Gesù e il problema di una vita/Capitolo 5

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Le Christ, fotografia di Laprés & Lavergne (1903)

Capitolo 5: Nascita di Gesù[modifica]

Il mondo in cui nacque Gesù era una mondo in cui il popolo di Dio combatteva per sopravvivere contro forze ostili e, aggrappandosi alle Sue promesse, aspettava che intervenisse. Il Nuovo Testamento ci narra che l'intervento di Dio, quando avvenne, iniziò con la nascita di un bambino.

Promesse e Profezie[modifica]

La nascita di Gesù viene descritta solo nel vangelo di Matteo e Luca.

Il Vangelo di Luca inizia con la nascita di Giovanni il Battista (ebr. יוחנן המטביל‎). I genitori di Giovanni erano una coppia anziana e senza figli: Zaccaria, un sacerdote, e sua moglie Elisabetta. Un angelo, Gabriele promette a Zaccaria che la loro preghiera sarà ascoltata e avranno quindi un figlio. Dalle promesse di Gabriele e le profezie che lo stesso Zaccaria fa, apprendiamo che questo bambino, Giovanni, crescerà e diverrà una grande figura, che riporterà il popolo a Dio.[1] Dato che non c'erano stati profeti o prefezie da quattrocento anni, la notizia che Dio stesse nuovamente per parlare a Israele deve esser sembrata stupefacente. Ancor di più lo è la promessa che, per quanto grande sia questo Giovanni, la sua missione sarà di indicare qualcuno ancor più grande.

Luca poi narra come, sei mesi dopo, lo stesso angelo apparve a Nazareth, un villaggio della Galilea, a Maria (ebr. מרים, Myrhiàm; aram. Maryām), una vergine fidanzata con un uomo chiamato Giuseppe (ebr. יוֹסֵף‎, Yosef). Gabriele disse a Maria che ella sarebbe rimasta incinta di un figlio da chiamare Gesù (aram. יֵשׁוּעַ Yēšūa’) e le promise che...

« Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine! »
(Luca 1:32-33)

In risposta alla domanda di Maria su come ciò dovesse accadere dato che era vergine, Gabriele le rispose:

« Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. »
(Luca 1:35)

Matteo ci narra che un angelo apparve a Giuseppe e gli disse che lo Spirito Santo aveva concepito il figlio nel grembo di Maria.

« Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati". »
(Matteo 1:18-21)

Nei libri del Nuovo Testamento il nome usato maggiormente è Ἰησοῦς (Iēsoûs, IPA: /gesu/ 917 volte[2]), che attraverso la mediazione del Iesus adottato dalla Vulgata latina ha originato l'italiano "Gesù".

Il nome greco è la traslitterazione dell'aramaico (lingua correntemente parlata da Gesù e dai giudei palestinesi suoi contemporanei) יֵשׁוּעַ (Yēšūa' ), che è pertanto il 'vero nome' di Gesù.

La forma aramaica deriva a sua volta dall'ebraico יְהוֹשֻׁעַ (Yĕhošūa' ), che significa letteralmente "YH(WH) (è) salvezza"[3] (cfr. 1:21).

La Vulgata e le versioni moderne della Bibbia applicano il nome "Gesù" al solo Gesù di Nazareth, lasciando supporre che questi avesse un nome, per così dire, unico e speciale. In realtà il nome era comune: Giosuè, successore di Mosè nella guida del popolo ebraico e protagonista dell'omonimo libro, aveva lo stesso nome di Gesù (יְהוֹשֻׁעַ nel testo masoretico ebraico, Ἰησοῦς nella traduzione greca dell'Antico Testamento della Septuaginta), come anche altri personaggi dell'Antico Testamento (un sommo sacerdote, cfr. Zaccaria 3:1;3:8-10; Esodo 3:2-9;6:14-17; un certo Giosuè di Bet-Semes, cfr. 1 Samuele 6:14-18; un governatore di Gerusalemme, cfr. 2 Re 23:8). Flavio Giuseppe nei suoi scritti cita una ventina di uomini chiamati "Gesù", quattro dei quali erano gran sacerdoti, e almeno dieci vivevano nel primo secolo. In Matteo 1:23 l'"angelo del Signore", rivolto a Giuseppe, chiama il figlio che sta per nascere Emmanuele (Εμμανουήλ), traslitterazione dell'ebraico עִמָּנוּאֵל ('Immanuèl), letteralmente "con-noi-Dio" ("Dio è con noi"). Il passo rappresenta l'adempimento dell'oracolo messianico di Isaia 7:14. Il nome non è comunque presente altrove nel Nuovo Testamento.

I primi capitoli di Luca e Matteo sono ricolmi di riferimenti all'Antico Testamento. Questo per ricordarci che in Gesù la storia dell'Antico Testamento continua e ne trova compimento. A volte si sente affermare che il Nuovo Testamento rappresenti qualcosa che cancella o rimpiazza l’Antico Testamento, come se Dio lo avesse cestinato e volesse ricominciare daccapo con un nuovo libro, nuova edizione. Tutt'altro, la realtà è ben differente: il Nuovo Testamento vede Gesù che non cancella l'Antico testamento, bensì lo adempie. Questi collegamenti implicano anche che per comprendere pienamente chi fu Gesù, dobbiamo conoscere qualcosa di ciò che accadde prima.

« Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure uno yod o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi comandamenti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. »
(Matteo 5:17-19)

Concepimento verginale[modifica]

La credenza che Gesù nacque da una vergine è uno di quei problemi che sono diventati un banco di prova per la fede cristiana.

Nell'ambito del cristianesimo, con verginità di Maria (o "concepimento virginale di Gesù") si intende la dottrina secondo cui, stando alla narrazione dei Vangeli (Mt1,18-25; Lc1,26-38), Maria concepì Gesù in maniera soprannaturale per opera dello Spirito Santo, senza cioè unione carnale con un uomo.

Il concepimento verginale di Gesù da parte di Maria, avvenuto per volontà divina, è considerato verità di fede da tutte le confessioni cristiane, le quali fondano la propria dottrina sui vangeli.[4]

Il Vangelo di Matteo dice che Gesù nacque in modo miracoloso senza che Maria e Giuseppe "si conoscessero" (ossia "avessero rapporti sessuali", secondo il modo di dire semitico). Sulla base di questo passo, riferimenti alla verginità di Maria si trovano già nel Credo degli apostoli; in seguito, anche sulla base di alcune argomentazioni di diversi padri della Chiesa, i vescovi riuniti al primo Concilio di Costantinopoli (381) fondarono il dogma della verginità perfetta di Maria, che implica la nascita verginale di Gesù.

Questa dottrina è distinta:

Riferimenti nel Nuovo Testamento[modifica]

Tra gli scritti del Nuovo Testamento, il concepimento verginale di Gesù è riferito da due Vangeli, il Vangelo di Matteo e il Vangelo di Luca. Il Vangelo di Matteo dice:

« E Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l'angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie; ma egli non la conobbe, finché ella ebbe partorito il suo figlio primogenito, al quale pose nome Gesù.[5] »
(Matteo 1:24-25)

Il Vangelo di Luca dice invece:

« E Maria disse all'angelo: "come avverrà questo, perché io non conosco uomo?". E l'angelo rispondendo: "lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell'Altissimo ti adombrerà: pertanto, il santo che nascerà da te sarà chiamato figlio di Dio". »
(Luca 1:34-35)

Gli altri vangeli non menzionano l'avvenimento: il Vangelo di Marco comincia con il racconto dell'inizio della vita pubblica di Gesù, mentre il Vangelo di Giovanni parla inizialmente della preesistenza e dell'incarnazione di Cristo, ma non di un concepimento verginale di Gesù (Gv1,1-14). L'evento non è citato neanche nelle lettere di Paolo: nella lettera ai Galati si dice che Gesù nacque da una donna (Gal4,4-7), ma non c'è un riferimento a un concepimento verginale. Un riferimento piuttosto chiaro si trova in Giovanni, quando Gesù risponde al discepolo Nicodemo:

« Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: "Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui". Gli rispose Gesù: "In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio". Gli disse Nicodèmo: "Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?". Gli rispose Gesù: "In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito.[...]
Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo [τοῦ οὐρανοῦ καταβάς, trasl. tou ouranù katabàs]»
(Gv 3:2-6, 13, trad. C.E.I.-Gerusalemme)

Le parole "discese dal cielo" (κατελθόντα ἐκ τῶν οὐρανῶν, trasl. katelthònta ek tōn ouranōn, verbo sinonimo) del Credo niceno precedono la frase che proclama l'incarnazione di Gesù nel grembo di Maria Vergine per opera dello Spirito Santo.

Riferimenti nell'Antico Testamento[modifica]

Nell'Antico Testamento, secondo la prospettiva cristiana, Isaia predice la nascita di un figlio da una vergine per opera di Dio, il quale figlio sarà egli stesso Dio (come si evince dal nome Emmanuele, Dio-con-noi):[6]

« In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: "Chiedi un segno dal Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in alto". Ma Acaz rispose: "Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore". Allora Isaia disse: "Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, cioè Dio-con-noi". »
(Isaia 7:10-14)

Questo passo è un punto di controversia fra cristiani ed ebrei; sono in particolare oggetto di disputa la traduzione dell'ebraico almah con "vergine", nonché il fatto che si tratti effettivamente di una profezia riferita al Messia. Il termine almah di per sé indica una "giovane donna" non necessariamente vergine, ma nella Septuaginta è reso con παρθένος (parthenos), che spesso indica una vergine.

Secondo la legge di Mosè in vigore all'epoca, Giuseppe aveva facoltà di ripudiare la sposa infedele, che sarebbe stata condannata per lapidazione, poiché rimasta incinta prima della loro convivenza, cosa che non poteva che indicare un adulterio.

Riferimenti nei Vangeli apocrifi[modifica]

Salome "prova" la verginità di Maria e la sua mano rimane rattrappita (dal Protovangelo di Giacomo)

Anche nei Vangeli apocrifi si parla del concepimento miracoloso da parte di Maria; i riferimenti si trovano nel Protovangelo di Giacomo e nell'Ascensione di Isaia. La verginità di Maria è invece negata da altri apocrifi quali il Vangelo di Tommaso, il Vangelo di Filippo e il Vangelo degli Ebioniti[7].

Riferimenti nel Corano[modifica]

Anche nel Corano, dove Gesù viene considerato un profeta e il messia, parla del concepimento miracoloso da parte di Maria per volontà di Dio:

« E quando gli angeli dissero a Maria: – O Maria! In verità Allah t'ha prescelta e t'ha purificata e t'ha eletta su tutte le donne del creato... O Maria, Iddio t'annunzia la buona novella di una Parola che viene da Lui, e il cui nome sarà il Cristo, Gesù, figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell'altro e uno dei più vicini a Dio.
– O mio Signore! – rispose Maria – Come avrò mai un figlio se non m'ha toccata alcun uomo?
Rispose l'angelo: – Eppure Allah crea ciò ch'Egli vuole: allorché ha deciso una cosa non ha che da dire: "Sii!" ed essa è. »
(Cor., III:42, 45, 47)

Dibattito religioso sulla presunta veridicità storica[modifica]

Dal punto di vista scientifico non è possibile che una donna rimanga incinta senza un rapporto sessuale, tuttavia esiste un dibattito interno al mondo religioso in merito a una presunta veridicità storica del fatto, basato sull'assunto di fede, sostenuto ad esempio da Joseph Ratzinger, che Dio possa intervenire direttamente sulla materia. La maggioranza dei teologi cristiani sostiene la storicità dell'evento, mentre alcuni sostengono che non si possa affermare con certezza che i racconti di Matteo e Luca si riferiscano a un fatto storico e ritengono che questi racconti debbano essere interpretati in chiave teologica e spirituale.

Tesi a favore[modifica]

I fautori della storicità del concepimento verginale sostengono la loro tesi tramite il criterio dell'attestazione multipla, secondo cui ciò che è attestato da fonti diverse e molteplici può essere considerato storicamente autentico. Il riferimento al concepimento verginale da parte di due Vangeli viene da essi considerato un elemento a supporto della presunta storicità dell'evento. Il fatto che i due Vangeli presentino dettagli e punti di vista differenti (Matteo espone quello di Giuseppe, Luca quello di Maria) significherebbe che ciascuno dei due evangelisti, che scriveva per destinatari diversi (Matteo per gli Ebrei, Luca per i Greci e i Romani), avrebbe attinto da tradizioni diverse.[8]. Essi sostengono inoltre che finora non sono emerse prove storiche sufficienti per affermare che i racconti di Matteo e Luca non sono veritieri[9]

Il silenzio degli altri Vangeli viene spiegato con l'ipotesi che il racconto del concepimento verginale era probabilmente una tradizione di famiglia che inizialmente era conosciuta solo da pochissimi cristiani[10]; l'autore del Vangelo di Matteo l'avrebbe conosciuta dai parenti di Giuseppe, l'autore del Vangelo di Luca dai parenti di Maria[11]. È stato obiettato che Gesù non ha mai detto di sé che era figlio di una vergine concepita miracolosamente, cosa che se fosse avvenuta sarebbe stata riferita anche dagli altri vangeli, ma ciò non prova nulla, perché Gesù potrebbe avere taciuto per una forma di pudore.[12] Il silenzio delle lettere di Paolo si può spiegare con la motivazione che esse hanno una finalità teologica e non biografica e danno pochi particolari sulla vita di Gesù[13].

Le storie di concepimenti verginali di donne da parte di esseri divini sono presenti in diverse religioni e mitologie ma non nell'ebraismo; vari autori ritengono poco plausibile che i giudei monoteisti del I secolo e.v. possano essere stati aperti all'influsso di storie pagane.[14] Inoltre è stato evidenziato che le differenze tra i racconti evangelici e i miti pagani sono rilevanti: ad esempio, nei primi mancano l'antropomorfismo e gli aspetti fantastici che caratterizzano le nascite miracolose di miti e religioni pagane.[15] Joseph Ratzinger ha inoltre rilevato che nei miti pagani del mondo classico c'è la fecondazione di una donna da parte di una divinità maschile, mentre nel racconto cristiano c'è un atto creativo per mezzo dello Spirito Santo.[16]

Per quanto riguarda l'ipotesi che i racconti sul concepimento verginale di Gesù siano stati inseriti per rispondere alle accuse di fazioni ebraiche (riportate anche da Celso) di un concepimento umano adulterino di Gesù, come sostengono alcuni studiosi tra cui Stephen Harris[17], è stato obiettato che sarebbe stato più logico ribadire la paternità di Giuseppe anziché inventare la storia del concepimento verginale. Alcuni autori ritengono comunque che le tradizioni su cui si basano i vangeli siano antecedenti alle calunnie sul concepimento di Gesù messe in giro da ebrei.[18]

Vari teologi, tra cui Karl Barth, hanno messo in relazione la nascita verginale di Gesù con il dogma dell'Incarnazione e con il superiore dogma fondamentale della Sua natura Trinitaria, di Uomo e di Dio nello stesso tempo; Barth ha affermato che il concepimento verginale di Gesù è una componente essenziale del cristianesimo, tuttavia ha un significato cristologico, non mariologico.[19]

Per Hans Urs von Balthasar il concepimento verginale di Gesù era necessario, perché non poteva avere due padri: un padre umano avrebbe infatti oscurato il suo rapporto con il Padre celeste. Il teologo svizzero concorda inoltre con Barth nell'affermazione che i racconti di Matteo e Luca sono compatibili con il Prologo del Vangelo di Giovanni.[20]

Secondo altre argomentazioni teologiche, poiché si avrebbe una irrazionale creazione sia dal nulla di sé sia dal nulla dell'altro, come l'effetto non può essere maggiore della causa, e come il servo non è più grande del suo signore (Giovanni 15:20), così Gesù non poté nascere dall'unione carnale di due esseri umani, che avrebbe prodotto un altro essere umano; ma Gesù oltre che Uomo è anche Dio e perciò infinito e che vive in eterno (sebbene dopo la morte di croce), onnisciente e onnipotente, tutte qualità che rivelerà nel Vangelo e che sono maggiori di quelle presenti e che possono trovarsi in due genitori umani, finiti e mortali.

Per rispondere alle obiezioni scientifiche che ritengono impossibile l'evento, Joseph Ratzinger ha affermato che bisogna credere che Dio possa agire direttamente sulla materia[21]; altri ritengono che lo Spirito Santo possa avere creato miracolosamente in Maria i cromosomi maschili necessari per il concepimento[22].

Analisi critica[modifica]

Al di là del significato letterale, i racconti evangelici sul concepimento verginale di Gesù vogliono comunicare che Giuseppe e Maria hanno ricevuto delle rivelazioni spirituali sulla futura nascita di Gesù e le hanno accolte con fede, accettando di aderire al progetto di Dio e di collaborarvi. Nel caso di Maria la rivelazione è avvenuta prima dell'evento e sotto forma di annunzio, mentre nel caso di Giuseppe è avvenuta dopo l'evento e sotto forma di sogno; sia gli annunzi sia i sogni sono due forme di rivelazione divina che si ritrovano nell'Antico Testamento. Bisogna notare anche che Matteo, nel riferire la profezia di Isaia, non usa la parola almah (che significa "giovane donna") presente nella Bibbia ebraica ma la parola parthenos (che significa "vergine") presente nella versione in greco della Septuaginta[23].

Parecchi studiosi si sono domandati se oltre ad avere un significato teologico i racconti sul concepimento verginale di Gesù si riferiscano a un fatto storico.

Secondo vari autori, le basi storiche del concepimento verginale di Gesù sono deboli e l'evento non può essere provato con il metodo storico. Frederick Dale Bruner ritiene che Matteo e Luca erano più interessati a fare affermazioni teologiche che storiche; l'accettazione del racconto di questi due vangeli è una questione di fede, basata su ragioni teologiche[24]. Anche per Karl Rahner e John Paul Meier non ci sono prove storiche sufficienti per sostenere la storicità dell'evento[25][26]. Frédéric Manns ha affermato che i Vangeli dell'infanzia di Gesù sono soprattutto testi teologici e vanno letti alla luce della fede: se non si crede che Gesù sia il Figlio di Dio e il compimento delle antiche Scritture, gli scritti di Matteo e Luca possono apparire come racconti mitologici.[27]

Altri studiosi sostengono che l'idea del concepimento verginale ha avuto origine nell'ambito delle prime tradizioni orali su Gesù piuttosto che su un fatto storico accertato. Matteo e Luca si sarebbero rifatti a queste tradizioni precedenti, che avrebbero rielaborato in maniera più sobria rispetto agli autori dei Vangeli apocrifi; tuttavia la tesi tradizionale che essi avrebbero avuto come fonte i familiari di Gesù (in particolare Maria, che sarebbe stata la fonte di Luca) è poco verosimile.[28]

Vito Mancuso fa notare che secondo l'esegesi storica non tutti i contenuti dei vangeli sono da considerarsi certi, ma vi sono dati storicamente sicuri, dati probabili e dati improbabili. Anche se una notizia si trova in due vangeli (come la nascita a Betlemme, citata sia da Matteo sia da Luca) non per questo oggi è considerata sicuramente certa dal punto di vista storico, poiché per il criterio dell'attestazione multipla si può considerare probabilmente storico ciò che è attestato unanimemente da tutte o quasi tutte le fonti cristiane[29]. Se si ipotizza che i racconti di Matteo e Luca siano storici e provengano da tradizioni familiari come sostiene anche Joseph Ratzinger, ci si dovrebbe chiedere come mai i vangeli diano notizie così scarse sui genitori di Gesù, specie su Maria che al tempo della crocifissione era ancora viva.[30]

Bart Ehrman ha sottolineato che le fonti storiche non cristiane che parlano di Gesù (come Flavio Giuseppe) non accennano minimamente a una nascita verginale. Secondo Ehrman, il principio di attestazione reciproca dei Vangeli di Matteo e Luca non è di per sé garanzia assoluta di storicità, ma bisogna considerare anche altri aspetti. Nel caso della nascita di Gesù, l'ipotesi più plausibile è che le fonti di Matteo e Luca si riferiscano a un fatto leggendario; comunque, l'obiettivo degli evangelisti non era quello di fare una cronaca storica, ma essi avevano finalità apologetiche, come quella di affermare la divinità di Gesù[31].

Altri studiosi fanno rilevare che i primi Vangeli sono stati scritti tra il 60 e il 70 e.v., oltre trent'anni dopo la morte di Gesù; pur ritenendo possibile l'esistenza di una tradizione familiare originaria, essi ritengono che si sia alterata nel tempo. Secondo gli anglicani J.M. Creed e H.D.A. Major, inizialmente le tradizioni raccontavano le esperienze spirituali che Giuseppe e Maria avrebbero avuto in occasione del concepimento di Gesù, che analogamente a Isacco era presentato come un figlio della promessa di Dio. Successivamente, le tradizioni primitive sarebbero state deformate in senso materialistico e l'idea della nascita verginale avrebbe preso il posto di una nascita normale.[32]

Vari studiosi che dubitano sulla storicità del concepimento verginale ritengono che la tradizione fu sviluppata dalla Chiesa primitiva per avvalorare la tesi che Gesù era il figlio di Dio incarnato.[33] Per Hans von Campenhausen, la tradizione sarebbe di origine siriaco-occidentale.

Edward Schillebeeckx ritiene che le storie sul concepimento di Gesù non ci vogliano comunicare informazioni empiriche o rivelazioni segrete sulla storia della famiglia di Gesù, ma ci vogliano dire che Gesù è stato figlio di Dio fin dal primo momento della sua esistenza umana e non lo è diventato successivamente al momento del Battesimo, della Resurrezione o dell'Ascensione.[34]

Jürgen Moltmann pensa che i racconti di Matteo e Luca siano basati su elaborazioni secondarie concepite dopo la resurrezione di Gesù, con lo sviluppo dell'idea che un essere straordinario doveva avere avuto anche una nascita straordinaria; egli ritiene inoltre che la fede in Gesù come figlio di Dio e Signore è indipendente dalla credenza sul suo concepimento verginale e non si basa su di essa[35].

È stato anche ipotizzato che i racconti evangelici abbiano avuto origine per influenza di storie similari presenti nelle mitologie di altri popoli, in modo particolare nell'ambiente ellenistico.[36] Altri, pur non ritenendo probabile un'influenza diretta di miti pagani su Matteo e Luca o sulle loro fonti, sottolineano il cambiamento del contesto culturale e osservano che il cristianesimo si è progressivamente allontanato dalla cultura ebraica (che aveva un'idea positiva della sessualità) e ha subito l'influenza della cultura ellenistica, in cui erano presenti certe concezioni che tendevano a svalutare gli aspetti materiali dell'esistenza (compresa la sessualità); ciò avrebbe creato un terreno favorevole per l'affermazione dell'idea della nascita verginale[37]. Comunque, si ritiene che l'idea della nascita verginale nacque in seguito all'affermarsi dell'idea della divinità di Cristo e non viceversa.

Martin Dibelius sosteneva che vi sarebbe stata un'evoluzione del pensiero nel passaggio dall'ebraismo palestinese all'ebraismo ellenistico, per cui dalle nascite miracolose ma con intervento umano presenti nell'Antico Testamento (come quella di Isacco) si passò ad accettare la possibilità di un concepimento miracoloso senza intervento umano.[38]

Hanna Wolff, psicoterapeuta protestante tedesca, sostiene che l'idea dell'incarnazione di Cristo mediante il concepimento verginale si è affermata in accordo alle conoscenze scientifiche dell'epoca, secondo cui la donna, durante il concepimento, era solo un contenitore passivo; in seguito ai progressi della biologia, con scoperta dell'ovulo e della partecipazione attiva della donna al concepimento dell'essere umano, le idee tradizionali andrebbero riviste[39].

Emil Brunner e Wolfhart Pannenberg hanno sostenuto, contrariamente alle idee di Karl Barth, che il concepimento verginale di Gesù raccontato da Matteo e Luca non sia compatibile con la sua preesistenza e incarnazione come raccontata dal Prologo del Vangelo di Giovanni; inoltre Gesù non avrebbe una piena natura umana se avesse un solo genitore umano anziché due.[40][41]

Vari teologi ritengono oggi che il concepimento verginale di Gesù sia un teologumeno (parola usata da Martin Dibelius), cioè un'affermazione teologica presentata come fatto storico; tale concezione era legata alle idee del tempo in cui si è formata, ma oggi la sua storicità è difficilmente sostenibile e bisogna reinterpretarla. I Vangeli di Luca e Matteo vogliono comunicare rispettivamente che Gesù è venuto al mondo non per caso ma per volontà di Dio e che in lui si sono realizzate le profezie dell'Antico Testamento sulla nascita del Messia. Il teologo basco José Arregui ha affermato che i Vangeli utilizzano a volte un linguaggio figurato, pertanto è probabile che il racconto del concepimento di Gesù non ci voglia informare su aspetti biologici o ginecologici, ma dirci in modo simbolico che Gesù viene da Dio; la cosa non sarebbe incompatibile con una paternità di Giuseppe.[42]

Per Hans Küng, la figliolanza divina di Gesù è un fatto ontologico avvenuto nella dimensione dell'eternità, mentre il concepimento della sua natura umana è un fatto biologico accaduto nella dimensione del tempo. L'incarnazione di Dio e la generazione umana di Gesù non si fanno concorrenza, perché agiscono su due piani diversi.[43] Anche Joseph Ratzinger, che pure difende il dogma della verginità di Maria, ritiene che la dottrina della divinità di Gesù non verrebbe intaccata se egli fosse nato da un normale matrimonio umano.[44]

Dal punto di vista scientifico, un concepimento verginale non è giudicato plausibile perché la riproduzione richiede l'intervento del maschio e della femmina con l'eccezione dei casi di partenogenesi, ma nei mammiferi (compresa la specie umana) la partenogenesi naturale non è ritenuta possibile;[45] inoltre, la partenogenesi naturale non potrebbe produrre un maschio, perché il cromosoma Y (quello che determina il sesso maschile) è fornito dal maschio mediante gli spermatozoi.[46]

Posizione degli ebrei[modifica]

Gli ebrei non credono che Gesù sia il Messia né il figlio di Dio e non credono neanche al suo concepimento verginale. Studiosi ebrei sostengono che il Vangelo di Matteo, che voleva convincere gli ebrei che Gesù era il Messia, ha interpretato male i riferimenti dell'Antico Testamento.[47] In particolare, viene contestato che la profezia di Isaia citata da Matteo si riferisca a Gesù; è opinione degli studiosi ebrei che essa si riferisca invece a Ezechia, figlio del re Acaz, oppure a uno dei figli dello stesso Isaia.[48]

Significato simbolico[modifica]

Per Marco Vannini, studioso di mistica e spiritualità cristiana, la verginità di Maria ha essenzialmente un significato teologico e simbolico. Il tema del concepimento miracoloso vuole attestare l’origine divina di Gesù, che viene dallo Spirito di Dio anche se nasce attraverso una normale gestazione umana. Il Figlio nasce dal Padre nell'eternità e da Maria nel tempo. Il Logos nasce nel cuore di ogni credente, che spiritualmente deve essere vergine sul modello di Maria. La verginità fisica di Maria è un segno di quella spirituale. Simbolicamente, la verginità di Maria significa che psicologicamente è una donna autonoma, libera dal possesso e dal condizionamento maschile: l’espressione "non conosco uomo" si può intendere in questo senso. Verginità significa anche padronanza di sé, ma nel senso di contenersi e non di astenersi, per cui diventa una verginità feconda. Maria non è chiusa egoisticamente in sé ma è aperta al divino, così può incarnarlo e portarlo al mondo.[49]

La Storia del Natale[modifica]

Jesus Revolution.svg PROBLEMI CON GLI ANGELI
Come abbiamo visto, gli angeli intervengono diverse volte nel resoconto della nascita di Gesù. Oggi l'idea degli angeli presenta due punti di vista estremi. Da una parte, coloro che sono scettici sui miracoli, trattano qualsiasi menzione di angeli come mito. Dall'altra, gran parte della società occidentale moderna sta rapidamente acquisendo credenze mistiche che hanno un fascino acritico per gli angeli. Un'attenta lettura di tutto ciò che la Bibbia dice (e non dice) in materia di angeli è giusto contrappeso sia per l'incredulità dello scetticismo, sia per la credulità del misticismo.

Gli angeli appaiono in occasioni importanti nella vita di Gesù; Gesù credeva nell'esistenza degli angeli e ne parlava spesso.[50] Il ruolo principale degli angeli sembra essere quello di servire Dio quali Suoi agenti fedeli, agendo come Suoi servitori, messaggeri e a volte guerrieri. La Bibbia ci dice che gli angeli sono potenti creature viventi create da Dio, esseri spirituali che, sebbene non abbiano corpi fisici, possono assumere sembianze umane. C'è qualcosa di stupefacente e quasi terrificante riguardo agli angeli.
Normalmente, quando la Bibbia parla di angeli, si riferisce a coloro che sono buoni e santi. Alcuni angeli, però, si ribellarono contro Dio e sono malvagi. Il leader di questi angeli "caduti" è il diavolo, o Satana.
Il ruolo degli angeli quali protettori e aiutanti del popolo di Dio, continua. Esistono molti resoconti, spesso da parte di testimoni solidi e affidabili, di aiutanti misteriosi o difensori che appaiono al popolo di Dio in tempi di crisi o necessità, e poi improvvisamente scompaiono. Gli angeli potrebbero avere un ruolo più importante nella vita di quanto immaginiamo.

Quando nacque Gesù?

La natività di Gesù (o soltanto Natività, per antonomasia[51]) è contenuta nei vangeli di Matteo e di Luca oltre che nel Protovangelo di Giacomo.

I testi di Matteo e Luca concordano nella narrazione su due eventi centrali, che verificano, secondo l'interpretazione cristiana, due profezie dell'Antico Testamento: la nascita di Gesù a Betlemme (Michea, 5,1), da una vergine (Isaia 7,14). Il primo data la nascita di Cristo al "tempo di re Erode", mentre il secondo cita questo periodo storico in occasione del concepimento di Giovanni Battista (circa sei mesi prima di Gesù); entrambi riportano il nome dei genitori (Maria, promessa sposa di Giuseppe) e attribuiscono il concepimento verginale all'opera dello Spirito Santo.

Le due narrazioni differiscono in molti particolari, spesso assenti in una delle due narrazioni. Queste discrepanze sono il principale indizio che ha indotto la maggioranza degli studiosi a propendere per una redazione indipendente dei due vangeli (la cosiddetta teoria delle due fonti già analizzata nei precedenti capitoli). Nella seconda metà del XX secolo, tuttavia, si è fatta strada anche una diversa soluzione al problema sinottico, la cosiddetta Ipotesi Farrer. Secondo questa teoria, sostenuta anche da Michael Goulder e Mark Goodacre[52], Luca conosceva il testo di Matteo e ha focalizzato il suo scritto su materiale complementare o chiarificatore del testo matteano.

La tradizionale datazione della nascita all'anno 1 p.e.v. è probabilmente frutto di un errore compiuto nel VI secolo dal già citato monaco Dionigi il Piccolo. Oggi la maggior parte degli studiosi colloca la nascita di Gesù tra il 7 p.e.v. e il 6 p.e.v.[53]

L'istituzione formale della festa liturgica del Natale, come ricorrenza della nascita di Gesù, e la sua collocazione al 25 dicembre è documentata a Roma dal 336[54][55][56] sulla base del Cronografo del 354, redatto nel 353[57] dal calligrafo romano Furio Dionisio Filocalo. [58].

Narrazioni[modifica]

Tra i libri del Nuovo Testamento, gli unici a descrivere la nascita di Gesù sono il Vangelo di Matteo e Vangelo di Luca. Gli altri due vangeli iniziano le proprie narrazioni descrivendo il ministero pubblico di Gesù nell'età adulta, tralasciando la sua infanzia.

La nascita di Gesù è descritta anche in alcuni vangeli apocrifi, ovvero vangeli non entrati a far parte del canone di alcuna Chiesa contemporanea: in considerazione dell'importanza che la nascita di Gesù ha nel Protovangelo di Giacomo, nel Vangelo arabo dell'infanzia e nel Vangelo dell'infanzia di Matteo, queste opere sono inserite nella categoria dei "vangeli dell'infanzia". Data la tarda età di composizione di tali vangeli, "il valore storico diretto (relativo cioè a Gesù e alla Chiesa delle origini) è, generalmente parlando, assai tenue, e il più delle volte nullo".[59]

Sinossi dei vangeli canonici[modifica]

Episodio Vangelo secondo Matteo Vangelo secondo Luca
Annunciazione 1,18-25: in una località imprecisata, un angelo appare in sogno a Giuseppe e gli dice che Maria è incinta per opera dello Spirito Santo 1,26-38: a Nazareth, "al sesto mese" dal concepimento di Giovanni Battista (avvenuto "al tempo di re Erode"), l'angelo Gabriele comunica a Maria che concepirà e partorirà per opera dello Spirito Santo
Visitazione - 1,39-80: Maria si reca in Giudea da Elisabetta, sta con lei per tre mesi, poi torna a casa. Successivamente nasce il figlio di Elisabetta, Giovanni
Censimento di Quirinio e partenza per Betlemme - 2,1-5: a seguito del censimento, Giuseppe e Maria lasciano Nazaret in Galilea per raggiungere Betlemme in Giudea
Nascita di Gesù 1,25-2,1: a Betlemme, al tempo di re Erode 2,6-7: a Betlemme, Gesù nasce nella stalla ed è deposto in una mangiatoia[60]
Adorazione dei pastori - 2,8-20: una moltitudine di angeli annunciano ai pastori della regione la nascita del Cristo. I pastori si recano a Betlemme per adorare Gesù nella mangiatoia
Circoncisione e Presentazione al Tempio - 2,21-38: dopo otto giorni dalla nascita, Gesù è circonciso. Dopo la purificazione, Giuseppe e Maria portano Gesù al Tempio di Gerusalemme per presentarlo e offrire il sacrificio. Nel Tempio, Gesù infante è riconosciuto dai vecchi Simeone e Anna come il Messia atteso
Adorazione dei Magi 2,1-12: alcuni magi vanno a Gerusalemme da Erode, cercando il "Re dei Giudei" guidati dalla "sua stella"; si dirigono a Betlemme e portano a Gesù "nella casa" oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non ritornare da Erode, i magi tornano al loro paese -
Fuga in Egitto e strage degli innocenti 2,13-18: un angelo appare in sogno a Giuseppe e gli comanda di fuggire in Egitto perché Erode vuole uccidere il bambino; la famiglia fugge di notte in Egitto. Erode ordina l'uccisione di tutti i bambini maschi di Betlemme e del suo territorio sotto i due anni -
Viaggio a Nazaret 2,19-23: un angelo appare in sogno a Giuseppe, lo avverte che Erode è morto e gli ordina di riportare la famiglia in Israele. Giuseppe ubbidisce, ma ha paura di tornare in Giudea dove regna il figlio di Erode. Avvertito in sogno, si reca in Galilea e si stabilisce a Nazaret 2,39: dopo aver compiuto le prescrizioni della Legge al Tempio, la famiglia fa ritorno a casa propria, a Nazaret

Sia Matteo sia Luca concordano su alcuni punti:

  • Giuseppe e Maria, i genitori di Gesù, erano fidanzati ma non sposati quando Maria restò incinta (Matteo 1,20, Luca 1,27 e 2,4);
  • in entrambi i vangeli la nascita di Gesù è annunciata da un angelo (Matteo 1,20-23 descrive l'annuncio dell'angelo a Giuseppe, Luca 1,30-35 quello a Maria);
  • il bambino è concepito per intervento divino (Matteo 1,20, Luca 1,34);
  • un angelo afferma che il suo nome sarà Gesù e che sarà il Salvatore (Matteo 1,21, Luca 2,11);
  • Gesù nasce a Betlemme (Matteo 2,1, Luca 2,4-6);
  • la nascita avviene al tempo di Erode il Grande (Matteo 2,1, sebbene Luca riferisca al tempo di Erode il concepimento di Giovanni Battista, avvenuto sei mesi prima di quello di Gesù (Luca 1,5);
  • Gesù trascorre gli anni da adolescente a Nazareth (Matteo 2,23, Luca 2,51).

Vi sono alcune discrepanze tra le due narrazioni:

  1. annunciazione
    Matteo: l'angelo appare a Giuseppe (Matteo 1,20-23)
    Luca: l'angelo appare a Maria (Luca 1,30-35);
  2. visitazione
    Matteo: episodio assente
    Luca: Maria va a far visita alla cugina Elisabetta
  3. viaggio a Betlemme
    Matteo: episodio assente, la famiglia non si mette in viaggio
    Luca: Giuseppe e Maria partono da Nazaret per raggiungere Betlemme (Luca 2,1-5)
  4. nascita di Gesù
    Matteo: I Magi trovano Gesù in una casa, ma non è specificato quanto tempo dopo la nascita (Matteo 2,11)
    Luca: Gesù nasce nella stalla (Luca 2,7)
  5. adorazione dei pastori
    Matteo: episodio assente
    Luca: Gesù è adorato da alcuni pastori (Luca 2,15-18)
  6. circoncisione e presentazione di Gesù al Tempio
    Matteo: episodio assente
    Luca: la famiglia si reca a Gerusalemme, dove Gesù è circonciso a otto giorni dalla nascita (Luca 2,15-18)
  7. stella di Betlemme e adorazione dei Magi
    Matteo: i Magi, dopo aver fatto visita a Erode chiedendogli dove sia il «Re dei Giudei» annunciato dalla stella (Matteo 2,9), raggiungono Betlemme dove adorano Gesù (Matteo 2,11)
    Luca: episodio assente, i Magi non sono citati
  8. fuga in Egitto e strage degli innocenti
    Matteo: avvertiti degli intenti di Erode, Giuseppe e la famiglia fuggono in Egitto. Erode fa compiere la strage dei bambini (Matteo 2,16)
    Luca: episodio assente
  9. La sacra famiglia a Nazaret
    Matteo: dopo la morte di Erode, la famiglia ritorna in Palestina, ma non potendo tornare a Betlemme, si stabilisce a Nazaret
    Luca: dopo la circoncisione di Gesù, la famiglia ritorna a Nazaret

Si osservi che l'arrivo dei Magi sembra essere avvenuto molto tempo dopo la nascita sia perché Matteo chiama Gesù "bimbo"/"fanciullo" (in greco: "paidion"), termine poco adatto per un neonato, sia perché Erode decide di far ammazzare tutti i bambini con meno di due anni. La collocazione liturgica dell'arrivo dei Magi al 6 gennaio è tardiva e ha l'obiettivo di collocare tutti gli eventi legati alla Natività in uno stesso periodo liturgico. La data del 6 gennaio, inoltre, è principalmente la data del battesimo di Gesù al Giordano, due episodi di manifestazione (= "epifania") della divinità del Cristo.

Vangelo secondo Matteo[modifica]

Il Vangelo secondo Matteo (1-2) inizia con la genealogia di Gesù, quindi accenna brevemente al concepimento verginale di Maria per opera dello Spirito Santo. A questo segue un annuncio di un angelo allo sposo Giuseppe, il quale aveva pensato a un concepimento adulterino, e lo rassicura sull'origine soprannaturale del bambino. Matteo, nell'annunciarne la nascita, fa riferimento ad un passo del profeta Isaia[61]: "Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi."(Mt1,22-23). Raymond Brown, come "la maggior parte degli studiosi di oggi", sottolinea che il brano citato – probabilmente aggiunto dopo la stesura del racconto della nascita[62] – si riferisce in realtà al re Acaz (735-715 p.e.v. circa) e "non si riferisce a una concezione verginale in un lontano futuro".[63] Anche lo storico John Dominic Crossan, tra i cofondatori del Jesus Seminar, come altri studiosi sottolinea che la profezia di Isaia, formulata nel 734 o 733 p.e.v., non si riferiva alla nascita verginale di un messia ma rassicurava re Acaz – quando nell'VIII secolo p.e.v. il suo regno, quello di Giuda, fu minacciato dalla Siria e dal Regno di Israele – che, prima che il figlio concepito dalla giovane donna e chiamato Emmanuele fosse stato in grado di discernere il bene dal male, i nemici sarebbero stati respinti.[64][65][66] In ogni caso, Brown ritiene che la citazione di tale profezia corrisponde comunque al messaggio teologico di Matteo e che "se la profezia isaiana non ha dato origine né all'idea della concezione verginale né alla narrazione di Matteo, tuttavia, il suo uso da parte di Matteo in quella narrazione è straordinariamente felice. Matteo vide in esso il sostegno scritturale sia per gli aspetti davidici che per quelli divini dell'identità di Gesù".[67] Maria partorisce il bambino, cui viene dato il nome Gesù.

Successivamente arrivano a Gerusalemme dei magi dall'oriente, i quali avevano letto nel sorgere di un "astro" l'annuncio della nascita del re dei Giudei. Il legittimo re, Erode, resta turbato, e li invia a Betlemme sulla base della profezia di Michea (Mi5,1) con l'intento di avere informazioni su questo re illegittimo. Guidati dall'astro, i magi arrivano "nella casa" e offrono a Gesù bambino "oro, incenso e mirra".[68] Avvertiti quindi in sogno di non tornare da Erode, che aveva intenti omicidi verso il possibile usurpatore, i magi tornano nel loro paese.

Un angelo intanto informa in sogno Giuseppe di fuggire in Egitto per sottrarsi all'ira di Erode. Questi infatti, non conoscendo l'identità del re neonato, fa uccidere tutti i bambini di Betlemme sotto i due anni (l'episodio è noto come strage degli innocenti). La famiglia ritorna dall'Egitto solo alla morte di Erode, ma a causa della presenza sul trono del figlio Erode Archelao, in sogno un angelo indica loro di recarsi a Nazareth, in Galilea. Il Vangelo secondo Matteo, infatti, riporta che "... Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazareth, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: «Sarà chiamato Nazareno»."[69]. In realtà, però, nessun libro dell'Antico Testamento contiene una profezia che faccia riferimento, direttamente o indirettamente, alla città di Nazareth.[70] Secondo un'interpretazione, avallata anche da Joseph Ratzinger[71], il termine Nazareno potrebbe invece ricollegarsi alla parola nezer (germoglio) citata dai profeti Isaia (Is 11, 1) e Zaccaria (Zc 3,8-9;6,12) per alludere a un ultimo discendente di Davide, che avrebbe rifondato il Tempio ed eliminato l'iniquità. Si osservi che Matteo parla di "profeti" al plurale e che l'aggettivo del testo greco, tradotto dalle Bibbie con "nazareno", dovrebbe essere "nazarenos" (Ναζαρηνός), come scrivono Marco e Luca, ma Matteo scrive "nazoraios" (Ναζωραῖος), una forma sconosciuta interpretata ipoteticamente come aramaica. Il cardinale Gianfranco Ravasi ritiene in proposito che Matteo potrebbe avere effettuato un'associazione libera e creativa con i contenuti delle profezie bibliche, giocando sull'assonanza delle parole, prassi che era in uso tra gli scribi ebrei del suo tempo.[72] Lo stesso gioco di parole compare nel testo del Titulus crucis (Gv 19,19), dove suggerisce che Gesù fosse l'ultimo germoglio della dinastia davidica.

Se il collegamento di testi biblici con la città di Nazareth deve essere cercato nell'associazione di idee creata con l'allitterazione, come afferma Ravasi, possono essere contemporaneamente vere anche associazioni con altri vocaboli, per esempio la parola nazir (consacrato), che compare in diversi testi biblici, o con il termine "nazûr", il “resto”, con cui Isaia indicava "la comunità ristretta dei veri fedeli che rimanevano tali anche nel tempo della prova e dei quali Cristo sarebbe il vessillo". Altri studiosi cristiani, invece, ritengono che l'aggettivo "nazareno" debba essere collegato al disprezzo, che secondo alcuni Salmi e certe profezie avrebbe circondato il messia.[73]

Il teologo Raymond Brown, tra le possibili spiegazioni proposte per tale profezia, considera anche l'eventualità che Matteo stesse "citando uno o più libri sacri che in seguito l'ebraismo e il cristianesimo non accettarono come canonici e non arrivarono a noi", oppure che l'evangelista riportasse una citazione giuntagli in ambiente paleocristiano e che non conoscesse bene la relativa fonte dell'Antico Testamento "ed è per questo che parlava così vagamente di «profeti»".[74] Nota ancora Brown come "diversi fattori favoriscono la tesi che nei cap. 1-2 Matteo ha aggiunto le citazioni [dall'Antico Testamento] a una narrativa già esistente"[75].[62] Lo stesso studioso ritiene, inoltre, che il termine «Nazareno» "è primariamente applicabile a Gesù perché ha dimorato a Nazareth", come da tradizione già consolidata tra i primi cristiani, ma sottolinea anche interpretazioni diverse che lo ritengono "applicabile a Gesù perché è il ramo messianico della Casa di David (il nēser) e perché è un nazireo (Nāzȋr), il Santo dedicato al servizio di Dio dalla nascita".[76]

Vangelo secondo Luca[modifica]

Il Vangelo secondo Luca (1,26-2,39) inizia narrando l'annunciazione, fatta dall'angelo Gabriele a Maria, del concepimento per opera dello Spirito Santo di un figlio, il cui nome sarà Gesù. Di fronte all'incredulità di Maria, l'angelo le indica la sua parente Elisabetta, la quale vecchia e sterile sta aspettando un figlio (Giovanni il Battista) per grazia di Dio ed è già al sesto mese. Maria dice il suo "sì" dichiarandosi serva del Signore, quindi si mette in viaggio "in fretta" per andare a visitare Elisabetta (Visitazione), che abita presso Gerusalemme, a circa 120 chilometri di distanza (1,26-56).

Dopo aver raccontato la nascita di Giovanni (1,57-80), il Vangelo secondo Luca riporta la notizia di un "primo censimento", voluto da Cesare Augusto in tutto l'impero romano, secondo il quale ciascuno doveva tornare con la propria famiglia nella città dei propri avi (censimento di Quirinio). Giuseppe, discendente del re Davide che era nato a Betlemme, lascia Nazareth con Maria incinta e si reca nella città dei suoi avi. A Betlemme Maria dà alla luce Gesù, lo avvolge in fasce e lo depone in una mangiatoia degli animali. Successivamente avviene l'adorazione dei pastori: avvertiti da un angelo, alcuni pastori si recano a rendere omaggio al bambino appena nato (2,1-20).

All'ottavo giorno dopo la nascita avviene la circoncisione di Gesù; trascorsi quaranta giorni il neonato è portato al Tempio per la consacrazione, dove è riconosciuto come messia da Simeone e dalla profetessa Anna. Al termine dei riti, Giuseppe e la sua famiglia tornano alla loro casa, a Nazareth (2,21-39).

A differenza di Matteo, Luca colloca la genealogia di Gesù successivamente, all'inizio della sua attività pubblica (3,23-38).

Protovangelo di Giacomo[modifica]

Il Protovangelo di Giacomo (metà II secolo) armonizza la narrazione del Vangelo secondo Matteo (gli episodi dei Magi, della strage degli innocenti e della fuga in Egitto, presenti solo in questo vangelo) con quella del Vangelo secondo Luca (con il censimento di Quirinio e lo spostamento da Nazareth a Betlemme). Come nei vangeli canonici, la nascita avviene a Betlemme, ma non in una casa (come in Mt2,11) o in una mangiatoia (come in Lc2,7), bensì in una grotta;[77] questa versione dell'ambientazione della natività è diventata un elemento importante nella rappresentazione del presepe, insieme alla presenza del bue e dell'asino attorno alla mangiatoia, anch'essa basata sul Protovangelo (18) e assente negli altri vangeli. L'architettura della Basilica della Natività di Betlemme, la cui cripta è una grotta che corrisponderebbe a quella dove Gesù sarebbe nato, afferisce a questa tradizione.

Il Protovangelo aggiunge poi tre elementi miracolosi:

  • Giuseppe racconta in prima persona che al momento della nascita di Gesù il tempo si fermò (c. 18)
  • due levatrici, chiamate da Giuseppe, arrivano alla grotta immediatamente dopo la nascita e testimoniano la verginità di Maria (cc. 19-20). Il Protovangelo è il più antico testo cristiano che sostenga la verginità di Maria non solo prima, ma anche durante e dopo la nascita di Gesù;[78]
  • la grotta è avvolta da «una nube luminosa»; a differenza dei precedenti elementi, questo ha avuto una certa fortuna nella devozione e nella tradizione artistica successiva,.[79]

Vangelo arabo dell'infanzia[modifica]

Il Vangelo arabo dell'infanzia risale probabilmente VIII-IX secolo, e riprende dal Protovangelo diversi elementi, tra i quali la nascita a Betlemme in una grotta,[80] a questi aggiunge anche l'adorazione dei pastori, la circoncisione di Gesù (che però avviene a Betlemme a opera della levatrice) e la presentazione al Tempio, dove avviene l'incontro con Simeone e la profetessa Anna, tutti elementi presenti esclusivamente nel Vangelo secondo Luca; per tale motivo, questo è il vangelo che maggiormente armonizza, fondendole, le versioni della natività contenute nei vangeli sinottici.

Vangelo dell'infanzia di Matteo[modifica]

Il Vangelo dell'infanzia di Matteo risale VIII-IX secolo e riprende anch'esso la tradizione della grotta del Protovangelo, fondendola con quella della stalla del Vangelo secondo Luca: a Betlemme Maria partorisce il bambino in una grotta,[81][82] poi il terzo giorno si trasferiscono in una stalla dove sono presenti l'asino e il bue.[83] Questi due personaggi, diventati elemento ricorrente delle rappresentazioni artistiche della natività e del presepio, derivano probabilmente da Is1,3, ma nessun'altra fonte ne parla.

Il Vangelo dell'infanzia di Matteo riporta anche l'incontro nel Tempio con Simeone e la profetessa Anna, che avviene otto giorni dopo la nascita, in occasione della circoncisione di Gesù (mentre nel Vangelo secondo Luca tale incontro si verifica 40 giorni dopo la nascita, in occasione della presentazione al Tempio di Gesù).

Citazioni e paralleli con l'Antico Testamento[modifica]

Entrambi gli evangelisti sottolineano come le rispettive narrazioni della nascita di Gesù comportino il soddisfacimento di alcune profezie o riferimenti dell'Antico Testamento:

Il Vangelo secondo Matteo cita anche:

In Luca c'è anche:

Alcuni autori hanno visto un parallelo tra il racconto della nascita di Samuele nell'Antico Testamento (raccontata nel Primo libro di Samuele) e il racconto dell'annunciazione e della nascita di Gesù elaborato da Luca e ritengono che il racconto di Samuele abbia costituito per Luca un modello[84].

Funzione dei racconti dell'infanzia di Gesù nella teologia del Nuovo Testamento[modifica]

Il primo vangelo, quello di Marco, racconta quasi esclusivamente la missione pubblica di Gesù, dal battesimo nel Giordano alla morte, perché è finalizzato alla corretta trasmissione degli insegnamenti di Gesù, così come Marco li aveva appresi dalla catechesi di Pietro.[85] Il vangelo di Marco dice molto poco perfino sulla risurrezione di Gesù (che, infatti, non appartiene alla sua missione pubblica). Benché Marco presenti chiaramente Gesù come messia e figlio di Dio, il significato di questi termini nell'ebraismo era tutt'altro che chiaro. Fra i primi cristiani, quindi, si diffuse anche l'adozionismo, la convinzione che Gesù fosse un uomo, che solo successivamente, al momento del battesimo, era stato adottato da Dio oppure il docetismo, l'idea che l'umanità di Gesù fosse solo apparente. I vangeli dell'infanzia e per un altro verso la Lettera agli Ebrei furono scritti per spiegare meglio al popolo ebraico la natura di Gesù e come essa si inseriva nella tradizione millenaria della Bibbia.

Il vangelo dell'infanzia di Matteo si apre con la profezia di Isaia sull'Emmanuele (nome che significa "Dio con noi") e lo stesso tema conclude tutto il vangelo: "Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo" Mt,28-20. Il tema che Dio ha creato gli uomini perché condividano la sua vita è il tema principale della Bibbia, sotteso dal racconto dell'Eden, come da quello del Tabernacolo nel deserto e dalla realizzazione del tempio di Gerusalemme; mezzi umani per ristabilire la presenza di Dio in mezzo al suo popolo, già criticati dai profeti e superati con Gesù.

Il vangelo dell'infanzia di Luca, invece, si avvia col racconto dell'ammutolimento del sommo sacerdote Zaccaria, incapace di pronunciare la benedizione sacerdotale e il vangelo si conclude con la benedizione di Gesù al momento della sua ascensione. Anche questo è un racconto teologico: il culto primitivo con il sangue di tori e agnelli era inefficace per il perdono dei peccati; il sangue di Gesù è sufficiente. Il tema poi sarà ampliato nella Lettera agli Ebrei, anch'essa scritta prima della distruzione del Tempio di Gerusalemme.

I due vangeli dell'infanzia, quindi, sono strettamente legati dall'obiettivo di insegnare il superamento del culto e del sacerdozio ebraico. Proprio per conseguire le finalità per cui furono concepiti, i vangeli dell'infanzia hanno un contenuto così diverso; ognuno racconta solo gli eventi che risultano utili per il proprio insegnamento. Il fatto è ancor più evidente nel racconto della genealogia di Gesù, così diverse che secondo alcuni teologi quella di Matteo sarebbe la genealogia di Giuseppe e quella di Luca sarebbe quella di Maria, per quanto attualmente tale ipotesi sia minoritaria[86], così come altri tentativi di armonizzare le genealogie e le narrazioni, vista, come detto, la natura prevalentemente non storica ma teologica dei vangeli dell'infanzia.

Storicità dei racconti[modifica]

Per la presenza di elementi soprannaturali e di alcune possibili imprecisioni, e per la diversità dei racconti dei due evangelisti, peraltro scritti a decenni di distanza dagli eventi narrati, i testi di Matteo e Luca hanno dato luogo a molte discussioni fra studiosi e biblisti. Secondo gli studiosi moderni, gli autori delle due fonti non avrebbero appreso le notizie da testimoni diretti, ma dal racconto di terze persone e da fonti indirette[87], inoltre non disponevano di archivi o di registri ufficiali: quest'ultima limitazione è comune a tutto il mondo antico e crea inevitabilmente ampi margini di incertezza per gli studiosi moderni[88].

Anche se la storicità di certi eventi è incerta, è possibile comunque individuare un nucleo di informazioni fattuali, come ad esempio i nomi dei genitori (Giuseppe e Maria) e la nascita di Gesù in Palestina al tempo di re Erode e dell'imperatore Augusto[89].

Interpretazione tradizionale[modifica]

La nascita di Gesù in un dipinto di Guido Reni
Sito tradizionale della nascita di Gesù nella Basilica della Natività di Betlemme

Secondo l'interpretazione tradizionale, gli elementi contenuti nelle narrazioni evangeliche sono storicamente fondati. Nonostante le differenze, i vangeli di Matteo e Luca non vanno considerati antitetici ma complementari; le differenti versioni della natività da loro tramandate rispecchiano infatti due diverse esigenze catechistiche dei redattori.[90] Le prime comunità cristiane cui era rivolto il testo di Matteo erano infatti composte da ebrei e Matteo inserisce nel racconto dell'infanzia solo quei particolari utili per presentare Gesù come il nuovo Mosé, il cui insegnamento, quindi, avrebbe avuto la stessa autorevolezza della Torah di Mosè. Per lo stesso motivo l'autore non avrebbe citato alcuni dettagli che per gli ebrei non erano importanti (come il censimento) o che erano scontati (come la circoncisione nell'ottavo giorno). Le citazioni dei diversi passi dell'Antico Testamento presenti nel Vangelo secondo Matteo indicano che l'evangelista vede negli eventi relativi alla nascita di Gesù la realizzazione di antiche profezie della Bibbia; ciò non costituisce di per sé un motivo per dedurne la non storicità del racconto evangelico.

I destinatari del Vangelo secondo Luca erano invece i Gentili, ragione per cui nel suo vangelo, ed in particolare nel racconto della natività, vi sono alcuni riferimenti all'"attualità" dell'epoca (il censimento decretato da Augusto) ben comprensibili da parte di una comunità alla quale, al contrario, sarebbero risultate totalmente oscure le citazioni dell'Antico Testamento che caratterizzano il testo di Matteo. Luca, inoltre, pone a fondamento del proprio vangelo l'aspetto sacerdotale della figura di Gesù, completamento del culto antico ed iniziatore di uno nuovo. Questo aspetto è evidente nell'inclusione che racchiude il testo lucano: esso inizia con Zaccaria, che non è più in grado di benedire il popolo al termine del rito e termina con la benedizione sacerdotale di Gesù che ascende al cielo per sedersi "alla destra del Padre". La narrativa lucana dell'infanzia, quindi, è centrata sulle figure di Maria e, di conseguenza, anche di sua cugina Elisabetta, entrambe di famiglia sacerdotale: la loro gravidanza miracolosa e le preghiere di ringraziamento a Dio richiamano quella di Anna, la madre del profeta/sacerdote/giudice Samuele (1 Samuele 1-2). Si osservi, inoltre, l'origine sacerdotale di Maria risulta anche dalla sua residenza, prima che Giuseppe la prendesse con sé. Nazaret, infatti, era una delle "città levitiche". Anche gli altri episodi lucani ignorati da Matteo, cioè la presentazione al Tempio di Gesù e la sua visita ai dottori del Tempio si inserisce in questo stesso quadro teologico.

Esiste anche l'ipotesi che certi eventi siano stati narrati solo da uno dei due evangelisti perché l'altro non li conosceva; ad esempio, Luca non sarebbe stato a conoscenza della fuga in Egitto, mentre Matteo non avrebbe saputo che Giuseppe e Maria vivevano già a Nazaret prima della nascita di Gesù ed è questo il motivo per cui non avrebbe parlato del censimento e del viaggio da Nazaret a Betlemme[71].

Per quanto riguarda la nascita a Betlemme, messa in dubbio da vari studiosi, Joseph Ratzinger ha affermato che non sono finora emerse prove storiche attestanti che Gesù è nato in un'altra città[71].

Secondo l'interpretazione tradizionale, anche gli elementi storicamente più discussi, come "il suo astro" e la nascita durante il censimento di Quirinio, potrebbero essere fondati. Circa l'"astro" (tradizionalmente e impropriamente chiamato stella cometa) visto dai magi e interpretato come annuncio della nascita del "re dei Giudei", un'interpretazione che risale a Keplero lo identifica come una triplice congiunzione di Giove e Saturno nella costellazione dei pesci avvenuta nel 7 p.e.v.

Anche la nascita durante il "primo" censimento di Quirinio non sarebbe in contrasto con la storicità della nascita "al tempo di Erode", in quanto non si tratterebbe del "secondo" censimento organizzato da Quirinio mentre era governatore della Siria nel 6 e.v., quando Erode il Grande era morto da 10 anni (4 p.e.v.). I tradizionali tentativi di armonizzazione hanno ipotizzato un precedente mandato di governatore durante il regno di Erode, al quale seguì un secondo mandato con un secondo censimento nel 6 e.v. Una diversa armonizzazione possibile vede Quirinio non come il governatore vero e proprio della Siria ma come il funzionario che gestì il suo primo censimento durante il governatorato di Gaio Senzio Saturnino, al tempo di re Erode, in occasione del censimento universale ("su tutta la terra") indetto da Augusto nell'8 p.e.v. Secondo alcuni studiosi, risulterebbe da diverse fonti che gli interessati dovevano farsi registrare dove possedevano proprietà terriere o immobiliari, pertanto è ipotizzabile che Giuseppe avesse a Betlemme qualche proprietà terriera, forse frutto di un'eredità[71]. Secondo, invece, altri studiosi cristiani – come Raymond Brown e John Dominic Crossan – un censimento non residenziale (che avrebbe fatto censire Giuseppe a Betlemme e non a Nazaret, dove abitava e produceva reddito) è inverosimile[91][92]; inoltre, nota ancora Brown, Giuseppe non risultava avere proprietà a Betlemme e il censimento riportato nel testo lucano non è da considerare una prova "a sostegno del viaggio di Giuseppe da Nazareth dove risiedeva permanentemente[93] a Betlemme dove chiaramente non aveva proprietà o ricchezza" e infatti "è molto chiaro che Luca non attribuisce la necessità [del viaggio a Betlemme] alla proprietà ma al lignaggio[94], non usa apotimēsis, che è il termine appropriato per registrare beni o reddito, e si riferisce a "nessun posto per loro negli alloggi", scoraggiando la supposizione che Giuseppe avesse proprietà a Betlemme".[95]

Si ritiene che Giuseppe e Maria abbiano viaggiato da Nazareth a Betlemme aggregandosi ad una carovana. L'obiezione secondo cui è improbabile che una donna in avanzato stato di gravidanza avrebbe affrontato un viaggio lungo e faticoso a dorso d'asino sarebbe frutto della mentalità moderna: a quell'epoca le persone erano abituate alla fatica fisica e ad un tenore di vita duro, per cui un fatto di questo genere sarebbe stato ritenuto normale[96]. Secondo alcuni autori va corretta l'interpretazione che Giuseppe e Maria siano arrivati in città proprio allo scadere del nono mese e si siano messi a cercare affannosamente un alloggio. Più verosimilmente si trovavano a Betlemme già da tempo, ma il luogo dove erano alloggiati non era adatto alle esigenze di una partoriente e di un bimbo appena nato.[97]

Sulle modalità e il tempo del trasferimento da Betlemme a Nazareth i due Vangeli forniscono informazioni differenti e questo pone un problema alla loro lettura comparata. Secondo il filosofo Blaise Pascal, l'adorazione dei Magi sarebbe avvenuta dopo la circoncisione di Gesù, quindi vi sarebbe stata la presentazione al Tempio, seguita dalla fuga in Egitto; dopo qualche anno, la famiglia di Gesù sarebbe rientrata a Nazaret[98]. Quest'interpretazione è stata però messa in discussione: data la vicinanza tra Betlemme e Gerusalemme, Erode si sarebbe presto messo in allarme non vedendo tornare i Magi; inoltre, se avessero già ricevuto i loro doni, Giuseppe e Maria non avrebbero presentato al Tempio l’offerta dei poveri.[99] Per superare i problemi di compatibilità tra i due vangeli, in passato è stata proposta anche l'ipotesi che la presentazione al Tempio sia avvenuta al ritorno dall'Egitto[100]. Alcuni studiosi moderni hanno invece ipotizzato che la visita dei Magi non si sia verificata poco dopo la nascita di Gesù ma in un momento successivo, dopo la presentazione al Tempio; al termine della cerimonia religiosa, la Sacra Famiglia sarebbe rientrata a Betlemme, dove sarebbe avvenuta la visita. Gli stessi studiosi hanno proposto un'integrazione degli episodi narrati da Matteo e Luca con la seguente successione cronologica:

  • viaggio da Nazaret a Betlemme;
  • nascita di Gesù;
  • adorazione dei pastori;
  • circoncisione e presentazione al Tempio;
  • adorazione dei Magi;
  • fuga in Egitto;
  • ritorno a Nazaret[101][102].

Tale successione cronologica, per molti studiosi, non riuscirebbe comunque a conciliare completamente i resoconti evangelici di Matteo e Luca; Luca, infatti, dice esplicitamente che la Sacra Famiglia, poco oltre un mese dalla nascita di Gesù e l'adorazione dei pastori — fatti la circoncisione e i riti della purificazione con la presentazione al Tempio in Gerusalemme[103] — si stabilì subito a Nazaret:"Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret."[104]. Questo rende, di fatto, temporalmente impossibile l'episodio dell'adorazione dei Magi e soprattutto la seguente fuga e permanenza in Egitto, prima di giungere a Nazareth, come riportato invece dal resoconto del Vangelo secondo Matteo[105][106]. Anche Raymond Brown sottolinea come "pure l'armonizzatore più determinato dovrebbe essere dissuaso dall'impossibilità di riconciliare un viaggio della famiglia da Betlemme all'Egitto con il racconto di Luca di portare il bambino a Gerusalemme quando aveva quaranta giorni e poi di andare da Gerusalemme a Nazareth dove risiedevano" e "questo ci porta all'osservazione che le due narrazioni non sono solo diverse, sono contrarie l'una all'altra in una serie di dettagli [...] Luca ci dice che la famiglia tornò pacificamente a Nazareth dopo la nascita a Betlemme (2:22,39); questo è inconciliabile con l'implicazione di Matteo (2:16) che il bambino aveva quasi due anni quando la famiglia fuggì da Betlemme in Egitto ed era ancora più vecchio quando la famiglia tornò dall'Egitto e si trasferì a Nazareth".[107]

Secondo alcuni però l'intento dell'autore del Vangelo secondo Luca, nel racconto della presentazione al Tempio (che peraltro contiene alcune imprecisioni riguardanti il rituale ebraico), non sarebbe quello di indicare un preciso riferimento temporale della partenza della Sacra Famiglia, ma di comunicare che Maria e Giuseppe erano ebrei osservanti ed eseguirono le prescritte pratiche religiose, che Gesù, Messia atteso, era stato inserito nella legge di Mosè e che la sua vita futura si sarebbe svolta a Nazaret.[108][109] Esiste tra l'altro una forte similitudine con il pellegrinaggio e l'offerta del bambino a Dio effettuati dai genitori di Samuele (1Sam2, 18-21) soprattutto nella parte conclusiva, dove si dice che la famiglia tornò a casa e il bambino "cresceva davanti a Dio", per cui è possibile che anziché raccontare esattamente i fatti Luca abbia voluto imitare e attualizzare un prototipo vetero-testamentario.[110] Secondo altri invece è possibile che la Sacra Famiglia, dopo la visita dei Magi (avvenuta poco prima della partenza per Gerusalemme) e la presentazione al Tempio, sia rientrata a Nazareth e da lì, non sentendosi al sicuro, sia partita in un secondo momento per l'Egitto, per tornare definitivamente dopo la morte di Erode.[111] Questa ricostruzione però non si accorda con quanto riportato da Matteo, secondo cui Giuseppe fu avvertito in sogno di fuggire in Egitto subito dopo la partenza dei Magi; inoltre non è certo che Gesù in Galilea sarebbe stato in pericolo, e comunque un viaggio in Egitto da Nazaret sarebbe stato più lungo e rischioso. Alcuni studiosi hanno così ipotizzato che dopo la presentazione al Tempio (avvenuta prima della visita dei Magi) la Sacra Famiglia sia rientrata a Nazareth temporaneamente e in seguito sia tornata a Betlemme per risiedervi, essendo una città più importante; quest'ipotesi è ritenuta plausibile, ma è priva di riscontri nei testi evangelici.[112][113]

Secondo vari autori più legati alla tradizione, l'unica contraddizione rilevante tra i racconti della natività di Matteo e Luca riguarderebbe il rapporto dei Giuseppe e Maria con Nazareth, dato che in Luca si dice che era "la loro città", mentre in Matteo non evidenzia alcun collegamento con questa città fino al trasferimento avvenuto al ritorno dalla fuga in Egitto (la definisce infatti "una città chiamata Nazaret"). Ciò si potrebbe spiegare con le finalità teologiche dei due evangelisti. Matteo mirava ad enfatizzare la discendenza di Gesù dalla stirpe di Davide e la realizzazione della profezia di Michea e a sottolineare che il trasferimento in Galilea e a Nazaret era avvenuto per volontà divina ("avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea"). Per la teologia di Luca, Betlemme non aveva la stessa importanza di quella di Matteo, per cui è diventata una parentesi in una narrazione centrata su Nazaret.[114][115]

La tradizione cristiana ha conservato la memoria del luogo della nascita di Gesù in un punto preciso sito all'interno della Basilica della Natività di Betlemme, costruita nel IV secolo.

Interpretazione critica[modifica]

Mentre gli esegeti di formazione tradizionale difendono sostanzialmente la storicità dei racconti evangelici della Natività, molti studiosi contemporanei, sia di formazione laica sia cristiana[116], non li considerano fondati storicamente. Secondo questa interpretazione, i principali eventi delle narrazioni sarebbero elaborazioni tardive, a carattere simbolico o leggendario, redatte sulla base delle profezie messianiche contenute nell'Antico Testamento, che vengono espressamente o implicitamente citate in particolare in Matteo. Seguendo queste premesse il luogo di nascita a Betlemme, patria del messia atteso, dovrebbe quindi essere rifiutato anche se è citato da entrambi i racconti, e sono state proposte altre località, in primis Nazareth dove Gesù risiedeva da adulto[117]. La pregressa residenza a Nazareth riportata da Luca e la persecuzione di Erode raccontata da Matteo sarebbero in realtà due modi diversi per giustificare il trasferimento della famiglia di Gesù da Betlemme a Nazaret, città assai meno importante. Raymond Brown nota infatti che "nonostante i tentativi di armonizzazione continuamente tentati, assolutamente nulla nella narrativa di Matteo induce i lettori a pensare che Betlemme non fosse il domicilio originario di Giuseppe e Maria. Non solo Matteo 2:11 menziona la loro casa, ma anche il tono di Matteo 2:22-23 mostra che si stavano spostando da Betlemme a Nazaret per la prima volta" e "per Matteo, a differenza di Luca, Nazareth non è "la loro città", perché Giuseppe e Maria abitavano originariamente in una casa a Betlemme (Matteo 2:11)"[118]; dello stesso parere è John Dominic Crossan, che osserva come in Matteo appare "scontato che Giuseppe e Maria abbiano sempre vissuto lì [a Betlemme] e che si siano trasferiti a Nazaret solo dopo la nascita di Gesù" e "il viaggio da e verso Nazareth per il censimento e la registrazione delle imposte è pura finzione, una creazione dell'immaginazione di Luca, il quale voleva fornire una spiegazione per il ritorno dei genitori di Gesù a Betlemme in occasione della sua nascita"[119].

Un discorso analogo si può fare per il concepimento verginale: Matteo lo riporta per dimostrare che si è avverata la profezia di Isaia, Luca per dimostrare che Gesù è il Figlio di Dio; queste motivazioni sono interessate e rendono improbabile la storicità di quanto raccontato.[120] Lo storico Bart Ehrman sottolinea come "la maggioranza degli storici ritiene che la tradizione della nascita di Gesù in Betlemme sia altamente problematica".[121]

La storicità dei racconti evangelici è messa in dubbio, secondo questa interpretazione, da incoerenze sia esterne sia interne ai racconti. Ad esempio, in Luca la nascita di Gesù è collocata sia durante il regno di Erode (morto probabilmente nel 4 p.e.v.), sia in occasione del censimento di Quirinio (Flavio Giuseppe ne attesta uno nel 6 e.v.), eventi difficili da conciliare, mentre in Matteo si racconta della strage degli innocenti, episodio non confermato da nessun'altra fonte, neppure evangelica. I due racconti sono inoltre in disaccordo sugli annunci dell'angelo (in Matteo appare a Giuseppe, in Luca a Maria), sulle motivazioni per cui Gesù nacque a Betlemme (in base a quanto scritto in Matteo, Giuseppe e Maria sembrano risiedere nella cittadina sin dall'inizio, per l'autore di Luca vi giungono solo per rispettare i dettami del censimento), sull'adorazione del bambino Gesù (per Matteo avviene da parte dei Magi, per Luca da parte dei pastori), sulle modalità e i tempi di trasferimento a Nazaret (per Matteo vi si trasferiscono dopo la fuga in Egitto perché a Betlemme regna il figlio di Erode, secondo Luca vi ritornano dopo la presentazione al Tempio di Gesù, circa 40 giorni dopo la sua nascita); è diversa anche l'atmosfera di fondo, drammatica in Matteo (per la fuga in Egitto, la strage degli innocenti e la paura per l'ascesa al trono del figlio di Erode) e serena in Luca (in cui sono assenti persecuzioni, fughe e paure).[122][123] Alcune di queste discordanze sono profonde (ad esempio, nell'esposizione delle cause del trasferimento a Nazaret Matteo non fa alcun cenno ad un precedente legame della famiglia di Gesù con questa città), tanto che Raymond Brown ha affermato che qualsiasi tentativo di armonizzare le narrazioni di Matteo e Luca per farne una storia coerente sulla nascita di Gesù "è destinato al fallimento".[124] Bisogna inoltre considerare che nessuna delle informazioni date nei due racconti della nascita di Gesù riappare chiaramente nel seguito dei vangeli, neanche negli stessi Matteo e Luca. Anche lo storico e teologo cristiano Rudolf Bultmann ritiene che tali episodi non siano storici, ma derivati da racconti leggendari, anche non ebraici, e finalizzati all'adempimento di profezie.[125]

In merito al censimento di Quirinio[126] del 6 e.v., si è tentato a più riprese di retrodatarlo per conciliarlo con il periodo storico antecedente alla morte di Erode[127] del 4 p.e.v.; questi tentativi non sono stati, al momento, confermati da adeguate fonti storiche. In ogni caso, il fatto che il censimento obbligasse a registrarsi nella città di origine della famiglia e non in quella di residenza - come consuetudine dei Romani - è considerato da molti storici inverosimile e visto come un espediente dell'evangelista Luca per adempiere alla profezia della nascita a Betlemme[128], città di Davide.[129][130][131][132][133][134][135] I Romani facevano infatti registrare la popolazione nel luogo di residenza, dove si produceva il reddito tassabile, e non di origine che, come in questo caso, avrebbe inutilmente obbligato le persone ad un lungo ed oneroso viaggio - oltretutto interrompendo la propria attività produttiva, anche a scapito degli stessi Romani - per tornare ad una città da cui venivano i loro antenati secoli o, come nel caso di Giuseppe, millenni prima.[136] Crossan ritiene che "l'idea che tutti dovessero recarsi per la registrazione nella propria patria d'origine per poi tornare alle proprie case sarebbe stata allora, come ai giorni nostri, una specie di mostruosità burocratica" e "la cosa importante ieri, come oggi, era in realtà il fatto di essere registrati dove si poteva essere tassati".[92] Raymond Brown concorda che "poiché l'iscrizione era principalmente a fini fiscali, l'usanza romana era quella di registrare le persone dove vivevano o nella vicina città principale di un distretto (la città da cui sarebbe stata prelevata la tassa)" e, inoltre, ritiene che non vi siano possibili paralleli con un censimento "kata oikian"[137] – che, per particolari motivi di residenza temporanea, aveva fatto censire, in Egitto, degli abitanti nel luogo di provenienza – sia perché "nulla nella descrizione di Luca sul luogo di nascita o nel quasi immediato ritorno della famiglia a Nazareth ci incoraggia a pensare che Giuseppe avesse altre ragioni per andare a Betlemme oltre quella data, cioè la sua discendenza ancestrale [da re Davide]" e quindi "Luca fa riferimento a un censimento per discendenza"[138], sia perché nulla nei resoconti evangelici indica che Giuseppe avesse alcuna proprietà a Betlemme.[139]

Gli esegeti della École biblique et archéologique française (i curatori della Bibbia di Gerusalemme) notano come "la cronologia della nascita di Gesù fornita da Luca non si concilia con quella di Matteo" e, in merito, fanno inoltre rilevare come anche negli Atti (At5,37) si sottolinei la concomitanza del censimento citato in Luca con la prima rivolta, da esso provocata, di Giuda il Galileo, proprio nel 6 e.v.[140].[141] Anche gli esegeti curatori del "Nuovo Grande Commentario Biblico" fanno riferimento al censimento rilevando che "Luca, come dimostra anche in At 5,37, non aveva ricordi chiari circa questo censimento" e come tale racconto sia stato solo un pretesto per far giungere Maria e Giuseppe a Betlemme; gli stessi esegeti ritengono quindi il resoconto matteiano "difficilmente conciliabile in molti particolari con Luca 1-2" e come tali racconti siano attualmente ritenuti un midrash ebreo-cristiano contenente anche elementi leggendari.[142]

Raymond Brown sottolinea, inoltre, una serie di altre incongruenze storiche sul censimento citato dal Vangelo secondo Luca, narrazione riportata solo da questo evangelista e "basata su confusi ricordi dei censimenti romani", che "è dubbia su quasi ogni punto, nonostante gli elaborati tentativi degli studiosi per difendere l'accuratezza lucana". Brown ritiene infondati anche i tentativi di armonizzazione che suppongono un duplice mandato di Quirino - la cui carriera è relativamente ben documentata[143] – ed evidenzia che anche "Atti 5:37 mostra la conoscenza di un solo censimento («il censimento»). La cosiddetta giustificazione testuale per due censimenti, «Questo fu il primo censimento sotto Quirino come governatore» (Luca2:2) [...] non significa il primo di due; significa che questo fu il primo censimento effettuato sotto gli auspici romani nella provincia della Giudea, un censimento condotto quando Augusto era imperatore e Quirino era governatore[144]" e anche Giuseppe Flavio "non dà alcun indizio sul fatto che Quirino abbia prestato servizio in precedenza in quella veste".[145]

Il teologo ritiene che l'autore del vangelo lucano "confuse i tempi difficili che accompagnarono la formazione della provincia della Giudea e i tempi difficili che accompagnarono la morte di Erode dieci anni prima", anche perché non avrebbe avuto senso un censimento di tassazione sotto Erode il Grande: "un re sempre collaborativo nel versare i tributi a Roma; Erode imponeva le sue tasse e i suoi esattori delle tasse", mentre invece "il noto censimento di Quirino nel 6-7 e.v. fu condotto proprio perché il figlio di Erode, Archelao, era stato deposto, e la Giudea ora veniva posta in modo diretto sotto il governo romano e le sue tasse"; inoltre, "l'imposizione di un censimento romano e di una tassa romana nel regno di Erode il Grande avrebbe dovuto produrre esattamente lo stesso risultato [di rivolta]; quindi il silenzio di Giuseppe Flavio, non solo su un tale censimento e tassazione sotto Erode, ma anche su una rivolta o una protesta contro Roma su tale pratica, è un argomento eloquente che non vi fu alcun censimento romano della Palestina prima del censimento sotto Quirino nel 6-7 e.v., un evento, con la sua concomitante rivolta, accuratamente descritta da Giuseppe Flavio".[146]

Lo studioso rileva altresì che "uno studio del Vangelo di Luca e degli Atti mostra che Luca aveva delle carenze come storico; per esempio in Atti 5:36 indica Gamaliele, a metà degli anni 30, riferirsi col passato alla rivolta di Teuda che non si è verificata fino ai 40, e poi Luca genera ulteriore confusione facendo riferire a Gamaliele della rivolta guidata da Giuda il Galileo (6 e.v.) come se venisse dopo la rivolta di Teuda!"[147]; anche in merito ai riti della purificazione[148] tale teologo – così come anche Rudolf Bultmann[149] – osserva come Luca non sia stato storicamente corretto[150] e conclude, in merito a tale purificazione, "perché non ammettere semplicemente che Luca si confuse su questo punto, come nel censimento? Io ritengo tali inesattezze essere una prova del fatto che Luca non era cresciuto nell'ebraismo o in Palestina".[151]

Secondo Hans Küng i vangeli ci dicono che Gesù era un personaggio storico nato in Palestina durante il regno di Augusto, ma il luogo e l'anno della nascita restano incerti e non si possono determinare esattamente.[152]

Altri studiosi sostengono che bisogna evitare le posizioni estreme di chi ritiene che i contenuti dei Vangeli siano interamente veri e di chi pensa che in essi non ci sia niente di vero; nel caso dei racconti sulla Natività, l'indagine critica sui testi potrà tuttavia giungere a risultati più sicuri sotto il profilo teologico che sotto il profilo storico.[153] Anche la questione dell'adempimento delle antiche profezie in Gesù va considerata sotto il profilo teologico, non dal punto di vista puramente storico: l'Antico Testamento viene letto e compreso in modo nuovo per effetto della fede cristiana.[154]

Date queste premesse, vari studiosi (anche cristiani) ritengono che questi racconti vadano letti essenzialmente in senso teologico, senza ricercarne l'esattezza storica intesa dai positivisti europei[155] e senza cercare di armonizzarli ad ogni costo per creare un "super racconto" dell'infanzia di Gesù[156].

Interpretazione come natività mitologica[modifica]

Un'interpretazione psicoanalitica che risale a Otto Rank (Il mito della nascita dell'eroe, 1909) evidenzia come i principali elementi della nascita di Gesù siano riscontrabili anche in altre biografie mitologiche, in particolare l'origine semi-divina (v. p.es. Gilgameš, Eracle) e la persecuzione del neonato da parte di un'autorità (v. p.es. Sargon, Mosè, Romolo e Remo). Per Gesù come per gli altri eroi mitologici l'origine di questi elementi narrativi non sarebbe quindi da trovare in eventi storici ma nell'identificazione dell'io con l'eroe e nella proiezione su questo di elementi della propria storia personale (il desiderio di essere speciale o divino, il timore della persecuzione del padre).[157]

Molti studiosi, anche cristiani, come Raymond Brown, John Dominic Crossan e Rudolf Bultmann, ritengono che la narrazione della nascita di Gesù sia stata modellata su quella di Mosè, a sua volta derivata da precedenti tradizioni di altri popoli.

Raymond Brown[158] – in merito alla narrazione biblica sulla nascita di Mosè, utilizzata nel Vangelo secondo Matteo per la Natività di Gesù[159] – evidenzia una serie di parallelismi: Erode cerca di uccidere Gesù e questo viene fatto fuggire in un altro paese, il faraone cerca di uccidere Mosè e questo fugge in un altro paese; Erode ordina la strage degli innocenti (bambini maschi), il faraone quella dei neonati ebrei maschi[160]; Erode e il faraone muoiono entrambi mentre Gesù e Mosè sono in esilio; un angelo del Signore avvisa la famiglia di Gesù che può tornare alla sua terra e così fa il Signore con Mosè (in entrambi i casi Brown sottolinea l'uso della medesima espressione per giustificare il rientro in Israele (oppure in Egitto): "«perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino (oppure: "la tua vita")»"[161]); Giuseppe prende moglie e figlio e ritorna in Israele, Mosè prende moglie e figlio e ritorna in Egitto. Brown sottolinea che anche altre fonti sulla vita di Mosè – come Flavio Giuseppe e vari midrash ebraici – "accentuano i già noti paralleli biblici tra le infanzie di Mosè e Gesù"[162].

Alle stesse conclusioni giunge John Dominic Crossan, che sottolinea come, rispetto al resoconto lucano, Matteo "invece di immaginare coppie sterili e concepimenti miracolosi, si concentra sull'infanzia di Mosè", creando i relativi parallelismi.[163] Anche Rudolf Bultmann, ritiene vi siano delle tradizioni più antiche e comuni alla base delle natività di Gesù e Mosè, come ad esempio nelle narrazioni della strage degli innocenti comandata da Erode dopo la nascita di Gesù e quella della strage dei neonati ebrei maschi nella storia di Mosè.[164]

Significato teologico[modifica]

Ortensio da Spinetoli ha sottolineato che le finalità dei Vangeli dell’infanzia sono teologiche e catechistiche e che gli autori non intendono fare cronaca, ma annunciare il messaggio portato da Gesù. Ciò non significa che non vi siano fatti storici, ma anche tralasciando i fatti mirabolanti (come le apparizioni di angeli) è difficile distinguere i fatti originari tramandati dai familiari di Gesù dalle successive rielaborazioni effettuate prima dai circoli giudeo-cristiani di Gerusalemme e poi dagli evangelisti. È possibile invece delineare il significato teologico che i fatti riportati dagli evangelisti vogliono trasmettere.

Gesù è nato per volontà di Dio e in lui si manifesta la potenza rinnovatrice e per questo fecondatrice dello Spirito Santo (concepimento verginale). Egli discende da Davide ed è l’erede di Abramo: è il Messia atteso da Israele (genealogia, nascita a Betlemme) ma si inserisce nella storia universale (censimento di Augusto). Viene come salvatore dei peccatori, degli emarginati di Israele (come i pastori) e dei pagani (come i magi) che lo riconosceranno. Sarà riconosciuto anche dai pii di Israele (come Simeone e Anna) ma non dal potere religioso (simboleggiato dagli scribi e dai capi dei sacerdoti) e dal potere politico (simboleggiato da Erode). Subirà ostilità e persecuzioni, che però non fermeranno la sua missione di salvezza. Sarà il nuovo Giacobbe e il nuovo Mosè (fuga in Egitto e ritorno). Con l’insediamento a Nazareth realizzerà infine la sua vocazione "nazireale", cioè di uomo consacrato a Dio (nazir).[165]

Raymond Brown – che considera i due resoconti dell'infanzia non storici[166] e in contraddizione tra loro, tanto "che gli sforzi per armonizzare le narrazioni in una storia consecutiva sono del tutto infruttuosi" – ritiene che Matteo e Luca abbiano inserito, probabilmente dopo la stesura dei loro vangeli, tutto o parte dei racconti delle natività in base alle proprie necessità redazionali e teologiche e considera gli "evangelisti come autori veramente creativi e non semplici redattori". In merito alla ricerca storica relativa, osserva che "il risultato finale di alcuni aspetti di questa ricerca passata è stato, per i cristiani istruiti, quasi di imbarazzo sul valore delle narrative dell'infanzia. Ora la dottrina biblica sembra muoversi in una fase di ricerca più feconda, mentre cerca di recuperare il valore delle storie d'infanzia a livello teologico".[167]

Anche John Dominic Crossan ritiene che le narrazioni di Matteo e Luca, "caratterizzate da una tale libertà compositiva", non abbiano carattere storico ma rispondano alle necessità teologiche degli evangelisti e, ad esempio, in Matteo "Gesù è un nuovo e più grande Mosè".[168]

Il giorno e l'anno di nascita di Gesù[modifica]

La maggior parte dei biblisti colloca la nascita dopo il censimento di Augusto (8 p.e.v.) e prima della morte di Erode (4 p.e.v.), con una maggiore preferenza per il 7-6 p.e.v. Dalla inesatta datazione della natività di Dionigi il Piccolo, che la fissò nell'anno 753 dalla fondazione di Roma, decorre in occidente a partire dal VI secolo la datazione della cosiddetta "era cristiana".

I testi evangelici sembrano suggerire uno scarso interesse degli evangelisti per tramandare il giorno di nascita di Gesù, elemento estraneo agli obiettivi del loro testo. Tale ritrosia era condivisa dai primi cristiani, che tendevano a festeggiare il Battesimo di Gesù o l'Epifania (considerati "equivalenti" e collocati spesso nella stessa data, in quanto punti d'avvio della rivelazione della divinità di Gesù).

Le prime notizie risalgono circa all'anno 200, ma sono rare, contraddittorie o di difficile interpretazione. Solo Ippolito di Roma assegnava sin da allora la nascita al 25 dicembre del calendario solare romano (giuliano).

La festa liturgica del Natale è piuttosto tarda e perciò la sua collocazione al 25 dicembre sarebbe dovuta, secondo la maggioranza degli storici, a considerazioni pratiche. Cioè per soppiantare le vecchie feste pagane, come quella del Sole Invitto. L'innesto delle nuove credenze cristiane nel corpus del calendario e delle tradizioni popolari romane avrebbe fissato la commemorazione della natività di Cristo nelle antiche feste invernali dedicate a Saturno, i Saturnali, forse perché erano feste che segnavano la fine di un tempo, ed anche perché caratteristica dei Saturnalia era la temporanea abolizione delle differenze sociali e l'inversione dei ruoli tra schiavi e padroni.

Secondo alcuni studiosi la data del 25 dicembre potrebbe comunque almeno avvicinarsi a quella vera, calcolata grazie al Calendario di Qumran e al ritrovamento del Libro dei Giubilei (II secolo p.e.v.) a Qumran[169]. Uno studioso Israeliano, Shemarjahu Talmon, è stato in grado di ricostruire le turnazioni sacerdotali degli ebrei secondo il calendario lunisolare ebraico ed applicarle al calendario solare gregoriano. L'evangelista Luca riferisce infatti che l'arcangelo Gabriele annunciò a Zaccaria la nascita del figlio Giovanni mentre stava svolgendo le sue funzioni sacerdotali davanti a Dio nel tempio, nel turno di Abia. Ora, questa classe, come tutte le altre, svolgeva il turno due volte l'anno. Una di queste due volte, secondo il nostro calendario solare, corrispondeva all'ultima decade di settembre. In questo modo risulterebbe quindi giustificata anche la data tradizionale di nascita del Battista (24 giugno), avvenuta nove mesi dopo l'annuncio di Gabriele a Zaccaria. Ma ne consegue che un fondamento storico ha anche la data dell'annunciazione a Maria, "sei mesi dopo" ("e questo mese è il sesto per lei"), quindi nel marzo dell'anno successivo. Questo fatto implicherebbe, secondo l'indagine di Nicola Bux[170], che "è storica anche la data del 25 dicembre, nove mesi dopo", per determinare la nascita di Gesù.

La data del 25 dicembre sarebbe però in contrasto con l'episodio dell'adorazione dei pastori del Vangelo secondo Luca, in cui si racconta che i pastori pernottavano nei campi vegliando di notte sul loro gregge; secondo alcuni autori, ciò avveniva nel periodo compreso tra la festa della Pasqua Ebraica e la festa delle capanne, cioè tra marzo e ottobre, ma non in inverno, perché ci sarebbe stato troppo freddo (oltretutto, Betlemme si trova ad un'altitudine di circa 800 metri sul livello del mare)[171]. Inoltre l'identificazione più probabile della stella di Betlemme, di cui parla il Vangelo secondo Matteo, è una tripla congiunzione tra Giove e Saturno, che nel 7 p.e.v. sarebbe avvenuta in maggio, ottobre e dicembre; confrontando la descrizione del Vangelo con il fenomeno astronomico, alcuni studiosi ritengono probabile che i Magi si siano messi in viaggio in maggio (all'inizio del fenomeno) e siano arrivati in ottobre, quindi Gesù sarebbe nato in settembre, data compatibile con il pernottamento all'aperto dei pastori[172]. Quindi l'alternativa sarebbe la celebrazione del Natale in concomitanza con la Festa ebrea delle capanne.

Nascita di Gesù nel Corano[modifica]

Il Corano racconta la nascita di Gesù alla sura XIX versetti 15-40, in modo differente dai Vangeli. Un angelo annuncia a Maria che avrà un figlio sacro; il concepimento avviene in modo verginale, ad opera di Dio. Gesù viene partorito nel deserto sotto una palma da datteri e Dio fa nascere un ruscello sotto i piedi di Maria, perché possa dissetarsi. Tornata a casa, Maria viene accusata dai familiari di impudicizia, ma il neonato Gesù parla in suo favore, discolpandola. Nel racconto coranico non compare completamente Giuseppe, padre putativo di Gesù.[173][174]

Conclusione[modifica]

Nel vangelo di Giovanni non c'è descrizione della nascita di Gesù ma c'è invece un prologo straordinario in cui Giovanni riflette sul significato della venuta di Gesù.[175] Facebdo deliberatamente eco alle primissime parole dell'Antico Testamento, egli afferma che l'intera creazione fu fatta dalla "Parola", ed Essa "era con Dio, e la Parola era Dio". Grazie a questa "Parola", dice Giovanni, "ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini" — La Parola è quindi la fonte di tutto ciò che è essenziale per l'esistenza. Poi, in una delle dichiarazioni più straordinarie mai fatte nei vangeli, o da altri testi, ovunque, Giovanni dice:

« E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità. »
(Giovanni 1:14)

In Gesù, Dio – la Parola eterna – si è fatta carne e ossa.

Tuttavia Giovanni sottolinea anche qualcosa che è allo stesso tempo sorprendente e inquietante. Afferma quanto segue di Gesù:

« Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto. A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio. »
(Giovanni 1:10-12)

E qui abbiamo il vero punto cruciale della storia della natività. La venuta di Gesù non fu una benedizione automatica per tutta l'umanità. È troppo facile ignorare o rifiutare Gesù. Tuttavia, riconoscerlo per colui che è — accettarlo come la Parola fattasi essere umano vuol dire, come asserisce Giovanni, ricevere il meraviglioso diritto e privilegio di essere anche noi figli di Dio e sapere che Dio è il nostro Padre celeste.

Note[modifica]

Searchtool.svg Per approfondire, vedi Serie cristologica.
  1. Luca 1:13-17;68-79.
  2. Ricerca effettuata sul testo critico greco del Greek New Testament ed. 1989 col software Bible Windows ver. 5.52.
  3. Cfr. F. Scerbo, Lessico dei nomi propri ebraici del Vecchio Testamento con interpretazione del significato etimologico, Firenze 1913.
  4. Giorgio Di Simone, Il cristo vero, 1990 p. 147 "... o grandi principi dell'antichità erano considerati figli degli dèi e, come tali, di nascita misteriosa, ... la fede nella nascita virginale è, pertanto, indubbiamente posteriore alla preoccupazione di fondare la discendenza davidica".
  5. Matteo 1:25: "e non la conobbe finch’ella non ebbe partorito un figlio; e gli pose nome Gesù."
  6. Roberto Coggi, La beata Vergine. Trattato di mariologia 2004 -p26 "2) ISAIA 7, 14 (LA PROFEZIA DELL'EMMANUELE) "Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine ... In altri testi (9, 1-6; 11, 1-9) Isaia svelerà con più precisione certi aspetti della salvezza apportata da questo figlio".
  7. A.A.V.V., Nuovo Dizionario di Mariologia, Edizioni Paoline, 1996
  8. Geoffrey Ashe, The Virgin, Routledge Press, 1988.
  9. Stanley J. Grenz, Theology for the Community of God, Broadman & Holman Publishers, 1994.
  10. R. Thomas, Recovering Jesus: the witness of the New Testament, Nefeld, 2007.
  11. Ronald Brownrigg, Who's Who in the New Testament, Routledge Press, 2001
  12. Corrado Augias e Marco Vannini, Inchiesta su Maria, Rizzoli, 2013.
  13. J. Gresham Machen, Virgin Birth of Christ, Solid Ground Christian Book, 2011
  14. Paul R. Eddy, Gregory A. Boyd, The Jesus Legend: A case for the historical reliability of the synoptic gospels, Baker Publishing Group, 2007.
  15. Stefano De Fiores, Maria nella teologia contemporanea, Roma, 1991.
  16. Joseph Ratzinger, Introduzione al cristianesimo, Queriniana, 2012.
  17. Stephen L. Harris, Understading the Bible, Mayfield, Palo Alto, 1985.
  18. Raymond E. Brown, The Birth of the Messiah, Doubladay & Company, 1977.
  19. Karl Barth, Kirchliche Dogmatic, A.G. Zollikon, Evangelische Verlag, Zurigo, 1945.
  20. H.U. von Balthasar, Concepito per opera dello Spirito Santo, nato dalla Vergine Maria, in A.A.V.V., Io credo. Riflessioni teologiche sulla professione di fede, Citadella, Assisi, 1977.
  21. Joseph Ratzinger, L'infanzia di Gesù, Rizzoli, 2011
  22. Oliver Crisp, God Incarnate, T&T Clark, Londra, 2009
  23. A.A.V.V., Nuovo commentario biblico. I Vangeli, Borla, 2005
  24. Frederick Dale Bruner, Matthew: The Christbook, Eerdmans Publishing Co., 2004
  25. Karl Rahner, Saggi di cristologia e mariologia, Edizioni Paoline, 1965
  26. J.P.Meier, Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico, Queriniana
  27. Frédéric Manns, Trenta domande (e trenta risposte) su Maria e la nascita di Gesù, Vita e pensiero, 2007
  28. Enrico Dal Covolo, Aristide Serra, Storia della mariologia, vol. I, Città Nuova, 2009
  29. Vito Mancuso, Io e Dio, Garzanti, 2011
  30. Vito Mancuso, "Il nuovo Gesù del Papa e la guerra all'esegesi storica", MicroMega, 21 novembre 2012.
  31. Bart Ehrman, Gesù è davvero esistito? Mondadori, 2013
  32. A.C. Bouquet, Breve storia delle religioni, Mondadori, 1976.
  33. B.M. Metzger & D. Coogan, The Oxford Companion to the Bible, Oxford University Press, 1999.
  34. Edward Schillebecks, Jesus: An Experiment in Christology, Crossroad, New York, 1981.
  35. Jurgen Moltmann, The Way of Jesus Christ, SCM Press, Londra, 1990
  36. Helmut Koster, Ancient Christian Gospels: their history and development, Trinity Press, 2004
  37. Corrado Augias, Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù, Mondadori, 2006
  38. Martin Dibelius, Jungfrauensohn und krippenkind, 1°Vol., J.C.B. Mohr, Tubinga, 1953.
  39. Hanna Wolff, Vino nuovo otri vecchi, Queriniana, 1992
  40. Emil Brunner, Christian doctrine of Creation and Redemption, Westminster Press, Philadelphia, 1952.
  41. Wolfhart Pannenberg, Jesus God and Man, Westminster Press, Philadelphia, 1968.
  42. José Arregui, "Le radici di Gesù", Adista documenti n. 76, 9 ottobre 2010.
  43. Hans Kung, Essere cristiani, Mondadori, 1974.
  44. Joseph Ratzinger, Introduzione al cristianesimo, Queriniana, Brescia, 2005.
  45. Maurice Wegner, Clonazioni. L'individuo, le cellule e i geni, CNRS Editions, Parigi, 2007.
  46. Arthur Peacocke, "DNA of our DNA", in The Birth of Jesus:Biblical and Theological Reflection, a cura di George J. Brooke, T.& T. Clark, Edimburgo, 2000.
  47. Outreach Judaism—The Virgin Birth.
  48. Michael D. Coogan, Mark Zvi Brettler, Ann Carol, New Oxford Annotated Bible, Oxford University Press, 2007.
  49. Corrado Augias, Marco Vannini, Inchiesta su Maria, Rizzoli, 2013
  50. Cfr. per esempio, Matteo 22:30, Marco 8:38, Luca 16:22, Giovanni 1:51.
  51. Il termine natività ha acquistato, per estensione, anche l'accezione di "iconografia della Natività", Natività, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana..
  52. Per testi e riferimenti si veda il sito: The Case Against Q.
  53. Ad esempio in Augias e Pesce, 2006, nel capitolo: Data di nascita di Gesù si propone una datazione tra l'8 e il 6 p.e.v.
  54. Secondo Joseph F. Kelly "in 336 the local church at Rome proclaimed December 25 as the dies natalis Christi". Lo stesso autore precisa che "the document containing the affirmation of December 25 as the dies Natalis Christi in 336 is called The Cronograph of 354" (cfr. Joseph F. Kelly, The Origins of Christmas, p. 64).
  55. Bruce David Forbes precisa che il Cronografo fu compilato nel 354, e "complicated scholarly arguments hold that selected documents within it date from 336, so it appears that by either 336 or 354, December 25 had become a recognized date for Christ's birthday in the Roman church" ("complesse argomentazioni accademiche sostengono che taluni documenti al suo interno datino al 336, pertanto appare che in un momento anteriore al 336 o al 354 il 25 dicembre era diventato la data riconosciuta della nascita di Cristo all'interno della Chiesa di Roma") (cfr. Bruce David Forbes, In Christmas: A Candid History, p. 26).
  56. Jo Robinson & Jean Coppock Staheli, Unplug the Christmas machine, New York, 1991, Cap. 4.
  57. La redazione definitiva del Cronografo è del 353, ma la datazione del Natale risale al 336 in quanto, secondo Jedin e Dolan, "the so-called Chronographus of 354, which took this notice from a model going back to the age of Constantine (336)" (cfr. Hubert Jedin, John Patrick Dolan, History of the Church: The imperial church from Constantine to the Early Middle Ages, Volume 2, Burns & Oates, 1980).
  58. (EN) Susan K. Roll, Christmas and its cycle, in The New Catholic Encyclopedia, vol. 3, NY, Gale, 2003, p. 551.
    «The earliest mention of the Nativity of Christ on December 25 can be found in the Chronograph of Philocalus, a Roman almanac whose source material can be dated to 336.».
  59. Luigi Moraldi, Tutti gli apocrifi del Nuovo Testamento. Vangeli, 1994, p. 31. Cfr. Geno Pampaloni, La fatica della storia, in I Vangeli apocrifi, a cura di Marcello Craveri, 1969, pp. XIII-XXVIII, in particolare: «La materia narrativa (degli apocrifi) è assai ricca di colorito romanzesco, da antica fiaba popolare... il miracolo, come accade negli scrittori intimamente poveri di fantasia, è chiamato in causa di continuo, e si mescola quasi ingenuo lustrino al povero realismo degli scenari. È un miracolo che agisce con automatismo implacabile, penoso, senza altro significato che il suo stesso prodigio. Non ha accento spirituale, ma solo il peso, assoluto, del Potere» (p. XVII); «Dietro gli Apocrifi senti l'ansito grosso dell'approssimazione, l'impazienza della meraviglia, lo stupore di una fede che si confessa come un amore» (p. XXVII).
  60. Tutte le case avevano una stalla, non è una grotta isolata come nei nostri presepi. La deposizione in una mangiatoia a Betlemme, nome che significa "casa del pane"(בית לחם; Bet Lechem) è un accenno alla missione di Gesù, spiegata in 22,19.
  61. "Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele." (Isaia 7:14).
  62. 62,0 62,1 Brown, 1993, p. 100.
  63. Brown, 1993, pp. 145-148.
  64. Crossan, 1994, pp. 38-40.
  65. Bart Ehrman, E Gesù diventò Dio, Nessun Dogma Editore, 2017, pp. 212-214.
  66. Augias e Pesce, 2006, pp. 89-90.
  67. Brown, 1993, pp. 149-151.
  68. Per i riferimenti biblici si veda Isaia 60:6. La mirra era il principale ingrediente dell'olio santo (Esodo 30:23).
  69. Matteo 2:22-23
  70. Vito Mancuso, Io e Dio, Garzanti, 2011, p. 267
  71. 71,0 71,1 71,2 71,3 Joseph Ratzinger, L'infanzia di Gesù, Rizzoli 2012, pp. 135-136.
  72. Il Nazareno
  73. Quale profeta disse che Gesù sarebbe stato chiamato Nazareno?
  74. Brown, 1993, p. 208.
  75. Il teologo aggiunge che "il lettore dovrebbe fare l'esperimento di leggere le storie in 1:18-25 e 2:13-23 omettendo quattro delle citazioni (1:22-23; 2:15b; 2:17-18; 2:23b). La trama non solo ha perfettamente senso senza di esse, ma scorre più uniformemente.".
  76. Brown, 1993, pp. 223-225.
  77. cc. 17 - 18
  78. Luigi Gambero, Mary and the fathers of the church: the Blessed Virgin Mary in patristic thought, Ignatius Press, 1999, pp.35-41
  79. Wilhelm Schneemelcher, Robert McLachlan Wilson, New Testament Apocrypha: Gospels and related writings, Westminster John Knox Press, 2003, p. 65.
  80. c.2
  81. c. 13
  82. La grotta, nel simbolismo precristiano, era simbolo del cosmo, imago mundi ("immagine del mondo"). La grotta fu anche il luogo di nascita di molti dei: Dioniso, Ermes, Zeus, Mitra. (Alfredo Cattabiani, Calendario, "Il simbolismo del presepe", pag. 84, Rusconi, Milano, 1993.)
  83. c.14
  84. Edwuin D. Freeds, The Stories of Jesus' Birth: A Critical Introduction, Continuum International, 2001
  85. Questo rapporto, raccontato dai padri della chiesa, è formalizzato nel vangelo marciano tramite la cosiddetta inclusione petrina.
  86. Ad esempio, l'interconfessionale Bibbia TOB (Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 2332, ISBN 88-01-10612-2.) osserva che "benché Matteo e Luca riferiscano la nascita verginale di Gesù, entrambi presentano la sua genealogia attraverso Giuseppe, perché nell'Antico Testamento le discendenze vengono stabilite solo lungo la linea maschile" e il teologo Raymond Brown (Raymond E. Brown, The Birth of the Messiah, Doubleday, 1993, pp. 89, 525, 588-589, ISBN 0-385-47202-1.) concordemente nota che "anche a prima vista, tuttavia, questa soluzione non può essere presa sul serio: una genealogia tracciata attraverso la madre non è normale nell'ebraismo, e Luca chiarisce che sta tracciando la discendenza di Gesù attraverso Giuseppe [[[w:Vangelo secondo Luca|Luca]] 3:23-24]" e anche il biblista Bart Ehrman (Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 156-157, ISBN 978-88-430-7821-9.) ricorda come "entrambe [in Matteo e Luca] dicono esplicitamente di essere genealogie di Giuseppe (Matteo 1:16; Luca 3:23)". Precisa ancora Raymond Brown che "la genealogia di Luca traccia la discendenza davidica e, nonostante le successive speculazioni cristiane, non sappiamo se Maria fosse di stirpe davidica" e, peraltro, "se Maria fosse stata della casa di Davide, perché sarebbe stato necessario dire ai lettori della discendenza di Giuseppe? Più tardi gli scrittori della Chiesa attribuirono la discendenza davidica a Maria (non necessariamente attraverso la genealogia lucana), ma spesso questo derivava dall'incapacità di comprendere che in una mentalità ebraica, attraverso il riconoscimento di Giuseppe, Gesù poteva essere legalmente, anche se non biologicamente, il figlio di Giuseppe e così condividere la discendenza davidica di Giuseppe"; infine, "non c'è assolutamente nulla nel testo del Vangelo per giustificarla [la doppia genealogia]. E cosa si ottiene se genealogie così diverse si riconciliano quando le altre parti delle due narrazioni dell'infanzia sono apparentemente del tutto inconciliabili?".
  87. Larry W. Hurtado, Lord Jesus Christ, 2005
  88. Sul tema delle limitazioni delle fonti nel mondo antico, cfr. E.P. Sanders, Gesù. La verità storica, Mondadori, 1995
  89. Bruce M. Metzger, Michael D. Coogan, The Oxford Guide to People & Places of the Bible, Oxford University Press, 2004
  90. James Bejon, Matthew & Luke's Birth Narratives: Sins of Omission?. Si veda il sommario: "Summary: Many commentators dismiss Matthew and Luke’s birth narratives as ahistorical on the basis of what they fail to mention. If Joseph ends up in Bethlehem as a result of Luke’s census, they expect Matthew to mention it. And if Joseph returns to Nazareth by way of Egypt (to avoid Matthew’s massacre in Bethlehem), they expect Luke to mention it. That’s not, however, the way Matthew and Luke operate. Rather, each author seeks to frame Jesus’ emergence in Israel against the backdrop of particular aspects of Biblical history, and each author decides what to mention and what not to mention in light of that objective. For Matthew, Jesus is a new Moses, who presents an immediate threat to the world’s Herods. Consequently, Jesus’ activities in the Temple and childhood in Nazareth are superfluous to Matthew’s narrative, and their inclusion would be a distraction. Meanwhile, for Luke, Jesus is a more subversive, Samuel-like figure, who grows up and in around the Temple. Consequently, Jesus’ stay in Bethlehem and flight to Egypt are superfluous to Luke’s narrative, and their inclusion would (as before) be a distraction. True, Matthew and Luke’s editorial decisions may not conform to our (modern-day) expectations. But historical reliability and conformity to our expectations are two different things. Ultimately, if we want to engage with Matthew and Luke’s narratives in a fruitful way, we need to engage with them on their own terms rather than make them answer questions they don’t seek to address."
  91. Brown, 1993, pp. 396, 668, 549.
  92. 92,0 92,1 Crossan, 1994, pp. 40-46.
  93. Lucac 2:39
  94. Precisa ancora tale teologo che "in questo caso non abbiamo un parallelo con il censimento kata oikian in Egitto, dove le persone sono state registrate nell'area in cui si trovava la loro casa [oikia] o proprietà; Luca fa riferimento a un censimento per discendenza".
  95. Brown, 1993, pp. 396, 549, 669.
  96. Betlemme culla del Salvatore
  97. Ortensio da Spinetoli, op. cit., p. 116
  98. Blaise Pascal, Vita di Gesù, Rizzoli, 2009
  99. Did the wise men arrive 12 days after Jesus’ birth?
  100. Dizionario dell'ecclesiastico, Vol. 2°, 1844
  101. John Bernard Orchard, Synopsis of the Four Gospels, 1983
  102. Steven L. Cox, Kendell H. Easley, Harmony of the Gospels, 2007
  103. Descritti in Levitico (12:1-8).
  104. Luca 2:39.
  105. 2.
  106. Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 154-155, ISBN 978-88-430-7821-9; Bart D.Ehrman, Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, pp. 32-33, ISBN 978-0-06-186327-1; Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, note p. 2439, ISBN 978-88-10-82031-5; Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 154-155, ISBN 978-88-430-7821-9.
  107. Brown, 1993, pp. 36, 189.
  108. Commento a Lc 2, 22-40
  109. When did the Magi visit Jesus?
  110. Ortensio da Spinetoli, op. cit., p. 101
  111. Il giorno in cui Gesù fu presentato al Tempio
  112. More timeline twisting
  113. The Star of Bethlehem-Part Three
  114. Why do Matthew and Luke seem to disagree about the circumstances of Jesus’ birth?
  115. Robert R. Beck, Banished Messiah, Wipf & Stock, 2010, p. 23
  116. Tra di essi, Alfred Loisy, w:Ernesto BuonaiutiErnesto Buonaiuti, Hans Küng, Rudolf Bultmann, Dietrich Bonhoeffer, John Paul Meier
  117. Mauro Pesce, in Augias e Pesce, 2006, p. 10 indica Nazareth come probabile luogo di nascita, citando comunque anche Betlemme sulla base dei testi evangelici.
  118. Tale studioso, considerando che i vangeli di Marco e Giovanni non evidenziano alcuna conoscenza in merito alla nascita a Betlemme, si domanda inoltre: "Anche non considerando la poco plausibile pubblicità che Matteo 2:3-5 attribuisce alla nascita di Gesù a Betlemme, come può esserci stata una tale generale ignoranza del luogo di nascita di Gesù a Betlemme quando i genitori avrebbero dovuto venire da lì come estranei con il loro bambino in un piccolo villaggio in Galilea (scenario di Matteo), o per tornare al villaggio con un bambino nato da loro durante un breve viaggio a Betlemme (scenario di Luca)?" (Brown, 1993, pp. 669, 468, 515-516).
  119. Crossan, 1994, pp. 40-43.
  120. Bart D. Ehrman, Gesù è davvero esistito? Un'inchiesta storica, Mondadori, 2013, pp. 300-301, ISBN 978-88-04-63232-0.
  121. Bart Ehrman, Jesus apocalyptic prophet of the new millennium, Oxford University Press, 1999, p. 97, ISBN 978-0-19-512474-3.
  122. Crossan, 1994, pp. 37-43.
  123. Bart Ehrman, Jesus apocalyptic prophet of the new millennium, Oxford University Press, 1999, pp. 36-39.
  124. Raymond E. Brown, La nascita del Messia secondo Matteo e Luca, Cittadella, 1981.
  125. Rudolf Bultmann, History of the Synoptic Tradition, Hendrickson Publisher, 1963, pp. 291-301, 304, 443-448.
  126. Riportato dal Vangelo secondo Luca (2:1-39)
  127. Personaggio richiamato nella cronaca del Vangelo secondo Matteo (2).
  128. Michea 5:1.
  129. Bart Ehrman, Jesus apocalyptic prophet of the new millennium, Oxford University Press, 1999, p. 97, ISBN 978-0-19-512474-3
  130. Brown, 2002, p. 890.
  131. Raymond E. Brown, La nascita del Messia secondo Matteo e Luca, Cittadella, 2002, pp. 33-35.
  132. Bart D. Ehrman, Gesù è davvero esistito? Un'inchiesta storica, Mondadori, 2013, pp. 184-186, 300-301.
  133. George A. Wells, Cutting Jesus Down to Size: What Higher Criticism Has Achieved and Where It Leaves Christianity, Open Court Publishing Company, 2009, p.89.
  134. Raymond E. Brown, An Introduction to the New Testament, Doubleday, 1997, p. 233.
  135. Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 154-155.
  136. Bart Ehrman, Jesus apocalyptic prophet of the new millennium, Oxford University Press, 1999, pp. 38-39.
  137. Il teologo precisa, in merito al "kata oikian", che "un papiro (Lond.904, 20 s.) descrive un censimento in Egitto nel 104 e.v. in cui un abitante temporaneo, per essere registrato, doveva tornare alla zona del suo domicilio abituale dove aveva una casa" ma non è da considerare una prova "a sostegno del viaggio di Giuseppe da Nazareth dove risiedeva permanentemente (2:39) a Betlemme dove chiaramente non aveva proprietà o ricchezza".
  138. Come precisato da Brown, "Luca non attribuisce la necessità [del viaggio a Betlemme] alla proprietà ma al lignaggio, non usa apotimēsis, che è il termine appropriato per registrare beni o reddito".
  139. Brown, 1993, pp. 396, 549, 668-669.
  140. Tale censimento di Quirinio si rese necessario da parte dei Romani per il riordino amministrativo della Giudea, al fine di stimarne la ricchezza per la successiva tassazione, in seguito alla deposizione di Erode Archelao nel 6 e.v. Quest'ultimo – a differenza del padre Erode il Grande, che nei confronti di Roma fu un valido amministratore – nei suoi dieci anni di regno dopo la morte del padre, non si dimostrò all'altezza e fu destituito e quindi deportato nelle Gallie.
  141. Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2439.
  142. Brown, 2002, pp. 829, 890.
  143. Precisa Brown su Quirino: "Ha servito come console nel 12 p.e.v. (Tacitus Annals III 48). Era in Asia Minore dopo il 12 e prima del 6 a.C. guidando le legioni nella guerra contro gli Homonadenses. Si trovava nel Vicino Oriente, in particolare in Siria, come consigliere di Gaio Cesare per diversi anni prima di 4 e.v. Ma non si fa menzione del fatto che Quirino fosse stato legato nei quasi venti anni della sua carriera dal 12 p.e.v. al 6 e.v.".
  144. Sottolinea ancora Brown che "nessun censimento romano era stato tenuto in Giudea prima di quello di Quirino nel 6-7 p.e.v. (un censimento che Luca ha erroneamente fissato al tempo di Re Erode attraverso l'associazione con 1:5)".
  145. Brown, 1993, pp. 395, 666-668, 413, 550.
  146. Brown, 1993, pp. 551-552, 666.
  147. Come sottolineato anche dagli studiosi della Bibbia di Gerusalemme. (Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2596).
  148. Luca 2:22-39.
  149. Rudolf Bultmann, History of the Synoptic Tradition, Hendrickson Publisher, 1963, p. 299.
  150. Evidenzia, infatti, Raymond Brown: "Luca 2:22 offre una famosa difficoltà: «Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, lo portarono [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore». Il contesto suggerirebbe che ciò significasse la purificazione dei due genitori (Luca 2:27: «i genitori portarono Gesù a compiere per lui ciò che era consuetudine secondo la Legge») e che la Legge richiedeva che il bambino fosse portato al Tempio. Tuttavia, solo la madre aveva bisogno di essere purificata e non c'era bisogno di portare il bambino al Tempio per la presentazione" e "Levitico 12:1ss. specifica che una donna deve essere considerata ritualmente impura per i sette giorni prima della circoncisione del figlio maschio e per i trentatré giorni successivi, quaranta giorni in tutto, non poteva venire al santuario. Quindi, «quando verrà il tempo della sua purificazione» (Lev12:6), deve portare al sacerdote alla porta del santuario l'offerta di un agnello e un giovane piccione o una colomba. Se non può permettersi un agnello, possono essere offerti due giovani piccioni o colombe. [Luca] Sembra pensare che la ragione per andare al Tempio sia stata la consacrazione o la presentazione di Gesù (vs.27), quando solo la legge riguardante la purificazione della madre menziona l'abitudine di andare al santuario. (Ed è dubbio che un viaggio verso il Tempio fosse ancora praticato in gran parte nell'ebraismo dei tempi del Nuovo Testamento). Non menziona nulla del prezzo (cinque sicli) richiesto per riscattare il primogenito dal servizio del Signore; piuttosto si collega a quell'evento con il sacrificio dei due piccioni o colombe che era realmente collegato alla purificazione della madre [...] Come per i tentativi infruttuosi di salvare l'accuratezza di Luca sul censimento, possiamo concludere o che Luca ha frainteso una tradizione che gli era giunta o che ha creato un contesto da una lettura imprecisa delle leggi dell'Antico Testamento [...] in ogni caso, il risultato è una strana combinazione di una conoscenza generale dell'ebraismo con una conoscenza imprecisa dei dettagli, un'indicazione che l'autore difficilmente è cresciuto nell'ebraismo in Palestina" (Brown, 1993, pp. 682, 447-449).
  151. Brown, 1993, pp. 239.
  152. Hans Kung, Tornare a Gesù, Rizzoli, 2013.
  153. Alberto Valentini, Vangelo d'infanzia secondo Matteo, Bologna, Dehoniane, 2013.
  154. I Vangeli hanno tradito Gesù?.
  155. I vangeli dell'infanzia: da dove vengono, cosa significano
  156. Studi biblici-I vangeli dell'infanzia
  157. "Il mito della nascita dell'eroe" su Google libri. URL consultato il 21 settembre 2021; Recensione libro "Il mito della nascita dell'eroe". URL consultato il 21 settembre 2021.
  158. Brown, 1993, pp. 29, 36, 48, 107-119, 138, 154, 175, 193-196, 206-217, 227-228, 298, 543, 559-560, 586, 598-600.
  159. Afferma Brown: "ancora una volta suggerisco che Matteo non ha attinto a un resoconto di eventi storici, ma ha riscritto un racconto pre-Matteano che associa la nascita di Gesù, figlio di Giuseppe, con il patriarca Giuseppe e la nascita di Mosè" (Brown, 1993, p. 228).
  160. L'esegeta sottolinea che "la trama, che coinvolge il massacro dei bambini maschi a Betlemme e nelle regioni circostanti, riecheggia fedelmente il massacro del Faraone dei neonati maschi degli Ebrei" (Brown, 1993, p. 216).
  161. Esodo 4:19; Matteo 2:19-20. Nota ancora Brown che "l'ambientazione ("quando Erode morì") e la direttiva divina a Giuseppe in Egitto ("prendi il bambino e sua madre e torna nella terra di Israele, perché quelli che cercavano la vita del bambino sono morti") evocano in modo letterale la direttiva divina a Mosè in Madian quando il faraone ostile era morto: "Andate in Egitto, perché tutti quelli che cercavano la tua vita sono morti" (Esodo 4:19). Una quasi-citazione dai primi capitoli dell'Esodo, che tratta con l'infanzia e la giovinezza di Mosè, è importante perché, come vedremo, una narrazione intrecciata in Matteo 1:18-2:23 evidenzia paralleli tra l'infanzia di Gesù e l'infanzia di Mosè" (Brown, 1993, p. 107).
  162. Inoltre lo studioso sottolinea ulteriori paralleli con la Natività di Gesù in altri passaggi biblici ed extrabiblici, ad esempio relativi a Giuseppe (il patriarca) e Balaam (Brown, 1993, pp. 36, 112-116, 119, 154, 193-196, 228, 298, 543, 559-560, 598-600).
  163. Crossan, 1994, pp. 40-46, 50-51.
  164. Rudolf Bultmann, Storia dei vangeli sinottici, EDB, 2016, pp. 291-301, 443-448, ISBN 978-88-10-55850-8.
  165. Ortensio da Spinetoli, op. cit., p. 62-75 e 118-130.
  166. Tale teologo sottolinea anche che "in un certo senso le narrazioni della nascita e dell'infanzia di Gesù sono le ultime frontiere da attraversare nell'incessante avanzamento dell'approccio scientifico (critico) ai Vangeli. Per i cristiani più conservatori questa frontiera può essere senza alcuna demarcazione, poiché ci sono ancora molti che non riconoscono che il materiale dell'infanzia ha un'origine e una qualità storica molto diversa da quella del resto dei Vangeli".
  167. Brown, 1993, pp. 6, 35-38, 100, 240, 497, 562.
  168. Crossan, 1994, pp. 36-46.
  169. Gesù nacque la notte del 25 dicembre. Lo dicono gli storici e l'archeologia, su loccidentale.it. URL consultato il 23 settembre 2021 (archiviato dall'url originale il 22 marzo 2016).
  170. Gesù il Salvatore. Luoghi e tempi della sua venuta nella storia, (Cantagalli, 2008).
  171. I Vangeli dell'infanzia:Storia o teologia?
  172. La stella di Betlemme
  173. Corrado Augias, Marco Vannini, Inchiesta su Maria, Rizzoli, 2013
  174. La nascita di Gesù nel Corano
  175. Giovanni 1:1-18.