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Peregrinaggio di tre giovani figliuoli del re di Serendippo/L'opera

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Indice del libro

Giaffèr, re di Serendippo, dopo aver dato ai suoi tre figli un'educazione sopraffina, li manda via dal suo regno per vedere se saranno degni di succedergli. Essi mostrano la loro abilità nel trarre conclusioni da vari indizi, ma vengono imprigionati come ladri e portati dinanzi al re Beramo, dove viene riconosciuta la loro innocenza. Beramo li invia in India a recuperare uno specchio magico; nel frattempo il re si ammala, e per farlo guarire egli viene portato in sette diversi palazzi, uno per giorno, dove un narratore gli racconta una novella. Alla fine della settimana il re è guarito proprio mentre i tre figli di Giaffèr sono tornati dalla missione. Il maggiore, ritornato in patria, diventerà re di Serendippo, mentre il secondo diventerà re dell'India e il minore sposerà la figlia di Beramo e gli succederà sul trono di Persia.

Il formato letterario di una novella che fa da cornice e contiene al suo interno una serie di altre novelle è assai noto nel mondo islamico: basti pensare alle Mille e una notte. Anche il dover superare una serie di prove da parte di più fratelli era un motivo comune. L'usare Bahram come co-protagonista conferma l'indicazione del testo come originariamente persiano;[1] essa permette inoltre di avere una preziosa fotografia di come la saga - che si è modificata e accresciuta nei secoli, arrivando fino ai giorni nostri - fosse codificata a metà del XVI secolo. L'Hasht-Bihisht di Amir Khusrow è indubbiamente la fonte originale: non solo in esso sono presenti i sette padiglioni, che nel Peregrinaggio sono diventati palazzi; ma questa pare essere la prima occorrenza dell'aggiunta della storia dei principi di Serendippo, che non è presente nei testi dai quali Khushow ha preso spunto, vale a dire il Libro dei Re di Firdusi (sec. X) e lo Haft Paykar di Nizami.[2]

L'opera ebbe un grande successo, e apparvero molti adattamenti, come si può vedere dalla lista qui riportata.[3] Non tutte le traduzioni furono eseguite dalla versione italiana: quella francese di de Mailly per esempio è la base di parecchie altre.

  • tedesco: Neuwe kurtzweilige Historie, in welcher Giaffers, deß Königs zu Serendippe, dreyer Söhnen Reiß gantz artlich ... beschrieben. Th. 1, Johann Wetzel, Basel, 1583; altra edizione del 1599
    • tedesco: revisione della traduzione da parte di Karl von Liebenau, Lipsia, 1630[4]
  • francese: Le voyage des princes fortunez, di François Béroalde de Verville, 1610 (più una riscrittura che un adattamento_[5][6]
  • francese: Soirées Bretonnes: Nouveaux contes de fées di Thomas-Simon Gueullette, 1712[7]
  • francese: Le voyage et les avantures des trois princes de Sarendip. di Louis de Mailly, Parigi, 1719
    • inglese: The travels and adventures of three princes of Serendip, Londra, 1722
    • tedesco: Der Persische Robinson oder Reise und sonderbare Begebenheiten des Prinzen von Serendippe, Lipsia, 1723
      • danese: Almazonte Eller den Forstandige Kone Som vidste paa en meget god Maade at vinde og igien indtage sin Mands hende fravente Hierte, 1729
    • neerlandese: Persiaensche Geschiedenissen, of de Reizen en wonderbaere Gevallen der drei Prinsen van Serendib bevattende, Leida, 1766

Il libro è importante anche per aver fatto nascere il concetto di serendipity, cioè la capacità di notare un fatto rilevante che si presenta in modo inatteso e casuale e interpretarlo correttamente, proprio come i principi con gli indizi sul cammello perso. Horace Walpole scrisse di aver fatto una scoperta riguardo alla famiglia di Bianca Capello, nobildonna seicentesca di cui aveva acquistato un ritratto, per mezzo di un'affermazione casuale; questo gli ricordava uno dei racconti del Peregrinaggio, che presumibilmente aveva letto nella traduzione francese, e decise così di coniare il termine "serendipity" per questo tipo di ragionamento.[8] È interessante notare come il cammello originario cieco da un occhio è diventato un mulo nel ricordo di Walpole.

Anche Voltaire, nel suo Zadig, racconta una storia ispirata dal Peregrinaggio, nella quale il protagonista riesce a riconoscere cosa hanno fatto un cane e un cavallo sempre mediante l'osservazione delle loro orme. È stato ipotizzato[9] che Edgar Allan Poe abbia modellato il suo detective Auguste Dupin ispirandosi a quanto scritto da Voltaire: è possibile insomma definire Serendippo come un progenitore del nostro genere poliziesco.

  1. Eduardo Melfi, Cristoforo Armeno, in Dizionario Biografico degli Italiani, 1985. URL consultato il 24 marzo 2021.
  2. Sylvie Catellin, Sérendipité. Du conte au concept: Du conte au concept, Éditions de Seuil, p. 26, ISBN 978-2-02-113684-5.
  3. Bibliothek des Literarischen Vereins in Stuttgart - CCVII, 1995, p. 197.
  4. Raoul Schrott, Die Presse, 7 aprile 2012, https://www.diepresse.com/747338/die-geschichte-von-serendip-iii. URL consultato il 26 marzo 2021.
  5. Véronique Adam, Béroalde de Verville et le transfert des savoirs, in Littératures classiques 2014/3 (N° 85), pp. 261-275. URL consultato il 26 marzo 2021.
  6. Renzo Bragantini, The Serendipity of the Three Princes of Serendib, su academia.edu, 2008. URL consultato il 26 marzo 2021.
  7. Tegan Raleigh, journals.library.ualberta.ca, 2017, https://journals.library.ualberta.ca/crcl/index.php/crcl/article/view/29452/21414. URL consultato il 26 marzo 2021.
  8. Theodore G. Remer, Serendipity and The Three Princes, University of Oklahoma, 1965, p. 18.
  9. Leroy Lad Panek, An introduction to the detective story, Bowling Green State University Popular Press, 1987, p. 24, ISBN 978-0879723781.