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Pensiero castanedico/Fondamenta del Pensiero castanediano

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Indice del libro

Al presentare il suo pensiero incominceremo chiaramente con le sue opere, con esporre quello scritto da lui (con "citazioni", ecc.). Per cui, essendo spesse volte incompleto lo integreremo man mano, ma solo in un secondo tempo, con quello scritto da altri per cercare di delucidarlo. Al fare questo, per non confondere il lettore, faremo bene attenzione a DISTINGUERE esattamente quando si tratta di uno e quando di un altro, cercando altresì di citare sempre la fonte (libro o rivista) precisa e il numero di pagina.

I suoi libri presentano molte lacune e incoerenze, troppe per poter definire questo pensiero univoco o fornire delle basi serie per un "cammino" come invece vorrebbero i suoi discepoli.

Per altri, tuttavia, i nove lavori più famosi di Castaneda sarebbero organizzabili in tre gruppi di tre, di cui ognuno corrisponderebbe a una particolare conoscenza Tolteca.

Sono però solo supposizioni. Le uniche definizioni chiare e precise che da l'autore nei suoi libri, infatti, concernono solo le prime due arti: quella del sognare (una sorta di maneggiamento del "sogno lucido") e quella dell'agguato (manipolare il proprio comportamento).

Tuttavia si ferma a questo. Non arriva mai cioè, a svilupparle veramente.

Il proposito di questo manuale è proprio quello di citare le fonti precise ed esatte, per esporre il suo pensiero tale come è, non come si "suppone" che sia o che "debba" essere.

Spazio per discorrere comunque sul resto può essere trovato all'interno del wikilibro stesso, in un secondo momento, dopo aver prima esposto le citazioni dell'autore principale e di quelli venuti dopo di lui.

Concetti nuovi e contraddizioni

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La sintesi del pensiero di Don Juan potrebbe essere riassunta con queste parole: "il Cammino del Cuore". Nel suo primo libro, Gli insegnamenti di Don Juan: una via Yaqui alla Conoscenza, Castaneda afferma:

Per me c'è solo il viaggio su di un cammino che abbia "un cuore", qualsiasi strada che ha un "cuore"... Lì io cammino, e la sola sfida di valore per me è il percorrerla tutta. E lì io vado e ricorro, guardando e, osservando, rimirando senza fiato.. senza mai stancarmi

Nelle opere successive tuttavia, l'autore introduce il concetto della "spietatezza assoluta", basilare nel guerriero se non vuole perdere energia, o il potere che ha "accumulato".

Niente "amore quindi". Niente inutili "lasciarsi andare" a se stessi.. (altro termine impiegato proprio cosi).

Assieme a questo, il suo pensiero è un insieme di numerose altre contraddizioni, vuoti e lacune, che alla data ancora nessuno oggi è riuscito soddisfattoriamente a chiarificare.

Un Cammino Nuovo

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Gli insegnamenti di Don Juan secondo lo stesso Castaneda, non avrebbero niente a che vedere con le altre tradizioni mistiche e credenze esoteriche o religiose.

Sono concetti totalmente nuovi e innovatori, gli stessi che gli hanno dato il successo che ha avuto e che continua ad avere; includono delle pratiche di cui non si è mai parlato prima.

Non si parla per esempio di santi, non c'è un tema "salvifico" del tipo "comportati bene o verrai punito".. Tutto poggia più che altro sulle proprie capacità interne personali di uno (la "salvezza" se c'è, è qualcosa di "individuale") le quali possono venire sviluppate e affinate tramite certe tecniche, secondo criteri e però per scopi del tutto diversi da quelli comuni alla maggior parte delle altre filosofie.

Castaneda utilizza una terminologia propria, il suo pensiero è quindi legato a tali termini e alla spiegazione che se ne ricava dagli scritti.

Si maneggiano argomenti di vario tipo, e anche se non arriva come già detto a svilupparli (soprattutto l'arte dell'intento, di quella nemmeno una definizione..), è possibile cercare di fare almeno una sintesi della terminologia che usa, che è proprio l'intento di questo nostro manuale.

Le Tre Attenzioni

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Ciò che noi crediamo essere unico ed assoluto, è solo uno in un insieme di mondi consecutivi, posizionati come gli strati di una cipolla. Egli affermò che anche se noi fossimo stati energeticamente condizionati a percepire solamente il nostro mondo, avremmo avuto ancora la capacità di entrare in quegli altri regni, che sono reali, unici, assoluti ed ingolfati come lo è il nostro mondo. (viii)

Secondo Castaneda, il fatto più significativo nella vita di una persona è che non si renda conto di avere a disposizione altre "attenzioni possibili" (così lui le definisce), le quali andrebbero fatte sviluppare.

Incrementandole, arrivandole cioè a "percepire", ad averne piena coscienza, prima, disponibilità e controllo, poi, l'essere umano secondo lui poteva arrivare addirittura a compiere una "morte alternativa" a quelle comuni.

Incrementarle richiede certa disciplina, ma soprattutto "forza", energia, quello che don Juan gli descrive come "potere personale".

Ecco che con la corretta applicazione dell'"arte dell'agguato" (che però non spiega), egli afferma che possiamo diventare dei "cacciatori di potere". Andare a "caccia" di "potere", significherebbe quindi "accumulare" energia tramite certe tecniche di "controllo comportamentale", ma anche dei rituali che non escludono, come gia accennato, il consumo di allucinogeni, ma più spesso trattasi invece del contatto diretto con certe "forze" (spiriti, che lui chiama: "alleati", di potere appunto) naturali che ci circondano.

Un potere personale sufficiente, porterebbe così alla consapevolezza di tutte queste tre attenzioni, e quindi alla padronanza dell'"intento": il controllo cosciente e volitivo della propria "forza di volontà" (che Castaneda asserisce descrivere dagli sciamani veggenti come fibre luminose di energia partenti dalla base dell'ombellico).

Il "Punto di Unione"

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Questa padronanza sarebbe principalmente il movimento controllato di quello che verrebbe conosciuto in questa particolare disciplina come il punto d'unione (NdT: "punto d'incastro"), quel centro energetico sulla sfera luminosa d'energia umana in cui si metterebbe insieme la percezione, e responsabile quindi di quello che si percepisce coi sensi (l'uovo degli esseri umani sarebbe intersecato anche da dei particolari "filamenti di energia" che produrrebbero percezioni diverse, a seconda di quelle toccate, ossia "accese", dal Punto in questione).

Secondo questa particolare disciplina, nei bambini il "punto di unione" scorrerebbe fluido; ma poi, crescendo e vivendo un'esistenza ordinaria (concentrandosi cioè solo sulla loro "prima attenzione"), concretizzerebbero solamente una piccola parte di queste "emanazioni" che diventerebbero così quindi tutta la loro "realtà percettiva", escludendo automaticamente tutti gli altri possibili mondi che invece potrebbero essere ugualmente raggiunti (attraverso le altre "attenzioni possibili").

Castaneda afferma che ogni sensazione, sentimento o azione, sarebbe determinata dalla posizione di questo "punto di unione". Il movimento consapevole del "punto di unione" permetterebbe quindi la percezione del mondo in maniera differente (una "realtà non ordinaria"), nonché l'entrata in altri mondi veri e propri, diversi dal nostro, ma ugualmente "inglobanti" e "reali".

L'obiettivo di tutto questo sarebbe quello di raggiungere la "totalità di se stessi", ossia la piena percezione e dominio di tutte le "tre attenzioni umanamente possibili".

La ricerca della "Libertà"

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Castaneda asserisce che il suo maestro don Juan lo aveva consigliato ed esortato a "non perdersi" nei numerosi mondi nuovi che poteva arrivare a percepire; in quanto l'unica cosa importante, al momento della morte, era la "Libertà" di poter continuare a "percepire-rsi". Non doveva perciò quindi cedere alle "lusinghe" o alle "bellezze" che in essi avrebbe potuto trovare..

...il "guerriero" mirerebbe a riguadagnare la propria libertà perduta, che gli sarebbe stata tolta da entità chiamate da Castaneda "esseri inorganici" (o "predatori", nel capitolo "Ombre di Fango" del libro Il lato attivo dell'Infinito); libertà di "percepire" veramente: chi è, da dove viene, ma soprattutto.. dove sta andando.. e... dove vuole andare. Per poi "concretizzare" appunto questo suo "volere", grazie al "potere personale" che avrebbe accumulato durante tutta una vita d'"impeccabilità" (essere "impeccabili", fa parte dello "stato d'animo del guerriero").

Recuperare la propria Totalità: il Salto alla "libertà Totale"

Riguadagnare la "Totalità di se stessi" era sinonimo di assicurarsi il proprio "biglietto di sola andata per l'Eternità", come Carlos definisce la conquista della "Libertà Totale" nel suo ultimo libro: Il Lato Attivo dell'Infinito.


Per continuare a capire però bene il Pensiero castanediano, conviene forse rifarci ora a uno di questi ultimi nuovi autori cui accennavamo prima; per esempio a: Domingo Delgado Solórzano, che ha soprattutto il merito di essere riuscito, secondo alcuni, a colmare più di ogni altro quelle enormi lacune e vuoti lasciati da Castaneda nei suoi scritti. Quindi, cominciamo.

"Energetica" o Percettica (o, 'Nahualogia')

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Percettica è un termine introdotto dallo scrittore Domingo Delgado Solòrzano, un autore che dopo la morte di Carlos Castaneda ha proseguito lo stesso filone di pensiero sul suo lavoro della Scienza Nahualica (nota anche come "Nagualogia", "Cammino Tolteca", o semplicemente Toltechità).

Questo argomento si ricollega con L'Arte di Sognare, L'Arte dell'Agguato e L'Arte dell'Intento, i tre pilastri del pensiero castanediano'. In questo senso la percettica (l' Arte della Percezione, Nahualogia, o semplicemente Energetica) le ingloberebbe tutt'e tre. I libri di Castaneda, infatti, sono passati alla storia proprio per ridurre e considerare tutto ad un livello "energetico": di pura energia.. E, questo filone riprendono e proseguono, molti dei nuovi autori.

Si tratterebbe secondo l'autore Solorzano per esempio, di una scienza antica, per molti oggi pseudo-scienza, ma stando ai suoi scritti si sarebbe trattato ai tempi di quelle civiltà precolombiane, della loro scienza: di una scienza vera e propria insomma.

Il libro di Solòrzano (non ancora tradotto, alla data) s'intitola El Nahual de 5 puntas (il nagual di 5 punte). In esso, Domingo Delgado ci descrive un lignaggio molto particolare di Nahual, con la loro relativa "regola".

Carlos Castaneda descrisse nei suoi libri qualcosa in merito alla regola dei lignaggi dei "Nahual di quattro punte", ma poco o nulla per esempio su quella dei "lignaggi di tre punte", e praticamente niente su quelli di "cinque punte".

Quindi nel suo libro, questo nuovo autore affronta queste tematiche lasciate in sospeso dal suo predecessore, rivelandone dettagli e caratteristiche molto più precise, e ricorrendo spesso anche a termini presi in prestito dalla Fisica quantistica per esporli.

(Referenze ad un altro lignaggio diverso da quello di cui parlava e scriveva Carlos Castaneda, le possiamo anche trovare in un altro nuovo autore sulla tematica di nome Enrique Rojas Pàramo, nel suo libro Nerea).

Percettica è la scienza della percezione.


La "regola del nahual di cinque punte" è la base della "nahualogia pentagonale", terza parte della 'percettica'.


Si sudddivide in "tre nahualogie": la percettica (o le tre "nahualogie") è la scienza quantistica incaricata di studiare i cambiamenti e le trasformazioni della coscienza energetica mediante il movimento del "punto di unione" e le sue trasmutazioni risultanti fra la prima e la "seconda attenzione".


Questa, la definizione precisa esposta dall'autore.

"Scienza Nahualica"

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Nel Pensiero castanediano si crede che una particolare casta di veggenti sia sopravvissuta al massacro di Cortés sui popoli precolombiani. Questa casta, si sarebbe poi organizzata in lignaggi per meglio nascondersi, e riuscire a far sopravvivere le loro conoscenze fino a noi.

Una 'morte alternativa'

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Alla base di tale dottrina, sta la convinzione che solo le persone in grado di sviluppare la loro "veggenza" (ossia: la possibilità concreta e reale del corpo fisico di vedere l'Energia direttamente nel mondo così com'è) possano ottenere, tramite certe tecniche, il "Potere" necessario per recuperare la "Totalità di sé stessi" ed essere quindi in grado poi, una volta raggiunto quel Potere, di compiere anche una "morte alternativa" a quella comune data a tutti gli esseri ordinari.

Per far ciò, Castaneda proponeva nei suoi libri: l'"Arte di Sognare", l'"Arte dell'Agguato" e quella dell'"Intento" come utili strumenti, i principali (assieme anche ai suoi "Passi Magici"), in grado di aiutare il "Guerriero" (colui che cammina su questa via di conoscenza, distinto quindi dall'uomo comune, ordinario) ad accumulare sufficiente "Potere Personale" per realizzare questi obbiettivi ("vedere" e "compiere una morte alternativa"). Ossia, per essere in grado di muovere a "Volontà" il proprio "Punto d'Unione": quel centro energetico responsabile, sempre secondo questa disciplina, di far percepire all'essere umano la Realtà che lo circonda.

Muovendo questo particolare punto, diceva Castaneda, si cambiava quindi la gamma di percezione umana; si poteva addirittura entrare in un altro mondo con tutto il corpo fisico, ma per non morire nell'atto, per non disintegrarsi diceva, era preciso accumulare sufficiente Potere. Altrimenti, l'unico risultato che si sarebbe raggiunto sarebbero state delle inutili auto-combustioni umane.

Per accendere questo Fuoco dal Profondo, questo "Fuoco interno", Castaneda scrisse nell'omonimo libro che questo "Punto di Unione" avrebbe dovuto essere stato attivato direttamente dalla "Volontà" del "veggente-guerriero", e fatto girare all'unisono con certi altri punti, in modo tale da trasformare l'intera struttura energetica umana (che agli occhi di un "veggente" apparirebbe come un campo di energia a forma di uovo) in un immenso Punto di Energia che, questo nuovo autore Domingo dice, nel suo libro, trattarsi di un gigantesco "Punto d'Unione", capace poi così d'incorporarsi all'Energia dell'"Aquila", intesa qui non come rapace ma come Grande Spirito.

"Aquile" nello spazio di "Zero"...

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La Struttura Energetica del Cosmo

Anche su questo punto, sul tema dello "Spirito" inteso come Grande Spirito o Spirito Infinito o semplicemente Energia illimitata da cui tutto trae origine, Domingo e Castaneda differiscono un poco.

Carlos Castaneda scrisse al rispetto che allo Spirito Supremo lo si chiamava "Aquila", e nulla di più. Mentre Domingo Delgado, a riguardo, rivela che non solo esisterebbero una, ma innumerevoli Aquile! E che, allo Spirito infinito e Supremo, lo si chiamerebbe invece "Zero"; nello spazio di Zero vivrebbero tutte le Aquile, ossia i macromondi, o macrouniversi, e a quello spazio gli antichi sciamani-veggenti di questa cultura di cui sempre Domingo si fa portavoce, avrebbero dato il nome di "Quinta attenzione". Per distinguerla dalla "Quarta attenzione", dalla "Terza attenzione", dalla "Seconda attenzione" ed infine dalla "Prima attenzione": ognuna rappresentante un differente livello vibrazionale nell'uomo (e quindi, un differente grado di "percezione umana"); la più profonda delle quali, raggiungibile solo attraverso molto sforzo e disciplina.

Anche qui amplia di molto la visione lasciataci da Castaneda, che solo scrisse nei suoi libri di "Tre attenzioni possibili": l'ultima delle quali, la terza, raggiungibile solo nell'atto di consumare il proprio Fuoco dal Profondo.

La Struttura Energetica Umana

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Carlos Castaneda nei suoi libri diceva che gli antichi "veggenti" del Messico potevano vedere l'intera struttura energetica umana come un campo luminoso di energia a forma di uovo. Che all'interno di questo "uovo luminoso" vi era poi un punto ancora più luminoso chiamato "Punto di Unione" poiché lì si metteva insieme la percezione, il quale spostandosi cambiava frequenza all'essere umano in questione facendogli percepire un mondo diverso (una "Realtà non Ordinaria"), ma anche facendolo cambiare di forma: era perciò in grado di trasformarsi in un animale, per esempio, o in un qualsiasi altro essere vivente esistente all'interno della vasta gamma vibrazionale di energia che riuscisse a toccare.

Domingo Delgado spiega a proposito che: non solo l'essere umano possiederebbe agli occhi di un veggente un "punto di Unione", ma ne avrebbe addirittura anche più di uno! Scrive in merito che uno di questi è denominato "Punto d'Unione Collettivo" e sarebbe il principale responsabile della nostra fissazione su questa dimensione di energia, responsabile cioè della nostra prigione, impedendoci di muoverci verso piani diversi come sarebbe più naturale.

Catalogazione delle "Coscienze Sferiformi"

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Scrive anche che alcune Coscienze (che lui chiama "Percettori"), uomini, donne o animali che siano, presenterebbero nel loro uovo luminoso degli scompartimenti in più rispetto ad altri: da qui il nome di Nahual (o Nagual) di tre, quattro o cinque punte. Da essi, deriverebbero le tre regole dei lignaggi (giacché, essi sarebbero dei lider per natura); ossia:

  • la Regola per il Nahual di tre punte,
  • la Regola per il Nahual di quattro punte, e
  • la Regola per il Nahual di cinque punte.



Castaneda accennava nei suoi libri solo a quelli di tre e di quattro. Tuttavia questo nuovo autore, Domingo, si spinge molto oltre fornendo una visione ancora più dettagliata e precisa di tutte le Coscienze Sferiformi, nella quale classifica anche quelle che non sarebbero denominate Nahual per avere solo due scompartimenti. Questo Castaneda non l'ha proprio mai fatto.

Queste coscienze più "normali", nel senso che numericamente sarebbero di più (rispetto invece ai Nahual, che sarebbero di meno), a loro volta secondo Domingo Solorzano sono suddivise in tre gruppi: quelle più piccole (la stragrande maggioranza), quelle intermedie, e quelle leggermente più grandi di quest'ultime, le cui dimensioni maggiori permetterebbero loro poter esser facilmente inserite per esempio in determinati gruppi di "lignaggi nahual".


Le prime, le denomina

  • Coscienze Nane o "Collettori";


le seconde,

  • Coscienze Mezzane o "Scansiatori";


ed infine quelle del terzo gruppo, dice siano conosciute col nome di

  • "Volatori Rotondi",


perché la loro unione al fondersi i propri rispettivi Punti di Unione, permetterebbe loro di poter viaggiare attraverso le "Emanazioni della Grande Aquila": ossia, di "volare" in questo quasi-infinito macro-universo. Dice l'autore poi che, al terminare il viaggio, i loro due "Punti di Unione" rispettivi si discongiungerebbero nuovamente, per tornare ad essere due esseri distinti.

L'autore che più si addentra in dettagli e spiegazioni qui risulta essere sempre Domingo; quindi riportiamo dal suo libro quanto ci accingiamo a definire in merito. Castaneda, infatti, ci dice in proposito poco o nulla, e altri autori si concentrano invece più sull'aspetto 'etico' di questo cammino (per cui rimandiamo al relativo capitolo).

i Cinque Corpi energetici

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Dunque; l'uovo luminoso sarebbe costituito come abbiamo gia visto da vari 'scompartimenti', quindi da diversi 'corpi'.

  • Uno è quello fisico,

poi Domingo ne classifica altri quattro:

  • quello mentale,
  • quello da in-sogno,
  • quello volitivo individuale e
  • quello volitivo collettivo.



Per ognuno di essi descrive anche le pratiche opportune (vedere sezione esercizi) affinché possano, col tempo e colla pratica costante, arrivare a 'fondersi'. L'unico che non rientra nell'unione sarebbe quello mentale: questi, dice, colla pratica è destinato a scomparire per lasciare posto alla conoscenza naturale e silenziosa. Dice testualmente che: "La perdita di 'questo corpo' è il guadagno di quello 'luminoso', giacché sarà quest'ultimo che 'vedrá' e penserá quando il primo sarà scomparso, facendo percepire la 'Visione Totale' di tutte le Realtá", invece di una singola e limitata, quale lo è appunto la nostra di questo mondo.

i Dialoghi Interni e i Punti di Unione

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Poi; un'altra questione sono i DIALOGHI INTERNI cosí con 'plurale', Domingo infatti ne classifica almeno Tre:

  • quello INDIVIDUALE,
  • quello COLLETTIVO, e ..
  • quello DELL'AQUILA STESSA.



Un "Dialogo Interno", questo lo diceva anche "Castaneda", è mantenuto 'fermo' dalla fissazione del proprio "Punto d'Unione" e quindi risulta strettamente vincolato ad esso. Domingo a riguardo rivela esattamente quindi la loro stessa natura al dirci che:


  • A) i nahual di tre punte possiederebbero all'interno della loro sfera luminica 2 Punti d'Unione, mentre
  • B) quelli di quattro punte ne possiederebbero 3, ed infine
  • C) quelli di cinque punte, ne avrebbero al loro interno addirittura 5!


Quindi, tornando alla questione, credo forse che solo un nahual di quattro punte possa allora chissà arrivare a sperimentare completamente tutti i dialoghi interni di cui ci parla, quindi in definitiva solo poche persone visto che questi corrisponderebbero solo a una minoranza esigua; e non contemplo neanche quelli di cinque, visto che di questi ci dice solo ne esista un solo esemplare per ogni Grande "Aquila", fatta eccezione per la nostra che avrebbe avuto col proprio un 'piccolo' problema.. (ved. capit. Cosmovisione). Ciò nonostante, questa è solo una mia opinione (mia di chi inizia questo wikilibro) buttata qui come spunto di riflessione, visto che sul libro di Domingo la questione è lasciata per il momento in sospeso.


Adesso, concentriamoci invece sui 'singoli corpi' cui abbiamo accennato prima. Vediamo 'cosa' sono, 'energeticamente parlando', sempre secondo le rivelazioni di Domingo.

La totalità di Se Stessi

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Estratto del libro El Nahual de cinco puntas -La consecución de la totalidad de uno mismo di Domingo Delgado Solórzano.


  • ...Il seguimento cosciente della "regola" da parte di una coscienza, arriva nella pratica, al movimento del punto di unione a volontà. Questa prassi sviluppa la volontà o forza impulsora e retrattora del punto di unione. La regola esige la pratica paradogica di cinque rutine seriate e ripetitive: fisico, mentale, in-sognatrice, volitiva individuale e volitiva collettiva.


  • Il corpo fisico, la parte solida dell'energia del bozzolo luminoso, deve incorporarsi al resto delle sue parti, disminuendo la sua oscillazione vibratoria. I percettori seguirono l'aspetto solido della regola, con un sistema di resistenza progressiva ad alta intensità di spintoni y tironi, chiamato "quanimec", al quale io ho arbitrariamente messo il nome di "corpofilia". Molto somigliante agli sports dell'"halterofilia", in combinazione con i sollevamenti di potere ed il fisico-culturismo. Variando l'approccio vibratile e l'intensità, in relazione all'aspetto ludico e atletico attuale.


  • ...Il corpo fisico si doveva lavorare tre giorni sì, un giorno no: tre giorni sí, due giorni no e si ripeteva il ciclo. Un giorno si lavorava la parte inferiore del corpo, cominciando dai piedi e i polpacci, in seguito le curve, le coscie e i glutei, per terminare con la parte bassa dell'addome. Un altro giorno toccava alla parte dietro del corpo, schiena superiore, centrale e inferiore, seguita dai trapezi, collo, deltoidi posteriori, tricipiti e avambracci. Il terzo giorno si lavorava il petto, deltoidi frontali e laterali, i bicipiti, gli avambracci e l'addome alto. Sempre in questo rigoroso ordine.


  • Don Chema mi assicuró che i movimenti che ogni bozzolo luminoso deve eseguire e l'intensità degli stessi, alla lontana, è un disegno dello spirito o forza che tutto lo permea. Tuttavia, mi disse, esistono movimenti basici da dove tutti dobbiamo partire. Continuó dicendomi che i disegni sono la causa fondamentale degli atti dei percettori. Un percettore, mi disse, ormai non attua più come tutti gli altri esseri, per impulsi emozionali impetuosi. I disegni lo guidano e gli indicano come, dove e perché attuare. Questo si deve a che il bozzolo si torna uno, con il potere dello spirito. Come una goccia d'acqua che cade nell'oceano, però che a differenza delle altre non si disintegra in questa vastità d'acqua, ma che stando nell'oceano, conserva la sua forma e funzione particolare. È una gocciolina individuale e allo stesso tempo è tutto l'oceano. Sta cosciente della sua doppia natura e usa il potere per muoversi a volontà in questa immensità ogni volta che lo intenta. I movimenti con pesi addizionali sviluppano la coscienza dell'essere e dello star cosciente dei disegni. L'intensità della sua esecuzione sviluppa il potere di percepirli e seguirli senza remora alcuna. La costante ripetizione seriata di questi, sviluppa l'impulso della volontà e l'intento per volare dietro la perpetuità della coscienza individuale di forma indipendente.


  • I percettori complementavano questi esercizi con l'ingestione di piante di potere, utilizzando primordialmente le radici, fiori e semi. Con queste, incrementavano l'acutezza mentale e la massa muscolare. Qui, don Chema mi fece un'osservazione. Mi disse che nell'uso delle piante si basa una delle differenze fra stregoni e percettori. Gli stregoni usano piante di potere che diminuiscono l'acutezza mentale e la massa muscolare dovuto a che incrementano la sfera del corpo energetico ed i percettori usano altri tipi di piante di potere che equilibrano i corpi o sfere interiori, incrementandoli tutti allo stesso tempo. Gli stregoni sono concepiti da inorganici ombra ed i percettori da inorganici recettori.


  • Nella sua alimentazione quotidiana non mancava mai siero di latte, ricotta, miele d'api, olio di pesce, pesce, succo di "nopal" [NdT: Foglie del Fico d'India], carne secca macinata di differenti animali e una polvere fatta di steroli e flavoni vegetali, aminoacidi, carboidrati e vitamine e minerali concentrati. Per il resto don Chema mangiava di tutto eccetto trigo, caffè, latte intero, maiale e zuccheri raffinati o prodotti che li potessero contenere.


  • I movimenti all'incrementare la loro intensità, accelerano per pressione-tensione, la fuoriuscita del corpo energetico, al far scivolare il punto di unione del corpo fisico verso quello energetico...


  • ...Esiste tutta una tradizione relazionata con lo sviluppo e il mantenimento ottimale delle sfere interiori nei "lignaggi" di "guardiani protettori" del "nahual pentagonale", molto lunga da numerare, cosí come dell'ingestione di alimenti tanto vitali per i movimenti e i cambi del punto di unione. Il corpo fisico in particolare funziona molecolarmente con energia percettora, dove ogni reazione chimico-elettrica deve concordare con la seguente e con l'anteriore. Il flusso di energia fluisce allo stare i canali bioenergetici aperti. È una questione programmatica e non estetica o atletica. Queste ultime due si danno di per se stesse come guadagni addizionali. Nella "seconda attenzione" un corpo debilitato o trascurato tende a frazzionarsi e a disintegrarsi per mancanza di coesione e di controllo. Un corpo forte invece al disintegrarsi mantiene il controllo per integrarsi nuovamente in un'altra attenzione.


  • Negli ultimi anni ho visto lo sviluppo dello sport del fisico-culturismo. Lo sviluppo del corpo fisico è l'esito supremo di un bozzolo luminoso nella "prima attenzione". È la base per viaggiare ad altre "attenzioni". L'umanità sembra che s'incammini nuovamente verso il conoscimento silenzioso, tramite lo sviluppo di ognuna delle sue parti fisiche. Poco a poco tutto si riunisce fino a riuscire a reintegrare un tutto.


  • La pressione-tensione del sovraccarico progressivo in punti specifici del corpo fisico allenta il punto di unione. Il quale nella sua posizione, però allentato, può essere fatto scivolare e mosso all'indietro. Senza questo movimento reversibile non è possibile rivivere appieno i propri sogni. La retrospezione dell'in-sogno è il movimento all'indietro del punto di unione collettivo allineato al punto di unione del corpo energetico, mentre il punto di unione del corpo fisico sta fermo. In questo modo la retrospezione è assoluta e completa. Al riviverla si accendono nuevi filamenti nel bozzolo. La luminosità che si sprigiona da essi riporta la vecchia nuova esperienza vissuta esattamente per la seconda volta. La serpente sceglie quello che più gli aggrada per consegnarcelo all'Aquila come alimento. La ragione si perde e il conoscimento del silenzioso effluire della vita si guadagna per essere ritenuto e conservato per sempre.


  • Altro degli aspeti fisici della corpofilia è quello dei movimenti di stiramento dei muscoli e delle articolazioni. E si complementa alla fine con l'assoluta cessazione del pensiero. Detenere la formazione del pensiero e della comunicazione interiore costante. Tutto questo porta al momento in cui il punto di unione si muova e cambi la nostra percezione. In questo istante il corpo fisico deve essere pronto per sopportare la nuova tensione o soccomberá. Il corpo energetico dovrá essere capace di prendere lo stato cosciente della totalità di se stesso e sopportare le enormi pressioni della "seconda attenzione", dove la compattazione dell'energia è ancora più dura di quella della "prima attenzione". Al non essere cosí, il "bozzolo luminoso" collassa ed è disintegrato dalla contrazione della serpente...


  • Il corpo luminoso: Il corpo mentale è il prodotto del punto di unione fissato nella posizione del corpo energetico. È la parte volatile del corpo luminoso che ci permette di organizzare l'energia solida che rodea il corpo fisico. La regola non lo contempla nella totalità, per questo, la rutina e la pratica paradogica lo porta poco a poco alla sua sparizione, lasciando al suo posto il conoscimento naturale e silenzioso dell'energia stipulato nella "regola". La perdita di questo corpo è il guadagno di quello luminoso, giacché sarà quest'ultimo che vedrá e penserá quando il primo sarà sparito. È la visione chiusa di una realtà contro la visione totale di tutte le realtà. La sua dissoluzione comincia con l'annichilamento dell'ego e delle sue parti: l'importanza di possedere, di essere, di ordinare, di essere obbedito e di essere obbediente. Finalmente si annichila il significato della parola e dell'offesa che provoca, costantemente all'ego. Per riuscirci entra in gioco l'astinenza sessuale unicamente nei periodi di alta luminosità, il contatto con organici elementali, con inorganici luminosi o ombra e le camminate notturne su colline o montagne.


  • Il corpo di sogno è quella parte della totalità la cui caratteristica naturale è la proprietà de disminuire o aumentare la sua costante oscillatoria vibratile, la quale gli permette interattuare negli stati di vigilia dei differenti stati attenzionali. Si accede a questa parte del bozzolo fissando il punto di unione nello stato de vigilia, per svegliarsi nell'in-sogno. La tecnica utilizzata amplia lo stato di vigilia agli anteriori stati dell'in-sogno. Si fissa l'attenzione in un sogno fino ad entrare in esso. Realizzando questo, varie volte, il corpo di sogno comincia a "muovere i primi passi" negli in-sogni in vigilia. Il rango di visione del bozzolo si amplia, cominciando a vedere cose che prima non vedeva, fino a raddrizzarsi e camminare in piedi.


  • Il corpo volitivo individuale è la parte parallela del corpo fisico; rimane un arco di fronte all'altro, senza importare la posizione dell'osservatore davanti alla sfera luminosa. È la parte sinistra del bozzolo luminoso. La parte complementare della coscienza totale della luminosità. E' accessibile allo stato di vigilia all'ampliare il rango in-sognato dell'osservatore. Queste tecniche furono quelle che più tardi convertirono il punto di unione di "Hexápoda", il collettivo, nella magia, fattucchieria o stregoneria. Antecedente diretto dell'indurimento della parte solida dell'energía, conosciuta oggi come scienza e tecnologia. L'unica maniera d'integrare la vigilia a questo corpo è con la ripetitiva intonazione del suo stato oscillatorio vibratile, intonato per il corpo fisico. Il "corpo di sogno" deve accorrere al corpo volitivo individuale, ricevere il suono proprio di questo e ritornare al corpo fisico a consegnarcelo. L'intonazione del suono del punto di unione collettivo, alla portata di tutte le coscienze, permette la riduzione individuale per raggiungere una delle sue parti. Questa riverberazione è l'essenza del conoscimento silenzioso. Il pulsare del cuore del grande bozzolo maggiore.


  • Il corpo volitivo collettivo è la membrana esteriore della sfera cosciente. Riflette l'energia in sua espansione. Come punto di unione, è l'anello che copre l'interiore del bozzolo. Un anello mobile in espansione circolare costante, la cui velocità crea la membrana apparente esteriore del bozzolo. È l'ultima parte ad essere raggiunta dalla vigilia del bozzolo. Queste cinque parti compongono le coscienze; i suoi compartimenti, siano due, tre o quattro, formano il suo interiore. La concentrazione dei compartimenti al centro della coscienza formando un nucleo, confluisce con la fusione dei cinque corpi in questo stesso nucleo, sebbene in differenti luoghi. Cosí si raggiunge la percezione totale e l'ingresso alla terza attenzione. La saturazione delle attività delle altre quattro parti porta conseguentemente alla recuperazione di questa parte e con questo all'inserzione nucleare di tutte le parti del bozzolo luminoso...




Le differenti 'attenzioni' umane

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Sempre nell' ottica castanediana, l'essere umano possiederebbe differenti livelli di profonditá attenzionale i quali vengono distinti come abbiamo gia accennato, fra la prima e la quinta attenzione, per indicare in quale aspetto di essi ci si trovi.

In merito a come la pensa Castaneda abbiamo già scritto qualcosa a rispetto all'inizio di questo capitolo, nel paragrafo sulle Tre Attenzioni.

Possiamo dire comunque che fra Castaneda, Domingo e altri autori come Enrique Rojas Paramo, ci siano delle differenze nel modo in cui considerarle. Se ci rifacciamo ai testi classici di Castaneda, per esempio, lui ci dice che Don Juan il suo maestro lo avrebbe fatto passare continuamente fra la prima e la "seconda attenzione" (utilizzando all'inizio anche droghe) per via del suo apprendistato e del fatto che alcune cose (soprattutto l'"arte dell'Agguato") gliele avrebbe potute insegnare e trasmettere solamente nella "seconda attenzione", e mai e poi mai nella prima; tuttavia a questo riguardo, Enrique Rojas Paramo risponde per esempio invece proprio il contrario (nel suo libro: Nerea). Suggerendoci che forse tale considerazione dipenda quindi solo dai specifici lignaggi che avrebbero differenti regole per l'insegnamento, ma anche chissá dalle singole persone apprendiste che cambiano, avendo ognuna un proprio e diverso parametro.

Dal canto suo Domingo, cita nel suo libro il nahual di cinque punte che le differenti attenzioni riguardano i differenti e specifici 'singoli corpi' in cui l'uovo energetico risulterebbe essere composto, ed essendo questo diverso per ognuno (ci sono 'varie categorie' come gia detto, di coscienze sferiformi), mai e poi mai sarebbero quindi tutte raggiungibili da chiunque. Semplicemente perché, secondo quanto ci dice, c'è semplicemente chi energeticamente non potrá mai arrivare a farlo. Le uniche comunque sperimentabili sempre da chiunque sarebbero solo le prime due, dato che l'unità semplice di base per ogni coscienza sferica sarebbero due scompartimenti energetici, mai solo uno. E questo vale, ci dice, anche per i "Nahual di Tre punte", dove addirittura in quel caso il loro 'terzo scompartimento' risulterebbe alla fine trovarsi diviso anch'esso pur sempre, se pur 'impercettibilmente', in due .. .

Tutti gli autori concordano comunque su una cosa, questo sì: che, chiunque e comunque sia che entri nel cammino della 'conoscenza' (energetica), abbia come scopo ultimo e obbiettivo di fondo l'unificazione di tutte le sue differenti 'attenzioni possibili' che il suo uovo luminico le permetta sperimentare, questo per ritrovare la 'Totalita di Se Stesso' e il cammino per "Recuperare la Totalita di Se Stessi" è proprio il "Cammino del Guerriero (Tolteca)".

Un'ultima considerazione va fatta in merito all'ottica che Domingo Delgado imprime nel suo libro a tutto ciò; al fatto cioè che, solo nella parte dell'Aquila (Grande Spirito) dominata da "Luztlán" (quindi anche nel nostro mondo, che si troverebbe 'al confine'), siano sorte queste 'differenti' attenzioni e la 'necessitá di ritrovarle' (sperimetarle) e 'recuperarle'. Sembra sia stata una conseguenza, secondo quanto ci dice, di questo nuovo 'status di cose' dato per Lutzlán appunto. Ossia che: nella 'parte sana' della nostra "Grande Aquila" tutto questo parlare e differenziare di attenzioni non avrebbe senso, né modo di 'essere'.

E, pur tuttavia, essendo la 'fissazione' dell'attenzione (qualsiasi fra le cinque) la causa poi e la radice dell' importanza personale nell'uomo, in una parte del suo libro Solorzano spiega come una delle guide del "lignaggio di Guardiani" di cui si fa portavoce gli dica al rispetto che "neanche ai massimi livelli di perfezione raggiungibili della percezione umana, uno risulta completamente libero dall'importanza personale; quindi, in pratica, anche un provato e sperimentato Nahual avrá sempre difficoltá e pecche" e noi lo intendiamo qui, come detto, come ciò avvenga soprattutto nei non-liberi domini della realtá di cui si sarebbe impossessato appunto Luztlán (Vedesi capitolo sulla Cosmovisione).

Fra la prima e la Quinta Attenzione..

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Prima e Seconda
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Sommariamente quindi, prendendo in considerazione i punti di vista di tutti i citati autori, possiamo dire che, secondo il pensiero castanediano, in questa dimensione del nostro universo dell'Aquila (Grande Spirito) generata (o "corrotta") da "Lutzlan",


  • la "prima attenzione" corrisponderebbe a quella inerente al corpo fisico e al suo stato da 'sveglio' ; mentre
  • la seconda, al "corpo in-sognante" e al suo stato quando quello fisico dorme e quest'altro suo 'gemello' si viene invece a trovare in un in-sogno, viaggiando in 'realtà non ordinarie'.


Normalmente però, poi uno dimenticherebbe tutto: ossia, non si ricorderebbe praticamente più niente al momento di 'rientrare' nel suo stato 'normale' di coscienza quando si sveglia, o detto con altre parole... quando il movimento del "Punto di Unione" ritorna alla posizione 'abituale', non riuscirebbe a mantenere il registro dei ricordi vissuti al toccare altri punti e posizioni. Da qui, la necessitá di avere una sorta di guida e tecnica che ci permetta di recuperarli.

Terza e Quarta
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Come accennavamo: la terza attenzione, la quarta e la quinta non sarebbero invece sperimentabili da chiunque. Presumiamo per quanto ci rivela appunto sempre Domingo (visto che solo lui ce n'è parla al momento, gli altri autori no), che allora la "Terza Attenzione" sia raggiungibile solo quando tutti gli altri 'corpi' conformanti l'uovo luminoso arrivino a 'fusionarsi' tra di loro completamente, assieme ai loro corrispettivi Punti di Unione: anzi, è proprio l'unione di questi ultimi che porterebbe all'espansione della percezione. Può risultare infatti ovvio e plausibile che sia così: visto che il "Punto di Unione" è appunto il principale responsabile di farci percepire, cos'altro mai potrebbe accrescentare la percezione se non, appunto, l'Unione di più Punti di Unione?

Difatti, in un certo senso risulta inesatto dire che bisogna 'fusionare' questi corpi, giacché questi sono appunto ciò di cui è composto l'"uovo luminoso"; quello che bisogna arrivare a 'fusionare' e ad accomodare, semmai, è per l'appunto la posizione dei loro corrispettivi Punti di Unione, nulla di più. (Uso i verbi al "condizionale" perché il libro di questo autore è strutturato in maniera tale da cercare di far "arrivare per deduzione" logica ad una sintesi di questo pensiero, più che esserne un'"analisi". Ossia: non espone i concetti chiari e in sequenza lineale).

Solo allora si raggiungerá per definizione la "Totalitá di se stessi", e si arriverá quindi a sperimentare la "Terza Attenzione".

La differenza, poi, tra quest'ultima e la "Quarta Attenzione", sempre secondo Domingo, starebbe solo nella 'posizione' all'interno della "Grande Aquila" cui un "Nahual" giá 'trasformato' deciderebbe 'fissarsi':


  • la Terza riguarderebbe le "40 Grandi Bande di Emanazioni Strutturali" (vedi, capitolo sulla 'Cosmovisione'), mentre
  • la "Quarta Attenzione" sarebbe il Nucleo stesso dell'Aquila


(per lo meno anticamente... visto che ora grazie a "Lutzlan" esisterebbero due nuclei, di cui uno sarebbe appunto il suo; la "cuarta attenzione" da allora, verrebe ad essere e a trovarsi quindi in una posizione distinta... -vedere sempre il capitolo sulla Cosmovisione per ulteriori dettagli-).

Avevamo giá scritto della "Quinta Attenzione", trattarsi invece dello


  • Spazio Esteriore dove esisterebbero le Grandi Aquile e le Serpenti,


e raggiungibile solamente per un "nahual di cinque punte", oppure un "Nahual pentagonale" (non si tratta della stessa cosa; il secondo come termine si riferisce infatti alla conformazione di un nuovo essere: una Nuova "Aquila", al cui interno si troverebbero, oltre al "Nahual di cinque punte", anche un numero svariato di più "Nahual di quattro punte"); o in alternativa, vi si riuscirebbe a dargli delle rapide occhiate solo attraverso delle "tetra-proiezioni" ...

Come già riportato, Castaneda non ci spiega esaurientemente tutte le tre arti (altrimenti, non ci sarebbe stato bisogno di questo wikilibro) e il suo pensiero al momento risulta incompleto. In base a quel tanto che ha scritto, possiamo comunque almeno definire grosso modo le prime due. Mentre sulla ultima, possiamo solo speculare. Queste sono le Tre Arti del Cammino del Guerriero:

  • L'"arte dell'agguato" - relazionata alla "prima attenzione"
  • L'"arte di sognare" (o "in-sognare"..) - relazionata con la "seconda attenzione"
  • L' "arte dell'Intento", - di cui non parla - ma che si pensa sia collegata all'ultima attenzione possibile realizzabile secondo lui, descritta nei suoi libri: la "terza attenzione"


il Cammino del Guerriero

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Esse sarebbero tra gli strumenti che un guerriero avrebbe a disposizione, per raggiungere i propri

  1. accumulare potere personale,
  2. riguadagnare la propria "libertà" perduta e..
  3. compiere, così, una "morte alternativa"

L'Arte dell'Agguato

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L'arte dell'agguato, è un concetto espresso dallo scrittore Carlos Castaneda nei suoi libri.

Uso del Termine

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Il termine "agguato" è usato sia per indicare

  • la "manovra dell'agguato", che
  • la "follia controllata".



La "Manovra dell'Agguato"
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Nel primo caso, la definizione dell'autore è che

  • La manovra dell'agguato e' qualsiasi cosa che dia uno "strattone" al "Punto d'Unione", muovendolo cioè dal suo sito, dalla sua posizione abituale in cui si trovasse "sedimentato"



La "Follia controllata"
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  • il secondo concetto dell'autore, si riferisce al comportamento da tenere nei confronti della gente e del mondo esteriore in generale, per non farsi rubare energia (ossia, il "potere" che un "guerriero" avrebbe accumulato).



"FOLLIA CONTROLLATA" E':

riuscire a SEPARARSI DAL MONDO, RESTANDO IN ESSO, continuando a viverci.


Non serve a niente nascondersi quando tutto il mondo sa che siamo nascosti, come non serve a niente proporsi, ponersi nel mirino, se tutto il mondo se lo aspetta. Un Guerriero, per questo, non ha abitudini fisse, niente lo fa rutinario; per essere imprevedibile e non essere così una presa facile da catturare.


Però, questo non si raggiunge così solamente pensandolo. Questo, si raggiunge quando uno, RICAPITOLANDO E CANCELLANDO LA PROPRIA STORIA PERSONALE, non solo si rende conto di quello che è e di quello che ci sta dando la caccia, senonché recupera anche l'energia necessaria per poter intraprendere da solo la manovra dell'agguato (che si basa sulla Spietatezza), che è dare uno "strattone" al punto di unione utilizzando di una certa forma il proprio comportamento.


è la forma di

trattare con la gente senza lasciarci affettare da essa, e senza impazzire nell'intento...

le persone' ci affettano, ci tolgono potere, energia, ci schiavizzano...

L'UNICA FORMA, l'unica maniera di evitare questo, è: non stare alla loro "portata" -

Per riuscirci, l'unico modo è UTILIZZARE LA BUGIA, SENZA PENA, CON DISTACCO, CONVINZIONE E FERMEZZA.


Un guerriero lo fa per difendersi, non per ingannare le persone; LO FA PER FINI TRASCENDENTI, ASTRATTI, NON PERSONALI.. - Come un cacciatore inganna la sua vittima per depistarla e non lasciarsi ammazzare, così è come va utilizzata la bugia. (vedere anche: "Cancellare la propria Storia personale")


Principi e Precetti

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Nel libro La Ruota del Tempo di Carlos Castaneda, in cui riassume tutti i suoi concetti chiave espressi praticamente in tutti gli altri, possiamo leggere

i 7 Principi dell'arte dell'agguato
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  1. Scegliersi il proprio campo di battaglia.
  2. Eliminare l'innecessario, tutto quello che non è indispensabile.
  3. Essere pronti a morire e star predisposti all'ultima battaglia in qualsiasi momento, circostanza, luogo.
  4. Dimenticarsi del problema, di se stessi. Non aver paura di niente. Solo allora i poteri che ci guidano ci aprono la strada. Solo allora.
  5. Non lasciarsi "trascinare" dalle situazioni. Ritirarsi. Lasciar che i pensieri scorrano liberamente. Occuparsi di qualcos'altro. Qualunque cosa può essere utile.
  6. Comprimere il tempo, tutto conta, anche un attimo.. Non sprecare nemmeno un istante.
  7. Non lasciar vedere il "gioco". Non mettersi mai in prima linea.



Mentre in Il Dono dell'Aquila, troviamo

iI 3 Precetti dell'Agguato
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  1. Il primo precetto della regola è che tutto quello che ci circonda è un mistero.
  2. Il secondo, che noi dobbiamo cercare di svelare i misteri senza però sperare di riuscirvi mai.
  3. Il terzo, che un guerriero, conscio dei misteri imperscrutabili che lo circondano, e del proprio impegno nel cercare di svelarli, prende il proprio posto che gli è dovuto tra gli altri misteri e si considera uno di loro. Di conseguenza, per un guerriero, il mistero dell'essere è senza fine, sia che si tratti di un ciottolo, di una formica o di se stesso. È questa l'umiltà del guerriero. Si è tutti uguali a tutto.



Nel Fuoco dal profondo, invece, uno dei suoi ultimi scritti, il Nagual Julián Osorio parla delle " 4 Qualità " che un guerriero "Cacciatore" dovrebbe avere. Dice che nelle donne esse sarebbero innate.


Le 4 Qualità del "Cacciatore"
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ossia, di chi pratica la "follia controllata", sono:

  1. PAZIENZA
  2. ASTUZIA
  3. SPIETATEZZA O AREA DELLA NON PIETA'
  4. GENTILEZZA

La "Discesa dello Spirito", il "Silenzio Interno" e.. "gli Occhi"

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L'arte dell'agguato è muovere il "PdU" utilizzando e approfittando al massimo il nostro proprio comportamento per questo. (vedi anche, il Non-Fare

In termini "tecnici", come già detto, energeticamente parlando la "manovra dell'agguato" sarebbe il fatto di "dare uno strattone" ("energetico") al punto di unione, nostro e/o di altri.

Usando quello che più gli convenga, il guerriero procede a cercar di realizzare questa manovra prendendo in considerazione che solo e unicamente la "discesa" dello Spirito è quello che alla fine, fa in modo che la manovra si realizzi sul serio.

La "discesa" in questione bisogna approfittarla! Bisogna anzitutto "sentirla", quando arriva!! È il "centimetro cubico" di fortuna che ognuno di noi ha, e soprattutto i guerrieri incamminati su questa via. E, solo "detenendo il nostro Dialogo interiore" questo diventa fattibile; por questo, è così importante detenerlo. Detto in altre parole: si "sente" e quindi "approfitta" questa "discesa", solo dal nostro "silenzio interno".

emozioni e ..silenzio interno..

Cosicché, la manovra dell'Agguato (come qualsiasi altra di "stregoneria") inizia "fermando il dialogo" interno. E, visto che per realizzare questo, bisogna "detenere la mente" significa quindi andar "al di là" di questa: con giusta ragione quindi, si ricorre alle "emozioni" forti per riuscirvi. Non si può riuscirci in un altro modo. Non si può infatti dominare la mente con la stessa mente..

Per questo don Juan spesso e volentieri spaventava Carlos: nei suoi libri difatti, relata come pare utilizzasse "gridi" acuti, all'occorrenza, dicendogli che essi servivano a "far fuggire" via, lontano da lui, cierte "forze" o spiriti aderiti al suo essere.


Qualsiasi "sentimento forte", sia esso "amore", "rabbia", "tristezza", o "spavento" .. qualsiasi diceva, potrebbe essere "approfittato" da un guerriero, purché egli attui dall' animo correcto.


A questo riguardo, il nuovo autore Enrique Rojas Paramo sull'argomento aggiunge (discussione Forum) che nel corpo fisico-energetico, l'importanza di tale scoperta è fondamentale se si vuole poi "padroneggiare" l' "intento"; ossia che, dal "Cuore" (energetico, "chackra del cuore" ) è da dove appunto partirebbero quei collegamenti che ci farebbero a loro volta connettere con la "Volontà", e alla fine al "Potere".

Questa importanza del "sentimento" è una deduzione, spesso rimarcata e confermata anche da altri nuovi autori, non si trova però mai espressamente scritta nei suoi libri.

Si convoca utilizzando "gli occhi" ..
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Lo Spirito (la sua "discesa") si convoca utilizzando "gli occhi"; chissà per questo il nuovo autore Domingo Delgado Solorzano utilizza i termini "Arte del Cenno" [NdT:lett "Atisbo, atisbar=cenno degli occhi, accennare"] per riferirsi a quest'arte nel suo libro. Don Juan ricordava a Carlos come alcuni animali predatori, il serpente per esempio oppure la lontra, utilizzassero infatti uno "sguardo quasi ipnotico" per catturare appunto le loro prese. E in numerosi molti altri passaggi dei suoi libri, gli ricorda il legame e l'importanza che "gli occhi" avrebbero con "l'Intento". L'intento si chiama con gli occhi. Gli occhi, hanno una loro "memoria". Sono solo alcune delle frasi utilizzate.

L'arte dell'agguato è una delle tecniche che dominano gli stregoni indirizzati come guerrieri verso il cammino della ricerca della conoscenza, consiste nel controllo del punto di unione per assumere la sembianza della creatura che si desideri essere. L'apparenza che prende il guerriero, non sempre è dettata anche da un cambio nell'aspetto fisico, piuttosto, da una specie di compenetrazione e dominio che egli può avere su se stesso, di modo che possa "attuare" il personaggio che desideri con tanta impeccabilità, che riesca ad ottenere la convinzione piena sugli spettatori, a tal punto, che essi non riescano a notare che l'attore possa fingere sul suo comportamento, ma anzi, sperimentino come se si trovassero davvero di fronte a quel personaggio, o creatura, che il guerriero stia interpretando. Per compiere questo fine, il guerriero sempre deve avere un proposito, egli non agisce mai sapere perché lo fa [senza criterio]. (contributo anonimo)

Il cambio di conformazione dell'"attore" si deve anche a una modificazione delle emozioni dei suoi spettatori che è il guerriero stesso ad indurre; questo è necessario, perché anche gli spettatori devono a loro volta entrare in un piano distinto di percezione, per rendere possible l'immagine che realizza il guerriero, il quale anche lui entra in contatto con un altro piano percettivo. Quindi, si può affermare che il punto di unione degli spettatori si vede "affettato" anche lui di fronte ad un guerriero che pratica l'"arte dell'Agguato". (contributo anonimo)

Senza dimenticare che a lungo termine, il suo obbiettivo finale è sempre quello di: apprendere come riuscir a "muovere a volontà" il punto di unione, per dominare "la Percezione", un guerriero utilizza QUESTA MANOVRA per DUE FINI principali:

  • per "non abbandonarsi.."- non "darsi", "lasciarsi andare...",


ossia.. per bloccare il "potere" delle proprie "ossessioni" (le quali, la maggior parte, procededono e sono alimentate da questa "seconda mente foranea" che c'installerrebbero gli "inorganici") e poter così riuscire invece ad "abbandonarsi" allo Spirito; e

  • per "proteggersi".


Bisogna proteggersi dai propri nemici. Come?

A questo scopo, don Juan gli insegna a Carlos i segreti della Caccia...


La Caccia: essere "Cacciatori"

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Un guerriero va a caccia di potere, come già detto.


Estratti da libri di Castaneda:

  • "Ti ho insegnato tutto sulla caccia per convertirti in un cacciatore, però devi anche capire che tutto quanto fai è una routine, questo perché pensi che il mondo sia facile da capire; adesso, potresti predisporti a convertire la caccia in una routine alla stessa maniera e questo starebbe male. Parli a una certa ora, mangi a una certa ora e vai a dormire a una certa ora.. Un buon cacciatore conosce soprattutto una cosa: conosce le abitudini della sua preda. Questo è quello che fa di lui un buon cacciatore. Se ricordi il modo in cui ti ho insegnato a cacciare, forse capirai quello che voglio dirti. Primo, ti ho insegnato a fare e installare trappole, poi ti ho insegnato le routine degli animali che perseguivi e, infine, abbiamo provato le trappole contro di loro. Queste parti, sono le forme esterne della caccia."


  • "Ora devo insegnarti la parte finale e decisamente la più difficile. Forse passeranno anni prima che tu possa dire che la capisci e che sei un buon cacciatore. Essere un cacciatore è molto di più che semplicemente catturare animali; un cacciatore degno di esserlo, non cattura animali perché mette delle trappole ne perché conosce bene le abitudini delle sue prede, ma perché lui stesso non ha abitudini. Questo è il suo vantaggio. Non è in nessuna maniera come gli animali che persegue, fisso in routine pesanti ed in capricci prevedibili; è libero, fluido e imprevedible. Per essere un cacciatore devi rompere con le abitudini della tua vita. Sei progredito nella caccia, hai appreso velocemente e adesso puoi vedere che sei come la tua presa: facile da prevedere. Un buon cacciatore cambia di percorso tante volte come "abbisogna" [NdT. io lo avrei tradotto con: "sente", o: "gli suggerisce l'istinto, l'intuito"; perché contrapposto alla ragione di cui parla dopo"], ma lascia molte poche cose al caso."


  • "Sto parlando della caccia, per lo tanto m'interessano le cose che gli animali fanno: i siti dove mangiano; il luogo, il modo e l'ora in cui dormono; dove e come annidano. Queste sono le routine che ti sto segnalando affinché tu possa interessarti e notare le abitudini del tuo proprio essere. Come ti ho detto, tu a mio avviso, ti comporti come la tua preda. Un giorno nella mia vita qualcuno mi fece notare la stessa cosa, di modo che non sei l'unico. Un giorno ho scoperto che se volevo essere un cacciatore, degno di rispettarmi a me stesso, dovevo cambiare il mio modo di vivere. Tutti ci comportiamo come la preda che perseguitiamo; questo, naturalmente, ci fa essere preda di qualcun altro. Il proposito di un cacciatore che sa tutto questo, è lasciare di essere lui stesso una preda. Per essere un cacciatore, bisogna stare in perfetto equilibrio con tutto il resto [(qui si può notare, ancora una volta, come non si maneggia mai il concetto di "fare del bene")], altrimenti sarebbe una faena senza senso. La paura per esempio [(come la "paura" di fare "il male", e il suo conseguente "senso di colpa")]], ti converte immediatamente in una preda. Essere cacciatori significa che uno sa tutto questo. Significa che uno può vedere il mondo di "forma distinta" agli altri. [(ossia, oltre il "bene ed il male")] Un buon cacciatore, non solo deve conoscere le abitudini della sua preda, ma deve anche sapere che su questa terra ci sono poteri che guidano gli umani, gli animali e tutto quello che vive; poteri che guidano la nostra vita e la nostra morte. Per questo, essere cacciatori non è solo fare trappole e saper collocarle; un cacciatore vive sempre come un cacciatore per poter così ottener sempre il massimo dalla sua vita. [(significa questo: indipendentemente, da se si azzarda a "invocare" per ciò inorganici buoni, come cattivi)]"


  • "Della stessa maniera, essere inacessibili non significa nascondersi o andarsi con segreti; non significa neanche che non puoi trattare con la gente. Un cacciatore usa il suo mondo il meno possibile [(lo sufficiente per "vivere")] e con tenerezza, non importa che esso siano cose, piante, animali, persone o "potere". Un cacciatore mantiene tratto intimo con il suo mondo e pur tuttavia, rimane inacessibile a questo stesso mondo. Lo tocca soavemente; rimane quanto ha bisogno fermarsi e, poi, si allontana senza far rumore, senza lasciar tracce. In questo consiste il segreto dei grandi cacciatori: nel mostrarsi raggiungibile e poi irraggiungibile, giusto alla volta del cammino."


  • "Quando riesci a vivere come un cacciatore e possa tu ammettere di esserlo, allora necessiti diventare un guerriero. Si potrebbe dire che la differenza tra un cacciatore e un guerriero è che il cacciatore attrappa animali, mentre il guerriero è un cacciatore di potere. Quello che fa un guerriero è convertire il suo mondo nel suo campo da caccia. Come cacciatore il guerriero sa che il mondo è fatto per usarsi, di modo che lo usa fino alla fine, però a differenza dell' uomo comune non si arrabbia quando a sua volta viene usato. Un guerriero è un cacciatore di potere. [(alleati: esseri inorganici; e, in generale, tutto quello che si riveli un aiuto efficace e concreto nel compito di "muovere" e mantenere certo controllo sul suo "punto di unione"; ossia, sulla propria "percezione" -di questo mondo, e anche delle altre "realtà non ordinarie"-)]"




Essere inacessibili
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Estratti da libri di Castaneda


  • "Ora dunque, l'arte del cacciatore è diventare inacessibile . Devi imparare a metterti volontariamente sotto tiro e fuori dal tiro. Non si tratta di nasconderti quando tutto il mondo sa che sei nascosto. I tuoi problemi di adesso sorgono da lì. Quando sei nascosto tutto il mondo lo sa e quando no, ti poni in mezzo del cammino affinché chiunque ti calpesti. Un guerriero non sta mai disponibile; giammai sta parato nel mezzo del cammino ad aspettar pietrate. Cosí, riduce al minimo le possibilità di un imprevisto. In una epoca della mia vita io, come te, mi mettevo in mezzo al cammino una volta dopo l'altra, finché non rimaneva nulla di me per fare nessuna cosa; eccetto eventualmente, per piangere. Però un bel giorno mi stancai, e cambiai in maniera definitiva."


  • "Diciamo che un giorno, quando mi stavo facendo un cacciatore, appresi il segreto di mettersi al tiro e fuori dal tiro . Devi metterti fuori del tiro. Devi riscattarti dal mezzo del cammino. Tutto il tuo essere sta lí, di modo che non ha senso nascondersi; solo ti figuri di essere nascosto. Essere in mezzo al cammino significa che tutto il mondo guarda i tuoi andirivieni. Essere inaccessibile, invece, significa toccare il meno possibile il mondo che ti circonda. Non usi ne spremi la gente fino a ridurla in niente, e meno la gente che ami. Ponersi fuori dal tiro, significa che eviti a proposito esaurire te stesso e gli altri. Significa che non sei affamato ne disperato come quel che sente che non tornerá a mangiare e divora tutto il cibo possibile. Un cacciatore, sa che attirerà nelle sue trappole continuamente ciò di cui ha bisogno, e non si preoccupa. Preoccuparsi è ponersi sotto tiro; e una volta che tei preoccupi ti afferri a qualsiasi cosa per disperazione; e una volta che ti afferri, forzosamente esaurisci la persona o la cosa alla quale ti stai afferrando. [(vedere anche: la " lussuria riposata" del guerriero)]."




Cancellare la propria "storia personale"
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  • "Un uomo di conoscenza non ha onore, dignità [(da difendere)] ne importanza personale, ne storia personale, né famiglia, né nome ne terra... Io non ho storia personale; un giorno mi accorsi di non averne più bisogno e la lasciai, assieme al vizio di bere. Per abbandonare la storia personale bisogna avere il desiderio di lasciarla e dopo uno deve tagliarsela armoniosamente, poco a poco. La storia personale è tutto quello che la gente sa di uno. Tuo padre conosce tutto di te, in questo modo, ti ha risolto per completo. Sa chi sei, che fai e non c'è potere sopra la terra che lo faccia cambiare di parere sul tuo conto. Mantieni la tua storia personale raccontandole alla gente tutto quanto fai. Invece, se non hai storia personale, non hanno bisogno di spiegazioni; nessuno si arrabbia ne si delude dei tuoi atti; e soprattutto, nessuno ti lega con i propri pensieri."


  • "Conviene cancellare tutta la storia personale perché questo ci libera dal "peso" dei pensieri altrui; nessuno conoce la mia storia personale, nessuno sa chi sono, ne quello che faccio; neanch'io. Poco a poco devi creare una nebbia attorno a te; che nulla possa darsi per scontato; che niente abbia una certezza assoluta. Il tuo problema è che sei troppo prevedibile. I tuoi progetti sono troppo prevedibili; i tuoi umori sono prevedibili. Non dare le cose per scontato; devi iniziare a cancellarti. Il brutto è che, una volta che ti conoscono, ti danno per scontato e da quel momento non puoi più rompere il legame dei loro pensieri. A me, personalmente, mi piace di più la libertà illimitata di essere sconosciuti; nessuno mi conosce con certezza costante."


  • "Quando uno non ha più storia personale, niente di quello che dice può prendersi come una bugia. Il tuo problema è che ti senti che devi star lì a spiegargli tutto a tutto il mondo per dovere, e allo stesso tempo vuoi conservare la freschezza, la novità di quello che fai. D'ora in avanti, devi mostrarle alla gente, solamente quello che vuoi mostrargli; senza dire mai con precisione le cose come lo hai fatto finora. Sempre ti senti in obbligo di dare una spiegazione per i tuoi atti, come se fossi l'unico uomo al mondo che si equivoca."


  • "Isolare i propri atti chiamandoli meschini, brutti o cattivi, è dar loro un'importanza ingiustificata. Questo vecchio sentimento d' importanza personale; ne hai troppa. Hai anche troppa storia personale.. D'altro canto, non ti fai responsabile (vedi: Etica castanediana) dei tuoi atti, non usi la tua morte come consigliera e soprattutto sei troppo sotto tiro, ti rendi accessibile."


  • "Per cancellare la tua storia personale, hai bisogno di
  1. Perdere la tua importanza personale
  2. Assumere la responsabilità delle tue azioni e
  3. usare la morte come consigliera.
  4. Essere spietato"

(vedi capitolo sull' Etica castanediana)


  • "D'altro canto, solo abbiamo due alternative: o prendiamo tutto come una certezza, oppure no. Se facciamo la prima cosa, terminiamo morti di noia con noi stessi e con il mondo; se invece facciamo la seconda, e cancelliamo la nostra storia personale, creiamo una nebbia attorno a noi e uno stato molto emozionante e misterioso nel quale nessuno sa per dove andrà a saltare la lepre; nemmeno noi. Quando niente è una certezza assoluta, ci manteniamo allerta tutto il tempo. È più emozionante vivere cosí, che comportarci come se sapessimo tutto."




La Spietatezza
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La Spietatezza non è "crudeltà", ci spiega Carlos nei suoi libri, assomiglia più all'essere distaccato cui accenniamo nel capitolo sull' Etica castanedica; qui vale però, ricordarlo e metterlo perché, riferito al "Potere" e all'Agguato, sarebbe la manovra e l' attitudine da tenere per eccellenza, la più importante di tutte. Altrimenti, nulla di quello che avremmo fatto relazionato a questo avrebbe avuto valore.

Potremmo interpretarlo come un "non-fissare" la propria coscienza e attenzione sull'immagine che si ha di se stessi, ma di riponerla sempre invece piuttosto sulla propria "azione" (nel senso "presente") e nel mondo attorno. Questo ovviamente, fa in modo che ci "preoccupiamo" più di "sentire" che di "pensare"; di "agire", invece che di "compiacerci" e commiserarci per la nostra "sorte".

Questo, per non debilitarci, per non esaurirci, come si spiega anche nel paragrafo dove si parla dell' Impeccabilità del guerriero: affrontare il mondo quotidiano come una sfida provoca che tu riunisca potere personale; fare il contrario invece, che si disperda. Questo perché, adesso lo stiamo capendo meglio, al muovere con l' "agguato" il nostro PdU, provochiamo che, "se qualcosa o qualcuno" ci stesse "succhiando", questo laccio energetico "si rompa" d'immediato. Ecco perché, non ne dissipiamo più (di energia); e per tanto, è così importante e di valore questa manovra.

Senza la "spietatezza", senza questo "distacco", di niente servirebbe nulla. Neanche la "morte" come "consigliera", riuscirebbe a trasformarci in "guerrieri".

Nei suoi libri Carlos afferma che, assieme con il "detenere il dialogo" interno, siano le due manovre di potere fondamentali per eccellenza per poter proseguire sopra questo cammino.

Por ultimo: "Essere-Spietato" non è "essere crudeli" semplicemente perché, come spiegato nel paragrafo AZIONE NEL PUNTO "ZERO"], la "coscienza" e "percezione" dell' immagine che uno avrebbe di se stesso, si trasladerebbe a quella molto impersonale astratta dello Spirito, si fonderebbe con essa; per questa ragione le proprie azioni potrebbero sembrare solo esteriormente "buene", quando in realtà a un guerriero siffatto, solo gl'importerebbe nel suo di dentro "la propria impeccabilità" e mantenere pulito "questo laccio" (2 anello di potere) con lo Spirito. Per questa ragione, si utlizzano i termini: "essere spietato". A un guerriero, detto in altre parole, non gl'importa "essere buono"; questo, non vuol dire però neanche che ci tenga a "essere cattivo". Solo, vuole " essere impeccabile". (vedi paragrafo: l' Umiltà del Guerriero])

O, come spiegato per il "Non Fare":

nell'insegnamento castanedico, è il corpo (non la "mente") di SOMMA importanza. Non si immaginano cose, né si assumono concetti "spirituali", o di "Fede" [(qui, inteso come "dogmi" -sempre: la "mente", contro il "percepire" puro-)]. Il "corpo" è il parametro.


Il "Tocco dello Spirito"
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La "Spietatezza provoca" la "Discesa dello Spirito".

Il "Tocco dello Spirito" è l'unica cosa che ha davvero valore, perché è lui a muovere il punto di unione; ci lascia liberi, rompe queste catene del Riflesso di Sè, dell'immagine che abbiamo di noi stessi - E senza catene, l'unica maniera che abbiamo di avere tratto e relazione con la gente è tramite la "Follia Controlata" - Perché, quando uno recupera veramente Se Stesso, la sua energia dispersa, si ritrova VERAMENTE REALMENTE CAMBIATO, ormai con un altro tipo di Coscienza: si ritrova tutto d'un tratto "distaccato", a volte distratto..; TERRIBILMENTE DIFFERENTE, si sente un'altra persona, o un'altra cosa che prima non era, o forse era, ma non se ne rendeva conto. - QUANDO UNO SI LASCIA LIBERO, FA COSE IMPREVEDIBILI, imprese a volte impossibili; insomma, non si riconosce... - LA COSA PIU DRAMMATICA DI TUTTO QUESTO E' CHE NON RIESCE PIU' AD AVER PENA PER SE STESSO, senza catene semplicemente non ci riesce.. e, ovviamente, meno per gli altri. Il suo stato di NON COMPASSIONE, di spietatezza assoluta al quale arrivò, lo deve in qualche modo mascherare: QUESTA E' FOLLIA CONTROLLATA; non è crudeltà, è solo una maschera ....


Il "Pinche Tiranno" e "los Magos Negros"
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Piccoli movimenti (del "Punto di Unione") porterebbero a piccoli cambiamenti nella percezione, ma grandi movimenti porterebbero a cambiamenti radicali. E sono questi che un guerriero cerca.

Secondo Castaneda, don Juan gli avrebbe spiegato che gli antichi stregoni messicani per ottenere questo "movimento" ricorrerebbero a varie tecniche. Una di queste, era sfruttare la dinamica (energetica) di certe "reazioni emotive" e comportamentali ("arte dell'agguato").

Da qui l'adozione, o la "ricerca" (folle, per un "essere ordinario", ossia per colui che non sia un guerriero) di "andarseli proprio a cercare" i problemi, soprattutto di gente che ci renda "la vita impossibile"; don Juan, li definisce i "Pinches Tiranos" (tradotto vagamente all'italiano con: "meschini tiranni").. e sarebbero, delle vere benedizioni!... (solo per un guerriero, ovviamente, che sappia quello che sta facendo e cercando). Da qui il nome di "follia controllata" per definire questo aspetto dell'arte agguato, in quanto per un uomo comune questo comportamento è appunto folle! .

Per esempio: nel libro il potere del silenzio don Juan afferma che la scelta di Castaneda come apprendista, tra le altre cose, era appunto anche perché per lui rappresentava quanto di più fastidioso e irritante potesse esistere, assicurando però di trarre da questo energia invece di perderla, come accadeva invece nelle normali dinamiche della gente.

"Los Magos Negros" (lett: "maghi neri"), sarebbero i "pinches tiranos" (ma anche forse tra le righe -mai chiarifica bene il punto- gli "antichi stregoni" ancora a tutt'oggi sopravvissuti, i quali in qualche modo ci vampirizzerebbero e dominerebbro da un'altra "dimensione" o livello vibrazionale di energia), tutte quelle persone cioè, che ci "rubano" energia. Compito di un guerriero sarebbe "ribaltare" il gioco: non farsi cioè rubare potere ed, eventualmente, rubarne proprio a chi sia invece tutto intenzionato a togliercelo.

Anche questa, (l'utilizzo dei "Pinches Tiranos" -NdT,leggi:"Pinces"- a proprio beneficio) è una "manovra di Agguato".



Ricapitolazione e 'Retrospezione'

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La differenza tra la Ricapitolazione di Carlos Castaneda e la Retrospezione di Domingo Delgado Solorzano, radica nel fatto che, la seconda, si attuerebbe anche nel sogno; ossia si ricapitolerebbero anche i "sogni" e, in generale, tutte le esperienze fatte e vissute nella "seconda attenzione" con il "corpo insognante". Castaneda, ci parlava invece solo della "prima attenzione" per eseguir questa tecnica.

La Ricapitolazione di Carlos Castaneda
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Ricapitolare sarebbe "rivivere tutte le esperienze fatte nella propria vita", e tramite la tecnica della respirazione muovendo il capo verso destra e sinistra, recuperare tutta la propria energia vitale lasciata dispersa e, nel contempo, espellere tutta quella estranea a noi, che non ci corrisponda per i nostri fini. L'energia sarebbe dunque così di nuovo reintegrata al proprio essere; è un'azione di estrema importanza per recuperare, quindi, la "totalità di se stessi", la propria "conformazione energetica" originaria.

Allo stesso tempo, questa tecnica sarebbe importante anche per ben altri due motivi:


  1. proporzionerebbe se fatto bene, all'"Aquila" un "surrogato" delle nostre esperienze vitali, un "sostituto" che, al momento della morte, ci salverebbe dalla disintegrazione totale della nostra coscieza, regalandoci la "Libertà".
  2. porrebbe fine definitivamente all'immagine di sé che uno abbia accumulato, irrimediabilmente; di modo che uno, ormai privo dello "specchio", non possa più "auto-commiserarsi" e liberi una buona volta tutta quell'energia prima bloccata lì. In questo modo, libererebbe la percezione intrappolata prima in questo sentimento per altri scopi, guadagnando "potere", ossia energia. Può fare cose dunque, che prima per lui era impensabile fare.


Questa tecnica, si esegue e si completa con queste altre due:

  • "cancellare la propria storia personale", il proprio passato; e
  • adottando una "cassa per la ricapitolazione".


La prima, è imprescindibile, e ne parliamo più approfonditamente nel capitolo sull'Etica castanedica; la seconda è invece, secondo i nuovi autori, del tutto superflua. Si potrebbero cioè adottare diversi altri strumenti che vengano n aiuto.

Infine, possiamo concludere che, essendo la Ricapitolazione ci aiuta a muovere il punto di unione fermo di solito nella nostra abituale posizione, possa anch'essa essere così considerata una "manovra di agguato" in piena regola, facente parte di quest'arte.

È il "porre l'agguato a se stessi", con cui si "catturano" i propri vizi e tutte le altre abitudini malsane. Con questo uno inizia a "trasformarsi". E una volta trasformato, l'unico modo di rapportarsi al mondo è tramite la "follia controllata".

La 'Retrospezione' di Domingo Delgado
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estratto dal libro: El Nahual de cinco puntas (trad.Il Nagual di Cinque punte) di Domingo Delgado Solórzano

- "La retrospezione è una delle tecniche di maggior valore degli insegnamenti lasciati nelle grotte, per convertire una coscienza in un percettore. È un informe o riassunto delle attività di questa coscienza. È la storia della coscienza nella prima e seconda attenzione ed è la storia del "nahual pentagonale", cominciando per la prima coscienza che fue in-sognata dall'"Aquila Aura Ambar"."

- "Bisogna confidarsi con lo spirito come se parlassi ad un buon amico, da tu a tu, con infinita fiducia; fallo tutte le notti prima di dormire e quando meno lo ricordi ti risponderá nei tuoi sogni. Cosí ricapitolerai ogni istante della tua vita nella prima e seconda attenzione simultaneamente. Raccontale alla "culebrita", al potere, tutte le tue pene passate e anche lei il giorno meno pensato accetterá le tue tonterie a cambio della tua stessa vita e ti lascerá il passo libero alla terza attenzione -mi disse in una occasione don Chema."




L'Arte dell'In-'sogno'

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L'arte di "sognare" è muovere il proprio "punto di unione" utilizzando e approfittando al massimo i nostri sogni per riuscirci.

Al contrario del movimento che si fa con l'agguato però, il "punto di unione" non riceverebbe una "spinta" di modo che si "sradichi" dalla sua posizione abituale (routinas), ma, per dirla così, si "fisserebbe" sempre più nel punto nel quale già si trovi, o in un altro nel quale riuscissimo a indurlo tramite l'agguato.

Por questo "Sogno" e "Agguato" vanno insieme; come "manovre", non possono essere separate. L'una serve all'altra. Le due arti, devono necessariamente andare assieme, vuol dire: che si utilizza il corpo insognante da "svegli" (ossia, quando siamo nella "prima attenzione"), così come "quello di vigilia" quando dormiamo (ossia, quando ci troviamo nella "seconda").


Le donne sarebbero avvantaggiate energeticamente anche nel sognare non solo nell'agguato.
In particolare alcuni, che non sono Castaneda, asseriscono che esse non avrebbero bisogno di passare per i sette "gradini", le "sette soglie" o "portali", come invece gli uomini.


Uso del Termine

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L'arte di sognare è un termine popolare utilizzato dallo scrittore antropologo statunitense Carlos Castaneda nelle sue pubblicazioni, soprattutto nel suo libro omonimo. Si tende spesso a confonderla con il sogno lucido, con il quale però avrebbe solo pochi elementi in comune.


Nelle sue opere, con "arte del sogno" tende a riferirsi sia alla:

  • "manovra del sognare"

che

  • al "sognare" vero e proprio.




La "Manovra del Sognare"
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Questa sarebbe la definizione stando a quanto esposto dall'autore nel libro Il Lato Attivo dell'Infinito, nel capitolo "Viaggio nell'oscuro mare della coscienza":

oggi ho una nuova definizione del sognare per te, più in accordo con il tuo nuovo stato di essere. Il Sognare è l'atto di cambiare il punto di fissazione con l'oscuro mare della coscienza. Se lo vedi così è un concetto facile e una manovra semplice. (don Jua)


Sarebbe quindi "muovere" il proprio "punto di unione" utilizzando e approfittando al meglio i propri "sogni di potere". Tuttavia, al contrario che nel movimento prodotto tramite l'agguato, questa volta il "punto d'unione" non riceverebbe uno "spintone" di modo che sia allontanato dalla sua abituale posizione, ma si "fisserebbe" sempre più nel punto nel quale già si trova, o in un altro il quale sia riuscito a raggiungere tramite la manovra dell'"agguato".


"Sognare" così con virgolette, meglio tradotto con "in-sognare", è arrivare ad avere piena consapevolezza dei propri sogni. Non tanto dominio: giacché, anche su questo punto, sul "dominio" e il potere di controllarli, Castaneda scrive innumerevoli definizioni in contraddizione.

Più che di "sogno lucido", si tratterebbe quindi di "sogno di potere".


Ecco una sua definizione tratta dal libro Il Dono dell'Aquila:

L'arte di sognare è la capacità di utilizzare i sogni ordinari e trasformarli in coscienza controllata, in virtù di una forma speciale di attenzione denominata "attenzione di sogno" - altro termine per indicare la "seconda attenzione"-.


Si tratterebbe quindi, sia di

  • sviluppare la "seconda attenzione" con il suo "doppio sognante", sia di
  • tutte le tecniche per riuscire a raggiungere questi obbiettivi (come quella di riuscire a "vedersi le mani" nei propri sogni) le quali porterebbero, nella pratica, a riuscire a trasformare i propri semplici sogni convertendoli da iniziali sogni lucidi a veri e propri "sogni di potere", in quanto all'interno di essi si avrebbe appunto il potere di controllarne i dettagli, oppure le loro conseguenze sulla realtà oggettiva (come guarire qualcuno, o se stessi; oppure arrecargli danno tramite la pratica della stregoneria).



Alcune definizioni esposte nel suo libro L'Arte di Sognare, sono le seguenti:

Prima porta

  • Arriviamo alla prima quando ci rendiamo conto di una sensazione molto particolare che ci viene addosso poco prima di cadere profondamente addormentati -disse-. Una piacevole oscurità e pesantezza che ci mantiene sospesi e non ci permette aprire gli occhi.
  • Non ci sono passi a seguire. Uno solamente intenta rimanere cosciente nell'atto di addormentarsi.
  • Nel caso particolare della "prima porta del sogno", la meta è intentare che il tuo corpo energetico si renda conto che si sta addormentando. Non cercare di sforzarti. Lascia che il tuo corpo energetico lo faccia. Intentare è desiderare senza desiderare, fare senza fare.
  • Mi assicurò che intentare la "prima porta del sogno" era uno dei mezzi scoperti dagli stregoni antichi per arrivare al "corpo energetico" e entrare enlla "seconda attenzione".
  • Don Juan diceva che l'elemento attivo era la persistenza, che la mente con tutte le sue difese razionali non può difendersi dalla persistenza. Prima o poi le barriere della mente cadono sotto il suo impatto, e l'attenzione di sogno fiorisce.


Seconda porta

Terza porta

Quarta porta

Quinta porta




Le 7 "Porte"

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Ci sarebbero 7 portali da raggiungere e dover superare, secondo Castaneda, prima di poter avere pieno controllo sul proprio "sognare".

Le prime 5 porte del sogno sono descritte nel suo libro. Le ultime due, solo accennate.

  1. prendere coscienza dell'entrata, al momento di addormentarsi, nel sogno
  2. addormentarsi all'interno di un sogno e svegliarsi apparentemente, ma essere invece ancora dentro il sogno
  3. ricercare oggetti ambientali, nella "realtà oggettiva", per poi al momento di svegliarsi controllare se erano reali o meno
  4. vedersi addormentato nel letto, vedere il proprio corpo fisico addormentato
  5. accorgersi di altre entità coscienti nel sogno (denominate da lui "inorganici"), e utilizzarli per "viaggiare" ad altri "mondi".



Le ultime due come dicevamo sono solo nominate, ma non spiegate.

Tuttavia, altri autori scrivono al rispetto

  • la 6 sarebbe "temporale" (ossia, viaggiare nel "tempo") e
  • la 7 di natura "spaziale" (materializzare "il doppio" nella realtà di tutti i giorni, o materializzare oggetti).


I Cancelli del Doppio Sognante di Thaisha Abelar

Come abbiamo visto nelle altre citazioni sopra, L'Arte di Sognare serve a sviluppare la "seconda attenzione" con il suo "doppio" sognante.

Allo scopo di rendere più reale il "Doppio Sognante", nel suo libro Il Passaggio degli Stregoni, Thaisha Abelar descrive come attivare i "cancelli" del doppio, ossia i "sette portali".


Ecco il passaggio del libro riportato per intero:

I CANCELLI DEL DOPPIO
"Come si è sicuri di stare equilibrando il doppio?"
"Aprendo i cancelli," replicò. "Il primo cancello è nella pianta dei piedi, alla base dell'alluce." Si chinò sotto il tavolo e, afferrandomi il piede sinistro con un solo movimento incredibilmente rapido, mi sfilò scarpa e calza. Poi, usando pollice e indice come una morsa, schiacciò la protuberanza rotonda dell'alluce sotto la pianta e la giuntura dell'alluce sul dorso del piede. Il dolore acuto e la sorpresa mi fecero urlare. Ritrassi il piede con tale forza che urtai il ginocchio sotto il tavolo. Mi alzai in piedi e gridai: "Che cosa diavolo pensi di fare?" Ignorò il mio scoppio d'ira e disse: "Ti sto indicando i cancelli come prescrive la regola. Quindi presta molta attenzione." Si alzò e fece il giro del tavolo venendomi accanto. "Il secondo cancello è l'area che comprende i polpacci e la parte interna delle ginocchia," disse chinandosi per strofinarmi le gambe. "Il terzo si trova nella zona degli organi sessuali e dell'osso sacro." Prima che potessi scansarmi, mi infilò le sue mani calde dentro l'inguine e mi sollevoò leggermente dandomi una robusta strizzata. Lo respinsi, ma lui mi afferrò il fondo schiena. "Il quarto e più importante è nell'area dei reni," disse. Senza preoccuparsi della mia irritazione, mi spinse di nuovo a sedere sulla panca. Mi spostò le mani su per la schiena. Mi irrigidii, ma per amore di Nelida, lo lasciai fare. "Il quinto punto è fra le scapole," disse. "Il sesto è alla base del cranio. E il settimo sulla sommità." Per indicare l'ultimo punto mi diede un colpo secco con le nocche in cima alla testa.

"Lo scricchiolio che senti alla base del collo segnala il momento in cui il lato destro e sinistro si separano. Questo lascia un varco proprio nel mezzo del corpo da dove l'energia risale fino al collo, il punto in cui si ode il suono. Sentire quello schiocco significa che il doppio sta per diventare consapevole."

Alcuni pensano che i cancelli del Doppio si aprano con l'aver oltrepassato la porta corrispondente. È curioso notare come alcuni corrispondano ai Chakra o ai Nawi della tradizione andina.[senza fonte]

  • Fonte: pagina numero ... del libro.. Edizione.. Anno.. ISBN




Pericoli del "Sogno"

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Castaneda sempre nei suoi libri, avverte che per gli uomini soprattutto, più che per le donne, il sogno potrebbe rappresentare un pericolo in quanto varie entità da lui definite "esseri inorganici" sarebbero desiderose di catturarli e imprigionarli per sempre nei loro mondi.

Nel libro "L'isola del Tonal", afferma per questo che un guerriero dovrebbe per prima cosa mettere ordine nella propria vita, ossia "pulire l'isola del Tohnal", prima di poter procedere con quest'arte.




L'Arte dell'Intento

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Di questa Castaneda non ci parla in assoluto, neanche una definizione; e, fin dove se ne sa al momento, non lo hanno fatto nemmeno i nuovi recenti autori dell'argomento. Cosicché, possiamo solo fare delle supposizioni, in base solamente a quel poco di materiale che si trova scritto come rimando e referenze nei suoi numerosi libri, o articoli e interviste apparsi.

In primo luogo, possiamo pensare che se nessuno ci ha mai parlato chiaramente del tema, possa essere a ragione della "pericolosità" intrinseca che forse racchiude. Sarebbe in altre parole, come "insegnare a giocar con il fuoco" ad un bambino..


La ricerca di una Definizione

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In secondo; possiamo comunque azzardare una definizione.
Per esempio, di questo tipo:

L'arte dell' "Intento", sarebbe la possibilità di movere il "punto di unione" utilizzando e approfittando al massimo IL POTERE supremo per farlo. E quindi, per ende, la capacità di muoverlo a "volontà".

Non quindi il "potere personale", quello di uno (a questo, concernono le altre due arti), ma quello racchiuso nelle forze (spiriti) naturali oppure, quello dell'"Aquila" stessa.. .

Arriviamo a questa conclusione, pensando per esempio a quando Carlos ci descrive la "Rotante", l'energia della morte, i fulmini, certi tipi di "esseri inorganici" chiamati "alleati", e ci dice che appunto gli stregoni antichi usavano tutto questo per muovere i propri punti di unione.


La definizione che i più danno, resta comunque questa:

  • Muovere a Volontà il proprio "Punto di Unione".



Impresa possibile solamente acquisendo familiarità precedentemente con le altre due arti e, infine, recuperando appieno la "Totalità di Se Stessi". Non prima. (proprio perché, prima, non ne abbiamo il dominio pieno: si tratta di recuperare anzitutto il dominio sulla nostra "forza di Volontà".. come "centro energetico"...ecco perché, in altri passaggi, "don Juan" diceva a Castaneda che bisognava "Evocare la Volontà"; o, ancora: che "un guerriero sa che sta aspettando la sua Volontà").



Comunque, detto con le parole proprie di Castaneda:

  • La Discesa dello Spirito è l'unica cosa che importa, l'unico che può realmente muovere alla fine il "Punto di Unione".




Differenza con le altre due Arti
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Potremmo quindi dedurre, come corollario, che:

  • una volta mosso, una volta "sradicato" dalla sua abituale posizione (manovra di "agguato"), il "dirigerlo in se stesso" competa allora all'"Arte dell'Intento".
  • Mentre quella del "In-sogno"/Sognare, serverebbe solo per "fissarlo".




Altre ipotesi

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Altri ancora, suggeriscono invece che potrebbe trattarsi dei "passi magici"-"Tensegrità", descritti nell'omonimo libro.

Sembra plausibile, in quanto in alcuni passaggi dei suoi libri, fra cui quello di "Taisha Abelar" (Donde cruzan los brujos) discepola al pari di lui di don Juan, si menziona come Silvio Manuel, maestro indiscusso di quest'arte (definito il "padrone" dell'"Intento", "don Juan" ne era solo un "amico"), fosse un esperto di danza e molto capace nella maestria di contorsionare il proprio corpo, a volte nelle posizioni anche più impensate e giudicate impossibili da compiere.




Altre tecniche

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Sintetizzando quanto detto finora: un guerriero utilizza nella "prima attenzione", per i propri scopi, la:

  • " ricapitolazione" dell'esperienze fatte nella propria vita,
  • " cancellare la propria storia personale", per
  • " essere inaccessibili", ( follia controllata]);
  • porre l'"agguato" a se stessi (utilizzando i " pinches tiranos", oppure anche altre "tattiche" sempre utili a "muovere" il "punto d'unione");


mentre, nella "seconda attenzione":

  • "sognare" (lucidamente), e ..
  • maneggiare l'" Intento" ("creare", fare "miracoli" o cose "assolutamente impossibili" per la nostra mente "razionale"; si suppone "creare" in quanto questo, è l'unico vocabolo associato a questo termine che si trova nei suoi libri. Tuttavia, ripetiamo, che non ha mai espresso chiaramente nulla su quest'arte).


Cerca di arrivare però alla meta anche attraverso molte altre tecniche che Castaneda sempre "solo accenna" senza mai però, purtroppo, arrivare a spiegarle fino in fondo; per cui, le mettiamo qui al finale cercando di "congetturare", in quali delle tre arti esse possano rientrare.


Sicuramente parte della "prima attenzione", sono:

  • sviluppare lo " stato d'animo del guerriero" (vedi, capitolo sull' Etica castanediana), di cui


  • la spietatezza è la meta finale;


  • usando "l'idea della Morte" per "realizzarlo" (la " Morte come Consigliera"), e assieme a questa, adottando anche
  • l' umiltà del guerriero (che è molto diversa da quella dell'uomo comune).



il "guerriero" mirerebbe così, come già detto, ad accumulare sufficiente potere ossia l'energia necessaria, per riguadagnare al fine la propria libertà perduta, che gli sarebbe stata tolta da entità chiamate da Castaneda " esseri inorganici" (o " predatori", nel capitolo "Ombre di Fango" del libro Il lato attivo dell'Infinito); libertà di "percepire" veramente: chi è, da dove viene, ma soprattutto.. dove sta andando.., e... dove vuole andare. Per poi "concretizzare" appunto questo suo "volere", grazie al "potere personale" che avrebbe accumulato durante tutta una vita d' impeccabilità (essere "impeccabili", fa parte dello " stato d'animo del guerriero").


Parare il "Dialogo interno": "Fermare il mondo"

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Tutto questo, i "pinches tiranos" e le tecniche descritte (agguato, sogno, intento), aiuterebbero a raggiungere una delle mete supreme (l'altra è la "spietatezza") del Guerriero, in quanto "chiave di volta" per essere liberi (in questo caso di "percepire"): si tratta del "silenzio interno", descritto da Carlos con i termini: "fermare il dialogo interno" (caratteristico della mente dell'uomo).

Detenere il dialogo interiore (o "fermare il mondo" altrimenti detto), sarebbe il primo passo deliberato (della mente) per cominciare ad accumulare "potere". Sarebbe anche il passo antecedente il "vedere" vero e proprio.

Per don Juan, detenerlo completamente è sobrietà completa; ossia è, al suo culmine, l'"impeccabilità" a cui tanto aspira il guerriero.

Ogni atto di "potere" passa necessariamente attraverso quest'azione: nessun'azione di potere è cioè possibile, senza aver prima detenuto il proprio dialogo interno.

Quindi questa pratica, essendo alla base di tutto, rientra automaticamente in tutt'e tre le arti.


Estratti da Libri di Castaneda


  • "Il dialogo interno è quello che ci fa arrastrare. Il mondo è cosí, come è, solo perché parliamo con noi stessi dicendoci che è così; cambiare l'idea del mondo è la chiave del guerriero e di tutte le manovre di stregonerìa; e l'unica maniera di riuscirci è parando il dialogo interno. Sei come sei, tan solo perché ti dici a te stesso che sei cosí. Niente cambierebbe in te o nella tua idea del mondo, senza prima fermare il dialogo interno. La chiave del guerrero è il dialogo interno: questa è la chiave che apre tutto. "


  • "Quando un guerriero apprende a pararlo, tutto si fa possibile; si realizzano i piani più scervellati. Quello che un apprendista necessita è fermezza; è la sobrietà e la forza. Parare il dialogo interno è la sobrietà completa." [(E' da questo passaggio che capiamo che parare il dialogo interiore completamente, corrisponde a essere impeccabili completamente. Giacché, in un altro passaggio, afferma che l'"impeccabilità" è "sobrietà", sempre secondo Don Juan.)]


  • "Generalmente uno pensa e parla troppo. Dovremmo lasciare di parlare con noi stessi. Ognuno di noi parla troppo con se stesso. Sosteniamo una conversazione interna continua. Ci parliamo del nostro mondo, anzi è di più, manteniamo il nostro mondo con la nostra conversazione interna; quando terminiamo di parlare con noi stessi il mondo sempre è come dovrebbe essere [(invece di "essere" come "è" veramente. Con questo, Don Juan ci vuole dire che "a seconda di come dovrebbe essere" secondo i nostri "pregiudizi", crediamo e creiamo al mondo, però in questo modo ci precludiamo la capacità naturale che abbiamo di "vederlo", tal come è veramente; invece di "pensarlo", dovremmo in verità "sentirlo". Allora, la verità sorgerebbe davanti ai nostri stessi occhi, e nessuno potrebbe ingannarci più su nulla)]. Lo animiamo, lo accendiamo di vita, lo sosteniamo fermamente con la nostra conversazione interna; e non solo è così, se non che addirittura scegliamo anche i nostri propri cammini al parlare con noi stessi. Da lí che ripetiamo le stesse preferenze.., gli stessi errori di sempre, una e un'altra volta; fino al giorno della nostra morte."


  • "Un guerriero lotta per parare la sua conversazione. Questo è l'último punto che deve sapere colui che vuole vivere come un guerriero. Dal primo momento in cui usiamo gli occhi per giudicare al mondo, parliamo agli altri e a noi stessi circa quello che vediamo; il brutto delle parole è che sempre ci fanno sentire illuminati, però quando diamo la volta per affrontare il mondo, sempre ci mancano e terminiamo affrontando il mondo tale e come lo abbiamo sempre fatto: senza illuminazione alcuna. Per questo motivo a un guerriero gli si precisa attuare più che parlare."



Il "Non Fare" sarebbe assumere un comportamento inusuale che vada contro il nostro naturale di ogni giorno. Nel scegliere un "non-fare", si "intenterebbe" un "fare" diametralmente opposto a quello attuato dal nostro abituale carattere, fino ad arrivare ad agire come se questo stesso fosse in realtà quello usato da tutta una vita.

Dal punto di vista energetico questa pratica sarebbe il "rompere routinas", e quindi rientrerebbe sempre nell'arte stessa dell'agguato. Smuoverebbe il punto di unione, dal momento che esso è mantenuto nella stessa posizione di sempre dal nostro "fare" "normale" e abitudinario oltre che dal "dialogo interno", e cosi' facendo libererebbe l'energia lì imprigionata che poi andrebbe ad aumentare il "potere personale del guerriero".

Potrebbe allora essere un "porre l'agguato a se stessi", anche se Castaneda non lo specifica mai bene nei suoi libri; ci arriviamo per deduzione e anche per suggerimento di uno di questi ultimi "nuovi autori": Theun Mares, che così lo presenta nel suo libro Il Ritorno dei Guerrieri.

Potrebbe tuttavia ancora, come concetto e definizioni, essere inerente anche all'"arte dell'intento" (che lascia ugualmente nel vago non spiegandocela) essendo l'equivalente di una specie di meditazione (e in questo, è molto simile come idea al "wu-wei" -'non fare', appunto- taoista). Potrebbe essere tutto.

Vediamo dunque, dai suoi stessi libri, alcuni passaggi.


Estratti da libri di Castaneda


  • "Il primo passo deliberato per accumulare potere personale è permettere al tuo corpo di "Non-Fare". Al corpo gli piace Non-Fare. Fare, è quello che fa di questa roccia una roccia e di quest'arbusto un arbusto. Fare, è quello che ti fa essere te te, e a me essere io. Questa roccia è una roccia per tutte le cose che tu sai farle. Io chiamo questo Fare. Un uomo di conoscenza, per esempio, sa che la rocca è rocca solo per il suo Fare. [(Non-Fare è parte di una serie di "tecniche" fatte per el corpo fisico affinché "detenga la mente" -la razionalità-, di cui molto poco ci parla Castaneda. Alcuni pensano che possano essere per ciò relazionate con i suoi "Passi Magici". La cosa certa è che, qualunque cosa che riesca a "detenere la mente" può essere considerato come un "Non-Fare". Qualsiasi esercizio fisico diretto a questo. Una stessa cosa, può non essere quindi uguale per un'altra persona. Alcuni "Non-Fare" possono risultare essere molto individuali)]."


  • "Don Juan restó in silenzio molto tempo. Sembrava lottare coi suoi pensieri.

-Ti ho già spiegato che il segreto di un corpo forte non consiste in quello che fai, ma piuttosto in ciò che non-fai -disse alla fine-. Adesso è tempo che tu non-faccia quello che sempre "fai". Siediti qui fino a che non ce ne andiamo e non-fare.

CON QUESTO NON VOLEVA DIRE CHE SE NE RIMANESSE SOLO LI FACENDO IL TONTO. CONTINUANDO, GLI SPIEGA IN COSA CONSISTE IL "NON-FARE"

-Non la capisco, don Juan.

Mise le mani sulle mie note e me le tolse. Chiuse scrupolosamente le pagine del mio blocchetto, le assicuró col suo laccio e, dopo, le scaraventò come un disco volante lontano, alla macchia.

Iniziai a protestare, ma lui mi tappò la bocca con la mano. Segnaló un arbusto grande e mi disse che fissara la mia attenzione, non sulle foglie, ma sulle ombre delle foglie. Disse che il correre nell'oscurità, invece di nascere dalla mia paura, poteva ben essere la reazione molto naturale di un corpo giubiloso che sa­peva come "non-fare". Ripeté una e un'altra volta, sussurran­do nel mio orecchio destro, che "non-fare quello che io sapevo fare" [IN QUANTO A PERCEZIONE] era la chiave del potere . Nel caso di guardare un albero, quello che io sapevo fare era infocare immediatamente le foglie. Giammai mi preoccupavano le ombre delle foglie ne gli spazi tra di esse. Le sue raccomandazioni finali furono che iniziara a infocare le ombre delle foglie di un solo ramo per poi dopo, senza fretta, ricorrere tutto l'albero, e che non lasciassi che i miei occhi tornassero alle foglie, perché il primo passo deliberato per accumulare potere personale, era permettere al corpo di "non-fare".

Forse fu per la mia fatica o per l'agitazione nervosa, però mi assorbì a tal grado nelle ombre delle foglie che per quando don Juan si mise in piedi io potevo già quasi aggruppare le masse oscure delle ombre tanto effettivamente come per lo generale facevo per le foglie. L'effetto totale era sorprendente. Dissi a don Juan che mi sarebbe piaciuto fermarmi un altro po'. Lui rise e mi dette palmate sul capo.

-Te l'ho detto -rispose-. Al corpo gli piacciono queste cose.

Poi mi disse che lasciassi che il mio potere accumulato mi guidasse attraverso gli arbusti fino al mio block notes. Mi spinse soavemente alla macchia. Camminai al azar un momento e quindi la trovai. Pensai che dovessi aver memorizzato inconsciamente la direzione verso cui don Juan l'avesse tirata. Lui spiegò l'evento dicen­do che andai direttamente verso il block notes perché il mio corpo si era imbevuto per ore del "non-fare". [Pagina 111 del libro VIAGGIO A IXTLAN]"


La Potenza del "Non-Fare": anche se non pensava a niente in assoluto, con un'altra parte della propria "Totalità" del suo essere luminoso, fu dritto dritto verso il suo block notes e riuscì a trovarlo senza "pensarci", senza pensare a niente in assoluto! È chiaro che, quello che "trovò" il blocchetto, fu IL "POTERE".


Il linguaggio "castanedico" su questo punto, è che: "il corpo" lo fa. L'intelligenza del corpo".

Nell'insegnamento castanedico, il corpo è di somma importanza.

NON SI IMMAGINANO, NE SI ASSUMONO COSE "spirituali", o di FEDE. IL CORPO, E' IL PARAMETRO. vedi sezione esercizi.


Estratti da Libri di Castaneda


  • "Il potere è una questione molto peculiare; non posso dire con esattezza quello che realmente sia. È un sentimento che uno ha su certe cose. Il potere è qualcosa con il quale un guerriero se la vede. Al principio è una faccenda incredibile, presa così così; poi, si converte in una cosa seria. Non è nulla e, tuttavia, fa apparire meraviglie davanti ai tuoi occhi. Per finire, il potere è qualcosa addentro a uno medesimo, qualcosa che controlla i nostri atti e al contempo obbedisce ai nostri ordini. Il potere ha i suoi limiti, e un guerriero è, diciamo così, un prigioniero del potere; un prigioniero del potere che può prendere solo una decisione: la decisione di attuare come un guerriero impeccabile. Il potere si ottiene attuando come un guerriero; vale a dire: quando la vita si prende come una sfida, si riunisce sufficiente potere personale. Il potere personale fa in modo che il guerriero agisca nella maniera appropriata; un guerriero ha fiducia nel suo potere personale senza importare che questo sia piccolo o grande. Fare questo significa essere impeccabile. Tutto quanto facciamo, tutto quanto siamo, riposa nel nostro potere personale. Se ne abbiamo a sufficienza, una parola che ci si dica potrebbe essere sufficiente per cambiare il corso della nostra vita; però, se non abbiamo sufficiente potere personale, ci può essere rivelata la sapienza più grande che non c'importerebbe un accidente. A ben pensarci, chissá un guerriero non sia prigioniero del potere, ma suo schiavo, perché la decisione di essere impeccabile ormai non è più una decisione per lui. Un guerriero segue i dettami del potere."


  • "Il potere personale appartiene ad uno e basta. Un cacciatore di potere lo cattura e poi lo guarda come un suo ritrovamento personale. Cosí, il potere personale cresce e può darsi il caso che un guerriero, all'averne tanto, si trasformi in un uomo di conoscenza. Il potere ha la particularità che non si nota quando se lo sta accumulando; se accumuli sufficiente potere, lo stesso potere troverà per te una buona ragione per trattenerlo. Ti sto insegnando tutto quello che un guerriero ha bisogno per lanciarsi ad accumulare potere da solo. Il cammino del potere e del conoscimento è molto difficile e molto lungo. Si necessita lottare tutta una vita per trovarsi da soli con il mondo del potere."



Rendersi accessibili al Potere

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Questo discorso è importante da comprendere, se si vuole capire anche la Discesa dello Spirito. E infatti i due discorsi sono collegati. Solo ho preferito affrontare l'argomento in un capitolo separato data la sua importanza e vastità che assume, collegandosi con molti altri, essendo appunto uno dei pilastri, uno degli argomenti basilari su cui poggia tutto il pensiero di questa disciplina.

Nel libro "Relatos de Poder" di Carlos Castaneda, oltre a quello sul "Rendersi Inaccessibili" cancellando la propria storia personale, c'è un capitolo referente a come: Rendersi "Accessibili al Potere".

In questo, come nel corso di tutto il libro, menziona l' "importanza" di utilizzare e "lavorare" con "alleati" di potere (forze della natura e "esseri inorganici"), così come con il "Potere" Stesso.

Sfortunatamente come dice il titolo, sono solo "relatos" [racconti brevi], non hanno cioè voglio dire la coesione e la consistenza che compete ad un argomento come per poterlo capire pienamente.

Così che, anche sopra questo punto, possiamo solo appuntare quel poco che sappiamo e speculare soltanto. Nulla più.

In primo luogo, va detto che ci sono conferme dal mondo intorno a noi che ci arrivano, e "segnali" dallo Spirito, che un guerriero sempre cerca di "vedere" per sapere come e da che parte proseguire.

In secondo, che per fare questo sempre cerca di mantenere pulita la "connessione con lo spirito", ossia: il suo "secondo anello di potere".

"Segnali" e "Auguri"

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Lo Spirito propizierebbe le azioni a seguire di un guerriero, tramite "segnali" e "auguri".

I "segnali" sono "fatti insoliti" che, di solito, accadono come "sincronie" particolari tali da far capire appunto al guerriero la Volontà dello Spirito.

Gli Auguri sono invece, "conferme" dal mondo, come relatato nell'omonimo capitolo di uno dei primi libri di Carlos. Ma è uno dei nuovi autori, Enrique Rojas Paramo, a darci una definizione più precisa in merito, in una delle sue risposte ad un Forum pubblico. Lui li chiama "Accordi", e arriverebbero in gruppi di "tre" (al contrario dei "segnali" che arrivano "singoli"), e "accorderebbero" appunto una richiesta particolare partente dalla volontà del guerriero, non quindi procedente dall'alto, da quella dello spirito, ma dal basso; dandone come l'"autorizzazione" a procedere, diciamo così.

Mentre i segnali, quando sono "forti", assumono i connotati di veri e propri "Ordini", comandi che un guerriero deve seguire senza discutere, perché è suo dovere seguire i disegni e la volontà dello spirito, anche se al momento può non essergli chiara o non trovare il suo interesse.

Visione di altri autori

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  • Verità sulla consapevolezza di Theun Mares