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La religione romana/Le fabulae/Ianus

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Indice del libro
Busto del dio romano Ianus (Giano) di epoca romana conservato ai Musei Vaticani.
Il tempio di Ianus dell'Argileto (Argiletum , il tempio di Ianus Geminus, Giano bifronte) con la porta chiusa, quindi durante il periodo di pace, in una moneta romana del 66 d.C. Questo tempio, venne eretto, secondo la tradizione, dal re Numa Pompilio, conteneva una statua di bronzo del dio e due porte poste una di fronte all'altra: le porte aperte indicavano la partenza e quindi il passaggio dell'esercito verso il campo di battaglia e rimanevano aperte per la durata dell'intero conflitto in attesa del suo rientro.
Asse, metà III sec. a.C., raffigurante la testa del dio Ianus, Museo archeologico nazionale di Napoli.

Ianus (Giano) è un dio strettamente italico, non conservando alcuna analogia con il pàntheon greco[1].

(IT)
« Ma che dio dirò che tu sei, Giano bifronte? In Grecia non c'è nessuna divinità che sia simile a te. Spiegami perché solo tu, fra gli dèi, vedi sia ciò che accade dietro di te, sia ciò che accade davanti. »

(LA)
« Quem tame esse deum te dicam Iane biformis?
nam tibi par nullum Graecia numen abet,
Ede simul causam, cur de caelestibus unus
sitque quod a tergo, sitque quod ante, vides »
(Ovidio Fasti, I, 89-2; traduzione di Fabio Stok, in Ovidio - Opere vol. IV, Torino, UTET, 1999, pp. 104 e sgg.)

Il termine latino ianus è collegato alla "porta" (ianua)[2].

Così Ovidio:

(IT)
« Qualsiasi cosa ovunque tu veda, cielo, mare, nubi, terre, tutto incomincia e finisce per mano mia. E' a me solo che è affidata la custodia dell'intero universo, è del tutto mio il diritto di farlo girare sui cardini. [...] Assieme alle pacifiche Ore custodisco le porte del cielo (anche Giove esce ed entra per opera mia). E' per questo che sono chiamato Giano »

(LA)
« quicquid ubique vides, caelum, mare, nubila, terras, omnia sunt nostra clausa patentque manu. me penes est unum vasti custodia mundi, et ius vertendi cardinis omne meum est. [...] praesideo foribus caeli cum mitibus Horis (it, redit officio Iuppiter ipse meo): inde vocor Ianus; »
(Ovidio, Fasti, I, 118 e sgg.; traduzione di Fabio Stok p.107)

E Cicerone:

(IT)
« E siccome ogni cosa l'inizio e la fine hanno grande importanza, vollero che Giano fosse il primo nei sacrifici, perché il nome è derivato da ire (andare), da cui i passaggi attraversabili vengono chiamati iani e le porte delle case private ianuae»

(LA)
« Cumque in omnibus rebus vim haberent maxumam prima et extrema, principem in sacrificando Ianum esse voluerunt, quod ab eundo nomen est ductum, ex quo transtiones perviae iani foresque in liminibus profanarum aedium ianuae nominantur. »
(Cicerone, La natura divina, I,26 (67); traduzione di Cesare Marco Calcante, p.211)

Intendendo innanzitutto lo Ianus Geminus nell'Argileto nei pressi del Foro[3], come altri monumenti analoghi, da cui si organizzava la partenza[4] ordinata degli eserciti. Da qui la ianua ("oggetto di Ianus") l'ingresso esterno della casa di cui Ianus è il numen[5]: Ianus Patulcius ("apre le porte"), Ianus Clusius ("chiude le porte").

Essendo il dio degli ingressi, Ianus è il dio degli "inizi", inizi che non sono solamente spaziali o temporali ma ineriscono anche a significati esistenziali trattandosi di un passaggio da una condizione all'altra[6]. Così nello stesso Ovidio [7] viene relazionato al Chaos (greco antico: Χάος), ovvero all'apertura cosmica iniziale da cui, venuta ad "essere" per prima, originano le cose[8] [9].

Nell'arcaico Carmen Saliarae riportato da Varrone[10] Ianus è il Creatore, dio degli dèi[11] (divom deus):

« Tu sei il buon Creatore, il buon Giano
[...]
Levate il canto a lui, padre degli dèi,
supplicate il dio degli dèi »
(Varrone, De lingua latina, VII, 26-27; traduzione di Antonio Vaglia in Varrone, Opere, Torino, UTET, pos. 4994 edizione in versione Mobi)

Essendo il dio dell'inizio[12] il suo nome viene pronunciato per primo negli elenchi degli dèi e nelle preghiere [13][14], così il primo mese dell'anno, Ianuarius è a lui dedicato nel calendario riformato. Il dio Ianus è anche rex e fondatore del principio di regalità [15], così il suo sacerdote è appellato come rex sacrorum, ovvero è quel sacerdote che, in epoca repubblicana, svolge le funzioni sacrali che furono proprie del "re" in epoca monarchica. In questo caso la funzione rituale del rex sacrorum inerisce probabilmente alla richiesta di protezione divina per l'inizio di qualsiasi azione ritenuta importante come la guerra o l'inizio del nuovo anno religioso e quindi civile. E seppure in epoca repubblicana sono i consoli a guidare l'esercito romana in guerra:

« per poter aprire ritualmente le ostilità, per poter entrare ritualmente nello stato di guerra, era necessario aprire le porte del tempio di Giano dell'Argileto, quasi ad indicare l'ingresso nel campo di azione del dio, che peraltro non aveva nessuna caratteristice del guerriero ma aveva a che fare con la guerra soltanto nella misura in cui questa era considerata l'"evento" per antonomasia; con la fine dell'"evento", cioè a guerra finita, le porte del tempio venivano richiuse. »
(Paolo Sabbatucci, La religione di Roma antica, p.21)

Ianus è dunque il primo re divino, fondativo della civiltà nel Lazio[16]. Virgilio[17] lo indica come fondatore della rocca del Ianiculum (Gianicolo), come Saturnus (Saturno) stabili la rocca di Saturnia[18].

La caratteristica iconografica di Ianus è quello di possedere una testa con due facce. In Macrobio, [19] tale caratteristiche esprime la sua facoltà di conoscere il futuro e di ricordarsi il passato. Tale caratteristica iconografica è comunque antichissima[20]. Macrobio [21] e Ovidio [22] raccontano come questo dio sia rappresentato impugnare un bastone e una chiave in qualità di custode degli ingressi[23]. Il sacrificio a Ianus era eseguita nell'area Regia del Foro e consisteva in un montone.

  1. Cfr. Franco Ferrari et alii, Dizionario della civiltà classica, vol. 2, Milano, Rizzoli, 2001, p. 1086.
  2. Herbert Jennings Rose, 1027; anche Stok nota 58 p. 106.
  3. Livio I, 19,2
  4. Il nome Ianus deriva dalla radice indoeuropea *ya- che indica l'azione dell'"andare" (latino i-re), cfr. Dario Sabbatucci, La religione di Roma antica, Milano, Seam, 1999, p. 18.
  5. Il termine latino nūmen indica la "potenza" e la "maestà" divina. La sua etimologia richiama il significato di "cenno del capo" ovvero "ordine da eseguire", "volontà di comando".
  6. Angelo Brelich, p.131
  7. Fasti I, 103 e sgg.
  8. Per la divinità greca, cfr. Chaos
  9. Ovidio richiamandosi alla cosmogonia empedoclea (in tal senso Fabio Stok, Op. cit. nota 52, p.105) ne considera l'unità di Terra, Aria e Fuoco (su questo cfr. Amore e Odio: genesi del mondo in Empedocle), questo collegamento ne spiegherebbe, sempre in Ovidio, la sua caratteristica bifronte, causata dall'essere in origine di forma sferica come per l'appunto il Chaos greco.
  10. De lingua latina VII, 26
  11. Anche se Ianus è i prima e la sua potenza inerisce agli inizi («omnia initiorum potestatem» Agostino, Civita Dei, VII, 3, 1, ma riprende da Varrone), a Iupiter (Giove) spettano i summa che sono relativi alla dignitas.
  12. Da qui anche il suo appellativo di Pater come nel caso di Pater Matutinus, Padre del giorno.
  13. Cfr. Livio VIII, 9, 6.
  14. Come Ianus apre la preghiera la dea Vesta la chiude (extrema); Dumézil p.290.
  15. In tal senso cfr. Angelo Brelich: «Nessuno più di Ianus ha diritto di apparire nelle vesti di un re» Tre variazioni romane sul tema delle origini, p.132.
  16. Angelo Brelich, Tre variazioni romane sul tema delle origini, p.83.
  17. Eneide VIII, 357-358.
  18. Intende il Campidoglio.
  19. Saturnali I, 9, 4,
  20. Herbert Jennings Rose, 1027
  21. Saturnali, I, 9, 7
  22. Fasti, I, 95
  23. La chiave è direttamente collegabile a questa funzione, il bastone è invece incerto: Seneca lo vuole per cacciare gli intrusi, Macrobio per guidare i viandanti (Stok, nota 49, p.104).