Gli dèi della Grecia/Afrodite

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Afrodite di "Cnido" (anche Afrodite Cnidia), copia in marmo conservata presso il Museo nazionale di Roma; trattasi di copia romana di un originale di Prassitele (IV secolo a.C.). Questa raffigurazione della dea è probabilmente l'immagine più bella tramandataci dall'antichità e deve il suo nome al fatto che era presente sulle monete di Cnido. In origine la statua era conservata in un tempio piuttosto piccolo ma dotato di due porte di modo che i visitatori potessero ammirarne le fattezze girandovi intorno e uscendo dall'ingresso posteriore. Qui la dea è rappresentata mentre lascia cadere la sua veste su un vaso per l'acqua (ὑδρία). Diverse testimonianze [1] riportano che a volte una sorta di voyeurismo prese il posto della devozione religiosa [2]. Di questo tipo di raffigurazione della dea ne conserviamo oggi oltre cinquanta copie.
(IT)
« Comunque non solo su tutte le sue statue, ma nel mondo intero, primeggia la sua Venere: molti sono andati per nave a Cnido semplicemente per vederla. »
(LA)
« sed ante omnia est non solum Praxitelis, verum et in toto orbe terrarum Venus, quam ut viderent, multi navigaverunt Cnidum. »
(Plinio, Historia naturalis XXXVI, 4, 20. Traduzione di Antonio Corso, Rossana Mugellesi e Giampiero Rosati, in Gaio Plinio Secondo, Storia naturale, vol.V, Torino, Einaudi, 1998, pp. 545-7)
La dea Afrodite mentre si slaccia un sandalo, opera conosciuta come "Venere in bikini". Piccola statua (62 cm) in marmo pario, proviene dal sito archeologico di Pompei ed è oggi conservata presso il Museo archeologico nazionale di Napoli. Il bambino accovacciato ai piedi della Dea è Eros, mentre la figura a cui la Dea si appoggia è un Priapo, originariamente itifallico. L'opera è una copia romana da originale ellenistico.
Particolare dell'anfora del IV secolo a.C. (opera del c.d. "Pittore di Afrodite") conservata al Museo archeologico di Paestum. La figura rappresentata è Afrodite, dea della fertilità, e richiama il suo arrivo sull'isola di Cipro: al suo passaggio la vegetazione esplode rigogliosa. La dea è circondata da due eroti con ali di colomba.
Aphrodite8.jpg
Statua di Afrodite tipo "Landolina" (appartenente alla serie di Afrodite "Pudica") in marmo pario, conservata presso il Museo archeologico nazionale di Atene, risalente al II secolo d.C. e basata su un originale rinvenuto a Siracusa, questo risalente al IV secolo a.C. Il collo, la testa e il braccio destro sono frutto del restauro da parte di Antonio Canova (1757-1822). Qui Afrodite è ritratta in piedi e nuda, fatto salvo che con la mano sinistra, che regge un himation (ἱμάτιον) ben drappeggiato, copra le parti intime.
La Coppa di Nestore rinvenuta sull'isola di Ischia dall'archeologo tedesco Giorgio Buchner (1914-2005) risalente all'VIII secolo a.C. e conservata nel locale Museo Archeologico di Pithecusae. La coppa (κοτύλη) riporta la seguente iscrizione:
(IT)
« Io sono la bella coppa di Nestore,
chi berrà da questa coppa
subito lo prenderà il desiderio di Afrodite dalla bella corona »
(GRC)
« Νέστορος [εἰμὶ] εὔποτον ποτήριον
ὃς δ' ἂν τοῦδε πίησι ποτηρίου αὐτίκα κῆνον
ἵμερος αἱρήσει καλλιστεφάνου Ἀφροδίτης »

Afrodite (in greco Ἀφροδίτη, Aphrodítē) è, nella religione greca, la dea dell'amore, della bellezza, della generazione e della fertilità[3].

« Afrodite rappresenta la potenza irresistibile dell'amore e l'impulso alla sessualità che stanno alla radice della vita stessa. In ogni creatura vivente la dea, se vuole, sa accendere il desiderio, che procede come un incendio, travolgendo ogni regola [...]. Al di là delle regole, al di là della giustizia, una forza possente travolge ogni creatura e la spinge a osare ciò che non avrebbe mai osato se fosse stata in senno. Poiché quando ama, ognuno sembra perdere la ragione, e si lascia trascinare dalla passione, quella di Afrodite è considerata μανία, una follia appunto, ma di tipo particolare: "i più grandi doni (scrive Platone, Fedro 244 a) vengono agli uomini da parte degli dèi attraverso la follia, quella che viene data per grazia divina". »
(Giulio Guidorizzi. Il mito greco - Gli dèi. Milano, Mondadori, 2009, p. 507)

Il nome e le origini[modifica]

Il nome Ἀφροδίτη (Aphrodítē) non è attestato in Lineare B (miceneo). D'altronde il suo accostamento etimologico, a partire da Esiodo, al termine ἀφρός (spuma del mare)[4] sembrerebbe di tipo "popolare" [5]. Il suo nome è stato collegato alla fenicia dea Astarte [6](greco antico: Ἀστάρτη, "Astártē; fenicio: ʻštrt, "Ashtart"), o al radicale di πρύτανις ("guida")[7].

Atteso che non vi sono certezze sul significato originario del nome di Afrodite, anche l'origine della sua figura divina è piuttosto controversa. La tradizione greca la vuole di derivazione orientale: Erodoto[8] sostiene che il suo santuario di provenienza è quello di Afrodite Urania ad Ascalona, da lì i Ciprioti ne importarono il culto; mentre, per Pausania, i Fenici trasferirono direttamente il culto a Citera[9]. Comunque sia la sua figura venne ellenizzata già al tempo di Omero[10]: nell'Odissea[11] la si fa originare dal santuario di Pafo nell'isola di Cipro. Quindi se è probabile una sua influenza orientale è da tener presente che il tempio di Afrodite rinvenuto a Pafo è datato al XII secolo a.C., quando vi giunsero i Micenei (Achei), mentre la colonizzazione fenicia è invece attestata al IX secolo a.C.[12].

Caratteristiche della potenza divina di Afrodite[modifica]

(IT)
« O Musa, dimmi le opere di Afrodite d'oro,
dea di Cipro, che infonde il dolce desiderio negli dei
e domina le stirpi degli uomini mortali,
e gli uccelli che volano nel cielo, e tutti gli animali,
quanti, innumerevoli, nutre la terra, e quanti il mare »

(GRC)
« μοῦσά μοι ἔννεπε ἔργα πολυχρύσου Ἀφροδίτης,
Κύπριδος, ἥτε θεοῖσιν ἐπὶ γλυκὺν ἵμερον ὦρσε
καί τ᾽ ἐδαμάσσατο φῦλα καταθνητῶν ἀνθρώπων
οἰωνούς τε διιπετέας καὶ θηρία πάντα,
5ἠμὲν ὅσ᾽ ἤπειρος πολλὰ τρέφει ἠδ᾽ ὅσα πόντος »
(Inni omerici- Ad Afrodite, V, 1-4. Traduzione di Filippo Càssola, Milano, Mondadori/Lorenzo Valla, 2006, pp.254-5)

La potenza divina[13] di Afrodite è l'amplesso (γάμος), non solo quello "legittimo" perché «qualunque attività umana può assumere una dimensione sacrale; e l'amplesso è sacro in quanto vi si manifesta "la forza" (δύναμις) che congiunge l'elemento maschile con l'elemento femminile, impersonata da Afrodite»[14].

« È verosimile d'altronde, che anche di Afrodite (Aphrodíte) si tramandi che sia nata nel mare per nessun altro motivo se non per questo: affinché tutto venga all'essere, c'è bisogno di movimento e di umidità, fatto entrambi presenti nel mare in abbondanza. [...] Afrodite, per altro, è la potenza che conduce insieme il maschile e il femminile: forse ha assunto tale denominazione in virtù del fatto che i semi generatori degli animali sono spumosi (aphróde) [...] È presentata come bellissima, poiché agli uomini risulta gradito in massima misura il piacere relativo al congiungimento come eccellente al di sopra di tutti gli altri, ed è chiamata per questo anche "amante del sorriso" (philomeidés) [...] La fascia ricamata, poi, è come adorna, trapunta e variegata, e ha il potere di legare e serrare insieme. È chiamata inoltre sia celeste (ouranía) sia terrena (pándemos) sia marina (pontía), poiché la sua potenza si osserva sia in cielo sia in terra sia in mare. »
(Anneo Cornuto, Compendio di teologia greca XXIV; traduzione di Ilaria Ramelli, Milano, Bompiani, 2003, pp. 247 e sgg.)

Afrodite nei poemi del ciclo "omerico"[modifica]

  • Nell'Iliade Afrodite appare come figlia di Zeus (Ζεύς) e di Dione (Διώνη)[15] [16], difende i Troiani ed è madre dell'eroe Enea, generato con l'eroe troiano Anchise, da lei personalmente difeso. La sua origine non guerriera è in questo poema evidenziato dal fatto che non solo viene ferita dall'eroe greco Diomede ma anche che, a seguito di ciò, il re degli dèi e suo padre, Zeus, la rimprovera di occuparsi di fatti guerreschi anziché attendere a quelli riguardanti "amabili cose d'amore" che sono di sua competenza[17].
  • Anche nell'Odissea, Afrodite è la dea dell'amore ma qui è moglie del dio Efesto (Ἥφαιστος)[18] ma è amata anche da Ares (Ἄρης)[19].

Afrodite nella Teogonia di Esiodo[modifica]

Roccia di Afrodite (Πετρα του Ρωμιου, Roccia dei Romani) nei pressi di Pafo, Cipro. Il luogo dove, secondo la tradizione che si rifà alla Teogonia di Esiodo, emerse l'Afrodite "Cipride" (κύπρις).

Esiodo nella Teogonia (vv. 188-206) fa derivare il nome Ἀφροδίτη da ἀφρός (spuma, aphrós)[20] e ne narra in questo modo la nascita provocata dalla spuma marina, frutto del seme del membro di Urano evirato da Kronos, mischiato con l'acqua del mare:

(IT)
« E come ebbe tagliati i genitali con l'adamante
lì getto dalla terra nel mare molto agitato,
e furono portati al largo, per molto tempo; attorno bianca
la spuma dall'immortale membro sortì, e in essa una fanciulla
nacque, e dapprima a Citera divina
giunse, e di lì poi giunse a Cipro molto lambita dai flutti;
lì approdò, la dea veneranda e bella, e attorno l'erba
sotto i piedi nasceva; lei Afrodite,
cioè dea Afrogenea e Citerea dalla bella corona,
chiamano dèi e uomini, perché nella spuma
nacque; e anche Citerea, perché prese terra a Citera;
Ciprogenea che nacque in Cipro, molto battuta dai flutti;
oppure Philommedea perché nacque dai genitali.
Lei Eros[21] accompagnò e Himeros[22] bello la seguì
da quando, appena nata, andò verso la schiera degli dèi immmortali.
Fin dal principio tale onore lei ebbe e sortì
come destino fra gli uomini e gli dèi immortali,
ciance di fanciulle e sorrisi e inganni
e il dolce piacere e affetto e blandizie. »

(GRC)
« Μήδεα δ᾽ ὡς τὸ πρῶτον ἀποτμήξας ἀδάμαντι
κάββαλ᾽ ἀπ᾽ ἠπείροιο πολυκλύστῳ ἐνὶ πόντῳ,
ὣς φέρετ᾽ ἂμ πέλαγος πουλὺν χρόνον, ἀμφὶ δὲ λευκὸς
ἀφρὸς ἀπ᾽ ἀθανάτου χροὸς ὤρνυτο• τῷ δ᾽ ἔνι κούρη
ἐθρέφθη• πρῶτον δὲ Κυθήροισιν ζαθέοισιν
ἔπλητ᾽, ἔνθεν ἔπειτα περίῤῥυτον ἵκετο Κύπρον.
Ἐκ δ᾽ ἔβη αἰδοίη καλὴ θεός, ἀμφὶ δὲ ποίη
ποσσὶν ὕπο ῥαδινοῖσιν ἀέξετο τὴν δ᾽ Ἀφροδίτην
[ἀφρογενέα τε θεὰν καὶ ἐυστέφανον Κυθέρειαν]
κικλῄσκουσι θεοί τε καὶ ἀνέρες, οὕνεκ᾽ ἐν ἀφρῷ
θρέφθη• ἀτὰρ Κυθέρειαν, ὅτι προσέκυρσε Κυθήροις•
[Κυπρογενέα δ᾽, ὅτι γέντο πολυκλύστῳ ἐνὶ Κύπρῳ•
ἠδὲ φιλομμηδέα, ὅτι μηδέων ἐξεφαάνθη.]
Τῇ δ᾽ Ἔρος ὡμάρτησε καὶ Ἵμερος ἕσπετο καλὸς
γεινομένῃ τὰ πρῶτα θεῶν τ᾽ ἐς φῦλον ἰούσῃ.
Ταύτην δ᾽ ἐξ ἀρχῆς τιμὴν ἔχει ἠδὲ λέλογχε
μοῖραν ἐν ἀνθρώποισι καὶ ἀθανάτοισι θεοῖσι,
Παρθενίους τ᾽ ὀάρους μειδήματά τ᾽ ἐξαπάτας τε
τέρψιν τε γλυκερὴν φιλότητά τε μειλιχίην τε. »
(Esiodo, Teogonia, 188-206. Traduzione di Graziano Arrighetti, in Esiodo Opere : 1998 Einaudi-Gallimard; 2007 Mondadori, p. 11.13)

Afrodite nei Lirici[modifica]

André Motte e Vinciane Pirenne-Delforge ricordano come Afrodite si presenti già nella Teogonia di Esiodo, come la prima figura femminile in forme antropomorfe, emergendo da un contesto di desiderio e di violenza che ne caratterizza i tratti di seduzione e di inganno, poi presenti nella prima donna, Pandora[23].

(IT)
« Afrodite, immortale che siedi
sopra il trono intarsiato,
figlia di Zeus, tessitrice di inganni
ti supplico: non domare il mio cuore
con ansie, tormenti, o divina. »

(GRC)
« ποικιλόθρον' ἀθανάτ' Αφρόδιτα, παῖ Δίος δολόπλοκε, λίσσομαί σε, μή μ' ἄσαισι μηδ' ὀνίαισι δάμνα, πότνια, θῦμον »
(Saffo; traduzione di Giulio Guidorizzi, in Lirici greci, Milano, Mondadori, 2007, pp. 240-1)

Altri miti su Afrodite[modifica]

  • Nell'Inno omerico (VI) ad Afrodite, la dea emerge nuda dalle acque del mare, sono le divinità Horai (Ὥραι) che accogliendola, l'abbigliarono con divine vesti.
  • Nella teogonia orfica riportata dal Papiro di Derveni, un rotolo di papiro rinvenuto semicombusto all'interno di una tomba macedone collocata a Derveni (nei pressi di Salonicco) datata al IV secolo a.C., la dea Afrodite è concepita dal re degli dèi, Zeus
« Zeus è re, Zeus dalla vivida folgore il sovrano di tutte le cose;
li nascose tutti e poi alla luce dispensatrice di gioia
li fece salire dal suo cuore sacro, terribili atti compiendo.
In verità prima di ogni altra cosa l'aurea Afrodite,
l'Urania desiderabile, con una sola eiaculazione concepì »
(Papiro di Derveni. Traduzione di Paolo Scarpi, in Le religioni dei misteri vol.1, pp.369 e sgg.)
  • Afrodite sconvolge le menti degli uomini, ma sa suscitare il desiderio anche nelle menti divine, per l'Inno omerico (V) ad Afrodite solo tre dee non vengono influenzate: Atena, Artemide ed Estia.

Afrodite nelle teologie[modifica]

  • In Empedocle, Amore (Φιλότης) è indicato anche con il nome di Afrodite (Ἀφροδίτη)[24], o con il suo appellativo di Kýpris (Κύπρις)[25], indicando qui la «natura divina che tutto unisce e genera la vita»[26]. Tale accostamento tra Amore e Afrodite ispirò al poeta epicureo romano Lucrezio l'inno a Venere, collocato nel proemio del De rerum natura. In questa opera Venere non è la dea dell'amplesso, quanto piuttosto «l'onnipotente forza creatrice che pervade la natura e vi anima tutto l'essere», venendo poi, come nel caso di Empedocle, opposta a Marte, dio del conflitto[27].

Culto[modifica]

Nonostante la prerogativa della potenza divina della dea Afrodite fosse l'amore inteso come amplesso, il suo culto era generalmente serio se non austero[28].

Le prostitute la invocavano come loro protettrice [29] e, a Corinto, si esercitava la ierodulia in suo onore[30].

Non si sa molto delle feste in onore di Afrodite[31], ma la dea era sovente onorata al termine di imprese importanti[32]. Plutarco [33] ricorda che in suo onore si chiudevano le celebrazioni a Posidone a Egina.

Le feste "Afrodisie" erano proprie dei marinai, che la veneravano come dea sorta dal mare, al termine del loro viaggio per mare, vissute con larga partecipazione dei piaceri [34].

Note[modifica]

  1. Cfr. Johannes Overbeck, Die antiken Schriftquellen zur Geschichte der bildenden Künste bei den Griechen(1868), 1227-1245.
  2. Anche Walter Burkert, La religione greca, p.308.
  3. Francis Redding Walton, in Oxford Classical Dictionary 1970; trad. it. Dizionario di antichità classiche. Cinisello Balsamo (Milano), San Paolo, 1995, pp. 31 e sgg.; così anche Franco Ferrari, Marco Fantuzzi, Maria Chiara Martinelli, Maria Serena Mirto, Dizionario della civiltà classica vol.I, Milano, Rizzoli, 2001, p.326.
  4. Teogonia di Esiodo 188-206
  5. Chantraiine p. 148.
  6. Francis Redding Walton, p.30.
  7. Carnoy, Dict. ét.
  8. I, 105
  9. Pausania, I, 14, 7.
  10. Walter F. Otto, 98; >Francis Redding Walton, p.30;
  11. VIII, 363
  12. Ferrari I, 326
  13. Come ha acutamente evidenziato Jean-Pierre Vernant (cfr. Gabriella Pironti, Il "linguaggio" del politeismo in Grecia: mito e religione vol.6 della Grande Storia dell'antichità (a cura di Umberto Eco). Milano, Encyclomedia Publishers/RCS, 2011, pag.31.) gli dèi greci non sono persone con una propria identità, quanto piuttosto risultano essere "potenze" che agiscono assumendo poliedriche forme e segni non identificandosi mai completamente con tali manifestazioni. Queste potenze sono, come già ricordava Walter F. Otto in Gli dèi della Grecia (Adelphi, Milano 2004) "il motore del mondo". E André Motte aggiunge:
    « Non cessano mai di muoversi e di agire al suo interno e condizionano l'esistenza umana attraverso l'ambiente naturale, i mezzi di sussistenza e tutti gli aspetti della vita sociale e politica. Ma agiscono anche all'interno degli uomini, nella loro intimità più profonda, quella che, per brevità, noi chiamiamo anima, sapendo bene, tuttavia, che può essere rischioso, usare questo concetto in relazione all'esperienza greca del divino »
    (André Motte. Il mondo greco. Il sacro nella natura e nell'uomo: la percezione del divino nella Grecia antica in Le civiltà del Mediterraneo e il sacro (a cura di Julien Ries). Trattato di Antrolopologia del sacro vol.3. Milano, Jaca Book, 1992, pag. 250)
  14. Filippo Càssola. Op.cit. p.228
  15. Tale divinità è la paredra di Zeus a Dodona, potrebbe rappresentare la Dea-madre di antichi culti (cfr. Lewis Richard Farnell The Cults of the Greek States, I, 39) ma il suo nome corrisponde al femminile di Ζεύς (cfr. Arthur Bernard Cook, Zeus. A Study In Ancient Religion vol.II, 350 e n.6) che farebbe corrispondere come uranica tale divinità. Con Omero (Iliade V, 370) viene, in qualità di coniuge di Zeus, sostituita da Hera (Ἥρα).
  16. Anche in Apollodoro (I,3,1) Afrodite è figlia Zeus e di Dione, qui nereide, figlia di Nereo e Doride, (cfr. I,2,7) in tal senso Paolo Scarpi in Apollodoro I miti greci, Milano, Mondadori/Fondazione Lorenzo Valla, 2008, p.733 (sempre in Apollodoro, I,1,3,lo stesso nome lo possiede una Titanide); così anche in Euripide (cfr. Elettra, 1008). In Esiodo (Teogonia v.353) Dione è indicata come una delle Oceanine. In Igino, cfr. Progolo, Venere è figlia Giove e Dione. Da questi elementi identifichiamo due differenti genealogie della dea Afrodite: una che la vuole figlia di Zeus e di Dione, la seconda, altrettanto antica, la vuole emersa dalla spuma del mare provocata dal seme fuoriuscito dal membro evirato di Urano lì gettato da Kronos.
  17. Iliade, V, 428-9.
  18. Nell'Iliade Efesto ha come moglie Cháris (Χάρις, Grazia, cfr. Iliade, XVIII, 382)
  19. Iliade VIII, 266-366
  20. Dalla schiuma aphroghenèia ἀφρογένεια; ; anche lo scoliaste (191a) parla di "seme dall'aspetto di schiuma"; sull'essere letta questa come misto di seme e acqua marina: cfr. Cassanmagnago nota 37 p.930 e William Hansen. Foam-Born Aphrodite and the Mythology of Transformation; in American Journal of Philology 121 (2000): 1–19.
  21. Ἔρως il dio primordiale, ma qui inteso non come "forza generatrice primordiale" bensì come "componente gradevole dell'attrazione amorosa" (Arrighetti, p. 326).
  22. Ἵμερος, Dio del "desiderio d'amore" ovvero, come spiega lo scoliaste (201), Eros sorge dalla vista, Himeros sorge dall'appetito dopo aver visto (Cassanmagnago p.930).
  23. André Motte e Vinciane Pirenne-Delforge, Aphrodite in The Oxford Classical Dictionary, 4 ed. p.116.
  24. D-K 31 B 17, B 22, B 66, B 71
  25. D-K 31 B73, B 75, B 95, B 98.
  26. Werner Jaeger, La teologia... p. 215.
  27. Werner Jaeger, La teologia... p. 236.
  28. Francis Redding Walton. Op.cit. p.31
  29. Ateneo, XIII 572e-573a.
  30. Strabone, 378; Ateneo 573.
  31. Walter F. Otto, p.105
  32. Senofonte, Elleniche, V, 4,4; Plutarco, Comparatio Cimonis et Lucullis 1; Plutarco, Non posse suaviter vivi secundum Epicurum, 12.
  33. Questiones grecae 44.
  34. Non posse suaviter vivi secundum Epicurum, 16; An seni sit gerenda res publica, 4.