Noli me tangere/L'argomento dei primi testimoni

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Cappella Malipiero Badoer in San Francesco della Vigna, Venezia: "La Risurrezione di Cristo" di Paolo Veronese (1560)
Volto di Gesù, di Laprés et Lavergne (1903)

Mentre molte persone vogliono dimostrare l'affidabilità della risurrezione facendo riferimento ai Vangeli, il presente argomento elude del tutto questo approccio. Perché tralasciare i Vangeli? Mentre i Vangeli possono essere usati per dimostrare la risurrezione, molti di coloro che sono scettici cambiano spesso la direzione della discussione dalla risurrezione alle presunte contraddizioni nei Vangeli. Nel tentativo di evitare questa discussione e di fornire un resoconto primario sulla morte, sepoltura, resurrezione e apparizioni di Gesù, faremo riferimento all'opera di Paolo.[1]

Gli scritti di Paolo furono scritti prima dei Vangeli e forniscono una fonte precedente. Gli scettici concordano sul fatto che Paolo fornisca il resoconto di un testimone oculare che ebbe un'esperienza che si crede sia stata un'apparizione post-risurrezione.[2] Gary Habermas scrive: "In qualsiasi studio che impieghi i principi della storiografia, antica o moderna, si può probabilmente sostenere che i due requisiti principali devono garantire una testimonianza che sia al tempo stesso oculare e il più vicino possibile agli eventi in questione."[3] Paolo fornisce agli storici sia una prima testimonianza iniziale sia un resoconto oculare che lo rendono una fonte molto importante per scettici e conservatori da esaminare.

Due delle opere di Paolo – 1 Corinzi e Galati – saranno usate per dimostrare i primi riferimenti a Gesù. Sono straordinariamente vicine cronologicamente, sono citate da un testimone oculare, sono collegate ad altri testimoni oculari e si riferiscono direttamente alla risurrezione di Gesù. Ciò rivela che gli eventi che circondano la morte, la sepoltura, la risurrezione e le apparizioni di Gesù si basavano su eventi storici reali, registrati da testimoni oculari originali e trasmessi con cura da tali testimoni ad altri. Inoltre, testimoni oculari come Pietro, Giacomo e Giovanni (che, insieme a Paolo, erano gli apostoli più influenti), sono direttamente collegati alla tradizione. Infine, questa tradizione di Gesù è collegata molto strettamente agli eventi e, quindi, rende praticamente impossibile lo sviluppo di qualsiasi leggenda o mito.

La morte di Gesù e i Vangeli[modifica]

Searchtool.svg Per approfondire, vedi Morte di Gesù e Vangeli.

Il punto di partenza della cronologia sarà la morte di Gesù, datata intorno al 30 o 33 d.C. La maggior parte degli studiosi pone la morte di Gesù al 30 d.C.[4] Sebbene ci sia un dibattito sulla data effettiva della morte di Gesù, questo non influirà sull'argomento. La morte di Gesù ci fornisce un punto di partenza iniziale per la discussione. Useremo la prima data, il 30 d.C., perché gode del consenso accademico più sostenuto. Le date dei Vangeli variano rispetto a quando furono scritti in base alla morte di Gesù. Ehrman sostiene, insieme ad altri, che Marco fu scritto per la prima volta intorno al 65-70 d.C., poi Matteo e Luca intorno all'80-85 d.C. e infine Giovanni al 90-95 d.C.[5] Ciò significa che Giovanni fu scritto circa sessantacinque anni dopo il tempo di Gesù, il che è abbastanza notevole per la storia antica.[6] Matteo e Luca sono circa cinquanta-cinquantacinque anni dopo la morte di Gesù, che è ancora meglio. Infine Marco, scritto tra i trentacinque e i quaranta anni dopo la morte di Gesù, ci fornisce il primo resoconto tra i quattro. Pertanto, i Vangeli stessi forniscono storie abbastanza vicine agli eventi che registrano.[7] Tuttavia, anche se queste date sono consistenti, il nostro argomento cercherà di avvicinarsi ancora di più al tempo degli eventi reali.

I resoconti di Paolo[modifica]

Searchtool.svg Per approfondire, vedi Lettere paoline e Viaggi paolini.
Possibile identikit di Paolo di Tarso realizzato da un nucleo della polizia scientifica tedesca nel febbraio 2008 sulla base delle descrizioni contenute nelle più antiche fonti storiche, con la commissione e consulenza dello studioso Michael Hesemann.[8] Non sono stati esaminati i reperti ossei a lui attribuiti contenuti nel sepolcro presente nella basilica di San Paolo fuori le mura di Roma.

Ci sono sette libri che tutti gli studiosi, sia conservatori che scettici, considerano senza dubbio scritti da Paolo.[9] Ehrman elenca Romani, 1 e 2 Corinzi, Galati, Filippesi, 1 Tessalonicesi e Filemone, che gli esegeti affermano che siano "indiscutibilmente" paolini.[10] Come notato precedentemente, per questo nostro studio saranno usati solo due testi, 1 Corinzi e Galati, entrambi considerati indiscutibilmente paolini.

In 1 Corinzi 15 troviamo uno dei testi più discussi e importanti riguardanti la morte, la sepoltura, la risurrezione e le apparizioni di Gesù. 1 Cor. 15:3-7 è ampiamente considerato un credo paleocristiano da praticamente tutti gli studiosi biblici.[11] Raymond Brown scrive: "Ciò che è significativo in questa formula è che per la prima volta viene fatto un riferimento all'apparizione (o apparizioni) di Gesù risorto."[12] C'è inoltre molto consenso sul fatto che Paolo qui citi la tradizione che ha ricevuto personalmente.[13] Paolo scrive in 1 Cor. 15:3-7:

« Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, e che fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. »
(1 Cor. 15:3-7[14])

Secondo lo studioso ebreo israeliano Pinchas Lapide ci sono almeno otto ragioni che asseriscono questa sia la più antica dichiarazione di fede sulla resurrezione che Paolo abbia ricevuto.[15] Il vocabolario, la struttura delle frasi e la dizione sono chiaramente poco paolini. C'è un parallelismo tra le tre singole affermazioni. Vi è un triplice uso di "e che" che è caratteristico dei modi di narrare in aramaico ed ebraico mishnaico. La frase "è risuscitato" riflette l'azione di Dio senza dover menzionare "Dio" in modo tale da mostrare la riverenza ebraica per il nome di Dio. Il nome di Pietro è nella forma aramaica di Cefa, che suggerisce un'origine precedente. Il fatto che "Secondo le Scritture" sia dato due volte in tre righe corrisponde alla fedeltà della chiesa primitiva alla Bibbia ebraica. La frase "i dodici" si riferisce a un gruppo chiuso di primi testimoni.[16] Questa affermazione fornisce l'interpretazione più basilare della salvezza che viene ripetuta in quasi tutti i successivi resoconti della risurrezione.

Un altro indicatore molto importante che Paolo sta tramandando la tradizione sono le parole "trasmesso" e "ricevuto". Collocati proprio prima del credo ci sono questi equivalenti greci dei termini tecnici rabbinici per la trasmissione della la tradizione orale. Lo studioso Richard Bauckham scrive:

« Abbiamo prove inequivocabili, nelle lettere di Paolo, che il movimento paleocristiano praticasse la trasmissione formale della tradizione. Con "formale" intendo che c'erano pratiche specifiche impiegate per garantire che la tradizione fosse trasmessa fedelmente da un trasmettitore qualificato ad un altro... Infatti, tramandare una tradizione "significa che uno consegna qualcosa ad un altro in modo che quest'ultimo la possieda", mentre ricevere una tradizione "significa che uno riceve qualcosa in modo da possederla". Sebbene ciò non debba comportare una memorizzazione integrale verbatim, comporta comunque un processo di insegnamento e apprendimento in modo da conservare ciò che viene comunicato.[17] »

Queste parole greche venivano usate nelle scuole ellenistiche per la trasmissione formale e sarebbero state familiari ai lettori di Paolo. Ciò è perfettamente coerente con Paolo poiché sappiamo che egli era un fariseo e molto zelante nel rispettare la Legge (Halakhah).[18] Pertanto, avrebbe sicuramente conosciuto e usato di frequente questi termini rabbinici. Inoltre, Bauckham considera "ovvio che Paolo abbia assunto la terminologia tecnica relativa alla tradizione dall'uso con cui avrebbe avuto familiarità nelle sue vesti di insegnante farisaico".[19]

Come Bauckham ha descritto sopra, Paolo sta fornendo una tradizione che richiede a un insegnante autorevole per tramandare tale materiale.[20] Paolo chiaramente si considera un'autorità, ma tuttavia fornisce riferimenti aggiuntivi che confermano i suoi insegnamenti agli scettici che potrebbero mettere in discussione lui o il suo messaggio. Paolo riporta in 1 Cor. 15:11 che anche gli altri apostoli predicano lo stesso messaggio. Hurtado sostiene che Paolo non afferma specificamente dove abbia ricevuto questa tradizione perché rappresenta il messaggio centrale proclamato sia da Paolo che da altri apostoli.[21] L'obiettivo di Paolo qui è quello di presentare le credenze cristiane in questione come "indiscutibili e incontestabili" alle figure autorevoli della chiesa (come i "pilastri" Pietro, Giacomo e Giovanni) e queste forniscono anche una base per riaffermare resoconti storici e attendibili di morte, sepoltura, risurrezione e apparizioni.[22]

Hurtado riconosce giustamente che nelle sue lettere Paolo non ha mai indicato che le affermazioni e le pratiche devozionali verso Gesù fossero qualcosa di innovativo da lui, ma sono materiale pre-paolino.[23] In 1 Cor. 15:8-9 Paolo riconosce di essere un apostolo che è "come un aborto" perché ha perseguitato la chiesa.[24] Eppure, in 1 Cor. 15:11 Paolo insiste sul fatto che nelle questioni della morte, sepoltura, resurrezione e apparenze di Gesù lui e gli altri dirigenti della chiesa hanno la stessa fede comune: "Così noi predichiamo, e così voi avete creduto." Inoltre, sembra altamente improbabile che Paolo si stia inventando uno di questi insegnamenti fondamentali. Hurtado scrive: "In effetti, tutte le prove indicano la conclusione opposta: che la devozione a Gesù che Paolo afferma nelle sue lettere si manifestava già nei primi circoli di cristiani ebrei, compresi quelli dei primissimi anni (forse mesi) nella Giudea romana."[25]

Oltre alle "figure autorevoli" elencate da Paolo, la menzione dei 500 testimoni sottolinea ulteriormente questo punto di verifica. Paolo ci dice che questi testimoni sono ancora vivi (sebbene alcuni si siano "addormentati") e, pertanto, potrebbero essere interrogati sulle apparizioni di Gesù. Ciò aggiungerebbe autenticità al suo messaggio perché si potrebbe andare alle fonti che Paolo elenca e dialogare direttamente con loro. Paolo quindi presenta un elenco di testimoni che sono ancora accessibili per verifica, e che vanno da diverse centinaia di testimoni anonimi a leader molto significativi della chiesa primitiva, come Paolo e Giacomo.[26]

È importante notare i tempi di sviluppo fino a qui. 1 Corinzi è spesso datato intorno al 54-56 d.C. dalla maggior parte degli studiosi.[27] Noi prenderemo la data media del 55 d.C. In ogni caso, questo libro ci arriva solo circa venticinque anni dopo la morte di Gesù. Sebbene Paolo abbia scritto ai Corinzi intorno al 55 d.C., egli sta ricordando loro ciò che aveva precedentemente trasmesso secondo 1 Cor. 15:1,3. Pertanto, possiamo ragionevolmente concludere che Paolo aveva dato ai Corinzi questa tradizione durante la sua prima visita a Corinto e, cosa più importante, Paolo avrebbe dovuto riceverla lui stesso prima di tale viaggio. Gli studiosi hanno datato il viaggio di Paolo a Corinto verso il 50 d.C. Ciò significa che Paolo aveva ricevuto questa tradizione qualche tempo prima della sua visita ai Corinzi.[28] Abbiamo quindi prove che Paolo predicasse la risurrezione e le apparizioni di Gesù nell'ambito di venti anni dalla crocifissione e che avesse ricevuto questa tradizione qualche tempo prima del suo viaggio a Corinto nel 50 d.C.

La conversione di Paolo[modifica]

Searchtool.svg Per approfondire, vedi Conversione di Paolo.
"Conversione di San Paolo" di Caravaggio (1600)
"Conversione di San Paolo" di Michelangelo (particolare)

La conversione di Paolo da persecutore di cristiani a seguace di Gesù avvenne poco dopo la morte di Gesù. James D.G. Dunn colloca la conversione di Paolo due anni dopo la crocifissione.[29] Hurtado data la conversione di Paolo in base ad un consenso accademico di un paio d'anni, al massimo, dopo la morte di Gesù.[30] La sua conversione può essere datata con precisione nel periodo compreso tra il 31 e il 33 d.C.[31]

Paolo riferisce che tre anni dopo la sua conversione viaggiò a Gerusalemme per visitare (historesai) Pietro e gli altri discepoli.[32]. In Gal. 1:16-17, Paolo affermò di essersi recato in Arabia e di esser tornato a Damasco subito dopo la sua esperienza con Gesù risorto, in modo da poter predicare prima ai Gentili. Paolo non andò immediatamente a Gerusalemme per verificare il messaggio che stava predicando e rende molto chiaro di sentire la rivelazione di Dio con molta più autorità del semplice "carne e sangue":

« Ma quando piacque a Dio, che mi aveva appartato fin dal grembo di mia madre e mi ha chiamato per la sua grazia, di rivelare in me suo Figlio, affinché l'annunziassi fra i gentili, io non mi consultai subito con carne e sangue, né salii a Gerusalemme da quelli che erano stati apostoli prima di me, ma me ne andai in Arabia e ritornai di nuovo a Damasco. »

Inoltre, il contesto in cui Paolo sta scrivendo è di dimostrare ai Galati che aveva fatto di tutto per verificare il Vangelo che predicava. Paolo riferisce di aver ricevuto prima il suo messaggio da Dio, per poi recarsi a Gerusalemme per approfondire insieme a Pietro e Giacomo, e in seguito andare almeno un'altra volta a Gerusalemme e constatare che anche Giovanni era lì con Pietro e Giacomo.[33]

Paolo compì un primo viaggio a Gerusalemme tre anni dopo la sua conversione per "conoscere" Pietro e gli altri apostoli, ma nessuno degli altri discepoli era lì, tranne Giacomo, il fratello del Signore. Paolo trascorse quindici giorni con Pietro e Giacomo. Se Paolo si convertì tra i due o tre anni dopo la morte di Gesù, allora potremmo datare con precisione questo viaggio con un alto grado di certezza tra quattro e sei anni dopo la morte di Gesù, nel 30 d.C.

La parola greca historesai, usata in Gal. 1:18 per riferirsi al viaggio di Paolo a "conoscere" Pietro, implica un tono inquisitivo importante. Historesai viene spesso tradotto "conoscere", "visitare" o "vedere". Dunn concorda sul fatto che l'elemento di "indagine" nella "visita" è difficile da escludere.[34] Anche Ehrman riconosce che queste descrizioni semplicistiche possono essere meglio tradotte come "apprendere qualcosa" o "trasmettere alcune informazioni".[35] Historesai è strettamente correlato all'acquisizione di conoscenza attraverso colloqui personali o persino indagini. Questo viaggio per Paul fu molto più di una semplice visita: era di natura molto più inquisitiva ed indagatrice.

Cosa voleva conoscere Paolo da Pietro? C.H Dodd fa una battuta, "Possiamo presumere che non abbiano passato tutto il tempo a parlare del tempo".[36] Il contesto di Galati 1 e 2 fa luce sul perché Paolo andò a Gerusalemme. Paolo stava difendendo il Vangelo che andava predicando, nonché il suo apostolato.[37] Egli spiega che era un ex-persecutore della chiesa e stava ora predicando quel Vangelo che una volta perseguitava. Paolo passa quindi a descrive come viaggiò a Gerusalemme per incontrare Pietro, un testimone oculare, per "intervistarlo" e stare con lui per un tempo più lungo di quanto normalmente venga offerto a un visitatore.[38] Bauckham scrive: "Dovremmo piuttosto presumere che Paolo stesse acquisendo informazioni complete riguardo alle tradizioni di Gesù come formulate dai Dodici, imparandole dal leader dei Dodici, Pietro".[39]

Cor. 15 ci dà una visione ancora maggiore di ciò che Paolo avrebbe esaminato durante il suo soggiorno di quindici giorni a Gerusalemme. Paolo scrive che ha passato ai Corinzi ciò aveva ricevuto ed era di "prima importanza" (v. 3): "Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture." La risurrezione fu assolutamente centrale per Paolo e, cosa più importante, considerava che senza di essa la sua fede fosse senza valore (v. 14): "Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede." Chiaramente, la risurrezione era della massima importanza per Paolo, e se doveva discutere di qualcosa durante la sua prima visita ai discepoli, sicuramente sarebbe stata la risurrezione. Bauckham scrive: "Paolo imparò (nel senso forte di apprendimento di una tradizione, tale da poterla successivamente recitare) da Pietro durante quella significativa quindicina di giorni a Gerusalemme."[40] Pertanto, è molto probabile che Paolo avesse effettivamente appreso le tradizioni del Chiesa di Gerusalemme durante la sua visita a Gerusalemme tre anni dopo la sua conversione.

Ciò che abbiamo finora è la morte di Gesù nel 30 d.C. La conversione di Paolo è datata intorno al 31-33 d.C. Tre anni dopo Paolo si reca a Gerusalemme per indagare con Pietro e anche con Giacomo. Pertanto, abbiamo Paolo che chiede a Pietro e Giacomo, due importanti testimoni oculari e leader del movimento cristiano, riguardo al messaggio evangelico, dopo soli 4-6 anni dalla crocifissione. Paolo riferisce anche in 1 Cor. 15:11,14 che avevano predicato lo stesso Vangelo: "Pertanto, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto... Abbiamo testimoniato che Egli [Dio] ha risuscitato Cristo."

Possibile cronologia della vita di Paolo[modifica]

La ricostruzione cronologica della vita e del ministero di Paolo, come per tutti i personaggi del Nuovo Testamento (incluso Gesù), è in gran parte ipotetica. La narrazione degli Atti, che descrive in maniera particolareggiata il suo ministero pubblico con alcuni accenni al mondo greco-romano, unita ad alcune preziose seppur sporadiche integrazioni cronologiche presenti nelle lettere di Paolo e in altri scritti successivi, permette tuttavia di ricostruire un quadro verosimile, condiviso nelle linee fondamentali da biblisti e storici contemporanei.

Talvolta si riscontrano differenze tra le lettere e gli Atti: p.es. in Gal1,17 Paolo accenna a un viaggio in Arabia (attuale Giordania) dopo la conversione, particolare assente nella narrazione di Atti. In questi casi gli studiosi propendono per l'armonizzazione complementare delle fonti.

Il punto più oscuro della sua vita riguarda gli ultimi anni successivi alla prigionia romana, attorno ai primi anni sessanta, attorno ai quali le ricostruzioni possibili vertono sulla possibilità di una seconda prigionia, più dura della prima, e sulla eventualità di un altro viaggio, in oriente o in Spagna.

Possibile cronologia della vita di Paolo[41]
CE[42] BG[43] TOB[44] DP[45] RF[46] Evento Redazione lettere Atti Lettere Eventi correlati
- 5-10 5-10? - 5-10 Nascita a Tarso - 22,3 - -
- - - - - Trasferimento a Gerusalemme - 22,3; 26,4 - -
35 34 o 36 c. 37 c. 33 34-35 Poco dopo il martirio di Stefano,[47] conversione sulla via di Damasco e battesimo - 9,1-19, ripreso in 22,4-21;26,9-18 Gal1,15-16 -
35-37 - c. 37-39 - - Predicazione in Arabia e a Damasco - 9,19-25 Gal1,17 -
37 36 o 38 c. 39 35 36-37 Fuga da Damasco controllata dal re nabateo Areta IV;
prima breve ("15 giorni") visita a Gerusalemme "dopo 3 anni"[48] dalla conversione
- 9,25-30 2Cor11,32-33;
Gal1,18-20
Governo di Areta IV su Damasco (forse) tra il 37-39[49]
37-43 - - 35+ - Soggiorno a Tarso, predicazione in Siria e Cilicia - 9,30 Gal1,21 -
43-44 - c. 43 45 - Barnaba porta Paolo da Tarso ad w:Antiochia di Siria, soggiorno un anno intero - 11,25-26 - -
44 o 45 48 - 46 - Visita (coincidente con la successiva visita del Concilio?[50]) a Gerusalemme "per portare soccorso" all'annunciata carestia, morte di Erode,[51] ritorno ad Antiochia - 11,27-30; 12,21-25 - Erode Agrippa I muore nel marzo del 44. Carestia in diverse zone dell'impero durante l'impero di Claudio (41-54), in Giudea in particolare sotto i governatori Cuspio Fado (44-46) e Tiberio Giulio Alessandro (46-48), aggravata dall'anno sabbatico del 47-48[52]
45-49 46-48 45-48 47-48 46-48 Primo viaggio con Barnaba (e in parte Giovanni-Marco): Cipro (incontro con Sergio Paolo), Antiochia di Pisidia, Iconio, Listra, Derbe; ritorno tramite le stesse tappe ad Antiochia di Siria - 13-14 - Sergio Paolo proconsole di Cipro
49-50 - 48-49 48-49 49-50 Visita a Gerusalemme e Concilio "dopo 14 anni"[48] e ritorno ad Antiochia - 15,1-35 Gal2,1-9 -
50+ 49+ 50+ 49+ 50+ Inizio del secondo viaggio con Sila-Silvano: Siria, Cilicia, Derbe, Listra, Filippi, Tessalonica, Berea, Atene - 15,36-18,1 - -
- inverno 50 - estate 52 inverno 50 - estate 52 - - Soggiorno a Corinto (almeno) "un anno e mezzo", incontro con Aquila e Priscilla espulsi poco prima da Roma, incontro col proconsole Gallione Prima e w:Seconda lettera ai Tessalonicesi a Corinto 18,1-18 - Espulsione degli Ebrei da Roma, tra i quali Aquila e Priscilla, nel 49-50;[53]
Gallione proconsole dell'Acaia attorno al 52 (vedi Iscrizione di Delfi), "data cardine" della cronologia paolina.
53 52 52 51-52 52 Fine del secondo viaggio: Efeso, Cesarea, visita a Gerusalemme - 18,18-22 - -
- - 52-53 51-52 - Ritorno e permanenza ad Antiochia - 18,22 - -
53+ 53+ 54+ 52+ 53+ Inizio del terzo viaggio: Galazia, Frigia, soggiorno a Efeso per (almeno) 2 anni e 3 mesi, probabile prigionia con liberazione, Macedonia Prima lettera ai Corinzi a Efeso;
Lettera ai Galati e Lettera ai Filippesi a Efeso; Seconda lettera ai Corinzi in Macedonia
18,23-20,1 - -
57 inverno 57-58 inverno 57-58 57 - Soggiorno a Corinto per 3 mesi Romani 20,2-3 - -
57 Pasqua 58 Pasqua 58 - 57 Fine del terzo viaggio: da Filippi a Cesarea - 20,3-21,14 - -
57 Pentecoste 58 Pentecoste 58 57 - Visita a Gerusalemme, arresto nel tempio, condotto a Cesarea dove incontra il governatore Felice - 21,15-24,26 - Felice governatore di Giudea (forse) tra il 52 - 59/60
57-59 58-60 58-60 57-59 58-60 Prigioniero due anni a Cesarea, incontra il governatore Porcio Festo e il re Marco Giulio Agrippa II - 24,27-26,32 - Porcio Festo governatore di Giudea (forse) tra il 59/60 - 62
59-60 60-61 60-61 59-60 60 In autunno viaggio in mare verso Roma, naufragio, inverno a Malta, arrivo a Roma - 27,1-28,16 - -
60-62 61-63 61-63 60-62 61-63 Arresti domiciliari a Roma per (almeno) 2 anni Colossesi, Efesini, Filemone? 28,17-31 - -
62-66 - ? - - Libertà e predicazione a Roma?
viaggio in Spagna (BG 63)?
quarto viaggio a Efeso, Creta, Macedonia (BG c. 65)?
Prima lettera a Timoteo e Lettera a Tito in Macedonia nel 65? (BG) - - -
66 67 ? - - Seconda prigionia a Roma? Seconda lettera a Timoteo? - - -
67 c. 67 64-67 (?) 65? 63 Decapitato a Roma - - - -

La prima tradizione ed i primi testimoni[modifica]

Searchtool.svg Per approfondire, vedi Origini del cristianesimo e Età apostolica.

Dove Paolo abbia ricevuto il credo esatto come scritto in 1 Cor. 15, è irrilevante. Piuttosto, è il contenuto di quel credo che è importante. Hurtado concorda sul fatto che "ciò che conta è il contenuto di questa tradizione".[54] Quello che è fondamentale qui è che Paolo abbia discusso con almeno due testimoni oculari chiave, Pietro e Giacomo, e confermato il contenuto di tale credo. Il contenuto fondamentale della morte, sepoltura, risurrezione e apparizioni di Gesù riportato in 1 Cor. 15 viene verificato da Paolo e confermato dai leader di Gerusalemme. Bauckham scrive:

« Non vi è dubbio che nella sua stessa esposizione di un riassunto kerigmatico in 1 Corinzi 15 Paolo stia citando la testimonianza oculare di coloro che erano i destinatari delle apparizioni della Risurrezione, inclusi i più importanti nella chiesa di Gerusalemme: Pietro (Cefa), i Dodici, e Giacomo fratello di Gesù.[55] »

Pertanto, Paolo fornisce un riassunto kerigmatico in 1 Corinzi 15 con un contenuto di testimonianza oculare che può essere fatto risalire a meno di cinque anni dopo la risurrezione.

Dobbiamo notare che Paolo fa un altro viaggio per verificare il contenuto del suo messaggio. Come se l'esperienza di Paolo sulla strada di Damasco e il viaggio a Gerusalemme non fossero bastati, compie un altro viaggio a Gerusalemme quattordici anni dopo per discutere del Vangelo. Paolo decide di fare questo secondo viaggio a Gerusalemme per assicurarsi che il Vangelo che stava predicando ai Gentili non fosse stato predicato invano.[56] Paolo portò con sé Barnaba e Tito, secondo Galati 2:9, e questa volta anche Giovanni è lì a Gerusalemme. Paolo considera Pietro, Giacomo e Giovanni i "pilastri" della chiesa e quindi fonti di rispetto e attendibili.

In questo incontro, abbiamo i quattro degli uomini più importanti nella chiesa primitiva: Pietro, Giacomo, Giovanni e Paolo.[57] Paolo è venuto più volte a Gerusalemme per verificare di non aver predicato invano il suo messaggio. Paolo scrive: "Ma da parte di quelli che godevano maggior credito,... da quelle persone ragguardevoli, non fu imposto nulla di più."[58] In altre parole, il messaggio evangelico che Paolo predica è lo stesso messaggio che i "pilastri" della chiesa predicano, proprio come Paolo riferisce in 1 Corinzi 15:11. Inoltre, Pietro, Giacomo e Giovanni diedero la loro mano in amicizia a Paolo.[59] È interessante vedere che un secondo viaggio rivela che lo stesso messaggio è ancora, sempre, predicato e affermato da Pietro, Giacomo, Giovanni e Paolo.

Datazione della prima tradizione[modifica]

Searchtool.svg Per approfondire, vedi Cronologia del cristianesimo del I secolo.

La morte di Gesù risale al 30 d.C. e i Vangeli sono datati tra il 65 e il 95 d.C. Paolo aveva riportato una tradizione creedale che conteneva il kerigma cristiano in 1 Corinzi, che è considerato indiscutibilmente paolino. Aveva ricevuto questa tradizione considerata di primaria importanza in una data precedente alla sua prima visita a Corinto, intorno al 50-51 d.C. La conversione di Paolo risale al 31-33 d.C. e tre anni dopo Paolo riferisce in Galati 1:18 di aver "consultato" Pietro e di aver incontrato anche Giacomo a Gerusalemme. Il contenuto della tradizione fu trasmesso a Paolo entro almeno cinque anni dalla morte di Gesù.

Tuttavia, ci sono prove che queste antiche tradizioni cristiane esistessero prima della visita di Paolo. Se Paolo ricevette questa tradizione dagli apostoli, allora dovevano averla prima di Paolo per essere in grado di consegnargliela. Ci sarebbe voluto del tempo per formulare questa tradizione in modo che potesse essere trasmessa ad altri. Tale tradizione fu probabilmente predicata prima della conversione di Paolo, poiché egli sostenne che stava perseguitando i cristiani. Al tempo, Paolo sicuramente era consapevole della visione cristiana che stava perseguitando. Dodd afferma: "Dobbiamo assumere una certa conoscenza dei principi del cristianesimo da parte di Paolo anche prima della sua conversione". crocifissione di Gesù e conversione di Paolo."[60] Paul Barnett conferma: "Ciò significherebbe che la Cristologia che egli [Paolo] articola fu formulata nel breve spazio tra la crocifissione di Gesù e la conversione di Paolo ".[61]

Affinché Paolo potesse perseguitare il movimento cristiano, i cristiani dovevano aver predicato questa tradizione prima che Paolo li perseguitasse. Poiché la risurrezione è di primaria importanza, questa tradizione specifica era al centro del movimento cristiano. I cristiani sembrano aver diffuso la tradizione in modo tale da attirare l'attenzione di Paolo e averlo costretto a perseguitare i cristiani a tempo pieno. Pertanto, possiamo datare in modo molto preciso questa tradizione prima della conversione di Paolo, intorno al 31-33 d.C. Ciò fornisce testimonianza della morte, sepoltura, risurrezione e apparizioni di Gesù più di trenta anni prima dei Vangeli. Questa prima tradizione viene da Paolo, un testimone oculare, che cita una tradizione direttamente collegata a testimoni oculari ed è datata altrettanto presto da diversi studiosi critici. Questi commenti di Paolo hanno convinto una grande maggioranza di biblisti a datare tale tradizione tra il 32 e il 36 d.C.[62]

I principali studiosi critici del Nuovo Testamento nell'ambito di un ampio spettro teologico, commentano questa prima data. Wright, un conservatore, sostiene che questo è esattamente il tipo di storia fondativa che una comunità non è libera di manomettere e fu probabilmente formulata entro i primi due o tre anni dalla Pasqua stessa.[63] Wright conclude: "Siamo qui in contatto con la prima tradizione cristiana, con qualcosa che fu detto due decenni o più prima che Paolo scrivesse questa lettera".[64] Anche Bauckham ha discusso questa prima data in modo molto convincente.[65]

Anche il più liberale Hurtado concorda anche con le date ravvicinate di questa tradizione:

« Forse entro soli pochi giorni o settimane dalla sua crocifissione, i seguaci di Gesù stavano già diffondendo la sorprendente affermazione che Dio lo aveva risuscitato dalla morte e lo aveva instaurato nella gloria celeste come Messia ed elemento essenziale designato della redenzione. Inoltre, e ancora più sorprendentemente, queste affermazioni erano accompagnate da un modello emergente di pratiche devozionali in cui Gesù si imponeva con una centralità senza precedenti.[66] »

Dunn data questa tradizione incredibilmente presto, scrivendo: "Questa tradizione, ne possiamo essere completamente fiduciosi, è stata formulata come tradizione entro mesi dalla morte di Gesù".[67] Dodd giunge a una conclusione simile e scrive: "Così la predicazione di Paolo rappresenta una corrente speciale della tradizione cristiana che deriva dal movimento principale in un punto molto vicino alla sua fonte."[68]

Anche quelli che sono scettici concordano con questa tradizione antica che fu tramandata a Paolo. Ad esempio, lo studioso scettico Gerd Ludemann scrive: "Possiamo presumere che tutti gli elementi della tradizione debbano essere datati ai primi due anni dopo la crocifissione di Gesù... non oltre tre anni dopo la morte di Gesù".[69] Persino il controverso Jesus Seminar concorda sul fatto che Paolo avesse ricevuto questa tradizione in precedenza: "La prima versione del Vangelo orale conservataci in documenti scritti è il «Vangelo» riportato da Paolo in 1 Cor. 15:3-5 come qualcosa che egli apprese dai suoi predecessori."[70]

Gli studiosi hanno attribuito il contenuto di questo antico credo ai veri testimoni oculari di questi eventi. Scrive Lapide, "...questo pezzo unificato di tradizione che presto si solidificò in una formula di fede, può essere considerato come una dichiarazione di testimoni oculari per i quali l'esperienza della risurrezione divenne il punto di svolta della loro vita".[71] Bauckham sottolinea che questa è senza dubbio una "testimonianza oculare di coloro che avevano ricevuto le apparizioni della risurrezione, inclusi i più importanti nella chiesa di Gerusalemme".[72]

Conclusione[modifica]

La tradizione creedale di 1 Cor. 15 fu ricevuta prima della visita di Paolo a Gerusalemme, cinque anni dopo la crocifissione di Gesù. Questa tradizione fu formulata prima della visita di Paolo a Gerusalemme e forse anche solo mesi dopo la morte di Gesù. Questi dati collocano le affermazioni della chiesa primitiva straordinariamente vicine agli eventi, oltre dieci volte prima dei Vangeli. Inoltre, questa tradizione fornisce agli studiosi e agli storici critici gli elementi più desiderabili della storia antica. Paul collega altri testimoni oculari insieme a se stesso agli eventi reali citando una tradizione incredibilmente ravvicinata, che persino gli scettici datano molto presto. Ciò fornisce una testimonianza oculare eccezionale delle apparizioni di Gesù. Questa argomentazione dimostra l'unicità della fede cristiana e fonda fermamente la risurrezione nella tradizione storica. Barnett conclude: "Ci si potrebbe chiedere perché un argomento di cristologia venga sollevato così presto pe quest'opera fondata sulla storia. La risposta è chiara: fu la cristologia che diede alla luce il cristianesimo, non il contrario... La cronologia ci porta a questa conclusione."[73]

Note[modifica]

  1. Ciò contribuirà ad evitare una qualsiasi digressione che possa essere fatta sulle presunte contraddizioni dei racconti evangelici. Sebbene crediamo che queste "contraddizioni" possano essere riconciliate, è importante risolvere il problema della risurrezione prima del problema dell'affidabilità dei Vangeli, specialmente se la risurrezione può essere dimostrata senza doverli citare.
  2. John W. Loftus, Why I Rejected Christianity: A Former Apologist Explains, Trafford, 2007, 201; Michael Martin, The Case Against Christianity, 81.
  3. Gary R. Habermas, "Tracing Jesus’ Resurrection to Its Earliest Eyewitness Accounts", in God is Good, God is Great, curr. William Lane Craig & Chad Meister, InterVarsity Press, 2009, 203.
  4. Anche Bart Ehrman concorda sul fatto che questa sia considerata la data più probabile della morte di Gesù: cfr. Bart D. Ehrman, Jesus: Apocalyptic Prophet of the New Millennium, 48; James D.G. Dunn, Beginning from Jerusalem, 212.
  5. Bart D. Ehrman, Jesus: Apocalyptic Prophet of the New Millennium, 48.
  6. Nella storia antica, agli storici in genere piace avere fonti che rientrino nei 150 anni dall'evento. Ripetiamo quindi che sessantacinque anni per Giovanni sono, in relazione alla storia antica, degni di nota. Dobbiamo ricordare che la prima biografia di Alessandro Magno in nostro possesso ci perviene circa 400 anni dopo la sua morte.
  7. Richard Bauckham sostiene specificamente che "i testi evangelici sono molto più vicini alla forma con cui i testimoni oculari raccontarono le loro storie o trasmisero la loro tradizione di quanto non si affermi negli studi correnti", cfr. Richard Bauckham, Jesus and the Eyewitnesses: The Gospels as Eyewitness Testimony, Eerdmans, 2006, 6.
  8. Landeskriminalamt della Renania Settentrionale-Vestfalia (Germania), vedi articolo in tedesco Archiviato il 4 agosto 2008 in Internet Archive. (sito ufficiale).
  9. Questo è un punto importante da tenere in mente: l'approccio dei "fatti minimi" usa solo fatti che sono approvati da una vasta gamma di studiosi critici.
  10. Barth D. Ehrman, Peter, Paul, and Mary Magdalene, 93.
  11. Da notare che appena prima di questo testo Paolo ricorda ai Corinzi che la risurrezione fa parte del Vangelo, in 1 Cor. 15:1-2.
  12. Raymond E. Brown, The Virginal Conception and Bodily Resurrection of Jesus, Paulist Press, 1973, 84.
  13. Reginald H. Fuller, The Formation of the Resurrection Narratives, 10.
  14. C'è tuttora dibattito sulla lunghezza del credo, ma tali questioni sono irrilevanti in questo argomento. Inoltre, Robert Price e Kenneth Humphreys suggeriscono che questo versetto non era nell'originale ed è il risultato di interpolazione cristiana. Ma ciò sembra altamente improbabile. Uno dei motivi principali è che lo abbiamo in uno dei nostri primi papiri. L'intero capitolo di 1 Cor. 15 si trova in 46 dei Papiri Chester Beatty, datato verso il 200 d.C.
  15. Pinchas Lapide, The Resurrection: A Jewish Perspective, trad (EN) di Wilhelm C. Linss, Augsburg, 1983, 98-99.
  16. Bauckham aggiunge: "Questa è l'unica occasione in cui Paolo si riferisce ai Dodici in quanto tali. Nella comprensione dell'apostolato da parte di Paolo - un riferimento a tutti coloro che erano stati incaricati da Gesù risorto di proclamare il Vangelo - "tutti gli apostoli" erano una categoria più ampia dei Dodici." Cfr. Richard Bauckham, Jesus and the Eyewitnesses, 308. Bauckham cita da Birger Gerhardsson, "Illuminating the Kingdom: Narrative Meshalim in the Synoptic Gospels", in H. Wansbrough, cur., Jesus and the Oral Gospel Traditions, (Journal Study of the New Testament, 64; Sheffield University Press), 306.
  17. Richard Bauckham, Jesus and the Eyewitnesses, 264-265.
  18. Galati 1:13-14; Filippesi 3:5.
  19. Richard Bauckham, Jesus and the Eyewitnesses, 264-265.
  20. Richard Bauckham, Jesus and the Eyewitnesses, cit.. Vedi in particolare i capp. 10, 11 e 12 per la valutazione di Bauckham su come furono trasmesse le prime tradizioni orali e le prime tradizioni ecclesiali. Sostiene in particolare nei capp. 11 e 12 che le tradizioni orali trasmesse erano formali e controllate poiché venivano consegnate e ricevute.
  21. Larry Hurtado, Lord Jesus Christ, 168.
  22. Larry Hurtado, Lord Jesus Christ, 168-9.
  23. Larry W. Hurtado, How on Earth Did Jesus Become a God, 36.
  24. Possiamo immaginarci che Paolo sia stato interrogato sul suo apostolato a causa del suo passato di persecuzione e successiva apparizione di Gesù. Questo è esattamente ciò che difende in Galati {passo biblico|Galati|1-2}}. Tali capitoli saranno ulteriormente valutati di seguito.
  25. Larry W. Hurtado, How on Earth Did Jesus Become a God, 36 (corsivo aggiunto).
  26. Richard Bauckham, Jesus and the Eyewitnesses, 308.
  27. Per esempio, Marcus Borg crede che 1 Corinzi sia stato scritto verso il 54 d.C., cfr. Marcus Borg e N.T. Wright, The Meaning of Jesus: Two Visions, Harper Collins, 1989, 261.
  28. Barth Ehrman è d'accordo con questa conclusione, ma non crede che possiamo conoscere con certezza quando Paolo la ricevette. In aggiunta, le date della visita di Paolo variano dal 49 al 51 d.C. Reginald Fuller sostiene il 49 d.C., James D.G. Dunn sostiene il 50 e Gary Habermas usa il 51.
  29. James D.G. Dunn, Jesus Remembered, Vol. 1 di Christianity in the Making, Eerdmans, 2009, 143.
  30. Larry W. Hurtado, How on Earth Did Jesus Become a God, 33 e Lord Jesus Christ, 59, 169.
  31. William Lane Craig, "Contemporary Scholarship and the Historical Evidence for the Resurrection of Jesus Christ," Truth 1 (1985): 89-95; Gary Habermas e Mike Licona, The Case for the Resurrection, 260 nota 25.
  32. Galati 1:18-19
  33. Rispettivamente Gal. 1:12;1:18-19;2:1,9.
  34. James D.G. Dunn, Beginning from Jerusalem, 168.
  35. Bart Ehrman, The New Testament, 335.
  36. C.H. Dodd, The Apostolic Preaching and Its Developments, Harper & Row, 1964, 16.
  37. Ehrman fornisce solo un'opzione per il viaggio di Paolo a Gerusalemme a parlare inquisitivamente con Pietro, cioè per vedere se il capo degli Apostoli di Gerusalemme approvasse le azioni di Paolo stesso. Cfr. Bart Ehrman, The New Testament, 335.
  38. James D.G. Dunn, Beginning from Jerusalem, 368.
  39. Richard Bauckham, Jesus and the Eyewitnesses, 266.
  40. Richard Bauckham, Jesus and the Eyewitnesses, 268.
  41. Le ipotetiche ricostruzioni cronologiche circa la vita di Paolo e la storia della Chiesa dei primi decenni variano, seppure per pochi anni, a seconda degli studiosi. Vengono qui proposte alcune ipotesi particolarmente note a livello divulgativo.
  42. Voce St. Paul nella Catholic Encyclopedia, 1911. Non tiene conto dell'Iscrizione di Delfi che, sebbene scoperta nel 1905, fu pubblicata solo nel 1925.
  43. Bibbia di Gerusalemme, 1973, pp. 2676-2679.
  44. Bibbia TOB, 1975-1976, pp. 2917-2920.
  45. Dizionario di Paolo e delle sue lettere, edizione italiana a cura di Romano Penna, Cinisello Balsamo 1999, pp. 1144-1145. Nella voce "Cronologia di Paolo", pp. 408-421 esamina varie possibili ricostruzioni cronologiche ma propende in definitiva per la proposta qui riportata.
  46. Rinaldo Fabris, Paolo. L'apostolo delle genti, Milano 1997, p. 89.
  47. Questo dato non fornisce criteri cronologici utili circa la data della conversione. Visto che l'autorità romana si arrogava il diritto di morte, si può ipotizzare che la lapidazione da parte degli Ebrei di Stefano sia avvenuta nel breve vuoto di potere tra la deposizione del governatore Pilato (36 d.C.) e l'arrivo del successore Marcello, durante il quale il Sinedrio avrebbe potuto agire autonomamente (così sarà per l'uccisione di Giacomo il Giusto nel 62, avvenuta in occasione del vuoto di potere tra Festo e Albino). Tuttavia Atti descrive la lapidazione come il risultato non di un vero e proprio processo sinedrita ma di un linciaggio, possibile (ma non legale) dunque anche durante la presenza del governatore romano.
  48. 48,0 48,1 Le indicazioni di "3 anni" e "14 anni" di Gal1,18; 2,1 non sono di immediata e chiara utilità nella ricostruzione cronologica per due motivi. Innanzitutto, nel modo di computare ebraico potevano essere inclusi anche gli estremi, anche se parziali: p.es. i "3 giorni" passati da Gesù nel sepolcro sono in realtà poco più che una giornata e mezza, dal tramonto del venerdì all'alba della domenica. Allo stesso modo, "3 anni" può riferirsi ipoteticamente anche a un periodo di soli 14 mesi. Inoltre non è chiaro se "dopo 14 anni" vada considerato come includente o meno i 3 anni, cioè se vada considerato come 14 oppure 14+3.
  49. Damasco era una città storicamente appartenente alla Siria, seppure confinante con l'estremo nord del regno nabateo in Arabia. Il dominio del re nabateo Areta IV (9 a.C. - 40 d.C.) su Damasco non è testimoniato direttamente da fonti testuali o archeologiche. Tuttavia la politica estera romana nel medio-oriente del I secolo, particolarmente elastica e abile a muoversi tra città autonome, re, etnarchi e tetrarchi, con elargizioni, conquiste o annessioni territoriali in rapido mutamento, non rende impossibile tale dominio. Sono state ritrovate monete damascene con l'effigie di Tiberio risalenti al 34 che testimoniano un controllo romano diretto della città in quell'anno. Escludendo a priori una vittoria militare nabatea contro l'impero, è difficile ipotizzare l'elargizione della città ad Areta da parte di Tiberio fino alla sua morte, nel 37, dato che l'imperatore era ostile al re (FlavioG iuseppe, Antichità giudaiche 18,5,13). Il dominio di Areta su Damasco rimane quindi possibile tra l'accessione del nuovo imperatore Caligola (marzo 37), che si mostrò particolarmente attento ai re soci, e la morte di Areta nel 40.
  50. Così la Bibbia di Gerusalemme che colloca la carestia nel 48.
  51. Nel testo la morte di Erode è descritta dopo la partenza per Gerusalemme di Paolo e prima del ritorno, ma questa sistemazione può essere più narrativa che cronologica.
  52. Nelle fonti storiche extra-bibliche si trovano accenni a questa carestia generalizzata in Svetonio, Claudio 18 lat, e relativamente alla Giudea in particolare in Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche 20,2,5; 20,5,2, che Paolo Orosio colloca con precisione nel 44, 4º anno di Tiberio (Storia contro i pagani 7,6,12 lat).
  53. Espulsione descritta da Svetonio, Claudio 25,2 lat, e datata dallo storico Paolo Orosio in Storia Contro i Pagani VII,6,15-16 al 9º anno del regno di Claudio.
  54. Larry Hurtado, Lord Jesus Christ, 169. Altri che concordano sono: Richard Bauckham, Jesus and the Eyewitnesses, 307; Gary R. Habermas, "Tracing Jesus’ Resurrection to Its Earliest Eyewitness Accounts", 208-209.
  55. Richard Bauckham, Jesus and the Eyewitnesses, 308 (corsivo nell'originale).
  56. Galati 2:1-2.
  57. Insieme a Barnaba e Tito, secondo Gal. 2:1.
  58. Galati 2:6.
  59. Galati 2:9-10.
  60. C.H. Dodd, The Apostolic Preaching and Its Developments, 16.
  61. Paul W. Barnett, The Birth of Christianity: The First Twenty Years, Eerdmans, 2005, 26. Dunn conferma che "il ruolo di Paolo come «il persecutore» («Colui che perseguitava»; Gal. 1:23 e anche 1:13) ovviamente predatava la sua conversione (forse anche nell'ambito di diciotto mesi dalla crocifissione di Gesù) almeno di alcuni mesi, il che conferma il fatto della "persecuzione" nel corso di mesi (uno o due anni) dalla morte di Gesù." James D.G. Dunn, Jesus Remembered, 837.
  62. Per una lista di studiosi, si veda Gary Habermas, The Risen Jesus and Future Hope, 41 nota 82 e 86; Gary R. Habermas, "The Resurrection Appearances of Jesus", in Defense of Miracles: A Comprehensive Case for God’s Action in History, 314 nota 9.
  63. N.T. Wright, The Resurrection of the Son of God, 319.
  64. N.T. Wright, The Resurrection of the Son of God, 319.
  65. Richard Bauckham, Jesus and the Eyewitnesses, 264-269.
  66. Larry W. Hurtado, How on Earth Did Jesus Become a God, 4-5. Hurtado aggiunge: "In poche parole, sorprendentemente poco tempo dopo la sua morte, i seguaci di Gesù gli accordavano un livello di devozione che superava di gran lunga la loro precedente e straordinaria dedizione nei suoi confronti durante la sua vita stessa."
  67. James D.G. Dunn, Jesus Remembered, 855 (corsivo nell'originale).
  68. C.H. Dodd, The Apostolic Preaching and Its Developments, 16.
  69. Gerd Ludemann, The Resurrection of Jesus: History, Experience, Theology, Fortress Press, 1994, 38 (corsivo aggiunto). Per una lista di altri scettici che sono d'accordo con questa data precedente, si veda Gary Habermas, The Risen Jesus and Future Hope, 18 and 41-42 nota 86.
  70. Robert W. Funk, Roy W. Hoover e The Jesus Seminar, The Five Gospels: What Did Jesus Really Say?, Harper Collins, 1993, 24.
  71. Pinchas Lapide, The Resurrection: A Jewish Perspective, 99 (corsivo aggiunto).
  72. Richard Bauckham, Jesus and the Eyewitnesses, 308 (corsivo nell'originale).
  73. Paul W. Barnett, The Birth of Christianity, 26.