Storia dei papi del Novecento/Pio X

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Gli anni che precedettero la prima guerra mondiale furono carichi di tensioni a livello internazionale. Papa tradizionalista, fautore di una riforma della Curia, Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto; Riese, Treviso, 2 giugno 1810 – Roma, 20 agosto 1914) dovette affrontare la difficile situazione dei cattolici in Francia e Portogallo e cercò di porre un freno all'affermarsi del modernismo e delle forze socialiste, coadiuvato dal giovane segretario di Stato Merry del Val. A lui si deve inoltre l'avvio di una fase di distensione nei rapporti con lo Stato italiano.

Le origini[modifica]

Giuseppe Melchiorre Sarto nacque a Riese, comune che dal 1952 ha assunto la denominazione di Riese Pio X, in provincia di Treviso, secondo di dieci figli in una famiglia modesta. Suo padre Giovanni Battista (1792-1852) era fattore e sua madre, Margherita Sanson (1813-1894), sarta. Si distinse dal suo predecessore e da molti suoi successori proprio per il fatto che il suo cursus honorum fu esclusivamente pastorale, senza alcun impegno presso la curia o nell'attività diplomatica della Santa Sede.[1]

Ricevette la tonsura nel 1850 ed entrò nel seminario di Padova. Fu ordinato sacerdote nel 1858 dal vescovo di Treviso, Giovanni Antonio Farina, e divenne vicario della parrocchia di Tombolo. Nel 1867 fu promosso arciprete di Salzano e poi, nel 1875, canonico della cattedrale di Treviso, fungendo nel contempo da direttore spirituale nel seminario diocesano, esperienza della quale serberà sempre un ottimo ricordo.

Giuseppe Sarto fu nominato vescovo di Mantova il 10 novembre 1884 e consacrato vescovo dal cardinal Lucido Maria Parocchi il 6 novembre 1884 nella Basilica di Sant'Appollinare in Roma; successivamente ricoprì la carica di patriarca di Venezia. Il governo italiano rifiutò peraltro inizialmente il proprio exequatur, asserendo che la nomina del patriarca di Venezia spettava al Re e che, inoltre, Sarto era stato scelto su pressione del governo dell'Impero austro-ungarico. Giuseppe Sarto dovette quindi attendere ben 18 mesi prima di poter assumere la guida pastorale del patriarcato di Venezia. Con la nomina a patriarca ricevette la berretta cardinalizia nel concistoro del 12 giugno 1893.

L'elezione[modifica]

Alla morte di Leone XIII il candidato più probabile al soglio di Pietro era considerato il segretario di Stato Mariano Rampolla. Tuttavia all'apertura del conclave il 1º agosto 1903, il cardinale Jan Maurycy Paweł Puzyna de Kosielsko, arcivescovo di Cracovia, comunicò che l'imperatore d'Austria-Ungheria Francesco Giuseppe, usando un suo antico privilegio quale sovrano di un impero cattolico, poneva il veto all'elezione di Rampolla.[2]

I motivi del veto sarebbero stati non soltanto politici, in particolare la vicinanza di Rampolla alla Francia e le sue idee più aperte, ma anche personali: Rampolla in quanto segretario di Stato avrebbe cercato di influenzare Leone XIII a negare una sepoltura cristiana all'arciduca Rodolfo d'Asburgo-Lorena, suicidatosi durante i fatti di Mayerling.

Pio X nel 1903

Malgrado l'indignazione di molti cardinali, il conclave decise di obbedire alla volontà dell'imperatore. La candidatura di Rampolla sfumò e i suffragi si orientarono sul patriarca di Venezia, che fu eletto il 4 agosto e incoronato il 9. Prese il nome di Pio X in onore dei suoi predecessori. Scelse come motto del suo pontificato Instaurare omnia in Christo (Paolo di Tarso) e lo attuò con coraggio e fermezza.[3]

Una delle prime decisioni di Pio X fu proprio l'abolizione (con la costituzione apostolica Commissum nobis) del cosiddetto «veto laicale», che spettava ad alcuni sovrani cattolici e a causa del quale egli era divenuto pontefice.[4]

Il pontificato[modifica]

Il nuovo papa, consapevole di non avere alcuna esperienza diplomatica né una vera e propria formazione universitaria, seppe scegliere dei collaboratori competenti come il giovane cardinale Rafael Merry del Val y Zulueta, di soli 38 anni, poliglotta e direttore della Pontificia accademia ecclesiastica, che fu nominato segretario di Stato. Pio X lasciò a Merry del Val sostanzialmente campo libero nella conduzione della diplomazia vaticana.

Papa Pio X rimase sempre semplice e umile e in Vaticano visse parcamente, assistito dalle sorelle, in un appartamento fatto allestire appositamente.

Caratteristico e storicamente importante fu l'indirizzo teologico che diede alla Chiesa cattolica durante tutto il suo pontificato, la cui linea può essere definita sinteticamente come tradizionalista, in particolare per la lotta ingaggiata contro il modernismo attraverso l'enciclica Pascendi Dominici Gregis[5] e il decreto Lamentabili Sane Exitu, a cui seguì l'approvazione personale del Sodalitium Pianum, una rete di informazione che indagava su teologi e docenti sospettati di modernismo. Si stava infatti diffondendo all'interno del mondo cattolico e in ampi settori della stessa gerarchia ecclesiale, una sorta di rivisitazione filosofica della teologia cattolica sotto l'effetto dello scientismo di fine Ottocento.[6]

Stemma di Pio X

Fu tuttavia Pio X ad avviare la riforma del diritto canonico, che culminerà nel 1917 con la promulgazione del Codice di diritto canonico, e a redigere il Catechismo che porta il suo nome.[7] Sul piano della gestione patrimoniale, unificò i redditi dell'obolo di San Pietro e quelli del patrimonio del Vaticano. Ma, soprattutto, riformò la Curia romana con la costituzione Sapienti consilio del 29 giugno 1908, sopprimendo vari dicasteri divenuti inutili.[8] Raccomandò ai paesi cattolici l'uso della pronuncia ecclesiastica latina nelle scuole. Poco prima di morire era intento a completare gli studi preparatori di un documento (poi abbandonato dai successori) relativo alle condizioni di liceità dell'esercizio del diritto di sciopero.

I rapporti con lo Stato italiano[modifica]

Con l'enciclica Il Fermo Proposito dell'11 giugno 1905 il pontefice allentò le restrizioni del Non expedit di Pio IX (ossia il fermo divieto per tutti i cattolici italiani di partecipare alla vita politica), soprattutto per arginare i consensi verso le forze socialiste. Pio X, nel testo dell'enciclica, elargisce la "benigna concessione" di dispensarli da tale divieto, specialmente nei "casi particolari" in cui essi ne riconoscano "la stretta necessità pel bene delle anime e per la salvezza delle loro chiese"; e li invita anzi a perseguire la seria attività "già lodevolmente spiegata dai cattolici per prepararsi con una buona organizzazione elettorale alla vita amministrativa dei Comuni e dei Consigli provinciali", così da favorire e promuovere "quelle istituzioni che si propongono di ben disciplinare le moltitudini contro l'invadenza predominante del socialismo". [9]

La «questione francese»[modifica]

Pio X ebbe a confrontarsi con il problema della separazione fra Stato e Chiesa, che emerse in Francia con l'entrata in vigore della legge del 9 dicembre 1905, nella quale si concentravano gli intenti fondamentali della politica antireligiosa e massonica della terza Repubblica e in particolare del governo di Émile Combes.[10] A partire dal 1880 si erano registrati in Francia una serie di provvedimenti antireligiosi tendenti alla dissoluzione delle congregazioni religiose, di espulsione dei religiosi regolari: insegnanti, personale infermieristico e così via.

Pio X si mostrò assai meno conciliante verso questa politica fortemente anticlericale rispetto al suo predecessore, nonostante la maggioranza dei vescovi francesi gli consigliasse di piegarsi alla nuova legge. La legge emanata dal governo francese segnò il culmine di tale politica, decretando unilateralmente l'abrogazione del concordato del 1801.

Nel 1906 Pio X con l'enciclica Vehementer Nos dell'11 febbraio, l'allocuzione concistoriale Gravissimum del 21 febbraio e l'enciclica Gravissimo Officii Munere del 10 agosto, proibì ogni attività collaborativa all'applicazione della nuova legge. L'ostilità del pontefice alla nuova normativa francese compromise la creazione delle associations cultuelles, previste dalla legge del 1905, alle quali avrebbe dovuto essere trasferito il patrimonio della Chiesa. Prendendo a pretesto tale opposizione lo Stato francese incamerò gli ingenti beni immobili ecclesiastici.

Analoghe tensioni si registrarono con il Portogallo, dopo l'avvento in quel paese, nel 1910 della repubblica guidata da gruppi di potere anticlericali massonici. Pio X rispose con l'enciclica Iamdudum in Lusitania (24 maggio 1911).[10]

La morte[modifica]

Tomba di Pio X, nella Basilica di San Pietro in Vaticano

Proprio nei primi giorni della prima guerra mondiale, Pio X morì per una cardiopatia (probabilmente di pericardite) il 21 agosto 1914 alle ore 1:15[11]. Si dice anche che qualche tempo prima della morte abbia detto: "Verrà il Guerrone", ossia la Grande Guerra.[12]

Pio X fu beatificato il 3 giugno 1951 e canonizzato il 29 maggio 1954 durante il pontificato di Pio XII; la memoria liturgica fu fissata al 3 settembre. Il calendario del Novus Ordo Missae la prevede il 21 agosto. Coloro che seguono il calendario antico lo festeggiano dunque il 3 settembre. La sua salma è tumulata all'interno della Basilica di San Pietro in Vaticano. È il patrono della Fraternità Sacerdotale San Pio X ed è anche compatrono secondario della città di Venezia, in ricordo degli anni trascorsi come patriarca.

Note[modifica]

  1. E. Duffy, Saints & Sinners: A History of the Popes, Yale University Press, 2006, p. 320.
  2. G. Zizola, I papi del XX secolo, Newton Compton, Roma 2012.
  3. G. Zizola, I papi del XX secolo, Newton Compton, Roma 2012.
  4. E. Duffy, Saints & Sinners: A History of the Popes, Yale University Press, 2006, pp. 321-322.
  5. G. Menozzi, I papi del '900, Giunti, Firenze 2000, pp. 18-19.
  6. G. Zizola, I papi del XX secolo, Newton Compton, Roma 2012.
  7. G. Zizola, I papi del XX secolo, Newton Compton, Roma 2012.
  8. E. Duffy, Saints & Sinners: A History of the Popes, Yale University Press, 2006, p. 322.
  9. J.M. Laboa, La storia dei papi. Tra il regno di Dio e le passioni terrene, trad. it., Milano 2005, p. 378.
  10. 10,0 10,1 J.M. Laboa, La storia dei papi. Tra il regno di Dio e le passioni terrene, trad. it., Milano 2005, p. 376.
  11. P. Girolamo Dal-Gal (o.m.c.), Pio X il papa santo, Ed. Libreria Editrice Fiorentina, 1940, p. 283.
  12. cfr. Rafael Merry Del Val, Pio X impressioni e ricordi, Ed. Il Messaggero di Sant'Antonio, 1949, pp. 108-110; "Già fino dal 1911 e 1912 il Santo Padre era solito parlarmi spesso del conflitto che si avvicinava e più di una volta ne parlava in modo da impressionare. [...] - «Le cose vanno male -...- viene il guerrone! Non parlo di questa guerra» - così aggiungeva al tempo della spedizione militare italiana in Libia e durante il conflitto dei Balcani - «non è questo, ma la grande guerra: il guerrone»."; Pio X diceva anche che non sarebbe passato il 1914.