Archeoastronomia/Astronomia nell'antica Roma

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A differenza di altre civiltà antiche, a Roma l’astronomia arrivò tardi, per la precisione quando l’impero era già entrato nell’era repubblicana. Ma all’inizio non c’era desiderio di scoprire, l’astronomia era presa in considerazione solo per scopi pratici come la navigazione o l’agricoltura. Più tardi, grazie all’introduzione di strumenti come la meridiana, furono fatti passi in avanti, ma è solo con l’avvento di Cesare che i romani acquisirono vere conoscenze scientifiche. Lo stesso Cesare pare si interessasse di astronomia, tanto che, un anno prima di essere assassinato, studiò una riforma del calendario. Fino a quel momento l’anno era diviso in 355 giorni distribuiti in 12 mesi e partiva dal mese di marzo, in quest’ordine e con questi nomi:

  • martius
  • aprilis
  • majus
  • junius
  • quintilis
  • sextilis
  • september
  • october
  • november
  • december
  • januarius
  • februarius

Cesare si servì di un matematico alessandrino, che poi è il vero realizzatore della riforma, il quale stabilì che l’anno dovesse avere 365 giorni e un quarto. Inserì il concetto di anno bisestile (un giorno in più ogni 4 anni), cambiò il nome di quintilius in julius e sexstili in augustus, chiaramente in onore di Cesare. L’anno però continuò a partire da marzo. Questo calendario (detto non a caso giuliano) resistette addirittura fino al 1582 quando papa Gregorio XIII intervenne con una nuova riforma che è valida tutt’oggi.

Plinio il Vecchio (morto durante un’eruzione del Vesuvio), ha il merito di aver diffuso in Roma l’astronomia greca. Altro importante personaggio è Vitruvio che in un trattato da lui scritto descrive gli strumenti per la misura del tempo, soprattutto meridiane per le quali vengono anche indicate le istruzione per la loro costruzione. Infine Seneca (3-65 d.C. ) si dimostrò lo scrittore di maggior cultura astronomica e non solo, coi suoi scritti che affrontano fenomeni meteorologici, ottica atmosferica, corpi celeste, terremoti e comete. Per quest’ultime ipotizzò la loro periodicità (cioè il loro periodico ritorno verso il Sole), ipotesi che verrà riconosciuta esatta 1700 anni dopo.