Teoria musicale/Armonia

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Nei due precedenti capitoli abbiamo parlato soprattutto di quella che è l'unità fondamentale su cui si basa tutta la musica, ovvero la nota. L'abbiamo smontata, analizzata, rimontata, classificata e raggruppata. Ma non ci siamo fatti una domanda che all'apparenza può sembrare una mera curiosità, ma che in realtà racchiude in se il segreto della musica, il motivo per il quale riusciamo ad emozionarci semplicemente premendo dei tasti, toccando delle corde o soffiando in un tubo di metallo bucherellato.

Cos'è l'armonia?[modifica]

Perché le note? Perché basare tutto su intervalli di un'ottava? perché suddividerli in un determinato modo? Perché il LA sopra il DO centrale ha una fondamentale di 440 Hz?

Si potrebbe fare un discorso analitico molto interessante per dare un risposta a questa domanda, parlando di "rapporti pitagorici" e "battimenti". Discorsi complessi e quindi anche tralasciabili, perché basta dire che la chiave di tutto sta nel fatto che il nostro cervello interpreta in maniera diversa stimoli sensoriali diversi, ed è particolarmente sollecitato da suoni di determinate frequenze, ed in particolare la sollecitazione non proviene dalla frequenza del suono in sé, ma dall'intervallo tra le frequenze di suoni diversi. La dimostrazione è semplice: prendete un pianoforte, suonate un DO... che emozione vi da? Ora provate con un MI... qualcosa di diverso? Ora provate a suonare queste due note una dopo l'altra: vi daranno una sensazione positiva, di serenità. Allo stesso modo, rendendo le cose sempre più complesse si possono suscitare emozioni diverse. C'è quindi un rapporto tra note e stimoli cerebrali che l'uomo studia con interesse da secoli, attraverso la disciplina alla quale ha dato il nome di Armonia.

Gradi e intervalli[modifica]

Gradi[modifica]

Come già detto poc'anzi, lo studio dell'armonia oltrepassa quello che è il concetto di nota per concentrarsi tra i rapporti che possono sussistere tra le note, cercando le combinazioni più gradevoli e significative per l'orecchio umano. Nasce così l'esigenza di analizzare questi rapporti con un nuovo schema astratto per visualizzare le 7 note da un diverso punto di vista. Nel nostro sistema musicale ogni grado ha una funzione ben precisa all’interno della scala ed i musicisti tengono conto di queste caratteristiche per dare al discorso musicale un senso compiuto.

Ecco quindi che vengono utilizzati i gradi di una scala.

Partendo da un qualsiasi nota, il primo grado sarà la nota stessa, il secondo grado sarà la nota successiva, e così via fino ad arrivare all'ottavo grado che rappresenta la nota del primo grado trasposta all'ottava superiore. Quindi la funzione è determinata dalla posizione del grado rispetto alla nota di partenza

partendo quindi ad esempio da MI:

  • MI - I grado
  • FA - II
  • SOL - III
  • LA - IV
  • SI - V
  • DO - VI
  • RE - VII
  • MI - VIII

oltre alla rappresentazione numerica, alle note corrispondenti a ciascun grado viene assegnato anche un nome

  • I - tonica (perché da la tonalità a tutta la melodia che segue la scala ed è il grado fondamentale della scala. Ha un carattere di stabilità e riposo.)
  • II - sopratonica (è la nota superiore alla tonica ed è un grado di passaggio. Produce un effetto di instabilità)
  • III - modale o caratteristica (è un suono di riposo. La distanza che lo separa dalla tonica determina il modo della scala, concetto esposto in seguito)
  • IV - sottodominante (un grado sotto la dominante, è un grado molto instabile. La vicinanza della modale provoca una tendenza a scendere)
  • V - dominante (è il grado opposto alla tonica. Produce un effetto di sospensione nel discorso musicale,come qualcosa di incompiuto.)
  • VI - sopradominante (è un grado di passaggio. Nella scala maggiore da origine alla tonica della scala di modo minore.)
  • VII - sensibile (in quanto tende sensibilmente a risolvere sulla tonica; è un grado molto instabile)

Intervalli[modifica]

Partendo da questo tipo di notazione, è possibile anche identificare la distanza tra l'altezza di due note attraverso l'intervallo che c'è fra esse: un intervallo di prima intercorre tra un grado e se stesso (si parla anche di unisono), intervallo di seconda per la distanza tra un grado e il successivo e così via fino ad arrivare all'ottava, ed è così anche chiarita l'etimologia del nome. Esistono anche intervalli di nona di decima e così via, ma spesso si usa considerarli come intervalli di seconda, di terza eccetera, di un'ottava sopra.

Stando ai fondamenti dell'armonia, possiamo dire che un intervallo è sempre uguale a prescindere da quali sono le note che mette in relazione. Che si suoni un DO e un RE che si suoni un LA e un SI, un intervallo di seconda è sempre uguale, cambia soltanto l'intonazione del suono risultante.

I modi e analisi sugli intervalli[modifica]

Un'anomalia[modifica]

All'apparenza il concetto sopra esposto non fa una grinza, e si presta anche ad un'analisi: il suddetto intervallo di seconda mette in relazione note alla distanza di uno (MI-FA SI-DO) o due semitoni (in tutti gli altri casi)
Ma proviamo invece ad applicare l'esperimento all'intervallo di terza: contiamo i semitoni che dividono un DO dalla sua terza, ovvero il MI; ripetiamo poi l'esperimento partendo da RE. Pur essendo sempre uguale il numero di note e di gradi che di distanza, notiamo che il numero di semitoni varia, a causa della particolare suddivisione delle tonalità. Accade che mentre nel primo caso i semitoni di distanza saranno 4, nel secondo saranno 3. Eppure si tratta sempre di un intervallo di terza, ma appare scontato che una volta suonati, i due intervalli risulteranno molto differenti. Nello specifico se il primo ci darà una sensazione in un certo senso "gioiosa" e "serena", il secondo ci apparirà meno naturale e più "malinconico" e "cupo".

"Maggiore e "minore"[modifica]

Queste disparità introdotte da una suddivisione irregolare degli intervalli di frequenza, è alla base di tutta la musica moderna, ed è ciò che determina il modo di una scala o di un accordo.

Il modo di una scala o di un accordo è determinato dalla distanza in semitoni che c'è tra il primo e il terzo grado. Il modo "maggiore" avrà una terza di 4 semitoni, detta terza maggiore; il modo minore avrà la terza di 3 semitoni, detta terza minore.

Questa "anomalia" (anche se di anomalo in realtà c'è ben poco), si ripete anche nel caso della settima: basta ripetere la prova precedente prendendo in esame stavolta l'intervallo DO-SI e RE-DO. Si può parlare così, al pari della terza, anche di settima maggiore e settima minore

I rivolti[modifica]

Gli effetti del modo degli intervalli di terza e di settima si possono estendere indirettamente anche ad altri intervalli. Una seconda possiamo considerarla come la distanza tra il primo e il secondo grado, ma anche come la distanza tra il secondo e l'ottavo, il che forma una settima e così anche la sesta forma una terza se si considera l'intervallo tra il sesto grado e l'ottavo.
In pratica stiamo considerando un intervallo di n-esima non più dal primo grado al grado n, ma da n all'ottavo grado, questo intervallo viene chiamato in teoria musicale rivolto dell'n-esima

Un rivolto è un intervallo al contrario, cioè preso non a partire dal primo grado, ma dall'ultimo. Per determinare il rivolto di ciascun intervallo basta sottrarre l'intervallo del quale calcolare il rivolto al numero 9 (e non 8 come si pensa, perché quando si considera un intervallo di n-esima si conta anche il grado n). Ad esempio, il rivolto di una terza è una sesta perché 9-3=6. Il rivolto di un intervallo maggiore è un intervallo minore.

Nuovi intervalli[modifica]

Questo ci dice che si può parlare anche di seconda minore, visto che è il rivolto di una settima maggiore oppure si può parlare di seconda maggiore che a sua volta è il rivolto della settima minore. Stesso discorso si può estendere alle terze. Abbiamo quindi aggiunto nuovi intervalli alla nostra armonia

Intervalli giusti[modifica]

Seguendo il ragionamento degli intervalli e dei loro rivolti ci troviamo di fronte a due intervalli che, qualunque siano le note che li formano, conservano sempre la stessa distanza in semitoni. Il primo è quello di quinta, il secondo quello di quarta, essendo il rivolto della quinta. Questi intervalli sono detti giusti proprio perché non possono essere né maggiori né minori, ma semplicemente se stessi. A questi intervalli possiamo aggiungerne altri due, sebbene fosse scontato che finissero in questa categoria: l'ottava e il suo rivolto, la prima.

Intervalli eccedenti e diminuiti[modifica]

Tuttavia, giusto per lasciare spazio alla creatività (non dimentichiamoci che questo guazzabuglio di regole alla fine serve per regolamentare qualcosa di totalmente irrazionale e artistico!) anche da intervalli giusti si possono ricavare nuovi intervalli: se suono un DO e un SOL, ho suonato un intervallo di quinta; ma potrei voler suonare una quinta un po' diversa, un DO-SOLb o un DO-SOL#, cioè togliendo o mettendo un semitono a un intervallo giusto, il che non ne fa ovviamente un intervallo minore o maggiore, perché abbiamo già chiarito che una quinta minore non può esistere. Ho creato quindi degli intervalli che chiamerò diminuito o eccedente. Posso naturalmente applicare lo stesso discorso anche alla quarta, all'ottava, anche alla prima, seppur stia facendo una cosa normalmente inutile.

Un intervallo di n-esima diminuita è un intervallo che differenzia per difetto di un semitono da un intervallo di n-esima. Un intervallo di n-esima eccedente (o aumentata) è un intervallo che differenzia per eccesso di un semitono da un intervallo di n-esima. Il rivolto di un intervallo diminuito è un intervallo eccedente, e viceversa.

Ma attenzione perché questo tipo di intervalli va usato con cautela, altrimenti potrebbe confondere: un terza maggiore eccedente altro non è che una quarta, una seconda maggiore eccedente è una terza minore e così via. Tuttavia possono risultare espedienti utili per la scrittura su pentagramma, un po' come il doppio bemolle (bb) e il doppio diesis (##).

Il tritono[modifica]

L'introduzione del concetto di alterazione dell'intervallo tramite l'eccedenza o la diminuzione, ci portano a "scoprire" un ultimo, particolarissimo intervallo. Abbiamo enunciato una regoletta empirica per trovare il rivolto di un intervallo cioè 9 - n per trovare il rivolto dell'n-esima. ma quale sottrazione si dovrebbe fare per avere un intervallo uguale al suo rivolto? 9 - 4,5 = 4,5 cioè un intervallo di quarta aumentata, o di quinta diminuita se lo si preferisce. Si chiama tritono e divide in due parti uguali il sistema tonale. È un intervallo particolare anche per il suo suono, ripudiato in antichità visto che venne addirittura chiamato diabolus in musica. Un suono diabolico, sensuale e peccaminoso, che ha fatto da terreno fertile per il blues.

Le scale[modifica]

Alla luce di tutto quel che è stato visto in merito alla materia armonia siamo in grado di riformulare ed approfondire alcuni concetti espressi nei capitoli precedenti e che per forza di cose dovevano essere presi per buoni così com'erano, senza porci troppe domande, dal momento che non avevamo elementi per articolare risposte. La prima osservazione riguarda il concetto di scala. Non possiamo più ridurre la scala ad essere "una successione di 7 note"; sappiamo per certo che le note non contano, o meglio contano in un secondo momento, ma nell'armonia tutto è relativo tranne i rapporti (leggi "intervalli") tra le stesse note. Possiamo così formulare una nuova e più precisa definizione di scala

Una scala è una regola che definisce gli intervalli esistenti tra un grado e l'altro della scala stessa.

Esistono molti tipi di scale, ma alla fine sono pochissime quelle che contano, perché tutte le altre altro non sono che derivazioni provenienti da successive modifiche. Le pochissime scale in questione sono due e sono quelle di modo maggiore e minore.

I modi (vol. 2)[modifica]

Per motivare questa affermazione, dimentichiamo per il tempo di un paragrafo scarso cos'è il modo maggiore e minore, e diamo una nuova definizione di modo

Un modo è una particolare scala.

Esercizio[modifica]

Pensiamo di voler costruire una nostra scala, una scala fatta dai soli "tasti bianchi". Suoniamola partedo da DO. le note saranno:

  1. DO-RE-MI-FA-SOL-LA-SI
    Ora suoniamo la stessa scala partendo da RE, tanto sappiamo che le scale sono le stesse a prescindere dalle note che le compongono...
  2. RE-MI-FA-SOL-LA-SI-DO
    Eppure, ad orecchio sembra che ci sia qualcosa che non va. Non sembra essere la stessa scala!

Soluzione[modifica]

Semplice: NON è la stessa scala. Dovendoci soffermare sugli intervalli tra le note, analizziamo le distanze in semitoni tra i gradi della scala 1 e la scala 2

  1. T-T-s-T-T-T-s
  2. T-s-T-T-T-s-T

sono due scale diverse, e se volessi suonare la 2 partendo da DO mi verrebbe fuori

DO-RE-MIb-FA-SOL-LA-SIb

I più smaliziati staranno già dicendo che in questa scala la terza e la settima sono minori.

In conclusione[modifica]

Estendiamo questo esercizio, costruendo scale di tasti bianchi partendo da MI, FA ecc. Otterremo 7 diverse scale, ognuna delle quali avrà alcuni intervalli maggiori o minori (e guardacaso questi intervalli non sono mai quarte o quinte). Queste 7 scale sono i modi.

È comunque sbagliato definire un modo come "la scala di tasti bianchi fatta a partire da una determinata nota": questo è un espediente utilizzabile costruire i modi, ma un modo è semplicemente se stesso, come già detto in precedenza un particolare tipo di scala

I modi nascono nel lontano medioevo, quando papa Gregorio Magno raggruppò tutti i canti sacri (all'epoca l'unica forma di musica considerata veramente come musica) in una raccolta che prese il nome di Canti Gregoriani. I canti Gregoriani si basavano su questi vari modi, che furono successivamente incorporati al sistema tonale, dando a ciascuno di essi il nome di una regione dell'Antica Grecia

Tipi di modo[modifica]

Qui di seguito riporteremo tutti i modi, senza tralasciare il criterio per la loro costruzione. Vi anticipiamo di tenere d'occhio due modi in particolare.

Ionico[modifica]

Costruiamo il modo ionico con la scala dei tasti bianchi a partire da DO

DO-RE-MI-FA-SOL-LA-SI-DO

---T--T--s--T---T--T--s

  • DO Ionico

DO-RE-MI-FA-SOL-LA-SI-DO

ricorda qualcosa?

Dorico[modifica]

Questa volta partiamo da RE

RE-MI-FA-SOL-LA-SI-DO-RE

---T--s--T---T--T--s--T

  • DO Dorico

DO-RE-MIb-FA-SOL-LA-SIb-DO

Frigio[modifica]

partiamo da MI

MI-FA-SOL-LA-SI-DO-RE-MI

---s--T---T--T--s--T--T

  • DO Frigio

DO-REb-MIb-FA-SOL-LAb-SIb-DO

Lidio[modifica]

stavolta da FA

FA-SOL-LA-SI-DO-RE-MI-FA

---T---T--T--s--T--T--s

  • DO Lidio

DO-RE-MI-FA#-SOL-LA-SI-DO

Misolidio[modifica]

seguendo il solito percorso, partiamo da SOL

SOL-LA-SI-DO-RE-MI-FA-SOL

---T--T--s--T--T--s--T

  • DO misolidio

DO-RE-MI-FA-SOL-LA-SIb

Eolico[modifica]

ora con LA

LA-SI-DO-RE-MI-FA-SOL-LA

---T--s--T--T--s--T---T

  • DO Eolico

DO-RE-MIb-FA-SOL-LAb-SIb-DO

anche qui ho un deja-vu

Locrio[modifica]

ed infine con SI

SI-DO-RE-MI-FA-SOL-LA-SI

---s--T--T--s--T---T--T

  • DO Locrio

DO-REb-MIb-FA-SOLb-LAb-SIb-DO

Ci sono modi e modi (?)[modifica]

Abbiamo analizzato tutti i 7 modi, ed abbiamo fatto una scoperta interessante: due modi, lo ionico e l'eolico, sono praticamente uguali rispettivamente alla scala maggiore e la scala minore! Coincidenze? Nient'affatto. Abbiamo detto prima di dimenticarci i modi come "modo maggiore e modo minore", bene ora possiamo applicare quel concetto alle ultime cose viste e capire che non è un caso di omonimia. Tra i vari modi utilizzati in epoca Gregoriana, gli studiosi di armonia moderni hanno ritenuto, al momento dell'integrazione dei modi Gregoriani, che due di essi erano i più importanti, e gli altri modi non sono altro che alterazioni dei due: i modi di cui parliamo sono appunto ionico e eolico, meglio conosciuti come maggiore e minore.

Gli altri 5 modi, più i famosi 2, li possiamo suddividere in due tipi di scala:

  • scale maggiori: Ionico, Lidio, Misolidio"
  • scale minori: Dorico, Frigio, Eolico, Locrio"

Altre scale[modifica]

Le scale modali, come abbiamo visto sono solo alterazioni della scala minore e maggiore. Esistono altre scale oltre a quelle viste? Ebbene sì: alcune si possono ricondurre ai modi visti sopra, altre seguono addirittura una strada tutta loro, essendo formate da un numero di gradi inferiore o superiore a 7.

Scala minore armonica[modifica]

Utilizzando il riferimento della scala minore naturale di LA, la scala minore armonica si ottiene aumentando di un semitono il settimo grado

ES: LA-SI-DO-RE-MI-FA-SOL#-LA

Scala minore melodica[modifica]

Utilizzando il riferimento della scala minore naturale di LA, la scala minore melodica si ottiene aumentando di un semitono il settimo grado (come nell'armonica) ed anche il sesto grado.


ES: LA-SI-DO-RE-MI-FA#-SOL#-LA

Scala pentatonica[modifica]

La pentatonica, è un tipo di scala molto importante. Come possiamo ben immaginare, culture distanti da quella occidentale, ovvero quella che ha definito e promosso a "standard" tutte queste regole, hanno sviluppato concetti di armonia diversi. Guardacaso, in Africa come in India, ci si è trovati a costruire scale non su 7 note (come le nostre, dette diatoniche), ma su 5. Tuttavia, contaminazioni sociali e desiderio di sperimentazione dei musicisti hanno spinto gli studiosi a cercare un compromesso tra i diversi sistemi. Nasce così l'idea di una scala "pentatonica" (dal greco, "5 suoni") basata però sempre sul temperamento equabile e le scale diatoniche. Possiamo avere scale pentatoniche ricavandole da tutti e 7 i modi espressi prima, ma visto che come già detto i modi nel tempo si sono ridotti a 2 fondamentali, possiamo definire principalmente 2 scale pentatoniche: pentatonica maggiore e pentatonica minore. La prima la si ottiene togliendo il quarto ed il settimo grado da una scala diatonica maggiore, la seconda invece fa perdere il secondo ed il sesto grado alla diatonica minore naturale:

Scala di DO maggiore pentatonica:

DO-RE-MI-SOL-LA-DO

Scala di LA minore pentatonica

LA-DO-RE-MI-SOL-LA

Ovviamente, ad esempio, il terzo grado di una pentatonica in DO Maggiore sarà il MI, ed il terzo grado di una pentatonica in LA minore sarà il RE.

abbiamo quindi rispettivamente le seguenti suddivisioni in intervalli

T-T-3s-T-3s

3s-T-T-3s-T

Questo tipo di scale è molto utilizzato in generi come jazz e rock, per il loro suono molto particolare

Scala Blues[modifica]

Il blues, come la storia della musica ci insegna, nasce nelle campagne americane dove gli schiavi neri provenienti direttamente dai paesi dell'africa cantava tutta la sua sofferenza per le disumani condizioni di vita a cui erano costretti. Naturalmente, cantavano seguendo le regole della loro tradizione musicale (a base, come detto prima, di scale pentatoniche). Tuttavia, le contaminazioni nel tempo hanno fatto rientrare la tradizione blues all'interno del sistema armonico occidentale, adottando quindi la scala minore pentatonica, alla quale però doveva essere aggiunta una sesta nota, un cromatismo come si suol dire, ovvero una nota non prevista originariamente dalla scala. Tale nota viene posta tra il quarto e il quinto grado della scala (formando un tritono con la tonica) e viene detta "blue note": se eseguita da strumenti a intonazione variabile come voce, fiati o strumenti a corda, va suonata in maniera leggermente calante. Questa scala, essendo caratteristica del genere (ma enterà poi in altre correnti musicali affini) viene chiamata scala blues

Scala blues di DO

DO-MIb-FA-FA#-SOL-SIb-DO

Scala napoletana[modifica]

riferimento su wikipedia: scala napoletana

Accordi (2)[modifica]

Tutto questo parlare di intervalli, gradi, scale ci è servito per capire un concetto fondamentale: attraverso l'uso degli strumenti che la teoria musicale ci fornisce, siamo in grado di dare un significato alla nostra melodia. Possiamo immaginare di comporre un riff composto dal I, il II, e il VI grado della scala. Ma di quale scala? e quale nota è il primo grado (o tonale)? Questo spetta alla fantasia e alla voglia di comunicare emozioni dell'artista. Inoltre, utilizzando scale diverse avremo di volta in volta un riff diverso, che di volta in volta potrà trasportare a noi un suono più brillante, più sereno, più rotondo, più dolce o più opaco, più teso, più amaro. Potete dare il nome che volete al suono che ascoltate, fatto sta che la differenza è ben apprezzabile.

Ma tutto ciò è collegato alla composizone della melodia, cioè di una successione di note nel tempo. Due note hanno un significato, una no. Ma possiamo dare un significato alla singola nota? se fosse possibile sarebbe un'ulteriore arma per la cretività, perché avremmo melodie di note con ciascuna avente il suo significato, in modo da creare "scenari" sempre più complessi e sofisticati. L'espediente per realizzare questo è non pensare solo alle scale come qualcosa da sviluppare "in orizzontale", cioè in ordine di tempo ma anche "in verticale", in ordine di altezza ma suonate allo stesso istante. Ciò racchiude il concetto di accordo.

Cos' è un accordo?[modifica]

Abbiamo quindi appena detto dell'accordo che esso si ottiene suonando contemporaneamente più note. Ma allora ci si può chiedere "se prendo il mio gatto e lo faccio camminare sul pianoforte, esso suonerà degli accordi?". Beh, il gatto con le sue zampe premerà di sicuro dei tasti in simultanea, ma il suono insopportabile che produrrà ci farebbe subito capire che un accordo è ben altra cosa! L'armonia si propone di creare regole che possano guidare il compositore verso la ricerca di suoni gradevoli, attraverso uno studio matematico. In particolare bisogna un attimo considerare i cosiddetti rapporti pitagorici, ovvero rapporti tra le frequenze di determinati intervalli già studiati dal sopracitato matematico greco, che aveva scoperto che tagliando in frazioni uguali corde di lunghezza diversa esse, se fatte vibrare, producevano suoni la cui frequenza fondamentale (si veda il primo capitolo!) era proporzionale alla frazione usata per tagliare la stessa corda, e quindi dimezzando una corda ottenevo un suono a frequenza doppia, di qualunque lunghezza sia la corda.

Lo scopo è quello di sommare più suoni, dotati di una certa composizione armonica, per ottenere suoni ancora armonici, composti cioè ancora da vibrazioni sinusoidali a frequenze multiple rispetto alla fondamentale.

In base a questi studi, si è notato che che il suono più gradevole di un accordo si ottiene quando vengono suonate contemporaneamente note a distanza di una terza l'una dall'altra. Un accordo, dunque è generalmente composto da più terze

Tuttavia, sappiamo che la terza vera e propria non esiste: possiamo avere terze solo se specifichiamo se sono "maggiori" o "minori". Possiamo quindi creare un accordo scegliendo arbitrariamente quante e quali terze utilizzare? In teoria nessuno ce lo vieterebbe, se non fosse per un particolare: abbiamo ben definito nei paragrafi precedenti il concetto di "scala"; quello che non abbiamo detto (e che verrà opportunamente approfondito nel capitolo che tratta i temi della composizione) è che una scala è un vero e proprio insieme di paletti che ci poniamo: se decidiamo quindi di suonare in DO maggiore, e tutt'a un tratto abbiamo voglia di suonare un accordo la cui nota più bassa è il DO, la seconda nota dovrà essere per forza il MI, che dista una terza maggiore, se invece l'accordo vogliamo costruirlo sul RE, allora la terza sarà FA, quindi minore. E questo, come stiamo per scoprire, definirà il modo dell'accordo. In realtà però queste regole vanno prese come "legge" solo per ora, poiché vedremo che gli accordi possono essere costruiti anche in maniera diversa, e magari non per terze sovrapposte!

Costruire Un accordo[modifica]

le possibilità date dal concetto di suonare più note insieme ci fa capire come possano esistere tante variabili in gioco, e questo fa sì che esistano tanti accordi diversi, per classificarli possiamo guardarne alcune caratteristiche:

Tonalità[modifica]

La prima cosa da scegliere per costrire un accordo è la nota da cui partire, ovvero la nota più bassa dell'accordo stesso (anche se quando parleremo dei rivolti negli accordi stravolgeremo un' pò questa idea). questa nota sarà detta tonica, proprio come la prima nota di una scala; questo perché un accordo è una vera e propria "scala nella scala"

Voci[modifica]

un accordo è un insieme di note diverse, ma quante? il minimo non può ovviamente che essere di 2, ma il suono che ne uscirebbe risulterà un tantino banale, quindi un accordo del genere non è utilizzatissimo. Fissiamo quindi il minimo a 3 voci, notando che se sommo una terza maggiore e una terza minore otterrò una quinta, che è un intervallo giusto, e per antonomasia, quello più "consonante". Ogni nota che formerà l'accordo è detta voce, e secondo quanto detto, il tipo di accordo più semplice sarà quello a 3 voci; e visto che esso formerà una quinta tra la tonica e la nota più alta (la dominante quindi) viene chiamato accordo di quinta. Aggiungendo un'altra terza avremo un accordo a quattro voci, con una tonica, una modale, una dominante e una sensibile, e sarà quindi un accordo di settima. Con un'altra terza ci sarà un accordo di nona, e poi di undicesima e infine di tredicesima. Oltre non si può andare, poiché arrivando a 7 voci avremo suonato tutte e 7 le note della nostra scala di riferimento; tuttavia, non è raro trovare (soprattutto nella musica jazz) accordi di grande estensione ma con un ridotto numero di voci, ottenuti eliminando degli intervalli dalla configurazione naturale dell'accordo

Modo[modifica]

Ma le terze che formano il nostro accordo possono essere maggiori o minori, ed è palese che questa differenza faccia, perdonate il bisticcio di parole, la differenza. Se in un accordo di quinta la distanza tra tonica e dominante è invariabile essendo di appunto quinta (anche se in alcuni casi potremmo ritrovarci di fronte a quinte eccedenti o diminuite), l'intervallo tra tonica e modale definisce il modo (e perché allora la modale l'avrebbero chiamata così?!?!?!) che può essere quindi maggiore o minore

Accordo di quinta maggiore in DO (abbreviato come DOM o meglio soltanto DO)

DO-MI-SOL

Accordo di terza minore in DO (abbreviato come DOm)

DO-MIb-SOL

Il discorso diviene più complesso all'aumentare il numero delle voci, in quanto un accordo di settima può essere ad esempio costruito su un accordo di quinta maggiore ed avere una distanza tra tonica e sensibile che è maggiore, oppure potrebbe esserci un'altra combinazione. Per approfondire quindi il discorso, rimandiamo la trattazione al paragrafo che elenca tutti i tipi di accordo

Rivolto[modifica]

Visto che al musicista le cose troppo semplici non piacciono, è stato bene introdurre in concetto di "rivolto" anche per l'accordo. Abbiamo già visto cos' è un rivolto parlando degli intervalli, così siamo curiosi di vedere cosa succede prendendo un qualsiasi accordo e riscrivendolo mettendo il rivolto delle note che lo compongono.

scegliamo quindi un DO

DO-MI-SOL

"rivoltiamo" la tonica:

MI-SOL-DO

ora la tonica e la modale:

SOL-DO-MI

Il primo rappresenta l'accordo nel cosiddetto 'stato fondamentale', gli altri due vengono chiamati rispettivamente 1° e 2° rivolto dell'accordo di DO. Un rivolto può tornare utile quando si "armonizza" per più voci, ad esempio per un basso e un pianoforte, e si vuole dare più movimento all'arrangiamento, oppure per "avvicinare" accordi che dispongono le note in maniera molto distante, come un DO7+ (DO-MI-SOL-SI) e un SOL7 (SOL-SI-RE-FA): suonando il primo in secondo rivolto, la successione sarà: SOL-SI-DO-MI, poi SOL-SI-RE-FA; sono due accordi molto diversi con funzioni ben distinte, ma che ora suonano simili pur preservando il proprio suolo nella struttura armonica

Disposizione[modifica]

Abbiamo quindi visto come gli accordi si costruiscono terza per terza, generando quindi anche altri intervalli tra voci "distanti". In realtà questi intervalli sono soprattutto quinte, settime, none, abbiamo quindi note abbastanza vicine.....ma se avessimo la necessità o la voglia di avere suoni molto distanti come altezza? Come vedremo in seguito, tutta la teoria che riguarda gli accordi non vale solo per note suonate dallo stesso strumento: possiamo eseguire ad esempio un DOm suonando un do sul pianoforte, un MIb con la chitarra mentre il nostro cantante esegue un SOL. Ma ecco che il cantante dalla voce calda e grave prende un raffeddore e lo sostiuiamo con una dolce fanciulla dal canto di usignolo. La sua estensione vocale ci impone di "cambiare" il SOL con una nota più alta...come fare? Semplice, basta ricordarsi la funzione armonica dell'intervallo di ottava, che essendo il rapporto tra una frequenza e il suo doppio, ovvero il primo armonico di una qualsiasi fondamentale, ha un suono che si potrebbe definire "insignificante", pur però permettendo di farci salire o scendere di altezza. In altre parole, se volessimo fare un paragone tra armonia e linguistica, l'ottava sarebbe lo spazio bianco, il carattere " ". Quindi possiamo disporre un accordo a parti strette o a parti late distanziando le voci non più di una terza, ma di una terza + un'ottava, quindi un undicesima. oppure distanziare solo la poi bassa o la più alta delle note lasciando le altre a parti strette, e quindi permettere alla nostra cantante di esperimersi al meglio!

Raddoppi[modifica]

Nel precedente paragrafo, abbiamo accennato al fatto che esiste un fortissimo legame tra le regole per la costruzione di accordi (e visto che ormai stiamo acquisendo una certa padronanaza, iniziamo ad usare anche i termini appropriati, ovvero armonizzazione) e quelle usate per scrivere musica per più strumenti (voci). Spesso per semplicità si usa scrivere parti musicali a 3 o 4 voci anche se gli strumenti sono di più. Tornando all'esempio di prima, mettiamo di voler aggiungere anche un basso alla nostra canzone per piano, chitarra e voce. Il raddoppio è un'arma che possiamo utilizzare per non complicarci la vita, lasciando la nostra composizione così com'è e assegnando al basso una delle voci del nostro giro armonico, ma spostata di un'ottava sotto o sopra. Quindi ad esempio potremo chiedere al nostro bassista di suonare la stessa melodia del piano, ovvero un DO, ma un'ottava sotto. In questo caso il basso esegue un raddoppio della tonica

Tavola degli accordi[modifica]

Maggiori

Do : Do , Mi , Sol

Do#: Do#, Fa , Sol#

Re : Re , Fa# , La

Mi : Mi , Sol#, Si

Fa : Fa , La , Do

Sol: Sol, Si , Re

La : La , Do# , Mi

Si : Si , Re# , Fa#

Minori

Do : Do , Mib , Sol

Re : Re , Fa , La

Mi : Mi , Sol , Si

Fa : Fa , Lab , Do

Sol: Sol, Sib , Re

La : La , Do , Mi

Si : Si , Re , Fa#

Aumentati

Do : Do , Mi , Sol#

Re : Re , Fa# , La#

Mi : Mi , Sol#, Si#

Fa : Fa , La , Do#

Sol: Sol, Si , Re#

La : La , Do# , Mi#

Si : Si , Re# , Sol

Diminuiti

Do : Do , Mib , Solb

Re : Re , Fa , Lab

Mi : Mi , Sol , Sib

Fa : Fa , Lab , Dob

Sol: Sol, Sib , Reb

La : La , Do , Mib

Si : Si , Re , Fa

Settima (maggiori)

Do : Do , Mi , Sol, Sib

Re : Re , Fa# , La , Do

Mi : Mi , Sol#, Si , Re

Fa : Fa , La , Do , Mib

Sol: Sol, Si , Re , Fa

La : La , Do# , Mi , Sol

Si : Si , Re# , Sol, La

Settima (minori)

Do : Do , Mib , Sol, Sib

Re : Re , Fa , La , Do

Mi : Mi , Sol , Si , Re

Fa : Fa , Lab , Do , Mib

Sol: Sol, Sib , Re , Fa

La : La , Do , Mi , Sol

Si : Si , Re , Fa#, La

Quarta sospesa

Do : Do , Fa , Sol

Re : Re , Sol , La

Mi : Mi , La , Si

Fa : Fa , Sib , Do

Sol: Sol, Do , Re

La : La , Si , Mi

Si : Si , Do# , Fa#

Armonizzare le scale[modifica]

Dopo aver fatto un'approfondita analisi di tutti gli argomenti che riguardano le scale e gli accordi, siamo pronti per unire i due concetti: quando si compone è fondamentale sapere quali note ci permette di usare la scala che abbiamo scelto al momento, quindi una volta scelta la tonalità e il modo, applicando alle 12 note le regole sugli intervalli specifici della nostra scala, ci calcoliamo tutte le note "permesse" in particolare facendo attenzione a quali saranno le nostre alterazioni in chiave ovvero tutte le note alle quali dovremo aggiungere un bemolle o un diesis.

per una scala di DOm

DO-RE-MIb-FA-SOL-LAb-SIb

ad esempio avremo alterati il MI, il LA e il SI. Come vedremo nel capitolo che riguarda la notazione musicale, queste alterazioni vengono specificate all'inizio del pentagramma, in uno spazio che prende il nome di armatura in chiave

Ora, se abbiamo scelto di suonare o comporre a più voci, la nostra scala di riferimento deve subire un'ulteriore scrematura, data dal fatto che ogni accordo, che abbiamo definito come "scala nella scala" ha delle note permesse e delle note vietate. Riscriviamo quindi la nostra scala costruendoci sopra ciascun grado gli unici accordi possibili, che possono variare solo per numero di voci. Stiamo in pratica armonizzando la scala.

Se tutto questo può sembrare fonte di confusione, alcune semplici regole mnemoniche ci vengono in soccorso per comprendere rapidamente l' armonizzazione di una scala. Ecco delle prime, semplici regole:

  • Gli accordi costruiti sul I/VIII e IV/V grado di una scala, hanno lo stesso modo della scala stessa: se armonizziamo una scala di DO maggiore per triadi, avremo dunque triadi maggiori sul DO,FA, SOL
  • L'accordo costruito sul settimo grado di una scala maggiore e quello sul secondo di una scala minore, sono accordi diminuiti
  • I restanti accordi faranno riferimento al modo opposto