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Essenza trascendente della santità/Persone sante

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Indice del libro
"Medicina araba": Maimonide (in piedi) con Albucasis e Avenzoar - dipinto di Veloso Salgado, ca.1906
"Medicina araba": Maimonide (in piedi) con Albucasis e Avenzoar - dipinto di Veloso Salgado, ca.1906


Persone sante

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Il termine "santità" potrebbe non avere un vero referente in una qualsiasi dimensione del mondo reale, ma la tradizione ebraica non esita affatto ad attribuire il termine a persone, luoghi, tempi o oggetti, e Maimonide fa certamente parte di tale tradizione. Sarà prima utile concentrare la nostra attenzione sul modo in cui Maimonide descrive la santità raggiungibile dalle persone.

Il quinto dei quattordici volumi della Mishneh Torah è Sefer kedushah, il Libro della Santità. Questo volume contiene tre sezioni: "Leggi del Rapporto Proibito", "Leggi dei Cibi Proibiti" e "Leggi della Macellazione [Kosher]". Cosa hanno in comune queste tre problematiche? Maimonide lo spiega in Guida iii.35. Lo scopo delle leggi sui cibi proibiti, ci dice lì, "come abbiamo spiegato nel Commentario alla Mishnah nell'Introduzione a Aboth,[1] è di far finire le concupiscenze e dissolutezze manifestate nel cercare ciò che provoca piacere e avere come ambito il desiderio di cibo e bevande [alcoliche]" (p. 537). Le leggi che riguardano i rapporti proibiti, spiega inoltre, sono designati "a provocare una diminuzione del rapporto sessuale e diminuire il più possibile il desiderio di accoppiarsi, cosicché non venga preso come fine ultimo, come vien fatto dagli ignoranti, secondo quanto abbiamo spiegato nel Commentario al Trattato Aboth". Maimonide non espone qui espressamente lo scopo delle leggi che riguardano la macellazione rituale (a dir il vero, non le menziona affatto in questo passo della Guida), ma non è difficile vedere come si adatterebbero alla rubrica dei cibi proibiti.

In realtà, Maimonide rende ciò abbastanza chiaro nella sua introduzione alla Mishneh Torah, dove descrive il Libro della Santità come segue:

« Quinto Libro. Esso include i precetti che fanno riferimento alle unioni sessuali illecite e quelle che riguardano i cibi proibiti; poiché in questi due punti, l'Onnipresente ci ha santificati e separati dalle nazioni, e in entrambe le classi di precetti vien detto: "E vi ho separati dagli altri popoli" (Lev. 20:26), "Io che vi ho separati dagli altri popoli" (Lev. 20:24). Ho chiamato questo libro: Il Libro della Santità.[2] »

Si ottiene la santità astenendosi dai cibi proibiti e dalle attività sessuali illecite.[3] Ecco perché le leggi riguardanti i cibi proibiti e le leggi sulla macellazione rituale (che trasformano certe classi di edibili da proibite a permesse) sono classificate insieme nel Libro della Santità.

Maimonide deriva questa connessione tra santità e astensione da attività proibite da un passo midrashico citato nel quarto principio introduttivo del suo Libro dei Comandamenti:

« Non dobbiamo includere doveri che coprano l'intero corpo dei comandamenti della Torah. Ci sono ingiunzioni e proibizioni nella Torah che non riguardano compiti specifici, ma includono tutti i comandamenti... Rispetto a questo principio altri studiosi si sono sbagliati, contando "Tu sarai santo" (Lev. 19:2) come uno dei comandamenti positivi — non sapendo che i versi "Tu sarai santo" (Lev. 19:2) [e] "Santificatevi e siate santi" (Lev. 11:44) sono dov eri di adempiere a tutta la Torah, come se Egli dicesse: "Siate santi adempiendo tutto ciò che vi ho comandato di fare, e guardatevi da tutte le cose che vi ho ammonito dal fare." Sifra dice: "Tu sarai santo: tieniti da parte"; cioè, tieniti in disparte da tutte le abominazioni contro cui Io ti ho ammonito. Nella Mekhilta i Saggi dicono: "Voi sarete per me uomini santi" (Esodo 22:30) — Issi figlio di Yehudah dice: Con ogni nuovo comandamento che il Santo, che Egli sia benedetto, dà a Israele Egli vi aggiunge santità." Vale a dire, questo dovere non è indipendente, ma è connesso ai comandamenti in cui sono stati lì ingiunti, poiché chiunque adempia quel dovere è chiamato santo. Ora, stando così le cose, non c'è allora nessuna differenza tra il Suo dire: "Siate santi" e "Obbedite i Miei comandamenti"... Sifrei dice: "E sarete santi" (Num. 15:40), ciò si riferisce alla santità dei comandamenti."[4] »

Maimonide qui spiega che la dichiarazione biblica "Siate santi" non è da contarsi come uno dei 613 comandamenti della Torah, poiché comprende tutta la Torah. Ma se lo conta, Maimonide si fa scappare, è un punto cruciale ai nostri fini: gli ebrei non sono fatti santi dal fatto che son loro dati i comandamenti; piuttosto, diventano santi quando li adempiono. Ciò non significa che quando uno osserva i comandamenti il suo status ontologico cambia da profano a santo; significa invece che "santità" è il modo in cui la Torah caratterizza l'obebdienza ai comandamenti. Come dice Maimonide alla fine del passo, la santità si riferisce alla santità d[e]i [adempiere ai] comandamenti.

Ritornando all'esposizione di questo passo, Maimonide cita la spiegazione di Sifra riguardo a "Siate santi": tenetevi da parte o separatevi da godimenti illeciti (perishut = "separazione dal mondo"). Da cosa in particolare ci si deve astenere onde poter ottenere santità? Nella Mishneh Torah Maimonide spiega: cibi proibiti e attività sessuali vietate.

Maimonide collega i perishut di cui parla qui, ai perushim, o Farisei, in MT "Leggi dell'Impurità Rituale dei Cibi", 16:12:

« Sebbene sia permesso mangiare ritualmente cibi impuri e bere liquidi ritualmente impuri, le persone pie di tempi passati usavano mangiare il loro cibo comune in condizioni di purezza rituale, e tutti i loro giorni diffidavano di qualsiasi impurità rituale. E costoro erano chiamati Farisei, "i separati", e questa è una più elevata santità. È confacente alla devozione che un uomo si tenga separato e stia staccato dal resto della gente e non li tocchi né mangi e beva con loro. Poiché la separazione porta alla purificazione del corpo da atti malvagi e la purificazione del corpo porta alla santificazione dell'anima da pensieri cattivi, e la santificazione dell'anima porta a cercar di imitare la Shekhinah; poiché si afferma: "Santificatevi dunque e siate santi" (Lev. 11:44), "perché Io, il Signore, che vi santifico, sono santo" (Lev. 21:8).[5] »

Agire come i Farisei è una forma di "più elevata santità". Significa separarsi da tutte le forme di impurità rituale e da tutte le persone che sono in uno stato di impurità rituale. Ciò non è perché ci sia qualcosa di intrinsecamente sbagliato nell'essere ritualmente impuro.[6] Succede perché tale separazione "porta alla purificazione del corpo da azioni malvagie", che, a sua volta, "porta alla santificazione dell'anima dai cattivi pensieri", che a sua volta "porta a sforzarsi di imitare la Shekhinah".

Penso che Maimonide qui voglia dire che il fine della santità, di perishut, sia il comportamento morale (separazione dalle azioni malvagie), che a sua volta rende possibile la perfezione intellettuale (separazione dai pensieri cattivi); ciò, a sua volta, conduce alla imitatio Dei.[7] Ciò vuol dire tradurre il vocabolario rabbinico di Maimonide nel linguaggio dell'aristotelismo medievale. Ma uno non deve esser d'accordo con questa traduzione per vedere che, secondo la testimonianza del testo qui presentato, per Maimonide la santità significa il risultato di un tipo di comportamento. Non è qualcosa che si possa dire esista in sé o di per sé, non è un qualche tipo di essenza sopraggiunta, non è nulla di ontologico. È semplicemente un nome dato a certi tipi di comportamento (estremamente importante, altamente valutato) e, per estensione, a persone, luoghi, tempi e oggetti. È, e questo è un punto che deve essere enfatizzato, un qualcosa che non è dato, ma deve essere guadagnato. La santità non è una condizione, uno status ereditabile.[8]

Prima di continuare con la linea interpretativa che stiamo qui sviluppando, è importante notare che per Maimonide la santità in questo senso non è ristretta agli ebrei. Sebbene io non sia un appassionato di quella sorta di numerologia maimonidea che tanto interessò Leo Strauss, a volte è semplicemente troppo sorprendente per ignorarla. La Mishneh Torah comprende quattordici volumi. Il punto mediano preciso quindi è la fine del volume VII. Questo (e solo questo) volume è essos tesso diviso precisamente in sette sezioni. Dedicato alle leggi relative a materie agricole, il volume VII finisce con una sezione intitolata "Leggi dell'Anno Sabbatico e del Giubileo".[9] Questa settima sezione del settimo volume è suddivisa in tredici capitoli. Il tredicesimo capitolo è suddiviso in dodici paragrafi nelle edizioni standard.[10] L'ultimo di questi paragrafi riporta:

« Non solo la Tribù di Levi, ma ogni essere umano individuale,[11] il cui spirito lo spinga e la cui conoscenza gli dia comprensione a mettersi da parte[12] onde poter stare dinanzi al Signore, servirLo, adorarLo e conoscerLo, chi cammina eretto come Dio l'ha creato e si libera del giogo della molte considerazioni stolte che preoccupano le persone — tale individuo è santificato quanto il Santo dei Santi e la sua porzione ed eredità sarà nel Signore per sempre eternamente. Il Signore gli garantisce sostenimento adeguato in questo mondo, lo stesso che Egli ha garantito ai sacerdoti e ai Leviti. Pertanto invero Davide, pace a lui, dice: "Il Signore è la mia parte di eredità e il mio calice; Tu sostieni quel che mi è toccato in sorte" (Salmi 16:5).[13] »

Qualsiasi essere umano (ebreo o non-ebreo) che si separa dalla stupidità delle occupazioni ordinarie, si comporta correttamente, adora Dio e viene a conoscere Dio,[14] è santificato tanto quanto il Santo dei Santi nel Tempio di Gerusalemme. Una volta ancora, vediamo che la santità è una funzione di un tipo di comportamento; non è una sorta di qualità essenzialista che abbia una qualsiasi sorta di status ontologico. È un nome, non qualcosa che sta veramente "là nell'universo".

Il carattere universale di santità emerge in un secondo passo della Mishneh Torah:

« È tra le fondamenta della religione sapere che Dio causa agli esseri umani di profetizzare e che la profezia non vien data a qualsiasiu persona ma solo al saggio di vasta sapienza, potente rispetto alle sue qualità [morali] — [cioè] uno le cui passione non lo sopraffanno riguardo a qualsiasi cosa al mondo ma, piuttosto, mediante il suo intelletto sottomette sempre la sue passioni — e che ha un intelletto molto ampio e ben consolidato. Una persona colma di tutte queste qualità, sano di corpo, nell'entrare nel "pardes" [cioè la fisica e metafisica aristotelica, come spiega Maimonide in MT "Leggi delle Fondamenta della Torah", 4:13] e che si sofferma continuamente su quelle materie grandi e remote, e avendo un intelletto preparato a comprenderle e concepirle, e che continua a santificarsi, separandosi dai modi della maggioranza delle persone che camminano nelle tenebre dei tempi, e che zelantemente si esercita e insegna alla propria mente di non avere pensieri che riguardino cose vane, le stupidaggini del tempo e le sue trappole, ma la sua mente è sempre diretta verso l'alto, vincolata sotto al trono per poter comprendere quelle forme pure e sacre, e che esamina l'intera saggezza di Dio dalla prima forma fino all'ombelico del mondo, imparando da ciò la grandezza di Dio; lo spirito santo immediatamente si posa su di lui e mentre lo spirito sta su di lui, la sua anima si mescola con le schiere degli angeli noti come Ishim e diventa un altro uomo e comprende col suo intelletto di non essere come era stato, ma si è innalzato al disopra del rango di altri saggi, come si dice di Saul: "Tu profetizzerai e sarai cambiato in un altro uomo" (1 Sam. 10:6).[15] »

La santificazione di cui si parla qui si riferisce al processo del divenire profeta. Come ben si sa, Maimonide insegna che la profezia è una qualità umana naturale.[16] Tutti gli esseri umani (ebrei e non-ebrei) possono, in linea di principio, aspirare alla profezia. Uno si santifica separandosi "dalle vie di coloro che camminano nelle tenebre dei tempi". Diventare santo è una condizione aperta a tutti e si ottiene mediante certi modi di comportamento elevato. Se tutti possono aspirare alla santità e se ottenerla dipende dal comportamento, la santità è ben lungi dall'essere ontologica in uno qualunque dei sensi discussi sopra.

Possiamo ora ritornare alla nostra discussione. Nella Mishneh Torah Maimonide fa intendere che santità significhi astenersi dai cibi proibiti e da sesso illecito. Nel suo Libro dei Comandamenti in effetti egli lo spiega collegando la santità a perishut. Dopo aver spiegato (sempre nella Mishneh Torah) che i Farisei erano così chiamati perché aspiravano ad un più alto livello di santità tramite la separazione da comportamento e pensieri impropri, Maimonide collega due versi distinti per farne un'unica argomentazione: "Santificatevi dunque e siate santi" (Lev. 11:44), "perché Io, il Signore, Che vi santifico, sono santo" (Lev. 21:8). La santità, come definita qui, porta alla imitatio Dei.

La nozione di imitatio Dei, a sua volta, viene collegata da Maimonide alla santità insvariati modi interessanti. Per poterlo constatare, dobbiamo esaminare il primo testo in cui Maimonide discute l'imitazione di Dio, il Libro dei Comandamenti, comandamento positivo 8:

« Camminare per le vie di Dio. Con questa ingiunzione ci viene comandato di essere come Dio (Che sia lodato) quanto più lo possiamo. Questa ingiunzione è contenuta nella Sue parole: "E camminerai per le sue vie" (Deut. 28:9), e anche in un verso precedente con le Sue parole: "[Che cosa ti chiede il Signore tuo Dio, se non che tu tema il Signore tuo Dio,] che tu cammini per tutte le sue vie?" (Deut. 10:12). Su questo verso i saggi commentano come segue: "Proprio come il Santo, che sia benedetto, è chiamato misericordioso [raḥum], così anche voi dovete essere misericordiosi; come Egli è chiamato benevolo [ḥanun], così voi siate benevoli; come Egli è chiamato giusto [tzadik], così voi siate giusti; come Egli è chiamato santo [ḥasid], cosi voi siate santi".[17] Questa ingiunzione è già apparsa in altra forma nelle Sue parole: "Seguirete il Signore vostro Dio" (Deut. 13:5), che i Saggi spiegano a significare che dobbiamo imitare le buone azioni e gli alti attributi con cui il Signore (che sia glorificato) viene descritto in modo figurativo — essendo Egli glorificato incommensurabilmente sopra tutte tali descrizioni.[18] »

Uno imita Dio mediante un comportamento misericordioso, benevolo, giusto e santo. Il punto viene ribadito nel secondo testo in cui Maimonide tratta dell'imitazione di Dio, in MT "Leggi delle Qualità Morali", 1:5-6:

« I santi antichi esercitavano le proprie disposizioni allontanandosi del giusto mezzo verso gli estremi; riguardo ad una disposizione in una direzione, riguardo ad un'altra nella direzione opposta. Ciò era supererogazione. Ci viene ordinato di camminare nei percorsi mediani che sono le vie giuste e appropriate, poiché è detto, "e camminerai per le Sue vie" (Deut. 28:9). Spiegando il testo appena citato, i saggi insegnarono: "Come Egli è chiamato benevolo, così voi siate benevoli; come Egli è chiamato misericordioso, così voi siate misericordiosi; come Egli è chiamato santo, cosi voi siate santi". Pertanto anche i profeti descrivevano Dio con tutti i vari attributi, "tollerante e colmo di benevolenza, giusto e retto, perfetto, possente e potente", e così via, per insegnarci che queste qualità sono buone e giuste e che l'essere umano deve coltivarle e quindi imitare Dio il più possibile.[19] »

Maimonide qui cambia la sua fonte in modi interessanti. Sifrei, che Maimonide segue nel Libro dei Comandamenti, parlava di misericordia, benevolenza, rettitudine e santità. Il testo qui parla di benevolenza, misericordia e santità. Discuterò più avanti il possibile significato di ciò, ma per il momento evidenziamo che non esistono fonti note per la formulazione di Maimonide. Non ho esaminato tutti i manoscritti conosciuti del Sifrei, ma nei testi stampati la prima volta che "santità" viene introdotta in questa discussione è qui, nelle "Leggi delle Qualità Morali".[20]

Nel terzo testo in cui Maimonide discute imitatio Dei, Guida i.54 (p. 128), egli ritorna alla formulazione originale del Sifrei, o almeno ne cita parte senza l'aggiunta di santità:

« Poiché la suprema virtù dell'uomo è di diventare come Lui, che Egli sia benedetto, il più possibile; il che significa che dobbiamo rendere le nostre azioni come le Sue, siccome i Saggi resero chiaro interpretando il versetto: "Siate santi" (Lev. 19:2). Dissero: "Egli è benevolo, così anche voi siate benevoli; Egli è misericordioso, così anche voi siate misericordiosi" (Sifrei su Deut. 10:12). Lo scopo di tutto ciò è di mostrare che gli attributi ascritti a Lui sono attributi delle Sue azioni e che non significano che Egli possegga qualità.[21] »

Diventare simili a Dio, Maimonide rende qui molto chiaro, significa comportarsi in un modo particolare. Per ottenere la santità, e quindi imitare Dio, uno deve agire benevolmente e misericordiosamente. Maimonide non è affatto disposto ad attribuire santità a Dio in alcun modo essenziale o ontologico. "Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria!" disse il profeta Isaia e ciò che il profeta intendeva, secondo Maimonide, è che le azioni di Dio sono benevole e misericordiose. Se Maimonide è così restio ad attribuire santità a Dio in una qualsiasi sorta di modalità essenziale o ontologica, altrettanto (e profondamente) riluttante deve esserlo ad attribuirla ad altre entità, persone, luoghi e tempi.

È molto difficile sapere cosa significhi l'aggiunta di santità alla passo del Sifrei in "Leggi delle Qualità Morali". È possibile che Maimonide avesse un testo differente davanti a lui, ma penso sia molto improbabile, per svariate ragioni. Egli cita il testo ricevuto nel Libro dei Comandamenti e ne ripete una parte nella Guida dei Perplessi. In secondo luogo, sembra strano che solo Maimonide debba aver avuto accesso ad una versione che include la santità, una che non viene citata in nessun'altra fonte. Sembra più probabile (come è stato proposto dalla maggioranza dei commentatori di Maimonide) che egli si proposito abbia introdotto nel passo del Sifrei una porzione di un altro testo misdrashico, Sifra su Lev. 19:2. Tale versetto riporta: "Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo" e su questo il Sifra dice: "Come Io sono santo, così voi siate santi">[22]

C'è un qualche significato in ciò? Nel contesto della nostra discussione, quanto segue mi pare importante, ma dobbiamo considerarlo tentativamente, poiché non c'è modo di sapere se sia vero. Introducendo "santità" in un passo che parla di misericordia e benevolenza, Maimonide enfatizza il carattere non-ontologico della santità. Proprio come misericordia e benevolenza sono questioni d'azione e carattere, così lo è anche la santità. È quindi possibile, in altre parole, che Maimonide alteri il testo del Sifrei in un modo che non sollevi commenti, per poter alludere alla sua interpretazione non-ontologica della santità delle persone.[23]

Fino a questo punto mi sono concentrato su come una persona posso ottenere la santità. Ho proposto che, per Maimonide, la santità non è una sorta di proprietà sopraggiunta; è il modo in cui l'ebraismo caratterizza ciò che possiamo chiamare (in un idioma molto non-maimonideo), comportamento "amato-da-Dio". Uno ottiene la santità non diventando come Dio (praticamente impossibile per qualunque creatura) bensì imitando gli attributi d'azione di Dio; agendo, per così dire, come Dio e, quindi, in un certo modo, venendo "amati" da Dio. Stando così le cose, non ci dovrebbe sorprendere scoprire che è anche un comportamento che può provocare l'opposto di santità, la profanazione:

« Ci sono altre cose che sono una profanazione del Nome di Dio. Quando un uomo, grande in conoscenza della Torah e rinomato per la sua devozione, fa cose che causano alle persone di parlare di lui, anche se gli atti non sono espresse violazioni, egli profana il Nome di Dio. Come, per esempio, se tale persona fa una compera e non paga prontamente, purché egli abbia mezzi e i creditori chiedono pagamento ed egli li ricusi; o se indulge smoderatamente in gozzoviglie, mangiando e bevendo, quando sta con persone ordinarie o vivendo tra loro; o se il suo modo di rivolgersi alle persone non è gentile, o non riceve la gente affabilmente, ma è litigioso ed irascibile. Più grande è l'uomo e più scrupoloso egli deve essere in tutte le sue cose e far di più di quanto non richieda la lettera della Legge. E se un uomo è stato scrupoloso nella sua condotta, gentile in conversazione, piacevole verso i suoi simili, affabile nelle maniere quando li riceve, senza ribattere, anche quando offeso, ma mostrando cortesia a tutti, anche a coloro che lo trattano con disdegno, conducendo i suoi affari commerciali con integrità, senza accettare troppo prontamente l'ospitalità degli ordinari né frequentando la loro compagnia, tenendosi in disparte, e dedicandosi allo studio della Torah, ammantato nel Tallith e coronato dai filatteri, facendo inoltre più del dovuto in tutte le cose, evitando comunque gli estremi e le esaggerazioni — tale uomo ha santificato Dio e, su di lui, la Scrittura ha affermato: "E mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la Mia gloria»".[24] »

Il nome di Dio può essere santificato o profanato: dipende interamente da come uno si comporta.[25]

  1. Si veda il quarto degli Otto Capitoli di Maimonide.
  2. Libro della Conoscenza, trad. (EN) Hyamson, 18b.
  3. Ulteriormente su tale connessione, si veda Mishneh Torah "Leggi della Qualità Morali", 5:4, e Guida iii.33 (p. 533), citato supra. Pertinente è anche Mishneh Torah "Leggi del Rapporto Proibito", 22:20.
  4. Si veda la traduzione (EN) di Chavel, ii.380-1 (emendata)
  5. Libro della Purezza, trad. (EN) Danby, 393. Cfr. Guida iii.33 (p. 533) e, per la connessione tra santità e perishut, MT "Leggi delle Fondamenta della Torah", 7:1 e 7. Di Maimonide, si veda anche il suo Commentario all Mishnah, Sotah 3:3.
  6. Maimonide nel paragrafo 9 scrive: "Proprio come è permissibile mangiare e bere cibo comune che è ritualmente impuro, così è permissibile che cibo comune diventi ritualmente impuro nella Terra di Israele; e l'impurità rituale può essere impartita al cibo comune che in origine era in condizioni idonee e corrette. Parimenti, è permissibile toccare cose che sono ritualmente impure e incorrere in impurità a causa loro, poiché la Scrittura ammonisce solo i figli di Aronne e il Nazireo dall'incorrere in impurità rituale a causa di un cadavere, implicando quindi che per tutte le altre persone è permissibile e che è permissibile anche ai sacerdoti a ai Nazirei di incorrere in impurità rituale a causa di altre cose impure ritualmente, eccetto solo l'impurità rituale dei cadaveri."
  7. l punto qui viene ben affermato da Kreisel, Maimonides Political Thought, 156: "Il motivo dominante che caratterizza le discussioni di Maimonide su Dio è la negazione della corporeità. La sua opinione di santità che risiede nelle virtù etiche in generale, e moderazione dei desideri corporei in particolare, connette questa nozione alla negazione della propria corporeità. Uno deve negare particolarmente ciò che è associato ai nostri sensi più corporei." La letteratura del concetto maimonideo della perfezione umana è molto vasta. Gran parte viene elencata e analizzata in Kellner, Maimonides on Human Perfection. Studi più recenti includono: Benor, Worship of the Heart; Bruckstein, "How Can Ethics be Thaught"; W.Z. Harvey, "Political Philosophy and Halakhah"; H. Kasher, "Three Punishments"; Kreisel, Maimonides' Political Thought; Rosenberg, "You Shall Walk in His Ways"; Seeskin, Searching for a Distant God, 97-106; Shatz, "Worship, Corporeality and Human Perfection"; and Lorberbaum, "Maimonides on Imago Dei".
  8. Yeshayahu Leibowitz affermava spesso che Maimonide insisteva che agli esseri umani non vien dato nulla su un piatto d'argento: tutto deve essere guadagnato, conquistato. Si può quindi dimostrare che per Maimonide questo "tutto" includesse la propria umanità, il proprio status come ebreo, la provvidenza, la profezia, una porzione nel mondo a venire e, come sto proponendo in questo studio, la santità. Si veda Nuriel, "Are There Really Maimonidean Elements?".
  9. Per Maimonide, la reintegrazione del Giubileo è strettamente connessa all'era messianica. Si veda MT "Leggi dei Re", 11:1.
  10. Il significato del numero tredici nell'ebraismo e per Maimonide (autore, dobbiamo ricordare, dei "Tredici Principi" dell'ebraismo) viene esaminato in Isaac Abravanel, Rosh amanah, cap. 10, p. 79 dell'edizione ebraica e p. 98 nella traduzione inglese. Abravanel ha tralasciato una fonte importante: MT "Leggi della Circoncisione", 3:9.
  11. Kol ish va’ish mikol ba’ei olam. Sul significato del termine ba’ei olam nell'ebraico rabbinico, si veda l'importante studio di Hirshman, Torah for the Entire World. Che Maimonide intenda il termine a significare tutti gli esseri umani viene reso chiaro in MT "Leggi del Sanhedrin", 12:3 e "Leggi dei Re", 8:10.
  12. Lehibadel.Sarebbe stato d'aiuto per la discussione qui proposta se maimonide avesse usato una variante della radice p-r-sh in questo passo, ma dobbiamo trattare i testi come sono scritti e non come uno vorrebbe fossero stati scritti.
  13. Cito (con emendamenti) dal Libro dell'Agricoltura, trad. (EN) Klein, 403.
  14. Qui presuppongo Maimonide intenda che uno possa ottenere perfezione intellettuale solo dopo aver ottenuto la perfezione morale (mediante l'osservanza dei comandamenti, almeno per quanto riguarda gli ebrei). Tuttavia, non ho bisogno di insistere su questa interpretazione, per sostenere l'argomentazione qui proposta.
  15. "Leggi delle Fondamenta della Torah", 7:1, corsivo aggiunto, citato dal Libro della Conoscenza, trad. (EN) Hyamson, 42a.
  16. Guida ii.32.
  17. Maimonide qui cita (nell'originale in ebraico, sebbene il Libro dei Comandamenti fossde scritto in arabo) da Sifrei Deut., 49.
  18. Citato, con emendamenti, dalla traduzione (EN) di Chavel, i.12-13.
  19. Citato, con emendamenti, dal Libro della Conoscenza, trad. Hyamson, 47b-48a.
  20. Il passo di Sifrei si riscontra, in varie forme, in una mezza dozzina di testi rabbinici. Esaminando varie banche-dati (tra cui l'ottima Sefaria), ho trovato varianti in Midrash tana’im, Deut. 11:22; Mekhilta derabi yishma’el, "Masekhet shirah", "Beshalaḥ", 3; Mekhilta derabi shimon bar yoḥai, 15; TG Pe’ah, 1:1 (15b); TB Shab. 133b; Trattato Soferim 3:17; Trattato Sefer torah 3:10. Mentre alcuni dei commentari tradizionali della Mishneh Torah prendono nota della discrepanza testuale, nessuno sembra considerarla degna di particolare attenzione.
  21. Per una discussione di alcune problematiche testuali qui, si veda Michael Schwartz e le sue note riguardo a questo passo nella sua traduzione (He) della Guida (p. 135).
  22. Questo passo dal Sifra è citato nel testo di Guida iii.47, menzionato supra a "Maimonide e la natura della santità". Per un ulteriore esame delle questioni testuali qui, si veda Schwartz alla nota 18 della sua traduzione (EN) di Guida iii.33.
  23. Da notare la discussione di questo testo in L. Kaplan, "Maimonides and Soloveitchik", 504.
  24. MT "Leggi delle Fondamenta della Torah", 5:11, citato dal Libro della Conoscenza, trad. Hyamson, 41a-b.
  25. L'interpretazione di Maimonide deve essere confrontata con quella di Nahmanide, che glossa Lev. 19:2 come comandasse che gli ebrei evitino l'impurità rituale. Per una discussione, si veda Silman, "Introduzione", p. xii, e Faur, In the Shadow of History, 12-13.