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Leonardo da Vinci/Parte I

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Indice del libro


Autoritratto di Leonardo (a circa 35 anni), scoperto nel 2009 sul suo Codex del "Volo degli Uccelli"
Autoritratto di Leonardo (a circa 35 anni), scoperto nel 2009 sul suo Codex del "Volo degli Uccelli"

Il primo volo del grande uccello dalla cima del Monte Ceceri riempirà di meraviglia l'universo — scriveva Leonardo (1428) — tutti gli scritti saranno pieni della sua fama, portando gloria eterna al luogo della sua origine.[1]

Il primo volo di un uomo con le ali, come la maggior parte delle visioni di Leonardo da Vinci, non si materializzò nella sua vita. Il suo nome, tuttavia, prese il volo coi venti della memoria umana, portando un ideale di potenziale umano attraverso un arco di cinquecento anni. L'immagine del genio esemplificata da Leonardo è arrivata al ventunesimo secolo con molti dei simboli della leggenda. Questo potrebbe essere il motivo per cui è durato, perché "gli uomini hanno memoria lunga quando i ricordi sono vestiti di mito".[2]

Ogni sforzo per comprendere la vita e la mente di Leonardo deve procedere con la consapevolezza di questa mitizzazione della sua vita e del suo carattere, un processo iniziato nel suo tempo. Sir Kenneth Clark, alla fine del suo studio su Leonardo, conclude che, nonostante l'evidenza della grande quantità di disegni e manoscritti lasciati ai posteri, "l'immagine di Leonardo cambia come una nuvola, Leonardo è l'Amleto della storia dell'arte che ognuno di noi deve ricrearsi da sé"[3] e il risultato ovviamente sarà in gran parte soggettivo.

Tratti biografici

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Per approfondire, vedi Biografia.

Nonostante l'incertezza dei dettagli della vita di Leonardo, sarà utile presentare le linee generali dei suoi 67 anni mortali. I resoconti dei suoi primi tre decenni contengono solo i fatti più scarni. Leonardo nacque nei pressi del villaggio toscano di Vinci nel 1452, figlio illegittimo del notaio ser Piero da Vinci e donna di campagna, Caterina. È generalmente concordato che ia stato cresciuto da sua madre nei suoi primi anni, dal momento che suo padre aveva sposato un'altra donna. Quando questo matrimonio si rivelò sterile, il bambino Leonardo fu preso dalla madre naturale e cresciuto nella casa di suo padre. I successivi matrimoni di Ser Piero diedero a Leonardo una dozzina di fratellastri e sorelle, ma molto dopo che ebbe passato la sua infanzia.[4]

Sebbene Ser Piero fosse un notaio, e quindi nella linea diretta da cui si svilupparono le tradizioni umanistiche dell'Italia rinascimentale, egli non fornì questo tipo di educazione a suo figlio. Quando la famiglia si trasferì a Firenze, dove Ser Piero aveva avuto un incarico importante come notaio presso la Signoria, organo di governo della città, Leonardo divenne apprendista del maestro artista Andrea del Verrocchio. Fu in questo laboratorio che ebbe luogo gran parte dell'educazione di Leonardo. Nel 1476, Leonardo stesso divenne un maestro pittore della Gilda degli Artisti, ma rimase con Verrocchio fino all'età di trent'anni.

Il successivo periodo della vita di Leonardo fu trascorso alla corte di Ludovico "II Moro" Sforza a Milano, dove ricoprì un duplice ruolo di ingegnere e artista. Furono gli anni in cui acquisì gran parte della sua fama: per il dipinto de L'Ultima Cena; per il tentativo di creare la gigantesca statua equestre di Francesco Sforza; per l'organizzazione di numerosi spettacoli di corte che utilizzavano dispositivi apparentemente magici, ma senza dubbio molto ingegnosi.

Leonardo lasciò Milano dopo la sconfitta del Moro da parte delle forze del re francese Luigi XII nel 1499. Negli anni successivi cercò di vivere offrendo le sue capacità ingegneristiche a vari stati —–a Venezia, per aiutarli nella loro guerra con i turchi; a Cesare Borgia in Romagna, come ispettore delle fortezze; a Firenze, per assistere alla guerra in corso con Pisa, pianificando la diversione del fiume Arno. A queste imprese si sovrappose un periodo di attivita' artistica. L'incompiuta Gioconda fu il prodotto di quattro anni di lavoro intermittente. Una commissione fiorentina lo portò a creare il cartone per La battaglia di Anghiari, di cui fu completata solo la parte nota come Il portabandiera, sulle pareti del Consiglio. La fama di Leonardo di certo aumento' durante questo periodo, ma non le sue fortune materiali, che fecero pochi progressi.

Nel 1506 Leonardo tornò a Milano, dove godette della stabilità politica ed economica portata dall'amministrazione francese che vi governava. Durante questo periodo, gli studi scientifici furono tra le sue principali attività, in particolare lo studio dell'anatomia, su cui lavorò a stretto contatto con il Professore di Anatomia dell'Università di Pavia, Marcantonio della Torre.

La partenza dei francesi, il ritorno degli Sforza e l'elezione di un papa mediceo indussero Leonardo a seguire il trasferimento del centro culturale a Roma. Gli anni successivi furono il periodo più amaro della sua vita. Non riuscendo ad ottenere il favore di Leone X, rimase senza commissioni artistiche mentre altri, più giovani di lui -- rivali come Michelangelo -- erano alacremente indaffarati a portare l'arte del Rinascimento al suo culmine. Leonardo fu dunque più che pronto ad accettare l'invito del re di Francia a unirsi alla sua corte.

Gli ultimi tre anni della vita di Leonardo, fino alla sua morte nel 1519, furono trascorsi nel maniero di Cloux, vicino ad Amboise, nella tranquillità e nella sicurezza economica, in un luogo in cui era onorato e dove gli si chiedeva spesso consiglio. La massa di manoscritti e disegni che aveva accumulato dai suoi anni milanesi fu lasciata in eredità al suo amico e allievo, Francesco Melzi. La maggior parte doveva sparire in svariate librerie private nei secoli successivi, emergendo solo alla fine del diciannovesimo secolo come pane e companatico degli studiosi leonardiani.

Per approfondire, vedi Gallerie con selezione di opere.

Sarà utile anche avere una visione d'insieme dei principali successi artistici e scientifici di Leonardo, sebbene qui esista un'area di disaccordo e confusione che corrisponde all'incertezza che circonda i dettagli biografici della sua vita. La confusione è aggravata da punti di vista preconcetti, che siano quelli del tempo di Leonardo, o quelli del tempo presente, che elargiscono giudizi retrospettivi (ossimoro?) sul processo evolutivo dell'artista.

Nella pittura, Leonardo fu riconosciuto come un innovatore dai suoi contemporanei e dai critici d'arte del futuro. L'impatto delle sue innovazioni artistiche fu sentito ad un diretto livello emotivo e pratico dagli spettatori e dagli artisti del Quattrocento. La moderna critica estetica maschera e/o sottovaluta questa immediatezza, riconoscendo la natura influente dell'arte di Leonardo con vari gradi di approvazione e gradimento.

Giudichiamo il corpus delle realizzazioni di Leonardo nella pittura sulla base di cio' che ci e' rimasto — da nove a diciassette dipinti, in varie fasi di completamento, rovinati o addirittura distrutti dalle devastazioni del tempo e dagli sforzi dei restauratori. Sappiamo da resoconti contemporanei a Leonardo che, sebbene mai prolifico, egli creo' ulteriori capolavori che sono stati persi. Possiamo integrare la nostra conoscenza della sua abilità artistica visiva con la grande quantità di disegni e schizzi sopravvissuti insieme ai suoi manoscritti e con la testimonianza dei suoi imitatori e dei suoi eredi artistici.

Le principali opere del periodo quattrocentesco di Leonardo includono l'Adorazione dei Magi, incompiuta ma influente, l’Annunciazione, i ritratti La Dama con l'ermellino, Ginevra de’ Benci e La Vergine delle rocce. Con il dipinto dell’Ultima Cena, Leonardo ruppe definitivamente con la tradizione che lo aveva nutrito. La Gioconda e la Vergine con Bambino e Sant’Anna sono le importanti opere quasi completate della sua arte successiva e, insieme al cartone della Battaglia di Anghiari e l'incompiuti San Giovanni Battista e San Girolamo, fecero entrare d'un balzo l'arte italiana nel Cinquecento.

Una breve occhiata a una sola di queste opere servirà a sottolineare l'originalità e l'effetto decisivo dell'arte di Leonardo. L'Ultima Cena è stata definita "la pietra angolare dell'arte europea".[5] Conosciuta ormai solo per i suoi deboli resti (restaurati, appunto) e per riproduzioni mediocri, è difficile apprezzare ciò che Leonardo ha realizzato con questo dipinto: prese un tema tradizionale e lo sviluppò in un modo totalmente nuovo. Per la scelta del momento rappresentato, in cui Cristo ha appena finito di dire "Uno di voi mi tradirà", e focalizzando l'attenzione sulla figura di Cristo stesso, sui movimenti contrastanti e sui gruppi dei discepoli, Leonardo ha dato vita a un momento intenso di grande drammaticità e abbattuto molte convenzioni. L'impressionante unità del dipinto viene rafforzata dalla mancanza di un'arte decorativa che possa distrarre. L'isolamento e la nobiltà della figura di Cristo sono (erano) tali che "sembrerebbe che Leonardo abbia fatto i suoi studi prendendoli da un diverso tipo di umanità, non sapendo noi che egli stesso aveva creato tale tipo. Ha attinto al meglio della sua stessa natura, e... la sua aria di grandezza doveva diventare proprietà comune degli italiani del XVI secolo."[6]

Il Cenacolo, o Ultima Cena

Quando esaminiamo la costruzione prospettica dell’Ultima Cena è possibile vedere una miriade di linee incise che rivelano configurazioni alternative del soffitto a cassettoni. Leonardo probabilmente parte da un'idea precisa ma, come al solito, una volta messosi all'opera, s'imbatte in un'alternativa migliore — o in diverse alternative. Ciò cui pensa, almeno a giudicare dall'opera così come la possiamo osservare oggi dopo gli ultimi restauri, è un soffitto composto in larghezza da sei cassettoni disegnati in prospettiva, con la profondità del soffitto di misura perfettamente (e sorprendentemente) uguale alla larghezza d'un solo cassettone. La larghezza diseguale degli arazzi appesi alla parete laterale – il cui effetto è quello d'una sorta di visione grandangolare – è funzionale a quel tipo di musica visiva che Leonardo attribuisce alla prospettiva:

« Farò la mia regola [per la prospettiva] come ha fatto il musico infra le voce che, benché la sia unita e appiccata insieme, nondimeno ha posti gradi di voce in voce domandando quello prima e 2a 3a 4a e 5a, e così di grado in grado ha posto nomi alle varietà d'alzare e ’bassare la voce. »
(Ms. A, f. 104r: Leonardo, Scritti scelti cit., p. 213)

L'affinità con la musica emerge anche nel disegno proporzionato di ogni oggetto. La musica

« ...compone l'armonia con le congiunzioni delle sue parti proporzionali operate nel medesimo tempo, constrette a nascere e morire in uno o più tempi armonici, li quali tempi circondano la proporzionalità de’ membri di che tale armonia si compone, non altrimente che si faccia la linea circongerenziale le membra di che genera la bellezza umana. »
(Libro di pittura, § 292[7])

La rappresentazione di figure e oggetti nello spazio offrirebbe, insomma, una sorta di musica plastica e spaziale, accessibile allo spettatore con un solo colpo d'occhio.[8] Lo spazio dell’Ultima Cena è un punto di messa a fuoco.

I contributi specifici di Leonardo alla scienza e all'arte della pittura sono molti. Il suo studio e l'uso della prospettiva tridimensionale ha contribuito in modo determinante all'approfondimento del piano spaziale che segna il culmine dell'arte dell'Alto Rinascimento. Il chiaroscuro, una tecnica che utilizza differenze di luce e ombre sulle superfici dipinte, sovrapponendo tonalità "chiare" e "scure", e lo sfumato, una qualità pittorica che tende a sfumare, appunto, i contorni delle figure, con sottili gradazioni di luce e colore che si fondono impercettibilmente, sono entrambe innovazioni dell'arte di Leonardo, pensate per migliorare la particolare illusione della realtà che cercava di proiettare. Questi e la tecnica compositiva del contrapposto, la torsione del corpo umano intorno al proprio asse, cambiarono la direzione della pittura europea, nel bene e nel male, a seconda che diventassero cliché o opportunità di ulteriore creatività.

Leonardo ebbe un'influenza diretta su artisti contemporanei come Raffaello, Andrea del Sarto, Fra Bartolomeo e Correggio. Gli artisti del futuro ebbero l'esempio delle sue poche opere sopravvissute e anche del Trattato della Pittura, un trattato sullai pittura che non fu pubblicato fino alla metà del XVII secolo, nonostante l' intenzione dell'autore di pubblicarlo nel corso della sua vita. Il Trattato ha contribuito a istituzionalizzare i precetti classici dell'arte occidentale.[9]

I risultati di Leonardo nel campo della scienza furono di duplice natura. Molte delle sue attività scientifiche avevano uno scopo pubblico pratico, mentre altre erano intraprese nel perseguimento dei propri interessi privati. Le attività pratiche includevano quelle di cui si vantava in una lettera dove offriva i suoi servizi a Ludovico Sforza (il Moro) come costruttore di navi, ponti, armi, carri, terrapieni, esplosivi — nonché come architetto e pittore. Le sue ricerche private possono essere meglio indicate dalle divisioni per argomento che Jean Paul Richter ha usato nella sua traduzione dei manoscritti. Oltre alla pittura, che comprende argomenti scientifici come la prospettiva e la botanica, ci sono sezioni su architettura, anatomia, zoologia, fisiologia, astronomia, geografia fisica, topografia, dinamica e meccanica. Questo elenco non esaurisce certo le materie studiate da Leonardo, ma serve a suggerire l'ampiezza poliedrica dei suoi molteplici interessi.

I manoscritti sono la nostra attuale testimonianza degli studi scientifici privati di Leonardo. Prove documentate di progetti pubblici completati sono quasi inesistenti. La mano di Leonardo è stata rilevata in progetti architettonici come la scala a chiocciola di Blois, ma senza conferma. Molti progetti di ingegneria che attirarono la sua attenzione furono di natura transitoria, dettati da situazioni belliche o da esigenze di intrattenimento a corte. Le attività scientifiche di Leonardo aumentarono la sua fama, ma furono spesso viste dai suoi contemporanei come la pratica di un nuovo tipo di magia. È solo a posteriori che riconosciamo in Leonardo una moderna mente scientifica insieme ad un genio artistico innovativo e influente.

Visti in maniera sommaria i tratti salienti della sua vita e delineato un resoconto delle attività creative e delle vette artistiche raggiunte da questo uomo universale, passeremo ora – in Parte II – alla considerazione delle fonti del genio di Leonardo.

  1. I numeri tra parentesi apposti dopo citazioni/parafrasi tratte degli appunti di Leonardo sono i numeri dei paragrafi usati da Jean Paul Richter nella sua traduzione (EN), che uso per facile riferimento testuale in rete.
  2. Loren Eiseley, The Invisible Pyramid, Charles Scribner's Sons, 1979, p. 11.
  3. Kenneth Clark, Leonardo da Vinci, Penguin Books, 1958, p. 159.
  4. La notizia della nascita del primo nipote fu annotata dal nonno Antonio, padre di Piero e anche lui notaio, su un antico libro notarile trecentesco, usato come raccolta di "ricordanze" della famiglia, dove si legge: «Nacque un mio nipote, figliolo di ser Piero mio figliolo a dì 15 aprile in sabato a ore 3 di notte (secondo il calendario gregoriano, il 23 aprile alle ore 21.40). Ebbe nome Lionardo. Battizzollo prete Piero di Bartolomeo da Vinci, in presenza di Papino di Nanni, Meo di Tonino, Pier di Malvolto, Nanni di Venzo, Arigo di Giovanni Tedesco, monna Lisa di Domenico di Brettone, monna Antonia di Giuliano, monna Niccolosa del Barna, monna Maria, figlia di Nanni di Venzo, monna Pippa di Previcone». Nel registro non è indicato il luogo di nascita di Leonardo, che si ritiene comunemente essere la casa che la famiglia di ser Piero possedeva, insieme con un podere, ad Anchiano, dove la madre di Leonardo andrà ad abitare. Il battesimo avvenne nella vicina chiesa parrocchiale di Santa Croce, ma sia il padre sia la madre erano assenti, poiché non sposati. Per Piero si stavano preparando ben altre nozze, mentre per Caterina fu cercato, nel 1453, un marito che accettasse di buon grado la sua situazione "compromessa", trovando un contadino di Campo Zeppi, vicino a Vinci, tale Piero del Vacca da Vinci, detto l'Attaccabriga, forse anche mercenario come il fratello Andrea. Cfr. spec. Milena Magnano, Leonardo, collana I Geni dell'arte, Mondadori Arte, 2007.
  5. Kenneth Clark, Leonardo da Vinci, cit., p. 92.
  6. Heinrich Wolfflin, Classic Art, Phaidon Press, 1959, p. 27.
  7. Leonardo da Vinci: Libro di pittura, a cura di Carlo Pedretti e Carlo Vecce, Giunti, 1995.
  8. Martin Kemp, op. cit., pp. 117-118.
  9. L'origine esatta del manoscritto è ignota. Il volume nel 1626 era a Casteldurante nella biblioteca di Francesco Maria II Della Rovere, ultimo duca di Urbino; passò in seguito in eredità al Papato e nel 1631 fu trasferito ad Urbino, passando poi nella Biblioteca alessandrina e infine alla Biblioteca vaticana. Il testo del trattato è una ricostruzione postuma di annotazioni e teorie di Leonardo da Vinci su aspetti teorici e pratici della pittura. Secondo Luca Pacioli il trattato della pittura era già concluso nel 1498 («Hauendo gia con tutta diligentia al degno libro de pictura e mouimenti humani posto fine», da lettera del 9 febbraio 1498 in L. Pacioli, De divina proportione, 1509, p. 1.), ma non esistono versioni complete del testo di mano di Leonardo. Si suppone che l'autore della rielaborazione sia stato Francesco Melzi, che nel 1519 ereditò i manoscritti di Leonardo. Apparentemente una prima versione manoscritta circolava già nel 1542, come testimonia un acquisto fatto da Benvenuto Cellini ( Discorso di Benvenuto Cellini dell'architettura, in I codici manoscritti volgari della Libreria Naniana, 1776, p. 158.).