Linguistica contestuale/Ferdinand De Saussure

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Una nuova impostazione al problema linguistico sarà data da Ferdinand Sausurre (1857-1913), che interpreterà il linguaggio come una istituzione sociale. Come già si è accennato, compito fondamentale della linguistica è, per il Sausurre, quello di descrivere il maggior numero possibile di lingue storico-naturali e famiglie di lingue sia nella loro funzionalità in un dato momento, sia nel loro divenire attraverso il tempo (studio sincronico o diacronico - «langue» o «parole»), sia da un punto di vista interno, sia da uno psicosociologico, culturale, storico e, in generale, «esterno». La teoria del linguista svizzero, in pratica, rovesciò le impostazioni tradizionali della linguistica. Egli stabilisce che la prima tappa d'una scienza del linguaggio dev'essere lo studio del suo funzionamento, «hic et nunc», e non quello della sua evoluzione. La linguistica storica deve esser messa al secondo posto, da un punto di vista metodologico, rispetto ad una più importante linguistica descrittiva. È questa la nota opposizione tra linguistica sincronica e linguistica diacronica.

A questo proposito si fa riferimento alla Grammatica contestuale riportata su Wikibooks come esempio di linguistica contestuale.

Lo sforzo di comprendere il funzionamento puro del linguaggio come istituzione sociale, qui e adesso, conduce il Sausurre a mettere l'accento sulla nozione di sistema: questo, per lui, è quasi sinonimo di codice. Così «segno», per lui, non è più sinonimo di parola, termine troppo generico, e la nozione di «catena parlata» diviene prioritaria rispetto a quella di «frase». Il termine che Sausurre usa in questo campo è quello di «unità». Egli vuole individuare le unità reali che compongono la catena parlata. Gli strumenti che propone per studiare le unità di codice che costituiscono i messaggi, sono analisi strutturali. Per questo, con lui, ha inizio il cosiddetto «strutturalismo».

La lingua, per il fondatore della moderna linguistica strutturale, è

« ...il patrimonio collettivo delle forme foniche "significanti", univocamente combinate con i relativi "significati".
Questo patrimonio di segni è organizzato in "sistema", in quanto ciascuno di essi deve la sua esistenza al fatto di entrare in certi rapporti con gli altri »

«La "funzionalità" del sistema — ciò che lo rende uno strumento atto a funzionare nei singoli atti di "parola" — è costituita appunto dalle opposizioni e correlazioni intercorrenti tra i singoli elementi, i quali risultano individuati dai loro rapporti differenziali nei confronti degli elementi similari, piuttosto che dalle loro caratteristiche positive»[1]. Quindi, per comprendere veramente un termine, non si può isolarlo dal sistema di cui fa parte.

In tal modo il linguista svizzero anticipa i risultati e le scoperte dovute agli studi di antropologia culturale, che vedono la lingua non come legata ad una struttura oggettiva di cose, ma come creatrice di tali strutture, in funzione dei bisogni della società che la pone e la mantiene in essere.

La lingua ha infatti la capacità di discriminare l'esperienza in significati e di organizzare le fonìe o le loro rappresentazioni grafiche in significanti. Sausurre distingue, all'interno del fenomeno linguistico, un aspetto «oggettivo» costante, la «langue», ed un aspetto «soggettivo», individuabile, espressivo, la «parole»: in particolare, la «parole» è l'uso che ciascun parlante fa del patrimonio linguistico espressivo comune (appunto, il «langue»). L'opposizione fra questi due termini si può interpretare come quella fra sistema astratto e sue singole manifestazioni materiali.

Quella fra paradigmatica e sintagmatica si può interpretare in termini di codice e messaggio; ad essa molti fanno corrispondere una distinzione terminologica fra struttura (sintagmatica) e sistema (paradigmatica).[2]

I principali agenti del mutamento linguistico vengono individuati nei fenomeni dell'alternanza, dell'analogia e dell'agglutinazione.

Dopo Sausurre, lo strutturalismo ha assunto varie tendenze:

  • Strutturalismo ontologico (Noam Chomsky): concepisce, antistoricamente e naturalisticamente, le strutture sociolinguistichre come prodotto delle doti biologiche contenute nell'uomo, nella sua natura, e quindi le ritiene «innate».
  • Strutturalismo storicizzante: riconosce nelle strutture un prodotto storicamente e temporalmente circoscritto dell'agire umano. Lo strutturalismo praghese (Jakobson e Trubeckoj) è stato ontologico e storicizzante.
  • Strutturalismo metodologico: concepisce le strutture solo come sistemi utili alla presentazione ed alla catalogaziene dei fenomeni.
  • Strutturalismo epistemologico: nel riconoscimento del carattere strutturato d'un campo d'esperienza vede una necessità non derogabile della conoscenza umana.

Lo strutturalismo americano è stato soprattutto uno strutturalismo metodologico. Bloomfield, Harris, Hockett ed Hall ne sono i maggiori esponenti. Poiché la lingua è un organismo in evoluzione, ci si offre la possibilità di un suo studio diacronico che ne colga l'evolversi temporale.

Sausurre privilegia però, come si è già detto, un secondo tipo di analisi del fenomeno linguistico, basato sullo studio della lingua in un determinato momento storico, così da descriverne il meccanismo ed i rapporti esistenti fra gli elementi che ne costituiscono il sistema. Così, pur ponendo in evidenza l'arbitrarietà del linguaggio, afferma che tale caratteristica è limitata e disciplinata dalla organicità del sistema.

Tutto il sistema della lingua poggia sul principio irrazionale dell'arbitrarietà del segno, per cui il significato viene unito al significante non per una precisa legge naturale, ma in base a criteri «arbitrari» scelti dal parlante. Questo principio, applicato senza restrizione, porterebbe alla massima confusione.

Lo spirito riesce ad introdurre un principio d'ordine e di regolarità in certe parti della massa dei segni, ed è in ciò il ruolo del relativamente motivato.[3]

Solo una parte dei segni è assolutamente arbitraria. Presso altri interviene, invece, una serie di rapporti che ne limitano l'arbitrarietà, lasciando il posto ad una motivazione, che resta, comunque, pur sempre parziale.

Questi rapporti che determinano il significato arbitrario dei segni sono detti paradigmatici (o «associativi»), in quanto definiscono o precisano il significato all'interno di una medesima serie (insegnare, insegnamento, indottrinamento etc.). Sono rapporti in absentia.

Altri rapporti, però, contribuiscono a definire il significato di un segno, e sono i rapporti sintagmatici. Vale a dire quelli che intercorrono fra una parola e quelle che seguono o precedono nella frase.

Il valore della parola dipende, perciò, anche da quello delle parole che la circondano nella catena parlata. Si tratta, quindi, di rapporti in praesentia. Lo studio sistematico di ogni unità minima, di tutte le sue possibili associazioni oppositive (paradigmatiche) o dei vari rapporti sintagmatici, coincide con una considerazione «sincronica» della lingua. Questo si traduce in una «linguistica statica» che descrive un particolare stato della lingua. Questa per Sausurre è la «grammatica».

Tale concetto supera la grammatica normativa tradizionale, basata su rigorose classificazioni delle parole (le «parti» del discorso). Si arriva ad una visione globale, sistematica e funzionale del fatto linguistico. La «morfologia» si fonde con la «sintassi» e con lo studio lessicologico. Anziché partire dagli elementi linguistici, si parte dal sistema, avendo come fine la scoperta di come funzioni e si realizzi nei singoli atti del parlante. Dopo le feconde e geniali intuizioni di Sausurre, — scrive G.C.Lepschy (La linguistica strutturale, Einaudi 1966, pagg. 37-39) — le tendenze strutturalistiche si possono caratterizzare sommariamente come segue, in base alle loro linee direttive teoriche.

  • La Scuola di Praga, e più recentemente A.Martinet, per il loro insistere sui valori funzionali della struttura linguistica e dei veri elementi di cui la struttura si compone.
  • La Scuola di Copenaghen, e in particolare la glossematica di L. Hjemslev, per il suo insistere sul carattere astratto del sistema linguistico, in base al quale vanno interpretate le singole manifestazioni materiali.
  • La linguistica americana, in particolare postbloomfieldiana per il suo carattere tassonomico, per il suo basarsi cioè su processi di segmentazione (del continuum, dell'enunciato in elementi minori di cui esso è composto) e di classificazione di tali elementi in base alle loro proprietà distribuzionali (in base cioè alle possibilità che tali elementi hanno di combinarsi fra loro, formando unità di ordine superiore sempre più complesse).
  • Le teorie generative, in particolare di Chomsky, elaborate a partire dalle difficoltà contro cui si scontrava l'analisi linguistica tassonomica, introducono nel modello linguistico da esse elaborato, delle regole che consentono di generare (tutte e solo) le proposizioni ammesse in una certa lingua; si introducono in particolare delle regole di trasformazione che consentono di generare intere categorie di proposizioni a partire da altre categorie di proposizioni basilari (la cui struttura viene stabilita attraverso procedimenti tassonomici).
    La grammatica generativa trasformazionale è composta da un blocco o componente centrale sintattico (un calcolo, come si direbbe con termini della logica moderna); da un lato questo è soggetto a un'interpretazione semantica (il componente semantico è quello che attualmente richiede maggior elaborazione); dall'altro, le «stringhe» finali che esso produce vengono, attraverso le regole del componente fonologico, materializzate nella catena parlata, nei messaggi fonetici che noi percepiamo.
    Una posizione centrale hanno le teorie di Jakobson e più recentemente di Halle, secondo cui nel componente fonologico ci si serve di un inventario di dodici «tratti distintivi binari» che costituiscono veri universali linguistici, comuni a qualunque lingua.

Note[modifica]

  1. Rita D'Avino, Introduzione a un corso di Storia Comparata delle lingue classiche, Kappa Ed., Roma 1967, pagg. 13 segg.
  2. G.C. Lepschy, La linguistica strutturale, P.B. Einaudi, Torino 1966, pag. 31)
  3. F. De Sausurre, Corso di Linguistica Generale, Laterza, Bari 1972, pag. 159