Leonard Cohen e la Cabala ebraica/Introduzione

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Indice del libro
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Leonard Cohen all'Arena di Ginevra, 27 ottobre 2008

Introduzione[modifica]

Book of Mercy (Libro della misericordia)[modifica]

Nel Book of Mercy, pubblicato nel 1984, il poeta ebreo-canadese, Leonard Cohen, si rivolgeva al suo Maestro:

« Sit down, Master, on the rude chair of praises, and rule my nervous heart with your great decrees of freedom. Out of time you have taken me to do my daily task. Out of mist and dust you have fashioned me to know the numberless worlds between the crown and the kingdom. In utter defeat I came to you and you received me with a sweetness I had not dared to remember. Tonight I come to you again, soiled by strategies and trapped in the loneliness of my tiny domain. Establish your law in this walled place. Let nine men come to lift me into their prayer so that I may whisper with them: Blessed be the name of the glory of the kingdom forever and forever.[1] »

In questa preghiera, il poeta ci offre un modo per approfondire la questione di cui parlerò in questo studio, per quanto debolmente, riguardo alle canzoni e le poesie di Leonard Cohen nella chiave del simbolismo della Cabala, la tradizione orale occulta dell'ebraismo presunta antica, ma riconducibile storicamente (in gran parte attraverso prove testuali) al tardo Medioevo. Per coloro che hanno una qualche familiarità con il contesto del bardo canadese, l'argomento non dovrebbe sorprendere.[2]

Cohen ha apertamente riconosciuto il suo debito nei confronti della tradizione ebraica e questo è stato ben documentato nei pochi studi accademici dedicati al suo corpus letterario. È necessario notare all'inizio che le melodie di Cohen occasionalmente tradiscono l'influenza della musica ebraica, in particolare canti e suppliche, che riflettono riti liturgici sia ashkenaziti che sefarditi.[3] Questo di per sé si rivelerebbe un affascinante argomento di studio, ma è linguaggio della visione poetica coheniana che è ora la nostra principale preoccupazione.

Si pensi, ad esempio, a "Who By Fire", una rielaborazione contemporanea di un inno medievale incluso nel tradizionale libro di preghiere ebraico per gli Yamim Noraim (Giorni santi di timore reverenziale) — Cohen crea un poema solenne in cui raffigura il dramma del giudice divino che inscrive e firma il destino di ogni persona per l'anno a venire. Non c'è nulla di particolarmente mistico, per non dire di cabalistico, in questa canzone, ma illustra chiaramente la profonda connessione di Cohen con le sue radici ebraiche, e in particolare il suo fascino per le questioni relative al giudizio e alla trasmissione delle sentenze, un tema ripetuto in molte sue poesie e canzoni. Inutile dire che Cohen trasforma l'immagine teologica tradizionale introducendo una nota di dubbio, che è caratteristica della situazione moderna, con il ritornello che pone fine a ogni strofa "and who shall I say is calling?"[4] L'originale medievale non esprime tale ambivalenza; il poeta contemporaneo non è certo, non in questi tempi in cui il giudizio è manifesto ma non il volto del giudice.

Come notato sopra, l'obiettivo particolare di questo studio è di individuare alcune affinità tra la lirica poetica di Cohen e i simboli cabalistici. Prima di procedere, tuttavia, è necessario prendere atto del fatto che le sue composizioni rivelano l'effetto di altre tradizioni religiose, tra cui, soprattutto, il cristianesimo e il buddismo Zen.[5] Ci porterebbe troppo lontano per esaminare una di queste influenze in modo appropriato , ma è comunque obbligatorio dire qualcosa di preliminare rispetto a ciascuna di queste tradizioni, poiché le affinità che trarrò tra Cohen e l'misticismo ebraico non possono essere pienamente apprezzate se non in questo contesto eclettico. In effetti, a mio avviso, le immagini cabalistiche forniscono un meccanismo attraverso il quale il poeta espande e restringe i confini del suo ebraismo rispetto ad altre tradizioni nel tentativo di legittimare la validità del primo affermando il carattere distintivo della sua propria formazione culturale. Ovviamente, Cohen non pretende di essere uno studioso di religione, e tuttavia attraverso il suo prisma letterario fornisce un approccio comparativista che è impegnato in un percorso individuale ma anche abbracciante una verità che si presume sia universale.[6] Secondo l'opinione di Cohen, come afferma in un'intervista condotta da Arthur Kurzweil nel novembre 1993,[7] "‘messianic implication’ of Judaism entails allegiance to both the distinctiveness of the Jewish tradition[8] and to the belief that all people ‘are of a brotherhood under the Almighty’." Egli è fortemente critico nei confronti della tendenza etnocentrica che isolerebbe gli ebrei dalle altre nazioni:

« The exclusive elements, the nominal elements, seem to be emphasized and a kind of scorn for the nations, for the goyim, a kind of exclusivity that I find wholly unacceptable and many young people I know find wholly unacceptable, is expressed. A confident people is not exclusive. A great religion affirms other religions. A great culture affirms other cultures. A great nation affirms other nations. A great individual affirms other individuals, validates the beingness of others.[9] »

Nella misura in cui lo "sviluppo messianico" non è stato promosso, la "tradizione stessa ha tradito la tradizione". È interessante notare che Cohen spiega la propensione xenofoba in termini cabalistici, cioè la denigrazione degli altri sorge quando quel "lato dell'albero" (riferendosi alla struttura sefirotica) che è il giudizio viene "affermato fortemente" e il lato della "misericordia del Signore non è affermato". In linea con molti cabalisti, la visione escatologica di Cohen comporta la sopraffazione del lato sinistro del giudizio da parte del lato destro della misericordia.

Note[modifica]

  1. Leonard Cohen, Book of Mercy, New York, 1984, p. 16.
  2. Leonard Norman Cohen (Montréal, 21 settembre 1934 – Los Angeles, 7 novembre 2016) è stato un cantautore, poeta, scrittore e compositore canadese di discendenza ebraica. Nel 2001, durante un'intervista alla Radio canadese Salutbonjour, fu chiesto a Cohen se avesse per caso studiato mai la Cabala o il Chassidismo, e se queste aree della spiritualità ebraica avessero influenzato le sue opere. Contento che le sue liriche fossero oggetto di studio in relazione alla Cabala, Cohen rispose di aver solo una conoscenza superficiale in materia ma che, dopo aver letto alcuni libri, ne era stato profondomanete impressionato e aveva avuto lunghe conversazioni con mestri chassidici. Disse inoltre: "The model of the Tree of Life and the activities and interactions of the sephirot has been especially influential. The idea of the in-breath to clear a space for the whole manifestation and the out-breath as the place of the manifestation, has of course been illumined by my studies with Roshi and his instructions in zen meditation."
  3. Nel recente documentario "I am Your Man", diretto da Lian Lunson, Cohen afferma esplicitamente che il suo interesse per la poesia è stato inizialmente ispirato ascoltando il canto delle preghiere ebraiche e il racconto di storie bibliche nella sinagoga. A proposito di questo commento, è anche interessante notare che sotto un autoritratto contenuto in Leonard Cohen, Book of Longing, Toronto 2006, p. 36, l'autore ha inserito le parole יתנו נעימות ברוך לאל, che derivano dalla preghiera yoser dello Shabbat e festività. David Boucher, Dylan e Cohen: Poets of Rock and Roll, New York 2004, p. 223, osserva che la melodia di "Who By Fire" si basa sul canto della preghiera ebraica che Cohen ascoltò nella sinagoga da ragazzo.
  4. Leonard Cohen, Stranger Music: Selected Poems and Songs, New York 1993, p. 207
  5. Sulla triangolazione di ebraismo, cristianesimo e buddhismo Zen nella ricerca spirituale di Cohen, si veda Boucher, Dylan and Cohen, pp. 219-231.
  6. Sull'accettazione da parte di Cohen della diversità religiosa senza negare un impegno verso un percorso particolare, si veda Boucher, Dylan and Cohen, p. 224.
  7. Una versione abbreviata dell'intervista è stata pubblicata da Arthur Kurzweil & Pamela Roth, "Leonard Cohen, Stranger Music: Selected Poems and Songs", The Jewish Book News Interview, 1994.
  8. La fedeltà orgogliosa di Cohen per la sua ebraicità viene espressa in modo ironico in "Not a Jew" dal suo Book of Longing (Il libro del desiderio), p. 158: "Anyone who says / I’m not a Jew / is not a Jew / I’m very sorry / but this decision / is final".
  9. Si confrontino i commenti di Cohen sulla canzone "Democracy", che è inclusa nel suo album The Future del 1992, durante l'intervista "CBC Interview with Leonard Cohen: August 26, 1995": "Democracy is the religion of the west and perhaps the greatest religion that the west has produced because it affirms other religions. Most religions have a lot of trouble affirming other religions. A great religion affirms other religions and a great culture affirms other cultures, and democracy is a faith, and it is an ideal and I think it is the greatest expression of western experience, this notion that there is a fraternity of men and women is a very, very high idea. It involves a deep, deep appetite that cannot be denied".