Storia dei papi del Novecento/Pio XI

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Il pontificato di Pio XI (Achille Ratti; Desio, Milano, 31 maggio 1857 – Città del Vaticano, 10 febbraio 1939) si colloca nei travagliati anni intercorsi tra le due guerre mondiali, che videro l'affermarsi in molti paesi europei di regimi totalitari, primi fra tutti il fascismo in Italia e il nazionalsocialismo in Germania. Personalità austera, papa Ratti sviluppò i temi della dottrina sociale già tratteggiati da Leone XIII e pose fine alla questione romana con la firma dei Patti Lateranensi. Rivitalizzò l'Azione cattolica, poi soppressa dal regime fascista, e fondò la Radio Vaticana.

Le origini[modifica]

Nato a Desio nel 1857 da una famiglia agiata,[1] entrò in seminario all'età di dieci anni, fu consacrato sacerdote a ventidue anni e studiò all'univesità Gregoriana di Roma. Nel 1984 divenne oblato di san Carlo. Intellettuale, fu prefetto della biblioteca ambrosiana prima (dal 1907) e della apostolica poi (dal 1914). [2]

Nel 1918 fu inviato da Benedetto XV in Polonia come visitatore apostolico; l'anno successivo riconobbe de iure lo Stato polacco a nome della Santa Sede e divenne nunzio a Varsavia. Contemporanemente, ricoprì le cariche di commissario ecclesiastico in Slesia (regione all'epoca contesa tra polacchi e tedeschi) e visitatore apostolico in Russia, Georgia, Finlandia, Estonia e Lettonia.[3]

Gli incarichi affidatigli richiedevano di agire in situazioni complesse e tra loro eterogenee: l'impresa risultò impossibile e Ratti fu costretto a rientrare in Italia. Nominato arcivescovo di Milano, fu creato cardinale il 13 giugno 1921. Dopo meno di un anno, fu scelto come 259º successore di Pietro.

L'elezione[modifica]

Il nuovo pontefice Pio XI si affaccia alla loggia il giorno della sua elezione

Achille Ratti fu eletto papa il 6 febbraio 1922 alla quattordicesima votazione. Il conclave era stato contrastato: da un lato i conservatori puntavano sul cardinale Rafael Merry del Val y Zulueta, segretario di Stato di Pio X, mentre i cardinali più "liberali" sostenevano il segretario di Stato in carica, Pietro Gasparri.

Dopo l'elezione il papa, indossando l'abito corale, si affacciò dalla loggia esterna della basilica vaticana e non da quella interna, come i suoi tre predecessori: affacciandosi rivolto verso piazza San Pietro e quindi verso la città di Roma, indicò la volontà di risolvere la questione romana, ovvero la controversia relativa al ruolo di Roma, contemporaneamente capitale d'Italia e sede del potere temporale del papa.[2]

Aspetti politici e sociali[modifica]

Pio XI normalizzò i rapporti con lo Stato italiano grazie ai Patti Lateranensi (Trattato e Concordato) dell'11 febbraio 1929, che posero fine alla questione romana e regolarono i rapporti fra l'Italia e la Santa Sede. Il 7 giugno, a mezzogiorno, nasceva il nuovo Stato della Città del Vaticano, di cui il Sommo Pontefice era sovrano assoluto. Nello stesso periodo furono creati diversi concordati con varie nazioni europee.

Non pregiudizialmente ostile a Mussolini, Achille Ratti limitò fortemente l'azione del Partito popolare favorendone lo scioglimento, e rinnegò ogni tentativo di Luigi Sturzo di ricostituire il partito.[4] Dovette però affrontare controversie e scontri con il fascismo a causa dei tentativi del regime di egemonizzare l'educazione della gioventù e per le ingerenze del regime nella vita della Chiesa.[5] Emise l'enciclica Quas Primas dove veniva stabilita la festa di Cristo Re a ricordare il diritto della religione a pervadere tutti i campi della vita quotidiana: dallo Stato, all'economia, all'arte. Per richiamare i laici a un maggiore coinvolgimento religioso, nel 1923 venne riorganizzata l'Azione Cattolica.[6]

Pio XI fu estremamente critico anche con il ruolo passivo tenuto in campo sociale dal capitalismo. Nella sua enciclica Quadragesimo Anno del 1931 richiamò l'urgenza delle riforme sociali già indicate quaranta anni prima da Leone XIII, e ribadì la condanna del liberalismo e di ogni forma di socialismo. Nell'enciclica ritornò più volte sul legame fra moneta, economia e potere:

« Nel nostro tempo è ormai evidente che la ricchezza e un immenso potere sono stati concentrati nelle mani di pochi uomini. Questo potere diventa particolarmente irresistibile se esercitato da coloro i quali, poiché controllano e comandano la moneta, sono anche in grado di gestire il credito e di decidere a chi deve essere assegnato. In questo modo forniscono il sangue vitale all'intero corpo dell'economia. Loro hanno potere sull'intimo del sistema produttivo, così che nessuno può azzardare un respiro contro la loro volontà. »
(Quadragesimo Anno 106-9)

Nell'enciclica Divini Redemptoris Pio XI sviluppò riflessioni abbastanza consuete sulla necessità della sopportazione e della pazienza da parte dei poveri, che devono stimare più i beni spirituali che i beni e i godimenti terreni. E sui ricchi come amministratori di Dio, che devono dare ai poveri quello che loro avanza:

« I ricchi non devono porre nelle cose della terra la loro felicità né indirizzare al conseguimento di quelle i loro sforzi migliori; ma, considerandosene solo come amministratori che sanno di doverne rendere conto al supremo Padrone, se ne valgano come di mezzi preziosi che Dio loro porge per fare del bene; e non lascino di distribuire ai poveri quello che loro avanza, secondo il precetto evangelico. »
(Divini Redemptoris 44-45)

La risoluzione della questione romana[modifica]

Ritratto di Pio XI nel 1922

Il primo segno di apertura Pio XI lo aveva manifestato immediatamente dopo l'elezione. Come già ricordato, il nuovo pontefice contrariamente ai suoi immediati predecessori - Leone XIII, Pio X e Benedetto XV - decise di affacciarsi su piazza San Pietro, sia pur senza dire nulla, limitandosi a benedire la folla presente, mentre i fedeli di Roma gli rispondevano con applausi e grida di gioia. Il gesto "dovuto", ma che si verificava dopo i fatti del 20 settembre 1870, era da considerare di portata storica; Pio XI era infatti convinto che la fine del potere temporale, sia pure in maniera "violenta" era, per la missione della Chiesa nel mondo, la liberazione dalle catene delle passioni umane.

La questione romana incontrava non solo le preoccupazioni e le speranze dei cattolici in Italia, ma anche di tutti i cattolici del mondo, tanto da indurre zelanti sacerdoti, peraltro missionari, come per esempio don Luigi Orione, a prendere iniziative personali e scrivere più volte al capo del governo fascista, Benito Mussolini; altri sacerdoti intervennero con propri studi presso la Segreteria di Stato Vaticana, nella persona del Delegato del Papa, cardinale Pietro Gasparri.

L'11 febbraio 1929 il papa fu l'artefice della firma dei Patti Lateranensi tra il cardinale Pietro Gasparri e il governo fascista di Benito Mussolini. Il 13 febbraio 1929, pronunciò un discorso agli studenti e ai docenti dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che passò alla storia per una definizione, secondo cui Benito Mussolini sarebbe stato esaltato come «l'uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare».[7] Ma già nel 1922, prima della sua elezione a papa, in occasione di un'intervista concessa al giornalista francese Luc Valti (pubblicata integralmente nel 1937 su "L'illustration"), il cardinale Achille Ratti dichiarò a proposito di Mussolini:

« Quell'uomo, ragazzo mio, fa rapidi progressi, e invaderà tutto con la forza di un elemento naturale. Mussolini è un uomo formidabile. Mi ha capito bene? Un uomo formidabile! Convertito di recente, poiché viene dall'estrema sinistra, ha lo zelo dei novizi che lo fa agire con risolutezza. E poi, recluta gli adepti sui banchi di scuola e in un colpo solo li innalza fino alla dignità di uomini, e di uomini armati. Li seduce così, li fanatizza. Regna sulla loro immaginazione. Si rende conto di che cosa significhi e che forza gli fornisca? Il futuro è suo. Bisognerà però vedere come tutto questo andrà a finire e che uso farà della sua forza. Che orientamento avrà, il giorno in cui dovrà scegliere di averne uno? Resisterà alla tentazione, che insidia tutti i capi, di ergersi a dittatore assoluto? »
(L'Illustration, 9 gennaio 1937, n.4897, p. 33. Traduzione riportata da Yves Chiron, Pio XI. Il Papa dei patti Lateranensi e dell'opposizione ai totalitarismi, Cinisello Balsamo 2006, p. 131)

Con i Patti Lateranensi, stipulati nel palazzo di San Giovanni in Laterano, e costituiti da due atti distinti (Trattato e Concordato) veniva messa la parola fine alla freddezza e ostilità fra i due poteri, durate per cinquantanove anni. Con lo storico Trattato veniva data alla Santa Sede la sovranità sullo Stato della Città del Vaticano, riconoscendolo come soggetto di diritto internazionale, in cambio dell'abbandono da parte della Santa Sede di pretese territoriali sul precedente Stato Pontificio; mentre la Santa Sede riconosceva il Regno d'Italia con la capitale a Roma. A compensazione delle perdite territoriali e come supporto nel periodo transitorio, il governo garantiva (Convenzione finanziaria, allegata al Trattato) un trasferimento di denaro consistente in 750 milioni di lire in contanti e di un miliardo in titoli di Stato al 5 per cento che,[4] investito da Bernardino Nogara sia in immobili che in attività produttive, pose le basi per l'attuale struttura economica del Vaticano.

Il trattato richiamava inoltre l'articolo 1 dello Statuto Albertino, riaffermando la religione cattolica come la sola religione dello Stato. I Patti Lateranensi imponevano ai vescovi di giurare fedeltà allo Stato italiano, ma stabilivano alcuni privilegi per la Chiesa cattolica: al matrimonio religioso venivano riconosciuti effetti civili e le cause di nullità ricadevano sotto i tribunali ecclesiastici; l'insegnamento della dottrina cattolica, definita «fondamento e coronamento dell'istruzione pubblica»,[8] diventava obbligatorio nelle scuole elementari e medie; i preti spretati o colpiti da censura ecclesiastica non potevano ottenere o conservare alcun impiego pubblico nello Stato italiano. Per il regime fascista i Patti Lateranensi costituirono una preziosa legittimazione.[9]

In segno di riconciliazione, nel luglio successivo, il papa uscì in processione eucaristica solenne in piazza San Pietro. Un avvenimento del genere non accadeva dai tempi della breccia di Porta Pia. La prima uscita dal territorio della Città del Vaticano avvenne invece il 21 dicembre dello stesso anno quando, di primissima mattina, il Pontefice si recò, scortato da poliziotti italiani in bicicletta, alla basilica di San Giovanni in Laterano, per prendere ufficialmente possesso della sua cattedrale. Nel 1930 - a un anno di distanza dalla firma dei Patti Lateranensi - l'anziano cardinal Pietro Gasparri si dimise, e fu sostituito dal cardinale Eugenio Pacelli, futuro papa Pio XII.

Canonizzazioni e beatificazioni[modifica]

Stemma di Pio XI

Papa Pio XI procedette a numerose beatificazioni e canonizzazioni (per un totale di 496 beati e 33 santi), fra le quali quelle di Bernadette Soubirous, Giovanni Bosco, Teresa di Lisieux, Giovanni Maria Vianney e Antonio Maria Gianelli. Nominò pure quattro nuovi dottori della Chiesa: Pietro Canisio, Giovanni della Croce, Roberto Bellarmino e Alberto Magno. In particolare procedette alla beatificazione di 191 martiri, vittime della rivoluzione francese, «una perturbazione universale durante la quale furono affermati, con tanta arroganza, i diritti dell'uomo".[10]

I rapporti con il mondo della scienza[modifica]

Appassionato delle scienze fin dalla gioventù e attento osservatore dello sviluppo tecnologico, fondò la Radio Vaticana avvalendosi della collaborazione di Guglielmo Marconi, modernizzò la Biblioteca Vaticana e ricostituì con la collaborazione di padre Agostino Gemelli nel 1936 la Pontificia Accademia delle Scienze, ammettendovi anche personalità non cattoliche e pure non credenti.[11]

Fu interessato ai nuovi mezzi di comunicazione: fece installare una nuova centralina telefonica in Vaticano e sebbene personalmente si servisse poco del telefono, fu uno dei primi utilizzatori della telecopia, un'invenzione del francese Édouard Belin che permetteva di trasmettere fotografie a distanza attraverso la rete telefonica o telegrafica. Nel 1931 in risposta ad un messaggio scritto e ad una fotografia inviategli da Parigi dal cardinale Jean Verdier inviò una sua fotografia appena scattata.[12]

L'utilizzo che fece della radio fu invece più frequente, sebbene non molti riuscissero ad intendere i suoi messaggi radiofonici, di norma pronunciati in latino.[13]

La morte e il discorso scomparso[modifica]

Nel febbraio 1939 Pio XI convocò a Roma tutto l'episcopato italiano in occasione del primo decennale della "conciliazione" con lo Stato italiano, del 17º anno del suo pontificato e il 60º anno del suo sacerdozio. Nei giorni 11 e 12 febbraio avrebbe pronunciato un importante discorso, preparato da mesi, che sarebbe stato il suo testamento spirituale e dove, probabilmente, avrebbe denunciato la violazione dei Patti Lateranensi da parte del governo fascista e le persecuzioni razziali in Germania. Questo discorso è rimasto segreto fino al pontificato di Giovanni XXIII quando, nel 1959, vennero pubblicate alcune parti. Pio XI infatti morì per un attacco cardiaco dopo una lunga malattia,[14] nella notte del 10 febbraio 1939. È ormai assodato che il testo del discorso fu fatto distruggere per ordine di Pacelli,[15] che auspicava di intraprendere nuove e più pacate relazioni con la Germania e l'Italia.

Sulla base di un presunto memoriale del cardinale Eugenio Tisserant ritrovato nel 1972, prese corpo la leggenda che Pio XI fosse stato avvelenato per ordine di Benito Mussolini, il quale avendo avuto sentore della possibilità di essere condannato e forse scomunicato avrebbe incaricato il medico Francesco Petacci, padre di Clara Petacci, di avvelenare il Pontefice. Questa teoria venne seccamente smentita dal cardinale Carlo Confalonieri, segretario personale di Pio XI. Questa tesi è stata inoltre esclusa dalla nota studiosa Emma Fattorini, reputandola come un eccesso di immaginazione che non ritrova il minimo riscontro nell'attuale documentazione.[16]

Note[modifica]

  1. J.W. O'Malley, A History of the Popes: From Peter to the Present, Sheed & Ward, 2011, p. 274.
  2. 2,0 2,1 G. Zizola, I papi del Novecento, Roma 1995, p. 33.
  3. J.M. Laboa, La storia dei papi. Tra il regno di Dio e le passioni terrene, trad. it., Milano 2005, p. 388.
  4. 4,0 4,1 G. Zizola, I papi del Novecento, Roma 1995, p. 39.
  5. AA. VV., Il fascismo, Mondadori, Milano 1998.
  6. G. Zizola, I papi del Novecento, Roma 1995, p. 36.
  7. Pio XI, allocuzione Vogliamo anzitutto.
  8. Art. 36 del Concordato, Legge n. 810 del 27-5-1929
  9. AA. VV. Il fascismo, Mondadori, Milano, 1998
  10. E. Fattorini, Pio XI, Hitler e Mussolini Torino 2007: «Mi riferisco alla beatificazione dei martiri della Rivoluzione francese, quella rivoluzione che, come ebbe a dire nel 1922 aveva portato alla "perturbazione universale durante la quale furono affermati, con tanta arroganza, i diritti dell'uomo».
  11. Vedi Motu proprio In multis solaciis, AAS 38 (1936), p. 421, al quale seguono i primi statuti della Pontificia Accademia delle Scienze e le nomine dei primi membri, fra cui alcuni non cattolici e non credenti.
  12. Y. Chiron, Pio XI. Il Papa dei patti Lateranensi e dell'opposizione ai totalitarismi, Cinisello Balsamo 2006, p. 280.
  13. Y. Chiron, Pio XI. Il Papa dei patti Lateranensi e dell'opposizione ai totalitarismi, Cinisello Balsamo 2006, p. 281.
  14. AES, Stati Ecclesiastici, pos 576, fascicolo 607 dagli appunti del cardinale Tardini "Il Papa sta male. Il professor Bonanome ha riscontrato disturbi alla prostata. Il professor Cesaliacherchi ha notato debolezza cardiaca (40-44 pulsazioni), conseguenza, come pure i dolori alla prostata, dei disturbi di circolazione. Eppure il Santo Padre ha dettato lui stesso un comunicato che comincia così - Il Papa sta bene, ma per precauzione si astiene dal dare udienze per poter essere pronto alle cerimonie di sabato e domenica - Abbiamo un po' modificato quest'annuncio per non dire bugie, pur non dicendo tutta la verità. Di più, l'anticamera ha dattilografato il solito foglio delle udienze con una lunga fila di nomi. Ciò per dare al Papa (e c'è bisogno?) l'illusione che si è tutti persuasi che lui stia bene e che si prepari ogni cosa come d'ordinario. Mi domando: è bene fare così?
  15. E. Fattorini, Pio XI, Hitler e Mussolini, Torino 2007, p. 214: «Appena morto il papa, Pacelli ordina l'immediata distruzione di tutte le copie del testo scritto da Pio XI, già composto in tipografia e pronto per essere distribuito ai vescovi.»
  16. E. Fattorini, Pio XI, Hitler e Mussolini, Torino 2007, p. 224: «Il clima di mistero su come andarono gli avvenimenti di quegli ultimi giorni tornerà ancora a lungo nel tempo fino ad alimentare addirittura il sospetto che il Pontefice fosse stato avvelenato su commissione di Benito Mussolini, tramite il medico, dottor Petacci. Un eccesso d'immaginazione che non trova il minimo riscontro nell'attuale documentazione, ma che resta indicativa del clima. Il cardinale Tisserant avrebbe dichiarato "Lo hanno liquidato", nessuno in quel momento si azzardò a chiedere se aveva delle prove: il professor Francesco Petacci ebbe accesso alla stanza privata del pontefice subito dopo la morte di questi. Fu lui a occuparsi degli interventi necessari per la conservazione della salma.»