Essenza trascendente della santità/Maimonide e la natura della santità

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Indice del libro
Moshe ben Maimon, incisione medievale


Maimonide e la natura della santità in generale[modifica]

Cosa dice veramente Maimonide in merito al nostro tema? Esiste un esiguo numero di testi in cui egli esamina esplicitamente la definizione di santità. Il più importante tra questi, credo, si trova in Guida iii.47:

« Come per il Suo detto, che Egli sia glorificato, "Siate dunque santi, perché io sono santo" (Lev. 11:44), non si applica per niente all'impurità e purezza rituali. Sifra afferma letteralmente: Ciò riguarda la santificazione dei comandamenti. Per questa ragione, la trasgressione dei comandamenti è chiamata anche impurità rituale. ...Il termine impurità rituale viene usato equivocamente in tre sensi differenti: è usato per la disobbedienza e per la trasgressione dei comandamenti riguardo ad azione o opinione; è usato per la sporcizia e per l'oscenità... ed è usato secondo queste nozioni immaginative,[1] mi riferisco al toccare o trasportare certe cose o stare sotto lo stesso tetto con certe cose.[2] Con riferimento a quest'ultimo sense, diciamo: "Le parole della Torah non sono soggette a diventare impure".[3] Parimenti, il termine santità [al-kedushah] è usato equivocamente in tre sensi opposti a quei tre sensi.[4] »

"Santità" quindi può significare una di tre cose:

  1. obbedienza ai comandamenti che riguardano azione o opinione;
  2. pulizia/nettezza fisica;
  3. purezza rituale.

Rispetto alla prima e seconda, è prontamente evidente che qui non c'è in ballo nulla di "essenzialista" o "ontologico". Quando uno obbedisce alla Torah, quando uno mantiene le opinioni giuste, uno ha ottenuto uno stato di santità. Quando uno è fisicamente pulito, uno può essere chiamato santo. Rispetto al terzo significato, Maimonide insegna esplicitamente che questioni di purezza e impurità sono istituzionali, non ontologiche:

« È chiaro e manifesto che le leggi sull'impurità e sulla purezza rituali sono decreti stabiliti dalla Scrittura[5] e non questioni su quale la comprensione umana sia in grado di formare un giudizio; poiché, ecco, sono incluse tra gli statuti divini [ḥukim].[6] Così anche l'immersione come mezzo per liberarsi dall'impurità rituale viene inclusa tra gli statuti divini. Ora "impurità rituale" non è fango o lordura che l'acqua può lavar via, ma è una materia di decreto scritturale e dipendente dall'intenzione del cuore. Pertanto i Saggi hanno detto, Se un uomo si immerge, ma senza intenzione speciale, è come se non si fosse immerso per niente. Ciononostante, possiamo trovare una qualche indicazione di tutto ciò: proprio come uno che si propone con cuore di diventare ritualmente puro, lo diventa appena si è immerso, sebbene niente di nuovo sia accaduto al suo corpo, così anche colui che si propone di cuore a purificarsi dall'impurità che affligge le anime degli uomini – vale a dire, pensieri malvagi e qualità morali inique[7] – diventa puro appena col cuore consente di evitare tali tendenze e porta la propria anima nella acque della ragion pura. Ecco, la Scrittura dice, "Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli" (Ezechiele 36:25). Possa Dio, nella Sua grande misericordia, purificarci da ogni peccato, iniquità e colpa. Amen.[8] »

Non potrebbe esserci dichiarazione più chiara. Questioni di purezza e impurità rituali sono decreti della Torah, senza correlazione oggettiva nel mondo "reale". Queste leggi non riflettono una realtà oggettiva, a nessun livello e in nessuna dimensione; creano invece una realtà sociale/halakhica.

Pertanto, se prendiamo per buono ciò che Maimonide espone in Guida iii.47, "santità" è il termine usato dalla Torah per caratterizzare obbedienza, pulizia, o purezza rituale. Non si riferisce a niente che possa essere veramente e oggettivamente intrinseca a entità, persone, luoghi, o tempi. Tale punto viene anche sottolineato in un precedente capitolo della Guida. In iii.33 (p. 533), Maimonide scrive:

« Parimenti, una delle intenzioni della Legge è la purezza e santificazione; con ciò intendo rinunciare ed evitare rapporti sessuali e renderli il meno frequente possibile, come chiarirò poi. Pertanto, quando Egli, che sia glorificato, comandò alla comunità religiosa di essere santificata in previsione di ricevere la Torah, e disse: "E purificali oggi e domani" (Esodo 19:10), Egli disse: "Non accostatevi a donna" (Esodo 19:15). Di conseguenza Egli afferma chiaramente che la santità considte nel rinunciare a rapporti sessuali, proprio come Egli afferma esplicitamente che smettere di bere il vino costituisce santità, in ciò che dice del Nazireo: "Egli sarà santo"[9] (Num. 6:5). Un testo di Sifra riporta: "«Santificatevi dunque e siate santi» (Lev. 11:44) — ciò riguarda la santificazione coi comandamenti." E come la Legge designa l'obbedienza a questi comandamenti come santità e purezza, così designa anche le trasgressioni a questi comandamenti e il compimento di azioni malvagie come impurità, come renderò chiaro. Anche pulire le vesti, lavarsi il corpo e levarsi lo sporco, costituiscono uno dei fini di questa Legge. Tuttavia ciò viene dopo la purificazione delle azioni e la purificazione del cuore[10] da opinioni inquinanti e qualità morali corrotte. »

La chiara implicazione di questo passo è che la santità consiste di modalità di comportamento, tra cui ci sono la rinuncia a rapporti sessuali, la rinuncia al vino, obbedienza ai comandamenti ed il raggiungimento di azioni e idee pure. Ciò è sicuramente ben lungi da un qualsiasi concetto ontologico di santità.

Note[modifica]

  1. (AR): wa-ala hadha al-ma’ani al-mutawahima; ibn Tibbon: medumim; Kafih: maḥshavti’im; Schwartz: hamedumim. Friedlaender: "impudicizia immaginaria". On wahm, termine qui in discussione, si veda Jospe, Torah and Sophia, 226-31 e Friedman, "Tamar", 50 nota 68.
  2. Cioè, questioni di purezza e impurità sono "nozioni immaginative", non avendo correlati oggettivi nel mondo "reale".
  3. TB Ber. 22a.
  4. Questo passo si trova alle pp. 595-6.
  5. Gezerat hakatuv. Su questa espressione si veda la discussione in J. Stern, Problems and Parables, 49-66.
  6. Questa affermazione è interessante alla luce dell'asserzione fatta da Maimonide nella Guida che gli statuti divini (ḥukim) possono essere compresi. Sull'intero problema si veda J. Stern, Problems and Parables.
  7. De’ot raot. Per svariate ragioni preferirei seguire Herbert Danby e tradurre questa espressione con "convinzioni false", ma temo sia errato. Sull'espressione de’ah come "qualità morale" in Maimonide, si veda Guida iii.35 (p. 535). Per una discussione, cfr. Septimus, "What Did Maimonides Mean by Madda?".
  8. Mishneh Torah "Leggi delle Vasche d'Immersione", II:12. Cito traducendo a mia volta dalla traduzione (EN) di Danby, Book of Cleanness, 535, con emendamenti e corsivi aggiunti.
  9. Pines traduce (EN): "He shall be saintly"
  10. Sede dell'intelletto.