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Confessione di fede di Westminster/cfw09/commento

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Commento al § 9 sulla volontà libera

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Queste sezioni ci insegnano (1) che l'essere umano possiede per natura una volontà libera; (2) questa libertà significa che l'essere umano non è forzato a volere ciò che è contrario alla sua natura o desiderio; e (3) che l'essere umano, indipendentemente dal suo stato, gode della stessa libertà, ma con diversi gradi di capacità di fare il bene ed il male.

Per "volontà libera" intendiamo dire che la volontà umana non subisce coercizione alcuna. L'essere umano, cioè, non è costretto da una qualche forza esterna più grande di lui a fare ciò che non vuole fare. L'essere umano è libero di fare ciò che vuole nei limiti delle sue capacità. Dobbiamo, infatti, fare molta attenzione e notare come libertà non equivale a capacità. Se si confondono queste due cose si incorre in molti errori al riguardo del concetto di libera volontà. Di fatto, quando si parla di libertà molti intendono veramente capacità. Essi dicono che l'essere umano è libero di fare il bene o il male quando di fatto intendono dire che gli esseri umani sono capaci di fare il bene o il male. In questo essi sbagliano in modo molto serio.

La Bibbia, infatti, insegna coerentemente che: (1) l'essere umano è libero di fare il bene o il male, ma (2) che egli può (è in grado) di fare solo il male a causa della sua condizione di caduta (Deuteronomio 30:19; Giovanni 6:44 ecc.) L'essenza di questa confusione piuttosto comune si trova nell'insegnamento di Cristo in Matteo 12:33, dove Egli dice: "O fate l'albero buono e buono pure il suo frutto, o fate l'albero cattivo e cattivo pure il suo frutto; perché dal frutto si conosce l'albero". La volontà è una facoltà dell'anima, della personalità umana. La volontà è quindi determinata dall'anima (il sé, o la personalità). La volontà non può sfuggire dal carattere morale da cui procede. Se l'anima è interamente corrotta, tanto che conoscenza e desiderio sono difettosi e marci, ne consegue che sempre non potrà che volere ciò che è male. La libertà assoluta quindi esiste anche se vi è totale incapacità a fare il bene.

L'essere umano all'inizio aveva una personalità priva di peccato. Egli desiderava solo quel che è buono e piace al Signore. Era libero di fare ciò che desiderava. Dato che la sua natura era totalmente incorrotta, i suoi desideri erano solo buoni. Egli aveva libertà assoluta e capacità di fare il bene. egli non aveva maggiore libertà di fare il bene dell'uomo decaduto, ma aveva quella capacità completa di farlo che è totalmente assente nell'uomo decaduto. Con l'ingresso del peccato nel mondo, l'essere umano perde non la libertà, ma la capacità di fare il bene. Questo era dovuto al fatto che un solo peccato, come Dio aveva ammonito, era sufficiente per distruggere la natura pura da cui sola il buon frutto dell'azione giusta poteva scaturire. Prima della Caduta la creatura umana era libera di fare il bene o il male ed era capace di fare entrambi. Dopo la Caduta essa rimane libera di fare o il bene o il male, ma è capace di fare solo il male. Ora: "Il SIGNORE vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo" (Genesi 6:5; confronta [Genesi 8:21; 1 Corinzi 2:14; Salmo 14; Salmo 53]). "Può un Cusita cambiare la sua pelle o un leopardo le sue macchie?

Solo allora anche voi, abituati come siete a fare il male, potrete fare il bene" (Geremia 13:23). Il peccatore non può fare persino quell'unica cosa necessaria per la sua liberazione. "Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre, che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Giovanni 6:44). Questo, però è dovuto alla sua propria natura: egli non viene costretto ad essere così da forze o coercizioni esterne. Egli viene mantenuto in questa condizione dalle stesse "leggi" del suo carattere depravato. E' come un cadavere che pure è fornito di braccia, gambe ecc. ma non possono essere usate perché chi le dovrebbe esercitare è morto. Questi arti possono essere di nuovo usati, quando Dio, tramite la risurrezione, riporta quel corpo alla vita: così è con la volontà umana. Egli è spiritualmente morto. E' in grado di fare il bene solo nella misura in cui è rigenerato per tornare a possedere il buon cuore e fare così ciò che piace al Signore (Efesini 2:1-5; Giovanni 3:3; Filippesi 2:13).

La persona rigenerata possiede la stessa libertà assoluta che Adamo possedeva prima della Caduta ed i peccatori dopo la Caduta. La differenza fra la persona rigenerata e quella irrigenerata sta solo nella capacità, non nella libertà. Entrambe sono libere di fare il bene, ma solo una è in grado di fare il bene. Essa è in grado di farlo perché Dio lo Spirito Santo le ha dato un nuovo cuore (Efesini 2:10; 1 Giovanni 5:18; Ezechiele 36:26). Essa è stata resa una nuova creatura (Galati 6:15). Essa quindi la la libertà di volere e di fare ciò che è buono. Eppure la sua capacità non è identica a quella che Adamo aveva originalmente. A quel tempo Adamo era capace di fare perfettamente la volontà di Dio. La persona rigenerata, però, non è in grado di fare perfettamente la volontà di Dio. Questo non vuol dire che essa non sia una nuova creatura. Lo è. Davvero essa si rallegra nel fare la volontà di Dio. Essa persevera nella via della giustizia (1Giovanni 3:9ss). Il peccato non può prevalere in essa come faceva precedentemente (1Giovanni 3:3; Efesini 5:9; Romani 6:14]). Il peccato, perà, è presente in essa (Romani 7:21). La ragione di questo è che coloro che sono nuove creature in Cristo sono in fase di essere rese sante. Esse non sono "prodotti finiti", anche se sono state totalmente trasformate in essenza. Esse sono quello che dovrebbero essere solo "in principio". Un giorno futuro esse saranno ciò che dovrebbero essere "in ogni dettaglio". Ora Dio sta lavorando in loro. Egli opera in loro il volere e l'agire, sempre di più, e per il Suo beneplacito.

A suo tempo, nella glorificazione finale, l'opera di Dio in loro sarà completamente portata a termine. Anche allora, però, l'essere umano possederà essenzialmente la stessa libertà che ha ora. La differenza, ancora, sta nella misura della sua capacità, non nella libertà di fare il bene. Egli allora sarà in grado di fare solo quello che è giusto. Questo sarà perché la sua natura sarà allora confermata in santità e totalmente contraria ad ogni male. Egli non sarà più suscettibile di essere attratto dal peccato. egli non avrà nemmeno il più piccolo desiderio di fare mai più ciò che Dio considera un male.