Introduzione allo Zohar/Capitolo III

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Frontespizio del Sefer haBahir (סֵפֶר הַבָּהִיר), Amsterdam, 1651

Capitolo III[modifica]

La Cabala rappresenta una dipartita radicale da qualsiasi versione dell'ebraismo precedentemente conosciuta, specialmente nel reame della teologia.[1] Mentre i cabalisti rimasero fedeli seguaci della prassi ebraica normativa come definita dalla halakhah, il sistema di significati teologici che sottostavano al loro ebraismo fu ricostruito. Il Dio dei cabalisti non è primariamente la potente Guida e appassionato Amante del Suo popolo riscontrato nella Bibbia ebraica, né il saggio Giudice e Padre amorevole dell’aggadah rabbinica, né il Re in trono dei visionari della Merkavah. Il dio dei cabalisti differisce nettamente anche dalle nozioni sempre più astratte della divinitàcreata dai filosofi ebrei del Medioevo, a cominciare dal decimo secolo con Saadia Gaon e a culminare nel dodicesimo con Maimonide — le cui opere spesso stanno nello sfondo quale oggetto di polemica cabalistica. L'immagine di Dio che inizialmente appare in Sefer ha-Bahir – elaborata poi da diverse generazioni di cabalisti finché assunse la sua espressione poetica più alta nello Zohar – è un Dio di mitiche potenze multiple, oscure entità che eludono una definizione precisa ma descritte mediante una notevole rete di immagini, parabole e allusioni scritturali. Insieme queste entità costituiscono il reame divino; "Dio" è l'aggregato collettivo di queste potenze e del loro rapporto interiore. L'interazione dinamica tra queste forze è il mito essenziale della Cabala — il vero significato interno, per quanto concerne i suoi devoti, sia della Torah che della vita umana stessa.

Nel descrivere il Dio dei cabalisti come figura di mito, in tendiamo dire che le narrazioni frammentate e le interpretazioni scritturali riscontrate nel Bahir e in altri primi scritti cabalistici si riferiscono ad una vita interiore segreta di Dio, che alzano il velo dalla antica insistenza ebraica sul monoteismo e rivelano un reame divino complesso e multiforme. In netto contrasto con il rinomato detto antico di Ben Sira ("Non cercare ciò che è troppo meraviglioso per te; non indagare su ciò che ti è nascosto"), questi scritti cercano proprio di penetrare il mondo divino interno e di offrire indizi al lettore sulla vita ricca e complessa dell'ebraismo medievale che si definiva tramite un orgoglioso e devoto attaccamento alla fede di un Dio Unico. Quello che ci sembra di scoprire nella prima Cabala sono varie fasi di vita divina, elementi entro la Divinità che interagiscono tra loro. Nel Bahir, queste potenze si relazionano alquanto liberamente e misteriosamente tra di loro, con un modello fisso di relazioni vagamente sullo sfondo,ma non presentate chiaramente. Nel secolo di sviluppo che seguì la pubblicazione del Bahir (1150-1250), il sistema viene fissato molto fermamente. È tale modello che sta dietro alla creatività fantasiosa e multistrato dello Zohar.

Qui stiamo parlando del reame delle entità divine che sono chiamate sefirot dalle prime fonti cabalistiche. Il termine si origina da Sefer Yetsirah, in cui si riferisce ai dieci numeri primi che, insieme alle ventidue lettere dell'alfabeto ebraico, comprendono i "trentadue meravigliosi sentieri della sapienza" o la struttura essenziale dell'esistenza. Per il cabalista, sono queste forze e l'interazione dinamica tra loro che costituiscono la vita interiore della Divinità. Conoscere Dio, condizione necessaria per un'adorazione giusta (su questo punto i cabalisti sono d'accordo coi filosofi), uno deve comprendere il linguaggio simbolico delle sefirot. Essere un cabalista vuol dire contemplare il flusso di energia tra le sefirot e riflettere sulla loro unità ultima.

Albero Bahir in ebraico
Albero Kircher in ebraico

Per quanto riguarda il significato reale dei numeri 10 e 22 nel contesto dell'ebraismo, esso va interpretato cabalisticamente in Genesi. Dio si dice abbia creato il mondo mediante Dieci Pronunciamenti, contrassegnati dal numero di volte che Genesi afferma: "Dio disse".[2]

  • Genesi 1:3 - "Dio disse: 'Sia la luce!'. E la luce fu." (Keter)
  • Genesi 1:6 - "Dio disse: 'Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque'". (Chockmah)
  • Genesi 1:9 - "Dio disse: 'Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto'". E così avvenne." (Binah)
  • Genesi 1:11 - "E Dio disse: 'La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie'". E così avvenne." (Chesed)
  • Genesi 1:14-15 - " Dio disse: 'Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra'. E così avvenne". (Ghevurah)
  • Genesi 1:20 - "Dio disse: 'Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo.'" (Tiferet)
  • Genesi 1:22 - "Dio li benedisse: 'Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra.'" (Nezach)
  • Genesi 1:26 - "E Dio disse: 'Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra.'" (Hod)
  • Genesi 1:28 - " Dio li benedisse e disse loro: 'Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra.'" (Yesod)
  • Genesi 1:29-30 - "Poi Dio disse: 'Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde.' E così avvenne." (Malkuth)

Per quanto riguarda i percorsi di 22 lettere, ci deve essere prima una spiegazione dei tre diversi tipi di lettere in ebraico. Come riferimento, si vedano le immagini dell'"Albero Bahir" e dell'"Albero Kircher" qui a fianco.

Ogni gruppo di lettere ha un significato in Genesi 1:

  • Le Madri rappresentano le tre volte che Genesi dichiara “Dio fece".
  • Le Doppie rappresentano le sette volte che Genesi dichiara “Dio vide".
  • Gli elementali (o singoli) rappresentano il resto delle volte che “Dio” (Elohim in ogni istanza di Genesi Cap. 1) è citato.
Ein Sof e Tzimtzum (צמצום ṣimṣūm "contrazione" o "costrizione"). Dio ha contratto la Sua Luce Infinita per permettere uno spazio concettuale, ove potesse esistere un mondo indipendente
Ein Sof, emanazione delle sefirot e gerarchie angeliche secondo la Cabala lurianica

Gli scritti non-Bahir della prima Cabala aggiungono un importante nuovo elemento a questo quadro sefirotico. Qui comincia ad affiorare il termine Ein Sof quale fonte nascosta da cui emergono le dieci sefirot. Originalmente parte di una frase avverbiale che significava "infinitamente", Ein Sof viene usato in questo contesto in un senso nominale per designare "l'Interminabile" o "ciò che è oltre tutti i limiti". Ein Sof si riferisce alla riserva infinita e indefinibile della divinità, la fonte ultima da cui tutto fluisce. Ein Sof è supremamente trascendente nel senso che nessuna parola può descriverlo, nessune mente può comprenderlo. Ma è anche onnipresente nel senso dell'antica massima rabbinica: "Egli è il posto del mondo". Dire che Ein Sof è "lì" ma non "qui" falsificherebbe del tutto la nozione. Nulla può mai esistere al di fuori di Ein Sof. Pertanto, non è affatto accurato dire che le sefirot "emergono" o "escono da" Ein Sof. Entro i confini nascosti dell'infinito, in un modo che necessariamente elude la comprensione umana, si suscita un desiderio primordiale, minima increspatura nella quiete della solitudine cosmica. Tale desiderio (non un cambiamento, si affrettano a precisare quei cabalisti di orientamento filosofico, bensì un aspetto di realtà che è lì da sempre) attira la sorgente infinita di energia chiamata Ein Sof verso l'autoespressione: un diventare manifesto o una concretizzazione che inizia con passo sottile, si muove verso l'emergere di "Dio" quale persona divina, rivela il suo spettro di energie nella "pienezza" delle dieci sefirot, e poi trabocca con abbondanza per creare tutti i mondi "inferiori", incluso – quale sua manifestazione più bassa – l'universo materiale. Le sefirot sono quindi una rivelazione, un rendere più accessibile, ciò che è esistito in Ein Sof da sempre.

Siamo ora pronti a tracciare il modello delle sefirot e i simboli essenziali a loro associati. Dopo quanto esposto sopra, la descrizione nei seguenti paragrafi non riassumerà passi particolari di un dato testo cabalistico, ma tenterà di offrire una spiegazione sommaria delle sefirot come vennero rappresentate dall'emergente Cabala castigliana nel tardo XIII secolo. (Si faccia riferimento ai diagrammi delle Dieci Sefirot riportati supra e quelli specifici al Capitolo II.)

La sefirah più alta rappresenta le prime mosse di intenti dentro Ein Sof, l'eccitazione del desiderio di manifestarsi nella variegata vita dell'essere. Non c'è un "contenuto" specifico in questa sefirah; è un desiderio o intenzionalità, un movimento interiore dello spirito, che potenzialmente possiede tutti i contenuti ba in realtà nessuno. È quindi spesso designata dai cabalisti come "Nulla". Questa è una fase di realtà che sta nell'essere totalmente dentro l'Uno e la prima parvenza di un'esistenza separata. La maggioranza dei termini usata per descrivere questo reame alquanto vago è di natura apofatica, di descrizione negativa. "L'aria (o: l'etere] che non può essere afferrata" è uno dei preferiti; "la luce nascosta" ne è un altro. L'immagine pittorica primaria assegnatale è quella della corona: keter, il punto iniziale del processo cosmico. A volte questo gradino dell'essere viene riferito come Keter Elyon, la Corona Suprema di Dio. Questa immagine deriva in parte da una raffigurazione delle dieci sefirot in forma antropica, vale a dire, nell'immagine di un essere umano (cfr. illustrazioni sotto e al Capitolo II). Poiché questa personificazione è quella di un personaggio regale, la più alta manifestazione di quel "corpo" spirituale emergente sarà la corona. Ma dobbiamo anche ricordarci che il significato primario della parola keter è "circolo"; è da questo che deriva la nozione di corona. In Sefer Yetsirah ci vien detto che le sefirot sono un grande circolo, "la loro fine insita nel loro inizio, e il loro inizio nella loro fine". La circolarità della sefirot sarà importante nel proseguimento della nostra descrizione.

La metafora umana nella Cabala:
Sefirah: Organo:
Keter-Corona Cranio, volto
Corona sovrastante
Da'at elyon
Chochmah-saggezza Emisfero cerebrale destro
Cervello
Binah-Comprensione Emisfero cerebrale sinistro
Cuore
Da'at-Conoscenza Cervello centrale
Da'at tachton
Chesed-Benevolenza Braccio destro
incluse le 10 dita
Ghevurah-Rigore Braccio sinistro
incluse le 10 dita
Tiferet-Bellezza Torso
Fronte Pnimiut-Internalità
Schiena Hitzoniut-Esternalità
Nezach-Vittoria Gamba destra
incluse le 10 dita dei piedi
Rene destro
Hod-Gloria Gamba sinistra
incluse le 10 dita dei piedi
Rene sinistro
Yessod-Fondamento Organo sessuale
Santa alleanza
Partzufim maschio e femmina
Malkuth-Regno Bocca
Rivelazione-discorso
Piedi

Da Keter emerge Ḥokhmah, il primo e più importante punto dell'esistenza "reale". Tutte le cose, anime, e momenti di tempo che mai possano essere, esistono nell'ambito del punto primordiale, in contemporanea infinitamente piccolo e grande oltre misura. (Come i mistici dappertutto, anche i cabalisti amano il linguaggio del paradosso, modo per dimostrare quanto siano inadeguate le parole per descrivere questa realtà.) La mossa da Keter a Ḥokhmah, primo passo nel processo primordiale, è una transizione da nulla a essere, da potenziale puro a primo punto di esistenza reale. Ai cabalisti piace descriverla con la loro propria interpretazione del versetto dell'Inno alla Sapienza di Giobbe: "La sapienza viene dal Nulla" (Giobbe 28:12). Tutta la varietà dell'esistenza è contenuta dentro Ḥokhmah, pronta per iniziare il suo viaggio in avanti.

Sintesi razionale delle sefirot secondo Moses Cordovero (Cabala cordoveriana):
Categoria: Sefirah:
Supracoscienza 1 Keter-"Corona"
Intelletto cosciente 2 Chokhmah-"Saggezza"

3 Binah-"Comprensione"[4][5]

Emozioni coscienti (Emozioni primarie:)

4 Chesed-"Benevolenza"
5 Ghevurah-"Rigore"
6 Tiferet-"Bellezza"
(Emozioni secondarie:)
7 Nezach-"Eternità"
8 Hod-"Splendore"
9 Yesod-"Fondamento"
(Vaso che porta all'azione:)
10 Malkuth-"Regno"

Ma Ḥokhmah, che significa saggezza, è anche l’insegnamento primordiale, la mente interiore di Dio, la Torah che esiste prima della nascita delle parole e delle lettere. Come esistono qui gli esseri in questa forma fondamentalmente concentrata, così esistono anche la verità o la saggezza. I cabalisti costruiscono sulla base dell'antica identificazione midrashica della Torah con la saggezza primordiale e l'interpretazione midrashica di "In principio" come "tramite la Saggezza" Dio creò il mondo. Qui iniziamo a vedere la loro insistenza che Creazione e Rivelazione sono processi gemelli, esistenza e linguaggio, il reale e il nominale, che emergono insieme dalla mente nascosta di Dio. Quale punto primordiale dell'esistenza, Ḥokhmah è simbolizzata dalla lettera yod, la più piccola di tutte le lettere, il primo punto da cui tutte le altre lettere saranno scritte. Qui tutta la Torah, il testo ed il commentario aggiuntovi nel corso di ogni generazione – in effetti tutta la saggezza umana – è contenuta dentro una singola yod. Questa yod è la prima lettera del nome di Dio. La punta superiore della Yod indica Keter, essa stessa designata dalla alef o nome divino Ehyeh.

Elenco delle sefirot secondo Isaac Luria (Cabala lurianica):
Categoria: Sefirah:
Intelletto cosciente 1 Chokhmah-"saggezza"

2 Binah-"Comprensione"
3 Daat-"Conoscenza"

Emozioni coscienti (Emozioni primarie:)

4 Chesed-"Benevolenza"
5 Ghevurah-"Rigore"
6 Tiferet-"Bellezza"
(Emozioni secondarie:)
7 Nezach-"Eternità"
8 Hod-"Gloria"
9 Yesod-"Fondamento"
(Vaso che porta all'azione:)
10 Malkuth-"Regno"

Questo viaggio dal divino Nulla interiore verso il principio dell'esistenza è un viaggio che inevitabilmente produce dualità, anche entro i reami interni. Man mano che Ḥokhmah, porta innanzi la propria compagna, chiamata Binah, "comprensione" o "contemplazione". Ḥokhmah è descritta come un punto di luce che cerca un grandioso palazzo rispecchiato di riflessi. La luce vista andare avanti e indietro su quelle superfici rispecchianti è tutta una sola luce, ma infinitamente trasformata e magnificata nel processo riflettivo. Ḥokhmah e Binah sono due inseparabilmente legate tra loro; l'una è inconcepibile senza l'altra. Ḥokhmah è troppo fine e sottile per essere rilevata senza i suoi riflessi o riverberazioni su Binah. Le sale rispecchianti di Binah sarebbero scure e inconoscibili senza la luce di Ḥokhmah. Per questa ragione sono spesso trattate dai cabalisti come la coppia primordiale, Abba e Imma ancestrali, Padre e Madre, profonde polarità del maschile e femminile nell'ambito del Sé divino (e umano). La punta e il palazzo sono anche i Maschile e Femminile primordiali, ciascuno trasformato e completato nella loro unione reciproca. L'energia che irradia dalla punta di Ḥokhmah è descritta principalmente in metafore di luce effulgente e di acqua traboccante, immagini verbali usate dai mistici per parlare di questi livelli altamente astratti della Mente interiore. Mai troppo distanti da queste sono le immagini di unione sessuale; il flusso di luce è anche il flusso del seme che riempie l'utero di Binah e dà alla luce tutti gli altri livelli nell'ambito della divina struttura dieci-in-una, le sette sefirot "inferiori".

Questa prima triade di sefirot insieme costituisce il livello più primordiale e recondito del mondo divino interno. È una realtà che il cabalista regolarmente afferma essere alquanto oscura e al di là della comprensione umana, sebbene i molti riferimenti a kavvanah che raggiunge Keter e all'unione di tutte le sefirot con la loro fonte controbattano tali asserzioni. Tuttavia, nella maggioranza dei passi nello Zohar, Binah rappresenta l'utero dell'esistenza, il giubileo in cui tutto ritorna alla sua sorgente, l'oggetto di teshuvah (ritorno) — in breve, l'oggetto supremo della ricerca religiosa che ritorna alla sorgente. Fuori dell'utero di Binah sgorgano le sette sefirot "inferiori", che costituiscono sette aspetti della persona divina. Insieme queste comprendono il Dio che è il Soggetto di adorazione e l'Uno la cui immagine è riflessa in ogni anima umana. Il Sé divino, come viene concepito dalla Cabala, è un'interazione di queste sette forze o direzioni interne. Stessa cosa per ciascuna personalità umana, immagine di Dio nel mondo. Questa "struttura santa" della vita interiore di Dio è chiamata il "Mistero della Fede" dalloo Zohar ed è raffinata in innumerevoli immagini dai cabalisti di tutte le epoche. "Dio", in altre parole, è il primo Essere ad emergere dall'utero divino, l'"entità" primordiale che prende forma man mano che le infinite energie di Ein Sof iniziano a fondersi.

Queste sette sefirot, prese collettivamente, sono rappresentate nel dominio spaziale dalle sei direzioni intorno ad un centro (nella tradizione di Sefer Yetsirah) e nel reame del tempo dai sette giorni della settimana, che culminano nello Shabbat. Sotto l'influenza del neoplatonismo, i cabalisti giunsero a descrivere le sefirot come emergenti in sequenza. Tale sequenza non deve necessariamente essere una alla volta, poiché le sefirot comprendono la vita interiore di YHWH, dove il tempo non significa quello che significa per noi. La sequenza è piuttosto una di logica intrinseca, ciascuna fase una reazione a ciò che le viene "prima". La struttura consiste di due triadi dialettiche (serie di tesi, antitesi e sintesi) e un veicolo finale di ricezione che energizza anche il sistema intero dal "basso", corrispondente a Keter nell'estremo "superiore".

Primo a manifestarsi è Ḥesed, la grazia o amore di Dio. L'emergere di Dio dall'occultamento è un atto pieno d'amore, una promessa dell'infinito irroramento di benedizioni e di vita per tutti gli esseri, la nascita di ciascuno dei quali in un certo senso continuerà questo processo di emersione dall'Uno. Tale dono d'amore è oltre misura e senza limite, la sconfinata compassione di Keter ora trasposta in un amore per ciascuna forma e creatura specifiche che mai emergerà. Questo canale di grazia è l'originale shefa divino, l'amore generoso e illimitato di Dio. Ma la sapienza divina comprende anche che l'amore da solo non è il modo di generare "altri" esseri e di dar loro il loro posto. L'ebraismo ha sempre saputo che Dio incorpora giudizio oltre che amore. Il giusto equilibrio tra questi due, sempre un conflitto tra i rabbini stessi (amare il popolo come anche la legge), è un conflitto che le fonti ebraiche hanno da tempo visto in esistenza anche in Dio. Ḥesed quindi emerge collegata alla sefirah sua opposta, descritta sia come Din, il giudizio di Dio, sia come Ghevurah, il bastione della potenza divina. Questa è una forza che misura e limita l'amore, che controlla il flusso di Ḥesed in risposta ai bisogni, abilità e i meriti di coloro che devono riceverla.

Ḥesed rappresenta il Dio dell'amore, che richiama anche una risposta d'amore dall'anima umana. Ghevurah rappresenta il Dio che noi umani temiamo, l'Uno di fronte alla cui potenza tremiamo. I cabalisti considerarono Ḥesed come la fede di Abramo, descritto dal profeta con "Abramo Mio amante" (Isaia 41:8, spesso attenuato con "Abramo Mio amico"). Abramo, il primo dei veri seguaci terreni di Dio, sta in parallelo con Ḥesed, la prima qualità ad emergere dentro Dio. È l'uomo dell'amore, colui che si lascerà tutto alle spalle e seguirà Dio attraverso i deserti, desideroso di offrire tutto, persino il proprio figlio sull'altare, per amore di Dio. Ghevurah, invece, è il Dio chiamato il "Terrore di Isacco" (Genesi 31:42). Qusto è il volto divino che Isacco vede quando sta legato su quell'altare, a confronto col Dio che egli crede stia per chiedergli la vita. La devozione di Isacco è di una qualità differente da quella di suo padre. Obbedienza tremante, piuttosto che amore, segna il suo percorso nella vita. Nello Zohar, il "Terrore di Isacco" è a volte rappresentato come un Dio del terrore.

Il collegamento insieme di Ḥesed e Ghevurah è un equilibrio indinitamente delicato. Troppo amore e non c'è giudizio, nessuna delle richieste morali che sono così essenziali al tessuto dell'ebraismo. Ma troppo potere o giudizio è anche peggio. I cabalisti vedono questo aspetto del Sé divino e umano irto di pericoli, il luogo dove nasce il male. Ghevurah rappresenta il lato "sinistro" del divino quando le sefirot emergono in forma umana. Lo Zohar parla di uno scontento che sorge in questo lato "sinistro" di Dio. Ghevurah cerca per un dato momento cosmico di governare da sola, di trattenere il flusso d'amore. In questo "momento", la potenza divina si trasforma in ira e furia; da ciò nascono le forze del male, tenebra emergente dalla luce di Dio, un'ombra dell'universo divino che continua ad esistere nel corso di tutta la storia, sostenuta dal male provocato dagli umani in basso. Qui abbiamo una delle lexioni morali più importanti della Cabala. Il giudizio non mitigato dall'amore provoca il male; il potere ossessionato da se stesso diventa demoniaco. La forza del male viene spesso chamata dallo Zohar il sitra aḥra, l'"altro lato", ad indicare che rappresenta un'emanazione parallela rispetto alle sefirot. Ma l'origine di quella realtà demoniaca che le è parallela e deride il divino non è in una qualche "altra" forza distante. Il demoniaco nasce da uno squilibrio nell'ambito del divino, che sgorga infine dalla stessa fonte di tutto il resto, la fonte singola dell'essere.

Il giusto equilibrio tra Ḥesed e Ghevurah produce le sesta sefirah, il centro dell'universo sefirotico. Questa configurazione rappresenta il Dio personale della tradizione biblica e rabbinica. Questo è Dio seduto in trono, l'Uno al quale si invia in tutta centralità la preghiera. Posto tra la forze "destra" e quella "sinistra" dentro la divinità, il "Santo benedetto" è la figura chiave nella colonna centrale delle sefirot, inserito direttamente sotto Keter, il divino che precede tutta la dualità. La sesta sefirah è rappresentata dal terzo patriarca, Giacobbe, chiamato anche Israele — l'integrazione perfetta delle forze di Abramo e Isacco, il Dio che unisce e bilancia amore e timore.

Designazioni non-personali della sesta sefirah includono Tif’eret (Bellezza, Splendore), Raḥamin (Compassione), mishpat (giudizio bilanciato), ed emet (verità). Le tre consonanti di emet rappresentano prima, mediana e ultima lettera dell'alfabeto. La Verità si estende a comprendere l'intero Essere, unendo gli estremi di destra e sinistra, Ḥesed e Ghevurah, a formare una singola personalità integrata. Pertanto la sesta sefirah viene descritta anche quale "trave" centrale nella costruzione dell'universo da parte di Dio. Adottando un frase dal Tabernacolo di Mosè (Esodo 26:28), rappresentato dai rabbini come riflesso della struttura cosmica, Giacobbe o la sesta sefirah viene chiamata "la traversa mediana che passa da una estremità all'altra".

Con Giacobbe o Tif’eret raggiungiamo la sintesi che risolve la tensione originale tra Ḥesed e Ghevurah, la "destra" e "sinistra" interiori, amore e giudizio. Il "Santo benedetto" come Dio personale è anche la manifestazione superiore chiamata "Israele", a service così da modello di personalità umana idealizzata. Ciascun membro della casa di Israele prende parte a questo Divino, che può anche essere interpretato come una rappresentazione totemica del Suo popolo nell'inferiore. "Giacobbe" in questo senso è l'umano perfetto – un nuovo Adamo, secondo i saggi – l'anziano dal volto radioso che estende la sua benedizione sul mondo. Questo è anche il Dio della imitatio dei. Nel bilanciare le proprie vite, il popolo di Israele imita il Dio che sta al centro tra la destra e la sinistra, equilibrando tutte le forze cosmiche. Tale Dio le conosce, queste vite di Israele, e vede Se stesso in esse, a significare che la lotta per integrare amore e giudizio non è solo il grande compito umano, ma anche un riflesso della lotta cosmica. La struttura interiore della vita psichica è la struttura nascosta dell'universo; è per questo che possiamo arrivare a conoscere Dio tramite il percorso di contemplazione interiore e vera autoconoscenza.

La triade dialettica chiave di Ḥesed-Ghevurah-Tif’eret viene seguita sulla mappa cabalistica da una seconda triade, quella delle sefirot Netsaḥ, Hod e Yesod, ordinate nella stessa maniera di quell sopra di loro. Nulla di granché nuovo succede a questo livello di divinità. Queste sefirot sono essenzialmente canali attraverso i quali passano le energie più alte andando verso la decima sefirah, Malkhut o Shekhinah, la fonte di tutta la vita nei mondi inferiori. La sola funzione maggiore assegnata a Netsaḥ e Hod nelle fonti cabalistiche è il loro servire da sorgente di profezia. Mosè è l'unico essere umano che raggiunse il livello di Tif’eret, per diventare lo "sposo della Shekhinah". Altri mortali possono percepire l'universo sefirotico solo come riflesso dalla Shekhinah, unico portale attraverso il quale possono entrare. (Questa è la visione "formale" dei cabalisti, sebbene sia una posizione superata da numerosi passi dello Zohar e altrove.) I profeti al di fuori di Mosè occupano una psizione intermedia, ricevendo le loro visioni e messaggi dalla settima e ottava sefirah, il che rende la profezia una faccenda di partecipazione nella vita sefirotica interna di Dio.

La nona sefirah rappresenta l'unione di tutte le forze cosmiche, il flusso di tutte le energie nell'alto ora unite di nuovo in un unico posto. In questo senso, la nona sefirah è parallela alla seconda: Ḥokhmah iniziò il flusso di queste forze da un singolo punto; ora Yesod (Fondazione), come è chiamata la nona, le rassomiglia e si prepara a dirigere nuovamente il loro flusso. Una volta riunite in Yesod, diventa chiaro che la vita che anima le sefirot, spesso descritta in metafore di luce o di acqua, si vede principalmente come energia sessuale maschile, specificamente come seme. Seguendo il medico greco Galeno, la medicina medievale reputava che lo sperma si originasse nel cervello (Ḥokhmah), scorrendo giù attraverso la spina dorsale (la colonna centrale, Tif’eret), poi nei testicoli (Netsaḥ e Hod) e da lì infine nel fallo (Yesod). Il processo sefirotico quindi porta alla grande unione delle nove sefirot soprastanti, attraverso Yesod, con la femminile Shekhinah. Questa viene colmata e impregnata dalla pienezza dell'energia divina e a sua volta dà alla luce i mondi inferiori, inclusi gli esseri angelici e le anime umane.

La personalità biblica associata con la nona sefirah è Giuseppe, l'unica figura descritta regolarmente nella letteratura rabbinica come zaddiq o "giusto". Gli vien dato questo epiteto perché rifiutò le astuzie della moglie di Potifarre, rendendolo quindi simbolo di castità maschile o purezza sessuale. La sefirah stessa è pertanto chiamata spesso zaddiq, il luogo dove Dio è rappresentato come personificazione della rettitudine morale. Yesod è inoltre designata come berit o "alleanza", facendo di nuovo riferimento alla purezza sessuale tramite il patto della circoncisione (Genesi 17:10-14).

Ma ci sono più modi di interpretare questi simboli. La nona sefirah rappresenta la potenza maschile come anche la purezza sessuale. I cabalisti insistono fermamente che questi sono identici idealmente e non devono essere separati tra loro. Naturalmente, la trasgressione sessuale e la tentazione erano a loro ben note; il circolo dello Zohar era alquanto estremo nella sue vedute riguardo al peccato sessuale — e al danno che poteva provocare sia all'anima che al cosmo. Ma il mondo interno delle sefirot era completamente santo, un posto dove non dimorava peccato. Qui il flusso dell'energia maschile rappresentava solo fecondità e benedizione. La realizzazione dell'intero sistema sefirotico, specialmente come interpretato in Castiglia, stava nell'unione di queste due ultime sefirot. Yesod è, di certo, l'agente o manifestazione inferiore di Tif’eret, il vero sposo del Cantico dei Cantici o il Re che sposa la matronitaShekhinah – grande signora del cosmo. Ma il fascino per l'aspetto sessuale di questa unione è molto forte, specialmente nello Zohar, e ciò porta a infinite presentazioni simboliche dell'unione di Yesod e Malkhut, la decima sefirah femminile.

Sicuramente la rete più ricca di associazioni simboliche è quella connessa con la decima e ultima safirah. Come Malkhut (Regno), essa rappresenta il reame su cui il Re (Tif’eret) ha dominio, sostenendola e proteggendola come il vero re si prende responsabilità del proprio regno. Allo stesso tempo, è questa sefirah che ha l'incarico di governare il mondo inferiore; il Malkhut del Santo benedetto è sovrano del mondo inferiore. Il personaggio biblico associato con Malkhut è Davide (alquanto sorprendente, data l'usuale femminilità di questa sefirah), simbolo di regalità. Davide è anche il salmista, sempre inneggiante nel desiderio di benedizioni irrorate da Dio. Sebbene Malkhut riceva il flusso di tutte le sefirot superiori da Yesod, Ella ha un'affinità speciale con il lato sinistro. Per questa ragione Ella è a volte chiamata "l'aspetto gentile del giudizio", una versine mitigata di Ghevurah. Tuttavia, diversi passi dello Zohar La rappresentano in scene di apparente vendetta spietata nel punire i malvagi. Una rappresentazione molto complessa della femminilità appare nello Zohar, che varia dall'altamente romanticizzato allo spaventoso e bizzarro.

The Shekinah Glory Enters the Tabernacle.jpg
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"La Shekhinah entra nel Tabernacolo". Nell'ebraismo tradizionale la divinità non viene impersonificata in immagini visive [6]

L'ultima sefirah è chiamata anche Shekhinah (שְׁכִינָה), un antico termine rabbinico che in dica la divina presenza interiore/permanente. Nell'immaginazione ebraica medievale, questa denominazione riferita a Dio era stata trasformata in un essere divino alato, che aleggiava sulla comunità di Israele proteggendola dai pericoli. La Shekhinah si diceva dimorasse in mezzo al popolo d'Israele, seguendolo nell'esilio, e partecipando alle sue sofferenze. Nelle ultime fasi della letteratura midrashica inizia ad apparire una distinzione tra Dio e la Sua Shekhinah, in parte un riflesso dei tentativi filosofici medievali di assegnare gli antropomorfismi biblici ad un essere minore rispetto al Creatore. I cabalisti identificano questa Shekhinah quale sposa o consorte divina del Santo benedetto. È la decima sefirah, quindi una parte di Dio inclusa dentro l'unità divina dieci-in-una. Ma Ella viene tragicamente esiliata, allontanata dal Suo Sposo divino. A volte Ella è viene sedotta e fatta prigioniera dalle schiere malvagie di sitra aḥra; allora Dio e i giusti nell'inferiore devono unire le forze per liberarLa. Il grande dramma della vita religiosa, secondo i cabalisti, è quello di proteggere la Shekhinah dalle forze del male e unirLa al santo Sposo che sempre L'attende. Qui si può riscontrare come gli ebrei medievali adattassero i valori della Cavalleria – il salvataggio della fanciulla dalle grinfie del male – al proprio contesto spirituale.

Quale partner femminile nell'ambito del mondo divino, la decima sefirah viene ad esser descritta da una miriade di simboli, derivati sia dal mondo naturale sia dal lascito dell'ebraismo, che sono associati classicamente alla femminilità. È la luna, oscura di per sé ma che riceve e rispecchia la luce del sole. È il mare, in cui tutta le acque fluiscono; la terra, bramosa d'essere fertilizzata dalla pioggia che cade dal cielo. Ella è la Gerusalemme celeste, in cui entrerà il Re; Ella è il trono su cui Egli si siede, il Tempio o Tabernacolo, la dimora della Sua gloria. Ella è anche Keneset Yisra’el, l'incarnata "Comunità [o: Assemblea] di Israele", identificata col popolo ebraico. La decima sefirah è una femmina passiva/ricettiva riguardo alle sefirot sopra di Lei, ricevendo le loro energie e essendo completata dalla loro presenza in Lei. Ma Ella è sovrana, fonte di vita, e fonte di tutte le benedizioni per i mondi inferiori, inclusa l'anima umana. Il cabalista si vede quale devoto della Shakhinah. Ella non può mai essere adorata separatamente dalla unità divina. In effetti, questa separazione della Shekhinah dalle forze superiori fu il terribile peccato di Adamo che causò l'esilio dall'Eden. Tuttavia, è solo tramite Lei che gli umani hanno accesso ai misteri infiniti. Tutte le preghiere sono incanalate tramite Lei, cercando di energizzarLa e farLa elevare per ottenere l'unità sefirotica. La funzione primaria della vita religiosa, con tutti i suoi doveri e obblighi, è quella di risvegliare la Shekhinah in uno stato d'amore.

Tutti i reami fuori dal divino procedono dalla Shekhinah. Ella è circondata nell'immediatezza da una schiera riccamente pittorializzata: a volte questi esseri che La circondano sono visti come angeli; altre volte, sono le vergini che accompagnano la Sposaal Suo baldacchino del matrimonio. Abitano e controllano reami variamente descritti o "palazzi" di luce e gioia. Lo Zohar dedica molta attenzione nel descrivere sette di questi palazzi con nomi che includono "Palazzo dell'Amore", "Palazzo dal Pavimento di Zaffiro" (allusione alla visione di Dio in Esodo 24:10), "Palazzo del Desiderio" e così via. I "palazzi" (heikhalot) del mondo zoharico sono derivati storicamente dai residui dell'antico misticismo Merkavah o Heikhalot, una tradizione che era ricordata solo tenuamente nell'epoca dello Zohar. Nel porre gli heikhalot sotto alla Shekhinah, i cabalisti vogliono dire che l'ascesa visionaria del mistico Merkavah era una sorta di esperienza religiosa minore rispetto alla loro propria ascesa simbolica/contemplativa alle altezze dell'universo sefirotico, una che ascendeva con la Shekhinah mentre Ella raggiungeva i reami superiori. Sebbene la logica interna del pensiero emanazionale dei cabalisti sembri indicare che tutti gli esseri, incluso l'universo fisico, fluiscono dalla Shekhinah, l'orrore dell'associare Dio con la corporeità complica il quadro d'insieme, e permea la Cabala di un atteggiamento complesso e alquanto diviso nei confronti del mondo materiale. Il mondo in cui viviamo, specialmente per lo Zohar, è una perfetta mescolanza di elementi divini e demoniaci. Vi si trovano sia l'impronta santa delle dieci sefirot sia la spaventosa struttura delle qelippot multistrato, o "gusci" demoniaci.

Note[modifica]

Searchtool.svg Per approfondire, vedi Messianismo Chabad e la redenzione del mondo.
I Cinque Mondi
nella Cabala
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  1. L'emergere dell'insegnamento cabalistico è più complesso e oscuro di quanto sia stato descritto nel capitolo precedente. Il rapporto tra cabala e certi tarde forme di scritti midrashici non è tuttora completamente chiara. La natura ed il grado di contatto tra i primi cabalisti ed i circoli chassidici tedeschi, specialmente quelli riflessi negli scritti di Rabbi Eleazaro di Worms (c. 1165-1230), continua a confondere gli studiosi. Il gruppo di scritti mistici astratti noto come Sifrei ha-Iyyun, o Libri della Contemplazione rientra in qualche modo in tale enigma, ma la sua data precisa e relazione ad altre parti del corpus pre-zoharico è tuttora dibattuto dagli studiosi. Anche le fonti della scuola altamente distintiva della Cabala "profetica" o "estatica" insegnata da Rabbi Abraham Abulafia (1240-c.1292), sebbene abbiano poca connessione con lo Zohar, necessiterebbero di un esame specifico nella presentazione globale del pensiero cabalistico. Ma questa mia breve trattazione delle principali scuole e dei temi basilari dovrebbe essere sufficiente per presentare il contesto da cui emerse lo Zohar.
  2. Per questa sezione, come anche per le citazioni relative alla spiegazione delle immagini degli Alberi e le interpretazioni semantiche, cfr. Gershom Scholem, Kabbalah, Penguin Putnam Inc, 1997, spec. Cap. 3; Ron Feldman, Fundamentals of Jewish Mysticism and Kabbalah, Crossing Press, 1999, pp. 32-38, 76-83, & passim; Moshe Idel, Ascensions on High in Jewish Mysticism: Pillars, Lines, Ladders, Central European University Press, 2005, Cap. 2, pp. 73-93.
  3. Cfr. per es. Omraam Mikhaël Aïvanhov, Dall'Uomo a Dio - sephirot e gerarchie angeliche, cit., I frutti dell'albero della Vita - La tradizione kabbalistica, et al.
  4. Secondo Omraam Mikhaël Aïvanhov, Binah è il prendere forma dell'idea o del concetto concepito da Khokhmah. Si tratta della "sede del pensiero logico, razionale, matematico, sia nella sua forma astratta e speculativa che in quella concreta e applicata. È quella forma di pensiero che si appoggia alle parole, e può venire scambiato e condiviso tramite il linguaggio. Binah è la capacità di integrare nella propria personalità concetti e idee diverse, assimilandole e ponendole in comunicazione." Se Binah funziona a dovere, il pensiero diventa in grado di influenzare positivamente le proprie emozioni, in virtù delle verità comprese e integrate nella propria personalità. Nel corpo umano Binah corrisponde all'emisfero cerebrale sinistro. Ai suoi livelli più evoluti, Binah convoglia l'esperienza della Felicità, il trasformarsi delle giuste conoscenze intellettuali nella gioia di chi sente di avere trovato le risposte. Cfr. Aïvanhov, op. cit.
  5. Secondo Dion Fortune rappresenta la forma che prende sostanza, il cristallizzarsi dell'energia divina nella materia che da lei nasce, non per nulla viene detta anche la Madre Superna. Questo materializzarsi, questa cristallizzazione comprende però in sé anche il principio della fine, il primo arrestarsi del fluire, l'inizio quindi del processo di morte. Essa viene associata a: il Principio Femminile di Dio, l'Utero da cui deriva tutto il resto della Vita Divina e Terrena. Cfr. Dion Fortune, The Mystical Qabalah, cit., 1935.
  6. Illustrazione da The Bible and Its Story Taught by One Thousand Picture Lessons, Charles F. Horne & Julius A. Bewer (curatori), 1908