I promessi sposi/Capitolo 16

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Il sedicesimo vede la fuga di Renzo dalla città verso il bergamasco. Si divide in due grandi macrosequenze, la prima consiste nella sua fuga dalla città e la seconda nella sua cena all'osteria di Gorgonzola.

Anche durante la fuga Renzo dimostra una certa maturazione: osserva bene i passanti prima di rivolgere a qualcuno delle domande, per non destare sospetti, sapendo di essere inseguito; riesce con astuzia a ottenere ospitalità per il pranzo da una anziana signora sulla strada per Gorgonzola e, senza far capire quale sia la sua meta (cioè Bergamo), riesce ad ottenere informazioni utili a riguardo.
Si ripete l'uso di verbi ed espressioni legati all'utilizzo della ragione e di una nuova consapevolezza acquisita da Renzo: gli era balenato, aveva pensato, passate per la mente.

Nel capitolo vengono ripresi stilemi tipici della fiaba (tipico esempio di racconto di formazione) come "cammina cammina", "trova cascine", "trova villaggi", che si ricollegano all'inizio del capitolo 14. Mentre all'interno della città egli si muoveva senza sapere dove, il piano per la fuga diventa uno studio faticoso.

Mentre Manzoni descrive sempre con attenzione le osterie nelle quali Renzo è entrato, nell'osteria di Gorgonzola il protagonista è Renzo e il suo nuovo atteggiamento. Imparando dall'esperienza passata, segnala subito all'oste che non ha intenzione di passare lì la notte:

« Vi prego di far presto, soggiunse: - perché ho bisogno di rimettermi subito in istrada -. E questo lo disse, non solo perché era vero, ma anche per paura che l'oste, immaginandosi che volesse dormir lì, non gli uscisse fuori a domandar del nome e del cognome, e donde veniva, e per che negozio... Alla larga! »

Nell'osteria il giovane non si mette più al centro dell'attenzione ma, anzi, cerca di avere un fare da addormentato per avere informazioni senza destare sospetti.

La figura del mercante proveniente da Milano che racconta ai suoi amici all'osteria come erano andate le cose in città quella giornata è un tipico esempio di personaggio minore, conosciuto da tutti. È evidentemente un abitudinario dell'osteria (era solito, il mio solito boccone) ma tutti i commensali da lui si aspettano novità sulla giornata; usa un tono popolare usando anche espressioni di ambito religioso (come aveva fatto Renzo nella sua arringa alla folla). Nell'economia del romanzo svolge alcune importanti funzioni:

  • permette al Manzoni di esporre gli avvenimenti di Milano il giorno dopo la rivolta di San Martino (12 novembre) frutto di un lavoro su documenti storici
  • il modo distorto in cui vengono riportati i fatti inerenti a Renzo mostrano da un lato come le informazioni possano mutare di bocca in bocca (Renzo diventa un manigoldo, la lettera di padre Cristoforo diventa un fascio di lettere, i passanti che aiutano a farlo fuggire diventano i suoi compagni, che facevan la ronda intorno all'osteria) e di quello che sarebbe successo al giovane se fosse rimasto a Milano (certo era uno de' capi e quindi per cercarlo hanno messo a soqquadro mezzo Milano)

[modifica] A partire dalla narrazione

La fuga di Renzo
  • Renzo è libero e pensa di fuggire verso la porta orientale per poi dirigersi verso Bergamo dove abita il cugino Bortolo.
  • Chiedendo ad un passante riesce ad ottenere le informazioni per arrivare fino a Gorgonzola. Egli analizza attentamente i passaggi per evitare brutti incontri.
Renzo all'osteria
  • Verso sera Renzo giunge in un'osteria, sapendo però destreggiarsi bene tra la gente che gli chiede informazioni da Milano.
  • Giunge un mercante dalla città che inizia a riportare quanto accaduto. Renzo nell'immaginario della folla milanese è diventato un manigoldo ed è quindi ricercato dalla polizia.

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