Il buddhismo cinese/I testi: il Canone buddhista cinese/Dàjíbù

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Il Dàjíbù (大集部) (T.D. vol. 13], sezione dal n. 397 al n. 424) è la sezione del Canone buddhista cinese che contiene il Dàjí jīng (大集經, Mahāsamnipatasūtra, giapp. Daijikkyō, Grande collezione di scritture), in 60 fascicoli (T.D. 397.13.1-408). I primi 26 fascicoli e i fascicoli 31, 32 e 33 furono tradotti da Dharmakṣema. I fascicoli dal 27 al 30 furono tradotti da Zhìyán (智嚴) e Bǎoyún (寶雲). I fascicoli dal 34 al 58 furono tradotti da Narendrayaśas. I fascicoli 59 e 60 furono tradotti da Ān Shìgāo (安世高). Fu, secondo la tradizione, predicato dal Buddha Śākyamuni tra i suoi 45 e 49 anni di età ad un'assemblea di Buddha e Bodhisattva giunti da ogni direzione. Possiede toni apocalittici ed è uno dei primi sutra che introduce elementi del Buddhismo Vajrayāna ricco come è di mantra e dhāraṇī. Contiene anche:

  • Bānzhōu sānmèi jīng (般舟三昧經, sanscrito Pratyutpanna-buddha-saṃmukhâvasthita-samādhi-sūtra, giapp. Hanju zanmai kyō, T.D. 418) in 3 fascicoli, tradotto da Lokakṣema nel II sec.[1]


Note[modifica]

  1. Lo studioso Paul Harrison ritiene tuttavia che questo sutra sia in realtà un'opera dello stesso Lokaksema. In: Paul Harrison The Samādhi of Direct Encounter with the buddhas of the Present: An Annotated English Translation of the Tibetan Version of the Pratyutpanna-Buddha-Saṃmukhâvasthita-Samādhi-Sūtra with Several Appendices Relating to the History of the Text. Studia Philologica Buddhica Monograph Series, no. 5. Tokyo: International Institute for Buddhist Studies. Anche: Robert Sharf Coming to Terms with Chinese Buddhism. Hawaii University Press, 2002.