Ex complesso conventuale di San Francesco ad Alessandria/Storia

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Nascita del complesso[modifica]

La nascita di questo complesso risale al 1213, quando San Francesco soggiornò in Alessandria durante il suo viaggio in Spagna. Si racconta inoltre che nello stesso anno San Francesco abbia compiuto due miracoli: quello della lupa e quello della trasformazione del cosciotto di carne in pesce.[1] Nel 1215 venne dedicata una piccola chiesa a San Francesco, la quale sembra che non corrispondesse a quella attuale. Questa prima chiesa altro non era che una piccola cappella di cui non si hanno notizie certe se non che era dedicata a San Francesco.

Arrivo dei Padri Francescani[modifica]

Nel 1220 in Alessandria era presente una confraternita di Padri Francescani che non si erano impossessati di una chiesa in particolare ma pregavano nelle piazze e nelle strade della città. I Francescani si stabiliscono qui nel 1254 e la loro presenza venne annunciata nelle lettere di Clemente IV. Alcune fonti segnano questa data come l'inizio della costruzione della chiesa grande mentre altri indicano come data di costruzione della stessa chiesa il 1269. Sembra sia nata intorno ad una cappella già presente e fondata dal Santo stesso. Nel 1290 la chiesa risulta già perfezionata e quasi completata grazie ai lavori che sono proseguiti durante quasi tutto il secolo a causa delle scarse risorse dei Padri Francescani. Dieci anni dopo questi ultimi riuscirono a chiudere e unire al convento una strada. Nel 1312 i Padri Francescani cominciarono la costruzione del convento ancora prima di finire la chiesa mentre, due anni dopo, avvenne la sua consacrazione. Più di 200 anni dopo vennero distinti Frati Minori Conventuali e Frati Minori Osservanti e questa divisione ebbe ripercussioni anche in Alessandria. Nel 1556 vi fu sepolto Camillo Lanzavecchia, un nobile guerriero morto combattendo, nel 1588 venne creato un dipinto delle armi della famiglia Lanzavecchia sulla porta della chiesa. Agli inizi del 1600 i Francescani decisero di espandere il convento per riuscire a svolgere messe quotidiane, benedizioni e celebrazioni. Nel XVIII secolo furono abbattute delle strutture che componevano il complesso conventuale e anni dopo, nel 1773, nello stesso convento vennero a risiedere molti ufficiali dell'esercito. A causa dei problemi della struttura iniziarono alcune demolizioni nel 1788, stesso anno in cui i Padri riedificarono l'antico convento. Quest'ultimo venne ricostruito grazie ad un patrimonio lasciato dal marchese Carlo Dolchi.

Crisi economica della chiesa[modifica]

Nel 1796 i Minori Osservanti diedero alloggio ai Minori Conventuali, e l'anno successivo dovettero fare i conti con un sempre maggior impoverimento a causa dell'Editto di Carlo Emanuele IV che chiedeva alle comunità religiose un contributo di 50 milioni da pagare entro l'anno; ciò causò un ulteriore impoverimento del patrimonio di San Francesco. Nel 1798 i Minori Conventuali furono ospitati dai Padri Cappuccini perché il loro convento accolse le truppe francesi. L'impoverimento manifestatosi in precedenza divenne sempre più rilevante e i Padri Francescani furono costretti a vendere dei terreni di loro proprietà. [2]

Trasformazione del complesso[modifica]

Nel 1802 la chiesa venne abbandonata dai Francescani con la soppressione degli ordini religiosi imposta da Napoleone. A causa di questo l'intero complesso fu adibito a caserma di cavalleria. Rilevante è il fatto che la chiesa fu divisa in due piani, il primo piano fu adibito ad archivio e deposito mentre il piano terra ospitò la lavanderia; l'ormai vecchio convento divenne sede dei Dragoni del Re. [3] L'anno successivo si assistette all'Editto di San Cloud che trasformò le chiese in caserme militari. Nel 1833 lo stesso convento fu tramutato da Carlo Alberto in ospedale militare e questa procedura richiedette delle ulteriori suddivisioni dei locali. Mantenne tale utilizzo fino al 1989. Alla fine del XIX secolo cominciarono gli accordi tra il Comune e le Autorità Militari per la demolizione della chiesa ma negli anni successivi nacque un nuovo interesse nei confronti della struttura grazie al direttore dell'ospedale militare Col. Zambelli che sottolineò e riportò alla luce il carattere monumentale e culturale della ormai ex chiesa. Infine nel 1952 per volontà del sindaco N. Basile di radere al suolo l'edificio, si riaccesero vecchie discussioni. [4]

Intervento di restauro[modifica]

Negli anni successivi al 1952 è stato effettuato un altro intervento di restauro in modo da ridare alla struttura una degna conservazione e un bell'aspetto estetico e si è deciso di fare nuove indagini stratigrafiche con lo scopo di dimostrare l'esistenza di parti affrescate. La vecchia decorazione era coperta da molte decorazioni e poi da uno strato di intonaco. Anche i capitelli e i pilastri erano stati ritoccati con lo stesso materiale. Gli affreschi erano in stile tardo gotico, mentre, negli anni successivi, la Direzione Lavori ha deciso di rimuovere l'intonaco in quanto degradante. Essi erano in uno stato precario e in questo caso fu deciso di procedere con il consolidamento di malta a base di calce e polvere di mattone. Sono stati ricostruiti dei costoloni e sono state colmate alcune lacune. Le partiture architettoniche hanno così riacquistato il loro aspetto funzionale nonostante i molti secoli.[5]

Note[modifica]

  1. Lidia Pezzano e Paola Rangone, Ex chiesa di s. Francesco ad Alessandria, Genova, Università degli studi di Genova (Tesi di laurea - Facoltà di Architettura - anno accademico 1981-82), 1982
  2. Assessorato alla Cultura della Città di Alessandria, Interventi di studio e recupero parziale Chiesa di San Francesco: relazione, Alessandria, Comune di Alessandria, 2008.
  3. Comune di Alessandria,"Alessandria torna al centro"-progetto POS FESR 2014,2020 ASSE VI,Alessandria,2018=
  4. Assessorato alla Cultura della Città di Alessandria, Interventi di studio e recupero parziale Chiesa di San Francesco: relazione, Alessandria, Comune di Alessandria, 2008
  5. Assessorato alla Cultura della città di Alessandria, interventi di studio e recupero parziale chiesa di san Francesco: Allegato 1-2-3-5-6, Alessandria, 2008.