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Diritto del commercio internazionale/Documenti richiesti per l'export e import

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Indice del libro

Nel mondo del commercio internazionale esistono dei documenti richiesti per l'export e import che vengono prodotti (chi li produce si accolla l'eventuale costo di produzione) per obbligo o meno. Nel secondo caso, non servono in base alla zona in cui si trasporta la merce o in base al tipo di prodotto esportato oppure si pattuisce la produzione durante la negoziazione tra le parti e si mette la richiesta per iscritto nel contratto di compravendita internazionale, che tipicamente è in inglese o è bilingue.

I documenti richiesti si possono raggruppare in tipologie. Sei tipologie base, che si possono prendere come un semplice modello di partenza, sono: documenti di trasporto, commerciali, sanitari, di conformità (e.g. halal e kosher), assicurativi e altro (e.g., di origine e finanziari come ad esempio le cambiali, che sono pure un metodo di pagamento internazionale). Questi documenti, se usati nel commercio internazionale, sono in inglese e possono essere anche essere scritti in due o tre lingue.

Introduzione, UCP 600 e ISBP 745

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Per approfondire su Wikipedia, vedi le voci Norme ed Usi Uniformi relativi ai Crediti Documentari e Incoterms.

Ci sono documenti richiesti all’esportatore/venditore e documenti richiesti all’importatore/compratore/cliente. Alcuni sono d'obbligo e/o molto diffusi, mentre altri dipendono dall'accordo tra le parti o dalle regole e leggi di singoli stati o unioni di stati in materia di import e export. Altre ancora riguardano la tipologia di prodotto. Possono cambiare nel tempo e si affiancano ai dazi e tariffe da pagare, se presenti (nelle zone di libero scambio e free trade zones non sono presenti). Questi documenti si esibiscono alle dogane durante i controlli e/o si spediscono alle banche o al compratore stesso per autorizzare il pagamento, laddove pattuito nel contratto di compravendita (che a sua volta è un documento legale ed è il più fondamentale e stabilisce gli accordi fondamentali in materia, per esempio, di Incoterms e alternative dispute resolution). Per esempio, in uno dei metodi di pagamento internazionali il compratore può pagare appena riceve i documenti (Documents against payment; payment upon receipt) o 30/60/90 giorni dopo la ricevuta di un documento (la fattura o documenti che provano l'avvenuto caricamento della merce su un mezzo pronto per partire, e.g. la polizza di carico marittima).

Pertanto, la produzione (che ha un costo in termini di tempo e denaro) e esibizione di documenti è un tema collegato all’export e import in generale, ai singoli ordinamenti di diritto commerciale (nazionali e/o sovranazionali), al contratto di compravendita, ai metodi di pagamento internazionali e in parte anche alle Incoterms, siccome alcune di esse sanciscono esplicitamente che le formalità doganali vanno espletate dal compratore, per esempio. Nei contratti di compravendita internazionali (di solito in inglese o bilingue e di cui esistono dei modelli standard, come quello dell’ICC), i documenti pattuiti vengono messi nero su bianco o selezionati crocettando le caselle e compilando gli slot vuoti. Nei contratti, una sezione intera è dedicata a quelli che spettano al venditore (siccome è l’esportatore, quelli necessari per l’export spettano sempre a lui a prescindere), mentre un’altra identica è dedicata a quelli che spettano al compratore. I documenti vengono solitamente rilasciati da enti governativi a cui si fa la domanda e a cui si pagano gli oneri e dal vettore/spedizioniere; in altri casi sono compilati dal venditore. Di gran parte di questi documenti esiste la versione digitale/virtuale/paperless e degli esempi di modello standard o degli esemplari da cui si possono osservare i tipici dati.

In teoria, una gran quantità di formalità procedurali da sbrigare per l'import e l'export può essere (anche) usata in senso opportunistico come barriera amministrativa per limitare l'importazione e esportazione di beni e dunque può essere usata come misura protezionistica nascosta al posto dei dazi e tariffe.

Un gruppo di standard ICC collegata all'ambito dei documenti per l'export e import e ai metodi di pagamento internazionali è la Prassi bancaria internazionale uniforme (International Standard Banking Practice, ISBP), contenuto nella pubblicazione n. 745 della Camera di Commercio Internazionale e frutto di una revisione della seconda versione (ISBP 681) approvata nel 2013 (le prime due versioni sono la ISBP 645 del 2002 e la ISBP 681 del 2008). Anch'essa tratta le lettere di credito ma non provoca conflitti con le UCP (Norme ed Usi Uniformi relativi ai Crediti Documentari). A livello gerarchico, le UCP (per i crediti documentari) come fonte sono superiori alla ISBP. La ISBP parla anche di altri documenti richiesti per l'export e import come la polizza di carico marittima (Bill of Lading B/L), la Non-Negotiable Seaway Bill, il certificato di origine, la lista di imballaggi/distinta dei colli (packing list), la weight list, il certificato sanitario e fitosanitario e la fattura commerciale (invoice). La pubblicazione si focalizza su prassi standard (non sono 'norme') per l'esame dei documenti laddove vengono richiesti per sbloccare un pagamento (contesto di credito documentario) e sull'interpretazione delle norme UCP. Per "esame" si intende la compilazione a regola d'arte dei documenti da parte di chi li ha emessi e non il controllo della veridicità di questi ultimi, che è un compito che non spetta alla banca e di cui quest'ultima non ha responsabilità.

Documenti richiesti per l'export e l'import in base alle sei tipologie

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La descrizione sottostante dei documenti principali richiesti al compratore/buyer e al venditore/seller (Documents to be provided by the seller/buyer) non è esaustiva, non si focalizza su uno stato in particolare (anche se talvolta viene citata l'Unione Europea), non tiene in considerazione tutte le evoluzioni temporali, non tiene in considerazione tutte le fasce possibili di prodotti (tranne qualche accenno per distinguere la certificazione sanitaria da quella fitosanitaria e per introdurre il concetto di halal) e offre una semplice e breve panoramica con alcune semplificazioni di ogni documento.

La classificazione si basa su sei tipologie: documenti di trasporto, commerciali, sanitari, di conformità, assicurativi e altro. Tutti questi metodi si trovano nel modello standard di contratto ICC.[1]

Trasport documents (Documenti di trasporto)

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Bill of Lading B/L (polizza di carico marittima) e Seaway Bill (lettera di vettura marittima)

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La polizza di carico marittima o Bill of Lading B/L[2] è un documento che viene prodotto da un membro dell'equipaggio della nave in caso di trasporto su acqua dolce o salata (trasporto marittimo, fluviale e lacustre; acque esterne o interne; vettore/spedizionere marittimo) e consegnato in tre copie originali al venditore (raramente, se ne consegnano quattro). Quest'ultimo lo consegna alla banca del compratore e/o al compratore stesso per dimostrare che la merce è stata caricata interamente sulla nave e non contiene tracce di danni e per permettere al compratore di ritirare la merce. La merce si considera "caricata" dal sottobordo della nave commerciale (cioè dalla banchina o chiatta alla nave ormeggiata) quando essa supera fisicamente la murata/fianco della nave. In base alla surrendered clause, basta la consegna di una sola copia della B/L per invalidare le altre due, che sono copie di scorta (in più, altrimenti si corre il rischio che un venditore truffatore consegni tutte le tre copie a tre compratori diversi quando invece il carico di merce è uno solo e non tre). La polizza di carico marittima esiste sia in versione cartacea che in versione virtuale e paperless: in quest'ultimo caso, si chiama e-BL e si può utilizzare per esempio nel metodo di pagamento internazionale BPO (Irrevocable Bank Payment Obligation). Più in generale, si può utilizzare per sbloccare il pagamento in capo al venditore (incasso documentario o 'pagamento contro documenti'). La B/L è un documento rappresentativo della merce e il possessore finale del documento, ovvero il compratore, tramite questo documento ha anche il diritto di ritirare la merce al porto di arrivo siccome decreta il passaggio di proprietà della merce dal venditore al compratore (quest'ultimo può quindi riceverla e rivenderla, anche immediatamente, e cedere il possesso tramite girata della B/L al nuovo possessore, il 'giratario'; il compratore originale dunque si chiama 'girante'. Pertanto, la B/L è un documento che viaggia separatamente dalla merce ed è trasferibile mediante girata e, siccome trasferisce la proprietà e i diritti sulla merce, si dice che è un titolo "negoziabile". Il titolo è pure frazionabile siccome il compratore può vendere/cedere la merce a più di un nuovo compratore). I dati che contiene di solito sono il nome del caricatore, il nome della nave, l'ubicazione del porto di imbarco (porto di partenza/di carico, 'port of loading') e del porto di sbarco (porto di arrivo/di discarica, 'port of delivery'), la Incoterm scelta per il trasporto marittimo e l'anno dell'edizione (nelle Incoterms 2020 ne sono previste quattro apposite, che tuttavia non si usano se si trasportano container), la descrizione della merce, la sua quantità, la data prevista di partenza e la firma finale del capitano della nave. Se la merce contiene danni, il documento viene lo stesso prodotto ma si inserisce all'interno questo appunto, tale per cui si dice che la polizza di carico marittima è netta/pulita (clean), altrimenti si dice che è sporca. La polizza di carico marittima, quando disambigua che la merce è caricata a bordo, riporta la dicitura 'shipped' (polizza di carico on board); una sua sotto-categoria è quella che attesta semplicemente che la merce è stata ricevuta e posizionata sottobordo e non a bordo della nave e che ha la dicitura 'received'. Quest'ultima riporta meno garanzie.

Si parte dal presupposto che, per caricare la merce sulla nave, il venditore ha firmato un contratto di spedizione con la compagnia di spedizioni legata al porto commerciale scelto tale per cui si accolla il costo di nolo della nave se questa tratta marittima è controllata da lui (se usa l'Incoterms 2020 CIF o CIP, il venditore in più deve assicurare a sue spese la merce al 110% del suo valore. L'assicurazione contro i danni da smarrimento o perimento merci, a cui si accenna di nuovo più avanti, in questi due casi è un altro documento richiesto a prescindere e da esibire. La stipulazione di questa polizza assicurativa non è responsabilità dello spedizioniere/vettore, ma del venditore). Comunque, la B/L è anche la prova dell'esistenza a monte di questo contratto. La B/L, se internazionale, di solito è in lingua inglese.

Un documento analogo alla B/L è la Seaway Bill, ovvero la lettera di vettura marittima, che però è non negoziabile (e quindi non è trasferibile mediante girata: ha un solo destinatario/compratore). Se il compratore ha già pagato durante l'acquisto e non ha intenzione di rivendere subito la merce, è sufficiente la lettera di vettura marittima.

International Consignment Note (Lettera di vettura camionistica CMR)

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La lettera di vettura CMR (la sigla CMR deriva dall’abbreviazione di Convention des Marchandises par Route del 1956, un contratto a cui aderiscono tutti i paesi europei e svariati paesi mediorientali e asiatici) o International Consignment Note in lingua inglese è il documento di trasporto che viene emesso in caso di trasporto internazionale su gomma o trasporto intermodale con parte della tratta effettuata anche per ferrovia o mare, purché non ci sia cambio di unità di carico. Come nel caso della Bill of Loading, attesta l'avvenuta presa in consegna della merce.

Pur non essendoci dettami in merito alla sua impostazione di forma, grandezza e campi da compilare, il modello più utilizzato è quello definito dalla IRU (International Road Union) nel 1976 e aggiornato nel 2007[3]. Oltre alla lingua francese, solitamente i formulari sono tradotti in alcune lingue, scelte o tra le più conosciute, o nelle lingue e alfabeti delle nazioni di partenza e arrivo delle merci.

Il documento si compone di almeno tre esemplari, uno per lo speditore, uno per il destinatario e uno per il vettore; nel tipo di formulario fascicolato i tre esemplari erano riconoscibili anche dal colore, rosso, blu e verde rispettivamente. Nel formulario IRU i campi di compilazione sono numerati progressivamente ed è presente l'indicazione specifica di quali debbano essere compilati da ognuna delle parti in causa.

Sono a cura e responsabilità dello speditore, che firma in calce il documento, le indicazioni di mittente, destinatario, località di presa in carico e di consegna della merce, documentazioni allegate, dei dati specifici della merce (comprensivi delle indicazioni in merito alla loro pericolosità durante il trasporto), delle eventuali istruzioni specifiche in merito a itinerario, dogane e valichi da utilizzare, della data di presa in carico del materiale e infine dei termini di resa pattuiti con il vettore. Altre informazioni, come il valore della merce e la copertura dell'eventuale assicurazione sulla merce, sono facoltative.

È cura e responsabilità del vettore il controllo documentale della correttezza dei dati precedenti con l'apposizione di eventuali riserve nelle apposite caselle, nonché il completamento della CMR con i propri dati completi, con quelli del mezzo di trasporto e con l'apposizione della firma per ricevuta.

A differenza della B/L, la CMR non è rappresentativa del contratto di spedizione a monte, che si dimostra in altri modi (il primo modo, chiaramente, è custodire una copia del contratto e esibirla quando richiesto; pertanto, simili documenti vanno conservati dal venditore almeno finché la tratta controllata da lui non è terminata). La CMR, come la B/L, può essere sia cartacea che digitale. Se si usa un solo mezzo, basta una sola CMR (casistica "carico completo", Full Truck Load FTL), mentre se si usano più mezzi siccome il carico di merce è grosso si emette una CMR per ogni mezzo. Su richiesta e spese del mittente, il vettore può essere chiamato a controllare esplicitamente anche il peso lordo e il contenuto dei colli. Il vettore non è responsabile di danni di alcun tipo se il sinistro è dovuto a irregolarità di responsabilità del mittente, come un imballaggio difettoso (se segnalato sulla CMR) o la mancata dichiarazione sulla CMR della pericolosità della merce. In caso di danni o perdite causate dal vettore, egli è responsabile ma non risponde per il valore complessivo della merce, bensì per una parte di essa (la convenzione specifica i dettagli).

Railway Bill RWB (Lettera di vettura ferroviaria CIM)

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La lettera di vettura ferroviaria CIM o Railway Bill RWB[4] è il contratto di trasporto internazionale di merci su ferrovia. La sigla deriva da "Convenzione Internazionale per le Merci in ferrovia"; a volte si trova insieme alla sigla UIRR, "Union internationale des sociétés de transport combiné Rail-Route", International Union of Combined Road-Rail Transport. Si tratta di un documento/modulo non rappresentativo della merce trasportata (esattamente come la CMR) che deve viaggiare sempre insieme alla merce ("in vettura") ed è un titolo non negoziabile come la lettera di vettura marittima, pertanto non consente di trasferire la proprietà della merce tramite girata del documento a nuovi compratori/proprietari. Viene emesso dal vettore/spedizioniere in un esemplare originale che i ferrovieri consegneranno al destinatario e una copia per il mittente/venditore. Tra i dati al suo interno, ci sono il nome e indirizzo del destinatario e del mittente, la stazione destinataria, la destinazione della merce, il peso netto della merce e il numero dei colli.

Air Waybill AWB (Lettera di vettura aerea), versione Master e House

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La lettera di vettura aerea o Air Waybill AWB, disponibile anche in versione digitale e paperless (e-AWB), è un documento compilato dal vettore aereo, non è un titolo rappresentativo della merce e dunque non è un titolo negoziabile, contrariamente alla B/L, che dunque è l'unico documento a essere girabile a un nuovo compratore e proprietario, ovvero il giratario. Il consegnatario (consignee) è pertanto unico. Di solito, quando la merce si spedisce per via aerea, lo spedizioniere accumula in un aereo piccole partite di merce di più mittenti aventi lo stesso aeroporto di destinazione; in casi simili, accumula più partite di più mittenti se un tratto del percorso di tutte queste partite è comune, pure se ci sono più destinazioni finali. Queste soluzioni rendono il costo di nolo aereo più vantaggioso e, in generale, simili viaggi in logistica vengono chiamati "spedizioni consolidate" (consolidated shipments); possono avvenire anche in contesto marittimo. Lo spedizioniere che raccoglie più spedizioni per effettuare una spedizione consolidata si dice "consolidatore" (consolidator). Della AWB esistono due versioni: nella versione Master Air Waybill MAWB, in cui si indica la spedizione cumulativa di più partite di merce ed è emessa dal vettore, e la House Air Waybill o HAWB (lettera di trasporto house), che sono i vari documenti allegati alla MAWB che riguardano ogni singola partita di merce in una spedizione consolidata. Di base, la Air Waybill contiene informazioni sul mittente/venditore, destinatario, peso della merce, dimensioni e volume della merce, valore dichiarato della merce, aeroporto di partenza, aeroporto di destinazione, numero del volo, firma finale del mittente e del vettore. La AWB è anche una prova di un contratto di trasporto tra il venditore/cliente e lo spedizioniere aereo.

Warehouse receipt (Fede di deposito) e warrant (nota di pegno)

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Nel momento in cui il mezzo del venditore (suo o di terze parti) deposita le merci in un magazzino pattuito con il compratore, con un documento si può certificare che la merce del depositante è arrivata ed è stata scaricata nel magazzino del depositario, che ha il dovere di custodirla fino al ritiro. Il documento in questione è detto "fede di deposito"[5]. Finché non avviene il ritiro, la merce è di proprietà del depositante, che paga il costo di immagazzinamento al depositario (prima casistica) e può anche ritirare la merce del magazzino se, per esempio, non viene ritirata dal mezzo del compratore. Nell'ordinamento italiano, la fede di deposito deve indicare il nome della ditta del depositante, il luogo del deposito, che merce si è depositata, la quantità e l'eventuale pagamento di diritti doganali (se il magazzino si trova oltre i confini nazionali e laddove i dazi sono presenti) e esistenza di assicurazione su questa merce. Questo documento rappresenta la merci depositate e, in quanto tale, il depositante non solo può disporne per ritirare la merce dal magazzino, ma può anche usarlo per passare la proprietà della merce a terzi (incluso ovviamente il compratore). Insieme alla fede di deposito, viene rilasciata la nota di pegno, un documento accessorio anch'esso rappresentativo delle merci depositate. Entrambi i documenti sono staccati da un unico registro a matrice conservato presso i magazzini. Se non si presentano entrambi i documenti, la piena proprietà della merce (e dunque i diritti su di essa) non si possono passare. Per la precisione, la fede di deposito trasmette la proprietà delle merci e diritti legati a essa, mentre il passaggio della nota di pegno trasmette il diritto reale di pegno sulla merce (tale per cui dunque si può usare come garanzia in contesto di credito). Il passaggio di entrambe avviene tramite girata. Per immagazzinare la merce, si stipula con il depositario il contratto di deposito a tempo determinato o indeterminato. Il magazzino è responsabile dei danni della merce durante l'immagazzinamento eccetto nel caso in cui sono fortuiti o derivano da difetti nell'imballaggio, che dunque andrebbero sottoposti a controlli. La merce immagazzinata si può assicurare insieme al trasporto, tale per cui una sola polizza copre entrambi i momenti (i rischi non variano: per esempio, i rischi coperti dalla polizza livello A "all risks" valgono sia per il trasporto che per l'immagazzinamento). Se la merce non viene ritirata né dal compratore né dal venditore e il contratto di deposito non è rinnovato, il depositario a seguito di preavviso libera il magazzino vendendo la merce (a maggior ragione se è merce soggetta a deperimento, come gli alimenti); nell'ordinamento italiano, se il contratto di deposito è a tempo indeterminato, come condizione contrattuale viene pattuito che deve avvenire un ritiro e, siccome non avviene, il depositario dopo un anno può rivendere la merce.

Commercial documents (Documenti commerciali)

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Commercial invoice (Fattura commerciale) con codice HS e dichiarazione doganale CN22 e CN23

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La fattura commerciale, di cui esiste anche il formato/versione elettronica e paperless, si può anche utilizzare per sbloccare un pagamento immediato o dilazionato (anche di 30, 60 o 90 giorni) nel momento in cui si riceve. In contesto di export, serve a presentare la merce ai doganieri in modo tale che questi ultimi capiscono che dazi e tariffe applicare, ammesso che siano previsti (si pensi a una spedizione che si muove interamente all'interno di un mercato unico/unione doganale nel mondo come l'Unione Europea, il NAFTA, il Mercosur, la Comunità Caraibica, la Comunità Andina, il Consiglio di Cooperazione del Golfo, l'Unione Africana e l'AFTA). La fattura è un documento che tipicamente contiene il nome dell'esportatore (persona fisica o società di capitali e simili), informazioni sulla merce, il peso, la quantità, il valore, il paese/nazione d'origine, il codice armonizzato (HS code) della merce e, se si spedisce più tipologia di merce, il valore totale e il peso totale e la data. Nel prezzo, si disambigua ogni eventuale esenzione dal pagamento dell'IVA (Value Added Tax). Il codice HS serve a classificare la merce in modo standard e tutti i codici HS, che classificano oltre 5000 tipi di merce, sono raggruppati in 21 sezioni e 99 capitoli (per esempio, la sezione 4, capitoli 16-24 con tutte le loro sottovoci, contiene le classificazioni dei prodotti delle industrie alimentari anche per animali, bevande, liquidi alcolici, aceti, tabacchi). La ricerca avviene manualmente su raccolta cartacea o online o tramite software di ricerca che usa le parole chiave. Il codice HS ha 6 cifre, ma si può estendere facoltativamente o per obbligo a 8 o 10 cifre per fornire una classificazione ancora più precise. Per esempio, nella versione 2019 lo zucchero di canna con aggiunta di aromatizzanti o coloranti appartiene alla sezione 4 (non si indica), capitolo 17, sottosezione 01 e ulteriore sottosezione: codice HS 1701 91 00. Quando si vende attraverso un canale di e-commerce, la fattura commerciale è sempre richiesta durante la spedizione. Quando si esporta in paesi extra-UE, insieme alla fattura commerciale potrebbe essere richiesta la dichiarazione doganale CN22 o CN23, che a livello di dati contenuti è simile alla fattura commerciale siccome contengono molti dati in comune e altri dati aggiuntivi, come l'indirizzo del venditore/mittente (l'area geografica in Italia è indicata dal CAP, mentre negli Stati Uniti con il codice ZIP, ecc.), la sua partita IVA, il nome e indirizzo del destinatario, la motivazione dell'esportazione (vendita, dono, restituzione dopo riparazione ecc.) e l'Incoterm scelta (possibilmente, va inserito anche l'anno di edizione dell'Incoterm, e.g. "as per Incoterms 2020", siccome esistono più edizioni). Di solito, se la merce viene spedita fuori dall'UE tramite un servizio postale, serve la CN22 o CN23, altrimenti non serve siccome una società privata di trasporto e spedizioni (e non il servizio postale) effettua il servizio, e.g. la DHL, la UPS o la FedEx. La fattura commerciale, laddove non immediatamente disponibile, si offre in versione pro forma. Si richiedono, di solito, tre copie della fattura ("una triplice copia"); due di esse si presentano all'estero. Esistono vari modelli pre-pronti da compilare di fattura commerciale.

Packing list (Lista di imballaggi/Distinta dei colli)

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Nel caso di spedizioni multicollo e qualora le indicazioni specifiche non siano già presenti sulla fattura, è usuale l'emissione di un documento a parte, chiamata lista di imballaggi o distinta dei colli (packing list in lingua inglese). Tale documento, che non ha carattere fiscale, contiene i dettagli in merito al singolo imballaggio (tipologia, misure e pesi) e al suo contenuto specifico, oltre ai riferimenti di mittente, destinatario e fattura a cui si riferisce.

Spesso tale documento è richiesto espressamente tra quelli necessari all'incasso di una lettera di credito ed è raccomandato nel caso di spedizioni al di fuori della Comunità economica europea[6].

Queste informazioni aiutano nell'identificazione dei materiali in fase di trasporto, in eventuale sede di controllo da parte delle autorità doganali, nella fase di scarico da parte del destinatario e, nel caso di furto/smarrimento, dagli assicuratori per valutare l'entità del sinistro. La lista di imballaggi può contenere anche delle foto della merce (packing list fotografica) accompagnate da codice a barre come etichettatura (barcode) che aiutano nella loro identificazione.

Weight list (Distinta pesi)

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La distinta pesi è un documento che indica il peso lordo e peso netto (gross weight, net weight) delle merci spedite e può essere prodotto e rilasciato dal venditore stesso o, previo accordo con il compratore, da una terza parte a cui si invia la richiesta. Questa terza parte può essere un ente ad hoc e/o un pubblico ufficiale. Se è rilasciato da quest'ultimo, per la precisione si chiama "certificato di peso". I dati indicati non devono essere in conflitto con quelli presenti negli altri documenti. La distinta pesi non è identica alla distinta colli: mentre la seconda è richiesta spesso (in particolare quando si trasporta nei container), la prima si può richiedere a parte ed è più indicata per la spedizione di massa (bulk shipment) di commodities, cioè tipicamente materia prima (grano, farina, cacao, sale, zucchero, metalli, cotone, tabacco) e non contiene informazioni sugli imballaggi e colli. Pertanto, si può immaginare in modo semplificato come un'importante porzione della packing list.

Sanitary documents (Documenti sanitari)

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Sanitary certificate (Certificato sanitario)

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Alcune categorie di prodotti, per esempio gli animali vivi, le carni, i prodotti derivati da carni lavorate e simili prodotti (esistono variazioni caso per caso), all'esportazione devono essere accompagnate dal certificato sanitario per motivi di sicurezza alimentare e sanitaria. Esistono degli standard sovranazionali fissati da OIE (World Organisation for Animal Health) e FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations), mentre altri aggiuntivi sono decisi dalle singole nazioni. Questi requisiti regolano per esempio tutta la produzione e, in Italia, la certificazione viene sottoscritta dal veterinario ufficiale dell'azienda sanitaria locale (ASL) su richiesta, previo invio di dati sulla spedizione laddove richiesti (e.g. numero di fattura) e a seguito dei dovuti controlli sanitari. Il costo principale di produzione di questa certificazione è il versamento all'ASL per il servizio offerto (l'importo deriva dal tipo di controllo/prestazione e dall'effettuo o meno di sopralluoghi in loco. Chiaramente, per rendere possibile il sopralluogo in loco, il venditore deve fornire l'indirizzo dello stabilimento da ispezionare e tutte le altre informazioni necessarie collegate). La certificazione, in paesi come la Russia, per motivi di ulteriore garanzia viene richiesta su carta speciale, come la carta in filigrana prodotta solo dal Poligrafico dello Stato. La consegna del certificato si blocca se, a seguito di controlli, per esempio si rintracciano malattie infettive e infestive negli animali (e.g. coronavirus) e malattie derivanti dal consumo di prodotti di origine animale non controllati (tossinfezioni alimentari). Queste ultime si riferiscono non solo a virus, batteri, funghi e muffe sulla carne, ma anche ai medicinali veterinari nocivi per l'uomo e alle sostanze chimiche nocive usate per trattare i prodotti. Queste ultime non devono essere nocive né di per sé né a seguito della cottura. I governi stessi o le agenzie governative che si occupano di questo campo danno informazioni su quale modello di certificato sanitario farsi rilasciare e presentare in base al tipo di prodotto esportato e al paese destinatario. Per esempio, il Ministero della Salute li offre sul suo sito web e li raggruppa in 5 categorie che sono dunque le categorie interessate a questi controlli: animali vivi, carni e prodotti a base di carne, latte e prodotti a base di latte (latticini), prodotti animali non destinati al consumo umano (e.g. pellame trattato e grezzo, lana), mangime (le sue sostanze nocive altrimenti passerebbero agli animali e, eventualmente, dagli animali all'uomo) e altri alimenti (e.g. gelatina animale). Questi documenti possono essere bilingue o trilingue (lingua del paese d'esportazione, d'importazione e lingua inglese).

Questo certificato si può trovare o indicare in sezioni del contratto di compravendita internazionale avente un titolo simile a "Certificate of inspection by the seller/buyer/third party" (Certificato di ispezione da parte del venditore/compratore/terza parte). In questo caso, spetta a una terza parte, che peraltro in partenza è una garanzia siccome il controllo avviene da un ente indipendente.

Phytosanitary certificate (Certificato fitosanitario) e lo Heat Treatment Certificate (certificato di trattamento termico)

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Semplicemente, il certificato fitosanitario è l'analogo del certificato sanitario e, come indica il vocabolo stesso, riguarda i vegetali (piante da coltivazione in serre e orti o ornamentali e talee) e prodotti vegetali[7]. Gli esempi più tipici sono agroalimentari (frutta, verdura, ortaggi, cereali e loro derivati come la farina, succhi di frutta, prodotti vegani come il latte di soia e infine il vino, che peraltro è un prodotto che può essere indicato tra quelli "alcolici"; si considerano pure le piante acquatiche/idrofite come le ninfee e le piante appartenenti alla classe delle alghe; lo yogurt invece è un latticino), ma a essi di fatto si aggiungono il legno (tronchi, pezzi segati e simili per costruire o da ardere) e le sementi (o "materiale sementiero") di piante agroalimentari (e.g. cereali, insalata e frutta) o ornamentali. Quando, per esempio, si esportano al di fuori dell'Unione Europea, molti stati richiedono questo documento siccome i controllori alla dogana possono richiederlo e esaminarlo. Il certificato fitosanitario in Italia si richiede contattando il Servizio Fitosanitario Regionale e inoltrando il modulo di richiesta di ispezione. La regione a cui si richiede è la stessa in cui si trova la sede legale della ditta venditrice o la residenza dell'esportatore. In una singola regione, possono esserci più sedi, tale per cui si contatta quella più vicina. L'ispettore sanitario, a seguito della richiesta, si reca nel luogo indicato dal venditore, osserva la ricevuta del pagamento della tassa fitosanitaria e i documenti commerciali richiesti, effettua i controlli fitosanitari necessari sulla merce nel pieno rispetto dei requisiti di sicurezza sul luogo di lavoro e rilascia la certificazione se i controlli vengono superati. Gli standard sono diversi da paese a paese e il venditore deve apprenderli e comunicarli siccome il tipo di controllo e il numero di controlli cambiano, il che si abbatte anche sul costo di produzione di questo certificato ("tariffa fitosanitaria", a cui si aggiunge una tassa iniziale, la "tassa fitosanitaria") insieme al peso netto totale della merce da esaminare. In alcuni stati è presente un'Organizzazione Nazionale per la Protezione delle Piante (NPPO), come deciso nella storica Convenzione Internazionale per la Protezione delle Piante (IPPC, 1951). In Italia, questo certificato ha validità pari a 14 giorni dalla data di emissione. Se il documento si smarrisce, lo smarrimento va denunciato alle Autorità.

Questo certificato si può trovare o indicare in sezioni del contratto di compravendita internazionale avente un titolo simile a "Certificate of inspection by the seller/buyer/third party" (Certificato di ispezione da parte del venditore/compratore/terza parte). In questo caso, spetta a una terza parte, che peraltro in partenza è una garanzia siccome il controllo avviene da un ente indipendente.

Spesso, il certificato fitosanitario si ottiene facendosi rilasciare lo Heat Treatment Certificate, ovvero il certificato di trattamento termico. Come suggerisce il nome, viene usato per uccidere i micro-organismi patogeni nel legno come gli insetti, parassiti e funghi e consiste nel mettere il legno in un forno chiuso a 56 °C (133 °F) per almeno 30 minuti. Non solo aumenta la durata del legno, che può essere usato come materia prima o per produrre imballaggi (pallet/bancali per depositare la merce e casse di legno) e mobili, ma permette in primis di impedire la diffusione dei patogeni nelle foreste del paese di importazione. Per importare il legno e prodotti a base di legno nell’Unione Europea, viene richiesto il certificato fitosanitario concedibile se si mostra il certificato di trattamento termico. Viene richiesto anche per ottenere il certificato fitosanitario dalla APHIS (Animal Plant Health Inspection Service) e dalla CFIA (Canadian Food Inspection Agency).

Fumigation certificate/Pest-control certificate (Certificato di fumigazione)

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La parola “fumigation” (fumigazione) non va confusa con “smoking” (affumicamento): l’affumicamento indica l’atto di gettare del fumo di legno di quercia sulla carne (e.g. prosciutto, pancetta, salumi, birra, pesce, formaggi e salmone) in primis per insaporirla, mentre la fumigazione indica un trattamento a cui è sottoposto il legno importato, i mobili, il pallet/bancale su cui si posa la merce e pure il legno se viene usato come imballaggio al posto di cartone e plastica (si pensi per esempio alle casse di legno o ai trucioli dentro a una scatola). La fumigazione consiste nel mettere il legno in un posto chiuso ermeticamente e spruzzarlo con un gas velenoso e disinfestante (e.g. acido cianidrico allo stato gassoso) che uccide insetti (termiti e cimici), germi e parassiti nel legno, ragion per cui viene anche detto “Pest-control certificate”. Il trattamento non è tanto giustificato dal bisogno di ricevere merce non danneggiata o di non fare danneggiare gli imballaggi durante il viaggio: di base, viene richiesto prima di importare merce di questo tipo perché gli insetti e parassiti nel legno importato potrebbero diffondersi nel paese di importazione e distruggere le foreste. Nel certificato di fumigazione, si attesta che è avvenuta la fumigazione e si indicano le sostanze biocide usate e il range di temperatura a cui è avvenuta. Non è richiesto se il prodotto o imballaggio deriva dal legno, e.g. cartone e carta. Il certificato di fumigazione si usa in pochi contesti precisi, a differenza del certificato di trattamento termico che può essere necessario per ottenere il certificato fitosanitario, ragion per cui si possono considerare separati. La fumigazione si può pure applicare a edifici in legno come i mulini e alle piante esotiche importate per evitare la loro distruzione.

Insurance documents (Documenti assicurativi)

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In alcuni casi, quando il venditore stipula un'assicurazione perché obbligato dall'Incoterm scelta o perché deciso insieme al compratore (e.g. perché la merce è fragile, è in gran quantità, è di lusso, ha un alto valore perché è personalizzata, perché la tratta ha dei pericoli ecc.), la copia della polizza assicurativa può essere richiesta dal compratore ed è anch'essa un documento appartenente al campo dell'export e import (anche il compratore, in riferimento alla tratta da lui organizzata e pagata, può stipulare un'assicurazione contro i rischi di smarrimento e perimento della merce). I tre esempi tipici sono l’assicurazione di livello A, B, C al 110% del suo valore totale dichiarato su contratto a spese del venditore nei termini CIF (livello di default C, con copertura minima e premio assicurativo basso) e CIP (livello A, copertura massima "all risks" e premio assicurativo più alto) secondo le Incoterms 2020 e la polizza di cauzionamento con assicurazione quando si ottiene il carnet ATA con modalità ordinaria, a prescindere dalla tipologia richiesta (in modalità semplificata, è sufficiente avere la ricevuta del versamento di 56€ effettuato). Il vettore/spedizioniere non è responsabile del mancato ottenimento di un'assicurazione sulla merce siccome è obbligo o facoltà del venditore o facoltà compratore.

Documents of compliance (Documenti di conformità)

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Halal certificate (Certificato halal) e il concetto di halal VS haram

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Il certificato ḥalāl (alfabeto arabo: حلال) viene richiesto nel momento in cui si esporta la carne (e talvolta prodotti chimici e cosmetici) nei paesi arabi o in cui vige un'osservazione piuttosto stretta della religione musulmana. La parola araba halal significa "lecito" (in questo contesto, con un connotato religioso e profondamente legato alla cultura musulmana/islamica) e il suo antonimo è ḥarām (حرام "proibito"). Il certificato halal indica che la produzione di solito della carne o del prodotto a base di carne ha seguito la metodologia indicata nella Sunna e accettata dalla cultura islamica, altrimenti è un prodotto haram. Per la precisione, si richiede che l'animale sia ucciso con un singolo taglio sulla gola da cosciente e senza che il collo sia danneggiato. L'animale viene quindi lasciato a dissanguare completamente[8]. La carne non va trattata con sostanze haram, con cui non deve quindi entrare mai in contatto (e.g. alcol, vino, sangue, carne di maiale, feti animali, insetti, rettili e OGM). Dunque, si utilizza una macellazione rituale detta Dhabīḥa. La filiera produttiva haram, se presente, va tenuta completamente separata da quella halal. Una società può produrre prodotti halal e haram (e cioè produrre due linee di prodotti) a patto che i primi vadano certificati e che le due produzioni siano separate. L'uccisione halal viene talvolta criticata in primis dalle associazioni di animalisti. In Europa, la macellazione halal non contraddice i requisiti minimi della macellazione scelti da ciascun singolo paese, siccome non c'è l'obbligo inderogabile di stordire l'animale prima dell'uccisione. Il personale lavoratore, di base, deve essere istruito su queste modalità di macellazione. In Italia, la certificazione halal viene rilasciata da enti accreditati come la Halal Italia Srl. Alcune regole standard in Italia derivano dalla Comunità Religiosa Islamica Italiana COREIS. I prodotti halal riportano un logo facilmente riconoscibile sulla confezione di proprietà della COREIS. Per ottenere la certificazione, alla pari di quella sanitaria e fitosanitaria, si manda una richiesta all'ente certificatore apposito che, a seguito della stipulazione del contratto di certificazione, effettua i dovuti controlli dei processi produttivi e dei prodotti finali e rilascia il certificato che attesta che la produzione è halal e dà la possibilità di usare il logo. Tutti i prodotti o delle particolari linee di prodotti creati da una ditta con certificazione halal saranno halal. Siccome i controlli vanno anche a sondare la qualità nella produzione e non ci sono divieti di consumo nei confronti dei non musulmani, questi prodotti possono essere consumati anche da questi ultimi. La qualità assicurata, il rispetto della religiose e il consumo pari a parecchi miliardi di dollari l'anno in tutto il mondo fanno di "halal" un vero e proprio brand internazionale. In particolare, questa certificazione può contribuire a migliorare l'export di carne in tutto il mondo arabo o in paesi con una forte componente di popolazione di fede islamica, a prescindere che sia araba o autoctona (si pensi a paesi come l'Indonesia). Come accennato in precedenza, il concetto di halal riguarda anche la produzione di cosmetici (detergenti, creme, trucchi, profumi, gel, struccanti e tinture per capelli) e sostanze chimiche. Per esempio, non bisogna usare specificamente l'alcol etilico o "etanolo" (prodotti alcol-free) e prestare attenzione alle sostanze di origine animale nella loro produzione (si pensi al collagene e gelatina) e all'estrazione di oli essenziali siccome, se chimica e non al vapore, implica l'uso di alcol. Anche i disinfettanti, che non possono contenere alcol etilico siccome provoca ebbrezza, a differenza dell'alcol cetilico e alcol cetearilico. Alcuni enti vietano la sperimentazione su animali. Le bevande alcoliche (vino e birra) sono haram; fanno eccezione le bevande analcoliche. L'aceto è halal se si forma spontaneamente, senza intervento umano diretto tale per cui si aggiungono sostanze al vino, e se contiene una quantità di alcol insufficiente per inebriare la mente (la sua natura halal è certificabile, a prescindere che si usi per condire o pulire). Tutte le droghe sono haram. Il caffè, contenente caffeina, può essere certificato halal. Il tè, contenente teina, è halal. La Red Bull è halal siccome non è a base di alcol. Solo gli animali marini che hanno le squame sono halal, quindi le razze, molluschi, cozze e vongole, granchi, gamberi e aragoste sono haram. Gli insetti, i rettili e le rane, pure se commestibili, sono haram. Solo i volatili dotati di piume e non rapaci sono halal, gli altri (e.g. aquile e pipistrelli) sono haram.

Questo certificato si può trovare o indicare in sezioni del contratto di compravendita internazionale avente un titolo simile a "Certificate of inspection by the seller/buyer/third party" (Certificato di ispezione da parte del venditore/compratore/terza parte). In questo caso, spetta a una terza parte, che peraltro in partenza è una garanzia siccome il controllo avviene da un ente indipendente.

Kosher certificate (Certificato kosher)

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La macellazione rituale ebraica, ovvero la Shechitah, è molto simile a quella halal[9]: l'animale, che non deve avere tracce di malattia, va sgozzato da cosciente e senza decapitarlo con movimenti continui sulla gola con un coltello molto affilato e dalla lunghezza standard. Le vene, i tendini, il midollo spinale e alcune parti di grasso specifiche vanno tolte dalla carne, che va messa a bagno con sale grosso per almeno venti minuti per togliere ogni possibile traccia di sangue residuo (il sangue che resta nella carne la fa deperire). A questo metodo, si aggiungono ulteriori prescrizioni. L'equivalente di "halal" in ebraico è kashèr (alfabeto ebraico: כָּשֵׁר) e significa "adatto" in base alle regole alimentari della Torah, cioè le leggi divine derivate dall'esegesi del Talmud (a volte si trova scritto come "cascer" e "kosher"). Anche i musulmani, non musulmani e non ebraici possono consumare (e effettivamente consumano) i prodotti kosher. Esiste una certificazione kosher rilasciata da enti appositi a cui si invia la richiesta. I controlli sono rivolti all'iter di produzione e agli ingredienti usati. Una ditta con certificazione kosher produrrà prodotti kosher (in toto o in riferimento ad alcune linee di prodotti). Alcuni controlli possono essere regolari o a sorpresa. In più, la certificazione va rinnovata alla scadenza e, se i controlli evidenziano delle anomalie, può essere revocata. Gli animali marini senza squame, i rettili e gli uccelli rapaci non sono kosher. A livello di consumo, la carne e il latte e latticini non vanno consumati insieme (cosa che, per esempio, si può fare con un hamburger). Anche i prodotti dietetici possono avere la certificazione kosher. La certificazione può essere espressa da un logo o timbro sulla confezione.

Questo certificato si può trovare o indicare in sezioni del contratto di compravendita internazionale avente un titolo simile a "Certificate of inspection by the seller/buyer/third party" (Certificato di ispezione da parte del venditore/compratore/terza parte). In questo caso, spetta a una terza parte, che peraltro in partenza è una garanzia siccome il controllo avviene da un ente indipendente.

Other (Altro)

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Se questa sezione è il titolo di un paragrafo nel contratto, sono documenti da specificare caso per caso (o da aggiungere manualmente nello slot vuoto se in una lista di documenti precofenzionata da crocettare mancano delle opzioni). Alcuni documenti per l'export sono specifici di un solo stato.

Come classifica di documenti, si possono mettere quelli rimanenti per esclusione:

Certificate of origin (Certificato di origine), la sua guida e il GSP Form A

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Il certificato di origine è un documento che indica il luogo di produzione o estrazione delle merci o in cui è avvenuta l'ultima fase di lavorazione del prodotto se le varie fasi avvengono in luogo diverso (si pensi ai casi di outsourcing e alla delocalizzazione del lavoro in un contesto di globalizzazione della filiera produttiva). Non è un documento rappresentativo della merce, quindi non è nemmeno negoziabile; in più, non accompagna la merce durante il suo viaggio (cioè, non è un documento accompagnatorio). Viene utilizzato quando si esporta al di fuori dell'Unione Europea (per alcuni prodotti potrebbe non essere obbligatorio) per capire se si devono imporre dazi e quali (imposizione daziaria) e per capire se ci sono restrizioni all'importazione; può essere richiesta per aprire la lettera di credito (sia base che standby) se si sceglie come metodo di pagamento internazionale e mette per iscritto nel contratto di compravendita. Se l'export non attraversa i confini comunitari, l'origine della merce è già indicata sulla fattura commerciale. Il possesso del certificato di origine non certifica la spedizione. Questo documento si richiede alla Camera di commercio in cui l'impresa che esporta ha la sede legale e a cui si invia la richiesta (anche online su piattaforma Cert'O) e i dati probatori (se essi contengono dichiarazioni mendaci, l'impresa è soggetta a sanzioni penali a meno che sbarra il certificato in penna e ne invia una scansione per annullare il documento). In casi eccezionali, la Camera di commercio territoriale dà il permesso all'esportatore di chiedere questo documento rilasciato dalla Camera di commercio della zona in cui si esporta (anche loro possono rilasciare un certificato di origine). Il certificato di origine ha validità illimitata se i dati certificati rimangono gli stessi e non avvengono modifiche negli imballaggi delle merci. Del certificato di origine, si rilascia entro pochi giorni (e.g. 5 giorni lavorativi) il documento originale e tre copie. Al 2021, non esiste ancora la versione elettronica e dematerializzata/paperless di questo documento. Il principale costo di produzione di questo documento consiste nel pagamento dei diritti di segreteria (per esempio, nella Camera di Commercio di Bergamo e di Firenze al 2021 per un originale e e una sola copia sono in totale 10€). I principi generali per il rilascio dei certificati di origine delle merci sono indicati nella guida emessa dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) d'intesa con Unioncamere nazionale detta "CERTIFICATI COMUNITARI D'ORIGINE Disposizioni per il rilascio da parte delle Camere di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura" (il rilascio è notificato dalla nota ministeriale n° 75361 del 26/8/2009); quanto invece alla richiesta del "certificate of origin" all'estero, si consultano le "Disposizioni per il rilascio dei certificati di origine e dei visti per l'estero" (Allegato alla nota circolare n° 62321 del 18/03/2019).

Un tipo particolare di certificato di origine è il GSP Form A, che viene usato negli scambi tra l'Unione Europea e i Paesi in Via di Sviluppo (PVS) inseriti in appositi elenchi (svariati di essi sono paesi asiatici, ragion per cui è molto usato in Asia). La sigla "GSP" significa "Generalised System of Preferences", letteralmente "Sistema generalizzato delle preferenze". Il GSP Form A va compilato dagli esportatori dei PVS. Con questo documento e le informazioni in esso contenute, si possono applicare le eventuali esenzioni totali o parziali dai dazi sulla merce nel momento in cui essa viene importata dentro i confini comunitari. Il GSP Form A non va utilizzato quando sono gli europei a esportare verso i PVS. Il regolamento europeo alla base del GSP Form A è il regolamento UE n. 978/2012, in vigore dal 1º gennaio 2014.

Export license (Licenza di esportazione/"Documento di accompagnamento esportazione" DAE)

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La licenza di esportazione è un documento rilasciato dal governo (l'ente che si occupa del commercio internazionale, e.g. il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in Italia) del paese da cui parte l'esportazione e che viene emessa a seguito della richiesta di autorizzazione, che può anche essere negata. Quando si esporta al di fuori dell'Unione Europea, essa è obbligatoria e si presenta all'ufficio doganale di esportazione (in questa precisa casistica, la licenza di esportazione da esibire si chiama "Documento di Accompagnamento Esportazione" DAE). La merce può essere sdoganata se esce nelle stesse condizioni in cui si trovavano prima di attraversarla (per esempio, gli imballaggi e quantità non devono cambiare). La dogana stessa controlla se la merce è quella dichiarata.

Import license (Licenza di importazione)

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La licenza di importazione è l'analogo di quella di esportazione. A differenza di quest'ultima, quella di importazione serve a autorizzare alla dogana di import il passaggio della merce esportata.

ATA carnet (carnet ATA) e polizza di cauzionamento con assicurazione

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Il carnet ATA (dalla sigla bilingue "Admission Temporaire/Temporary Admission") è un documento doganale internazionale valido per l'esportazione temporanea di merci verso i paesi extra-UE e aderenti alla convenzione A.T.A. (all'interno dei paesi UE, è facoltativo) tipicamente in contesto di partecipazioni a fiere, sagre e esposizioni[10]. La parola "carnet" indica il concetto di "libretto". Si può esportare con questo carnet qualunque tipo di merce tranne il materiale di consumo, dépliant, prodotti deperibili, merci destinate ad operazioni di trasformazione o riparazione e gadget. Di base, le merci esportabili con carnet ATA sono: materiale professionale, campioni commerciali e merci destinate a fiere e mostre ed ad altre manifestazioni simili (esclusi i prodotti alimentari), ma alcuni paesi hanno optato solo per parte di questa merce, ragion per cui va consultato il registro di paesi aderenti aggiornato per vedere eventuali limiti. Si richiede alla Camera di commercio del territorio in cui l'impresa ha la sede legale o in cui il singolo venditore risiede, esattamente come il certificato di origine, si rilascia in pochi giorni lavorativi e permette di non pagare dazi e IVA (VAT) alla dogana siccome il transito è temporaneo (se non lo è, si pagano i dazi a meno che il commercio avviene in una zona di libero scambio come l'ASEAN, per esempio) e semplifica le operazioni di sdoganamento (cioè di passaggio/svincolo di merce attraverso una dogana). Comunque, le merci devono essere spostate entro il periodo di validità documento/carnet, pari a 12 mesi dalla data di emissione. Il carnet ATA base permette di effettuare al massimo due viaggi all'estero entro la data indicata, dopodiché decade; il carnet ATA standard invece ne permette al massimo quattro e costa poco più di quello base. Un terzo tipo di carnet esiste per la merce di passaggio per Taiwan (carnet CDP Cina-Taiwan). Quando si richiede il carnet, si compila il modulo relativo a quale dei tre tipi di carnet si sceglie e consegnando l'elenco della merce e, nel caso dell'Italia, una polizza di cauzionamento con assicurazione richiesta da Unioncamere come garanzia per l'uso corretto del carnet (se il valore della merce è inferiore a 150.000€ è sufficiente fare un versamento su conto corrente c/c postale a Generali Italia Spa, altrimenti si stipula con la Generali Italia Spa, cioè si segue la procedura semplificata invece di quella ordinaria). Il premio assicurativo da versare, a priori, è pari a 56€ se la merce ha un valore totale di 10.000€, eccetto per le merci orafe (la polizza si calcola in base a una copertura del 50% del valore della merce). Se ha un valore superiore (massimo 150.000€), si moltiplica 56 per lo 0,5625% del valore della merce e si arrotonda (per eccesso o difetto in base al caso) per capire quanto si paga. Se si segue la procedura ordinaria, il modulo di richiesta polizza va inviato anch'esso per richiedere il carnet ATA; se si segue la procedura semplificata, al momento del ritiro si deve esibire la copia del bonifico bancario versato. Il carnet va conservato e, dopo l'esportazione, va restituito alla Camera di commercio che lo ha emesso (in Italia, entro 8 giorni). Se si smarrisce ed è ancora valido, si denuncia lo smarrimento alla polizia e si richiede un duplicato alla Camera di commercio emittente.

Certificato o Attestato di libera vendita

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Il certificato di libera vendita è un documento per l'export richiesto da alcuni stati che prova che un prodotto è già liberamente commerciato nei paesi europei. Serve dunque a indicare in modo semplice e diretto che i prodotti importati hanno superato i controlli previsti nel paese da cui provengono. In Italia, viene rilasciato dalle Camere di Commercio (il certificato) e dal Ministero della Sanità (l'attestato). Alcune categorie di merce possono ricevere questo documento solo dal Ministero di Sanità. Viene solitamente richiesto per prodotti cosmetici, farmaceutici, biocidi (e.g. disinfettanti, insetticidi e preservanti), dispositivi medici (e.g. lo stetoscopio e il defibrillatore) e specifici prodotti alimentari (e.g. integratori e alimenti senza glutine). Per tutti i prodotti menzionati, in Italia ci si deve rivolgere al Ministero della Sanità. Alcuni degli stati che lo richiedono sono la Repubblica Popolare Cinese, Corea del Sud, Giappone, India, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Russia e Messico. In Italia, si richiede su carta intestata con marca da bollo al Ministero della Salute e dietro pagamento della tariffa iniziale (si dimostra allegando la ricevuta di pagamento in formato PDF) e invio del documento di riconoscimento valido del richiedente. Viene rilasciato per posta entro 30 giorni. Tolte le marche da bollo di 16€ (una sulla domanda e una per ogni certificato richiesto, tale per cui[non chiaro] basta una sola operazione per più certificati), la produzione di questo documento è pari a poco più di 94€. Se si richiede alle Camere di Commercio tramite la piattaforma Cert'O (la stessa usata per il certificato di origine), per aprire la pratica bisogna avere la firma digitale. Non viene rilasciata in lingua straniera. Viene rilasciato dopo pochi giorni e vale sei mesi dalla data di emissione.

  1. (EN) (PDF) Model Contract for International Sales Transactions (Manufactured Goods), su ResearchGate. URL consultato il 27 febbraio 2021.
  2. Polizza di Carico o Lettera di Vettura [Come Scegliere l'Opzione Migliore], su Transporteca, 14 agosto 2018. URL consultato il 27 febbraio 2021.
  3. (EN) IRU CMR Model 2007, su iru.org. URL consultato l'11 marzo 2021.
  4. La lettera di vettura nei trasporti ferroviari internazionali (di Maurizio Favaro), su www.eurasianbusinnessdispatch.com. URL consultato il 27 febbraio 2021.
  5. Art. 1790 codice civile - Fede di deposito, su Brocardi.it. URL consultato il 27 febbraio 2021.
  6. La documentazione internazionale per lavorare con l'estero (PDF), su CCIAA Pordenone, 2006, p. 10. URL consultato il 7 marzo 2021.
  7. I controlli fitosanitari: certificato fitosanitario, su www.agricoltura.regione.campania.it. URL consultato il 27 febbraio 2021.
  8. La certificazione Halal: cos'è e come si ottiene, su Exportiamo.it. URL consultato il 27 febbraio 2021.
  9. Certificazione kosher: un vero e proprio marchio di qualità, su Exportiamo.it. URL consultato il 27 febbraio 2021.
  10. www.milomb.camcom.it, https://www.milomb.camcom.it/carnet-a.t.a.. URL consultato il 27 febbraio 2021.

Collegamenti esterni

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