anni, ma l'unico riferimento storico attendibile è nell'acquisto di un gruppo di stampe a Zaandam, nel 1871, dove un commerciante di porcellane le utilizzava per avvolgere la merce.

Ricostruendo la storia generale dell'impressionismo, l'avvenimento più importante del 1875 è la vendita pubblica del 24 marzo, destinata a sostituire la mostra del gruppo, non potendo organizzarla. Berthe Morisot, Sisley e Monet risposero favorevolmente a Renoir, che fu l'organizzatore della vendita pubblica. Gli artisti esposero centosessantatré opere all'Hôtel Drouot grazie all'interessamento di M. Charles Pillet, con Durand-Ruel che funse da esperto. La mostra infinitamente più omogenea, che del 1874, provocò, nel pubblico, reazioni ostili di tale violenza che bisognò ricorrere alla polizia per mettere ordine. Spersi nella folla si trovavano anche molti sostenitori: Blémont, Rouart, Charpentier, Hoschedé, Dollfus, Hecht, Arosa.

I prezzi sono deludenti: il più alto, 480 franchi, è pagato dal generoso Hoschedé per un'opera di Berthe Morisot.

L'"utile netto" registrato sul libro dei conti di Monet è di 2.825 franchi, riguarda unicamente le tele che il pittore non fu costretto a riacquistare, sia direttamente, sia grazie agli uffici di Durand-Ruel.

Quanto alla tradizione secondo cui Monet all'uscita dell'Hôtel Drouot, avrebbe fatto la conoscenza di Victor Chocquet, che aveva appena acquistato una delle tele a 100 franchi, essa è in contrasto con almeno tre fatti: nessuna tela venne pagata così poco; Chocquet non risulta nei verbali degli acquirenti; e soprattutto, una lettera di Monet del 1876, dimostra che in quel momento s'incontrano per la prima volta.

Neanche i giornalisti amici che hanno annunciato e poi favorevolmente commentato la mostra riescono a modificare l'andamento. Monet registra sul suo libro dei conti, per tutto il 1875, un totale di 9.765 franchi, risulta che sia il guadagno più basso dalla fine della guerra.

I primi mesi del 1876 sono segnati da due avvenimenti: l'incontro di Monet con Chocquet e la seconda mostra del gruppo.

Nell'occasione di una visita di Cézanne, ad Argenteuil, all'inizio di febbraio, Chocquet acquistò uno schizzo ed un pastello al prezzo di centoventi franchi. Bisogna aspettare fino al 1878 per rincontrare sul libro dei conti di Monet, un acquisto di Chocquet per cinquanta franchi. Sicuramente Chocquet non fu un sostenitore di Monet, le sue preferenze andavano ad altri. Tuttavia, è dalla finestra dell'appartamento di Chocquet, al n°198 di rue de Rivoli, che Monet dipinse quattro vedute delle Tuileries [N. Cat. 401 - 404]. Nel dipinto Le Tuileries [N. Cat. 401] si vede il panorama parigino in una tipica giornata di sole invernale, che invoglia la gente a passeggiare nei giardini aristocratici di Parigi. I colori sono molto luminosi e adotta il caratteristico contrasto dei complementari e la linea dell'orizzonte molto alto. Sulla sinistra vi è un edificio che occupa l'angolo in alto e l'intero dipinto è caratterizzato dalla veduta del giardino pubblico del Tuileries.