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Tarantino/Fonologia

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Indice del libro

Oltre alle tipiche cinque vocali dell'italiano a e i o u, il dialetto tarantino ne conta anche altre cinque: é ed ó sono vocali chiuse, la á che ha un suono particolarmente chiuso, quasi semimuto, ed í e ú chiamate "vocali dure", poiché vengono pronunciate con una notevole vibrazione delle corde vocali. Vi sono anche le vocali aperte à è ì ò ù [1] e le vocali lunghe â ê î ô û[1] che hanno valore doppio rispetto a quelle italiane. Esiste inoltre un'altra vocale, la e muta, la quale è silente in fine di parola e semimuta nel mezzo; quindi una parola come perebìsse andrà pronunciata come [p'r'biss]. I dittonghi sono pronunciati come in italiano, tranne che per ie che vale come una i lunga se si trova nel corpo di una parola, mentre se posta alla fine andrà pronunciata come una i molto veloce seguita da una e semimuta, e au che va pronunciata come in francese.

Le consonanti sono le stesse dell'italiano, con sole cinque aggiunte: c se si trova in posizione postonica tende ad essere pronunciata come sc in sciocco, j pronunciata come la y della parola inglese yellow, il nesso sck dove sc è pronunciato come nella parola italiana scena, la k come la c di casa, il nesso ije pronunciato più o meno come ille nella parola francese bouteille, e la v in posizione intervocalica che non ha alcun suono (es: avuandáre, tuve, ecc.). Le consonanti doppie sono molto frequenti in principio di parola, ed hanno un suono più forte rispetto alle loro corrispettive singole.[1]

A causa del grande numero di omofoni presenti nel dialetto tarantino, a volte si è costretti a distinguerli per mezzo di un accento o di una dieresi[1]; quest'ultima viene adoperata soprattutto per indicare lo iato fra due consonanti, ad esempio:

  • fiúre [fiori], fïure [figura];
  • pèsce [pesce], pésce [peggio], ecc.

Dissimilazione e assimilazione

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La dissimilazione è un fenomeno per il quale due suoni, trovandosi a stretto contatto, tendono a differenziarsi:

  • lat. cultellus - tar. curtíedde [coltello].

L'assimilazione si ha quando la consonante iniziale di una parola si muta nella consonante della seconda sillaba della parola stessa, in seguito ad un'anticipazione dell'articolazione fonetica di quest'ultima:

  • lat. juscellum - tar. sciuscijlle [tipo di minestra].

Una particolarità che saltà subito all'occhio di chi per la prima volta si trova a leggere un testo in dialetto tarantino, è il fenomeno della geminazione, o più semplicemente raddoppiamento iniziale o sintattico. Esso è un fenomeno di fonosintassi, ossia, a causa della perdita della consonante finale di alcuni monosillabi (assimilazione fonosintattica), la consonante iniziale della parola che segue viene rafforzata.

I principali monosillabi che danno luogo alla geminazione sono:

  • a: a (preposizione);
  • e: e (congiunzione);
  • cu: con (sia come congiunzione, sia come preposizione);
  • addà: lì, là (avverbio);
  • aqquà: qui, qua (avverbio);
  • ogne: ogni (aggettivo indefinito);
  • cchiù: più (aggettivo e avverbio);
  • pe': per (preposizione);
  • : è (verbo essere);
  • : sei (verbo essere);
  • so': sono (verbo essere);
  • 'mbrà: tra, fra (preposizione);
  • tré': tre (numerale).

Il raddoppiamento iniziale è indispensabile nella lingua orale per capire il significato della frase:

  • hè fatte bbuéne [hai fatto bene];
  • è ffatte bbuéne [è fatto bene].

Come si vede dall'esempio, il rafforzamento della f si rivela fondamentale per il senso dell'affermazione. Ecco altri esempi:

  • 'a máne [la mano] - a mmáne [a mano];
  • de pètre [di pietra] - cu ppètre [con pietra];
  • 'a cáse [la casa] - a ccáse [a casa].
  1. 1,0 1,1 1,2 1,3 Claudio Di Cuia, Vocali e consonanti nel dialetto tarantino, Mandese, Taranto, 2003.