Noli me tangere/Il Gesù risorto in prospettiva storica

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La Maestà di Cristo Risorto (Grunewald)

Ci sono questioni importanti che tutti gli storici si devono chiedere. Come possiamo determinare se una persona o un evento sono veramente storici? Quando siamo in grado di considerare un evento passato veramente storico? Quando siamo giustificati nel rivendicare la conoscenza di un passato evento storico? Queste domande richiedono una filosofia e metodologia della storia che siano adeguate. Lo storico neotestamentario Michael Licona descrive la storiografia come "storia della filosofia della storia e scrittura del passato. La storiografia non è metodo storico ma lo include, dal momento che il metodo permette di scrivere sul passato... la filosofia della storia riguarda gli approcci epistemologici per acquisire conoscenza del passato."[1] In sostanza, la storiografia è la filosofia della storia e la metodologia che gli storici usano per acquisire conoscenza degli eventi passati. Pertanto, sarà importante affrontare alcuni approcci epistemologici alla storia della filosofia.

Epistemologia storica[modifica]

La storia è una disciplina unica che sta all'opposto della scienza perché i risultati e i dati della storia non possono essere ripetuti.[2] Gli scienziati possono ripetere un esperimento diverse volte in un laboratorio, prima di arrivare ad una conclusione. Gli storici non sono così fortunati, perché esaminano gli eventi accaduti una volta sola. Ad esempio, il sedicesimo Presidente degli Stati Uniti, Abraham Lincoln, fu assassinato nel 1865 da John Wilkes Booth al Teatro Ford. Questo non è un evento che può essere ripetuto in laboratorio, ma siamo comunque in grado di sapere che questo fu un avvenimento reale della storia. Possiamo verificare questo evento mediante giornali, documenti governativi, la pietra tombale di Lincoln, ecc. Ci sono prove per lo storico, grazie a queste altre strade, che ci permetteno di acquisire conoscenze su eventi passati.

Un altro aspetto sorprendente della storia è il ruolo della convinzione o della fede. Ci si può chiedere, quale ruolo ha la fede nella storia? È cosa ben nota agli storici che non si può conoscere la storia con certezza al 100%. Gli storici possono sapere solo se un evento in passato si è verificato o meno con diversi livelli di probabilità. Quando guardiamo al passato possiamo credere solo con un certo grado di probabilità che un trascorso evento si sia verificato o una persona passata sia esistita. Inoltre, se una persona o evento del passato influenzano il modo di agire o di comportarsi nel presente e nel futuro, sarà anche necessario aver fede nella realtà che quell'evento passato sia accaduto.

Il famoso scrittore e professore dell'Università di Oxford C. S. Lewis ha scritto brillantemente su questo aspetto della fede. Lewis descrive come la nostra fede in eventi storici del passato possa essere contestata dalla nostra immaginazione e dalle emozioni. Lewis scrive in merito alla nostra conoscenza della medicina contemporanea e di come anche la nostra fede in questa particolare storia abbia la sua importanza, affermando:[3]

(IT)
« Presupponevo che la mente umana una volta che accetti una cosa come vera continuerà automaticamente a considerarla vera, fintanto che qualche altra ragione si presenti per riconsiderarla. In realtà, presupponevo che la mente umana fosse completamente governata dalla ragione. Ma non è così. Ad esempio, la mia ragione è perfettamente convinta da ottime prove che gli anestetici non mi soffocano e che chirurghi adeguatamente esperti si mettono ad operarmi solo nel momento in cui divento incosciente. Ma ciò non toglie che quando mi hanno messo sul tavolo operatorio e infilato la loro orribile maschera sul viso, un panico del tutto infantile inizia ad afferrarmi. Comincio a pensare che sto per soffocare e ho paura che comincino a tagliarmi prima che io sia veramente inconscio. In altre parole, perdo fede negli anestetici. Non è la ragione che mi porta via la fede: al contrario, la mia fede si basa sulla ragione. Sono la mia immaginazione e le mie emozioni. La battaglia è tra fede e ragione da un lato ed emozione e fantasia dall'altro. »

(EN)
« I was assuming that the human mind once accepts a thing as true it will automatically go on regarding it as true, until some real reason for reconsidering it turns up. In fact, I was assuming that the human mind is completely ruled by reason. But this is not so. For example, my reason is perfectly convinced by good evidence that anesthetics do not smother me and that properly trained surgeons do not start operating until I am unconscious. But that does not alter the fact that when they have me down on the table and clap their horrible mask over my face, a mere childish panic begins inside me. I start thinking I am going to choke, and I am afraid they will start cutting me up before I am properly under. In other words, I lose my faith in anesthetics. It is not reason that is taking away my faith: on the contrary, my faith is based on reason. It is my imagination and emotions. The battle is between faith and reason on one side and emotion and imagination on the other. »
(C. S. Lewis, The Complete C.S. Lewis, pp. 115-116)

Questo è un bell'esempio di come la nostra fede nella medicina contemporanea possa venire equiparata alla nostra situazione. Dal momento che non sappiamo con certezza che gli anestetici funzionino sempre, dobbiamo "aver fede negli anestetici." È chiaro che la nostra situazione attuale può influenzare il modo in cui guardiamo ai fatti. Questo esempio dimostra che possiamo ragionevolmente accettare che gli anestetici funzionino, ma quando la nostra situazione cambia e ci troviamo in sala operatoria, possiamo mettere in dubbio la conoscenza che gli anestetici funzionino. Pertanto, è importante stabilire dati oggettivi e una metodologia che impedisca il meglio possibile ai dati di cambiare con nostri presupposti.

Metodo storico[modifica]

Graham Twelftree descrive un problema metodologico comune che confronta gli storici: "Una questione fondamentale implicita nel metodo storico è la questione di chi debba portare l'onere della prova — il cosiddetto storico scettico o il proponente della storicità. In termini colloquiali, un documento del passato è colpevole o innocente fino a prova contraria?"[4] Coloro che svolgono ricerche storiche portano con sé esperienze individuali e presupposti che potrebbero pregiudicare i loro studi. Questi presupposti o visioni del mondo possono influenzare le conclusioni che ne risultano anche quando vengono utilizzati gli stessi dati informativi. Un buon esempio di ciò è l'attuale dibattito tra creazionisti ed evoluzionisti. Sebbene entrambi esaminino gli stessi precisi dati, sono i presupposti che possono portare gli scienziati ad arrivare a conclusioni del tutto opposte.

Gli storici spesso lottano con lo stesso dilemma. I fattori che possono influenzare le nostre conclusioni sono etnia, sesso, nazionalità, valori, convinzioni politiche e religiose, concetti del mondo esterno e della natura della storia stessa. Licona definisce il pregiudizio che permea la ricerca degli storici come "orizzonti" e afferma: "È la precomprensione. È come gli storici vedono le cose che risultano della loro conoscenza, esperienza, credenze, educazione, condizionamenti culturali e preferenze, presupposti e visione del mondo."[5] Continua e scrive come gli orizzonti influenzino le nostre conclusioni: "[Gli storici] non riescono ad esaminare dati privi di pregiudizi, speranze, o inclinazioni. Nessuno storicone è esente... Come possono così tanti storici con accesso agli stessi dati arrivare a così tante conclusioni diverse rispetto a ciò che in realtà si è verificato? Orizzonti."[6] Pertanto, è difficile per gli storici raggiungere conclusioni storiche oggettivamente, poiché i loro orizzonti possono influenzare le loro conclusioni sui dati.

A causa di questi problemi gli storici hanno sviluppato diversi criteri per eliminare, nel miglior modo possibile, pregiudizi che possano influenzare le indagini storiche. È questo il criterio con cui la nostra ricerca storica determinerà se la resurrezione può essere storicamente stabilita. Inoltre, ci darà anche uno spaccato sulla veridicità di alcune spiegazioni alternative e, al fine di eliminare presupposti e interpretazioni tendenziose, si utilizzerà qui l'approccio minimalista fattuale succitato.

Approccio minimalista fattuale[modifica]

L'Approccio minimalista fattuale, come sperimentato da Gary Habermas, richiede due criteri affinché un evento sia considerato storico: (1) che i dati siano ben evidenziati e (2) che i dati siano accettati praticamente da tutti gli studiosi.[7] Pertanto, tale approccio non asserirà che i cristiani sono giustificati dalla fede nella risurrezione come un evento storico. Né si assumerà che la Bibbia sia infallibile, ispirata, o affidabile. Considereremo la Bibbia semplicemente come un altro libro di letteratura antica. La Bibbia sarà trattata come una raccolta di singoli scritti e non come un libro consolidato.[8] Gli scettici, gli atei e gli agnostici concordano sul fatto che la Bibbia possa almeno fornirci alcuni dati storici. Gli storici raccolgono dati ed eventi storici dalla letteratura antica impiegando certi metodi che aggiungono autenticità ad un documento. Per quanto riguarda la Bibbia, i soli dati che verranno considerati sono quelli che hanno una forte testimonianza e sono considerati storici da quasi tutti gli studiosi che si specializza nel soggetto.[9]

Ho intenzione di argomentare prendendo spunto da dati forniti da esegeti e biblisti di una vasto spettro teologico al fine di prevenire l'emergere di miei punti di vista particolari e influenzare quindi la conclusione di questa ricerca. Non sono cristiano, né appartenente ad altre confessioni religiose, sebbene sia di estrazione ebraica e cresciuto in ambiente monoteista. In altre parole, cercherò di utilizzare dati che provengano da lati molteplici della questione, ma che possano trovare accordo comune in una prospettiva "storica", se ciò sia mai possibile. Questo per evitare le possibili obiezioni che io stia solo presentando prove che sostengono una mia visione specifica del mondo. Onde evitare che le prove si adattino ai nostri presupposti, i dati da esplorare proverranno da prospettive cristiane (conservatrici e liberali), agnostiche e scettiche. Non considererò affatto una prospettiva ebraica, anche perché non esiste.[10]

Se tutte e tre le succitate prospettive riescono ad essere d'accordo sui dati storici, allora possiamo ragionevolmente visualizzarli come dati oggettivi, perché concordati da studiosi con presupposti differenti.[11]

Giustificazione dei dati storici[modifica]

Come fanno tutti questi studiosi di diverse visioni del mondo nell'ambito di un vasto spettro teologico a determinare i dati storici? Diversi criteri vengono utilizzati per determinare l'autenticità di un evento o persona passati, per esempio con una testimonianza antica, una testimonianza oculare, fonti multiple e indipendenti, un'attestazione ostile, una testimonianza imbarazzante, un consenso multiplo. Tuttavia, questi criteri sono aggiuntivi all'autenticità di una persona passata o evento trascorso.

Uno dei criteri più importanti che gli storici usano per determinare la storicità di un avvenimento è la sua prima testimonianza. Gli storici apprezzano le "prime date" perché in genere contrastano qualsiasi sviluppo leggendario all'interno di un documento. David Fischer, professore di Storia della Brandeis University, scrive che gli storici dovrebbero "fornire non solo prove relative buone, ma prove relative ottime. E la miglior prova relativa... è la prova che è quasi immediatamente successiva all'avvenimento stesso."[12] Tuttavia, quando si tratta di storia antica la parola "prima" deve essere chiarita, perché l'invenzione di stampa, televisione e internet hanno rivoluzionato il modo in cui siamo oggi in grado di registrare e segnalare avvenimenti.[13]Per esempio, i primi resoconti che abbiamo in merito ad Alessandro Magno provengono da Arriano e Plutarco circa 400 anni dopo la morte di Alessandro stesso nel 323 a.C. Eppure, gran parte degli storici ritengono che siamo in grado di stabilire quali eventi storici siano accaduti nella vita di Alessandro con una dose ragionevole di precisione.[14] Questo è non ciò che molti di noi oggi avrebbero considerato "prima". Tuttavia, molti resoconti che gli storici usano sono prima di questo esempio, ma un gran numero di storici dei primi secoli risalgono a 100-150 anni dopo l'evento.[15]

La testimonianza oculare ha la capacità di convalidare un avvenimento passato. la testimonianza oculare è considerata più veritiera di una testimonianza secondaria o di terza mano. Può essere più difficile ottenere testimonianze oculari dirette in storia antica, ma tale testimonianza porta con sé un peso probatorio molto più grande. Ciò non è cosa nuova per gli storici d'oggi. Anche i primi storici greci volevano impostare la loro storia su testimonianze oculari. Tuttavia, per quegli eventi chenon erano contemporanei agli storici greci, questi dovevano fare affidamento su fonti più autorevoli in loro possesso.[16]

Nel visionare documenti di importanza storica per determinare se un evento sia storico o meno, gli storici cercano fonti indipendenti multiple per determinare la storicità di un accadimento con un maggior grado di certezza. Vari fatti di storia antica vengono verificati da una sola fonte, ma fonti multiple concordanti possono permettere agli storici di reputare innegabile l'evento.[17] Lo studioso William Lane Craig definisce accuratamente l'attestazione multipla affermando: "Un evento menzionato in diversi documenti indipendenti è più probabile che sia storico, rispetto all'evento citato da un solo documento."[18] Paul Maier della Western Michigan University conclude che "molti fatti dall'antichità poggiano su una sola fonte antica, mentre due o tre fonti in accordo generalmente rendono il fatto ineccepibile."[19]

Attestazione ostile è quel criterio per cui una fonte antagonista è d'accordo su una persona o evento anche se ciò è contro i propri interessi.[20] Un semplice esempio in merito potrebbe essere quello di un criminale che, essendo stato recentemente arrestato dalle forze dell'ordine, ammette che gli agenti che lo hanno arrestato l'hanno trattato in modo equo e giusto: in questo caso si può ragionevolmente concludere che il criminale ha detto la verità. Il criminale non ha nulla da guadagnare nell'ammettere il trattamento equo ricevuto. Pertanto, sebbene il criminale potrebbe aver mentito su altri aspetti del suo arresto, si può ragionevolmente concludere che gli agenti lo abbiano trattato equamente.

Il criterio di ammissione imbarazzante si basa sul principio che gli autori lasciano fuori eventuali dati che li ritraggono in modo negativo. Tuttavia, coloro che si impegnano a scrivere la verità di un avvenimento includeranno tutti i dettagli, anche quelli che potenzialmente possono recar loro imbarazzo. Inoltre, gli autori usualmente non si inventano storie che possano riflettersi negativamente sul loro carattere. Quindi, tutti i dettagli che contengono informazioni che potrebbero essere considerate imbarazzanti per l'autore, sono quasi certamente veri.[21] Ad esempio, se si riporta che marito e moglie in una discussione riguardo ad un'altra donna, il primo ammette di avere avuto una relazione con quella donna, allora gli storici possono ragionevolmente supporre che il marito ha di fatto avuto una relazione con tale donna, perché questa affermazione è, o per lo meno dovrebbe essere, imbarazzante per lui. Habermas ritiene che il consenso sia uno dei più forti criteri di storicità, perché si basa su dati storici concordati da una vasta gamma di studiosi altrimenti divergenti, vale a dire, dati che storici di diverse estrazioni possono affermare essere vicende storiche del passato.[22] Habermas scrive: "Certamente una delle più forti indicazioni di storicità si verifica quando un detto o un accadimento possono essere ricostruiti partendo dai dati che sono dichiaratamente ben consolidati anche nell'ambito di una vasta gamma di opinioni storiche altrimenti diverse".[23]

Giustificazione delle conclusioni storiche[modifica]

Uno degli storici più importanti a fornire i criteri per determinare la storicità di un passato evento è C. B. McCullagh. McCullagh fornisce diversi criteri che sono progettati per aiutare gli storici a stabilire la migliore spiegazione in base ai dati storici.[24] Questi criteri sono utilizzati per rimuovere pregiudizi dalle conclusioni dell'osservatore e quindi molto importanti per la nostra analisi della risurrezione.[25] Questo metodo è così efficace che viene utilizzato da Craig e altri in dibattiti per esaminare la storicità della risurrezione.[26]

Il fine esplicativo richiede un'ipotesi che incorpori il maggior numero di fatti. I medici di solito scelgono una diagnosi che abbia il più grande campo esplicativo di applicazione. Quando i medici esaminano i sintomi di un paziente malato, cercano una causa o una diagnosi che abbia il maggior ambito esplicativo o che possa spiegare il maggior numero di sintomi. Inoltre, qualsiasi ipotesi valida non deve poggiare su un solo tipo di prova. Una buona ipotesi dovrebbe avere serie multiple di prove a suo sostegno. Ipotesi con forte potere esplicativo sono quelle più probabili rispetto ad altre ipotesi che riguardano le stesse informazioni. La plausibilità deve essere implicita in una certa misura in una maggiore varietà di fatti (fine esplicativo) e deve essere implicita più fortemente di qualsiasi altra plausibilità (potere esplicativo).

Ipotesi meno ad hoc sono più probabili di quelle più artificiose. Questo significa che un'ipotesi che richiede molte altre ipotesi per spiegare i dati conosciuti è meno probabile. È invalidata da un minor numero di credenze accettate o, al contrario, è in accordo con più credenze accettate. Infine, deve superare tutte le altre ipotesi riferentesi ai precedenti criteri.[27]

Processo analitico[modifica]

Mediante l'uso dell'approccio minimalista fattuale, dei cinque criteri per giustificare dati storici e dei sei criteri per giustificare descrizioni storiche, analizzeremo storicamente la risurrezione di Gesù e le obiezioni addotte contro di essa. Questa metodologia ci assisterà a trattenerci dal pregiudicare o predeterminare il risultato prima che l'indagine sia iniziata e permetterci di esaminare criticamente le testimonianze della risurrezione prima di affrontarne le possibili obiezioni. Inoltre, ci permetterà di utilizzare i fatti offerti dalla stragrande maggioranza degli studiosi che studiano la materia da un ampio spettro di convinzioni teologiche.

Note[modifica]

  1. Michael R. Licona, The Historicity of the Resurrection of Jesus: Historiographical Considerations in the Light of Recent Debates, tesi di PhD, University of Pretoria, 2008, p. 16. Vedi anche Michael R. Licona & Gary Habermas, The Case for the Resurrection of Jesus, Kregel, 2004.
  2. Tuttavia, anche la scienza ha limitazioni simili. Mentre gli esperimenti possono essere ripetuti, l'esperimento non sarà mai esattamente lo stesso del suo precedente. Una semplice illustrazione è che non mettiamo mai piede nello stesso fiume due volte. L'acqua è cambiata da quando l'abbiamo immerso l'ultima volta. Gli esperimenti scientifici funzionano in modo analogo, perché non è mai esattamente lo stesso materiale che viene utilizzato. Pertanto, in un certo senso, scienza e storia si intrecciano in questo aspetto.
  3. C.S. Lewis, The Complete C.S. Lewis, Signature Classics, Harper Collins, 2002, pp. 115-116.
  4. Graham Twelftree, Jesus the Miracle Worker: A Historical and Theological Study, InterVarsity Press, 1999, p. 249.
  5. Mike Licona, The Historicity of the Resurrection of Jesus: Historiographical Considerations in the Light of Recent Debates, p. 22.
  6. Mike Licona, The Historicity of the Resurrection of Jesus: Historiographical Considerations in the Light of Recent Debates, p. 22. Secondo Licona, altri studiosi che sono d'accordo con questa affermazione comprendono: Richard Evans, C.B. McCullagh; Dale Allison e J.P. Meier.
  7. È virtualmente impossibile avere un consenso completo su una data materia che riguardi la storia. Persino molti scettici non concordano tra di loro e alcuni tuttora intrattengono opinioni che sanno essere radicali nonostante la relativa mancanza di prove. Gary Habermas e Mike Licona, The Case for the Resurrection, Kregel Publications, 2004, p. 44; Gary Habermas, "Evidential Apologetics", in Five Views on Apologetics, Steven B. Cohan, cur., Zondervan, 2000, pp.100, 186-190. Molto pertinenti sono gli studi di Géza Vermes, spec. The Resurrection: History and Myth (2008).
  8. La Bibbia stessa è comunque una raccolta di lettere, narrazioni storiche, biografie e letteratura apocalittica e poetica. Cfr. anche il Wikibook Torah per sempre.
  9. Gary Habermas e Mike Licona, The Case for the Resurrection, p. 45. Anche Géza Vermes, The Resurrection: History and Myth, Introd. e passim.
  10. Quasi certamente per mancanza di interesse sulla questione specifica. Ma vedi il mio Wikibook Torah per sempre.
  11. Ciò è semplicemente perché ci vuole una grande quantità di prove per mettere d'accordo punti di vista opposti. Pertanto, se un cristiano e uno scettico concordano su certi dati, deve essere perché è un avvenimento reale e non solo perché sostiene le rispettive interpretazioni.
  12. David Hackett Fischer, Historians' Fallacies: Towards a Logic of Historical Thought, Routledge & Kegan Paul, 1971, p. 62. Fischer continua scrivendo che, "la migliore testimonianza... è l'avvenimento stesso, e poi i resti autentici, e poi l'osservazione diretta, ecc." Riguardo alla storia antica, quando la testimonianza oculare può essere accoppiata con una prima attestazione, la posizione viene fortemente rinforzata.
  13. Nonostante anche questi avanzamenti tecnologici, ci sono alcuni oggi che non credono in avvenimenti storici ben comprovatienti. L'Olocausto è un chiaro esempio di un evento storico ben documentato, ma alcune persone, come David Irving, non credono che ciò sia accaduto.
  14. 21 A. N. Sherwin-White, Roman Society and Roman Law in the New Testament, Clarendon Press, 1963, pp. 188-191. Gli storici sono anche in grado di discernere cosa si sia sviluppato come leggenda e cosa sia veramente avvenuto. La maggior parte del materiale leggendario si è sviluppato circa 500 e più anni dopo la morte di Alessandro.
  15. I resoconti che gli storici hanno di Tiberio Cesare possono servire da buon esempio di documenti che cadono in questa cronologia. Esistono dieci fonti che riguardano Tiberio e che rientrano nei 150 anni, mentre ce ne sono 42 che registrano Gesù. Cfr. Gary R. Habermas & Antony G. N. Flew, Resurrected: An Atheist and Theist Dialogue, cur. da John F. Ankerberg, Rowman & Littlefield Publishers, 2005, p. 78 nota 58.
  16. Ernst Breisach, Historiagraphy: Ancient, Medieval, and Modern, University of Chicago Press, 1983, pp. 38-39. Tuttavia, a causa della loro attenzione a testimonianze oculari, i greci si concentravano sulla storia a loro contemporanea. Breisach inoltre scrive che i greci registravano la loro storia con scopi che variavano dalla "conservazione di memorie nobili alla formazione dei propri cittadini."
  17. Paul L. Maier, In the Fullness of Time: A Historian Looks at Christmas, Easter, and the Early Church, Harper Collins, 1991, p. 197.
  18. William Lane Craig, "The Work of Bart Ehrman", lezione presentata alla Gracepoint Berkeley Church (Berkeley, 17 aprile 2010)[1] (URL consutato 7 maggio 2010). Craig critica Bart Ehrman per l'utilizzo di una definizione di attestazione multipla alquanto sciatta, cioè: "Un evento menzionato in vari documenti indipendenti è più probabile che sia più storico di un evento citato su un solo documento." (Bart Ehrman, Jesus: Apocalyptic Prophet of the New Millenium, Oxford University Press, 1999, pp. 90-91). Craig considera giustamente che questa definizione sia una misura comparativa tra due eventi. Un confronto sulla base di un'unica attestazione è falso perché risulta evidente che un evento con solo un'unica attestazione può essere considerato storica per altri motivi. Tuttavia, Ehrman osserva correttamente che questo criterio non può ridurre la autenticità storica di un evento, ma solo aumentarne la sua autenticità. Inoltre, James D.G. Dunn è d'accordo sul fatto che quando gli storici trovano eventi o frasi che appaiono in fonti indipendenti multiple e in forme letterarie della Bibbia, diminuisce la probabilità che si tratti di una creazione della prima chiesa (James D.G. Dunn, Scott McKnight, The Historical Jesus in Recent Research, Eisenbrauns, 2005, p. 133).
  19. Paul Maier, In the Fullness of Time, p. 197.
  20. Gary Habermas, "Recent Perspectives on the Reliability of the Gospels", Christian Research Journal 28, Vol. 28, n. 1, 2005, pp. 16-26.
  21. Norman L. Geisler, Frank Turek, e David Limbaugh, I Don’t Have Enough Faith to Be an Atheist, Crossway Books, 2004, pp. 231, 275-276.
  22. Gary Habermas, "Historical Epistemology, Jesus’ Resurrection, and the Shroud of Turin", in Proceedings of the 1999 Shroud of Turin International Conference, cur. Bryan Walsh, Magisterium Press, 2000.
  23. Gary Habermas, "Recent Perspectives on the Reliability of the Gospels", pp. 16-26.
  24. C. Behan McCullagh, Justifying Historical Descriptions, Cambridge University Press, 1984, p. 19.
  25. Graham Twelftree ha una lista di diciotto criteri di descrizioni storiche, cfr. Graham H. Twelftree, Jesus the Miracle Worker, pp. 247-257; anche John Meier presenta una serie di criteri, cfr. John P. Meier, A Marginal Jew: Rethinking the Historical Jesus, Doubleday, 1991, Vol. 1, pp. 167-95.
  26. William Lane Craig e Bart D. Ehrman, Is There Historical Evidence for the Resurrection of Jesus? A Debate between William Lane Craig and Bart D. Ehrman, College of the Holy Cross, The College, 2006; William Lane Criag, Gerd Ludemann, Paul Copan e Ronald K. Tacelli, Jesus' Resurrection: Fact or Figment? A Debate between William Lane Craig e Gerd Ludemann, InterVarsity Press, 2000, p. 37. Mike Licona usa alcuni degli stessi criteri nei suoi dibattiti con Bart Ehrman. Mike Licona e Bart Ehrman, Can Historians Prove that Jesus Rose from the Dead? (dibattito, registrato su DVD), Southern Evangelical Seminary, 2 aprile 2009. Tutti i riferimenti a dibattiti tra Licona e Ehrman saranno stralciati da questa registrazione, se non altrimenti specificato.
  27. Un altro criterio citato da McCullagh è che "l'ipotesi deve essere più semplice di qualsiasi altra ipotesi concorrente", cfr. C. Behan McCullagh, Justifying Historical Descriptions, p. 19.