Laboratorio di scrittura/Controllare l'ortografia

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Indice del libro

Quando si scrive un testo è importante assicurarsi che abbia una sua coerenza anche stilistica, in particolare per quanto riguarda l'ortografia. In questo modulo faremo un breve excursus sulle principali norme ortografiche che devono essere seguite nella stesura di un testo scritto in lingua italiana, in particolare per quanto riguarda accenti, apostrofi, uso delle maiuscole e della formattazione. Alcune di queste sono obbligatorie perché previste dalla grammatica (vedi anche il modulo Ortografia nel libro Italiano), altre variano a seconda delle scelte stilistiche dell'autore. Queste ultime, una volta stabilite, devono però essere seguite con coerenza in tutto il testo.

Accenti[modifica]

In italiano esistono due generi funzionali di accento:

  • accento finale, che cade sull'ultima sillaba ed è obbligatorie
  • accento tonico, che cade su una vocale intermedia e non è mai obbligatorio

L'accento tonico, in particolare, viene utilizzato nei casi in cui sia possibile fare confusione tra due parole, come per esempio prìncipi e princìpi (quando non si decida di scrivere principii o principî).

Esistono inoltre due tipi di accento: grave e acuto. In particolare, l'accento acuto si usa sempre

  • nella congiunzione
  • nel pronome
  • nelle congiunzioni ché, perché, sicché, giacché, poiché etc.
  • nei numerali composti di tre: ventitré, centottantatré
  • in alcune parole come scimpanzé, mercé, viceré

Se la tastiera lo consente, utilizzare per la vocale e maiuscola accentata le forme È (in Windows Alt+212) ed É (in Windows Alt+0201)

Per le parole in lingua straniera si rimanda invece all'ortografia vigente in quella lingua.

Apostrofo[modifica]

L'apostrofo in italiano si usa per marcare una elisione: la vocale finale di una parola viene soppressa quando è seguita da una parola che inizia per vocale. Per capire se l'apostrofo ci vuole o meno, si provi a vedere se la stessa forma senza apostrofo potrebbe sussistere davanti a una parola che inizia per consonante, rispettando il genere e il numero.[1] Per esempio si scrive:

un'amica perché non si può scrivere un compagna
l'intelletto perché non si può scrivere l spirito
quest'oggi perché non si può scrivere quest domani
quant'è perché non si può scrivere quant fu

L'apostrofo non si usa se può sussistere la stessa forma senza apostrofo. Si scrive quindi:

un orango perché si può scrivere un cavallo
qual è perché si può scrivere qual fu
tal evento perché si può scrivere tal caso

Corsivo, neretto, maiuscolo esteso[modifica]

Il corsivo è il modo principale che viene utilizzato per distinguere una o più parole all'interno del testo. Viene in genere usato per:

  • le parole che devono essere enfatizzate all'interno, per esempio: Capisco il tuo punto di vista, ma è comunque meglio non farlo.
  • i titoli di libri, film, documenti, come per esempio: I promessi sposi, Il fiore delle Mille e una notte
  • i termini tecnici e specialistici, ma solo la prima volta che compaiono nel testo
  • i termini in lingua straniera che non sono entrati nel linguaggio comune, come per esempio: background, plaque tecnologique, Weltanshauung. Sono invece scritte in tondo le parole ormai entrate nell'uso corrente, come per esempio computer, mouse
  • lettere o parole a cui ci si riferisce in quanto tali, per esempio nella frase: La parola padre ricorre otto volte in cinque pagine.

Il neretto (detto anche grassetto) ha invece un uso più limitato:

  • per enfatizzare una parola al posto del corsivo
  • per marcare i titoli

Il maiuscolo esteso viene infine usato per

  • sigle (ONU, UNESCO, INPS)
  • espressioni che compaiono in maiuscolo su una macchina (il pulsante OFF, il bottone START)
  • termiti appartenenti a linguaggi che utilizzano di preferenza il maiuscolo (come nel caso dei linguaggi informatici: HTML, PHP)

In alternativa al maiuscolo esteso, per particolari esigenze si può usare il maiuscoletto.

In caso di dubbio sull'uso di corsivi, neretti e maiuscoli estesi si invita a consultare Il nuovo manuale di stile di Roberto Lesina.[2]

Maiuscola o minuscola?[modifica]

In generale, l'iniziale maiuscola viene utilizzata ogni volta che si inizia un nuovo periodo, oltre che nei titoli di capitoli, sezioni e paragrafi e nelle didascalie.

All'interno del testo, invece, l'iniziale maiuscola viene utilizzata solo per indicare i nomi propri. Tra gli usi tipici del maiuscolo, Lesina riporta anche il caso di sostantitivi derivati da nomi propri (per esempio: il Biellese, inteso come la zona di Biella; il Marxismo, cioè la dottrina di Marx). Questo non vale invece per gli aggettivi derivati (quindi si scrive biellese per indicare un abitante di Biella e marxista per un seguace del pensiero di Marx).[3]

Nomi e aggettivi che costituiscono parte integrante di un nome proprio vengono in genere scritti con l'iniziale maiuscola: Tour Eiffel, Parco Nazionale d'Abruzzo.

Sempre Il nuovo manuale di stile di Lesina dedica l'intero capitolo 7 a come scrivere nomi e termini: a questo si rimanda per una panoramica completa. Tra le parole che vengono scritte di preferenza con l'iniziale maiuscola si ricordano:

  • i titoli reverenziali (Sua Altezza, Sua Eminenza), gli pseudonimi e i soprannomi (il Re Sole, il Papa Buono)
  • i nomi che descrivono gruppi etnici (Celti, Etruschi, Indo-Europei)
  • i nomi di Stati (Repubblica Italiana, Regno Unito), enti supremi (Camera dei deputati, Camera dei Lord), organi governativi o amministrativi (Ministero degli Esteri, Comune di Milano)
  • i nomi di partiti politici (Partito Democratico, Partito Socialista, Partito Repubblicano)
  • i nomi di organizzazioni politiche o economiche (Nazioni Unite, Unione Europea, Banca Centrale Europea), organizzazioni sociali (Croce Rossa Internazionale), istituzioni scientifiche o culturali (Centro Nazionale Ricerche, Accademia dei Lincei), istituti per l'insegnamento (Politecnico di Milano, Università di Torino)
  • i corpi militari (Forze Armate, Marina Militare)
  • i nomi di nazioni o zone politiche (Medio Oriente, Occidente)
  • i nomi di periodi storici e culturali (Medioevo, Rinascimento)

Vengono scritti di preferenza con l'iniziale minuscola:

  • i titoli personali e cariche, sia se usati da soli (il presidente, il generale, il papa) sia se accompagnano un nome proprio (il presidente Mattarella, il generale Diaz, papa Giovanni XXIII)
  • le denominazioni etniche di carattere generico (pellirosse, asiatici) e le nazionalità (francesi, giapponesi)
  • le denominazioni generiche e convenzionali di organi dello Stato (la magistratura, la polizia, il fisco)
  • i nomi di movimenti o dottrine politiche (socialismo, fascismo, neoliberismo)
  • i nomi di eventi storici (rivoluzione francese, caduta di Roma, seconda guerra mondiale)
  • i nomi di movimenti e stili culturali (pop art, neoclassicismo, simbolismo)
  • i nomi di competizioni sportive (campionato mondiale di nuoto). Olimpiadi si scrive con la maiuscola, mentre giochi olimpici con la minuscola

Più complesso è il discorso per gli elementi geografici. I nomi di elementi geografici fondamentali vengono scritti con la minuscola (equatore, polo nord), mentre vogliono la maiuscola le denominazioni tradizionali di aree geografiche (Antartide, Mari del Sud). Per gli altri elementi geografici viene fatta questa distinzione:

  • se l'indentificativo del nome proprio è preceduto da preposizione si scrive con la maiuscola solo il nome proprio (il deserto del Sahara, il lago di Garda); esistono tuttavia delle eccezioni, nei casi in cui il nome comune faccia parte del nome (le Bocche di Bonifacio, il Mare del Nord)
  • se l'indentificativo del nome proprio non è preceduto da preposizione si tende a scrivere con l'iniziale maiuscola anche il nome comune del luogo (Monte Bianco, Mar Rosso); questo tuttavia vale solo se l'identificativo da solo non fosse sufficiente (per esempio, è meglio scrivere il mare Adriatico, visto che è possibile dire anche solo l'Adriatico)

Lo stesso Lesina precisa comunque che i casi descritti fanno riferimento agli usi più ricorrenti e non rispondono a una regola fissa.[4]

Spazi e punteggiatura[modifica]

In italiano i segni di punteggiatura sono seguiti ma non preceduti da uno spazio. Per esempio:

« Giuseppe, in quella confusione, non sapeva che fare: chiudere il portone per la morte della padrona era una cosa, in verità, che andava con i suoi piedi; ma perché mai don Baldassarre non dava l'ordine? Senza l'ordine di don Baldassarre non si poteva far nulla. »
(Federico De Roberto, I Viceré)

La barra obliqua / (quella che in informatica viene chiamata slash) viene usata senza spazi seguenti o precedenti nel caso separi due termini: amore/odio, bontà/cattiveria. Vengono invece usati gli spazi nel caso in cui marchi la separazione tra due versi di una poesia riportati su una stessa riga:

« La nebbia a gl'irti colli / piovigginando sale, / e sotto il maestrale / urla e biancheggia il mar; »
(Giosuè Carducci, San Martino, in Rime nuove, 1887, p. 89, vv. 1-4)

Il tratto medio – è preceduto e seguito da uno spazio quando deve isolare un inciso o quando marca un dialogo.

Il trattino - non è preceduto o seguito da uno spazio quando unisce termini diversi in una parola composta: situazione socio-economica, trattato teologico-politico.

L'apostrofo non deve essere seguito o preceduto da uno spazio in caso di elisione.

Note[modifica]

  1. Lesina 1994, p. 108.
  2. Lesina 1994, cap. 5.
  3. Lesina 1994, pp. 98-99.
  4. Lesina 1994, p. 133.

Bibliografia[modifica]

  • Roberto Lesina, Il nuovo manuale di stile. Guida alla redazione di documenti, relazioni, articoli, manuali, tesi di laurea, con la collaborazione di Federico Boggio Merlo, 2.0ª ed., Bologna, Zanichelli, 1994.