Archeoastronomia/Gian Domenico Cassini

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G. D. Cassini

Fino al 1600, gli strumenti astronomici consistevano in astrolabi e sestanti. In quel secolo arrivò il telescopio e fu certamente un gran passo avanti nell’esplorazione del cielo. Cassini contribuì enormemente al suo utilizzo.

Gian Domenico Cassini nacque a Perinaldo, in provincia di Imperia, l’8 giugno 1625; studiò a Genova e completò gli studi a Bologna.
Nel 1650 ottenne la cattedra di astronomia all’Università di Bologna, ma si distinse anche nel campo dell’ingegneria civile e idraulica.
Nel 1664, entrato in possesso di sofisticati (per l’epoca) telescopi, Cassini osservò Giove e i suoi satelliti, scoprendo che il pianeta gira su se stesso in 9 ore e 56 minuti. Tra l’altro fu il primo ad osservare la Grande Macchia Rossa, che gli servì appunto come riferimento per stabilire il periodo di rotazione.
Due anni dopo osservò Marte. Riuscì a discernere alcuni particolari della superficie e fu così in grado di misurare il periodo di rotazione del pianeta, che stabilì in 24 ore e 40 minuti, sbagliando di pochi minuti in eccesso (oggi sappiamo che è di 24 ore, 37 minuti e 22 secondi).

Poi fu la volta di Venere, ma l’aspetto troppo omogeneo della superficie del pianeta non gli permise di raggiungere risultati validi. Nel 1668 osservò i satelliti di Giove determinandone orbite e periodi. Nel frattempo la sua fama di grande osservatore varcò i confini dell’Italia, tanto che il Re Sole lo volle a Parigi per collaborare alla gestione di un osservatorio appena costruito, che costituiva uno dei più grandi osservatori dell’era moderna. Grazie a questo, nel 1671 Cassini scoprì alcuni satelliti di Saturno. Dapprima Giapeto e in seguito Rea, Teti e Dione. Con delle lenti ottiche fatte arrivare dall’Italia, fu poi in grado di scorgere per primo la linea scura che divide gli anelli di Saturno e che in seguito fu appunto chiamata Divisione di Cassini.

Nonostante l’astronomo sia conosciuto soprattutto appunto per questa scoperta, il suo risultato più importante fu la misura della distanza Terra-Sole (in collaborazione con Jean Richer) che permise di determinare le distanze degli altri pianeti allora conosciuti.
Ironia della sorte, dopo aver passato la maggior parte della sua vita ad osservare il cielo, nel 1711 Cassini divenne cieco. Morì a Parigi nel 1712.