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La religione romana/Le fabulae/Saturnus

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Indice del libro
A destra dell'immagine i resti del tempio di Saturnus (Saturno) a Roma, rappresentati dalle otto colonne in granito che si innalzano su un basamento in travertino. Il tempio di Saturnus era collocato ai piedi del Campidoglio, accolto nella parte occidentale del Foro romano dove aveva sostituito l'antichissimo altare a Hercules[1]. Tale tempio era secondo in antichità solo a quello innalzato a Iupiter (Giove) sul Campidoglio. La dedica del tempio a Saturnus la si deve al console Tito Larcio nel 498 a. C., il tempio venne poi restaurato dal console Lucio Munazio Planco nel 42 a. C., mentre l'attuale portico è frutto di un restauro compiuto nel IV secolo a seguito di un incendio. A Lucio Munazio Planco si deve anche l'erezione di un monumento in travertino, il cui ingresso però era sul lato opposto, diviso all'interno in più celle, allo scopo di raccogliere l'erario dello stato (aerarium Saturni, cfr. Varrone, De lingua latina, V, 183)[2], nonché le insegne delle legioni in tempo di pace [3]. La parte interna del tempio ospitava la statua del dio la quale era legata con bende (compedes) di lana, questi lacci si scioglievano nei giorni dei Saturnali.
Saturnus in una semisse risalente al III sec. a.C. conservato presso il Museo archeologico nazionale di Napoli.
(IT)
« Egli[4] fu anche il primo a coniare monete di rame e volle in ciò manifestare deferenza a Saturno: siccome quello era arrivato per mare, su un verso fece imprimere l'effigie della sua testa, sull'altro una nave; e ciò che per far giungere ai posteri il ricordo di Saturno. Che la moneta fosse così coniata si deduce[5] dal gioco d'azzardo: i fanciulli gettando in aria le monetine, gridano 'testa o nave'; il gioco attesta l'antica tradizione »
(LA)
« Cum primus quoque aera signaret, servavit et in hoc Saturni reverentiam, ut, quoniam ille navi fuerat advectus, ex una quidem parte sui capitis effigies, ex altera vero navis exprimeretur, quo Saturni memoriam in posteros propagaret. Aes ita fuisse signatum hodieque intellegitur in aleae lusum, cum pueri denarios in sublime iactantes capita aut navia lusu teste vetustatis exclamant. »
(Macrobio, Saturnali I, 7, 21-22)
Saturnus con il capo coperto dal mantello invernale mentre impugna la falce. Dipinto di epoca romana (I secolo d.C.), conservato al Museo archeologico nazionale di Napoli. La presenza della falce[6] ricorda che gli uomini debbono al dio Saturnus la conoscenza dell'arte dell'agricoltura[7]; da tener presente, quindi, che la connessione con l'agricoltura di Saturnus è di esclusivo ambito culturale, poiché le potenze agricole sono infatti relative solo al numen di Tellus e a quello di Cerere[8].

Saturnus (anche Saeturnus[9]; Saturno) è un antico dio dei Romani, ma la sua origine è problematica. Già in antichità lo si riteneva non indigeno ma proveniente dalla Grecia [10] il che ne denuncia quanto meno una precocissima ellenizzazione. Particolare significativo è che i sacrifici a lui dedicati erano eseguiti nel modo "greco" (Graeco ritu)[11] ovvero a capo scoperto (capite aperto) e coronato[12].

Altra caratteristica di questa divinità consiste nel fatto che la sua immagine cultuale era rappresentata con i compedes (lacci) di lana ai piedi: da notare che la caratteristica dei compedes è propria degli schiavi. E questo spiega un'altra caratteristica che è invece legata alla festività del dio, i Saturnalia[13], celebrati a partire dal giorno 17 del mese di December (dicembre): questo giorno[14] era un giorno di totale libertà per gli schiavi [15] i quali potevano banchettare con i loro padroni, da cui venivano anche serviti[16].

Tali caratteristiche indicano in Saturnus una divinità, e quindi una festività, che promuove la trasgressione dell'ordine vigente allo scopo di generare una mancanza di regole, condizione grazie alla quale si può, con l'anno nuovo alle porte, rigenerare l'ordine appena perduto che procede sotto la dignitas di Iupiter.

In tal senso Mircea Eliade ricorda:

« Le feste avvengono in un tempo sacro, cioè nell'eternità, come fa notare Mauss. Ma vi sono feste periodiche -sicuramente le più importanti- che lasciano intravedere qualcosa di più: il desiderio di abolire il tempo profano già trascorso e di instaurare un "tempo nuovo". In altri termini, le feste periodiche che chiudono un ciclo temporaneo e ne aprono uno nuovo, intraprendono una rigenerazione del tempo. »
(Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, p. 410-1)

Tra le caratteristiche di queste feste religiose Eliade ricorda:

« intermezzi carnascialeschi, saturnali, rovesciamento dell'ordine normale, "orgia". [...] La "confusione delle forme" è illustrata dallo sconvolgimento delle condizioni sociali (nei Saturnali lo schiavo è promosso padrone, il padrone serve gli schiavi; [...]) »
(Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, p. 411, 412-3)

Dal che il dio Saturnus e le sue feste, i Saturnalia, rievocano l'era aurea (aurea aetas), priva di conflitti[17] e di differenze sociali, quando regnava la prosperità e l'abbondanza e queste non erano frutto della fatica o della sofferenza. Il ricondurre il periodo posto alla fine dell'anno a quell'epoca aurea, consente alla tradizione religiosa romana di rigenerare il tempo sacro, di avviare l'anno nuovo che inizia per l'appunto con Ianuarius (gennaio), il mese del dio dell'inizio: Ianus.

Ma Saturnus non è solo il dio della rigenerazione, a lui non si fa riferimento solo per il periodo aureo dell'abbondanza, Saturnus è il dio che ha insegnato agli uomini la tecnica dell'agricoltura e con essa la civiltà, da qui una possibile lettura dell'accensione dei ceri durante i suoi riti, celebrati in occasione anche dell'apertura dei granai e della conseguente distribuzione del farro alla cittadinanza.

(IT)
« le candele stanno a significare che grazie a quel principe ci elevammo da una vita informe e oscura alla luce e alla conoscenza delle arti liberali. »

(LA)
« hoc principe ab incomi et tenebrosa vita quasi ad lucem et bonarum artium scientia editi sumus »
(Macrobio, Saturnalia, I, 7, 32; traduzione di Nino Marinone)

(IT)
« Allora il re Evandro, fondatore della rocca romana:
"Abitavano questi luoghi Fauni indigeni e Ninfe;
forti creature nate da tronchi di duro rovere;
non avevano civiltà di costumi, né sapevano aggiogare
tori, o raccogliere provviste, o serbare il raccolto,
ma gli alberi e la dura caccia li sostentavano di nutrimento.
Primo venne Saturno dall'etereo Olimpo,
fuggendo le armi di Giove ed esule del regno usurpato.
Raccolse la stirpe indocile e dispersa per gli alti monti,
e diede leggi e volle che si chiamassero Lazio
le terre nella cui custodia era vissuto nascosto. Sotto quel re vi fu il secolo d'oro, che narrano; così reggeva i popoli in placida pace;
finché poco a poco seguì un'età peggiore, che mutava
in peggio il colore, e la furia della guerra e del desiderio di possesso.
 »

(LA)
« tum rex Evandrus Romanae conditor arcis:
Haec nemora indigenae Fauni Nymphaeque tenebant
gensque virum truncis et duro robore nata,
quis neque mos neque cultus erat, nec iungere tauros
aut componere opes norant aut parcere parto,
sed rami atque asper victu venatus alebat.
primus ab aetherio venit Saturnus Olympo
arma Iovis fugiens et regnis exsul ademptis.
is genus indocile ac dispersum montibus altis
composuit legesque dedit, Latiumque vocari
maluit, his quoniam latuisset tutus in oris.
Aurea, quae perhibent, illo sub rege fuerunt
saecula: sic placida populos in pace regebat.
deterior donec paullatim ac decolor aetas,
et belli rabies, ac amor successit habendi. »
(Virgilio, Eneide, VIII, 313-327; traduzione di Luca Canali)

Significativo è il fatto che uno degli appellativi di Saturnus fosse Stercutus (anche Stercutius, Sterculius, Sterces) ovvero la divinità del concime questo inteso anche come fertilità, ricchezza[18].

« Agricoltura, civiltà, benessere e leggi -o piuttosto il sottofondo e la condizione di tutto questo, come appare dalla concimazione e dalla sospensione temporanea delle leggi nei Saturnalia- ecco quanto il dio Saturnus e il re Saturnus rappresentano in modo perfettamente uguale. »
(Angelo Brelich, p.126)

Il nome di Saturnus è stato volentieri accostato, da antichi e moderni[19], per la sua etimologia alla semina[20] ma questa etimologia è del tutto indimostrabile[21].

Saturnus, in qualità di rex è considerato anche il fondatore di una comunità situata sul Mons Saturnus prima che questi venisse indicato come Capitolium[22], così anche Roma[23] come anche l'Italia[24], fu indicata con il nome di Saturnia.

Quindi come Ianus ha la sua sede sovrana sul Mons Ianiculus, Saturnus possiede il Mons Saturnus, ovvero il successivamente denominato Capitolium (Campidoglio)[25], questo dopo essere giunto esule, via mare[26], scacciato dal suo regno, vivendo nascosto in quella regione che per questo motivo volle chiamare Latium (Lazio)[27].

Il suo "esilio" ci porta al suo accostamento, e quindi alla sua identificazione, con il dio greco Kronos, identificazione operato dagli antichisti romani già nel I secolo a.C.[28], per via, ad esempio, delle festività Saturnalia collegate alle Kronia di Atene, come ricorda il poeta romano Lucio Accio (II secolo a.C.) negli Annales riportato da Macrobio:

(IT)
« La maggior parte della Grecia, e soprattutto Atene, a Saturno
celebra feste, che da loro sono denominate Cronie,
e festeggiano quel giorno: per campi e per città quasi tutti
banchettano in letizia e servono ciascuno
i propri schiavi e tale costume passò di là ai nostri parimenti,
sicché gli schiavi mangiano a tavola con i propri padroni. »

(LA)
« Maxima pars Graium Saturno et maxime Athenae
Conficiunt sacra, quae Cronia esse iterantur ab illis,
Eumque diem celebrant: per agros urbesque fere omnes
Exercent epulis laeti: famulosque procurant
Quisque suos, nostrique itidem: et mos traditus illinc
Iste, ut cum dominis famuli epulentur ibidem. »
(Lucio Accio, citato da Macrobio, Saturnali, I, 7, 34)

Eppure, ricorda lo studioso italiano Dario Sabbatucci dietro a questa identificazione si cela una differenza fondamentale tra il latino Saturno e il greco Kronos:

« Il Saturno dei Romani non era ricordato per aver regnato nel mondo prima di Giove, ma per aver regnato sul Lazio (o sull'Italia) prima di Roma. Il punto di vista romano non conosce altro cosmo che Roma e il suo impero; non per niente a Roma il mito di nascita della città tiene il posto di un mito cosmogonico. Quando però l'identificazione di Saturno con Kronos era diventata operante, si dovette relativizzare il dio romano al punto di vista greco; si favoleggiò allora di un Saturno-Kronos cacciato da Giove-Zeus che si rifugia nel Lazio dove viene accolto da Giano. »
(Dario Sabbatucci, La religione di Roma antica, pp. 436-7)

Come alcune altre personalità divine ed eroiche delle fabulae romane, anche Saturnus scompare[29](non comparuit):

(IT)
« Nel frattempo Saturno scomparve improvvisamente, e Giano pensò di attribuirgli maggior onore: anzitutto chiamò Saturnia tutta la regione sottoposta al suo potere, poi, come ad un dio, gli consacrò un altare con riti sacri che chiamò Saturnali. Di tante generazioni i Saturnali precedono l'era di Roma! E volle innalzarlo alla dignità del culto in quanto artefice di una vita migliore: ne fa fede la sua effіge, a cui diede come attributo la falce, simbolo della messe. »

(LA)
« Cum inter haec subito Saturnus non conparuisset, excogitavit Ianus honorum eius augmenta. Ac primum terram omnem ditioni suae parentem Saturniam nominavit: aram deinde cum sacris tamquam deo condidit, quae Saturnalia nominavit. Tot seculis Saturnalia praecedunt Romanae urbis aetatem. Observari igitur eum iussit maiestate religionis quasi vitae melioris auctorem: simulacrum eius indicio est, cui falcem, insigne messis, adiecit. »
(Macrobio, Saturnalia, I, 7, 24)

  1. Dionigi di Alicarnasso, I, 38 e VI, 1.
  2. Macrobio (Saturnalia, I, 8, 3) spiega la scelta di conservare qui il tesoro romano con il fatto che durante l'aurea era di Saturnus non vi erano né furti né proprietà privata
  3. Livio, III, 69.
  4. Intende il dio Ianus.
  5. Macrobio scrive nel V secolo d.C.
  6. Ad esempio Festo (202 L): «quod ipse agrorum cultor habetur, nominatus a satu, tenensque falcem effingitur, quae est insigne agricolae».
  7. Cfr. a titolo esemplificativo: Macrobio, Saturnalia, I, 7, 21; Virgilio, Eneide, VIII, 314 e sgg.; Plutarco, Quaestiones Romanae, 42.
  8. Sabbattucci, p. 427.
  9. Arcaico, attestato al III secolo a.C. come Saeturni pocolom (Corpus Inscriptionum Latinarum, 2a ed., I, 449).
  10. Nell'Eneide di Virgilio (VIII, 319 e sgg.) Saturno altri non è che Kronos fuggito dopo la sua detronizzazione da parte del figlio Zeus.
  11. Festo, 106 L; 391, I, Lindsay; Servio Mario Onorato, Commentarii in Vergilii Aeneidos libros III, 407. Anche Hercules (Ercole) (Macrobio, Saturnalia III, 6,7) era celebrato a Roma secondo il Graeco ritu.
  12. «Lucem facere dicuntur Saturno sacrificantes, id est capita detegere.» (Festo, 106, L.); ma, nota Brelich (p.119) il lucem facere attiene solo al capita detegere dei Saturno sacrificantes, e non riguarda gli altri sacrificanti con capite aperto.
  13. La fondazione di questa festività viene attribuita dalla tradizione annalistica (Livio, II, 21, 2; Dionigi di Alicarnasso, VI, 1, 14) ai consoli Aulo Sempronio Atratino e Marco Minucio Augurino nel 497 a.C.
  14. Da tener presente che il vero dies festus era il 17, nel giorno 17 erano concentrati i riti di Saturnus, gli altri erano non festi, ma feriati.
  15. «Saturnalibus tota servis licentia permittitur», Macrobio, Saturnalia, I, 7, 26.
  16. «vel Saturnalia dicam festaque servorum, cum famulantur eri», Ausonio De feriis romanis, 15
  17. Durante tali festività i tribunali venivano chiusi e si evitava di provocare una guerra.
  18. Brelich, p. 125, nota come tutt'oggi in Europa sopravvivano delle superstizioni che legano gli escrementi alla ricchezza e alla fortuna.
  19. Per gli antichi: Festo, 432 Lindsay, 202; Varrone, De lingua latina, V, 64, lo intende diversamente: «Per cui, poiché il Cielo è la fonte della vita, Saturno fu chiamato così da satus (semina), e poiché la causa della vita è nel fuoco del cielo, nel periodo dei Saturnali si offrono delle candele di cera ai propri padroni.»; Macrobio, I, 10, 20 "dalla semina che trae origine dal cielo". Per i moderni:: Preller, Wissowa, Fowler, Thulin/ 122
  20. Saturnus da sator ("colui che semina").
  21. Per una breve disamina cfr. Brelich, pp. 122 e sgg.
  22. Festo, 430 Lindsay
  23. «a patre dicta meo quondam Saturnia Roma est» Ovidio, Fasti, VI, 31.
  24. «Saturnia Italia et mons qui nunc est Capitolium, Saturnus appellabatur», Festo l.c.; «Salve, magna parens frugum, Saturnia tellus, magna virum», Virgilio, Georgiche II, 173.
  25. «Hanc Ianus pater, hanc Saturnus conditit arcem:/ Ianiculum huic, illi fuerat Saturnia nomen.» Virgilio, Eneide, VIII, 357-358.
  26. Macrobio, Saturnalia, I,7
  27. «composuit legesque dedit Latiumque vocari/maluit, his quoniam latuisset tutus in oris.» Virgilio, Eneide, VIII 322-323; anche Ovidio, Fasti I, 238: «Dicta quoque est Latium terra, latente deo»; ma l'etimologia è popolare, cfr. in tal senso Dario Sabbatucci, p. 437.
  28. Sabbatucci, p. 434.
  29. Ma a differenza di queste che dopo la scomparsa e la divinizzazione cambiano nome, come Aeneas che diviene il dio Indiges, Latinus che diviene Latiaris (Iupiter Latiaris) e Romulus che diviene il dio Quirinus, Saturnus non muta il suo nome.