Gesù e il problema di una vita/Capitolo 10

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Indice del libro
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Gesù alla porta, di Andrei Mironov

Capitolo 10: Come insegnava[modifica]

Gesù a volte si riferiva a se stesso col titolo di "il Maestro"[1] e la sua reputazione come insegnante ("rabbino") era tale che vaste folle viaggiavano grandi distanze per ascoltarlo.

Lo stile d'insegnamento di Gesù era radicato nella tradizione ebraica ma, nonostante certe somiglianze, era differente da quello dei suoi contemporanei. Quando le guardie del Tempio furono inviate ad arrestarlo, questi ritornarono dalle autorità a mani vuote con la scusa: "Mai un uomo ha parlato come parla quest'uomo!" (Giovanni 7:45-46).

Mentre i rabbini si aspettavano che le persone venissero a loro, Gesù andava invece dalle persone. Insegnava non solo nelle sinagoghe e nel Tempio, ma anche nelle case, nei campi, mentre viaggiava e persino da una barca. E mentre i rabbini tendevano ad insegnare solo a un gruppo selezionato di discepoli maschi, Gesù insegnava a tutti. Aveva con sé i suoi propri discepoli, ma insegnava anche a gente che i rabbini considerava indegna di ammaestramento: donne, bambini, pubblicani, "peccatori" e finanche Samaritani e Gentili.

Gesù insegnava ovunque e quandunque potesse; parlava a grandi folle e a individui. A volte sceglieva gli argomenti, altre volte prendeva spunto da un incidente o incontro quale base per una lezione. Che fossero notizie di atrocità o benedizioni di infanti, Gesù poteva usare tali occasioni come spunti di insegnamento.[2]

Gesù era un abile comunicatore. Usava molti modi differenti per comunicare: indovinelli, giochi di parole, proverbi e, soprattutto, vivide immagini. Era un grande maestro della cosa più difficile in qualsiasi lingua — dire tutto in poche parole:

  • Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.[3]
  • Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall'uomo a contaminarlo.[4]
  • Il Sabbath è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il Sabbath![5]
  • La vita di uno non consiste nell'abbondanza delle cose che possiede.[6]

Gesù spesso usava ironia e paradosso per capovolgere la saggezza prevalente:

  • Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati.[7]
  • Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. 39 Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.[8]
  • Ma per voi però non sia così; anzi chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve.[9]

Ovviamente, queste non erano solo giochi di parole; riflettevano il fatto che il Regno in effetti capovolgeva tutto. E Gesù non diceva soltanto cose in modo straordinario: diceva anche cose straordinarie. Sia i contenuti che la sua presentazione di tali contenuti erano rimarchevoli.

Che i suoi ascoltatori fossero ostili o addolorati, Gesù sembra sapesse sempre cosa dire. In un'occasione, gli fu chiesto se fosse giusto pagare tasse ai romani. Domanda questa molto difficile e delicata: se rispondeva "no" sarebbe sicuramente stato arrestato, se rispondeva "sì" si garantiva la perdita del supporto popolare. Successe questo:

« Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno. Dicci dunque il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?". Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: "Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo". Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: "Di chi è questa immagine e l'iscrizione?". Gli risposero: "Di Cesare". Allora disse loro: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio". A queste parole rimasero sorpresi e, lasciatolo, se ne andarono. »
(Matteo 22:15-22)

La risposta di Gesù, rimasta insuperabile in duemila anni, converte una sfida contro di lui in una contro i suoi ascoltatori.

Le Parabole[modifica]

Uno degli elementi chiave dell'insegnamento di Gesù fu il suo uso di storie e illustrazioni — quelle che sono divenute note come "parabole". Raramente ora usiamo parabole nel nostro mondo occidentale contemporaneo, pertanto è bene esaminarle più attentamente.

Le parabole di Gesù sono racconti attribuiti a Gesù che si trovano nei vangeli, sia canonici sia non canonici, e in poche altre fonti antiche. Si tratta del più noto esempio del genere letterario "parabola", attestato anche nell'Antico Testamento.

La parabola è un racconto che attraverso comparazioni e similitudini, oppure allegorie, rivela un insegnamento morale o religioso.[10]

Occorrenza delle parabole nei vangeli[modifica]

Ciascun vangelo contiene parabole di Gesù non presenti negli altri. Per esempio, due parabole tra le più celebri, la parabola del figlio prodigo e la parabola del buon samaritano, sono presenti solo nel Vangelo secondo Luca, mentre altre due parabole famose (la parabola della zizzania e la parabola del servo spietato) sono presenti solo nel Vangelo secondo Matteo. Le parabole riportate solo dal Vangelo secondo Matteo sono sei, quelle presenti solo nel Vangelo secondo Luca sono tredici. Solo tre parabole sono presenti nel Vangelo secondo Giovanni, e queste non sono riportate negli altri vangeli. Il Vangelo di Tommaso riporta, tra altre parabole comuni ai vangeli sinottici, due parabole non attestate altrimenti: la parabola della giara vuota e la parabola dell'assassino, entrambe considerate detti autentici di Gesù da alcuni studiosi.[11]

Alcune parabole sono presenti in più di un vangelo sinottico: otto compaiono in tutti i tre vangeli, mentre altre quattro (o cinque se si considera che la parabola dei talenti e la parabola delle mine sono essenzialmente due diverse trascrizioni della stessa storia), appaiono sia in Matteo sia in Luca. Le parabole presenti nel Vangelo secondo Marco, eccetto una molto breve, sono citate anche in Matteo, in Luca, oppure in entrambi.

Caratteristiche delle parabole di Gesù[modifica]

Il termine parabola deriva dal greco "parabolé" che significa letteralmente "comparazione e similitudine". È un racconto didascalico che differisce da mito, allegoria e favola. È un modo di esprimersi che utilizza esempi concreti ed è basato sul paragone tra due situazioni: una nota e una non nota. Ha lo scopo di illustrare in modo semplice concetti complessi, favorendo una comprensione immediata. Ma ha pure l'intento di consentire il passaggio degli ascoltatori da un modo, per loro abituale, di capire e di interpretare le parole espresse e gli eventi narrati, a una nuova modalità estranea e inusuale. Generalmente, le parabole sono incentrate su uno o più tra questi temi: la venuta del Regno dei Cieli, le caratteristiche di Dio, questioni inerenti alla moralità e alla giustizia. Sul piano della forma letteraria, gli elementi che caratterizzano tutte le parabole sono: sintesi, immediatezza e incisività. Le parabole come forma narrativa sono attestate anche nella letteratura rabbinica coeva ali inizi del cristianesimo. In ebraico la parabola è detta משל (IPA /ma'ʃal/), lett. "esempio".

Gli studi scientifici che, in epoca moderna, hanno configurato la comprensione predominante, classica, delle parabole neotestamentarie sono riconducibili al tedesco Adolf Jülicher (1857-1938); per decenni si è ritenuto che la sua opera epocale Die Gleichnisreden Jesu (volume 1, Freiburg 1886; volume 2, Freiburg 1899; entrambi riediti nel 1910) fosse la parola ultima e definitiva sull'argomento. Naturalmente altri studiosi hanno comunque fornito il loro contributo alla comprensione e all'esegesi delle parabole del Nuovo Testamento; fra questi va ricordato senz'altro, per esempio, Joachim Jeremias (1900-1979). È soltanto di recente, però, che una équipe di studiosi, prevalentemente giovani e tutti di area tedesca, riuniti attorno a Ruben Zimmermann, ha deciso di cimentarsi nella ricerca di nuove vie nell'interpretazione delle parabole, dischiudendo prospettive finora rimaste inesplorate[12].

Elenco delle parabole[modifica]

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Il discoso della montagna, di Rudolf Yelin

Parabole comuni a quattro vangeli[modifica]

Del seminatore[modifica]

« Ecco, il seminatore uscì a seminare. E mentre seminava una parte del seme, cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. [...] Un'altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. »
(Matteo 13,1-9.18-23)

La parabola è presente in tutti i tre vangeli sinottici, Marco 4,1-20 e Luca 8,5-15, e nel Vangelo di Tommaso 9.

Dei vignaioli omicidi[modifica]

« C'era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l'affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono [...] »
(Matteo 21,33-44)

La parabola è presente anche in Marco 12,1-12, Luca 20,9-18 e Tommaso (65).

Del granello di senape[modifica]

La parabola è presente in Matteo 13,31-32, in Marco 4,30-32, in Luca 13,18-19 e in Tommaso 20,2-4.

« Gesù diceva: "A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra". »
(Marco 4:30-32)

In questa parabola, praticamente di una sola lunga frase, Gesù dice che il regno di Dio non è giunto in una gloria visibile e sontuosa, bensì come un qualcosa di piccolo e umile che può essere facilmente trascurato. Ciononostante, come un granellino di senapa, il Regno crescerà e si estenderà finché gli uccelli vi ci potranno riparare. Tra quelli che ascoltavano Gesù ci saranno stati coloro che ben conoscevano le Scritture e che si sarebbero ricordati che in esse erano i Gentili che venivano rappresentati come "uccelli">[13] Il Regno, Gesù sta alludendo, un giorno si estenderaà al di là del solo Israele.

Della toppa sul vestito e del vino nuovo[modifica]

« Nessuno cuce un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio; altrimenti la toppa nuova porta via il vecchio, e lo strappo si fa peggiore. Nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino fa scoppiare gli otri, e il vino si perde insieme con gli otri; ma il vino nuovo va messo in otri nuovi »
(Marco 2,21-22)

La parabola è presente anche nel Vangelo secondo Matteo 9,16-17, nel Vangelo secondo Luca 5,36-39 e nel Vangelo di Tommaso (47).

Dell'uomo forte[modifica]

« Come potrebbe uno penetrare nella casa dell'uomo forte e rapirgli le sue cose, se prima non lo lega? Allora soltanto gli potrà saccheggiare la casa. »
(Matteo 12,29)

La parabola è presente anche nel Vangelo secondo Marco 3,27, nel Vangelo secondo Luca 11,21-22 e nel Vangelo di Tommaso (98).

Parabole comuni a tre vangeli[modifica]

Del lievito[modifica]

« Disse loro una parabola: "Il regno dei cieli è simile al lievito di una donna che lo prende e lo nasconde in tre misure di farina, finché la pasta sia tutta lievitata". »
(Matteo 13,33-35)
« E di nuovo disse: "A che cosa paragonerò il regno di Dio? Esso è simile al lievito che una donna ha preso e mescolato in tre misure di farina, finché sia tutta lievitata". »
(Luca 13,20-21)

La parabola è presente anche nel Vangelo di Tommaso, 96:

« Gesù disse: "Il regno del padre è simile ad una donna; prese un po' di lievito e lo nascose nell'impasto e ne fece grandi pani. Chi ha orecchie ascolti". »

Secondo il Jesus Seminar questo è uno dei detti autentici di Gesù; in particolare le versioni del Vangelo secondo Luca e del Vangelo secondo Matteo sono state giudicate autentiche con una certezza dell'83%, quella del Vangelo di Tommaso con una certezza del 65%.

Del fico che germoglia[modifica]

« quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che Egli è proprio alle porte. [...] »
(Matteo 24,32-35)

La parabola è presente anche in Marco 13,28-29 e in Luca 21,29-33.

Della pecora smarrita[modifica]

« Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta? Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. »
(Matteo 18,12-14)

La parabola è presente anche nel Vangelo secondo Luca (15,1-7) e nel Vangelo di Tommaso (107).

Della lampada[modifica]

« Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli. »
(Matteo 5,14-16)

È conosciuta anche come la parabola della lucerna ed è presente anche in Marco 4,21-23 e in Luca 8,16-18.

Del servo fedele[modifica]

« Qual è dunque il servo fidato e prudente che il padrone ha preposto ai suoi domestici con l'incarico di dar loro il cibo al tempo dovuto? [...] »
(Matteo 24,45-51)

La parabola, conosciuta anche come "i servi che vegliano", è presente anche in Marco 13,33-37 e in Luca 12,42-48

Del banchetto di nozze[modifica]

« Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma non vollero venire.[...] »
(Matteo 22,1-14)

La parabola è presente anche nel Vangelo secondo Luca (14,16-24) e nel Vangelo di Tommaso 64.

Parabole comuni a due vangeli[modifica]

Dei talenti[modifica]

Illustrazione della parabola dei talenti, da una tavola del 1712. Due servi presentano i loro talenti mentre l'altro scava per dissotterrare il proprio
« Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. [...] »
(Matteo 25,14-30)

Nel Vangelo secondo Luca è presente una parabola molto simile sulle mine 19,12-27. I talenti e le mine sono delle antiche monete.

Della zizzania[modifica]

« [...] Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio. »
(Matteo 13,24-30.36-43)

La parabola è presente anche nel Vangelo di Tommaso (57).

Del tesoro nascosto[modifica]

« Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo. »
(Matteo 13,44)

La parabola è presente anche nel Vangelo di Tommaso (109).

Della perla[modifica]

Illustrazione della parabola della perla preziosa, di John Everett Millais da Parables of our lord (1864)
« Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. »
(Matteo 13,45-46)

La parabola è presente anche nel Vangelo di Tommaso (76).

Della rete[modifica]

« Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. »
(Matteo 13,47-50)

La parabola è presente anche nel Vangelo di Tommaso (8).

Del sale della terra[modifica]

« Voi siete il sale della terra; se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? Serve ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. »
(Matteo 5,13)

La parabola è presente anche nel Vangelo secondo Marco (9,50).

Del ricco stolto[modifica]

« Disse poi una parabola: "La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio". »
(Luca 12,16-21)

La parabola è presente anche nel Vangelo di Tommaso (63).

Dei fanciulli in piazza[modifica]

« Ma a chi paragonerò questa generazione? È simile ai bambini seduti nelle piazze che gridano ai loro compagni e dicono: "Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; abbiamo cantato dei lamenti e non avete pianto". »
(Matteo 11,16-17)

La parabola è presente anche nel Vangelo secondo Luca (7,31-32).

Parabole esclusive del Vangelo secondo Marco[modifica]

Del seme che germoglia da solo[modifica]

« Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorme o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. [...] »
(Marco 4,26-29)

Parabole esclusive del Vangelo secondo Matteo[modifica]

Dei lavoratori della vigna[modifica]

« Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna [...] Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi. »
(Matteo 20,1-16)

Dei due figli[modifica]

« Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va' oggi a lavorare nella vigna; ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. »
(Matteo 21,28-32)

Delle dieci vergini[modifica]

Le Dieci Vergini, dipinto di Peter von Cornelius
« Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; [...] »
(Matteo 25,1-13)

Del servo senza pietà[modifica]

« il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi [...] Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? [...] »
(Matteo 18,23-35)

Dello scriba discepolo del Regno dei Cieli[modifica]

« ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche. »
(Matteo 13,51-52)

Delle pecore e dei capri[modifica]

« Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. [...] »
(Matteo 25,31-46)

Parabole esclusive del Vangelo secondo Luca[modifica]

Del figlio prodigo[modifica]

Il ritorno del figliol prodigo, in un dipinto di Rembrandt. Si nota l'immagine del padre come un uomo con la mano sinistra maschile e la destra femminile

Questa storia nota come la parabola del figlio prodigo, o anche parabola del figlio perso e ritrovato oppure parabola del padre misericordioso, è la terza in una sequenza che riguarda il ritrovare cose perse. Il contesto di questa parabola è che i Farisei si lamentavano che Gesù si associava con "peccatori"[14] e la storia fa parte della risposta di Gesù. Il Vangelo di Luca la presenta come ultima di una trilogia composta anche dalla parabola della pecora smarrita (Luca 15,4-7) e dalla parabola della moneta smarrita (Luca 15,8-10).

Il termine figlio prodigo si riferisce ad un figlio che ritorna a casa dopo aver sperperato le sue ricchezze; l'espressione ha anche acquistato un senso più ampio in riferimento a chi non segue le aspettative di chi lo ha iniziato alla vita o ad una carriera. Un'altra interpretazione è quella della vecchia e nuova alleanza. Il figlio maggiore rappresenta il vecchio testamento che rimane nella casa del Padre, ed il vitello grasso che viene citato è lo stesso Gesù che viene sacrificato per la salvezza del mondo.

« Disse ancora: "Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". »
(Luca 15,11-32)

Anche se questa parabola è tradizionalmente ricordata come il figlio prodigo, questo titolo non è presente nel vangelo e molti commentatori sostengono che sarebbe meglio chiamarla il figlio perso e ritrovato,[15] anche in riferimento alle due parabole immediatamente precedenti della pecora perduta e della moneta smarrita. Infatti in tutte e tre il tema è la preoccupazione di Dio verso il peccatore pentito a preferenza di chi è rigorosamente giusto. D'altronde "prodigo" non significa perso ma significa dissipatore.

Altri commentatori preferirebbero il titolo il padre misericordioso[16] sottolineando che il vero protagonista non è tanto il figlio prodigo quanto il padre che aspetta, che accoglie, che fa festa.

La parabola, che si trova solamente nel Vangelo di Luca, esprime bene la teologia distintiva di Luca dell'amore e della misericordia di Dio[17]. Il perdono del figlio non è condizionato da buoni propositi; il padre infatti lo accoglie ancor prima che abbia la possibilità di parlare e di esprimere il proprio pentimento. Tale misericordia è ben espressa dalle azioni del padre stesso. Nella parabola è lui a compiere il primo passo. Il racconto di Luca (secondo la versione CEI/Gerusalemme) dice infatti che: "Quando era ancora lontano... gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò " (Luca 15,20). Una misericordia incondizionata motivata dal ritrovamento del figlio perso, morto e ritornato in vita (Nuova Riveduta. 15,32).

Interessante è la chiusura della parabola, quando uno si aspetta una celebrazione universale di festa e un "...e vissero contenti e felici", la storia inaspettatamente ha un colpo di scena. Il figlio maggiore, che restando a casa doveva esser sembrato l'eroe della storia, ora viene mostratto amareggiato e scontento. Il suo rifiuto di unirsi alle celebrazioni significa che fa un insulto al padre. L'amore generoso del padre per il fratello ritornato lo irrita e infiamma così tanto da rivelarlo come un ribelle. Il figlio perduto è stato ritrovato, ma il figlio che non si era accorto di esser perduto rimane perso.

Del buon samaritano[modifica]

Illustrazione della parabola del buon samaritano
« Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. [...] Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. [...] »
(Luca 10,25-37)

Del fico sterile[modifica]

« Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai. »
(Luca 13,6-9)

Del fattore infedele[modifica]

« C'era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore [...] »
(Luca 16,1-13)

È conosciuta anche come la parabola dell'amministratore disonesto.

Della moneta smarrita[modifica]

« Quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte. »
(Luca 15,8-10)

Del fariseo e del pubblicano[modifica]

« Disse ancora questa parabola per certuni che erano persuasi di essere giusti e disprezzavano gli altri: "Due uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo, e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così dentro di sé: "O Dio, ti ringrazio che io non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri; neppure come questo pubblicano. Io digiuno due volte la settimana; pago la decima su tutto quello che possiedo". Ma il pubblicano se ne stava a distanza e non osava neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: "O Dio, abbi pietà di me, peccatore!" Io vi dico che questo tornò a casa sua giustificato, piuttosto che quello; perché chiunque s'innalza sarà abbassato; ma chi si abbassa sarà innalzato". »
(Luca 18:9-14)

Questo er uno dei problemi al tempo di Gesù: molti ebrei credevano di essere a posto con Dio perché osservavano la Legge (o erano convinti di osservarla). Ed erano diventati compiacenti, accondiscendenti.

Quando annunciò che la sua storia riguardava un Fariseo e un pubblicano, chi l'ascoltava b en sapeva cosa aspettarsi. Avrebbero saputo che il Fariseo doveva essere l'eroe, poiché i Farisei erano coloro che rispettavano attentamente la L:egge. E avrebbero saputo anche che il pubblicano non aveva speranze. I pubblicani non erano solo dei truffatori, ma anche condannati politicamente, perché lavoravano per Roma, e condannati spiritualmente, perché il loro contatto coi Gentili li rendeva impuri. Pertanto, quando i due andavano al Tempio si verificava una situazione totalmente impari.

Il capovolgimento di Gesù rispetto alle aspettative degli astanti in questa sua storia deve aver creato stupore e indignazione. Ma quelli tra gli ascoltatori che sapevano di non poter mai essere alla pari degli standard dei Farisei, devono aver trovato grande incoraggiamento all'idea che Dio ascolta e perdona coloro che si pentono.

Di Lazzaro e del ricco epulone[modifica]

« C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco [...] »
(Luca 16,19-31)

Dei primi posti e degli inviti[modifica]

« Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola: Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: Cedigli il posto! Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. Invece quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato. »
(Luca 14,7-11)

Dell'amico importuno[modifica]

« Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: -Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; [...] »
(Luca 11,5-8)

Del padrone e del servo[modifica]

« Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: «Vieni subito e mettiti a tavola»? Non gli dirà piuttosto: «Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu»? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare»». »
(Luca 17,7-10)

Del giudice iniquo[modifica]

« C'era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi »
(Luca 18,1-8)

Dei due debitori[modifica]

« Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più? »
(Luca 7,41-47)

Della torre incompiuta[modifica]

« Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo. »
(Luca 14,28-33)

Parabole esclusive del Vangelo secondo Giovanni[modifica]

Del buon pastore[modifica]

Illustrazione della parabola del buon pastore. Ravenna, Mausoleo di Galla Placidia
« [...] Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore.[...] »
(Giovanni 10,1-16)

Del chicco di grano[modifica]

« In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. »
(Giovanni 12,24)

Della vite e dei tralci[modifica]

« Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.[...] »
(Giovanni 15,1-8)

Parabole esclusive del Vangelo di Tommaso[modifica]

Della giara vuota[modifica]

« Gesù disse: "Il regno del padre è come una donna che stava trasportando una giara piena di cibo. Mentre stava camminando sulla strada, ancora distante da casa, il manico della giara si ruppe e il cibo cadde dietro di lei sulla strada. Lei non se ne accorse; non aveva notato il problema. Quando giunse a casa sua, appoggiò la giara a terra e la trovò vuota". »
(Vangelo di Tommaso, 97)

Dell'assassino[modifica]

« Gesù disse: "Il regno del padre è come un uomo che voleva uccidere un uomo potente. Nella sua casa estrasse la spada e la conficcò nel muro per scoprire se la sua mano potesse compire l'azione. Poi uccise l'uomo potente". »
(Vangelo di Tommaso, 98)

Sinossi delle parabole[modifica]

Parabola Vangelo secondo Marco Vangelo secondo Matteo Vangelo secondo Luca Vangelo di Tommaso Vangelo secondo Giovanni
Parabola degli amici dello sposo 2,19-20 9,15 5,34-35
Parabola del vino nuovo nelle otri vecchie 2,21-22 9,16-17 5,36-39 47
Parabola del regno diviso 3,22-26 12,24-28 11,14-20
Parabola dell'uomo forte 3,27 12,29 11,21-22 35
Parabola del seminatore 4,1-20 13,3-23 8,5-15 9
Parabola della lampada 4,21-23 5,14-16 8,16-18
Parabola del seme che germoglia da solo 4,26-29
Parabola del granello di senape 4,30-32 13,31-32 13,18-19 20
Il sale della terra 9,50 5,13
Parabola dei vignaioli omicidi 12,1-11 21,33-46 12,35-48 65
Parabola del fico che germoglia 13,28-32 24,32-36 21,29-33
Parabola del servo fedele 13,34-37 24,42-51 12,35-48
La casa costruita sulla roccia 7,24-27 6,46-49
Parabola dei fanciulli in piazza 11,16-17 7,31-32
Parabola della zizzania 13,24-30 57
Parabola del lievito 13,33 13,20-21 96
Parabola del tesoro nascosto 13,44 109
Parabola della perla 13,45 76
Parabola della rete 13,47-50 8
Parabola dello scriba discepolo del Regno dei Cieli 13,51-52
Parabola della pecora smarrita 18,12-14 15,4-7 107
Parabola del servo senza pietà 18,23-35
Parabola dei lavoratori della vigna 20,1-16
Parabola dei due figli 21,28-31
Parabola del banchetto di nozze 22,1-14 14,16-24 64
Parabola delle dieci vergini 25,1-12
Parabola dei talenti 25,14-30 19,11-27
Le pecore e i capri 25,31-46
Parabola dei due debitori 7,41-43
Parabola del buon samaritano 10,25-37
Parabola dell'amico importuno 11,5-13
Parabola del ricco stolto 12,16-21 63
Parabola del fico sterile 13,6-9
Parabola dei primi posti e degli inviti 14,7-11
Parabola della torre incompiuta 14,25-33
Parabola della moneta smarrita 15,8-10
Parabola del figlio prodigo 15,11-32
Parabola del fattore infedele 16,1-8
Parabola di Lazzaro e del ricco epulone 16,19-31
Parabola del padrone e del servo 17,7-10
Parabola del giudice iniquo 18,1-8
Parabola del fariseo e del pubblicano 18,9-14
Parabola della giara vuota 97
Parabola dell'assassino 98
Parabola del buon pastore 10,1-16
Il chicco di grano 12,24
La vite e i tralci 15,1-8

Il Significato[modifica]

Allora, cos'è una parabola? A volte una storia, ma altre volte un'illustrazione o un'immagine. In effetti forse la definizione più semplice e più utile di una parabola è "unmodo indiretto di parlare". La parola italiana parabola, che descrive un tipo di curva o orbita, ci assiste: si possono considerare parabole come "figure verbali", o "modi ricurvi" di parlare.

Le immagini della parabole di Gesù sono rivelatrici. Tutte basate sui contesti ordinari e familiari delle persone che lo ascoltano; sono immagini di campi, feste e famiglie.[18] Le immagini sono abbastanza forti da attrarre l'attenzione, ma mai così forti da sopraffare il messaggio.

L'ampio uso di parabole da parte di Gesù fu caratteristico. Persino i suoi discepoli si meravigliarono di quanto egli usasse le parabole.[19] E allora, perché le usò? Le ragioni sono parecchie.

Una ragione è che le parabole sono memorabili, permangono in memoria. È ben noto che una storia o un'immagine rimane in mente più a lungo di una dichiarazione: ecco perché aziende e organizzazioni hanno marchi di fabbrica e loghi. Ancorando il suo messaggio ad immagini, Gesù si assicurava che potesse essere facilmente ricordato e ripetuto.

Un'altra ragione è che le parabole superano le difese. Se Gesù avesse annunciato che avrebbe parlato del "male di non accogliere i peccatori pentiti", senza dubbio molti dei suoi ascoltatori se ne sarebbero andati, specialmente sapendo che parlava di loro. Invece Gesù diceva loro storie tipo quella del "figlio perso e ritrovato" e quando gli astanti si riconoscevano di cosa stesse veramente parlando, era troppo tardi: il messaggio era penetrato.

Un'ulteriore altra ragione è che le parabole invitano una reazione. Insegnare solo fatti vuol dire non richidere altro che memorizzazione. La parabole, invece, vanno più in profondità: invitando ad identificarci coi personaggi ci provocano a reagire.

Tuttavia, Gesù usava parabole anche per altre ragioni. Marco dice che Gesù

« con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere. Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa. »
(Marco 4:33-34)

In altre parole, Gesù usava parabole quando parlava ad estranei, ma non ai Dodici. Perché?

Primo, le parabole permettono una confrontazione diretta. In molte società tradizionali esiste una forte sensibilità per la vergogna e l'onore, e l'abitudine occidentale moderna di andare "dritti al punto" è veramente troppo brusca. In tali società, le parabole sono comuni perché forniscono un modo di dire cose impopolari senza infliggere una vergogna pubblica. Persino oggigiorno, chiunque lavori nel Medio oriente o in Asia impara presto a stare molto attento a storie che gli vengono dette, nel caso celassero un messaggio occultato. Quindi, per esempio piuttosto che criticare direttamente un impiegato in pubblico per essere arrivato tardi, il direttore potrebbe invece raccontare una storia di come, una volta, un certo impiegato ritardatario ebbe il proprio stipendio decurtato. La persona presa di mira avrebbe certamente riconosciuto l'ammonimento. A volte, Gesù usava le parabole proprio per questa ragione. Pertanto, piuttosto che attaccare direttamentre dei Farisei ipocriti, Gesù narrava storie del tipo "la parabola del fariseo e del pubblicano" e quella del "figlio prodigo".[20]

Secondo, la parabole forniscono protezione nell'ambiguità. Poiché sono un modo indiretto di comunicazione, possono fornire un modo di fare un'affermazione impegnativa senza provocare turbolenze. In alcune occasioni, le parabole di Gesù servono proprio a questo. Dopotutto, il Regno di Dio era un argomento pericoloso e Gesù aveva molti nemici. Si pensi, per esempio, a riproporre la parabola del granello di senapa in un'affermazione aperta: "il Regno crescerà e crescerà funché si estenderà in tutto il mondo e i Gentili ne faranno parte". Messa così, la faccenda avrebbe sicuramente scandalizzato le autorità religiose ebraiche e allarmato i romani. Ma espressa in forma di parabola, era differente. Coloro che erano "sintonizzati" con ciò che Gesù stava dicendo, ne avrebbero capito il significato; chiunque altro lo avrebbe trovato estremamente enigmatico.

Terzo, le parabole separano i cercatori dai semplici curiosi. Gesù cercava persone pronte ad essere suoi discepoli: desiderava impegno, non curiosità. E qui le parabole servivano da grande filtro per i suoi ascoltatori. Producevano due reazioni: alcuni avrebbero ascoltato le storie e poi se ne sarebbero andati, sentendosi tutt'al più intrattenuti e leggermente perplessi; altri si sarebbero sentiti stimolati e interessati da ciò che avevano udito e avrebbero poi potuto cercare Gesù, chidendogli: "Maestro, ho pensato a ciò che hai detto: vuoi veramente dire questo...?"

Esaminando i miracoli nel Capitolo precedente, abbiamo visto come essi, nel bene e nel male, dividevano le persone: le sfidavano ad accettarlo oppure a rifiutarlo. Le parabole fanno lo stesso. Purtroppo, per alcuni, l'insegnamento di Gesù non ebbe un impatto istruttivo: confermò solo come avessero già rifiutato Dio.

La Potenza e la Passione[modifica]

L'insegnamento di Gesù conteneva una sorprendente autorità. Gran parte dell'insegnamento religioso del suo tempo era basato sulla tradizione. Se un insegnante che faceva un'asserzione e desiderava dargli autorevolezza, si sarebbe sempre riferito ai Rabbini che l'avevano fatta prima di lui: "Rabbi Samuele seguendo Rabbi Ezechiele che si riferiva a Rabbu Beniamino disse..." Tali affermazioni avevano un aria stantia e di seconda mano. In contrasto, quando Gesù insegnava, spesso iniziava dicendo: "Voi avete udito che fu detto... Ma io vi dico". L'autorità personale che Gesù afferma fu qualcosa che la gente trovò impressionante. Il risultato fu che "le folle restarono stupite del suo insegnamento: egli infatti le ammaestrava come uno che ha autorità e non come i loro scribi" (Matteo 7:28-29).

Ma c'è di più in Gesù il Maestro di una semplice accademica bravura verbale; il suo insegnamento aveva una passione intensa. Ciò che muoveva tale passione era il suo amore per chi lo ascoltava: "Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore" (Matteo 9:36). L'amore di Gesù non era soltanto per il genere umano visto come massa anonima — si prendeva anche cura delle persone come singoli uomini e donne:

« Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: "Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?". Gesù gli disse: "Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre".
Egli allora gli disse: "Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza". Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: "Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi". »
(Marco 10:17-21[21])

Che Gesù avesse un tale amore per le persone spiega perché a volte egli esprimesse collera. Gesù si arrabbiava quando vedeva che capi religiosi obiettavano alle sue guarigioni durante il Sabbath,[22] quando vedeva il Tempio trasformato in un mercato,[23], quando veniva proibito ai bambini di stare con lui a sentirlo[24] e quando incontrava coloro che trasformavano la religione da benedizione a maledizione.[25] Il vero amore è veramente tale quando si adira alle ingiustizie. L'assenza di collera oggi lodata può in effetti essere un vizio, non una virtù: ciò che passa per tolleranza può ben essere apatia. Esiste la giusta collera, e la collera di Gesù era l'altro aspetto del suo amore.

Note[modifica]

Searchtool.svg Per approfondire, vedi Serie cristologica.
  1. Matteo 10:24-25;26:18.
  2. Luca 13:1-3;18:15-17.
  3. Matteo 7:12.
  4. Marco 7:15.
  5. Marco 2:27.
  6. Luca 12:15.
  7. Matteo 5:3-4.
  8. Matteo 10:38-39.
  9. Luca 22:26.
  10. Aldo Gabrielli, Lemma "Parabola", in Il grande italiano 2008. Vocabolario della lingua italiana, Padova, Hoepli (La Biblioteca di Repubblica-l'Espresso), 1º agosto 2007, ISSN 1128-6091 (WC · ACNP).
  11. The Five Gospels: The Search for the Authentic Words of Jesus (1993) Polebridge Press (Macmillan).
  12. Il precipitato dei lavori di questa équipe è stato pubblicato in Ruben Zimmermann (ed.), Kompendium der Gleichnisse Jesu, in Zusammenarbeit mit Detlev Dormeyer, Gabi Kern, Annette Merz, Christian Münch, Enno Edzard Popkes, Gütersloher Verlagshaus, Gütersloh 2007 (trad. it., Compendio delle parabole di Gesù, edizione italiana a cura di Flavio Dalla Vecchia, Queriniana, Brescia 2011).
  13. Ezechiele 17:23;31:6; Daniele 4:9-22.
  14. Matteo 13:45-46; la parabola del tesoro nascosto (Matteo 13:44) ribadisce lo stesso punto.
  15. Il figlio prodigo e il Padre misericordioso, su sanpietrodisorres.it. URL consultato il 09-10-2009 (archiviato dall'url originale il 16 marzo 2010).
  16. La Parabola del figlio o del Padre?, su digilander.libero.it. URL consultato il 09-10-2009.
  17. Cosmo Ruppi, Il vangelo della misericordia. Riflessioni sul Vangelo di Luca, Torino, SEI, 1996.
  18. Alcuni considerano che gli insegnamenti di Gesù siano in effetti stati inventati dalla prima chiesa. Al contrario, le immagini e il linguaggio usato nelle parabole ne conferma l'autenticità. Nell'insegnamento di Gesù, non c'è traccia del mondo urbano greco-romano che era alla base del paleocristianesimo; incontriamo invece un mondo in gran parte rurale, fermamente ebraico e completamente palestinese. Il primo cristianesimo trasmise l'insegnamento di Gesù—non lo creò.
  19. Matteo 13:10.
  20. Alla fine Gesù fece attacchi diretti contro tali persone (Matteo 23); chiaramente il messaggio velato delle parabole era stato ignorato.
  21. Cfr. anche Giovanni 11:5.
  22. Marco 3:1-6.
  23. Marco 11:15-17: "Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare coloro che vendevano e compravano nel tempio; rovesciò le tavole dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombi; e non permetteva a nessuno di portare oggetti attraverso il tempio. E insegnava, dicendo loro: «Non è scritto: "La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti"? Ma voi ne avete fatto un covo di ladroni»."
  24. Marco 10:14: "Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio»."
  25. Matteo 23:13-36.