Noli me tangere/Premessa

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Non toccarmi, perché non sono ancora salito al Padre mio (Correggio, 1525)
Metti qua il tuo dito...

(Abraham Janssens, 1610)
Cristo risorto, di Alvise Vivarini
INSOMMA, TI TOCCO O NON TI TOCCO?

...Ma Maria era rimasta fuori del sepolcro a piangere. E, mentre piangeva, si chinò dentro il sepolcro, e vide due angeli, vestiti di bianco, che sedevano l'uno al capo e l'altro ai piedi del luogo, dove era stato posto il corpo di Gesú.

Essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Ella rispose loro: «Perché hanno portato via il mio Signore, e io non so dove l'abbiano posto».

Detto questo, ella si volse indietro e vide Gesú, che stava lí in piedi, ma ella non sapeva che fosse Gesú.

Gesú le disse: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Lei, pensando che fosse l'ortolano, gli disse «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io lo prenderò».

Gesú le disse: «Maria!». Ed ella allora, voltandosi, gli disse: «Rabbuni!» che significa: Maestro.

Gesú le disse: «Non toccarmi, perché non sono ancora salito al Padre mio; ma va' dai miei fratelli e di' loro che io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro»

[...]

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».

Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!».

Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».

Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».

Giovanni 20:11-17, 26-29


Searchtool.svg Per approfondire, vedi Risurrezione di Gesù.


Secondo tutti i precedenti storici, secondo tutte le note leggi della natura, la storia di Gesù avrebbe dovuto concludersi con la sua sepoltura. Non solo Gesù era morto, ma era stato giustiziato brutalmente e pubblicamente, in maniera così umiliante che pareva ben chiaro non fosse, né fosse mai stato, il Messia di Dio. Anche i suoi seguaci erano stati umiliati e fatti fuggire. Fine della storia, quindi.

Ma non fu così. Qualcosa accadde, qualcosa che trasformò i seguaci di gesù e infine trasformò il mondo, qualcosa che rese gli accadimenti di quella Pasqua non la fine di una storia, bensì l'inizio di un'altra. Che tale qualcosa sia stata la risurrezione di Gesù dai morti è il fondamento della fede cristiana, nel passato e nel presente.

Il cristianesimo non esisterebbe senza la risurrezione.

La risurrezione di Gesù dopo la sua morte e crocifissione è una credenza al centro della rispettiva fede. Pertanto, e ciò deve essere ben chiaro, se la risurrezione di Gesù non è avvenuta, allora la fede del cristiano è inutile. Questa affermazione non è fatta solo dagli scettici del cristianesimo, ma proprio da uno degli scrittori del Nuovo Testamento. Verso il 53 d.C. Paolo di Tarso scrive in 1 Cor. 15:17, "Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati."[1] Inoltre, è interessante notare che dopo questa dichiarazione relativa alla risurrezione di Gesù, Paolo scrive poi nel versetto 32: "Se i morti non risorgono, mangiamo e beviamo, perché domani moriremo."

Così, per Paolo, la fede in Gesù Cristo e la realtà della risurrezione sono andati di pari passo. Non si può trovare una dichiarazione più potente nel primo secolo che confermi l'importanza della risurrezione per la fede cristiana di quella fatta da Paolo in 1 Cor. 15:2.[2]

L'evangelista americano John MacArthur elenca sei problemi principali che si pongono per il cristiano, se la risurrezione non fosse avvenuta. MacArthur mette in evidenza i problemi per i cristiani presentati da 1 Cor. 15:13-19:

« In questi versi, Paolo dà sei conseguenze disastrose se non ci fosse stata la risurrezione: (1) predicare Cristo non avrebbe senso (v. 14); (2) la fede in Cristo sarebbe inutile (v. 14); (3) tutti i testimoni e predicatori della risurrezione sarebbero dei bugiardi (v. 15); (4) nessuno sarebbe redento dai peccati (v. 17); (5) tutti i morti nella fede sarebbero perduti irrimediabilmente (v. 18); (6) i cristiani sarebbero le persone più miserabili della terra... Le due risurrezioni, quella di Cristo e quella dei credenti, si sorreggono o cadono insieme; se non c'è risurrezione, Cristo è morto.[3] »

Il cristianesimo, quindi, sarebbe stato ferito a morte se la risurrezione non fosse mai avvenuta.

Tuttavia, se è avvenuta, allora la risurrezione dovrebbe avere un'influenza essenziale sulla vita di ognuno. L'evento è così importante perché credere o non credere nella risurrezione colpisce proprio la Weltanschauung o visione del mondo. O Gesù è risorto dai morti e noi dobbiamo seguire fedelmente i suoi insegnamenti, o Gesù non è risorto e allora dobbiamo "mangiare e bere perché domani moriremo". Il dibattito sulla risurrezione di Gesù è stato discusso nel corso di tutta la storia del cristianesimo: fin dall'inizio troviamo scrittori del Nuovo Testamento che danno resoconti di coloro che mettono in discussione la risurrezione storica di Gesù.

Pertanto, l'obiettivo principale di questo wikibook è quello di determinare se lo storico può accettare la risurrezione di Gesù come un fatto storico. La metodologia storica da utilizzare per questa indagine sarà quella del "minimalismo fattuale".[4] I capitoli saranno divisi in modo tale da esaminare prima i fatti storici e poi le questioni filosofiche riguardanti la storia e la risurrezione. Pettanto, saranno raccolti quei dati iniziali che sono pertinenti agli studi della risurrezione. Tali dati saranno presentati in un modo specifico che accetti solo i fatti quasi universalmente concordati sia dai conservatori sia dagli scettici e, altrettanto importante, perché essi siano stati concordati. Inoltre, uno sguardo sul perché sia ​​i conservatori che gli scettici concordino sulla base delle testimonianze sarà cruciale perché mapperà i motivi per cui questi fatti siano generalmente accettati da entrambe le parti. Non a tutti i fatti sarà data la stessa attenzione in questa discussione, ma ne discuteremo molti.

Una successiva analisi sarà effettuata su un autore molto popolare, Bart Ehrman.[5] Esamineremo il suo approccio storico e la sua metodologia per determinare se sia o non sia adeguata. Un settore chiave della metodologia di Ehrman è che egli nega che lo storico possa mai segnalare che un miracolo sia avvenuto, anche se uno di fatto si è verificato. Un'altra area che vale la pena di esaminare è l'approccio storico di Ehrman in merito alla risurrezione e come applichi il suo metodo storico per determinare la storicità di un evento. Infine, esamineremo come Ehrman utilizzi il suo metodo storico e se lo faccia in modo coerente.

Metodologia[modifica]

Prima di iniziare la nostra ricerca storica sulla risurrezione, dobbiamo chiarire alcuni punti. A causa della natura analitica e dello scopo di questo saggio, è importante ridurre al minimo più ipotesi possibili. Ad esempio, c'è dibattito tra teologi se la risurrezione sia stata o meno un evento letterale e fisico o un evento spirituale. Pertanto, è necessario definire chiaramente il termine "risurrezione" ai fini del presente studio.[6] In questo wikibook, il termine risurrezione farà riferimento a quanto affermato dagli scrittori del Nuovo Testamento di Gesù in modo letterale e fisico, se non diversamente specificato.[7] Inoltre, la Bibbia non sarà considerata come infallibile, ispirata, o addirittura degna di fiducia — ulteriori dettagli verranno comunque forniti nella sezione dell'approccio fattuale minimalista.

Iconografia Noli me tangere[modifica]

La locuzione noli me tangere, contenuta in questa forma nella traduzione della Vulgata del Vangelo secondo Giovanni 20:17, è attribuita a Gesù, che l'avrebbe rivolta a Maria Maddalena subito dopo la risurrezione;[8] ma ha sollevato qualche dubbio l'eventuale ragione di questa presa di distanza e pertanto più d'uno fra gli esegeti ha mostrato perplessità.

Le moderne traduzioni della Bibbia, invece di non mi toccare, traducono non mi trattenere. Tale nuova interpretazione è, probabilmente, più aderente alla lettera del Vangelo secondo Giovanni, originariamente scritto in greco, dove è riportata come Μή μου ἅπτου (mê mou haptou).[9]

La frase attribuita a Gesù fu un tema ricorrente dell'iconografia dal tardo medioevo al rinascimento ed ispirò diversi pittori, da Duccio di Buoninsegna a Paolo Veronese a Giovanni Antonio de' Sacchis in Italia, da Hans Memling a Hans Holbein il Giovane in area fiamminga e tedesca. Gesù spesso è raffigurato con una vanga in braccio. Questa iconografia deriva dal Vangelo di Giovanni. Nel racconto di Giovanni la Maddalena è sgomenta nei pressi del sepolcro vuoto e quando Gesù appare non lo riconosce immediatamente, ma lo scambia per "il custode del giardino" nella traduzione CEI; la vanga descrive la svista della Maddalena.

Note[modifica]

  1. Tutte le versioni delle Scritture sono prese (in triplice traduzione) da BibleGateway, se non diversamente specificato.
  2. Gary Habermas, The Resurrection of Jesus: A Rational Inquiry, tesi di PhD, Michigan State University, 1976, p. 7.
  3. John MacArthur, The MacArthur Bible Commentary, Nelson, 2005, p. 1606.
  4. Le due proposizioni vengono discusse particolareggiatamente qui di seguito.
  5. Bart Ehrman è attualmente il Professore e Presidente della Facoltà di Studi Religiosi presso l'Università della Carolina del Nord a Chapel Hill. Ha studiato con il rinomato biblista Bruce Metzger a Princeton, dove ha conseguito il dottorato di ricerca cum laude.
  6. John Dominic Crossan, N. T. Wright, e Robert B. Stewart, The Resurrection of Jesus: John Dominic Crossan and N.T. Wright in Dialogue, Fortress Press, 2006.
  7. Gary Habermas, The Resurrection of Jesus: A Rational Inquiry, p. 4.
  8. Cf. locuzione su Treccani.it.
  9. Cf. locuzione su Sapere.it.

Voci correlate[modifica]

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