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Esperanto/Accusativo

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L'accusativo è definito come caso grammaticale. Esso serve sostanzialmente a "marcare" il complemento oggetto di una frase, per distinguerlo dal soggetto. Chi non ha mai studiato una lingua con i casi, ha l'occasione di vedere un esempio di questa possibilità grammaticale presente in latino e della quale ci sono ancora tracce in italiano. Chi invece ha studiato una lingua coi casi non deve aver affatto paura, l'esperanto possiede solo l'accusativo e non ci sono tabelle o regole complicate da imparare a memoria, basta aggiungere un suffisso, lo stesso sia al singolare che al plurale, per nomi ed aggettivi.

Individuazione del complemento oggetto e formazione dell'accusativo

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"Marcare" il complemento oggetto (che può essere un pronome, o un sostantivo con eventuali aggettivi) mediante l'accusativo è molto semplice da imparare, infatti basta aggiungere la desinenza -n, e questo vale sempre sia al plurale che al singolare. Per chi ha problemi a distinguere il soggetto dal complemento oggetto di una frase, basta concentrarsi sull'azione espressa dal verbo: il soggetto fa (compie) l'azione, il complemento oggetto la subisce. Essi rispondono quindi alle seguenti domande:

  • Soggetto: chi/che cosa compie l'azione?
  • Complemento oggetto: chi/che cosa subisce l'azione?

Ad esempio:

  • Barbara vidas la katon. = Barbara (soggetto) vede (verbo = azione) il gatto (complemento oggetto).

Il soggetto è Barbara, che compie l'azione di "vedere" un gatto (kato), che quindi è il complemento oggetto, marcato dall'accusativo.

  • Mi rigardas la pomojn. = Io (soggetto) guardo (verbo) le mele (complemento oggetto = accusativo).

Gli aggettivi che indicano le caratteristiche della cosa che subisce l'azione, fanno parte del complemento oggetto. Sono quindi anch'essi marcati dall'accusativo:

  • Mi havas belan katon = Io ho un bel gatto.
  • Johano manĝas multajn pomojn = Giovanni mangia molte mele.
  • Li amas ŝin sed ŝi ne amas lin = Egli ama lei ma ella non ama lui.
  • Hodiaŭ mi manĝas spagetojn. = Oggi mangio spaghetti.

Complemento oggetto composto

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Se il nome che funge da complemento oggetto è composto da più parole (ad esempio il titolo di un libro o film) la desinenza si aggiunge preceduta da un trattino:

  • Mi legis “La aventuroj de Pinokjo”-n. = Ho letto “Le avventure di Pinocchio”.
  • Mi vidis “La vivo estas bela”-n. = Ho visto “La vita è bella”.

Il predicato nominale non richiede accusativo

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Il verbo essere esti è particolare, l'azione "essere" infatti ricade sullo stesso soggetto che la compie, quindi con essere non si usa l'accusativo. In questo caso infatti non c'è il complemento oggetto: il gruppo "verbo essere + nome o aggettivo" forma il predicato nominale.
Esempi:

  • La floro estas bela. = Il fiore è bello. (bello è riferito a fiore che è il soggetto)
  • Li estas bona knabo. = Lui è un buon ragazzo.
  • Italio estas bela lando. = L'Italia è una bella nazione.

Il verbo essere non è l'unico verbo a formare il predicato nominale, esistono infatti altri (pochi) verbi con la caratteristica di rimanere sul soggetto, ad esempio: sembrare (ŝajni), avere l'aspetto di (aspekti), diventare (iĝi), nascere (naskiĝi), morire (morti). Tali verbi sono detti "copulativi", mentre il verbo essere è detto "copula".
Esempi (il predicato nominale è in grassetto):

  • Antonio iĝos viro = Antonio diventerà un uomo.
  • Teresa ŝajnis trankvila. = Teresa sembrava tranquilla.
  • Ŝia kato aspektas tigro. = Il suo gatto ha l'aspetto di una tigre.
  • Li naskiĝis malriĉa kaj mortis riĉa. = Egli nacque povero e morì ricco.

Approfondimento

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Il predicato nominale può essere scomposto in due parti: verbo copulativo e complemento predicativo. Come in italiano, se il verbo è copulativo, è bene non separare o invertire queste due parti, perché si rischia di invertire il senso della frase (con la copula "essere", che indica equivalenza, non c'è problema):

  • Raŭpo iĝos papilio. = Iĝos papilio raŭpo. = Un bruco diventerà una farfalla.

Che, come in italiano, è diverso da:

  • Papilio iĝos raŭpo. = Iĝos raŭpo papilio. = Una farfalla diventerà un bruco.

Note riassuntive

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  • L'accusativo è indicato dalla desinenza -n e serve principalmente a marcare il complemento oggetto della frase.
  • Possono essere complemento oggetto solo pronomi, nomi e aggettivi, non altre parti del discorso (articolo, avverbi...). Vedremo più avanti altri usi della terminazione -n che possono riguardare anche gli avverbi.
  • Il verbo esti (copula) non richiede l'accusativo, poiché l'azione di "essere" ricade sul soggetto. Lo stesso vale per gli altri verbi copulativi.
  • Un nome, pronome o aggettivo si dice al nominativo se non è all'accusativo.

Frasi che sottintendono soggetto e verbo

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Vedendo un saluto in esperanto, si può adesso notare che è nel caso accusativo. Questo perché un saluto è spesso una frase in cui si esplicita solo la cosa augurata (o idealmente data), evitando soggetto e verbo:

  • Bonan nokton! = (Io auguro una) buona notte!
  • Bonan tagon! = (Io auguro una) buona giornata!

Similmente per gli altri saluti, che adesso possono essere facilmente ricavati cercando le parole in un dizionario. Un poco meno intuitivo, è il “ciao”, che si traduce come il mandare un saluto molto generale (e quindi amichevole). Dato il suo significato può essere usato anche in situazioni formali (come l'italiano “salve”):

  • Saluton! = Ciao! - Letteralmente: (Io mando a te) un saluto.

Così via, ad esempio in un messaggio scritto:

  • Kisojn! = Baci!

o per ringraziare:

  • Dankon = grazie - Letteralmente: (Io do a te) un ringraziamento.

Similmente nelle altre frasi che in generale sottintendono soggetto e verbo:

  • Kelnero, (mi deziras) la kalkulon. = Cameriere, (desidero) il conto.

Accusativo, libertà al prezzo di aggiungere una "n"

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Perché portarsi dietro un caso per una lingua che vuole essere la più semplice possibile? In italiano (inglese, spagnolo, francese...) abbiamo solo residui dei casi, specie nei pronomi (tu - te, he-him, je-moi...).
I motivi in realtà sono vari, eccone qualcuno. Fondamentalmente, la presenza dell'accusativo rende l'ordine delle parole meno importante per capire il significato della frase. Quindi si ha il vantaggio di poter cambiare l'ordine a seconda dell'enfasi. Ovvero si usa l'ordine soggetto-verbo-complemento per le frasi con enfasi "normale" e, modificando tale ordine, si può enfatizzare un elemento rispetto al resto della frase. Ad esempio, la frase:

  • Mi amas vin.

significa: Io amo te

  • Mi vin amas.

significa anche la stessa cosa, ma l'enfasi è posta sul complemento oggetto in misura maggiore: Io amo te (non un altro/a!). Tuttavia, un consiglio per i principianti è quello di mantenere sempre lo stesso ordine finché non si ha una certa esperienza, e non buttarsi subito a capofitto a capovolgere le frasi: un ordine fisso aiuta chi sta studiando la lingua a familiarizzare con l'accusativo.

Fuori dal linguaggio quotidiano, l'accusativo rende la lingua internazionale più adatta alla composizione di testi letterari e poetici; diminuisce l'ambiguità anche nei testi scientifici, e così via. È libertà senza ambiguità quindi, al prezzo di aggiungere una "-n".

Altri usi dell'accusativo

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Oltre alla funzione principale di complemento oggetto, l'accusativo ha anche altri usi secondari, trattati nel capitolo delle preposizioni. Alcune preposizioni infatti possono essere sostituite dall'accusativo in certi contesti, ma per una prima conoscenza quanto trattato è abbastanza.

Esercizi sulla lezione corrente.