Bellezza naturale/Parte X

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Indice del libro
Khuzdar, Balochistan

Conclusione[modifica]

Torniamo sempre con profitto alle lezioni più semplici, quelle fatte per i principianti, poiché tali lezioni contengono i semi da dispiegare ad ogni passo lungo il nostro percorso di realizzazione, verso il futuro: la stessa apertura allo svago, lo stesso rilassamento che ci consente di cercare nuovamente una conoscenza approfondita con capacità di esperienza, la gioia della semplicità naturale.

Per approfondire la tua esperienza iniziale con le bellezze della natura, nota la varietà delle bellezze della natura; e prenditi del tempo per apprezzare la bellezza naturale, lasciando che tale bellezza affondi nella tua anima, in modo da poter ricordare la scena estetica quando hai bisogno di sollevarti. Per espandere la completezza della tua consapevolezza della bellezza naturale, contempla il significato quasi silenzioso, interiore, dei tuoi luoghi preferiti nella natura. Aggiungici la tua comprensione della scienza, della filosofia, della religione e delle arti. Non trascurare la bellezza superiore della gestalt in cui il bello è annidato in un ambiente contrastante dell'ordinario.

Gli input di ogni sezione della matrice di verità, bellezza e bontà espandono la nostra consapevolezza delle bellezze della natura. Inoltre, apprezzare la bellezza naturale migliora il resto della nostra vita.

« La natura è la fonte di tutta la vera conoscenza. Ha la sua logica, le sue leggi, non ha alcun effetto senza causa né invenzione senza necessità »
(Leonardo da Vinci)
« Gli uomini sono soliti formare idee universali tanto delle cose naturali, quanto di quelle artificiali, idee che considerano come modelli, ai quali credono che la natura (che stimano non faccia nulla senza un fine) guardi e si proponga anch'essa come modello. Quando, dunque, vedono che accade qualcosa in natura che non concorda con il modello che hanno concepito di tale cosa credono allora che la natura abbia fallito o peccato e abbia lasciato quella cosa imperfetta. »
(Baruch Spinoza)

Vivaldi e le stagioni della natura[modifica]

Frontespizio de "Il cimento dell'armonia e dell'inventione" (Amsterdam, Le Cène, ca.1727) – Bologna, Museo internazionale e biblioteca della musica

A proposito di stagioni, ecco Le quattro stagioni di Antonio Vivaldi, quattro concerti solistici per violino dell'opera Il cimento dell'armonia e dell'inventione:

Emerson e la Natura[modifica]

Ralph Waldo Emerson (1803-1882)

Il saggio sulla natura, intitolato appunto Nature e pubblicato da Emerson nel 1836, anche se non fu tra i più letti, contiene in poche pagine gran parte delle sue idee, sulle quali ritornerà nei suoi scritti successivi. L'opera è costituita da un'introduzione seguita dal testo del saggio vero e proprio, che si suddivide in otto parti:

  1. Nature: qui si presenta l'argomento e si osserva la romantica identificazione della natura con il mondo vegetale.
  2. Commodity: dove viene elaborata l'idea per cui tutto in natura ha un utilizzo.
  3. Beauty: qui per bellezza, nel significato dato dai Greci, si intende ancora la natura.
  4. Language: il tema è quello del linguaggio della natura.
  5. Discipline: la natura è regolata da disciplina, ed essa, a sua volta è disciplinatrice.
  6. Idealism: come conseguenza, agli occhi dell'autore, inevitabile, della contemplazione della natura.
  7. Spirit: la natura come spirito.
  8. Prospect: qui espone le prospettive che si aprono dinanzi a chi intenda instaurare il "rapporto originale con la natura" cui si accennava in apertura del libro.

Qui di seguito un estratto dall’incipit, Parte I:

NATURA
« Sottile catena di innumerevoli anelli
Ognuno si unisce al più lontano.
L'occhio legge presagi dove si posa,
E la rosa parla tutti i linguaggi.
E sforzandosi di diventare uomo, il verme
Monta attraverso tutte le spire della forma. »
(Plotino)

"Per stare in solitudine l'uomo ha bisogno di ritirarsi tanto dalla sua camera quanto dalla società. Non vivo in solitudine finché leggo o scrivo, anche se nessuno è con me. Ma se un uomo vuole essere solo, che guardi alle stelle. I raggi che vengono da quei mondi celesti introdurranno una barriera tra lui e le cose volgari. Si potrebbe pensare che l'atmosfera sia stata creata trasparente allo scopo di mettere l'uomo, nei corpi celesti, alla perpetua presenza del sublime. Come sono straordinari, visti nelle strade delle città! Se le stelle apparissero una notte ogni mille anni, come potrebbero gli uomini credere e adorare e preservare per molte generazioni il ricordo dell'apparizione della città di Dio! Ma sorgono ogni notte, questi messaggeri della bellezza, e illuminano l'universo con il loro sorriso ammonitore.

Le stelle risvegliano una certa reverenza perché, pur essendo sempre presenti, sono sempre inaccessibili; ma tutti gli oggetti naturali fanno un'impressione simile, quando la mente è aperta alla loro influenza. La Natura non veste mai una mediocre apparenza. Né l'uomo più saggio può strapparle i suoi segreti e perdere ogni curiosità scoprendo tutta la sua perfezione. La Natura non è mai diventata un giocattolo per uno spirito saggio. I fiori, gli animali, le montagne riflettono tutta la saggezza dei suoi momenti migliori, così come hanno rallegrato la semplicità della sua infanzia. Quando parliamo della natura in questi termini, abbiamo in mente un sentimento preciso, ma sommamente poetico. Intendiamo l'integrità dell'impressione procurata da molteplici oggetti naturali. E questo che distingue il pezzo di legno del tagliaboschi dall'albero del poeta.

L'incantevole paesaggio che ho visto questa mattina è senza dubbio costituito da venti o trenta fattorie. Miller possiede questi terreni, Locke quelli, e Manning il terreno boschivo che sta oltre. Ma nessuno di essi possiede il paesaggio. C'è una proprietà nell'orizzonte che nessun uomo possiede se non chi riesce con il proprio occhio a integrare tutte le parti, vale a dire, il poeta. Questa è la parte migliore delle fattorie di questi uomini, eppure ad essa i contratti di proprietà non danno un diritto. In verità, pochi adulti possono vedere la natura. La maggior parte delle persone non vede il sole. Oppure ne ha una visione molto superficiale. Il sole illumina solamente l'occhio dell'uomo, ma risplende dentro l'occhio e nel cuore del bambino. L'amante della natura è colui i cui sensi interni ed esterni sono ancora in pieno accordo tra di loro; chi ha saputo conservare lo spirito dell'infanzia perfino nell'età adulta. Il suo rapporto con il cielo e con la terra diventa parte del suo cibo quotidiano. In presenza della natura una fiera beatitudine penetra nell'uomo, nonostante i dolori reali. La Natura dice: «È la mia creatura e, malgrado tutti i suoi impertinenti dolori, sarà felice con me». Non il sole o l'estate come tali, ma ogni ora e stagione rendono il loro omaggio di beatitudine; poiché ogni ora e ogni cambiamento corrispondono a un diverso stato di mente e lo autorizzano, dal mezzogiorno irrespirabile alla mezzanotte più cupa. La Natura è uno scenario che si adatta ugualmente bene ad un'opera comica o tragica. Nella buona salute, l'aria è come un liquore dall'incredibile virtù. Attraversando un terreno spoglio, sguazzando nella neve che si scioglie, nel crepuscolo, sotto un cielo nuvoloso, senza avere nei miei pensieri alcun presagio di speciale buona fortuna, ho assaporato una perfetta letizia. Quasi ho paura a pensare quanto sono felice. Anche nei boschi un uomo elimina i suoi anni come il serpente la sua pelle, e in qualunque periodo della vita è sempre un bambino. Nei boschi è la perpetua giovinezza. In queste piantagioni di Dio regnano un decoro e una santità, una perenne festa viene allestita, e l'ospite non vede come potrebbe stancarsene in mille anni. Nei boschi ritorniamo alla ragione e alla fede. Lì sento che niente mi può capitare nella vita, nessuna disgrazia, nessuna calamità (purché mi lasci la vista), che la natura non possa riparare. Stando sulla nuda terra, il capo immerso nell'aria serena e sollevato nell'infinito spazio, tutto l'egoismo meschino svanisce. Divento un trasparente bulbo oculare, non sono niente, vedo tutto; le correnti dell'Essere universale circolano attraverso me; sono una parte o una particella di Dio. Il nome dell'amico più vicino suona allora straniero e accidentale: essere fratelli, o conoscenti, padroni o servi, diventa allora un'inezia fastidiosa. Io sono l'amante dell'irresistibile e immortale bellezza. Nella solitudine trovo qualcosa di più caro e connaturale che nelle strade o nei villaggi. In un paesaggio sereno, e specialmente nella lontana linea dell'orizzonte, l'uomo contempla qualcosa di bello quanto la sua stessa natura.

La più grande beatitudine offerta dai campi e dai boschi è la suggestione di un'occulta relazione tra l'uomo e la vegetazione. Non sono solo e sconosciuto. Essi mi mandano segnali e altrettanto faccio io. L'ondeggiare dei rami nella tempesta è nuovo e al tempo stesso antico per me. Mi sorprende, e pure non è sconosciuto. L'effetto che produce è quello di un più nobile pensiero o di una più elevata emozione che mi raggiunse nel momento in cui ero convinto di pensare esattamente o di operare rettamente.

Pure è certo che il potere di produrre una simile gioia non risiede nella natura, ma nell'uomo, o nell'armonia di entrambi. E necessario fare uso di questo tipo di piacere con grande temperanza. Poiché la natura non è sempre vestita con l'abito della festa, ma la stessa scena che ieri mandava il suo profumo e risplendeva come per la festa delle ninfe può oggi essere ricoperta di malinconia. La Natura veste sempre i colori dello spirito. Per un uomo oppresso dalla sventura il calore stesso del focolare ha qualcosa di triste. Vi è allora un certo disprezzo del paesaggio percepito da chi ha

appena perso un amico, morto. Il cielo che si stende a ricoprire uomini mediocri è meno grandioso."