Gastroenterologia/Dispepsia funzionale

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La dispepsia si definisce come "il dolore o il fastidio avvertito in zona epigastrica o ipocondriaca avvertito per un periodo di durata superiore ai tre mesi, anche non consecutivi, nello stesso anno". La dispepsia funzionale si differenzia da quella organica perché la sua eziopatogenesi non è ben definita, per tale motivo in passato veniva definita idiopatica. Spesso però al sintomo dispeptico non seguono tutte le pratiche diagnostiche tali da identificare chiaramente una causa, e questo non per negligenza ma per il motivo che l' invasività e il costo di questi esami non è proporzionale al beneficio, in quanto si tratta di una malattia spesso passeggera e ad evoluzione benigna.

Si può schematicamente dividere in tre gruppi in base ai sintomi riferiti (si ricorda che queste definizioni non si riferiscono all'eziologia):

  • Dispepsia funzionale simil-ulcerosa
  • Dispepsia funzionale simil-dismotoria
  • Dispepsia funzionale aspecifica o mista

Nel primo caso il paziente riferisce un dolore che si presenta lontano dai pasti, a volte di notte, che si attenua o si risolve all'assunzione di pasti o di farmaci antiacidi o antisecretori; nella seconda ipotesi si riscontra più spesso un senso di fastidio ai quadranti superiori dell'addome ed al contrario si presenta un tempo variabile dopo il pasto con senso di pienezza nausea, gonfiore. Nella d. aspecifica si possono manifestare gli stessi sintomi ma non in maniera tale da poter chiaramente definire a quale dei due gruppi assegnare il caso.


Eziopatogenesi[modifica]

Dato che il disturbo affligge il 40% della popolazione con migliaia di nuovi casi all' anno, più studi hanno cercato di chiarire l'eziopatogenesi della malattia, anche perché, visti i numeri, una cura sarebbe fonte di grandi introiti economici, tuttavia le ricerche a riguardo hanno fornito solo scarse indicazioni.

Gestione del caso[modifica]

Alle volte si preferisce, come detto sopra non approfondire eccessivamente le indagini per la ricerca di una causa organica, in quanto dispendioso e potenzialmente pericoloso oppure se questo accertamento viene rimandato si parla di dispepsia non investigata.

Bisogna porre particolare attenzione a eventuali sintomi correlati, che potrebbero indicare la presenza di un'altra malattia, così come all'età del paziente che se superiore ai 45 anni indicano il proseguimento con un iter differente. In particolare la presenza di anemia, melena, ematemesi, vomito, o disfagia e dimagrimento impongono come primo accertamento l'esecuzione di una Esofagogastroduodenoscopia (EGDS) per escludere la presenza di neoplasie od ulcere; l'EGDS è indicata anche nei soggetti con età superiore ai 45 anni, in quanto studi epidemiologici riferiscono un aumento dell'incidenza delle complicanze per chi ha superato tale età.

Nel caso di un soggetto giovane senza altri sintomi si procede con la ricerca di Helicobacter pylori o mediante biopsia o meglio con pratiche non invasive come la ricerca di antigeni di Hp nelle feci o con il test del respiro.

Trattamento[modifica]

Non essendo conosciuta la causa non esiste un rationale che giustifica la terapia, tuttavia i pazienti traggono beneficio da antisecretori o da stimolanti della motilità gastrica o da antidepressivi triciclici, ma dato il forte impatto dell'effetto placebo, è quindi sconsigliato far durare queste terapie troppo a lungo.

Bibliografia[modifica]

Talley N Dyspepsia: how to manage and how to treat Review Aliment Pharm Ther 2002 16 pp 95-104