Noli me tangere/Dodici fatti storici

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Il Risorto di Lucas Cranach (1558)


I DODICI FATTI STORICI

Nell'esaminare la storicità di un evento specifico, è importante valutare prima il relativo fondamento storico. Nel caso della risurrezione, quasi tutti gli studiosi che considerano la materia, siano essi cristiani o scettici, sono d'accordo su dodici fatti chiave.[1] Dal momento che stiamo usando fatti storici su cui i critici sembrano concordare, valuteremo il perché questi studiosi credano in questi fatti.

I primi fondamentali otto[modifica]

Gesù crocifisso[modifica]

La morte di Gesù per crocifissione è importante per la discussione della risurrezione, poiché se non c'è la morte, non ci può poi essere la risurrezione; la morte è un prerequisito della risurrezione.[2] Tra tutti i dati in esame, il fatto che Gesù sia morto in croce è uno dei meno contestati dagli studiosi.[3] Ci sono diversi motivi per cui gli studiosi non negano il fatto che Gesù sia morto per crocifissione.

In primo luogo, diverse fonti antiche, da resoconti sia cristiani sia non cristiani, registrano la morte di Gesù. Inoltre alcune fonti predatano gli scritti del Nuovo Testamento. Gli studiosi hanno notato che esistono alcuni primi passi credali nel Nuovo Testamento che predatano la composizione vera e propria del Nuovo Testamento. Il credo più rispettato del Nuovo Testamento riguardo alla morte di Gesù è 1 Cor. 15:3-7. Questo credo prepaolino è stato datato ai primi anni 30 d.C.[4] Ci sono più di dieci altri testi autorevoli che citano la morte di Gesù nel Nuovo Testamento.[5] Tutti e quattro i Vangeli parlano della morte di Gesù in croce.[6] Inoltre, Clemente di Roma, Ignazio e Giustino Martire sono tre fonti non canoniche che riportano la morte di Gesù.[7]

Ci sono anche più di dieci fonti non cristiane che riportano la morte di Gesù.[8] Lo storico romano Tacito (ca. 55-120 d.C.) scrisse verso l'anno 115 che "Chrestus... subì la pena estrema... per mano di uno dei nostri procuratori, Ponzio Pilato... "[9] Lo storico romano ed ebreo Flavio Giuseppe (ca. 38- 97 d.C.) scrisse intorno al 90 d.C. che "Ponzio Pilato [gli] causò [a Gesù] di essere crocifisso."[10]

Nel 52 d.C. Tallo scrisse, forse prima di Tacito e dei Vangeli, una storia del Mediterraneo orientale. Tuttavia da allora sono stati rinvenuti solo frammenti o citazioni; ma in una di tali citazioni del 221 d.C., Tallo implica che la morte di Gesù fosse connessa ad un'oscurità del mondo, un terremoto e un'eclisse.[11] Il Talmud, nella Mishnah, descrive la morte di Gesù, riportando: "egli [Gesù] fu appeso alla vigilia di Pesach."[12]

In secondo luogo, la crocifissione era una forma di esecuzione specificamente escogitata per uccidere le sue vittime lentamente e le probabilità che qualcuno sopravvivesse erano molto limitate.[13] Questo metodo era così brutale che persino Cicerone, che non era certo amico dei cristiani, scrisse come la crocifissione fosse "una punizione oltremodo crudele e ignominiosa".[14] Prima di una crocifissione, venivano tipicamente somministrate fustigazioni con una frusta corta, o flagellum (da cui "flagellazione"), che aveva diversi pezzi di cuoio legati insieme. Uncini di metallo e/o piccoli ossi affilati erano legati a ciascuna cinghia per tagliare la carne ad ogni colpo.[15] Ripetute frustate potevano provocare lo strappo della carne a brandelli, esponendo le vene, i muscoli e le viscere. Flavio Giuseppe ha riportato una flagellazione in cui le ossa della vittima erano "messe a nudo".[16] Questo trattamento iniziale poteva molto facilmente mandare le vittime in stato di shock ipovolemico a causa della grande quantità di sangue perduto.[17]

Dopo la flagellazione, la vittima veniva poi messa in croce. Il medico e ricercatore Alexander Metherell[18] afferma: "La crocifissione è essenzialmente un'agonizzante morte lenta causata da asfissia."[19] Per le vittime della crocifissione l'asfissia avviene perché i muscoli intercostali, pettorali e deltoidi sono dilatati e impediscono l'espirazione fintanto che rimangono in posizione sospesa. Per poter espirare, le vittime devono spingersi verso l'alto utilizzando i piedi, che sono trafitti da chiodi.[20] Pertanto, i soldati romani, che erano carnefici esperti, sapevano che la vittima sarebbe morta se lasciata in posizione sospesa per un periodo prolungato di tempo. Inoltre, esiste un solo resoconto di uno che sopravvisse alla crocifissione: Flavio Giuseppe riferisce che Tito Cesare avesse permesso che tre amici di Flavio venissero tirati giù dalla croce e assistiti medicalmente il meglio possibile, ma due di loro tuttavia morirono.[21] Pertanto, risulta evidente che anche coloro che venivano levati dalla croce ancora vivi e curati nel miglior modo possibile, avevano minime possibilità di sopravvivenza.

Il procedimento della crocifissione era escogitato per uccidere le sue vittime. Prima di iniziare tale procedimento, veniva somministrata anche la flagellazione per indebolire ulteriormente la vittima. I soldati romani erano esperti di esecuzioni e sapevano come fare il loro lavoro in modo efficace. In base a ciò, quindi, e al relativo metodo di esecuzione, possiamo ragionevolmente concludere che Gesù di fatto morì in croce.

In terzo luogo, un colpo mortale finale poteva essere somministrato dai carnefici, se necessario, per accelerare l'esecuzione.[22] Si riporta che Gesù venisse trafitto al fianco da un soldato (Giovanni 19:34). Ciò eliminerebbe quindi ogni dubbio per quanto riguarda la morte di Gesù.[23] Inoltre, esiste un'affermata opinione medica che asserisce Gesù sia stato trafitto al cuore ed il suo pericardio perforato.[24] Questo spiega perché una miscela di acqua e sangue sia stata registrata dopo la trafittura. Se il soldato avesse sentito un qualche tipo di respirazione o di risucchio dopo il colpo (fatto che poteva suggerire un polmone perforato), allora avrebbe subito capito che Gesù era ancora vivo e avrebbe sicuramente somministrato un altro colpo.

In quarto luogo, sicuramente i nemici di Gesù erano certi che fosse morto, altrimenti sarebbero stati i primi ad avvertire i soldati romani. Non possiamo ragionevolmente aspettarci che i nemici di Gesù l'avessero preso con la forza nelle prime ore del mattino, lo avessero consegnato a Pilato, richiesto che venisse crocifisso, per poi lasciare la possibilità che egli potesse sopravvivere.
Non è credibile.

Infine, sebbene le ragioni di cui sopra sono certamente sufficienti per credere che Gesù sia morto a causa della crocifissione, gran parte degli studiosi ritiene che Gesù sia morto sulla croce per la rinomata "Teoria della morte apparente" (o "Teoria dello svenimento") proposta da David Strauss, che faceva parte del movimento liberalistico tedesco.[25] Strauss sostiene in modo convincente che, se Gesù in qualche modo fosse sopravvissuto alla crocifissione, non avrebbe potuto convincere i seguaci che ora avesse un corpo risorto. Se Gesù non fosse morto, il suo corpo sarebbe stato emaciato pallido (per perdita di sangue), con lacerazioni multiple e lividi, incapace di camminare a causa dei chiodi e in disperato bisogno di un medico.[26] Inoltre, Gesù avrebbe poi dovuto spostare in qualche modo la grande pietra che chiudeva l'ingresso della tomba, immobilizzare i soldati romani a guardia della stessa e fare tutto ciò dopo essere stato precedentemente picchiati senza pietà e con chiodi conficcati in mani e piedi. Dopodiché, Gesù avrebbe dovuto camminare su tali piedi perforati per incontrare i discepoli e quindi in qualche modo convincerli di aver vinto la morte. Senza dubbio i discepoli avrebbero pensato che Gesù avesse un immediato bisogno di serie cure mediche, ben lungi dall'essere un Salvatore risorto. Un Gesù glorificato e risorto sarebbe totalmente diverso da uno che è solo e malamente sopravvissuto. Oltrettutto, questo non sarebbe certo il tipo di corpo da incoraggiare i discepoli a uscire dai nascondigli e proclamare con coraggio la sua risurrezione. L'accademico di Cambridge e Oxford N.T. Wright conclude: "I soldati romani sapevano come uccidere la gente, specialmente i re ribelli. Gli ebrei del primo secolo conoscevano la differenza tra un sopravvissuto e uno nuovamente in vita."[27] Dal 1879 in poi, questa analisi ha convinto molti studiosi che Gesù sia sicuramente morto sulla croce.[28]

La morte di Gesù è così ben attestata che anche i liberali non solo sono d'accordo coi dati, ma li difendono anche. La stragrande maggioranza degli studiosi oggigiorno non mettono più in discussione la morte di Gesù: John Dominc Crossan scrive: "Che fu crocifisso è sicuro quanto qualsiasi altro fatto storico."[29] Bart Erhman, che è alquanto critico riguardo agli scritti neotestamentari, ritiene che "l'elemento più certo della tradizione su Gesù è che egli fu crocifisso per ordine del prefetto romano della Giudea, Ponzio Pilato."[30]

Inumazione di Gesù[modifica]

La sepoltura di Gesù svolge un ruolo importante nei confronti della sua risurrezione. È un importante elemento di prova che conferma che il corpo di Gesù fu sepolto in un luogo specifico. Sebbene la sepoltura giochi quindi un ruolo importante, non è però necessaria ad una resurrezione. Una risurrezione si verifica quando una persona è morta e poi la si rivede più avanti in vita; in altre parole, ci può essere una risurrezione senza inumazione.[31] Inoltre, molte delle testimonianze che osserveremo riguardo alla sepoltura di Gesù si sovrappongono anche alle testimonianze della tomba vuota.

Prima di tutto, ci sono le prime attestazioni multiple del Nuovo Testamento e gli scritti non canonici che riportano la sepoltura di Gesù. I quattro Vangeli, gli Atti e Paolo registrano làinumazione di Gesù.[32] La prima tradizione che abbiamo è in forma confessionale da Paolo in 1 Corinzi 15:4.[33]. La sepoltura è parte del primo materiale premarciano che è generalmente considerato non controverso.[34] Uno dei motivi per cui gli studiosi credono che questo sia parte di una narrativa premarciana della passione è che la narrativa passionale di Marco scorre molto agevolmente in confronto al resto del suo Vangelo. Ciò, insieme ad altre ragioni, indica che la sepoltura di Gesù faceva parte del material della fonte originale di Marco.[35] Pertanto, con Marco come primo Vangelo, più i credi di 1 Corinzi 15 e Atti 13:28-31, ci sono molteplici resoconti primari dell'inumazione di Gesù.

Secondo, abbiamo l'attestazione ostile indiretta che la tomba di Gesù era vuota. Matteo, Giustino Martire e Tertulliano descrivono tutti la più antica polemica ebraica rivolta alla pretesa cristiana della risurrezione che confermerebbe effettivamente la tomba vuota.[36] Tutti e tre parlano di autorità ebraiche che sostengono che i discepoli avevano rubato il corpo di Gesù. Offrendo una spiegazione naturale per la tomba vuol dire che sapevano che la tomba era appunto vuota. Senza tomba vuota, non ci sarebbe stato motivo per le autorità ebraiche di dare una spiegazione per il suo essere vuota. Inoltre, questo è l'unico resoconto offerto dai primi oppositori per spiegare risurrezione e tomba vuota. Ciò è chiara indicazione che c'era una tomba, nota sia ai discepoli sia alle autorità, e che Gesù fu sepolto lì.

Terzo, Giuseppe di Arimatea — un membro del Sinedrio ebraico che condannò Gesù — e la storia della sepoltura sono altamente dubbi quali innovazioni cristiane. Esisteva ostilità tra i primi ebrei ed i primi cristiani. È improbabile che i primi cristiani avessero creato Giuseppe di Arimatea, un membro del Sinedrio, per dare a Gesù una sepoltura onorevole a meno che non lo avesse fatto davvero. Ciò è alquanto imbarazzante per i discepoli perché Gesù era il loro capo e dovevano essere loro a seppellirlo.[37] Inoltre, lo stesso Arimatea è di minima importanza storica o teologica; pertanto questa posizione non sembra avere alcun significato metaforico. Abbiamo quindi ottime ragioni per credere che la storia della sepoltura da parte di Giuseppe d'Arimatea sia un resoconto storico.

In quarto luogo, tutti e quattro i Vangeli riferiscono che alla tomba di Gesù erano presenti le donne, che sono le prime ad essere lì. Questa è una testimonianza imbarazzante per gli scrittori del Nuovo Testamento, dato l'alquanto basso valore della testimonianza delle donne nel Mediterraneo durante questo periodo. Per esempio, il Talmud considera la testimonianza di una donna uguale a quella dei ladri e dei malfattori.[38] Se gli evangelisti stavano aggiungendo una storia leggendaria o fittizia di sepoltura, allora avrebbero certamente eliminato la testimonianza delle donne e quantomeno posto i discepoli al luogo di sepoltura e alla tomba vuota. Le donne alla tomba dimostrano esattamente il tipo di materiale opposto a quello che vorremmo aspettarci se questo dovesse essere considerato uno sviluppo leggendario più successivo. Non c'è motivo di aggiungere o menzionare le donne alla tomba, a meno che non sia un dato di fatto.

In quinto luogo, la stessa storia della sepoltura non ha tracce di sviluppo leggendario perché è molto semplice in natura. Tuttavia alcuni scettici, come Ehrman, sostengono che questa storia della sepoltura sia una probabile leggenda perché il credo in 1 Cor. 15: 3-7 non menziona Giuseppe o le donne alla tomba.[39] Questa è un'obiezione interessante, ma il credo in 1 Cor. 15: 3-7 è un riassunto, o schema, della passione e semplificato in modo che possa essere facilmente ricordato e accuratamente ripetuto. Il riassunto del sermone in Atti 13: 28-31 è molto simile in natura in quanto registra solo la morte, la sepoltura, la resurrezione e l'apparizione di Gesù ad altri. Anche Atti 13: 28-31 non include Giuseppe o le donne, ma Luca lo fa. Indipendentemente da chi potrebbe essere l'autore di Luca e Atti, è comunque lo stesso autore che scrive i due volumi. È molto improbabile che l'autore abbia aggiunto materiale leggendario in Luca e poi l'abbia rimosso da Atti. I credi potrebbero essere semplificati al fine di fornire una migliore modalità di memorizzazione ai nuovi credenti per articolare la loro nuova fede.[40] Ciò potrebbe anche essere fatto in modo da dare una versione semplificata della passione. Un ulteriore problema sarebbe che questi credi menzionano anche la sepoltura. La parte della sepoltura sembra certificare che il corpo fu sepolto in un luogo specifico e una volta resuscitato, anche il corpo sparì.

La sua morte provoca lo smarrimento dei discepoli e la perdita di speranza[modifica]

La tomba vuota[modifica]

I discepoli hanno esperienze reali che ritengono essere apparizioni effettive di Gesù risorto[modifica]

I discepoli sono trasformati e disposti a soffrire e morire per fede[modifica]

Giacomo, fratello scettico di Gesù, è convertito quando crede di vedere Gesù risorto[modifica]

Paolo, famoso persecutore della Chiesa, si converte credendo di aver veduto Gesù risorto[modifica]

Gli ultimi quattro[modifica]

Questo messaggio di risurrezione diventa centrale nella predicazione paleocristiana[modifica]

La risurrezione è soprattutto proclamata a Gerusalemme[modifica]

La Chiesa cristiana nasce e cresce[modifica]

La domenica viene descritta come il giorno primario di culto[modifica]

Conclusione[modifica]

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Note[modifica]

  1. Questi fatti provengono dal vasto lavoro di Gary R. Habermas. Antony Flew, l'ex-Vicepresidente della British Humanist Society e ora deista, è un importante esempio di come una persona con un differente punto di vista concordi con i dati, perché sono testimoniati così fortemente. Cfr. Gary R. Habermas, Antony Flew e Terry L. Miethe, Did Jesus Rise from the Dead? The Resurrection Debate, Harper & Row, 1989.
  2. Ehrman obietta riguardo alla rilevanza della morte di Gesù in croce. Tuttavia, uno non può risorgere se non è morto. Questa è precisamente la ragione per cui gli studiosi mussulmani cercano di screditare la morte di Gesù, poiché senza di essa Gesù non sarebbe mai risorto. Cfr. Mike Licona & Bart Ehrman, Debate: Can Historians Prove that Jesus Rose from the Dead?
  3. Questa obiezione è tipicamente addotta dai mussulmani perché contraddice il Corano, Sura 4:157.
  4. Prenderemo in esame specificamente questo credo nel prossimo capitolo.
  5. Esistono passaggi di credo e riassunti di sermoni che fanno riferimento a Ponzio Pilato e a Gesù morente sulla croce. Cfr. Atti 2:22-36 (che cita i chiodi), 3:13-16, 4:8-10, 5:29-32, 10:39-43, 13:28-31; Rom. 4:25; Fil. 2:8;1 Pt. 3:18; Ga. 3:13, e 1 Cor. 15:3, che è considerato il credo più autorevole e rispettato.
  6. Matteo 27:26-56; Marco 15:20-47; Luca 23:26-56; Giovanni 19:16-42.
  7. Clemente di Roma, 1 Clemente, 7, 12, 21, 49; Ignazio di Antiochia, Tralliani 9; Smirnesi 1; Barnaba 5; Giustino Martire, Prima Apologia 32, 35, 50; Dialogo con Trifone 47, 108.
  8. Per una lista completa di fonti non cristiane che citano Gesù, cfr. Gary Habermas, The Historical Jesus, College Press, 1996, Cap. 8.
  9. Tacito, Annali 15:44, (EN)Perseus Project Digital Library & Tufts University. URL consultato 11 giugno 2016.
  10. Flavio Giuseppe, Antichità, 18.3.3. Sebbene questo sia un passo controverso, le dichiarazioni che riguardano la sua morte non sono in discussione. Tutte le citazioni di Flavio Giuseppe e dei primi padri della Chiesa sono presi da Christians Classics Ethereal Library[1] se non diversamente specificato.
  11. Giulio Africano, Chronografiai (Scritti, XCIII), in (EN) Ante-Nicene Fathers, cur. da Alexander Roberts & James Donaldson, Eerdmans, 1973, vol. VI, p. 130, citato da Gary Habermas, The Historical Jesus, p. 197. Habermas nota la giusta obiezione che "non ci viene detto specificamente se Gesù sia menzionato nella storia originale di Tallo." Tuttavia sembra probabile che la sua morte fosse conosciuta in tutto il Mediterraneo a partire dalla metà del primo secolo.
  12. Il Talmud comprende una vasta raccolta di tradizione orale trasmessa nel corso delle generazioni. Tale materiale iniziò ad essere consolidato tra il 135 ed il 200 d.C. La citazione è dal Talmud babilonese, trad. di I. Epstein, Soncino, 1935, col. III, Sanhedrin 43a, 281 e riportata da Gary Habermas, The Historical Jesus, p. 203.
  13. Martin Hengel, Crucifixion in the Ancient World and the Folly of the Message of the Cross, Fortress Press, 1977; William D.Edwards, Wesley J. Gabel, e Floyd E. Hosmer, "On the Physical Death of Jesus Christ", JAMA. 255, no. 11, 1986, sono alcune delle valide fonti in merito all'uso della crocifissione.
  14. Marco Tullio Cicerone, In Verrem, 2.5.165[2]
  15. Nelle pratica ebraica usualmente venivano date trentanove frustate, ma i romani non avevano tale limite. Il numero di colpi spesso dipendeva dai soldati che eseguivano la pena.
  16. Flavio Giuseppe, Guerre giudaiche, 6.5.3., 2.21.5; Antichità, 12.5.4.
  17. Lee Strobel, Case for Christ, Zondervan, p. 196; William D. Edwards, Wesley J. Gabel, Floyd E. Hosmer, "On the Physical Death of Jesus Christ", JAMA: The Journal of the American Medical Association 255, nr. 11, 1986, p. 1457.
  18. "Three Specific facts" su Globalreac.org; "The Case Against 'The Case for Christ'. A study in Christian apologetics" di Scott Bidstrup. Cfr. anche riff. nota successiva.
  19. Lee Strobel, Case for Christ, p. 198; William D. Edwards, Wesley J. Gabel, Floyd E. Hosmer, "On the Physical Death of Jesus Christ", p. 1457.
  20. Testimonianze archeologiche di un ossario chiamato "Yohanan Ben Ha’galgol" trovato nel giugno 1968 ha comprovato l'uso di chiodi durante la crocifissione. Uno spuntone di 18cm è stato rinvenuto nel tallone di una vittima datato verso il 70 d.C. Inoltre, questa scoperta conferma che i chiodi erano utilizzati nelle pratiche di crocifissione, che la rottura delle gambe era eseguita per accelerare una morte, che le vittime erano posizionate in modo che fosse loro difficile respirare. Cfr. N. Haas, "Anthropological Observations on the Skeletal Remains from Giv’at ha-Mivtar", Israel Exploration Journal 20, 1970, pp.38-59; V. Tzaferis, "Jewish Tombs at and near Giv’at ha-Mivtar", Israel Exploration Journal 20, 1970 , pp.18-32, citati anche da Gary Habermas, Historical Jesus, pp. 173-175. Inoltre, alcuni sostengono che Gesù fosse legato alla croce e non inchiodato, ma ciò non sembra plausibile perché (1) abbiamo attestazioni ultiple dell'uso di chiodi in Giovanni 20:25 e Atti 2:23 (anche in parte di un sermone antico). (2) Martin Hengel, Crocifissione ed espiazione, Paideia, 1988, che è considerata un'opera autorevole in materia, cita la descrizione di Flavio Giuseppe che descrive gli ebrei crocifissi in varie posizioni; (3) la legatura delle vittime sulla croce era tipicamente una pratica egizia, cfr. Martin Hengel, op. cit., pp. 31-33.
  21. Flavio Giuseppe, Autobiografia, Collana Classici greci e latini nr.961, BUR, 1994, p. 75.
  22. Martin Hengel,Crocifissione ed espiazione, p. 70. C'erano vari metodi usati dai Romani per acceleraree il decesso: la rottura delle gambe era il metodo più popolare in quanto impediva alla vittima di spingere verso l'alto con le gambe per respirare.
  23. Per coloro che dubitano che i soldati romani potessero trafiggere un crocifisso, due cose possono essere dette: primo, la lancia era armamento standard per un soldato romano ed era molto probabilmente qualcosa prontamente disponibile; secondo, abbiamo resoconti di storici romani, che affermano che le vittime della crocifissione erano trafitte. Cfr. int. al., Declamationes maiores 6.9: "Quanto a coloro che muoiono sulla croce, il boia non vieta la sepoltura di coloro che sono stati trafitti". Citato anche da Mike Licona, "Can We Be Certain that Jesus Died On A Cross? A Look at the Ancient Practice of Crucifixion", Historical Jesus[3].
  24. Dr. Alexander Metherell in Lee Strobel, Case for Christ, p. 199; William D. Edwards, Wesley J. Gabel, Floyd E. Hosmer, "On the Physical Death of Jesus Christ", pp. 1455-1463; J. E. Holoubek and A. B. Holoubek, "Execution by Crucifixion: History, Methods and Cause of Death", Journal of Medicine 26, 1995, pp. 1-16.
  25. David Friedrich Strauß, A New Life of Jesus, 2 voll., Williams & Norgate, 1879, 1:408-412; si veda anche il testo (IT) La vita di Gesù o esame critico della sua storia testo (in lingua italiana, IV edizione) consultabile integralmente online su Google Libri.
  26. Come era successo per gli amici di Flavio Giuseppe, che erano stati quindi assistiti da dottori.
  27. 62 N.T. Wright, "Jesus Resurrection and Christian Origins", Gregorianum, 83, nr. 4, 2002, pp. 615–635.
  28. Albert Schweitzer, The Quest of the Historical Jesus: A Critical Study from Reimarus to Wrede, trad. W. Montgomery, Adam & Charles Black, 1910, pp. 56-57; 62-67. Schweitzer è d'accordo con le analisi di Strauss, che critica le interpretazioni di Paulus e Schleiermacher che Gesù non morì sulla croce. Cfr. anche Gary Habermas, The Risen Jesus and Future Hope, Rowman & Littlefield, 2003, p. 40 nota 71.
  29. John Dominic Crossan, Jesus: A Revolutionary Biography, Harper Collins, 1994, p.145, cfr. pp. 154, 196, 201.
  30. Bart Ehrman, The New Testament: A Historical Introduction to the Early Christian Writings, 3ª ediz., Oxford University Press, 2004, p. 256. Cfr. Mike Licona e Bart Ehrman, Debate: Can Historians Prove that Jesus Rose from the Dead?
  31. La risurrezione dovrebbe essere distinta dalla rianimazione e da esperienze ai confini della morte, in quanto una persona risorta non sperimenta una seconda morte fisica, mentre una persona risuscitata o NDE deve necessariamente far esperienza di una "seconda" morte.
  32. Matteo 27:57-61; Marco 15:42-47; Luca 23:50-56; Giovanni 19:38-42; Atti 13:28-31. Gli scritti di Paolo includono Rm. 6:4; 1 Cor. 15:4; Col. 2:12. Habermas scrive: "Infatti, gli studiosi pensano che ci possano essere almeno tre o quattro tradizioni indipendenti nei Vangeli, il che aumenta molto fortemente la possibilità che i resoconti siano antichi e storici." Gary Habermas, "The Empty Tomb of Jesus", His Resurrection[4].
  33. Altre ne troviamo nei riassunti dei sermoni di Atti. Per esempio, cfr. Atti 13:28-31.
  34. William Lane Craig, "Visions of Jesus: A Critical Assessment of Gerd Ludemann's Hallucination Hypothesis", Historical Jesus, Edwin Mellen Press[5].
  35. 70 William Lane Craig, "Visions of Jesus: A Critical Assessment of Gerd Ludemann's Hallucination Hypothesis", Craig afferma inoltre che, "come il resoconto della sepoltura, è notevolmente semplice e privo di motivi teologici o apologetici che possano caratterizzare un tardo resoconto leggendario."
  36. Mt. 28:13; Giustino Martire, Dialogo con Trifone, 108; Tertulliano, De Spectaculis, 30.
  37. Nicodemo aiuta Giuseppe in Giov. 19:39. Anche William Lane Craig ritiene che questo fatto possa soddisfare il criterio di dissomiglianza (un criterio non menzionato nel capitolo precedente perché potrebbe essere eccessivamente scettico). Lo fa perché "data l'ostilità della Chiesa primitiva verso i capi ebrei, che avevano, agli occhi dei cristiani, progettato un omicidio giudiziario di Gesù, la figura di Giuseppe è sorprendentemente dissimile dall'atteggiamento prevalente nella Chiesa verso il Sinedrio." William Lane Craig, "Visions of Jesus: A Critical Assessment of Gerd Ludemann's Hallucination Hypothesis."
  38. Talmud, Rosh Hashanah 1.8; anche Flavio Giuseppe riporta lo scarso valore della testimonianza di donne, Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, 4.8.15.
  39. William Lane Craig e Bart D. Ehrman, Is There Historical Evidence for the Resurrection of Jesus, 20-21.
  40. Un altro punto può essere fatto in merito allo scopo di questi credi, dal momento che sono stati usati per aiutare a comunicare credenze e per i catecumeni mentre si preparavano al battesimo. Il loro sviluppo non avvenne insieme ad un programma apologetico, ma per insegnare e comunicare le credenze del cristiano.