Baruch Spinoza/Presentazione

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Presentazione

Baruch Spinoza (particolare del volto da un ritratto del 1665 ca.)

Nel presentare questo lavoro si deve rispondere anzitutto a due interrogativi: perché parlare della vita di Spinoza e perché parlarne in relazione alla filosofia, sì da delineare la sua vita come una ricerca della terra promessa, la sua filosofia come una ricerca della beatitudine ed entrambe — vita e filosofia — come un volo interrotto?
Rispondendo alla prima domanda, veniamo incontro in buona parte anche alla seconda: perché — come si evincerà — nel caso di Spinoza la vita può essere considerata già in se stessa un'opera filosofica, di cui le opere scritte rappresentarono coerentemente la chiarificazione su carta. In tal senso possiamo considerare il pensiero di Spinoza come un'etica filosofica pienamente attendibile, in quanto non costituita soltanto da parole, ma anche e soprattutto da un esempio di vita che le sta dietro e al tempo stesso la precede.
Da ciò nasce l'esigenza di dedicare un primo capitolo agli episodi più significativi ed emblematici della vita di Spinoza, per soffermarci poi nel secondo capitolo su una analisi dei concetti principali della sua filosofia; nel terzo capitolo cercheremo infine di ricompattare il profilo dell'uomo-Spinoza con quello dello Spinoza-filosofo.
In sintonia con le testimonianze offerte dai suoi biografi — che scorsero in Spinoza una personalità originale, al di fuori degli schemi e coraggiosamente protesa, nel bene o nel male, a smascherare le ipocrisie — leggeremo la sua vita come un assiduo percorso di ricerca della verità e della libertà, le quali si compendiano — secondo la visione biblica, familiare alla formazione ebraica di Spinoza — nell'immagine della terra promessa. Una terra promessa che, negli scritti filosofici del nostro autore, assume la forma di quella beatitudine che si conquista compiendo un "esodo" dal pregiudizio e al tempo stesso compiendo, in positivo, un cammino di ragione attraverso il deserto ch'è spesso tracciato intorno dai limiti culturali della propria epoca. Un percorso eversivo, quindi, che porterà Spinoza a spiccare un volo ambizioso che — come osserveremo — assurgerà persino a vene di misticismo per poi ripiombare in una visione pratica del reale quale Spinoza rielaborerà negli ultimi anni della sua vita, non senza aver sperimentato su di sé diverse delusioni di carattere personale. Sarà nostra cura costante leggere la filosofia e la vita di Spinoza come reciprocamente chiarificanti, perché Spinoza stesso — come vedremo — ci inviterà a farlo, il che peraltro risulterà utile al fine di affrontare i nodi che s'incontreranno durante il corso del lavoro, specie nel terzo capitolo.
Se per analizzare la filosofia di Spinoza ci basterà scorrere le pagine delle sue opere — nessuna delle quali lasceremo da canto, attingendo abbondantemente da studi già operati da spinozisti italiani, francesi e di lingua inglese — dovremo invece ricorrere, per quanto concerne l'indagine delle vicende biografiche, oltre che all'Epistolario, a fonti meno sicure. Sono giunte a noi due opere complete che narrano la vita di Spinoza, pubblicate entrambe agli inizi del Settecento: la prima è anonima, ma fu composta probabilmente da Jean-Maximilien Lucas, che conobbe personalmente Spinoza, mentre la seconda fu redatta dal pastore luterano Johannes Colerus, che svolgeva la propria missione all'Aja (dove Spinoza morì) e si sentì in dovere di investigare intorno al noto individuo accusato da più parti di aver diffuso idee eretiche, o perfino atee, nella sua città. Possiamo inoltre usufruire di alcune notizie (in parte attinte da quanto precedentemente scritto da Jarig Jelles, seguace di Spinoza, nella Prefazione del 1677 alle Opere postume del suo maestro) riferite dall'enciclopedista Pierre Bayle nella voce Spinoza, redatta nel 1697 per il suo Dizionario storico e critico. Per parlare della vita di Spinoza ci affideremo dunque all'attendibilità dei suddetti testimoni, da cui attinge anche la recente ricostruzione biografica di Steven Nadler, che ha il merito di contestualizzare la storia di Spinoza in quella più ampia dell'Olanda del Seicento.
Va notato che Colerus — pur riferendo parecchi episodi edificanti sulle abitudini quotidiane di Spinoza — palesava di nutrire verso la filosofia del suo defunto concittadino il più netto disprezzo, definendola:

« il peggior ateismo che sia mai venuto alla luce.[1] »

Bayle, allo stesso modo, per quanto ammirato dalla onesta sobrietà della vita di Spinoza, ne definiva il sistema filosofico come

« l'ipotesi più mostruosa che si possa immaginare.[2] »
Pierre Bayle

Stando a Bayle, il termine "spinozista" era a quel tempo divenuto un epiteto per bollare coloro che apparivano privi di ogni coscienza religiosa:

« secondo l'opinione comune si chiamano spinozisti coloro che non seguono alcuna religione e che d'altronde non si preoccupano molto di nasconderlo.[3] »

Così, nella biografia di Lucas — che di Spinoza non nascondeva di stimare anche le idee — troviamo fra le prime righe una palpabile tensione, come se, nello scrivere, la mano dell'autore stesse impugnando non una penna, ma un coltello, sentendo fra i polpastrelli quello stesso freddo sudore che si prova quando si è in procinto di commettere un efferato delitto:

« Baruch o Benoit Spinoza s'è acquistato nel mondo una reputazione così poco onorevole a causa della sua dottrina e della singolarità delle sue concezioni in maniera di religione che [...] bisogna, se si vuole scrivere di lui o in suo favore, nascondersi con tanta cura e usare tante precauzioni come se si fosse in procinto di commettere un delitto.[4] »

Crediamo che oggi non vi sia più motivo di provare timore nell'avvicinarsi a Spinoza, soprattutto dopo che la modernità ci ha insegnato — nella spregiudicata figura di Raskol'nikov — che

« tutti gli uomini, non dico già grandi, ma che appena escano dalla carreggiata comune, cioè che appena siano capaci di dire qualcosa di nuovo, devono immancabilmente, per la natura loro, essere delinquenti — più o meno, s'intende.[5] »

Andiamo quindi alla scoperta di Spinoza senza remore, e vedremo se infine ci saremo realmente sporcati le mani di sangue!
Verrà da chiedersi se egli davvero tentò di uccidere Dio (sarebbe meglio usare il termine "negare" — visto che il tema della morte di Dio si sviluppa ben dopo Spinoza — ma rimaniamo sulla metafora del delitto, suggeritaci da Lucas) o se al contrario intese salvare quel poco di amore razionale per Dio che gli uomini del Seicento ancora non avevano sommerso fra le spire delle guerre di religione.
In sintonia con l'argomento trattato — la figura di un pensatore le cui idee non annoiarono né addormentarono, bensì scossero e pungolarono i lettori di allora — lo stile adottato sarà il più possibile narrativo, non disdegnando di concedersi di tanto in tanto all'ironia, allo scopo di rendere le seguenti pagine accessibili e piacevoli finanche ad eventuali lettori occasionali, che in Spinoza potrebbero non essere ancora incappati, e nei quali ci auguriamo possa sorgere l'interesse — magari proprio attraverso questo wikibook — di farne nuova e gradita conoscenza.
Buona lettura!

Note[modifica]

  1. Johannes Colerus, Breve ma veridica vita di Benedetto Spinoza (1705), in: Le vite di Spinoza, seguite da alcuni frammenti dalla Prefazione di Jarig Jelles alle Opere Postume, a cura di Roberto Bordoli, Quodlibet, Macerata 1994, p. 91
  2. Pierre Bayle, Dizionario storico e critico: Spinoza, trad. di Piero Bertolucci, Boringhieri, Torino 1958, p. 15.
  3. Pierre Bayle, Dizionario storico e critico: Spinoza, op. cit. , p. 17.
  4. Jean-maximilien Lucas, La vita del signor Benedetto Spinoza (1719), in: Johannes Colerus, Jean-Maximilien Lucas, Le vite di Spinoza, op. cit. , p. 21.
  5. Fëdor Dostoevskij, Delitto e castigo, trad. di Alfredo Polledro, Einaudi, Torino 1993, p. 311.