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Noli me tangere/Dodici fatti storici

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Indice del libro
Il Risorto di Lucas Cranach (1558)


I DODICI FATTI STORICI

Nell'esaminare la storicità di un evento specifico, è importante valutare prima il relativo fondamento storico. Nel caso della risurrezione, quasi tutti gli studiosi che considerano la materia, siano essi cristiani o scettici, sono d'accordo su dodici fatti chiave.[1] Dal momento che stiamo usando fatti storici su cui i critici sembrano concordare, valuteremo il perché questi studiosi credano in questi fatti.

I primi fondamentali otto

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Testa del Cristo, di Cigoli (Ludovico Cardi)

Gesù crocifisso

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La morte di Gesù per crocifissione è importante per la discussione della risurrezione, poiché se non c'è la morte, non ci può poi essere la risurrezione; la morte è un prerequisito della risurrezione.[2] Tra tutti i dati in esame, il fatto che Gesù sia morto in croce è uno dei meno contestati dagli studiosi.[3] Ci sono diversi motivi per cui gli studiosi non negano il fatto che Gesù sia morto per crocifissione.

In primo luogo, diverse fonti antiche, da resoconti sia cristiani sia non cristiani, registrano la morte di Gesù. Inoltre alcune fonti predatano gli scritti del Nuovo Testamento. Gli studiosi hanno notato che esistono alcuni primi passi credali nel Nuovo Testamento che predatano la composizione vera e propria del Nuovo Testamento. Il credo più rispettato del Nuovo Testamento riguardo alla morte di Gesù è 1 Cor. 15:3-7. Questo credo prepaolino è stato datato ai primi anni 30 d.C.[4] Ci sono più di dieci altri testi autorevoli che citano la morte di Gesù nel Nuovo Testamento.[5] Tutti e quattro i Vangeli parlano della morte di Gesù in croce.[6] Inoltre, Clemente di Roma, Ignazio e Giustino Martire sono tre fonti non canoniche che riportano la morte di Gesù.[7]

Ci sono anche più di dieci fonti non cristiane che riportano la morte di Gesù.[8] Lo storico romano Tacito (ca. 55-120 d.C.) scrisse verso l'anno 115 che "Chrestus... subì la pena estrema... per mano di uno dei nostri procuratori, Ponzio Pilato... "[9] Lo storico romano ed ebreo Flavio Giuseppe (ca. 38- 97 d.C.) scrisse intorno al 90 d.C. che "Ponzio Pilato [gli] causò [a Gesù] di essere crocifisso."[10]

Nel 52 d.C. Tallo scrisse, forse prima di Tacito e dei Vangeli, una storia del Mediterraneo orientale. Tuttavia da allora sono stati rinvenuti solo frammenti o citazioni; ma in una di tali citazioni del 221 d.C., Tallo implica che la morte di Gesù fosse connessa ad un'oscurità del mondo, un terremoto e un'eclisse.[11] Il Talmud, nella Mishnah, descrive la morte di Gesù, riportando: "egli [Gesù] fu appeso alla vigilia di Pesach."[12]

In secondo luogo, la crocifissione era una forma di esecuzione specificamente escogitata per uccidere le sue vittime lentamente e le probabilità che qualcuno sopravvivesse erano molto limitate.[13] Questo metodo era così brutale che persino Cicerone, che non era certo amico dei cristiani, scrisse come la crocifissione fosse "una punizione oltremodo crudele e ignominiosa".[14] Prima di una crocifissione, venivano tipicamente somministrate fustigazioni con una frusta corta, o flagellum (da cui "flagellazione"), che aveva diversi pezzi di cuoio legati insieme. Uncini di metallo e/o piccoli ossi affilati erano legati a ciascuna cinghia per tagliare la carne ad ogni colpo.[15] Ripetute frustate potevano provocare lo strappo della carne a brandelli, esponendo le vene, i muscoli e le viscere. Flavio Giuseppe ha riportato una flagellazione in cui le ossa della vittima erano "messe a nudo".[16] Questo trattamento iniziale poteva molto facilmente mandare le vittime in stato di shock ipovolemico a causa della grande quantità di sangue perduto.[17]

Dopo la flagellazione, la vittima veniva poi messa in croce. Il medico e ricercatore Alexander Metherell[18] afferma: "La crocifissione è essenzialmente un'agonizzante morte lenta causata da asfissia."[19] Per le vittime della crocifissione l'asfissia avviene perché i muscoli intercostali, pettorali e deltoidi sono dilatati e impediscono l'espirazione fintanto che rimangono in posizione sospesa. Per poter espirare, le vittime devono spingersi verso l'alto utilizzando i piedi, che sono trafitti da chiodi.[20] Pertanto, i soldati romani, che erano carnefici esperti, sapevano che la vittima sarebbe morta se lasciata in posizione sospesa per un periodo prolungato di tempo. Inoltre, esiste un solo resoconto di uno che sopravvisse alla crocifissione: Flavio Giuseppe riferisce che Tito Cesare avesse permesso che tre amici di Flavio venissero tirati giù dalla croce e assistiti medicalmente il meglio possibile, ma due di loro tuttavia morirono.[21] Pertanto, risulta evidente che anche coloro che venivano levati dalla croce ancora vivi e curati nel miglior modo possibile, avevano minime possibilità di sopravvivenza.

Il procedimento della crocifissione era escogitato per uccidere le sue vittime. Prima di iniziare tale procedimento, veniva somministrata anche la flagellazione per indebolire ulteriormente la vittima. I soldati romani erano esperti di esecuzioni e sapevano come fare il loro lavoro in modo efficace. In base a ciò, quindi, e al relativo metodo di esecuzione, possiamo ragionevolmente concludere che Gesù di fatto morì in croce.

In terzo luogo, un colpo mortale finale poteva essere somministrato dai carnefici, se necessario, per accelerare l'esecuzione.[22] Si riporta che Gesù venisse trafitto al fianco da un soldato (Giovanni 19:34). Ciò eliminerebbe quindi ogni dubbio per quanto riguarda la morte di Gesù.[23] Inoltre, esiste un'affermata opinione medica che asserisce Gesù sia stato trafitto al cuore ed il suo pericardio perforato.[24] Questo spiega perché una miscela di acqua e sangue sia stata registrata dopo la trafittura. Se il soldato avesse sentito un qualche tipo di respirazione o di risucchio dopo il colpo (fatto che poteva suggerire un polmone perforato), allora avrebbe subito capito che Gesù era ancora vivo e avrebbe sicuramente somministrato un altro colpo.

In quarto luogo, sicuramente i nemici di Gesù erano certi che fosse morto, altrimenti sarebbero stati i primi ad avvertire i soldati romani. Non possiamo ragionevolmente aspettarci che i nemici di Gesù l'avessero preso con la forza nelle prime ore del mattino, lo avessero consegnato a Pilato, richiesto che venisse crocifisso, per poi lasciare la possibilità che egli potesse sopravvivere.
Non è credibile.

Infine, sebbene le ragioni di cui sopra sono certamente sufficienti per credere che Gesù sia morto a causa della crocifissione, gran parte degli studiosi ritiene che Gesù sia morto sulla croce per la rinomata "Teoria della morte apparente" (o "Teoria dello svenimento") proposta da David Strauss, che faceva parte del movimento liberalistico tedesco.[25] Strauss sostiene in modo convincente che, se Gesù in qualche modo fosse sopravvissuto alla crocifissione, non avrebbe potuto convincere i seguaci che ora avesse un corpo risorto. Se Gesù non fosse morto, il suo corpo sarebbe stato emaciato pallido (per perdita di sangue), con lacerazioni multiple e lividi, incapace di camminare a causa dei chiodi e in disperato bisogno di un medico.[26] Inoltre, Gesù avrebbe poi dovuto spostare in qualche modo la grande pietra che chiudeva l'ingresso della tomba, immobilizzare i soldati romani a guardia della stessa e fare tutto ciò dopo essere stato precedentemente picchiati senza pietà e con chiodi conficcati in mani e piedi. Dopodiché, Gesù avrebbe dovuto camminare su tali piedi perforati per incontrare i discepoli e quindi in qualche modo convincerli di aver vinto la morte. Senza dubbio i discepoli avrebbero pensato che Gesù avesse un immediato bisogno di serie cure mediche, ben lungi dall'essere un Salvatore risorto. Un Gesù glorificato e risorto sarebbe totalmente diverso da uno che è solo e malamente sopravvissuto. Oltrettutto, questo non sarebbe certo il tipo di corpo da incoraggiare i discepoli a uscire dai nascondigli e proclamare con coraggio la sua risurrezione. L'accademico di Cambridge e Oxford N.T. Wright conclude: "I soldati romani sapevano come uccidere la gente, specialmente i re ribelli. Gli ebrei del primo secolo conoscevano la differenza tra un sopravvissuto e uno nuovamente in vita."[27] Dal 1879 in poi, questa analisi ha convinto molti studiosi che Gesù sia sicuramente morto sulla croce.[28]

La morte di Gesù è così ben attestata che anche i liberali non solo sono d'accordo coi dati, ma li difendono anche. La stragrande maggioranza degli studiosi oggigiorno non mettono più in discussione la morte di Gesù: John Dominc Crossan scrive: "Che fu crocifisso è sicuro quanto qualsiasi altro fatto storico."[29] Bart Erhman, che è alquanto critico riguardo agli scritti neotestamentari, ritiene che "l'elemento più certo della tradizione su Gesù è che egli fu crocifisso per ordine del prefetto romano della Giudea, Ponzio Pilato."[30]

Inumazione di Gesù

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La sepoltura di Gesù svolge un ruolo importante nei confronti della sua risurrezione. È un importante elemento di prova che conferma che il corpo di Gesù fu sepolto in un luogo specifico. Sebbene la sepoltura giochi quindi un ruolo importante, non è però necessaria ad una resurrezione. Una risurrezione si verifica quando una persona è morta e poi la si rivede più avanti in vita; in altre parole, ci può essere una risurrezione senza inumazione.[31] Inoltre, molte delle testimonianze che osserveremo riguardo alla sepoltura di Gesù si sovrappongono anche alle testimonianze della tomba vuota.

Prima di tutto, ci sono le prime attestazioni multiple del Nuovo Testamento e gli scritti non canonici che riportano la sepoltura di Gesù. I quattro Vangeli, gli Atti e Paolo registrano làinumazione di Gesù.[32] La prima tradizione che abbiamo è in forma confessionale da Paolo in 1 Corinzi 15:4.[33]. La sepoltura è parte del primo materiale premarciano che è generalmente considerato non controverso.[34] Uno dei motivi per cui gli studiosi credono che questo sia parte di una narrativa premarciana della passione è che la narrativa passionale di Marco scorre molto agevolmente in confronto al resto del suo Vangelo. Ciò, insieme ad altre ragioni, indica che la sepoltura di Gesù faceva parte del material della fonte originale di Marco.[35] Pertanto, con Marco come primo Vangelo, più i credi di 1 Corinzi 15 e Atti 13:28-31, ci sono molteplici resoconti primari dell'inumazione di Gesù.

Secondo, abbiamo l'attestazione ostile indiretta che la tomba di Gesù era vuota. Matteo, Giustino Martire e Tertulliano descrivono tutti la più antica polemica ebraica rivolta alla pretesa cristiana della risurrezione che confermerebbe effettivamente la tomba vuota.[36] Tutti e tre parlano di autorità ebraiche che sostengono che i discepoli avevano rubato il corpo di Gesù. Offrendo una spiegazione naturale per la tomba vuol dire che sapevano che la tomba era appunto vuota. Senza tomba vuota, non ci sarebbe stato motivo per le autorità ebraiche di dare una spiegazione per il suo essere vuota. Inoltre, questo è l'unico resoconto offerto dai primi oppositori per spiegare risurrezione e tomba vuota. Ciò è chiara indicazione che c'era una tomba, nota sia ai discepoli sia alle autorità, e che Gesù fu sepolto lì.

Terzo, Giuseppe di Arimatea — un membro del Sinedrio ebraico che condannò Gesù — e la storia della sepoltura sono altamente dubbi quali innovazioni cristiane. Esisteva ostilità tra i primi ebrei ed i primi cristiani. È improbabile che i primi cristiani avessero creato Giuseppe di Arimatea, un membro del Sinedrio, per dare a Gesù una sepoltura onorevole a meno che non lo avesse fatto davvero. Ciò è alquanto imbarazzante per i discepoli perché Gesù era il loro capo e dovevano essere loro a seppellirlo.[37] Inoltre, lo stesso Arimatea è di minima importanza storica o teologica; pertanto questa posizione non sembra avere alcun significato metaforico. Abbiamo quindi ottime ragioni per credere che la storia della sepoltura da parte di Giuseppe d'Arimatea sia un resoconto storico.

In quarto luogo, tutti e quattro i Vangeli riferiscono che alla tomba di Gesù erano presenti le donne, che sono le prime ad essere lì. Questa è una testimonianza imbarazzante per gli scrittori del Nuovo Testamento, dato l'alquanto basso valore della testimonianza delle donne nel Mediterraneo durante questo periodo. Per esempio, il Talmud considera la testimonianza di una donna uguale a quella dei ladri e dei malfattori.[38] Se gli evangelisti stavano aggiungendo una storia leggendaria o fittizia di sepoltura, allora avrebbero certamente eliminato la testimonianza delle donne e quantomeno posto i discepoli al luogo di sepoltura e alla tomba vuota. Le donne alla tomba dimostrano esattamente il tipo di materiale opposto a quello che vorremmo aspettarci se questo dovesse essere considerato uno sviluppo leggendario più successivo. Non c'è motivo di aggiungere o menzionare le donne alla tomba, a meno che non sia un dato di fatto.

In quinto luogo, la stessa storia della sepoltura non ha tracce di sviluppo leggendario perché è molto semplice in natura. Tuttavia alcuni scettici, come Ehrman, sostengono che questa storia della sepoltura sia una probabile leggenda perché il credo in 1 Cor. 15: 3-7 non menziona Giuseppe o le donne alla tomba.[39] Questa è un'obiezione interessante, ma il credo in 1 Cor. 15: 3-7 è un riassunto, o schema, della passione e semplificato in modo che possa essere facilmente ricordato e accuratamente ripetuto. Il riassunto del sermone in Atti 13: 28-31 è molto simile in natura in quanto registra solo la morte, la sepoltura, la resurrezione e l'apparizione di Gesù ad altri. Anche Atti 13: 28-31 non include Giuseppe o le donne, ma Luca lo fa. Indipendentemente da chi potrebbe essere l'autore di Luca e Atti, è comunque lo stesso autore che scrive i due volumi. È molto improbabile che l'autore abbia aggiunto materiale leggendario in Luca e poi l'abbia rimosso da Atti. I credi potrebbero essere semplificati al fine di fornire una migliore modalità di memorizzazione ai nuovi credenti per articolare la loro nuova fede.[40] Ciò potrebbe anche essere fatto in modo da dare una versione semplificata della passione. Un ulteriore problema sarebbe che questi credi menzionano anche la sepoltura. La parte della sepoltura sembra certificare che il corpo fu sepolto in un luogo specifico e una volta resuscitato, anche il corpo sparì.

Sesto, era una tradizione molto importante per gli ebrei seppellire i morti, e seppellire anche gli stranieri in viaggio.[41] Sebbene i romani preferissero che un criminale condannato rimanesse sulla croce, la legge funebre per gli ebrei richiedeva che si seppellissero i morti prima del tramonto.[42] Flavio Giuseppe afferma che gli ebrei veneravano la sepoltura ed era loro permesso di seppellire coloro che erano stati crocifissi.[43] Pilato era senza dubbio a conoscenza di questa tradizione. Lo studioso del Nuovo Testamento Craig Keener sostiene: "Se Pilato aveva accolto la richiesta di esecuzione, avrebbe sicuramente acconsentito anche alle sensibilità locali riguardo all'inumazione del cadavere".[44]

Settimo, le autorità ebraiche supervisionavano le esecuzioni fino al loro completamento. Nel caso di Gesù, è difficile credere che se ne sarebbero andati prematuramente. Possiamo ragionevolmente credere che avrebbero almeno visto Gesù prelevato dalla croce e portato al luogo di sepoltura.

Ottavo, non ci sono altre storie di sepoltura alternative. Se la storia della sepoltura fosse stata inventata o il prodotto di uno sviluppo narrativo leggendario, allora ci aspetteremmo di trovare almeno una storia alternativa. Pertanto, a causa del consenso dei resoconti di sepoltura e di nessun'altra storia alternativa, abbiamo un'ulteriore ragione per ritenere che il racconto sepolcrale sia credibile.

Diverse linee probatorie hanno indotto gli studiosi a credere alla storicità della sepoltura di Gesù.[45] Dale Allison concorda sul fatto che chiaramente la sepoltura di Gesù è ben attestata.[46] Raymond Brown conclude: "Mentre l'alta probabilità non è certezza, non c'è nulla nel racconto pre-evangelico basilare della sepoltura di Gesù da parte di Giuseppe che non possa essere considerato plausibilmente storico".[47]

La sua morte provoca lo smarrimento dei discepoli e la perdita di speranza

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La morte di Gesù fece perdere ai suoi discepoli la speranza che egli fosse il Messia e li fece disperare poiché lo avevano seguito per anni prima che fosse giustiziato. Innanzitutto, questa affermazione è presente in diversi testi del Nuovo Testamento.[48] Leggiamo che i discepoli "disertarono e fuggirono da Gesù", oltre a chiudersi in una stanza per nascondersi per paura degli ebrei.

Secondo, probabilmente la ragione più forte che gli studiosi hanno per attribuire ai discepoli di Gesù la perdita della speranza è che avevano dedicato le loro vite (e la vita dopo la morte) a Gesù per poi vederlo portato via con la forza e quindi giustiziato in modo tale da essere considerato una maledizione secondo la tradizione ebraica. I discepoli non avevano nessuna ragione razionale, prima della risurrezione, di aver speranza o una visione positiva della loro situazione corrente poiché colui nel quale avevano posto tutte le loro speranze era stato portato via e giustiziato violentemente.

Nella cultura ebraica, secondo Deuteronomio 21,23, "colui che è appeso è maledetto da Dio".[49] Non solo i discepoli si scoraggiarono perché credevano che il Messia di Israele fosse morto, erano anche scioccati perché era morto in modo tale da significare che fosse morto con una maledizione di Dio.

Terzo, i resoconti di Pietro e di altri che abbandonano e negano Gesù non è qualcosa che ci si aspetterebbe di leggere riguardo ai più stretti seguaci di Gesù. Ciò sarebbe sicuramente stato modificato se fosse stata una leggenda sviluppata più tardi. C'è da pensare che i discepoli si sarebbero messi sotto una luce migliore durante la morte di Gesù invece di fuggire. Il fatto che questi seguaci stretti di Gesù siano descritti che si nascondono e neghino Gesù e il tutto sia registrato nei Vangeli, aumenta ulteriormente la possibilità che i comportamenti siano radicati nella storia reale.

Quarto, ulteriori testimonianze imbarazzanti seguono la storia della sepoltura. Se i discepoli non avessero abbandonato Gesù, ci aspetteremmo che seppellissero Gesù. Nessuno dei primi discepoli di Gesù sono ritratti in una luce positiva riguardo alla storia della sepoltura, cosa che non succederebbe se questo resoconto fosse stato inventato. Invece, Giuseppe d'Arimatea è all'unanimità noto come portatore della salma di Gesù alla sepoltura.

Una combinazione di primi attestati multipli, l'atmosfera psicologica dei discepoli, la negazione e la diserzione dei discepoli e la mancanza di sepoltura da parte dei seguaci di Gesù, consentono agli storici di affermare con sicurezza che i discepoli avevano perso speranza e provato disperazione.

La tomba vuota

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Per approfondire, vedi Tomba vuota.

Prima di esaminare le prove della tomba vuota, è importante notare che la sola tomba vuota non equivale a una risurrezione.[50] La tomba vuota da sola non proverebbe che si sia verificata una risurrezione; potrebbero esserci altri motivi per una tomba vuota. Tuttavia, la tomba vuota aumenta la probabilità di una risurrezione fisica. Questi dati sono coerenti con una risurrezione e allo stesso tempo presentano problemi per molte ipotesi naturalistiche.[51]

Innanzitutto, ci sono attestazioni iniziali e multiple sulla tomba vuota. Sono menzionate in Marco, in M (il materiale alla base di Matteo), Giovanni e probabilmente L (il materiale alla base di Luca).[52] William Lane Craig, un esperto di resurrezione, ha sostenuto che Marco non è strettamente l'unica fonte per i resoconti di Matteo e di Luca riguardo alla sepoltura e alla tomba vuota.[53] Habermas scrive: "In effetti, gli studiosi pensano che nei Vangeli potrebbero esserci tre o quattro tradizioni indipendenti, il che aumenta molto la possibilità che i rapporti siano sia antichi che storici."[54]

I Vangeli sono buone documentazioni iniziali, ma non sono le nostre uniche fonti di supporto per la tomba vuota. Atti 13,28-31;36-37 evidenzia la tomba vuota.[55] Ancora più rispettato è il testo di 1 Cor. 15,3-7 che implica una tomba vuota. Tuttavia, gli scettici potrebbero non accettare questi testi perché non si riferiscono direttamente alla tomba vuota. Come abbiamo visto nel caso della sepoltura di Gesù, gli autori, invece di riferirsi direttamente alla tomba vuota, danno entrambi un resoconto e un'asserzione che egli fosse risorto e visto da altri. Luca menziona la tomba vuota nel suo Vangelo, ma poi la omette da questo testo in Atti. È dubbio comunque che abbia semplicemente omesso o dimenticato la tomba vuota, dato che è chiaramente implicito nel breve contesto di Atti e parimenti nella lettera di Paolo.[56] Nel descrivere una ragione per cui la tomba vuota non viene citata in questi testi, Michael Licona commenta: "È come quando si dice che un bambino è morto di sindrome della morte improvvisa infantile. Nessuno parla della culla vuota, è chiaramente implicita".[57] Inoltre, come accennato in precedenza, la tomba vuota di per sé non equivale alla risurrezione.

In secondo luogo, uno dei motivi più comuni forniti per una tomba vuota è che si narra che le donne siano le prime a trovarla vuota.[58] Come discusso in merito alla sepoltura di Gesù, il fatto che siano le donne a trovare la tomba vuota aumenta significativamente la storicità di questo evento. Ancora una volta, la testimonianza delle donne non sarebbe considerata degna di fiducia se non fosse l'unica fonte disponibile.[59] Il motivo più probabile per cui le donne vengono citate come coloro che per prime trovano la tomba vuota, mentre i discepoli se la sono squagliata abbandonando Gesù, deve essere che questo è proprio ciò che è accaduto, perché altrimenti includerle in questo lasso di tempo avrebbe danneggiato la credibilità degli autori: non c'erano alternative, non c'erano altri testimoni di sesso maschile, le donne come testimoni erano le sole disponibili sebbene in questo periodo di tempo e cultura includerle sarebbe stato controintuitivo. Craig Keener afferma: "La testimonianza delle donne alla tomba è molto probabilmente storica, proprio perché era così offensiva per la cultura del tempo — non è proprio il tipo di testimonianza che uno si inventerebbe".[60] Lo storico ebreo Géza Vermes reputa che le donne che trovano la tomba vuota sia "l'unica conclusione accettabile per lo storico".[61]

Terzo, l'ubicazione a Gerusalemme della morte, sepoltura e susseguente risurrezione secondo le affermazioni fatte dai discepoli, attestano fortemente una tomba vuota.[62] Sul fattore Gerusalemme Craig commenta giustamente "il fatto che la comunità cristiana, fondata sulla fede nella risurrezione di Gesù, potesse venire alla luce e prosperare nella stessa città in cui fu giustiziato e sepolto, sembra essere una prova convincente per la storicità della tomba vuota ”.[63] Habermas descrive il problema che confronta il cristianesimo primitivo:

« Ma è proprio per il fatto che la tomba di Gesù fosse situata nelle vicinanze che avremmo un grave problema se non fosse vuota. A meno che la tomba di Gesù non fosse stata occupata, la predicazione paleocristiana sarebbe stata smentita sul posto. Come si poteva predicare che Gesù fosse risuscitato dai morti se quel messaggio veniva subito e palesemente smentito dal suo corpo in decomposizione? L'esposizione del cadavere distruggeva il messaggio e sarebbe stata una facile confutazione del cristianesimo prima ancora che prendesse quota. Pertanto, Gerusalemme sarebbe stata l'ultimo posto in cui gli insegnamenti dei primi cristiani avrebbero ottenuto supporto se la tomba di Gesù non fosse stata vuota. Una passeggiata domenicale alla tomba avrebbe risolto la faccenda in un modo o nell'altro.[64] »

Habermas affronta giustamente tre questioni critiche riguardanti la posizione della tomba. La tomba era in una posizione vicina ben nota e facilmente verificabile. Innanzitutto, non è una situazione in cui i discepoli, gli ebrei, i romani o altri interessati avrebbero dovuto viaggiare una grande distanza per verificarla; né era in una qualche località mitica introvabile. Era un posto locale, raggiungibile a tutti per verificare. Poi, i discepoli avrebbero potuto facilmente fare un'affermazione più difficile verificare, invece rivendicavano una resurrezione fisica e una tomba era vuota. Tutti ciò che ebrei e romani avrebbero dovuto fare per respingere le prime affermazioni cristiane sarebbe stato semplicemente di presentare la salma. Tuttavia, fanno esattamente il contrario e affermano che i discepoli hanno rubato il corpo. Terzo, le autorità ebraiche non produssero un corpo, ma sostennero invece che i discepoli lo avevano. Bastava anche solo un cadavere in decomposizione nella tomba come prova contro l'affermazione dei discepoli; sarebbe stato sicuramente più convincente che affermare che i discepoli avevano rubato il corpo, poiché un corpo rubato implica una tomba vuota. I discepoli non avrebbero mai creduto nella risurrezione di Gesù se avessero visto il suo cadavere nella tomba.

Pertanto, la collocazione della tomba a Gerusalemme fornisce prova di una tomba vuota. Le autorità ebraiche erano nella posizione migliore per confutare i discepoli e avevano un forte motivo per farlo. Le autorità avevano avuto l'opportunità di indagare sulla tomba in questione e di agire come controllori delle affermazioni fatte dai primi cristiani. Tuttavia, nonostante il loro movente ed il luogo ideale per esporre i discepoli come truffatori, l'unica affermazione che fecero fu che i discepoli avevano rubato il corpo, il che supporta la tomba vuota.

In quarto luogo, l'attestazione ostile della tomba vuota da parte delle autorità ebraiche è riportata da fonti antiche. Matteo è la nostra prima fonte in cui si registrano le autorità ebraiche che ammettono una tomba vuota. Matteo 28,11-15 descrive come le autorità ebraiche avessero tentato di screditare i primi discepoli affermando che avessero rubato il corpo. Tuttavia, se i discepoli avevano rubato il corpo come sostenuto dalle autorità ebraiche, allora ne consegue che la tomba sarebbe stata vuota. Questa prima polemica contro i discepoli presuppone una tomba vuota per la quale le autorità ebraiche cercavano una spiegazione.[65] Sarebbe stato impossibile accusare i discepoli di aver rubato il corpo di Gesù a meno che la tomba non fosse stata davvero vuota. Anche Giustino Martire e Tertulliano menzionano che le autorità ebraiche affermavano che i discepoli avessero rubato il corpo, il che presuppone una tomba vuota.[66]

Quinto, la risurrezione era una cognizione fisica. N. T. Wright ha scritto un lungo volume, oltre 700 pagine, in cui sostiene che il significato della risurrezione nelle culture pagane, ebraiche e cristiane significasse una resurrezione fisica e corporale.[67] Wright afferma che sebbene la tomba vuota non sia inclusa nel credo di 1 Cor. 15:3-7, la sepoltura di Gesù inclusa in 1 Corinzi è importante per almeno due motivi:

« ...primo, per certificare che Gesù era veramente morto... secondo, per indicare che quando Paolo parla di risurrezione nella frase successiva, si deve presumere, come avrebbe presupposto chiunque racconti o ascolti una storia di qualcuno che è stato risuscitato dai morti nel mondo pagano o in quello ebraico, che ciò si riferiva al fatto che il corpo veniva elevato a nuova vita, lasciando dietro di sé una tomba vuota.[68] »

Pertanto, possiamo concludere che se un pagano o un ebreo avessero ascoltato la storia della risurrezione di Gesù, avrebbero saputo che significava una risurrezione fisica e corporale. I termini anastasi ed egeiro, e i loro affini, significavano una risurrezione fisica e corporea.[69] Wright afferma: "Fino al cristianesimo del secondo secolo, il linguaggio della "risurrezione" era stato reputato da pagani, ebrei e cristiani come una sorta di ritorno alla vita fisica e mondana."[70] Keener concorda: "...la risurrezione corporea era un'idea ebraica palestinese". L'importanza di ciò è che avrebbe dovuto implicare una tomba vuota.[71]

Sesto, la tomba di Gesù non fu venerata come santuario. Al tempo di Gesù era importante onorare le tombe di martiri, profeti e altri ebrei. Il significato della tomba era che i resti dell'ebreo erano ancora al suo interno e che conferivano al sito un valore religioso.[72] Tuttavia, come James D.G. Dunn sottolinea, "... non vi è alcuna prova per i cristiani che il luogo in cui Gesù era stato sepolto avesse un significato speciale".[73] Dunn conclude quindi che questo strano silenzio, nonostante la pratica della venerazione delle tombe, ha solo una spiegazione ovvia: i primi cristiani non consideravano la tomba di Gesù importante perché non conteneva i resti terreni di Gesù. Pertanto, la tomba non fu venerata, né divenne un luogo di pellegrinaggio, perché la tomba era vuota.[74]

Settimo, l'affidabilità della storia della sepoltura supporta la tomba vuota. Come abbiamo visto in merito all'affidabilità della storia della sepoltura, abbiamo anche forti ragioni per credere nell'affidabilità dei resoconti della tomba vuota. L'affidabilità della storia della sepoltura ci informa che la posizione del luogo di sepoltura era nota. Nel controllare la tomba, i discepoli non avrebbero creduto in un Gesù risorto se il suo corpo fosse giaciuto lì. Il problema per coloro che desiderano negare la tomba vuota è che sono poi costretti a negare il resoconto della sepoltura. Tuttavia, come abbiamo visto, la storia della sepoltura è ampiamente accettata dagli studiosi critici.[75]

Ottavo, il racconto della tomba vuota è semplice e privo di uno sviluppo leggendario rispetto agli scritti apocrifi come il Vangelo di Pietro. Troviamo una relazione sorprendentemente semplice e non abbellita, in particolare per quanto riguarda il racconto di Marco sulla tomba vuota.[76] Inoltre, lo stile di comunicazione dei "Tre Giorni" non si trova nelle narrazioni della tomba vuota.[77] Lo stile del "terzo giorno" è usato per la risurrezione perché l'Antico Testamento usa questo tipo di fraseologia quando si riferisce alle azioni di Dio. Tuttavia, troviamo l'espressione "il primo giorno della settimana", che è considerata un'espressione precedente rispetto alla descrizione del "terzo giorno". Inoltre, "il primo giorno della settimana" ci informa del giorno in cui le donne hanno scoperto la tomba. Pertanto, ci sono due diverse descrizioni che si riferiscono alla domenica di Pasqua, uno stile "terzo giorno" o uno stile "primo giorno della settimana". Craig sostiene che, dal momento che il referente "al terzo giorno" può essere fatto risalire a circa cinque anni dopo la morte di Gesù, la descrizione del "primo giorno della settimana" può essere considerata ancora precedente.[78] Nella narrazione della passione fatta da Marco abbiamo un riferimento alla tomba vuota molto precedente.

Sebbene una tomba vuota da sola non significhi di per sé una resurrezione, rafforza comunque il caso della risurrezione. Possiamo aver fiducia nella tomba vuota quale parte dei nostri dati storici. È per questi motivi, insieme ad altri, che diversi critici concordano.[79] Jacob Kremer, uno specialista austriaco della risurrezione, scrive che "di gran lunga la maggior parte degli studiosi sostiene fermamente l'affidabilità delle dichiarazioni bibliche riguardanti la tomba vuota."[80] Maier conclude:

« Di conseguenza, se tutte le prove sono ponderate con cura e in modo equo, è effettivamente giustificabile, secondo i canoni della ricerca storica, concludere che il sepolcro di Giuseppe d'Arimatea, in cui fu sepolto Gesù, era in realtà vuoto la mattina della prima Pasqua.[81] »

Michael Grant dell'Università di Edimburgo scrive: "...se applichiamo lo stesso tipo di criteri che applicheremmo a qualsiasi altra antica fonte letteraria, allora l'evidenza è abbastanza solida e plausibile da rendere necessaria la conclusione che la tomba sia stata effettivamente trovata vuota".[82] Wright finisce col dire che la tomba vuota è una conclusione che lo storico deve trarre.[83] Keener scrive: "Sebbene il cadavere rimasto nella tomba avrebbe facilmente confutato pubblicamente una rivendicazione di risurrezione, se le autorità fossero state in grado di produrlo, una tomba vuota da sola non sarebbe autoesplicativa."[84]

I discepoli hanno esperienze reali che ritengono essere apparizioni effettive di Gesù risorto

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Riguardo alle esperienze dei discepoli, Ehrman scrive:

« Gli storici, ovviamente, non hanno alcuna difficoltà a parlare della credenza nella risurrezione di Gesù, dal momento che si tratta di una questione di dominio pubblico. Poiché è un fatto storico che alcuni seguaci di Gesù arrivarono a credere che fosse stato risuscitato dai morti subito dopo la sua esecuzione.[85] »

Gli studiosi riconoscono ampiamente che i discepoli ebbero queste esperienze per diversi motivi ed esamineremo quindi brevemente alcuni dei motivi per cui gli studiosi sono giunti a questa conclusione.

Innanzitutto, ci sono diverse fonti antiche e indipendenti in cui troviamo i discepoli che sostengono che Gesù era risorto dai morti. Viene documentato in tutti e quattro i Vangeli. Viene anche registrato nei riassunti delle prediche di Atti.[86] Il credo molto antico, che Paolo ricevette da una fonte precedente, in 1 Cor. 15:3-7 riporta Pietro, i dodici discepoli, 500 testimoni, Giacomo e, infine, Paolo stesso si aggiunge a tale lista di coloro che furono testimoni di Gesù risorto. Inoltre, Paolo fece almeno due viaggi a Gerusalemme, secondo Gal. 1-2, in cui intervistò i discepoli in merito al Vangelo e in seguito scrive in 1 Cor. 15:11 che essi predicavano lo stesso Vangelo. Paul voleva essere sicuro di non svolgere la sua missione invano, nel caso non ci fosse stata la risurrezione. Pertanto, Paolo senza dubbio discusse la risurrezione di Gesù con questi discepoli.

Abbiamo affermazioni cristiane dai primi scritti della chiesa.[87] Clemente di Roma, che scrisse intorno al 95 d.C., si riferisce alla loro fede nella sua lettera ai Corinzi.[88] Anche Policarpo, intorno al 110 d.C., si riferisce alla risurrezione e alle credenze dei discepoli.[89] Sia Clemente di Roma che Policarpo sono contemporanei dei discepoli ed entrambi sembra li conoscessero.[90]

Ci sono anche notizie da fonti non cristiane. Flavio Giuseppe riferisce che coloro che amavano Gesù l'avevano visto di nuovo vivo.[91] Questo testo ha alcune aree di contestazione, ma il contenuto di questo brano è generalmente riconosciuto come autentico. Tuttavia, per coloro che potrebbero contestare questo controverso passaggio, possiamo comunque rimandare a un testo di Agapius. Questo testo aramaico è molto simile al Testimonium di Flavio Giuseppe e contiene un rapporto secondo cui i discepoli avevano visto Gesù dopo la Sua crocifissione.[92]

Secondo, Giacomo, che in precedenza era uno scettico, si era convertito dopo aver visto Gesù risorto. Giacomo viene menzionato come scettico in più di un'occasione.[93] Tuttavia, avendo visto Gesù dopo la crocifissione, era diventato un credente audace che alla fine sarebbe stato martirizzato.

Terzo, Paolo, che in precedenza aveva perseguitato i cristiani secondo 1 Cor. 15:9, si era poi convertito come risultato diretto di un'esperienza con Gesù risorto, in 1 Cor. 15:8. Inoltre, Paolo riporta che anche i discepoli predicavano la risurrezione di Gesù in 1 Cor. 15:11 e 15.

Quarto, rispetto ai movimenti precedenti, spicca quello cristiano. Altri movimenti si erano precedentemente spenti con la morte del proprio leader. Gamaliel in Atti Acts 5:34-40 menziona esattamente questa tendenza storica di porre fine alle rivoluzioni uccidendone i leader. Wright sostiene che Gesù non aveva fatto ciò che i Messia dovevano fare, ovvero morire (anzi, morire una morte maledetta appesi a un albero), né aveva fatto altre cose attese dal Messia.[94] Eppure, i discepoli lo avevano rivendicato come tale, perché? Nessuno aveva mai detto cose del genere su precedenti movimenti falliti, come quello di Giuda il Galileo (6 d.C.), di Simone bar-Giora (70 d.C.), di Bar Kochba (135 d.C.). Che cosa accadde in realtà dopo la morte di questi cosiddetti Messia? I seguaci se ne andarono a cercare un nuovo Messia. Ci deve essere un motivo per cui i primi cristiani furono diversi, come conclude Wright:

« Il fatto che i primi cristiani non lo fecero, ma continuarono, contro tutti i precedenti, a considerare Gesù stesso come il Messia, nonostante eccezionali candidati alternativi come il giusto, devoto e rispettato Giacomo, fratello di Gesù, è un fatto che richiede una spiegazione.[95] »

Quinto, la trasformazione dei discepoli mostra la sincerità della loro convinzione di aver visto un Gesù risorto. I discepoli si erano nascosti e Pietro aveva perfino negato di conoscere Gesù tre volte, ma si erano in seguito trasformati in audaci proclamatori di Gesù risorto. Questo dimostra perlomeno che i discepoli credevano davvero di aver visto Gesù risorto, fino al punto di essere disposti a soffrire e morire.

Sesto, la convinzione che Gesù risuscitò dai morti e che il movimento cristiano ebbe origine in un punto specifico della storia. La chiesa paleocristiana rivendica la responsabilità di questi insegnamenti e il mantenimento della loro purezza. Tertulliano scrisse intorno al 200 d.C. descrivendo come la chiesa avesse mantenuto i veri insegnamenti dei discepoli e come gli eretici non lo facessero.[96] Tertulliano lancia inoltre una sfida ad altri di fornire prove d'autenticità per i loro insegnamenti. Cita che solo i cristiani avevano un elenco preciso delle successioni dei vescovi che comprovava il loro discendere dai discepoli originali. Inoltre, per la chiesa primitiva era importante mantenere gli insegnamenti degli apostoli.

Settimo, la capacità dei discepoli di concepire un Messia risorto è problematica. L'idea ebraica di risurrezione era un evento che doveva accadere in futuro. Ci si aspettava che ci sarebbe stata una resurrezione generale di tutti allo stesso tempo e non che una persona sarebbe risorta prima degli altri. Vermes scrive: "Ma soprattutto... né loro né nessun altro si aspettavano una risurrezione".[97]

Il fatto che i discepoli abbiano avuto esperienze reali che credevano fossero apparizioni letterali di Gesù risorto è ben stabilito. Keener scrive: "Questi discepoli credevano chiaramente che Gesù fosse risorto; e non solo, ma che l'avevano visto vivo."[98] L'eminente E. P. Sanders scrive: "Che i seguaci di Gesù (e in seguito Paolo) abbiano avuto esperienze di risurrezione è, a mio giudizio, un dato di fatto".[99] Norman Perrin dell'Università di Chicago scrive: "Più studiamo la tradizione riguardo alle apparizioni, più solida si fa la roccia inizia su cui si basano".[100] Gli argomenti presentati hanno portato questi studiosi alla conclusione che i discepoli ebbero esperienze che credevano fossero di Gesù risorto.

I discepoli sono trasformati e disposti a soffrire e morire per fede

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I discepoli erano disposti a soffrire e/o morire per la loro fede nella risurrezione di Gesù, indicando la sincerità delle loro esperienze. Prima di continuare coi rispettivi motivi, dobbiamo rendere molto chiaro un aspetto della persecuzione degli apostoli. Molte persone oggi (cristiane, musulmane, indù, ecc.) muoiono per le loro convinzioni e ciò dimostra la loro sincerità in tali credenze.

Tuttavia, ciò non significa che queste stesse credenze siano vere. Ma la situazione dei discepoli è notevolmente diversa dalle persone oggi che muoiono per le loro credenze religiose. I discepoli furono coloro che affermarono di aver visto Gesù vivo personalmente. Mentre altre persone oggi possono morire per ciò che credono verità, i discepoli soffrirono e/o morirono per ciò che sapevano essere o vero o falso. Ciò significa che i discepoli erano sinceri nelle loro esperienze di Gesù risorto, fino al punto di morire per tali convinzioni. Inoltre, queste esperienze di Gesù avevano trasformato i discepoli da paurosi nascosti a coraggiosi proclamatori che sembravano indifferenti alla morte.

La risurrezione fornisce la migliore risposta alla domanda degli storici: cosa ha causato questa trasformazione? Sarà ora indispensabile esaminare alcune delle prove che abbiamo per credere che i discepoli fossero, in effetti, disposti a soffrire e/o morire per la loro fede in un Gesù risorto. Innanzitutto, ci sono molteplici attestati indipendenti di discepoli che subiscono persecuzioni. Il libro degli Atti fornisce numerosi esempi e registra la risurrezione come messaggio centrale. In Atti 4 troviamo che la risurrezione viene proclamata e che Pietro e Giovanni sono imprigionati; in Atti 5 gli apostoli vengono arrestati, imprigionati e frustati, e Atti 12 registra il martirio di Giacomo, fratello di Giovanni, e un altro imprigionamento di Pietro.[101] Abbiamo anche rapporti secondo cui Giovanni aveva subito persecuzioni e alla fine fu esiliato a Patmos, secondo Apocalisse 1:9.

Il già antagonista Paolo racconta in dettaglio la sua persecuzione dopo essere diventato cristiano. In 2 Cor. 11:24-27 Paolo ci fornisce un elenco di persecuzioni subite personalmente. Paolo riporta in 2 Cor. 11:25 che solo alcune delle persecuzioni subite consistevano nell'essere stato frustato quaranta sferzate meno una, e in altre tre occasioni fu picchiato con verghe e lapidato (registrato in Atti 14:19). Inoltre, Paolo ammette di aver perseguitato i cristiani stessi prima della sua conversione.[102]

Clemente di Roma menziona la persecuzione e il martirio di Pietro e Paolo. Clemente scrive: "Pietro, per ingiusta invidia, non sopportò uno o due travagli, ma numerosi e quando alla fine ebbe subito il martirio, se ne andò nel luogo di gloria a lui docuto... Anche Paolo ottenne la ricompensa della sua paziente sopportazione... e subì il martirio sotto i prefetti".[103] Questo riferimento alla sofferenza e alla morte di Pietro e Paolo viene registrato verso il 95 d.C. Flavio Giuseppe ci fornisce persino il martirio del fratello di Gesù. Giacomo, che era uno scettico fino a quando non ebbe visto Gesù risorto, secondo quanto riferito fu lapidato dai giudici convocati da Albinus.[104]

In secondo luogo, Pietro si era trasformato dal negare persino di conoscere Gesù fino a diventare un suo audace seguace e martire. La negazione di Pietro è menzionata in tutti e quattro i Vangeli ed è un'ammissione imbarazzante per la chiesa primitiva perché uno dei suoi leader più importanti aveva negato Gesù più volte prima della crocifissione. Tuttavia, qualcosa successe a Pietro che lo portò a cambiare dalla paura di perdere la vita, a diventare un coraggioso proclamatore e disposto a soffrire e morire.

Terzo, i discepoli furono trasformati in audaci proclamatori che disprezzavano persino la morte. Paolo schernisce energicamente la morte in 1 Cor. 15:55 scrivendo: "Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione?" Paolo schernisce la morte e ciò che ha causato alla storia umana alla luce della speranza di risurrezione. Gesù, per Paolo, ha conquistato la tomba e invertito gli effetti della morte e Gesù è il primo frutto di questa inversione.

Con l'annuncio e la speranza di un futuro corpo risorto, Paolo non fu il solo a diventare coraggioso nonostante il dolore e la morte. Gli altri discepoli ebbero un pari disprezzo della morte. Ignazio di Antiochia scrisse, intorno al 110 d.C., che "per questo motivo [di aver visto Gesù risorto] anche loro [i discepoli] disprezzarono la morte".[105] Origene, qualche decennio dopo, scrive proprio sul fatto che i discepoli non avrebbero disprezzato la morte se in realtà non avessero constatato il Gesù risorto.[106] È improbabile che i discepoli sarebbero stati così audaci riguardo alla sofferenza o alla morte a causa della loro predicazione, a meno che non avessero avuto una vera esperienza che credevano fosse il Gesù risorto.[107]

Studiosi critici concordano sul fatto che i discepoli abbiano subito una trasformazione dopo quella che credevano essere un'esperienza di Gesù risorto. Ehrman sostiene che almeno Pietro, Paolo e forse Giacomo furono martirizzati per la loro fede.[108] E. P. Sanders conclude che la possibilità che i discepoli abbiano commesso una frode deliberata non è un'opzione praticabile perché "Molte delle persone in queste liste [di testimoni] passarono il resto della vita proclamando di aver visto il Signore risorto, e molti di loro sarebbero morti per la loro causa".[109] Larry Hurtado già professore dell'Università di Edimburgo e membro della Royal Society di Edimburgo commenta: "In breve, da un punto sorprendentemente precoce dopo la sua morte, i seguaci di Gesù erano... a un livello di devozione che superava di gran lunga la loro precedente e impressionante devozione a Gesù stesso durante la sua vita."[110] Habermas conclude: "Praticamente nessuno, amico o nemico, credente o critico, nega che furono le loro convinzioni di aver visto Gesù risorto che causò le trasformazioni radicali dei discepoli. Furono disposti a morire specificamente per la loro fede nella risurrezione".[111]

Giacomo, fratello scettico di Gesù, è convertito quando crede di vedere Gesù risorto

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Uno dei fatti più interessanti riguardanti Gesù e la risurrezione è che il fratello di Gesù, Giacomo, fosse scettico riguardo a Gesù. Tuttavia, Giacomo sarebbe alla fine divenuto il capo della chiesa di Gerusalemme e in seguito avrebbe subito il martirio. Ciò costituirebbe una forte prova della risurrezione perché abbiamo Giacomo scettico durante la vita di Gesù, che poi si converte al cristianesimo e alla fine viene martirizzato.

Innanzitutto, i fratelli di Gesù, incluso Giacomo, sono considerati scettici dalle prime e molteplici fonti, come Marco 3:21;6:2-4,6 e in Giovanni 7:5.[112] Queste fonti indicano che i fratelli di Gesù non credettero a Gesù durante il suo ministero in vita. Lo scettico Gerd Ludemann concorda sul fatto che "Giacomo non ebbe legami religiosi con suo fratello durante la vita di Gesù".[113]

In secondo luogo, lo scetticismo di Giacomo in Marco e Giovanni ha una grande affidabilità storica perché sarebbe imbarazzante per questi scrittori del Vangelo ammettere che il fratello di Gesù fosse rimasto scettico riguardo alle sue affermazioni. Ciò avrebbe dimostrato un imbarazzante difetto del capo della chiesa di Gerusalemme. Queste dichiarazioni avrebbero potuto offendere Giacomo e la chiesa di Gerusalemme da quando ne era il capo, a meno che non fosse stato scettico riguardo a Gesù prima delle sue apparizioni. Habermas conclude: "Per essere ricordata per molti decenni, l'incredulità di James fu probabilmente piuttosto convinta".[114]

Terzo, Giacomo è citato da Paolo di aver visto Gesù risorto nel primissimo credo citato in 1 Cor. 15:3-7: "Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli". Questa prova è così forte che ha portato Ludemann a scrivere: "A causa di 1 Cor. 15:7 è certo che Giacomo "vide" suo fratello".[115] Paolo ebbe accesso diretto a Giacomo e parlò con lui riguardo al Vangelo in almeno due occasioni separate in Galati 1-2.

Quarto, il ruolo principale di Giacomo nella chiesa di Gerusalemme sin dall'inizio è significativo.[116] Deve essere accaduto qualcosa di drammatico perché Giacomo potesse passare dallo scetticismo durante la vita di Gesù a leader della chiesa primitiva. Inoltre, Giacomo viene registrato tra i discepoli, in Atti 1:14, subito dopo le apparizioni della risurrezione.

Quinto, Giacomo subì una tale conversione che fu poi disposto a soffrire e morire per la sua fede cristiana. Abbiamo fonti cristiane e non cristiane che descrivono la morte di Giacomo. La fonte non cristiana proviene da Flavio Giuseppe. Nelle sue Antichità Giacomo viene riportato come "il fratello di Gesù che era chiamato il Cristo... [fu] consegnato per essere lapidato".[117] Egesippo, uno storico della chiesa che scrisse verso il 165-175 d.C., registra un resoconto simile, secondo cui Giacomo fu lapidato.[118] Più tardi lo storico della chiesa, Eusebio, cita Flavio Giuseppe, Egesippo e Clemente di Alessandria riguardo al martirio di Giacomo.[119]

Sesto, il martirio di Giacomo elimina la possibilità che Giacomo abbia affermato di aver visto Gesù risorto per diventare il capo della chiesa di Gerusalemme. Se così fosse stato, si sarebbe sicuramente ritirato di fronte alla morte. Il martirio non è qualcosa che coloro che hanno interessi lucrativi personali sperano di ottenere. Perdere la vita per affermare Cristo non è ciò che ci si aspetterebbe da uno che cerca vantaggi e tornaconti egoistici.

Questi motivi molto evidenti aiutano a spiegare perché così tanti studiosi critici siano giunti a concordare sul fatto che Giacomo, il fratello scettico di Gesù, si convertì dopo aver creduto di aver visto Gesù risorto. Le prove sono così convincenti che il rinomato biblista Reginald H. Fuller scrive: "Si potrebbe dire che se non ci fosse traccia di un'apparizione al Giacomo, fratello del Signore nel Nuovo Testamento, dovremmo inventarne una per rendere conto della sua conversione post-risurrezione e del suo rapido progredire [nel movimento cristiano]."[120]

Giacomo presenta agli storici una figura molto importante e interessante della chiesa primitiva. Era il fratello di Gesù, eppure non credeva che Gesù fosse il Messia durante la vita di Gesù stesso. Tuttavia, per qualche motivo, dopo la morte di Gesù, Giacomo divenne un seguace devoto e un leader della chiesa paleocristiana. Inoltre, non fu solo una chiesa qualsiasi, ma la chiesa di Gerusalemme. Subì poi il martirio per la sua fede in Gesù risorto. John Shelby Spong descrive la situazione: "Possiamo essere certi del fatto che i fratelli di Gesù non furono inizialmente colpiti, non furono seguaci di Gesù durante la sua vita... Ma successe qualcosa... Guardate Giacomo prima di Pasqua. Guardate Giacomo dopo Pasqua. Cosa provocò un cambiamento così drammatico?"[121]

Paolo, famoso persecutore della Chiesa, si converte credendo di aver veduto Gesù risorto

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Per approfondire, vedi Conversione di Paolo e Paolo e il giudaismo.

La conversione di Paul deve essere distinta dalla conversione di Giacomo, perché Giacomo era solo scettico, ma Paolo era stato un persecutore della chiesa primitiva. Assistette e sanzionò la persecuzione dei cristiani. Non fu soltanto scettico riguardo a Gesù e all'affermazione dell'apostolo che Gesù era risuscitato, ma Paolo pensò anche che dovevano essere fermati a tutti i costi. Tuttavia, gli successe qualcosa di drammatico mentre si recava a Damasco. Affermò di aver avuto un incontro con Gesù risorto. Inoltre, questa trasformazione lo cambiò da uno che perseguitava la chiesa cristiana a missionario della chiesa, nonostante venisse poi egli stesso perseguitato e infine martirizzato. L'importanza della vita e del contributo di Paolo alla chiesa non può essere sottovalutata e porta Ehrman a scrivere: "Paolo è stato senza dubbio il convertito più importante nella storia della religione cristiana".[122]

Gli studiosi credono nella conversione di Paolo per diversi motivi. In primo luogo, i resoconti di Paolo forniscono una testimonianza precoce e oculare della sua esperienza con Gesù. Ciò è praticamente accettato da tutti gli studiosi biblici; anche il più scettico accetta Paolo come testimone oculare. Ad esempio, Michael Martin, autore di The Case Against Christianity, scrive: "Tuttavia, abbiamo solo un resoconto di testimone oculare contemporaneo circa un'apparizione post-risurrezione di Gesù, cioè quella di Paolo".[123]

Secondo, vi è una testimonianza oculare di Paolo in cui ammette il suo passato di persecutore della chiesa primitiva in tre opere separate che sono considerate indiscutibilmente paoline.[124] La persecuzione svolta da Paolo è confermata anche dai riferimenti di Luca alla persecuzione di Paolo in Atti.[125] In tutte le prime testimonianze oculari di Paul e nel racconto di Luca abbiamo molteplici attestazioni sull'attività persecutoria di Paolo.

Terzo, la testimonianza di Paolo ci fornisce nemici testimoninanze sovrapposte di inimicizia di disagio. Paolo fu nemico della chiesa fino a quando dichiarò di aver visto Gesù risorto, ma fu poi anche imbarazzante per lui, come precedente nemico, sottomettersi a coloro che inizialmente perseguitava, come appare in Galati 1-2:

« Vi dichiaro dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è modellato sull'uomo; infatti io non l'ho ricevuto né l'ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo. Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo, come io perseguitassi fieramente la Chiesa di Dio e la devastassi, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com'ero nel sostenere le tradizioni dei padri. Ma quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa [Pietro], e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. In ciò che vi scrivo, io attesto davanti a Dio che non mentisco. Quindi andai nelle regioni della Siria e della Cilicia. Ma ero sconosciuto personalmente alle Chiese della Giudea che sono in Cristo; soltanto avevano sentito dire: "Colui che una volta ci perseguitava, va ora annunziando la fede che un tempo voleva distruggere". »

Inoltre, potremmo aspettarci che Paolo tralasci il fatto di aver perseguitato la chiesa poiché potrebbe danneggiare la sua credibilità, ma la menziona in almeno tre diversi testi del Nuovo Testamento. Tuttavia, quando include il suo passato, non mette si fa risaltare in una luce più grande, ma sottolinea piuttosto la persona di Gesù.

Quarto, Paolo visse una vita dedicata al ministero ed fu disposto a soffrire e morire per la sua fede. Ancora una volta, ci sono le prime testimonianze oculari di Paolo stesso. Paolo dà un resoconto delle sue stesse sofferenze in 2 Cor. 11:24-27 che include prigione, fustigazioni, pestaggi con verghe, lapidazioni e costante pericolo. Paolo lo menziona anche in Filippesi 1:12-30, dicendo che tutti sanno che lui è vincolato a Cristo: "...dovunque si sa che sono in catene per Cristo."

Abbiamo molteplici resoconti della sua sofferenza e del suo martirio. Atti fornisce notizie di Paolo perseguitato.[126] Clemente di Roma scrive che "[Paolo] dopo essere stato sette volte gettato in cattività, costretto a fuggire e lapidato ... subì il martirio sotto i prefetti".[127] Policarpo menziona il martirio di Paolo, Tertulliano scrive che "Paolo fu decapitato" e altri ancora riportano la sofferenza e il martirio di Paolo.[128]

Paolo passa dall'essere un nemico della chiesa a un convertito, e infine a martire. Cosa lo spinse dal cercare di uccidere coloro che appartenevano a questo primo movimento cristiano, ad una disponibilità e prontezza, persino volontà di essere ucciso per questo stesso movimento? Alcune spiegazioni naturalistiche hanno tentato di motivare la conversione di Paolo, ma falliscono miseramente alla luce di altri dati storici.[129] Dati che hanno portato molti biblisti a riconoscere il martirio di Paolo come fatto storico. Perfino gli agnostici, come Ehrman, hanno concordato sul fatto che ci siano buone ragioni per credere che Paolo fosse un seguace martire di Gesù.[130]

Gli ultimi quattro

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Questo messaggio di risurrezione diventa centrale nella predicazione paleocristiana

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Un insegnamento fondamentale nei primi anni del cristianesimo fu la risurrezione di Gesù. Questo è molto raramente messo in dubbio e discuteremo brevemente del perché. Innanzitutto, la risurrezione fu una parte essenziale della fede cristiana. Il Nuovo Testamento cita la risurrezione più di venti volte. Negli scritti di Paolo troviamo la risurrezione al centro della sua predicazione. Come precedentemente discusso, Paolo scrive in 1 Cor. 15 che senza la risurrezione la fede del cristiano è inutile. In tutto il libro degli Atti, i discepoli predicarono costantemente la risurrezione con sicurezza e coraggio, come osservato in Atti 4:33.[131] Inoltre, fu la risurrezione che ebbe a fornire speranza e conforto ai credenti perché la risurrezione di Gesù aveva comprovato il Paradiso.[132]

In secondo luogo, interessante è il fatto che N.T. Wright abbia anche affermato che i discepoli avevano introdotto una forma di risurrezione che era una mutazione di ciò che gli ebrei si aspettavano.[133] Wright ha sostenuto che ci sono diverse mutazioni riguardo alla visione della risurrezione che ha origine nelle asserzioni dei discepoli. Una di queste mutazioni è che gli ebrei si aspettavano una risurrezione generale di tutti in una sola volta, ma si riporta invece che Gesù sia risorto individualmente. Craig commenta che "le credenze ebraiche sull'aldilà impedivano a chiunque di risorgere dai morti prima della resurrezione generale alla fine del mondo".[134] Parlare di un solo individuo come risorto dai morti era diverso, sebbene non drammaticamente diverso, da ciò che si credeva comunemente.

Terzo, la risurrezione fu costantemente attaccata; tuttavia persistette fermamente nonostante l'opposizione. Secondo Atti 4:1-2, la risurrezione infastidì significativamente le autorità ebraiche. La collocazione a Gerusalemme offrì a diverse autorità ostili la possibilità di dimostrare che la risurrezione era falsa. Habermas scrive: "L'importanza della risurrezione portò ad una maggiore attenzione da parte di credenti e non credenti. Tuttavia, superò il test ripetutamente".[135]

La risurrezione rivendicò le affermazioni di Gesù. I discepoli credevano che Gesù fosse morto per i peccati del mondo e che questa affermazione fosse stata giustificata dalla risurrezione. La risurrezione diede conforto ai discepoli che le sofferenze di questo mondo erano solo temporanee e che alla fine la morte sarebbe stata conquistata. Geoffrey Bromiley scrive: "Certamente la prima chiesa fu costruita sulla predicazione della risurrezione. Se non ci fosse stata la Risurrezione, non avrebbe potuto esserci alcuna predicazione: la Risurrezione era fondamentale per i credenti e dava loro il messaggio [da proclamare]".[136] Dunn aggiunge: "È indiscutibile che l'asserzione fondamentale dei primi cristiani fosse che Dio aveva fatto risorgere Gesù dai morti."[137]

La risurrezione è soprattutto proclamata a Gerusalemme

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Poiché sappiamo che la predicazione della risurrezione è iniziata con i primi cristiani, possiamo anche rintracciare dove sia iniziata tale predicazione. Il fatto che la risurrezione sia stata predicata a Gerusalemme è importante perché è la cornice dell'evento in questione. Vedremo quindi brevemente come gli storici siano venuti a conoscenza che Gerusalemme è la città in cui la risurrezione fu proclamata subito dopo la morte di Gesù.

Questo fatto è attestato da più fonti indipendenti. Viene registrato sia nel Nuovo Testamento che in fonti secolari. In Atti 2 durante la Pentecoste, i discepoli (in particolare Pietro) proclamarono di aver visto Gesù risorto. Inoltre, Paolo riferisce di essersi recato a Gerusalemme per discutere del Vangelo, secondo Gal. 1-2.

Un'altra fonte che abbiamo sulla predicazione della risurrezione viene dallo storico romano Tacito. Negli Annali Tacito scrive che "una superstizione alquanto maliziosa [il cristianesimo], così arrestatasi per un momento [alla morte di Gesù], dilagò di nuovo in Giudea, prima fonte del male".[138] Tacito riferisce che la Giudea era l'origine del Cristianesimo. Come abbiamo appena osservato sopra, la risurrezione fu una rivendicazione centrale per i discepoli. Pertanto, se la Giudea, dove si trova Gerusalemme, è il luogo in cui il cristianesimo ha avuto origine secondo scettici e cristiani, allora possiamo anche dire che è il luogo dove fu annuncianta per la prima volta la risurrezione.

La posizione di Gerusalemme offriva la migliore atmosfera possibile per confutare la risurrezione e le affermazioni dei discepoli, poiché erano presenti le autorità ebraiche e altri scettici insieme al resto della comunità di Gerusalemme. Gerusalemme forniva la posizione migliore perché era un posto centrale per gli ebrei a quel tempo, a causa della Pasqua (Pesach). Infine, Gerusalemme forniva la possibilità di verificare le affermazioni fatte dagli apostoli perché era locale e gli scettici potevano facilmente indagare. Dunn conclude che l'idea che il cristianesimo sia iniziato a Gerusalemme è "molto probabile".[139] Sia Raymond Brown che John P. Meier concordano: "Poiché Gesù visse in Galilea e in Giudea, la maggior parte delle persone con cui parlò erano ebrei; e inevitabilmente la prima predicazione dei suoi seguaci ebrei fu rivolta ai concittadini ebrei, prima a Gerusalemme e poi nelle città della Diaspora".[140]

La Chiesa cristiana nasce e cresce

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L'origine e la crescita della chiesa cristiana sono fatti della storia che devono essere adeguatamente spiegati. Ciò non necessita di un elenco di prove a supporto, in quanto il decorso è abbastanza ovvio. Tuttavia, il fenomeno è un fatto che richiede una causa. Perché ebrei devoti avrebbero creduto che Gesù, morto appeso come uomo maledetto, fosse il Signore? Questa domanda, insieme alla crescita della chiesa, deve essere presa in considerazione quando si discute della risurrezione.

La domenica viene descritta come il principale giorno di culto

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Perché la domenica diventa il giorno principale del culto cristiano? Perché i primi cristiani, molti dei quali erano ebrei, si radunavano la domenica per cantare inni, leggere le Scritture, pregare e condividere i pasti? Tutti e quattro i Vangeli affermano che Gesù era risorto dai morti il primo giorno della settimana ed è evidente che in seguito alle apparizioni della risurrezione i discepoli iniziarono a radunarsi il primo giorno, la domenica. Atti 20:7 descrive specificamente un raduno di Paolo e altri per spezzare il pane e ascoltare la predicazione durante il primo giorno.

Giustino Martire scrisse intorno al 151-155 d.C., descrivendo il modo e il motivo per cui i cristiani adorano di domenica. Descrive la domenica come "il giorno in cui tutti noi teniamo la nostra assemblea comune, perché è il primo giorno in cui Dio, avendo apportato un cambiamento nelle tenebre e nella materia, ha creato il mondo; e Gesù Cristo nostro Salvatore lo stesso giorno risuscitò dai morti".[141]

Sappiamo che il culto della domenica si trova sin dall'inizio in più fonti. Giustino fornisce inoltre i motivi per cui la domenica è il giorno dell'assemblea cristiana. Questo fatto è raramente dibattuto, sebbene il motivo del culto domenicale sia stato attribuito anche a cause pagane. Ciò tuttavia sembra altamente improbabile e oggi la teoria di un'origine pagana è stata completamente abbandonata.[142]

Sinossi evangelica della risurrezione

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Per approfondire, vedi Risurrezione di Gesù.

Secondo gli scritti dei vangeli, il terzo giorno dopo la deposizione nel sepolcro Gesù risorse (I giorno: venerdì, morte e deposizione; III giorno: domenica, risurrezione). I vangeli canonici non descrivono direttamente l'evento, che non ha avuto testimoni diretti ma solo la testimonianza della scoperta della sua tomba vuota e le successive apparizioni di Gesù alle discepole e agli apostoli. La scoperta avvenne all'alba del giorno dopo il sabato, cioè domenica mattina, quando Maria Maddalena – sola o con altre donne, a seconda del resoconto evangelico[143] – si recò al sepolcro.[144]

Matteo Marco Luca Giovanni Altri testi
Morte in croce e Deposizione nel sepolcro
Dopo il sabato all'alba[145] Maria Maddalena e l'altra Maria al sepolcro (28:1) Passato il sabato all'alba Maria Maddalena, Maria di Giacomo e Salome al sepolcro (16:1-2) Passato il sabato di mattino presto Maria Maddalena, Giovanna, Maria di Giacomo e altre (v. 10) al sepolcro (24:1) Il primo giorno della settimana quand'era ancora buio Maria Maddalena (e altre)[146] al sepolcro (20:1) "Gesù Cristo... è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture" (1Cor15:3-4)[147]

"Gesù Cristo... costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dai morti" (Rm1:3-4)
"Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti, secondo il mio vangelo" (2Tm2:8)
"Gesù di Nazaret... Dio lo ha risuscitato" (At2:22-24)
e passim

Terremoto, apparizione di un angelo che rotola la pietra del sepolcro, paura dei soldati (lett. "custodi") (28:2-4) Pietra rotolata via, ingresso nel sepolcro e visione di un angelo (lett. "giovane"), paura delle donne (16:3-5) Pietra rotolata via, ingresso nel sepolcro vuoto, apparizione di due angeli (lett. "uomini"), paura delle donne (24:2-5) Pietra rotolata via (20:1);
visione di due angeli nel sepolcro (20:11-13)
Annuncio alle donne della risurrezione, invio ai discepoli (28:5-7) Annuncio alle donne della risurrezione, invio ai discepoli e a Pietro (16,6-7) Annuncio alle donne della risurrezione (24,5-8) -
Partenza dal sepolcro, apparizione di Gesù alle donne (28,8-10) Fuga dal sepolcro (16:8); apparizione di Gesù a Maria Maddalena (16:9)[148] Nel sepolcro apparizione di Gesù, noli me tangere (20:14-17)
Le donne, spaventate, fuggono dal sepolcro e non dicono niente a nessuno (16:8) Le donne dagli apostoli, annuncio, incredulità, Pietro al sepolcro che vede vuoto (24:9-12) Maria Maddalena dagli apostoli, annuncio, Pietro e Giovanni al sepolcro, che vedono vuoto (20:2-10)
Altre apparizioni e Ascensione

Questi dati altamente probatori rappresentano un forte caso cumulativo a favore della risurrezione. Tali fatti soddisfano facilmente i criteri suggeriti dall'accademico C.B. McCullagh per giustificare le descrizioni storiche.[149] Usando i criteri di McCullagh, possiamo vedere che la risurrezione di Gesù spiega facilmente tutti i dodici fatti succitati, dandole un eccezionale rilievo esplicativo. Perché la tomba fosse vuota, perché i discepoli furono trasformati, perché furono disposti a soffrire per queste credenze, nonché la conversione di Giacomo e Paolo, sono tutte ragioni che possiedono uno straordinario potere interpretativo e plausibilità storica.

Ancora più importante, non è necessario aggiungere altre teorie all'ipotesi della risurrezione per tenere conto di altri dati, superando infatti tutte le altre teorie in termini di portata esplicativa, potere esegetico e plausibilità. Le teorie naturalistiche che tentano di spiegare i fatti succitati non riescono a motiverne i dati e alla fine non riescono a tener conto di tutti gli avvenimenti. Le teorie naturalistiche soffrono di un ambito esplicativo alquanto debole e dell'incapacità di comprovare tutti i fatti. Ci richiedono di aggiungere altre teorie per tenere conto di tutti i dati.

Ad esempio, una teoria naturalistica che tenta di spiegare la tomba vuota è che i discepoli avessero rubato il corpo di Gesù e poi mentissero di aver visto Gesù risorto. Tuttavia, questa teoria, come la maggior parte delle teorie naturalistiche, è stata in gran parte abbandonata sin dal diciannovesimo secolo per diversi motivi.[150] In primo luogo, non tiene conto del fatto che i discepoli erano disposti a soffrire e morire per le loro convinzioni. Sebbene sia vero che molti oggi morirebbero per ciò che credono essere vero, è altamente improbabile che i discepoli fossero disposti a soffrire e morire per ciò che sapevano essere una menzogna. Le persone generalmente mentono per evitare sofferenza e morte, non viceversa. In secondo luogo, non riesce a spiegare la conversione dello scettico Giacomo. Giacomo fu scettico durante la vita di Gesù e non disposto a credere in Gesù come Messia, né era disposto a credere ai discepoli. La conversione di Giacomo necessita di una spiegazione su ciò che gli avrebbe permesso di abbandonare il suo scetticismo e diventare un credente audace e un membro di spicco della chiesa di Gerusalemme, subendo infine il martirio. In terzo luogo, anche questa teoria non spiega la conversione di Paolo persecutore della chiesa. Questa teoria non riesce a spiegare la conversione di Paolo da nemico della chiesa a colui che poi muore volontariamente per tale chiesa. Pertanto, questa teoria dovrebbe incrementare le ipotesi per tenere conto di questi altri fatti, ma aggiungendo altre ipotesi a una spiegazione già debole, la farebbe diventare più utilistaristica e tendenziosa. Purtroppo è fuori dalla portata della nostra indagine valutare qui ogni teoria naturalistica, ma possiamo iniziare a vedere come questi fatti storici abbiano causato grosse difficoltà alle teorie naturalistiche.[151]

Questi dodici fatti sono altamente probatori e presentano il consenso di gran parte degli studiosi. Ogni fatto ha diverse linee di testimonianza per giustificare la sua storicità. Inoltre, se ciascuno di questi dodici fatti non fosse altamente probante, sarebbe molto più difficile per gli storici accettarli. Tuttavia, esiste un consenso accademico riguardo a questi fatti proprio perché sono così ben attestati. Inoltre, forniscono un caso cumulativo per la risurrezione che supera di gran lunga qualsiasi teoria naturalistica. Nelle parole di Dunn, "L'interpretazione cristiana dei dati basilari (tomba vuota e apparizioni) che Dio risuscitò Gesù dai morti è un fatto sorprendente per il quale interpretazioni alternative dei dati non riescono a dare una spiegazione più soddisfacente."[152]

  1. Questi fatti provengono dal vasto lavoro di Gary R. Habermas. Antony Flew (1923–2010), l'ex-Vicepresidente della British Humanist Society e poi deista, è un importante esempio di come una persona con un differente punto di vista concordi con i dati, perché sono testimoniati così fortemente. Cfr. Gary R. Habermas, Antony Flew e Terry L. Miethe, Did Jesus Rise from the Dead? The Resurrection Debate, Harper & Row, 1989.
  2. Ehrman obietta riguardo alla rilevanza della morte di Gesù in croce. Tuttavia, uno non può risorgere se non è morto. Questa è precisamente la ragione per cui gli studiosi mussulmani cercano di screditare la morte di Gesù, poiché senza di essa Gesù non sarebbe mai risorto. Cfr. Mike Licona & Bart Ehrman, Debate: Can Historians Prove that Jesus Rose from the Dead?
  3. Questa obiezione è tipicamente addotta dai mussulmani perché contraddice il Corano, Sura 4:157.
  4. Prenderemo in esame specificamente questo credo nel prossimo capitolo.
  5. Esistono passaggi di credo e riassunti di sermoni che fanno riferimento a Ponzio Pilato e a Gesù morente sulla croce. Cfr. Atti 2:22-36 (che cita i chiodi), 3:13-16, 4:8-10, 5:29-32, 10:39-43, 13:28-31; Rom. 4:25; Fil. 2:8;1 Pt. 3:18; Ga. 3:13, e 1 Cor. 15:3, che è considerato il credo più autorevole e rispettato.
  6. Matteo 27:26-56; Marco 15:20-47; Luca 23:26-56; Giovanni 19:16-42.
  7. Clemente di Roma, 1 Clemente, 7, 12, 21, 49; Ignazio di Antiochia, Tralliani 9; Smirnesi 1; Barnaba 5; Giustino Martire, Prima Apologia 32, 35, 50; Dialogo con Trifone 47, 108.
  8. Per una lista completa di fonti non cristiane che citano Gesù, cfr. Gary Habermas, The Historical Jesus, College Press, 1996, Cap. 8.
  9. Tacito, Annali 15:44, (EN)Perseus Project Digital Library & Tufts University. URL consultato 11 giugno 2016.
  10. Flavio Giuseppe, Antichità, 18.3.3. Sebbene questo sia un passo controverso, le dichiarazioni che riguardano la sua morte non sono in discussione. Tutte le citazioni di Flavio Giuseppe e dei primi padri della Chiesa sono presi da Christians Classics Ethereal Library[1] se non diversamente specificato.
  11. Giulio Africano, Chronografiai (Scritti, XCIII), in (EN) Ante-Nicene Fathers, cur. da Alexander Roberts & James Donaldson, Eerdmans, 1973, vol. VI, p. 130, citato da Gary Habermas, The Historical Jesus, p. 197. Habermas nota la giusta obiezione che "non ci viene detto specificamente se Gesù sia menzionato nella storia originale di Tallo." Tuttavia sembra probabile che la sua morte fosse conosciuta in tutto il Mediterraneo a partire dalla metà del primo secolo.
  12. Il Talmud comprende una vasta raccolta di tradizione orale trasmessa nel corso delle generazioni. Tale materiale iniziò ad essere consolidato tra il 135 ed il 200 d.C. La citazione è dal Talmud babilonese, trad. di I. Epstein, Soncino, 1935, col. III, Sanhedrin 43a, 281 e riportata da Gary Habermas, The Historical Jesus, p. 203.
  13. Martin Hengel, Crucifixion in the Ancient World and the Folly of the Message of the Cross, Fortress Press, 1977; William D.Edwards, Wesley J. Gabel, e Floyd E. Hosmer, "On the Physical Death of Jesus Christ", JAMA. 255, no. 11, 1986, sono alcune delle valide fonti in merito all'uso della crocifissione.
  14. Marco Tullio Cicerone, In Verrem, 2.5.165[2]
  15. Nelle pratica ebraica usualmente venivano date trentanove frustate, ma i romani non avevano tale limite. Il numero di colpi spesso dipendeva dai soldati che eseguivano la pena.
  16. Flavio Giuseppe, Guerre giudaiche, 6.5.3., 2.21.5; Antichità, 12.5.4.
  17. Lee Strobel, Case for Christ, Zondervan, p. 196; William D. Edwards, Wesley J. Gabel, Floyd E. Hosmer, "On the Physical Death of Jesus Christ", JAMA: The Journal of the American Medical Association 255, nr. 11, 1986, p. 1457.
  18. "Three Specific facts" su Globalreac.org; "The Case Against 'The Case for Christ'. A study in Christian apologetics" di Scott Bidstrup. Cfr. anche riff. nota successiva.
  19. Lee Strobel, Case for Christ, p. 198; William D. Edwards, Wesley J. Gabel, Floyd E. Hosmer, "On the Physical Death of Jesus Christ", p. 1457.
  20. Testimonianze archeologiche di un ossario chiamato "Yohanan Ben Ha’galgol" trovato nel giugno 1968 ha comprovato l'uso di chiodi durante la crocifissione. Uno spuntone di 18cm è stato rinvenuto nel tallone di una vittima datato verso il 70 d.C. Inoltre, questa scoperta conferma che i chiodi erano utilizzati nelle pratiche di crocifissione, che la rottura delle gambe era eseguita per accelerare una morte, che le vittime erano posizionate in modo che fosse loro difficile respirare. Cfr. N. Haas, "Anthropological Observations on the Skeletal Remains from Giv’at ha-Mivtar", Israel Exploration Journal 20, 1970, pp.38-59; V. Tzaferis, "Jewish Tombs at and near Giv’at ha-Mivtar", Israel Exploration Journal 20, 1970, pp.18-32, citati anche da Gary Habermas, Historical Jesus, pp. 173-175. Inoltre, alcuni sostengono che Gesù fosse legato alla croce e non inchiodato, ma ciò non sembra plausibile perché (1) abbiamo attestazioni ultiple dell'uso di chiodi in Giovanni 20:25 e Atti 2:23 (anche in parte di un sermone antico). (2) Martin Hengel, Crocifissione ed espiazione, Paideia, 1988, che è considerata un'opera autorevole in materia, cita la descrizione di Flavio Giuseppe che descrive gli ebrei crocifissi in varie posizioni; (3) la legatura delle vittime sulla croce era tipicamente una pratica egizia, cfr. Martin Hengel, op. cit., pp. 31-33.
  21. Flavio Giuseppe, Autobiografia, Collana Classici greci e latini nr.961, BUR, 1994, p. 75.
  22. Martin Hengel,Crocifissione ed espiazione, p. 70. C'erano vari metodi usati dai Romani per acceleraree il decesso: la rottura delle gambe era il metodo più popolare in quanto impediva alla vittima di spingere verso l'alto con le gambe per respirare.
  23. Per coloro che dubitano che i soldati romani potessero trafiggere un crocifisso, due cose possono essere dette: primo, la lancia era armamento standard per un soldato romano ed era molto probabilmente qualcosa prontamente disponibile; secondo, abbiamo resoconti di storici romani, che affermano che le vittime della crocifissione erano trafitte. Cfr. int. al., Declamationes maiores 6.9: "Quanto a coloro che muoiono sulla croce, il boia non vieta la sepoltura di coloro che sono stati trafitti". Citato anche da Mike Licona, "Can We Be Certain that Jesus Died On A Cross? A Look at the Ancient Practice of Crucifixion", Historical Jesus[3].
  24. Dr. Alexander Metherell in Lee Strobel, Case for Christ, p. 199; William D. Edwards, Wesley J. Gabel, Floyd E. Hosmer, "On the Physical Death of Jesus Christ", pp. 1455-1463; J. E. Holoubek and A. B. Holoubek, "Execution by Crucifixion: History, Methods and Cause of Death", Journal of Medicine 26, 1995, pp. 1-16.
  25. David Friedrich Strauß, A New Life of Jesus, 2 voll., Williams & Norgate, 1879, 1:408-412; si veda anche il testo (IT) La vita di Gesù o esame critico della sua storia testo (in lingua italiana, IV edizione) consultabile integralmente online su Google Libri.
  26. Come era successo per gli amici di Flavio Giuseppe, che erano stati quindi assistiti da dottori.
  27. 62 N.T. Wright, "Jesus Resurrection and Christian Origins", Gregorianum, 83, nr. 4, 2002, pp. 615–635.
  28. Albert Schweitzer, The Quest of the Historical Jesus: A Critical Study from Reimarus to Wrede, trad. W. Montgomery, Adam & Charles Black, 1910, pp. 56-57; 62-67. Schweitzer è d'accordo con le analisi di Strauss, che critica le interpretazioni di Paulus e Schleiermacher che Gesù non morì sulla croce. Cfr. anche Gary Habermas, The Risen Jesus and Future Hope, Rowman & Littlefield, 2003, p. 40 nota 71.
  29. John Dominic Crossan, Jesus: A Revolutionary Biography, Harper Collins, 1994, p.145, cfr. pp. 154, 196, 201.
  30. Bart Ehrman, The New Testament: A Historical Introduction to the Early Christian Writings, 3ª ediz., Oxford University Press, 2004, p. 256. Cfr. Mike Licona e Bart Ehrman, Debate: Can Historians Prove that Jesus Rose from the Dead?
  31. La risurrezione dovrebbe essere distinta dalla rianimazione e da esperienze ai confini della morte, in quanto una persona risorta non sperimenta una seconda morte fisica, mentre una persona risuscitata o NDE deve necessariamente far esperienza di una "seconda" morte.
  32. Matteo 27:57-61; Marco 15:42-47; Luca 23:50-56; Giovanni 19:38-42; Atti 13:28-31. Gli scritti di Paolo includono Rm. 6:4; 1 Cor. 15:4; Col. 2:12. Habermas scrive: "Infatti, gli studiosi pensano che ci possano essere almeno tre o quattro tradizioni indipendenti nei Vangeli, il che aumenta molto fortemente la possibilità che i resoconti siano antichi e storici." Gary Habermas, "The Empty Tomb of Jesus", His Resurrection[4].
  33. Altre ne troviamo nei riassunti dei sermoni di Atti. Per esempio, cfr. Atti 13:28-31.
  34. William Lane Craig, "Visions of Jesus: A Critical Assessment of Gerd Ludemann's Hallucination Hypothesis", Historical Jesus, Edwin Mellen Press[5].
  35. 70 William Lane Craig, "Visions of Jesus: A Critical Assessment of Gerd Ludemann's Hallucination Hypothesis", Craig afferma inoltre che, "come il resoconto della sepoltura, è notevolmente semplice e privo di motivi teologici o apologetici che possano caratterizzare un tardo resoconto leggendario."
  36. Mt. 28:13; Giustino Martire, Dialogo con Trifone, 108; Tertulliano, De Spectaculis, 30.
  37. Nicodemo aiuta Giuseppe in Giov. 19:39. Anche William Lane Craig ritiene che questo fatto possa soddisfare il criterio di dissomiglianza (un criterio non menzionato nel capitolo precedente perché potrebbe essere eccessivamente scettico). Lo fa perché "data l'ostilità della Chiesa primitiva verso i capi ebrei, che avevano, agli occhi dei cristiani, progettato un omicidio giudiziario di Gesù, la figura di Giuseppe è sorprendentemente dissimile dall'atteggiamento prevalente nella Chiesa verso il Sinedrio." William Lane Craig, "Visions of Jesus: A Critical Assessment of Gerd Ludemann's Hallucination Hypothesis."
  38. Talmud, Rosh Hashanah 1.8; anche Flavio Giuseppe riporta lo scarso valore della testimonianza di donne, Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, 4.8.15.
  39. William Lane Craig e Bart D. Ehrman, Is There Historical Evidence for the Resurrection of Jesus, 20-21.
  40. Un altro punto può essere fatto in merito allo scopo di questi credi, dal momento che sono stati usati per aiutare a comunicare credenze e per i catecumeni mentre si preparavano al battesimo. Il loro sviluppo non avvenne insieme ad un programma apologetico, ma per insegnare e comunicare le credenze del cristiano.
  41. Flavio Giuseppe, Contro Apione, 2:30. Cita anche che chiunque si imbattesse nel funerale, doveva unirsi al corteo funebre e compiangere il defunto (2:27).
  42. Deut. 21,23.
  43. Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, 4:5:2.
  44. Craig S. Keener, The Historical Jesus of the Gospels, Eerdmans, 2009, 326.
  45. Una linea di prova che non inclusa è stata quella della Sindone di Torino come sudario di Gesù. Questa potrebbe essere in realtà considerata una prova archeologica della sepoltura di Gesù, ma la questione della sua autenticità è tuttora dibattuta. Per un riassunto delle prove vedi Gary Habermas, Historical Jesus, 177-184; Geza Vermes, The Resurrection: History and Myth, Doubleday Books, 2008; il sito "[Sindone di Torino]" su sindone.weebly.com.
  46. Dale Allison, Resurrecting Jesus: The Earliest Christian Traditions and Its Interpreters, T&T Clark International, 2005, 354.
  47. Raymond E. Brown, The Death of the Messiah: from Gethsemane to the grave : a commentary on the Passion narratives in the four Gospels (trad. it. La morte del messia. Dal Getsemani al sepolcro. Un commentario ai racconti della passione nei quattro vangeli, Queriniana, 2007), 2 voll., Doubleday, 1994, 2:1241 (corsivo aggiunto).
  48. Matteo 26:56; Marco 16:14; Luca 24:11, 40; Giovanni 20:19, 24-31. La conclusione di Marco potrebbe essere controversa, ma non riguardo a questo fatto perché anche Marco descrive il dinniego di Gesù da parte di Pietro (Marco 14:66-72) ed il fatto imbarazzante che nessuno dei discepoli seppellì Gesù.
  49. Paolo lo cita in Galati 3:13.
  50. Sebbene non riconosciuto allo stesso livello degli altri risultati, la maggior parte degli studiosi sembra affermare che la tomba in cui Gesù fu sepolto fosse stata trovata vuota alcuni giorni dopo. Habermas e Licona scrivono: "Tuttavia ci sono forti prove di ciò e viene accettao come fatto storico da una grande quantità di critici.” Circa il 75% degli studiosi sono d'accordo che la tomba fosse vuota e che gli altri fatti relativi godano di un maggior grado di consensi. Un breve elenco di studiosi critici neotestamentari che credono nella tomba vuota, secondo Habermas e Licona, include: "Blank, Blinzler, Bode, Campenhausen, Delorme, Dhanis, Grundmann, Hengel, Lehmann, Leon-Dufour, Lichtenstein, Manek, Martini, Mussner, Nauk, Rengstorff, Ruckstuhl, Stuhlmacher, Trilling, Cogtle e Wilckens." Possiamo anche aggiungere: "Kremer,... Benoit, Brown, Clark, Dunn, Ellis, Gundry, Hooke, Jeremias, Klappert, Ladd, Lane, Marshall, Mould, Perry, Robinson e Schnackenburh" secondo William Lane Craig. Gary Habermas e Mike Licona, The Case for the Resurrection, 70, 287 nota 27.
  51. Ad esempio, crea problemi per l'ipotesi dell'allucinazione. Inoltre, significa che la risurrezione non fu un evento spirituale, ma fisico.
  52. Gary Habermas, Risen Jesus and Future Hope, 23.
  53. William Lane Craig, "Visions of Jesus: A Critical Assessment of Gerd Ludemann's Hallucination Hypothesis."
  54. Gary Habermas, "The Empty Tomb of Jesus."
  55. Valuteremo più da vicino il significato di resurrezione fisica quando esamineremo come intendessero il termine ebrei e pagani.
  56. Probabilmente Luca ipotizzò che i suoi lettori avessero letto la prima parte del suo racconto, quindi possiamo capire perché potrebbe aver omesso la descrizione della tomba vuota in Atti. Un confronto equo potrebbe essere fatto con Paolo e i Corinzi. Molto probabilmente Paolo parlò della tomba vuota nella sua prima visita a Corinto, ma in 1 Cor. 15,3-7 Paolo sta semplicemente ricordando con loro in un modo simile a quello di Luca coi suoi lettori.
  57. Lee Strobel, The Case for the Real Jesus, 145.
  58. Alcuni sostengono che non si sappia quali donne siano andate alla tomba. Gli autori potrebbero aver elencato donne differenti dello stesso gruppo. Si asserisce erroneamente che Giovanni siti una sola donna alla tomba, tuttavia sappimo che diverse donne erano andate alla tomba, vedi indatti Giovanni 20,2: "noi [Maria e almeno un'altra] non sappiamo dove l'abbiano posto".
  59. Flavio Giuseppe, Antichità, 4.8.15, scrive: "Ma non sia ammessa la testimonianza delle donne, a causa della leggerezza e dell'audacia del loro sesso..." Tuttavia si noti che F. Giuseppe in verità usò tesimoni femminili quando erano le uniche testimonianze disponibili. Per esempio, riporta che solo 2 donne e 5 bambini sopravvissero all'assedio di Masada (Guerra giudaica, 7.8.8.)
  60. Craig S. Keener, The Historical Jesus of the Gospels, 331.
  61. Géza Vermes, Jesus the Jew: A Historian’s Reading of the Gospels, Fortress Press, 1981, 41.
  62. I libri del Nuovo testamento forniscono testimonianze multiple della morte e sepoltura di Gesù in Gerusalemme, come fa anche Tacito riferendosi alla morte di Gesù in Giudea (Annales 15:44).
  63. William Lane Craig, "The Historicity of the Empty Tomb of Jesus", New Testament Studies 31 (1985):39-67.
  64. Gary Habermas, "The Empty Tomb of Jesus".
  65. La teoria che i discepoli avessero rubato il corpo è alquanto improbabile e raramente sostenuta dai critici nei trascorsi 200 anni. Due studiosi moderni rinomati che suggeriscono tale teoria sono Herman Reimarus (1694-1768) e Gotthold Lessing (1729-1781). Craig Keener commenta: "Eppure non ci si aspetterebbe che i discepoli colpevoli del furto del cadavere sostenessero la verità della loro pretesa di fronte alla morte, né che altri trattenessero il corpo quando tirarlo fuori per sfidare il movimento emergente di Gesù avrebbe potuto far loro ottenere una ricompensa sostanziale. Poiché i discepoli non avevano protetto Gesù mentre era in vita, sicuramente non avrebbero rischiato la vita per derubare la tomba dopo la sua morte." Né ci aspettiamo che altri potessero rubare il corpo, poiché i ladri di tombe sono più interessati ai tesori nelle tombe e non ai cadaveri. Inoltre Keener commenta ancora: "I tombaroli erano più comuni nelle aree dei Gentili piuttosto che nelle aree ebraiche... testimonianze di furti di cadaveri appaiono nelle regioni dei Gentili, mai in Gerusalemme e dintorni." Craig S. Keener, The Historical Jesus of the Gospels, 341.
  66. Giustino Martire, Dialogo con Trifone, 108. Giustino scrive: "...che abbiamo crocifisso, ma i suoi discepoli lo rubarono di notte dalla tomba...". Tertulliano in De spectaculis 30, scrive: "Questo è Colui che i discepoli rubarono segretamente per spargere la storia della Sua resurrezione, o che il giardiniere ha rimosso per evitare che le sue verdure venissero calpestate..." citato da (EN) De spectaculis, su pseudepigrapha.com. URL consultato il 9 agosto 2019.
  67. N.T. Wright, The Resurrection of the Son of God, Fortress Press, 2003.
  68. N.T. Wright, The Resurrection of the Son of God, cit. 321.
  69. Gary R. Habermas, "Resurrection Research from 1975 to the Present: What are Critical Scholars Saying?" Journal for the Study of the Historical Jesus, 3.2 (2005), 135-153.
  70. N.T. Wright, The Resurrection of the Son of God, 83.
  71. Craig S. Keener, The Historical Jesus of the Gospels, 333.
  72. William Lane Craig, The Son Rises, Moody Press, 1981, 63 e 84.
  73. James D.G. Dunn, The Evidence for Jesus, Westminster Press, 1985, 67.
  74. Ibid., 67-68. Fu quando la madre di Costantino iniziò a fare pellegrinaggi a Gerusalemme nel IV secolo, che troviamo tentativi di venerare la tomba di Gesù.
  75. William Lane Craig, The Son Rises, 46.
  76. William Lane Craig, "Visions of Jesus: A Critical Assessment of Gerd Ludemann's Hallucination Hypothesis."
  77. Si trova, per esempio, in 1 Cor. 15:4.
  78. William Lane Craig, The Son Rises, 75.
  79. Gary Habermas e Mike Licona, The Case for the Resurrection, 70, 287 nota 27 e William Lane Craig, The Son Rises, 85.
  80. Jacob Kremer, Die Ostervangelien—Gescichten um Geschichte (Stuttgart: Katholisches Bibelwerk, 1977), 49-50; citato in William Lane Craig, "Opening Statement", Will the Real Jesus Please Stand Up, 27. Craig chiarisce il termine di Kremer Exegeten a significare "studiosi" piuttosto che "esegeti".
  81. Paul L. Maier, "The Empty Tomb as History", in Christianity Today, 29/13, (1975):5.
  82. Michael Grant, Jesus: An Historian’s Review of the Gospels, Scribner’s Sons, 1977, 176, citato in Lee Strobel, The Case for Christ, 215.
  83. N.T. Wright, "Jesus Resurrection and Christian Origins", 615–635.
  84. Craig S. Keener, The Historical Jesus of the Gospels, 342.
  85. Bart D. Ehrman, Jesus: Apocalyptic Prophet of the New Millennium, 231.
  86. Acts 1:21-22; 2:22-36; 3:13-16; 4:8-10; 5:29-32; 10:39-43; 13:28-31; 17:1-3; 17:30-31.
  87. H. Wayne House e Joseph M. Holden, Charts of Apologetics and Christian Evidences, Zondervan, 2006, Elenco 56. Questo elenco fornisce una lista di quattordici primi padri della Chiesa che citano la risurrezione.
  88. Clemente, 1 Clemente, 42: "Pertanto, avendo ricevuto gli ordini e la completa certezza prodotta dalla risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo e credendo nella Parola di Dio, se ne andarono con la certezza dello Spirito Santo, predicando la buona novella che il regno di Dio sta per giungere."
  89. Policarpo, Ai Filippesi, 1,2,9, e 12.
  90. Ireneo, Contro le eresie 3.3.3: “Quest'uomo [Clemente], siccome aveva visto gli apostoli benedetti e aveva conversato con loro, si può dire che avesse la predica degli apostoli ancora riecheggiante [nelle orecchie] e le loro tradizioni davanti agli occhi... Ma anche Policarpo non solo fu istruito dagli apostoli e conversò con molti che avevano visto Cristo, ma fu anche nominato dagli apostoli in Asia vescovo della Chiesa di Smirne e che io vidi in giovinezza, dato che visse per molto tempo... insegnando sempre le cose che aveva imparato dagli apostoli e che la Chiesa aveva tramandato e che sono le sole vere". Tertulliano, De praescriptione haereticorum, 32: "...Policarpo fu messo lì da Giovanni; così anche la Chiesa di Roma, che afferma Clemente fosse ordinato in pari maniera da Pietro."
  91. Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, 18:3.3.
  92. Molto si può dire del testo di Agapius, ma non qui. Si veda comunque Gary Habermas e Mike Licona, The Case for the Resurrection, 266-270 nota 42.
  93. Marco 3:21; 6:2-4,6; Giovanni 7:5; 19:25-27.
  94. N.T. Wright, "Jesus Resurrection and Christian Origins", 615–635.
  95. N.T. Wright, "Jesus Resurrection and Christian Origins", 615–635.
  96. Tertulliano, De praescriptione haereticorum, 32.
  97. Geza Vermes, Jesus the Jew: A Historians Reading of the Gospels, 40.
  98. Craig S. Keener, The Historical Jesus of the Gospels, 342 (corsivo nell'originale).
  99. E.P. Sanders, The Historical Figure of Jesus, Penguin Books, 1995, 280.
  100. Norman Perrin, The Resurrection according to Matthew, Mark, and Luke, Fortress, 1977, 136.
  101. In Atti 7 troviamo il martirio di Stefano che era un cristiano di Gerusalemme. Sarebbe solo speculazione dire se Stefano abbia visto o meno Gesù risorto. Inoltre, per gli scettici del libro degli Atti, bisogna evidenziare che gli Atti sono ampiamente considerati storici e ogni scoperta archeologica ha supportato il testo degli Atti. Sebbene alcuni abbiano proposto Atti come storia romanzata, Bart Ehrman suggerisce: "... possiamo più plausibilmente concludere che Luca intendesse scrivere una storia del primo cristianesimo, non un romanzo. In effetti, tutti gli antichi autori cristiani che fanno riferimento al libro sembrano averlo interpretato in questo modo." Bart Ehrman, The New Testament, 134.
  102. Galati 1:13 e Filippesi 3:6. Anche Luca lo cita in Atti 8:1.
  103. Clemente, 1 Clemente, 5. Barth Ehrman conferma che Pietro e Paolo furono martirizzati per fede. Si veda la sezione del primo dibattito di Ehrman con Mike Licona: (EN) "Mike Licona and Bart Ehrman, Debate: Can Historians Prove that Jesus Rose from the Dead?", Midwestern Baptist Theological Seminary, 28 febbraio 2008. Anche Tertulliano cita il loro martirio: Tertulliano, Scorpiace, 15.
  104. Flavio Giuseppe, Antichità, 20.9.1.
  105. Ignazio, Lettera agli Smirnesi, 3.
  106. Origene, Contra Celsum, 2:56 e 2:77.
  107. Inoltre, non ci sono prove che qualche discepolo abbia mai abiurato la propria fede.
  108. Si veda il dibattito cit. di Mike Licona e Bart Ehrman
  109. E.P. Sanders, The Historical Figure of Jesus, 279-280. Sanders aggiunge che se ci fosse stato un inganno intenzionale, allora ci sarebbe stata una maggiore unanimità e un gran disaccordo riguardo alle affermazioni di chi vide Gesù per primo.
  110. Larry W. Hurtado, How on Earth Did Jesus Become a God?: Historical Questions About Earliest Devotion to Jesus, Eerdmans, 2005, 5.
  111. Gary Habermas, "The Resurrection Appearances of Jesus".
  112. Licona include anche Giovanni 19:25-27 perché si narra che Gesù avesse detto ad un discepolo di prendersi cura di sua madre, invece di dirlo a uno dei suoi fratelli. Mike Licona, "The Historicity of the Resurrection of Jesus: Historiographical Considerations in the Light of Recent Debates", 316-317.
  113. Gerd Ludemann, The Resurrection of Jesus, Fortress Press, 109.
  114. Gary Habermas, The Risen Jesus and Future Hope, 22.
  115. Gerd Ludemann, The Resurrection of Jesus, 109.
  116. Tanto che Paolo si reca lì appositamente per verificare di non aver viaggiato invano. Giacomo è menzionato per primo nella lista dei discepoli di Paolo in Gal. 2:9.
  117. Flavio Giuseppe, Antichità, 20.9.1. Anche Origene cita una versione simile a questa in Contra Celsum, 1.47.
  118. Egesippo, "Die Fragmente des Hegesippus ", in Erwin Preuschen (a cura di), Antilegomena. Die Reste der ausserkanoni sehen Evangelien und urchristlichen Ueberlieferungen, Alfred Topelmann, 1901, pp. 71-79.
  119. Eusebio, Storia ecclesiastica, 2.23.
  120. Reginald H. Fuller, The Formation of the Resurrection Narratives, Fortress Press, 1980, 37.
  121. John Shelby Spong, The Easter Moment, Seabury Press, 1980, 68 – citato anche in Gary Habermas, The Risen Jesus and Future Hope, 22.
  122. Barth D. Ehrman, Peter, Paul, and Mary Magdalene: The Followers of Jesus in History and Legend, Oxford University Press, 2006, 101.
  123. Michael Martin, The Case Against Christianity, Temple University Press, 1991, 81.
  124. 1 Cor. 15:9-10; Gal. 1:12-16,;22-23; Filippesi 3:6-7. Esamineremo i libri scritti da Paolo, e considerati indiscutibilmente suoi, nel prossimo capitolo.
  125. Atti 7:58;8:1-3;9:1-19;22:3-16;26:9-23.
  126. Atti 13:50;14:14,19;16:19-24,37;18:12,21:27-36;23:12.
  127. Clemente, 1 Clemente, 5.
  128. Policarpo, Lettera ai Filippesi, 9; Tertulliano, Scorpiace, 15, e Eusebio cita Dionigi di Corinto, in Eusebio, Storia ecclesiastica, 2.25.8, scrivendo che "Ho citato queste cose affinché la verità della storia possa essere ancor più confermata." Eusebio cita inoltre Origene sia per il martirio di Pietro che per quello di Paolo, in Eusebio, Storia ecclesiastica, 3.1.1-2.
  129. Per una breve analisi si veda Gary Habermas, The Risen Jesus and Future Hope, 49 nota 157.
  130. Mike Licona e Bart Ehrman, Debate: Can Historians Prove that Jesus Rose from the Dead?
  131. Questo testo dimostra specificamente che gli apostoli stavano proclamando la loro testimonianza della risurrezione di Gesù.
  132. 1 Pietro 1:3-5; 2 Corinzi 1:10; 1 Tessalonicesi 4:13.
  133. N.T. Wright, The Resurrection of the Son of God; per un riassunto si veda N.T. Wright, "Jesus Resurrection and Christian Origins", 615–635.
  134. William Lane Craig, Will the Real Jesus Please Stand Up, 28.
  135. Gary Habermas, The Risen Jesus and Future Hope, 25.
  136. Geoffrey W. Bromiley, The International Standard Bible Encylopedia: Q-Z Eerdmans, 1998, 150. George Ladd, altro professore del Fuller Theological Seminary, scrive nel suo noto libro, A Theology of the New Testament che "in realtà, la risurrezione sta al centro del primo messaggio cristiano", cfr. George Ladd, A Theology of the New Testament, Eerdmans, 1993,353.
  137. James D.G. Dunn, Beginning from Jerusalem, Vol. 2 di Christianity in the Making, Eerdmans, 2009, 212.
  138. Tacito, Annales, 15:44.
  139. James D.G. Dunn, Beginning from Jerusalem, 171.
  140. Raymond E. Brown e John P. Meier, Antioch and Rome: New Testament Cradles of Catholic Christianity, Paulist Press, 2004, 1-2 (corsivo nell'originale).
  141. Giustino, Apologia Prima, 67.
  142. William Lane Craig, "The Historicity of the Empty Tomb of Jesus," 39-67.
  143. La donna che si reca al sepolcro la domenica della risurrezione è solo una secondo Gv. 20:1, sono invece due secondo Mt. 28:1, tre secondo Mc. 16:1 e almeno cinque secondo Lc. 24:1-10.
  144. Secondo Mc. 16:1 per completare l'imbalsamazione del cadavere lasciata in sospeso il venerdì sera per il sopraggiungere del tramonto, coincidente con l'inizio del sabato e il divieto di lavoro.
  145. L'originale greco "il chiarore del primo giorno della settimana" (per gli ebrei il giorno cominciava al tramonto) può indicare l'inizio della notte tra sabato e domenica, cfr. Bibbia TOB, nota a Mt 28:1
  146. Giovanni mette in scena esplicitamente la sola Maddalena ma nel versetto successivo (20:2) questa riferisce "non sappiamo dove l'hanno posto", confermando la presenza di più donne al sepolcro.
  147. È il più antico riferimento relativo alla risurrezione e alle apparizioni di Gesù, databile alla primavera del 56 (vedi Bibbia TOB, p. 2608).
  148. I versetti 9-11 sono aggiunte successive alla originale redazione del Vangelo di Marco e riassumono sommariamente le varie apparizioni di Gesù.
  149. C. Behan McCullagh, Justifying Historical Descriptions, 19.
  150. Gary R. Habermas, "The Late Twentieth-Century Resurgence of Naturalistic Responses to Jesus’ Resurrection", Trinity Journal (2001), 179-196 [6] (consultato 13 settembre 2019).
  151. Altre ragioni potrebbero essere fornite del perché questa teoria non funzioni, ma qui il punto è che questi fatti storici basilari già turbinoe significativamente l'ipotesi dell'allucinazione. Per una breve illustrazione di come le teorie naturalistiche falliscano, vedi Tabella in Appendice. Per un esame più approfondito delle ipotesi naturali che cadono di fronte alle testimonianze che circondano la risurrezione di Gesù, vedi Gary Habermas e Mike Licona, The Case for the Resurrection, 81-132.
  152. James D.G. Dunn, The Evidence for Jesus, 72.