Rivolta popolare di Battipaglia del 1969/Introduzione

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Oggi a cinquant’anni di distanza proporre un’attenta e circoscritta ricostruzione degli eventi accaduti a Battipaglia il 9 aprile 1969 è un compito doveroso, ma complesso e di sicuro non esauribile in poche pagine. Doveroso al fine di rendere onore alle due giovani e innocenti vite spezzate da quei tragici eventi, quella del giovane tipografo Carmine Citro e dell’insegnante Teresa Ricciardi; doveroso perché in una comunità, piccola o grande che sia, la memoria storica va civicamente coltivata e alimentata, al di fuori di ogni retorica e di ogni interesse particolare; doveroso perché le giovani generazioni ignorano in parte o del tutto quei drammatici eventi che così duramente segnarono l’operosa cittadina della Piana del Sele; doveroso, infine, perché il quadro economico-sociale della cittadina a cinquant’anni di distanza resta sostanzialmente immutato. Siamo dinanzi ad una grande delusione storica: il desiderio di lavoro e la necessità di un corretto e lungimirante sviluppo economico nel settore agricolo e industriale, ieri come oggi restano in massima parte disattesi.

Il compito di ricostruzione storica è però molto complesso. La complessità deriva in primo luogo dalla necessità di “decrittare” le fonti esistenti, filtrando quanto possa dirsi ricostruzione obiettiva dei fatti da quanto invece risulta frutto di “depistaggi” o di “deformazioni” ideologiche. Nella ricostruzione dei tragici eventi di Battipaglia si vedono in atto già nell’aprile del 1969 quei meccanismi di manipolazione della verità, da parte di posizioni politiche, ideologiche, socio-economiche, che caratterizzeranno tutta la storia successiva dell’Italia repubblicana a partire proprio dal 12 dicembre 1969, ovvero dal giorno della "strage delle stragi", Piazza Fontana a Milano, che darà avvio ad uno dei periodi più bui della storia del nostro Paese. I resoconti parlamentari delle sedute del 15 aprile 1969 e 18 aprile 1969, rivelano già la radicale polarizzazione nella ricostruzione dei fatti, evidente poi anche nella stampa dedicata all’argomento: da una parte la “versione” del Ministro degli Interni nel primo governo del democristiano Mariano Rumor, Franco Restivo, dall’altra quella delle forze di opposizione, in primo luogo del Partito Comunista Italiano. Nella ricostruzione dei fatti offerta dal Ministro in risposta alle interpellanze parlamentari, gli eventi di Battipaglia si caratterizzavano per “infiltrazioni di focolai eversivi”; al contrario l’inchiesta personale condotta dal senatore comunista Mario Mammucari evidenziava la matrice spontanea e pacifica della manifestazione e puntava il dito sull’azione irresponsabile della polizia, incapace di controllare con equilibrio i manifestanti in fermento.

Data la difficoltà del compito, la ricerca svolta e proposta nelle pagine successive intende proporre in primo luogo ai giovani lettori e curiosi del web una sintesi dei fatti che renda conto del quadro generale italiano in cui essi si svolsero, degli eventi in sé, nonché delle posizioni della stampa sull’argomento. Per la sintesi degli eventi, inevitabilmente parziale, si sono utilizzate essenzialmente due fonti: la ricostruzione del quindicinale “L’Astrolabio” (n.16 del 20 aprile 1969), fondato da Ernesto Rossi e Ferruccio Parri, e attivo in quegli anni a documentare i malumori delle classi lavorative italiane dai pastori del nuorese, ai braccianti di Avola alle tabacchine di Battipaglia; e i due documentari ricchi di testimonianze ed interviste girati da Luigi Perelli nel 1969 “Battipaglia: autoanalisi di una rivolta” (con Giorgio Rambaldi) e 1970 “Ritorno a Battipaglia”. Le ricostruzioni del giovane (poco più che ventenne) repoter siciliano Pietro Petrucci, che firmò l’articolo apparso sul periodico “L’Astrolabio”, così come dell’altrettanto giovane regista Luigi Perelli (all’epoca dei fatti trentaduenne), tendono ad avvicinarsi alla versione offerta dalle forze politico-sindacali di sinistra, ma non per malcelata tendenziosità ideologica, bensì perché il contatto diretto con i cittadini testimoni, la gente comune che aveva preso parte alla manifestazione, portava inevitabilmente a puntare il dito sull’azione repressiva della polizia. Del resto i più di cento ricoverati per colpi di arma da fuoco costituivano per la coscienza cittadina un chiaro atto d’accusa nei confronti dei metodi utilizzati dai tutori dell’ordine pubblico. Una più documentata analisi storica in futuro forse ci permetterà di ricostruire i fatti con più equilibrio rispetto alle posizioni in atto. Non esistono testimonianze filmate dell’epoca che intervistino i poliziotti o le forze dell’ordine coinvolte nei fatti, per cui la ricostruzione parte generalmente proprio dal resoconto dei cittadini, protagonisti della manifestazione. Le testimonianze fotografiche che riprendono gli eventi sono scarse: le foto tendono generalmente a sottolineare gli atti di devastazione compiuti dai manifestanti nell’ultima fase degli scontri; mancano documenti fotografici relativi agli scontri in sé, questo anche in virtù di una precisa azione della polizia, il cui trattamento riservato al fotografo Elio Caroccia e alla sua macchina fotografica è ben documentato dal racconto del fotografo stesso nel cortometraggio di Perelli.

Con i mezzi oggi a disposizione il racconto della rivolta sarebbe stato diverso, forse più completo. I tragici eventi di Battipaglia, precedono di pochi mesi il cosiddetto ”autunno caldo” e la strage di Piazza Fontana; la cittadina entra tangenzialmente nella grande storia nazionale, i responsabili di queste pagine, docenti e studenti, si augurano di poter sviluppare negli anni avvenire una ricerca più compiuta e puntuale sugli eventi raccontati, in modo da portare, per quanto possibile, un po’ di luce su uno dei periodi più cupi della storia del nostra città e del nostro Paese.