Archeoastronomia/Giovanni Schiaparelli

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Giovanni Virginio Schiaparelli nato a Savigliano (Cuneo) il 14 marzo 1835 e morto a Milano il 4 luglio 1910 è considerato uno dei più importanti astronomi italiani dell’800. Già a ventidue anni il governo piemontese gli pagò un soggiorno all’osservatorio di Pulkov (vicino a Sanpietroburgo) in quello che era l’osservatorio dello zar di Russia. Al suo ritorno in Italia, dopo tre anni, egli aveva acquisito una conoscenza astronomica molto elevata, tanto che fu nominato astronomo dell’osservatorio milanese di Brera. Nonostante gli scarsi mezzi dell’osservatorio a quei tempi, Schiaparelli scoprì un asteroide che fu poi chiamato Hesperia. Il suo interesse si volse però quasi subito alle comete, per le quali ipotizzò che non si trattasse di corpi solidi come gli asteroidi, ma fossero invece formate da materia friabile. Schiaparelli pensò che questa materia si sfaldava e i frammenti che ne derivavano potevano incontrare l’orbita della Terra dando luogo a quel fenomeno che conosciamo come Stelle Cadenti. La sua ipotesi si rivelò esatta ed egli fu dunque il primo a comprendere la natura degli sciami meteoritici, il più famoso dei quali manifesta i suoi effetti il 10 agosto, notte di S.Lorenzo, con una vera e propria pioggia di meteoriti.

La sua scoperta gli procurò fama col vantaggio che Schiaparelli poté dotare l’osservatorio di Brera di un telescopio da 22 cm di fabbricazione tedesca, che per l’epoca aveva prestazioni eccezionali. Con questo strumento iniziò ad osservare i pianeti del Sistema solare, in particolare Marte. L’osservazione di questo pianeta fu molto intensa e quindi dettagliata: l’astronomo disegnò molte mappe della superficie, e a seconda della conformazione del terreno, designò con nomi originali zone da lui chiamate mari e continenti. A certe formazioni perfettamente dritte, diede il nome di Canali. Si dice che fu Schiaparelli a sostenere che questi canali erano probabilmente opera di civiltà intelligenti. Ma è solo una leggenda, in quanto l’equivoco fu provocato da Percival Lowell (astronomo americano) che sbagliò la traduzione di alcuni articoli scritti appunto da Schiaparelli. Le sue osservazioni di Marte continuarono a lungo, almeno fino al 1890, quando, avendo ottenuto per l’osservatorio un nuovo telescopio da 50 cm (tra i più potenti del mondo, in quel momento), si mise a studiare le Stelle Doppie e anche gli altri pianeti del Sistema solare per cercare di stabilire il periodo di rotazione di ciascuno di essi, raccogliendo dati di tale precisione che questi sono stati validi fino a pochi anni fa. Si spense a Milano nel 1910.