Identità e letteratura nell'ebraismo del XX secolo/Premessa

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Copertina del Koren Sacks Siddur, con introduzione, traduzione e commentario di Rabbi Jonathan Sacks, 2014


« Dico la verità, e la verità non è mai chiara, mentre le menzogne sono rapidamente capite da tutti. »
(Federico Fellini)

Potrebbe sembrare strano dedicare un libro ad un argomento il cui contenuto è messo tuttora in dubbio a causa di carenza di significato, o con una sua definizione altamente problematica. Lo "scrittore ebraico"[1] forma un genere separato, distinto da scrittori che capitano di essere ebrei, come potrebbe capitare che un altro possa essere cattolico o di capelli rossi? E se esiste tale specie, come deve essere definita? È forse uno scrittore che scrive nella consapevolezza di essere ebreo, come viene suggerito da Ludwig Lewisohn,[2] o uno che si rivolge a lettori ebrei come affermato da Zeev Jabotinsky?[3] Possiamo inoltre includere nella categoria coloro che sono nati ebrei?

L'intenzione di questo libro non è quella di presentare una tesi in teoria e poi esaminarla, né argomentare sulle definizioni. Infatti tutte le possibili definizioni sono in parte giuste e parzialmente insufficienti. Piuttosto si risolve il problema assumendolo nei vari e numerosi casi esposti dalla vasta gamma di letterature e storie delle letterature. L'ebraismo può essere oggetto di polemiche, di influenze formative, di ricerche specialistiche, mezzo di espressione o fonte di orrore. Anche la collocazione dell'ebraismo nell'ambito dell'ebraicità diventa problematica.[4]

Fenomeno interessante è la svariata maniera in cui si manifesta l'argomento in questione. Il metodo trattato dal presente libro è di proporre una serie di identità, che vadano dal contesto palestinese/israeliano fino ad una letteratura quasi totalmente assimilata come quella italiana, dove l'argomento è cionondimeno interessante. Nel mezzo viene illustrata una letteratura, fiorente e riconoscibile sebbene mutevole, come quella yiddish e anglofona (specialmente quella americana); inoltre quella negativista ma pur sempre ebraica della passata Unione Sovietica, e quella francese eternamente in discussione; nonché quella letteratura così sensibile ma camuffata della Germania tra le due guerre. In ciascun caso l'argomento è tema centrale nelle opere principali.[5]

Lo schema del libro è quello di esaminare detta letteratura area per area, mantenendo comunque una coerenza cronologica ove possibile. Lo scopo del libro non è solo quello di stabilire l'innegabile esistenza dell'argomento trattato attraverso la descrizione e l'analisi, ma anche di esaminare la sua natura e la sua qualità. Queste differiscono da luogo a luogo — e tra un individuo e l'altro.[1]

Note[modifica]

  1. 1,0 1,1 In questo caso si usa il maschile onnicomprensivo, per entrambi i generi.
  2. L. Lewisohn, The Island Within, New York, 1928.
  3. Z. Jabotinsky, Kol Kitvey, 16 voll., Tel Aviv, 1957.
  4. Gustav Karpeles, Jewish Literature and Other Essays, BiblioLife, 2009, pp. 22-35 & passim.
  5. H.G. Scott (cur.), Problems of Soviet Literature, Londra, 1935; Ruth Gilbert, Writing Jewish: Contemporary British-Jewish Literature, Palgrave Macmillan, 2013; Sheila E. Jelen, Michael P. Kramer, L. Scott Lerner (curatori), Modern Jewish Literatures: Intersections and Boundaries, University of Pennsylvania Press, 2010, ss.vv.